Go aid a pitch 02

Go aid a pitch 02 (2-4)
di Gabriele Canu

Patabang, Val di Mello
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Patabang, Val di Mello
… ricordi un po’ confusi e deliranti, ricordi di questo weekend un po’… insolito, via! Val di mello, ore 22. “C’è la luna sui tetti, c’è la notte per strada, le ragazze ritornano in tram”, diceva Francesco. Tranne una, ragazza nota per la sua finezza e proverbiale dolcezza nei confronti delle persone con cui ha a che fare. Giusto per far capire meglio il personaggio, una che del formaggio mangia solo la crosta e butta via tutto il resto (… visto fare con i miei occhi!!). Poi una festa, e poi un enorme masso a fare da riparo alla lunga (…) notte che ci attende. Cantare tutti insieme “we all live in a yellow submarine” prima di addormentarsi certo non aiuta. Lo sguardo di Lui non è certo incoraggiante, ma l’idea è di Lei, uno degli altri due (il più sano) cerca di ricordarsi pure le strofe, l’altro le inventa totalmente. Al mattino si va a scalare… dove si va?… di qua, di là, di su, di giù, insomma, in duecento metri di dislivello riusciamo a salire 12 (!) tiri. Su dritti lungo una placca, poi pare la via sia finita, e si ricomincia prendendo un diedro, una fessura, e poi via, di nuovo placca, attraversando tutto il “giardino” e unendo una sosta e l’altra con una o due protezioni… le uniche che si possono mettere, chiaramente! Poi una doppia, e un mini trekking verso un gran diedro ad arco, che si raggiunge con… placche! A metà del diedro, sosta con anello di calata: beh, in effetti il tiro dopo proprio bello bello non è… chissà mai che si calino tutti da qui!… e non vogliamo a tutti i costi essere diversi, la giornata non è ancora finita e c’è tempo per lanciarsi su un bel canalone rumegoso (san lucano style, ma con più roccia, per di più buona: figurarsi!), e finire sotto la mitica Patabang. Eh, il weekend ha da essere delirante, per cui questa è immancabile! Primo tiro, 80 metri su roccia splendida e prese ergonomiche, fino a pochi metri sotto la sosta, dove, chiaramente, diventa più delicata; ma i secondi, con la corda tirata, non hanno modo di apprezzare a pieno la differenza. E’ il momento del secondo tiro, altri 80 metri, 30 di traverso orizzontale su una vena, polimagò-style, solo che su quella finito il traverso c’è una fessura. Qui c’è un bel muretto nero di una decina di metri, non così stupido, prima di arrivare a mettere una protezione, la prima (e l’ultima) chiaramente. Lo sguardo di lui guardando la sosta da metà muretto, e le parole urlate dall’altro, risuonano potenti “… guarda che l’hai voluta tu la via ingaggiosa!!”. La normale conclusione di una cosa così sarebbe giù a valle, cena, e nanna a riposare i neuroni. E invece uno dei tre, inorridito dalla scelta dell’itinerario della giornata, si allontana, e noi si fa a cambio con due squilibrati fuori come poggioli, i cui discorsi sembrano davvero quelli di ale&franz sulla panchina, solo in versione decisamente alcolica. Uno di questi giunge anche a mangiare una mosca pur di non sembrare un cagasotto. E poi arriva il terzo, che si capisce subito come mai si conoscano e, soprattutto, tendano a frequentarsi. E si comincia a bere seriamente (nessuno escluso, e qui i soliti facinorosi potrebbero dire “sprite?!”), e la serata prende una piega già pronosticata dai più. Pochi ricordi, un po’ (…) annebbiati, ma un lui emiliano rimarrà a lungo nei nostri cuori. Per vari momenti, attimi, frasi. Un benefattore, cosa dire altrimenti di uno che incitava follemente a un lui svaccato in terra in condizioni disastrose “dai, forsa, meglio fuori che dentro, fidati di me!” e poi, come niente, a porre due dita in gola al malcapitato, ovviamente sconosciuto… ah, che seratina! Il ritorno alla macchina sarà un’epopea, dopo 100 metri di strada è come non essere neanche partiti, e così due vanno a prendere la macchina, e i duecento metri in retromarcia per uscire dal parcheggio saranno drammatici. Alle cinque e poco più uno o due ometti vengono lanciati dentro la tenda a smaltire un po’ di sprite, gli altri, due lui e una lei, avendo invece preferito fanta e lemon-soda, hanno solo mal di testa e si concedono una lussuosa notte in macchina. Al risveglio, uno ha ancora il coraggio di andare a scalare una vietta (… e qui i soliti facinorosi… !!), gli altri si dedicano a chiudere un boulder giusto per poter dire di aver chiuso un blocco… al melloblocco, e alla sera la cena fuori è l’ultimo delirio prima del rientro a casa… un’oretta e mezza per tutti, tranne uno…
Data: 7-8 maggio 2011

L’ultimo shampoo del generale Custer ai Pinnacoli di Maslana
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L’ultimo shampoo del generale Custer ai Pinnacoli di Maslana
Sabato, direzione Presolana di Castione. Con tutti gli avvicinamenti possibili, scegliamo il più disagevole che ci viene in mente: dalla Valle dei Mulini. Diversi bergamaschi, alla comunicazione del punto di partenza, rimangono allibiti. Inutili a tal scopo i vani tentativi di giustificarsi spiegando che siamo liguri e che stampare una relazione decente voleva dire toner, carta e usura delle parti meccaniche della stampante. Pure noi comunque rimaniamo allibiti quando ci ritroviamo a ravanare per felci e lamponi, fino a giungere su un’ampia carrozzabile, che ovviamente arrivava lì con piacevole e sinuoso andamento. La lotta con l’alpe è tornata in auge… per non parlare del ghiaione sotto la parete. Esticazzi. Preso frontalmente, da sotto, può essere considerata una variante d’attacco della via. Terminata la suddetta variante di quattrocento metri, al secondo tiro della via ufficiale, ga si ritrova sotto la simpatica placchetta di quinto (…) per uscire in sosta sotto una discreta grandinata. Riparte lore su per il terzo tiro, ancora sotto la grandine, perché le previsioni meteo erano buone… sarà una cosa così, passeggera. Eh sì, passeggera, ma di un treno di trenitalia. E infatti decidiamo di scendere, non appena i fulmini non così distanti smentiscono a gran voce le previsioni meteo. Non contenti della lezione, non disdegniamo un salto a vedere la mitica cornalba (“tanto è di strada”…). Legnate su legnate per ga, e conseguimento del brevetto di volo su un 6a, dove peraltro racimola tutte le ore di volo necessarie. Contento dell’obiettivo raggiunto e festeggiato con lore il risultato, il team gap decide per la fine delle ostilità della giornata. Al mattino si riparte, destinazione maslana. Obiettivo Pegaso, ma visto il meteo del giorno prima (e visto che per oggi davano peggio, che è tutto dire), accorciamo ancora di un tiro per finirne almeno una in due giorni, e la scelta va sull’ultimo shampoo… cioè quando il destino sceglie il nome per te. Riusciamo a finirla, e a trovarla bellissima! Dalla placca del primo tiro, al magico diedrone del terzo, al mitico caminone dell’ultimo tiro, dove lore vorrebbe tirare qualche protezione in ricordo dei vecchi tempi ma, complice la libera di ga sul tiro precedente, è stretto nell’angolo dall’orgoglio personale (e dall’abbondante chiodatura) che lo costringe suo malgrado a finire in sosta in libera. Il tempo nel frattempo sta cambiando, ma due doppie e possiamo scappare. Però appena qui a fianco c’è un conto in sospeso oramai da tre anni… il camino di vent’anni di sfiga è a pochi metri, e dopo la conigliata di anni fa, è il momento di chiudere i conti con il passato. Armato di tutto punto (peraltro inutilmente), è lore che deve procedere all’espiazione dei propri peccati. Tutto suo, all’epoca, il tiro del camino, evitato con una variante a spit che lo attraversava. Operazione, questa, che non era passata inosservata agli amici bergamaschi, e che aveva per questo motivo provocato grossi malumori, de ura e de uta. E allora via, verso nuovi orizzonti!… che incontra dopo una decina di metri, quando qualche nuvola grigio-scura comincia a coprire il sole, e qualche piccola goccia comincia a raccontarci la sua storia. Lore non sembra interessato, anzi sembra quasi infastidito; ga tutto sommato, tranquillo in sosta all’asciutto e con le mutande ancora linde, sembra quasi assistere indifferente agli eventi. Fortuna che non si mette a piovere seriamente, se non quando sale ga, ma con la corda dall’alto è un altro sport. Tre doppie, e poi vien giù dal cielo l’infinito mondo: acqua, acqua, acqua. Quanta, quanta, quanta! Il diluvio universale si abbatte su maslana e sui due poveri quasi trentenni (uno più dell’altro). Ma d’altronde, dopo uno shampoo così, cosa ci si poteva aspettare?!
Data: 22 maggio 2011

Tempi Moderni alla Marmolada
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Tempi Moderni alla Marmolada
“Allora lo, si torna a fare una salita insieme?”… “dai ga, ben volentieri! Immagino che qualche idea l’avrai in testa, e ho come la vaga impressione che non sarà una vietta plaisir… !!! Dai, spara, cosa vuoi andare a fare?… è il caso che mi sieda?!”… “beh, già che si torna a scalare insieme, bisognerà fare qualcosa di… beh, sì va, siediti!!!”. Alla proposta, giunta dopo vari giri, arzigogolati percorsi tra un dettaglio e un altro senza aver il coraggio di chiamare le cose con il loro vero nome, fa seguito un lungo silenzio. Interrotto da un esclamazione contenente il nome della via A STAMPATELLO e una serie di punti esclamativi/interrogativi senza soluzione di continuità, seguita a ruota da una lunga serie di epiteti che non è questa la sede opportuna per elencare. E, attenzione, non è che si parlasse di tempi moderni, eh!… e nemmeno di marmolada, sarebbe scontato! Invece… e chi lo sa, di che si parlava, insomma “… beh, dai, ammesso che si vada davvero a fare sta follia, e ammesso che io non presenti il certificato della mutua il giorno prima della salita, ma bisognerà allenarsi prima, no?!” – “Ok, dai, il prossimo we, visto che è l’ultimo a disposizione prima della folle idea, ci si allena… occhio che però… si picchia duro, eh! Sennò che allenamento è?!”. Così, ecco che lore si presenta all’allenamento, improvvisato all’ultimo giorno, un last-minute deciso e prenotato alla mattina del venerdì: “tempi moderni” in marmolada. La logica sequenza degli ultimi quattro mesi di attività: spigolo demetz al gran cir, l’ultimo shampoo a maslana, steger al catinaccio… tempi moderni in marmolada. Abbastanza lineare!… come allenarsi alla quota salendo, nemmeno in rapida sequenza, Monte Mao e Bric Mindino, e poi salire sul bianco dal pilone centrale. Tant’è, la follia è un dono di pochi, e alle 7 e mezza di “un sabato qualunque, un sabato italiano”, siamo in moto verso il Falier, obiettivo: cengia mediana. Sacchi a pelo, e ci mancherebbe altro… mica siam quelli che Modern Zeiten la fanno in giornata… ma neanche a pensarci:… inarrivabile!… però siamo stati avvertiti dal nostro caro amico: “Oh, grandi scèc! Carichissimi, eh!… però mi raccomando… SE SI FA, SI FA TUTTA!!”. Non ce l’avrebbe passata, solo la parte bassa, non ci avrebbe passato nemmeno l’uscita sulla gogna o sulla messner evitando l’orrido muro terminale… e un monito così, da un così caro amico e socio di fiducia, non potevamo ignorarlo. Ma il terrore di essere colti da un attacco di stanchezza, o di coniglite che dir si voglia, era troppo. Ma quel ca..o di vecchio biplano a motore, maledetto amaro montenegro o no, si sarebbe rimesso a funzionare un giorno!
… tempi moderni è davvero una via grandiosa; tracciato logico in basso, in alto un po’ forzato, sul primo e sugli ultimi cinque tiri; ma voleva il muro terminale, voleva la via indipendente, voleva una via dura, ma interamente in libera… e l’ha trovata, dove sembrava non potesse esserci. La via è davvero “moderna”, per concezione e stile… un sacco di tiri, fossero in falesia, sarebbero unti come la focaccia alle cipolle. E chi si fa solo la parte bassa… si perde la vera via. Di sicuro non ha fatto tempi moderni! In alto difficile, meno chiodata, ma nel complesso a nostro parere più bella della parte bassa (… rigola a parte: Mariacher lo ha definito come il suo più bel tiro, e chi siamo noi per contraddirlo…), un po’ più… “avventurosa”. Incredibile la sequenza per uscire dall’ultimo muro, due obliqui in placca con una sequenza di buchi che sembrano messi lì apposta per rendere il tiro scalabile e proteggibile. Virgolettato, và, che di certo, tra questi ventotto tiri gli amanti dell’R4 qui troveranno gioia!… giunti in cima a Punta Rocca, la gioia è davvero grande. La felicità c’è e si vede, lo sguardo di ga lo dimostra, quello di lo pure, l’abbraccio è di quelli dei “vecchi tempi“… poi però in un attimo quello di lo cambia, diventa smorfia di dolore, prima di trasformarsi in un sorrisino ironico e beffardo: “… maledizione a me e a quando parlo troppo!!!!”. Eh già, perché all’inizio del dialogo, c’era stata una frase degna di nota “… dai, se facciamo tempi moderni, integrale eh!, ti accompagno sulla tua idea folle… ”. Un errore imperdonabile!… ma intanto, si torna a sorridere, c’è tempo di rilassarsi e godersi i ricordi di questa bellissima avventura tra le pieghe della Regina delle Dolomiti: Modern Zeiten è alle nostre spalle… è andata!… belin!
Data: 9-10 luglio 2011

Cinque Muri alla Piramide Armani
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Cinque Muri alla Piramide Armani
… e si comincia a far sul serio! Vallaccia, che posto… non c’ero mai stato, ed è stato un colpo di fulmine. Come pare per chiunque passi da queste parti per la prima volta! Ci si ritrova con lore, a un mese esatto dall’avventura su tempi moderni… e il suo allenamento, vive di ricordi… di quei, ricordi! Salvo, 10 giorni prima, proprio questa via. Con uno forte… ma davvero forte. Troppo, tanto da far dire a lore “Ok, troppo bella, ma voglio tornarci con te, e stavolta la facciamo alternata, che è una via stupenda, ma l’altra volta i tre tiri più duri li ha fatti lui… e voglio provarci!”. Come dire di no a una via stupenda in un posto stupendo, tra l’altro già nel libricino dei progetti?! “… eh, ma bisognerà partire presto, che la via sarà 500 metri!”, “… tranquillo, non c’è fretta: in 6-7 ore, se usciamo, siamo fuori, non è che ci sia tutto sto granché da integrare”. E il che è tutto dire, viste le protezioni in loco. Alla specifica domanda “… ma secondo te sui due tiri duri io sarei passato?!”, la risposta “sull’ultimo tiro sì, sul quarto… ” lasciava dubbi sulla fiducia di lore nel socio. Quindi, per questione di principio, il tiro andava fatto, e sgradato per giunta! “Lo, allora, dove ci becchiamo?” – “ah, ga, non te l’ho detto? sono senza macchina! vengo in treno+bus, alle 7.36 sono a cavalese!” – “malimortaccitua!”. Alle 6.50, sms: “ehm, trenitalia ha soppresso dei treni… non so a che ora arrivo!”. Ga, sorpreso nel dormiveglia mattutino nel suo lettino (leggi “i sedili posteriori”), non ha nessuna intenzione di finire a scalare alle torri del sella e si catapulta giù dal letto e testa i cavalli del suo trabiccolo fino a Ora; alle 7.42, i due oltrepassano cavalese, già di ritorno… direzione vallaccia, direzione cinque muri. La giornata è stupenda, ma fa “freschino”, per così dire; così, giunti all’attacco, è l’ora per ga di vedere i sorci verdi sul primo tiro, un VI+ stile cornei, solo che a cornei, in sta stagione, le temperature son ben altre. E anche la chiodatura, diciamo così! Riparte lore, e ridendo e scherzando mette in saccoccia il VII- del secondo tiro. Tocca a ga il terzo, per riscaldarsi per il quarto; alla faccia dei runout! E’ il momento del tiro su cui lore ha avuto dei dubbi sul socio; il quale piazza in sequenza cordino su clessidra, cliff, chiodo, cliff, cliff, cordino su clessidra, tricam, tricam, friend, chiodo, e poi via in libera verso la sosta, un tratto duro ma scalabile e poi il suo bel runout di 15 metri sul VI. Ma in fondo, come diceva il buon De Beers, “Un runout è per sempre”… E si riparte, per tre tiri tranquilli, fin sotto il galattico muro finale. E qui è il turno di lore. Lo voleva, questo tiro, ci teneva, lo temeva, ma… che tiro, scèc, che tiro!!! Magistrale, grandioso, spettacolare!… e sto ragazzo, che grinta, che ha tirato fuori!… e finalmente ha tirato fuori sto sorriso a 34 denti, per il suo capolavoro, VII+, roccia super, una sola protezione in posto prima dell’inizio del muro: grande lore, questo è scalare!! Un ultimo tiro, con un simpatico passo duro ben (…) protetto (?!?) da un’ottima (????) clessidrina, e la cima della piramide è raggiunta, sotto un bellissimo sole. Incredibile questa via, stupenda davvero!
Data: 11 agosto 2011

Supermatita al Sass Maor
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Supermatita al Sass Maor
… Bonatti diceva in un suo libro: “L’avventura non può più manifestarsi dove nell’uomo scadono l’ingegno, l’immaginazione, la responsabilità; là dove si demoliscono, o almeno si banalizzano, fattori naturali come l’ignoto e la sorpresa. E ancora non può sussistere avventura là dove vengono alterate, persino distrutte, peculiarità come l’incertezza, la precarietà, il coraggio, l’esaltazione, la solitudine, l’isolamento, il senso della ricerca e della scoperta, la sensazione dell’impossibile, il gusto dell’improvvisazione, del mettersi alla prova con i soli propri mezzi. Tutte cose che oggi sono ormai represse o addirittura cancellate nel quotidiano. L’avventura è un impegno che coinvolge tutto l’essere e sa cavar fuori dal profondo ciò che di meglio e di umano è rimasto in noi. Là dove il “mazzo” non è stato truccato per vincere a ogni costo, esistono ancora il gioco, la sorpresa, la fantasia, l’entusiasmo della riuscita e il dubbio della sconfitta. Dunque l’avventura.”. Abbiamo trovato tutto, caro Walter. Abbiamo avuto il dubbio della sconfitta, persi in un mare di perplessità e di roccia, senza riferimenti se non l’esperienza e l’intuito. Abbiamo vissuto l’entusiasmo della riuscita, solo a posteriori a dire il vero, usciti sfibrati da un’avventura senza parole, e due giorni di concentrazione massima, non avevamo nemmeno tanta forza di sorridere. In fondo, solo dopo abbiamo capito cosa avevamo combinato. Abbiamo vissuto la sorpresa, la sorpresa di avere sempre una soluzione anche dove la relazione era carta straccia di fronte a quel che ci si presentava davanti. Di avere l’esperienza, per poter gestire le incognite di una salita come questa. Abbiamo avuto la fantasia, la fantasia di inventare una salita che ha stupito molti, la fantasia di quando, ai primi di luglio, ho visto una foto del sass maor con le linee tracciate, ho puntato quella linea, così maestosa, lineare, dritta; troppo bella per rimanere solo un tratteggio su una foto, e mi son detto “qualunque cosa sia, se non è impossibile… voglio provarla!”. E gli occhi hanno letto “supermatita”, Maurizio Zanolla e Piero Valmassoi, agosto 1980. L’avevo già sentita, la conoscevo un po’ di fama, ma in effetti non sapevo niente delle difficoltà. Niente della sua storia. Niente del suo mistero. Vista, letta, acquisita: ho subito pensato che, per quanto assurdo, non potesse che diventare un sogno da realizzare. Un sogno di quelli che sanno farti sentire vivo. Ancora una sorpresa; l’essere qui, ancora con lorenzo. Le cose cambiano, il tempo passa, ma a quanto pare le persone importanti restano. Ed è un bene, ed è bello saperlo, rendersene conto. Ci sono persone che contano davvero qualcosa. Fa bene saperlo. E infine, Bonatti citava ancora il gioco. Abbiamo trovato anche quello. Il gioco dell’avventura, della scoperta. Quello delle vie dove il grado tecnico conta, ma meno di tante altre cose, della determinazione, del coraggio, della voglia di mettersi, davvero, in gioco. Dove il mazzo non è stato ancora (e speriamo non lo sarà mai) truccato. Ed è stato un gioco viverla “così”, come una grande avventura, con un po’ di “paura”, ma anche con la determinazione e la voglia, e con il nostro stile di sempre. Patrick Berhault diceva: “Incredibile non è la difficoltà in sé, quanto la fortuna di avere avuto una voglia così intensa di affrontarla”. Me lo aveva scritto lore tanto tempo fa, e più che mai, in questo nostro “piccolo capolavoro”, abbiamo dimostrato che è proprio così. Non si può raccontare altro di supermatita, è una via mitica, e misteriosa. Ed è bello che rimanga così. Non servirebbe neanche aggiungere niente… forse, se avete pensato anche solo una volta nella vita di andarla a provare, forse avete l’unica cosa che serve. Insieme a tanta, tanta voglia di vivere un’avventura vera. C’è ancora spazio per l’avventura. Lasciamolo. E poi ci sono le foto, che dicono (quasi) tutto. I sogni si raccontano, ma non si spiegano… i gradi non dicono niente (a manolo, a quanto pare, ancora meno… la relazione “così, tanto per…”. Qui bisogna lasciare a casa tutto, portarsi solo un po’ di umiltà, di voglia, e tanta, tanta voglia di sognare. Tutto il resto è qui: l’estetica della linea, la maestosità del Sass Maor, il viaggio in parete, l’esperienza alpinistica ma, prima di tutto, umana. Indimenticabile…
Data: 13-14 agosto 2011

Chi si ferma è perduto a Cima Scingino
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Chi si ferma è perduto a Cima Scingino
C’è sempre un motivo per tutto, nella vita. Figuriamoci per il nome di una via… spesso ci sono dietro strani ricordi, a volte un amore o un caro amico, e altre invece ci sono le emozioni del momento, le sensazioni provate. Ora, secondo voi, cosa può significare il nome di questa via?! Il team GAP, incuriosito dalla descrizione della bibbia del Gaddi – “Poco ripetuta; del resto, il nome della via la dice lunga… “, decide di andare a vedere di persona! Ammesso e non concesso che arrivare in valle alle 2, svegliarsi alle 5 e mezza e partire per due ore e mezza di avvicinamento, a inizio stagione, con lo zero termico a 1700 metri in lento rialzo in giornata fino ai 2400 non fosse l’idea migliore (ma i gappers sono abituati alle idee malsane!), fatto sta che giunti sotto al pilastro, l’aria si mantiene “frizzantina”. Ma oramai, dopo un mazzo così, andiamo a verificare che il sommo tomo non dica stupidaggini! Lore verifica sul primo tiro che i mini-boulder strapiombanti non sono l’ideale per cominciare la giornata, così tocca a ga mettersi sulle placconate del secondo. E l’ampia chiodatura (…) rende difficoltoso il reperimento della retta via. Neanche il misero chiodo di sosta nascosto sotto non dico un ciuffo, quanto piuttosto una cuffa d’erba, e il vicino spit di colore non proprio incoraggiante, danno l’idea della frequentazione dell’itinerario! Eppure, sempre il tomo diceva “un must dell’arrampicata logica e mentale del gruppo”. Strano! Ma la cengia mediana aiuta anche gli stolti a ritrovarsi nel percorso. Eppure lore decide che farla proprio tutta così come i primi salitori sarebbe una palla, così inventa varianti se possibile più dure dell’originale. Poi libera un tratto di A0, così che il tiro, da VI+ e A0, diventa… VI+. Boh, sarà stato morfologico! Ma nei precedenti 50 metri ga tenta di rancare (genovese per “strappare”, NdR) via un’intera fessura di 40 metri, poi si rende conto che è troppo bella e che in effetti non sarebbe un gesto carino, così la lascia lì e anche lore la può scalare. L’uscita in sosta, intanto, comincia a dare dignità all’ipotesi sul nome. Che ga ha occasione di verificare poco sopra, perdendosi più volte in soli 15 metri, poi si ritrova e trova pure uno spit. Esticazzi! Poi prosegue in traverso per facili roccette di VII+ e fino a quando non riesce a piazzare un buon friend, qualche metro più in là, non sa neanche più di essere sul pilastro di cima scingino. Se ne ricorda poco dopo, quando vede al suo fianco l’ultima protezione e poi, “là”, la sosta. “dai, è uno scherzo!”, dice tra sé e sé. E allora poi, non vedendo luccicare null’altro e non intravedendo grandi e yosemitiche fessure, né tantomeno ronchie clamorose, comincia a capire il nome della via… e si adegua di conseguenza. Ma anche lore vuole vederci chiaro in questa faccenda, e così parte con fare arrogante per il successivo tiro, “alla ricerca della protezione perduta”. Secondo voi l’ha trovata?! E così, su un bel passo in traverso a 30 cm dalla sosta e 7 metri dall’ultimo friendino accoppiato a un chiodo di qualche bravo giovanotto che voleva scalare ancora per un bel po’ di anni dopo lo scingino, prende atto che è meglio non fermarsi e giungere alla panoramica sosta, incolume per giunta! C’è un ultimo tiro, con un simpatico passo a uscire dalla sosta, poi un passo di A0 che ga passa in libera perché del chiodo non si fida (?!?), per poi trovare chilometrico dove il buon Tarci (Tarcisio Fazzini, NdR) regala V+ su “fessura erbosa”. Alla faccia dell’erba… sembra una prateria verticale! Le ultime emozioni e siamo in cima al pilastro, non è tardissimo ma fa freddino ed è ora di scendere… riusciamo a ritrovare il sentiero ancora con l’ultima luce, e poi… è storia andata!… bella avventura in un posto magico!
Data: 17 maggio 2012

Vedova Nera, Val di Mello
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Vedova Nera, Val di Mello
Il festival dei chiodi chilometrici a cui abbiamo partecipato in questi giorni sta per terminare, ma prima del termine c’è tempo per la proiezione del cortometraggio “I grandi laschi”. Protagonisti il team gap ed ettore, maggio 2012, dalla trama tutto sommato scontata: i tre vanno a fare sta via, “il capolavoro di Paolo Vitali nella Valle”, trovano eterno, rischiano l’infarto, prendono pioggerellina giusto a metà dell’ultimo tiro, poi il tempo gli concede ancora due minuti per disquisire sulla bontà della sosta, e poi… ma andiamo con ordine! E’ mattina. Alla base delle placche del giardino decidiamo di fare una vietta lì, giusto per scaldare i motori. Passano un ragazzo e una ragazza, simpatici e modesti, e ci chiedono se quelle sono le placche del giardino, e pensiamo “scaleranno qui!”… e invece ce li ritroveremo proprio… sulla vedova! Vabbè, ma tanto non abbiamo mica fretta… ci facciamo condurre dal buon ettore fino alla sommità delle placche del giardino, e mentre aspettiamo i ragazzi sul primo tiro, cerchiamo di dimenticare quanto ci sarà da trovare lungo su questa via. Mentre il bergamasco si lancia sulla fessura, ga osserva il giovin fanciullo là in alto che parte sul famigerato tiro chiave, sale un po’ di metri e poi… bum, ci tira una flamba da far impallidire! Ga e lore si guardano in faccia, e cominciano a pensare di essere nel posto sbagliato al momento giusto… o comunque il contrario! Il giovine riparte, stavolta passa, sembra scalare bene e tranquillo, fino al tratto duro. Ga lo osserva fiondare un bel po’ di volte, e ogni volta è un colpo al cuore. Allora si rivolge a lore e chiede: “allora, che si fa?” – “… e cosa vuoi fare?! si prova!”. Cazzarola. E’ sempre indeciso, è sempre più per la conigliata, belin, una volta che sarebbe sensato, figurati se non si convince del contrario!!!
“… torre di controllo a ga… torre di controllo a ga… vi preghiamo di fornirci la vostra posizione, prego!” – “ga a torre di controllo… la nostra posizione è vicina ai 90 gradi, per la precisione a 4 metri dal friend e a 7 dal primo spit… may day may day!” – “Non siete autorizzato a decollare, ripeto NON siete autorizzato a decollare!” – “Ricevuto!”. Negata l’autorizzazione al decollo, ormai imminente, ga è costretto a stringere i denti onde evitare sanzioni e raggiungere con il cuore ormai in gola “lo spit chiamato desiderio”. Lo sguardo è smarrito. “Vivo!” – esclama – “cazzarola, sono vivo!!!”. Peccato che ora venga il duro del tiro… Uno sguardo, una frecciata verso il prossimo spit – miseria se è lontano! – uno sguardo verso i soci… ed è il momento di andare. Cinque o sei tentativi per capire come alzarsi sopra lo spit, poi parte per la sequenza… e sono due minuti di apnea! E’ due metri sopra il chiodo, e il terrore di sanzioni per il decollo non autorizzato, specie in questo momento di crisi, lo fa desistere dalla voglia matta di smetterla di strizzare cristalli delle dimensioni di un granello di sale grosso, e con un ultimo passo inventato alla ricerca dell’equilibrio su un solo arto (!) raggiunge lo spit. Un viaggio che rimarrà nel cuore ma che è difficile raccontare! Ancora un tiro, con chiodatura allucinante (Vitali è stato veramente straordinario su questa via…) e un ultimo ribaltamento su un enorme fungo che regala deliri, e poi comincia la mitica vena obliqua di 100 metri, passa avanti lore mentre comincia a piovischiare… che si fa?! Le persone normali scenderebbero… ma questo è il team gap!!!… e poi dopo sti 3 tiri, come si fa a pensare di dover tornare?!… e allora lo specialista lore scalda i motori, e via, con 60 metri da brividi (più facile che sotto, ma per niente banale… e 2 (DUE!) spit, senza possibilità di integrare). Nel frattempo non piovischia più… pioviggina! Gli altri due lo raggiungono in fretta… e neanche il tempo di buttare la prima doppia, viene giù il finimondo, acqua, acqua, acqua… quant’acqua scéc!… ma intanto… la mitica (e stupenda!) vedova nera l’abbiamo portata a casuccia!!!
Data: 19 maggio 2012

Via Desmaison al Pic de Bure
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Pilier Desmaison al Pic de Bure
Ore 8.22, ga arriva in sosta al sesto tiro. Lo raggiunge micky, imbacuccato dalla testa ai piedi, scalando con i guanti e visibilmente tremante… ga pone la domanda, già certo della risposta “… dai, micky, si muore dal freddo, sto vento agli ottocento all’ora non ha ancora mollato 3 secondi e fa veramente troppo freddo per scalare… se non te la senti non preoccuparti, tre doppie e ce ne andiamo in luoghi più consoni… vai tranquillo… ”. Sta già per buttare le corde verso una mesta ritirata – summo cum gaudio ma salvando l’onore lasciando al socio il compito di prendere una decisione ormai inevitabile – quando micky fanni – porcaccia miseria la famiglia non mente! – cala il jolly: “no, ga, sì è vero fa un freddo indicibile, ma se tu te la senti per me andiamo… a me sta bene!!”. Lo sguardo di ga non può che essere allibito… ma guarda te sto qui, rigira la frittata!!!… ma con che gente vado in giro?!… l’orgoglio personale ha la meglio, ga non ha più scuse, mo’ bisogna salire! E sarà ancora lotta per altri cinque o sei tiri, fortuna che si va via veloci e le dita non hanno tempo di congelarsi, ma belin che freddo, che freddo, che freddo!!!! Al decimo tiro, arriva un pallidissimo sole, che unito a una sosta appena dietro lo spigolo al riparo dal vento fortissimo, regala un attimo di sollievo ai due malcapitati… che per fortuna, essendo al decimo tiro… sono “già” a metà via!… la giornata intanto diventa splendida, il vento è un pochino calato, le temperature sono comunque rigide, ma ormai il ritmo lo abbiamo preso e scappiamo via veloci… la cima si avvicina! La raggiungiamo intorno alle tre, ed è bellissimo giungere su questo incredibile altopiano nella luce del primo pomeriggio… sembra quasi di sbarcare sulla luna!… e… cavoli, che bella via, peccato non essersela goduta (nota: al quarto tiro, prima di recuperare la corda 3 minuti di pausa… una bollita così alle mani, giuro che non l’avevo mai presa manco su una cascata!!) a fondo, ma linea grandiosa, gran parete, roccia “dolomitica standard”, posto bellissimo, firma di classe… insomma, una gran bella avventura, che valeva il lungo viaggio in terra francese! Grazie micky!
Data: 15 luglio 2012

(continua)

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Go aid a pitch 02 ultima modifica: 2016-10-07T05:25:42+02:00 da GognaBlog

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