Kill Heidi

Kill Heidi
(come uccidere gli stereotipi della montagna e compiere finalmente scelte coraggiose)

è un libretto di Sergio Reolon, edito da curcu&genovese nell’ottobre 2016.

Sergio Reolon

Reolon è stato un politico e amministratore bellunese, per cinque anni (dal giugno 2004 al giugno 2009) presidente della Provincia di Belluno. E’ mancato quasi tre mesi fa (20 gennaio 2017) dopo lunga malattia.

Dovremmo parlare più di un lungo articolo che di un vero e proprio libro (libretto). In questo c’incoraggiano fin da subito le dimensioni tascabili del formato, il numero di pagine (80) e naturalmente il prezzo (8 euro).

A definirlo un lungo articolo (e non vuole essere riduttivo) è anche la struttura, come se a un testo abbastanza breve dell’autore fossero stati accostati alcuni rimandi (oggi si chiamano “link”) ad altri quattro articoli (di Edmondo Berselli, Luisa Bonesio, Gianni Canova e Franco Cassano) che fanno da inquadramento generale ad altrettanti capitoletti di Reolon.

Dopo una bellissima introduzione di Annibale Salsa, l’autore ci sorprende con un’immagine assai semplice, un grafico con ascisse e ordinate, che divide lo spazio in quattro sezioni, quella dei Magnifici Quattro. Si tratta del Non Montanaro (NM), del Montanaro Scompaginato (MS), del Montanaro Localista (ML) e del Montanaro Civicus (MC). Li tratteggerà con precisione nei quattro capitoli successivi, gradualmente esponendo le proprie tesi, ma prima ce li descrive sommariamente. E alla fine di questa descrizione butta là: “Dimenticavo: ai magnifici quattro piace disperatamente azzuffarsi l’un l’altro, traendone immenso godimento che poi riversano in un unitario (unico caso di coesione) coro di lamentele”.

Ma, anzitutto, sono andato a vedere chi è esattamente Heidi e che cosa significa oggi il suo mito. Per Enrico Camanni la bambina di Dörfli “non porta messaggi di redenzione e liberazione, si limita a incarnare lo stereotipo della buona pastorella fiduciosa in Dio, cresciuta con il latte delle pecore e l’acqua dei ghiacciai… La storia di Heidi si basa sulla contrapposizione tra montagna virtuosa e città viziosa, l’antico paradigma della letteratura settecentesca”.

Tutto il libro di Reolon è teso allo smantellamento di questo mito, onde poter finalmente affrontare con realismo e lungimiranza i problemi della montagna e dei suoi abitanti.

La scrittura è assai godibile, molto imaginifica. Le situazioni ci vengono fotografate con poche pennellate di amore e di verità. Non vengono risparmiate critiche a chi di dovere. NM, MS e ML sono raffigurati a volte in modo tragicomico, a volte in pieno tentativo di salvarne il salvabile. Nella tensione costante verso il MC, utopico ma non troppo, si viaggia tra considerazioni ottimistiche e pessimismi direi di base. Un viaggio dall’inferno al paradiso, senza illudersi troppo.

Anche Salsa nella sua introduzione sottolinea come, durante la sua Presidenza del Club Alpino Italiano (dal 2004 al 2010), egli stesso “ha cercato di avviare un percorso di decostruzione dell’immaginario idealizzato della montagna il quale, spesso, s’identificava con il mito di Heidi”.

Per Reolon la strategia della decostruzione di Heidi è chiara: “Oggi abbiamo bisogno di una azione di quello spessore. Piccoli aggiustamenti non bastano e chiedere alle politiche neoliberiste che sono l’origine del male di esserne la medicina è semplicemente assurdo. Abbiamo bisogno di riscrivere le regole degli scambi globali, delle norme finanziarie, dei diritti minimi dei cittadini e dei lavoratori a livello globale, di ridefinire un nuovo patto sociale. Dentro questo nuovo patto sociale vanno ripensati pure i rapporti fra i territori, fra le aree urbane e quelle rurali, fra la città e la montagna…

Non ci sarà nessuna possibilità di salvezza per le Alpi senza un radicale ripensamento culturale e politico rispetto al pensiero dominante di stampo iperliberista. Il vero nocciolo della questione sta qui”.

Reolon intravvede che al Non Montanaro è data una grande chance, da non sprecare: “Ma il pensiero unico del turbo-capitalismo è anche la causa della crisi sociale, culturale, morale e politica del mondo occidentale. A te la prossima mano di carte, NM”.

Quindi, rivolto al Montanaro Scompaginato, “se continui a vivere in montagna senza vedere, senza sforzarti di comprendere, senza avere come primo obiettivo il collaborare e il trovare (come altri hanno saputo fare) una via in equilibrio tra tradizione e innovazione, non hai motivo di lamentarti se non di te stesso”.

Infine voglio riportare il suo accorato appello finale (neanche sentisse avvicinarsi la sua fine), più che altro un urlo di dolore valligiano la cui eco deve spargersi per il mondo intero pena la sua totale inutilità: “Abbiamo bisogno di politiche, abbiamo bisogno di maestri. Quei maestri che fanno innamorare di qualcosa che prima ci lasciava indifferenti, che trasmettono l’amore per la determinazione, la curiosità, la capacità di cambiare i paradigmi, per il piacere di rischiare e di mettersi in discussione, per l’insoddisfazione che l’accompagna, la ricerca del miglioramento, la fatica del conoscere, il gusto del camminare, l’amore per i dettagli, il senso dell’ironia, l’impegno civile”.

Per maggiori dettagli su Sergio Reolon, vedi wikipedia.

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Kill Heidi ultima modifica: 2017-04-10T05:33:37+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Kill Heidi”

  1. 2
    G.Valagussa il nonno says:

    Ho conosciuto Sergio ed, anzi, ho fatto parte della sua lista per la provincia non per essere eletto ma per il, seppur modesto, contributo di voti dal Cadore. Ultima volta ci eravamo sentiti per la questione dell’elisky, pratica a cui era contrario. Occorre ripensare la montagna di certo, ma senza delegarla ai “professori” chiudendo fuori dal dibattito le specie di montanari che non ci piacciono.

  2. 1
    paolo panzeri says:

    A proposito, credo, a fine anni 80, che il geniale professore Carlo Cipolla avesse pubblicato con il Mulino un libretto con questo titolo: “ALLEGRO, ma non troppo con le leggi fondamentali della stupidità umana”.
    In copertina c’è un’immagine che mi ricorda l’antica storia dell’asino, con l’uomo, la donna e il bambino.
    E’ definito un guizzo anarchico dell’intelligenza.
    E’ piccolino e si legge con piacere.
    E’ un buono spunto chiarificatore di tante cose attuali, ovviamente anche del passato.
    Ora l’hanno ristampato

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