Gli spari sopra

Gli spari sopra

Già l’uccisione di Daniza da parte di Trento aveva sottolineato la volontà locale di decidere in autonomia quali animali uccidere.
Ora, grazie a un decreto legislativo del governo Renzi (24 novembre 2016, proprio alla vigilia del referendum), i cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano potranno uccidere qualsiasi specie protetta, dalla marmotta all’orso.

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Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 141
24 Novembre 2016
Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recante modifica del decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, in materia di prelievo venatorio (decreto legislativo).
Il Consiglio dei ministri,
 su proposta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Enrico Costa, ha approvato un decreto legislativo, recante norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige, che apporta modifiche e integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 22 marzo 1974, n. 279, riguardante l’esercizio del prelievo venatorio. In particolare il decreto legislativo specifica le funzioni di pianificazione, regolazione e controllo spettanti alle Province autonome per l’esercizio della competenza legislativa riconosciuta ai sensi dello Statuto di autonomia, quali la disciplina delle forme di caccia esercitabili nel territorio provinciale e la possibilità di prelievo di selezione degli ungulati. Inoltre, si demanda alla legge provinciale, in conformità alla normativa europea e alle convenzioni internazionali, la disciplina di condizioni, modalità e procedure con le quali può essere consentita ed esercitata l´attività venatoria all’interno dei parchi naturali istituiti dalla Provincia. Hanno partecipato all’esame della questione il Presidente della Regione Trentino Alto Adige Ugo Rossi e il Presidente della Provincia autonoma di Bolzano Arno Kompatscher.

 

E se si girano gli eserciti e spariscono gli eroi / Se la guerra poi adesso, cominciamo a farla noi / Non sorridete, gli spari sopra sono per voi (Vasco Rossi)

Considerazioni
Dunque da adesso è assai più probabile che marmotte, stambecchi, tassi, faine e forse, perché no, orsi, per la gioia degli amministratori locali e della popolazione venatoria e in barba alla legge nazionale, diventino oggetto di persecuzione.

Si tratta di un provvedimento palesemente incostituzionale, che viola la normativa quadro, la legge 157/92” dice Annamaria Procacci, ex parlamentare e consigliere nazionale dell’ENPA (Ente nazionale protezione animali). “Al riguardo ci sono sentenze della Corte costituzionale che non lasciano spazio a dubbi: sulla caccia, regioni e province autonome si devono attenere ai vincoli stabiliti dallo Stato”.

Questa è l’ennesima affermazione del principio di deregulation che fa a pezzi la normativa nazionale. Continua la Procacci: “Se i cacciatori in generale sono una categoria privilegiatissima (ricordiamo l’articolo 842 del Codice civile che consente di entrare armati e sparare nei fondi privati) quelli delle Province autonome diventeranno i re della doppietta. Non saranno neppure obbligati, come i colleghi, a scegliere l’opzione esclusiva di caccia. Appostati, vaganti, in zona Alpi e nei parchi naturali potranno far strage di animali valutandone in totale autonomia anche la consistenza delle popolazioni sul territorio”.

Stiamo parlando di autocertificazioni, in buona sostanza, per stabilire che specie incantevoli e amate quali la marmotta sono in soprannumero, e darsi da soli il permesso di sterminarle?

Faina
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Parrebbe di sì, osservato che questa clamorosa concessione è stata fatta proprio al culmine della campagna referendaria (4 dicembre 2016) ed è facile il sospetto che suggerisca ulteriori promesse di autonomia.

Mentre le associazioni promettono battaglia, a quanto riporta la stampa locale esultano il governatore trentino Ugo Rossi e il collega Arno Kompatscher alla guida della provincia di Bolzano, il quale avrebbe gongolato in particolar modo per la possibilità di cacciare nei parchi.

Davvero gli animali sono diventati merce di scambio, vittime più che del fucile della brama di consensi? Difficile infatti pensare che questo sbalorditivo decreto sia casuale, a una settimana dal referendum, perché in pratica è un grande regalo ai cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano: la facoltà di uccidere la fauna selvatica protetta, finanche nei parchi.

Dice Sandro Lovari: “Le Province Autonome hanno sempre avuto corsie preferenziali, soprattutto in tema di caccia. In realtà quelle di Trento e Bolzano hanno una tradizione venatoria non così becera come il resto d’Italia e io stesso ho a lungo lavorato sul cervo nel comprensorio del PN di Paneveggio, dove esiste una tradizione venatoria migliorabile, certamente, ma tollerabile. Più che altro è il principio dell’Ente locale (di fatto) che autogestisce un patrimonio nazionale che non va assolutamente bene!“.

Qualcuno ha visto in questo decreto un motivo in più per votare no al referendum “contro questa banda rappresentante delle doppiette, dei palazzinari e dei trivellatori”.

Qualcuno si è appellato alla necessità di poter abbattere i cinghiali che in molte regioni stanno creando grossi problemi. Ma il cinghiale è nell’elenco delle specie cacciabili, lo dice chiaramente la legge 157/1992. Invece il decreto si riferisce agli ungulati e altre specie non cacciabili.

Gli abbattimenti di cinghiali (peraltro introdotti dai cacciatori) che vanno avanti da oltre vent’anni senza nessun risultato, non hanno certo bisogno di un decreto legislativo, mentre quelle escluse dalle specie cacciabili sì. Piaccia o no, i metodi ecologici in Italia non sono mai stati applicati, i cinghiali vengono ancora reimmessi nelle aziende faunistico venatorie, vengono allevati, venduti, anche su internet. Questo decreto regala a Trento e Bolzano la possibilità di sparare anche alle marmotte, ci provavano da anni…

Annamaria Procacci conclude: “Siamo indignati e non pensavamo si arrivasse a tanto”. L’ostilità del governo Renzi nei confronti degli animali, soprattutto quelli selvatici, era già nota… ma ora diventa esemplare!

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L’approfondimento
Un limitato numero di specie di uccelli e di mammiferi appartenenti alla fauna italiana sono soggette a un regime di protezione parziale, nel senso che in un determinato periodo dell’anno non possono essere oggetto di caccia. L’art. 18. comma I, della legge n. 157/1992, che riporta l’elenco delle specie cacciabili e indica i diversi periodi di caccia, è stato modificato con due successivi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, uno del 1993 e l’altro del 1997.

Il primo decreto del 22 novembre 1993 Variazioni all’elenco delle specie cacciabili di alcuni volatili, pubblicato sul Supplemento ordinario n. 1 al Bollettino Ufficiale – segreteria generale – n. 22 del 25 maggio 1994, ha inteso recepire parte della Direttiva comunitaria 79/41)9/CEE del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici. Partendo dal presupposto della necessità di ridurre la pressione venatoria nei confronti delle specie Peppola e FringuelIo. Il suddetto Decreto esclude tali specie dall’elenco di quelle cacciabili.

Il secondo decreto del 21 marzo 1997 Modifica dell’elenco delle specie cacciabili di cui alI’art. 14, comma I, della legge 11 febbraio 1992. n. 157, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 98 del 29 aprile 1997, ha inteso completare l’adeguamento dell’elenco delle specie cacciabili alla normativa (Direttiva 79/409/CEE del 2 aprile 1979. Direttiva 94/2J/CEE dell 8 giugno 1994), escludendo dal decreto stesso le seguenti specie: Passero, Passera Mattugia, Passera Oltremontana, Colino della Virginia, Storno, Corvo, Taccola, Francolino di Monte, Pittima Reale. Conseguentemente l’elenco delle specie cacciabili risulta essere il seguente:

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Gli spari sopra ultima modifica: 2017-01-27T05:43:59+02:00 da GognaBlog

10 pensieri su “Gli spari sopra”

  1. 10
    Alberto Benassi says:

    Sig. Luigi condivido diverse cose che ha scritto. E’ chiaro che a questo punto, l’uomo, nelle nostre regioni così antropizzate, deve regolmentare la natura. Ed è pure vero che un’incremento eccessivo di animali porterebbe sicuramente a grossi problemi per gli animali stessi.
    Ma io parlo di caccia come “divertimento”.
    Come si fa a divertirsi uccidendo un essere vivente?
    Io questo non lo capisco.
    Poi le sembra paritario la gara tra animale e cacciatore armato di fucile ad altra precisione, che spala lontanissimo, con tanto di cannochiale e diversi colpi in canna cosi da rimediare se si fa cilecca.
    Non mi sembra che i due “GAREGGIATI”… siano proprio messi sullo stesso piano.
    Ho come l’impresione che il cacciatore si prenda qualche vantaggio…
    Ma ripeto la domanda: che SPORT è ammazzare un animale ??
    Diverso è chiaramente la necessità di fare una selezione, oppure uccidere animale malati che potrebbe contagiare gli altri.
    Quanto allo spopolamento della montagna sono d’accordo con lei. Ma le porto l’esempio delle Apuane.
    Non sono spopolate. ANZI !!
    Ma qui l’uomo PRENDE e basta. Anche se qualcuno parla di piani di”coltivazione”…
    Per me coltivare è un’altra cosa.

  2. 9
    luigi spagnolli says:

    Chiedo scusa al signor Benassi se gli ho dato l’impressione di essermi sentito accusato: non ne avevo alcuna intenzione. Il riferimento all’Abruzzo era solamente per far capire che rendere vissuto il territorio extraurbano, in un rapporto equilibrato tra la natura e le attività umane, consente anche di prevenire disastri. Se però si guarda l’andamento demografico della montagna italiana negli ultimi 100 anni si nota chiaramente che, a parte alcune aree particolari come l’Alto Adige, c’è stato uno spopolamento dell’ordine del 50% e oltre: la qual cosa, oltre che rendere più difficile il presidio del territorio (con la conseguenza di non riuscire a prevenire i disastri), porta una quantità di popolazione sempre maggiore a non avere più il contatto diretto con la natura e con le sue dinamiche, per cui ci sono sempre più persone che parlano di una natura conosciuta per immagini ma mai o raramente toccata, odorata, sentita e vista da dentro. Per quanto riguarda infine il DARE: in Alto Adige, 60 anni fa, non c’erano cervi, resisteva una sparuta quantità di camosci sulle creste e c’erano pochi caprioli e poca selvaggina in genere, perchè durante la Seconda Guerra Mondiale la popolazione umana s’era mangiata tutti gli animali selvatici che era stato possibile catturare. Oggi in Alto Adige, che rappresenta il 2% in superficie dell’Italia, grazie alla reintroduzione delle specie FATTA DAI CACCIATORI CON LA SOVRINTENDENZA DELL’ENTE PUBBLICO ed alla caccia di selezione praticata secondo una pianificazione capillare, ci sono oltre 35.000 caprioli, ca. 20.000 camosci e ca. 12.000 cervi, ovvero rispettivamente ca. l’8%, ca il 15% e ca. il 18% del totale di ciascuna specie nel territorio nazionale. Va però aggiunto che il prelievo venatorio annuale è di ca. 8.500 caprioli, 4000 camosci e 3000 cervi, che rappresentano rispettivamente il 12%, il 31% ed il 30% del totale del prelievo venatorio fatto in Italia ogni anno. Tradotto: in Alto Adige ci sono in proporzione molti più caprioli, camosci e stambecchi che nel resto d’Italia, tutte e tre le specie sono in crescita, in buono stato di salute e con una struttura di popolazione di buona qualità, e ne vengono prelevate dai cacciatori quantità in proporzione molto maggiori che nel resto d’Italia! Ovvero: con il sistema Alto Adige – che dò atto essere un sistema tedesco, ma non è vietato ricopiarlo in altre regioni italiane – si spara molto di più che in altre parti d’Italia e ciononostante, dati alla mano, ci sono più ungulati, e stanno complessivamente meglio, che nel resto del Paese. La domanda da porsi quindi è: siamo proprio sicuri che la caccia sia un male? Chi ragiona per principi non cambierà certo idea: resta il fatto che, se in Alto Adige non prelevassimo quelle cifre ogni anno, oltre a dover risarcire danni per milioni di euro (che non ci sono) alle attività agricole, l’esperienza insegna che un ulteriore aumento di presenza delle specie suddette sarebbe accompagnato dall’insorgere di epidemie – la rogna del camoscio è tuttora attuale – che farebbero morire molti più individui (di capriolo, camoscio e cervo, come anche di qualsiasi altra specie), in modo non selettivo, e con sofferenze molto maggiori di quelle provocate da un colpo di fucile ben assestato.
    Il problema di fondo è dato dal fatto che la PROTEZIONE DELLA NATURA si attua mantenendo gli equilibri ecologici tra le specie (dando dove c’è da dare e prelevando dove c’è da prelevare), mentre la sensibilità ambientalista e soprattutto animalista affermatasi negli ultimi decenni nella popolazione urbana – che è quella che ha “dimenticato” le dinamiche della natura – fa riferimento alla volontà di tutelare singoli individui animali, magari personalizzandoli come nei film di Walt Disney. Da cui si desume che la conservazione della natura e la tutela degli animali possono essere cose molto diverse, ED ANCHE IN CONTRASTO, tra loro: ferma restando l’imprescindibile necessità di non procurare sofferenze inutili ed evitabili agli animali medesimi. Dove però s’impone una riflessione: soffre di più un animale ucciso con una fucilata o morto di malattia dopo una lunga sofferenza?
    Ringrazio ancora per la pazienza nel leggermi, ma se si vogliono dire le cose come sono non si può tagliar corto.

  3. 8
    Alberto Benassi says:

    sono figlio di un cacciatore e da ragazzetto sono andato a caccia con mio padre diverse volte.
    Ma poi ho capito che uccidere un animale (essere vivente) per DIVERTIMENTO è veramente una cosa inacettabile.

  4. 7
    Carlo Alberto Pinelli says:

    Se fossi un uccello preferirei vivere tra gli alberi liberamente ed essere ucciso un bel giorno da un improvviso colpo di doppietta piuttosto che fare la vita crudele del pollo in batteria. Detto questo trovo difficile accettare da un punto di vista etico che ci siano persone che uccidono un altro essere vivente per divertimento. Carlo Alberto Pinelli

  5. 6
    Alberto Benassi says:

    @ Luigi Spagnolli
    “Un commento infine al commento di chi fa riferimento ai recenti tragici fatti d’Abruzzo: in Alto Adige, quando nevica, la presenza umana diffusa in tutto il territorio, unita ad un piano d’intervento programmato, fa sì che, immediatamente, ogni mezzo atto a spalare (pubblico e soprattutto privato, quindi ogni trattore) si attivi a liberare tutte le strade: non esiste che ci sia una strada pubblica in cui si accumulano tre metri di neve come a Rigopiano, concausa determinante di quella tragedia. Ciò grazie al fatto che, in Alto Adige, si è riusciti a mantenere una presenza umana diffusa ovunque, fino a oltre 2000 m slm, grazie anche alla salvaguardia degli equilibri tra la natura e le attività umane: ovvero grazie anche alla caccia.”

    Non mi sembra di avere lanciato un accusa diretta alla provincia dell’Alto Adige.
    Li siete tedeschi e ragionate diversamente e agite diversamente. Anche se , come anche lei scrive , non è che la natura non l’avete aggredita.
    E’ chiaro che a questo punto è l’uomo che deve regolare il rapporto “uomo-natuira” ma non nel senso che deve solo PRENDERE.
    L’uomo deve anche DARE !!
    E’ il territorio in cui viviamo la nostra vera casa e non le 4 mura che ci costruiamo sopra.
    Se a questo territorio chiediamo, a questo territorio dobbiamo anche DARE!!

  6. 5
    luigi spagnolli says:

    C’è un pregiudizio di fondo in ogni discussione pubblica in cui si parla di caccia: quello, radicato in molte persone, per cui la caccia è un male. Da gestore della natura (dirigo l’ufficio fauna della provincia autonoma di Bolzano dopo aver diretto, in passato, il Parco Nazionale dello Stelvio) debbo invece sottolineare, attirandomi immagino ogni sorta di contumelie, che la caccia, ovviamente praticata secondo regole date e pianificata in base ad una conoscenza approfondita degli ecosistemi, come accade in Alto Adige, è uno degli strumenti possibili, tra l’altro senza costi pubblici, di gestione della natura e dei suoi equilibri, interni e con le attività umane. Dire pertanto che “i cacciatori delle province autonome di Trento e Bolzano potranno uccidere qualsiasi specie protetta” è semplicemente falso: per chi non lo sapesse, il sistema caccia in Alto Adige, con riserve di diritto di dimensione comunale accessibili solo ai residenti ed a pochi ospiti, ha portato il nostro territorio ad ospitare ad esempio le popolazioni di cervi e camosci tra le più sane e meglio strutturate d’Italia, molto meglio di quelle di gran parte dei Parchi Nazionali, prevenendo nel contempo il bracconaggio. Infatti i cacciatori esercitano un controllo capillare del territorio e segnalano alle Forze dell’Ordine ogni presenza abusiva: in Alto Adige il bracconaggio esiste solo nel territorio del Parco dello Stelvio, guarda caso dove la caccia è vietata (e dove ci sono in proporzione, sempre per esempio, nettamente meno cervi che sui versanti montuosi fuori Parco, dove la caccia è aperta). Ogni riserva ha un piano di prelievo, approvato dal mio ufficio, e se non lo realizza paga, con il denaro dei cacciatori, i danni all’agricoltura provocati dalla selvaggina. Se la mano pubblica dovesse incaricare figure diverse dai cacciatori di prelevare i capi delle specie cacciabili che è necessario prelevare per salvaguardare gli equilibri di cui all’inizio (si parla di 15.000 ungulati/anno, per capirsi), spenderebbe cifre oltre i sei zeri: così invece lo fanno a spese loro i cacciatori, che, rammento, sono formati e fanno esami e corsi sulla conoscenza della natura e dell’ambiente. La natura, in territori antropizzati come il nostro, va gestita: siamo stati noi esseri umani a far saltare i suoi equilibri, siamo noi che dobbiamo ricrearli ogni volta che è necessario, per prevenire epidemie, danni e catastrofi. Quanto al fatto che siano gli enti locali, anziché lo Stato, a gestire l’ambiente e la natura, l’Italia è strapiena di esempi in cui lo Stato, a causa del suo centralismo, ha fatto danni enormi all’ambiente, anziché conservarlo. Per cui è molto meglio lasciar fare agli enti locali, che meglio conoscono i loro territori. Un commento infine al commento di chi fa riferimento ai recenti tragici fatti d’Abruzzo: in Alto Adige, quando nevica, la presenza umana diffusa in tutto il territorio, unita ad un piano d’intervento programmato, fa sì che, immediatamente, ogni mezzo atto a spalare (pubblico e soprattutto privato, quindi ogni trattore) si attivi a liberare tutte le strade: non esiste che ci sia una strada pubblica in cui si accumulano tre metri di neve come a Rigopiano, concausa determinante di quella tragedia. Ciò grazie al fatto che, in Alto Adige, si è riusciti a mantenere una presenza umana diffusa ovunque, fino a oltre 2000 m slm, grazie anche alla salvaguardia degli equilibri tra la natura e le attività umane: ovvero grazie anche alla caccia. Ed avendo nel contempo una natura che non ha nulla da invidiare, anzi spesso è qualitativamente superiore, a quella delle aree protette italiane (all’estero, dove non c’è la viscerale idiosincrasia contro la caccia che c’è in Italia, si caccia quasi ovunque anche nelle aree protette). Consapevole del fatto che non ho speranza di convincere chi è per principio contro la caccia, ma consapevole anche del fatto che la responsabilità di mantenere la natura è in capo agli enti pubblici e non alle associazioni, ringrazio per l’attenzione.

  7. 4

    Triste è notare che anche là dove l’uomo sembra apparentemente avere buone intenzioni nei riguardi della natura porta quasi sempre a disagio e sofferenza degli animali ed effetti negativi sull’ambiente.
    Grande è la sua presunzione quando crede di poter intervenire con le proprie mani per ricreare un equilibrio fra gli esseri viventi da lui stesso distrutto, con iniziative poco lungimiranti che alla fine risultano pure anche queste fondate sui propri interessi. Oggi ci si illude di poter guidare la natura ed indirizzarla sui binari che ci fanno comodo, si crede di poter prevedere gli effetti degli interventi … ma la natura non corre su binari, si sposta in tutte le direzioni, mai si lascerà imbrigliare dall’uomo, lo porterà piuttosto all’autodistruzione.
    Alludo ad es. alla reintroduzione dell’orso nelle Alpi, rimando per l’approfondimento all’articolo (che sarebbe troppo lungo da copiare qui) del blog: https://frequentazionemontagna.blogspot.it/
    “L’uomo e la montagna – La reintroduzione dell’orso in montagna”

  8. 3
    Giovanni Guidi says:

    Gli orsi, come i lupi in Toscana, hanno un grosso difetto: non votano. Per cui pur di racimolare qualche voto si accettanno le richieste di chi il voto ce l’ha, come i cacciatori. E’ patetico, vergognoso e assolutamente privo di ragioni scientifiche.

  9. 2
    Alberto Benassi says:

    Cara classe politica e non solo, quello che sta accadendo in Abruzzo non insegna nulla??
    Continuiamo solo a violentarla la natura??
    Non sarebbe l’ora di fare un ripensamento e cambiare questa cultura dell’aggressione che ha questo “bel paese” nei confronti dell’ambiente naturale?
    Che facciamo continuiamo ad andare di disastro in disastro ?

  10. 1
    Alberto Benassi says:

    continuiamo pure a VIOLENTARE la natura.
    Ma quelo che sta succedendo in Abruzzo non ci sta insegnando nulla…??

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