Ho incontrato Daniza: cosa vi siete persi…

Ho incontrato Daniza: cosa vi siete persi…
di Chiara Baù
(da Il Giornale.it del 13 settembre 2014)

Tra le tante lettere pubblicate nelle varie redazioni sul caso della morte dell’orsa, siamo arrivati tardivamente a conoscenza di questa di Chiara Baù, milanese, appassionata di natura, che si è laureata con una tesi sulla conservazione dell’orso. Il racconto del suo incontro con Daniza è toccante e ci è piaciuto perché si stacca dal coro delle polemiche e tenta di offrire un contributo che è sempre prezioso, quello di chi, prima di giudicare, tenta di conoscere.

Questo il messaggio accompagnatorio di Chiara: “Questo articolo è stato poi pubblicato anche su Focus, la Repubblica, il Trentino e Vanity fair… Avevo scritto di getto non appena avevo saputo dell’uccisione di Daniza e quasi per gioco l’ho mandato a un po’ di giornali. Con mia grande sorpresa il giorno dopo era in prima pagina su il Giornale… ho lavorato molto nei rifugi, sono stata in Alaska, ho girato un po’ per il mondo è in quell’articolo c’è un po’ tutta me stessa… troverai molte critiche a questo mondo nel quale mi trovo sempre più ribelle ed estranea ma anche ammiratrice delle cose belle… questo è il primo anno che non lavorerò più nei rifugi, dove ormai la gente è più innamorata del segnale wi-fi che delle montagne…”.

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Ho incontrato Daniza: cosa vi siete persi…
di Chiara Baù

Ho incontrato Daniza in una piccola radura dieci anni fa durante la tesi, nel secondo anno del progetto Life Ursus. Il compito quotidiano era quello di rilevare nelle ore più improbabili per noi uomini, ma più probabili per gli orsi, la posizione di ogni esemplare. Erano circa le 5.30 del mattino, la luce tenue dell’alba si confondeva in quella radura nascosta ai confini del bosco. Il segnale era molto forte ma riuscire a vedere un orso era quasi impossibile. Dopo un anno di continui rilevamenti neanche l’ombra: l’orso per sua natura non ama farsi vedere.

Il mio sogno di bambina era quello di poterlo vedere anche solo una volta: non so come mai l’orso susciti un tale fascino in me, nelle tribù indiane che lo venerano da sempre o in chissà quale altra popolazione. Era già un anno che seguivo quel «bip bip»…

Quella mattina era speciale, ero in compagnia di una delle guardie forestali più esperte e appassionate di orsi. Nel silenzio di quelle ore mattutine ricordo che il segnale così forte quasi disturbava la pace del bosco, fino a quando a un certo punto «lei» è spuntata dagli alberi nella piccola radura, ricordo come fosse ieri. Si trovava a circa cinque metri da noi, ci ha guardato roteando il muso, incuriosita con l’aria di chiedersi: «Ma a quest’ora del mattino non avete nient’altro da fare che seguire me?». Ero impietrita, emozionata come non mai, insomma avevo davanti a me l’orsa Daniza, avevo davanti a me l’Orsa. L’avvistamento è durato pochi secondi scanditi dal battito del mio cuore, poi con il suo tipico andamento dondolante, Daniza è tranquillamente rientrata nel bosco. La felicità che mi ha preso è stata indescrivibile.

Chiara Baù
Presolana, Oskar Brambilla e Chiara Bau all'attacco della via dei Refrattari
Auguro a tutti di provare quella grande emozione, quell’incrocio di sguardi. È vero, è solo un animale, ma è l’Orso. Ricordo di aver immediatamente chiamato mia mamma a Milano senza rendermi conto che fossero solo le sei del mattino, provai a spiegarle ma non è facile descrivere la grande emozione che può portare l’incontro con un orso allo stato selvaggio.

Finita la tesi sentivo che aleggiava già una certa diffidenza e ignoranza nei confronti dell’orso in Trentino. Presa dalla voglia di riprovare quell’emozione così grande sono stata ben due volte in Alaska, in quelle terre dove è l’orso a farla da padrone, dove c’è rispetto per questo meraviglioso plantigrado, dove ci sono delle leggi che lo tutelano seriamente. Ho avuto l’enorme fortuna di vedere dei grizzly prima con una guardia forestale dell’Alaska e poi in kayak. Completamente da sola sono partita e ho avuto numerosi incontri.

Una volta ho letto una frase di Marie Curie che diceva «The power is the knowledge»: quanto è vero, signori miei.

Invito tutti a conoscere cosa voglia dire avere un orso nei propri boschi: è l’incontro con un mondo che vi siete dimenticati cosa sia, cercate in ogni posto dove sia il wifi senza sapere dove siete voi stessi, vi siete persi, dimenticando il fascino che si nasconde dietro all’incontro con qualcosa di selvaggio e totalmente incontaminato, dietro a una mamma che difende i suoi cuccioli. Conoscete ciò che vi circonda prima di averne paura o di giudicare. In quei pochi secondi in cui riuscirete a vedere tali animali in libertà sentirete dentro quel fascino primordiale che ci appartiene, che ci fa sentire parte di una natura così perfetta e in totale armonia, una natura le cui leggi dominano da milioni di anni, molto prima che nascesse l’Iphone 6. L’unico segnale che val la pena ascoltare è quello di seguire quell’armonia primitiva che solo la natura può darci.

Senza ricorrere agli scrittori romantici come Rousseau o Thoreau, fautori e celebratori della natura più incontaminata, poter conoscere veramente e apprezzare ciò che ci può dare un orso o qualsiasi altro animale è impagabile.

A me l’incontro con Daniza ha dato tantissimo, mi ha spinto nella direzione giusta arricchendomi più di qualsiasi «gratta e vinci». Non voglio insultare o dire quanto è vergognoso ciò che è successo a Daniza, ci sono già tante persone che lo fanno, ma solo augurare a tutti voi di incontrare un giorno un orso e di rimanere affascinati e arricchiti come lo sono stata io. Mi sento tra le persone più fortunate e privilegiate al mondo.

Auguro a tutti voi di incontrare un’altra Daniza un giorno.

 

 

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Ho incontrato Daniza: cosa vi siete persi… ultima modifica: 2015-07-04T07:00:55+02:00 da GognaBlog

29 pensieri su “Ho incontrato Daniza: cosa vi siete persi…”

  1. 29
  2. 28
  3. 27
    GIANDO says:

    Caro Sergio, pur non concordando pienamente in merito all’imposizione di un rischio ad un’intera comunità, e, quindi, anche a coloro i quali tale rischio non se lo vorrebbero assumere (e son ben consapevole di quanti rischi ben peggiori la nostra classe politica ci fa assumere), apprezzo molto le tue considerazioni ed il modo in cui le esponi. Questo è, infatti, il livello sul quale bisognerebbe sempre confrontarsi. Essere d’accordo o essere in disaccordo non è alla fine molto importante. Ciò che conta veramente è ragionare insieme sulle cose e trovare delle soluzioni magari non completamente condivisibili ma comunque accettabili. Questa è la base del vivere civile.
    La cosa che più di tutte mi urta, relativamente alla storia di Daniza e più in generale alla reintroduzione dell’orso in certi territori, è leggere articoli e commenti veramente scadenti sul piano dell’approfondimento, per non dire smaccatamente di parte a livello puramente ideologico ed in molti casi perfino offensivi e denigranti (talvolta purtroppo mi lascio andare anch’io, non sono immune da ciò, ma solitamente si tratta di risposte a provocazioni). Come ha giustamente scritto, sempre su questo blog ma in un altra circostanza, un signore trentino, gli attacchi subiti da animalisti e ambientalisti hanno fatto più male della stessa uccisione dell’orsa.
    Con tutto il rispetto per le opinioni altrui anche le parole di Chiara verso la fine dell’articolo “non voglio insultare o dire quanto è vergognoso ciò che è successo a Daniza, ci sono già tante persone che lo fanno” comportano uno scadimento di quanto da lei riportato in precedenza, uno svilimento delle sue esperienze. Ribadisco, ciascuno può avere le proprie opinioni ma di vergognoso, per non dire criminale, è ciò che, per es., subiscono in Cina gli orsi della luna, costretti a condurre una vita d’inferno con dei cateteri d’acciaio per estrarre la loro bile.
    Il tentativo di catturare Daniza rientrava pienamente nel progetto, il quale prevede pure la possibilità di abbattimento dell’animale in casi limite (fra l’altro il progetto sarà anche europeo ma nel 2006 un orso è stato ucciso in Baviera senza che avesse aggredito nessun essere umano). Purtroppo qualcosa è andato storto e l’orsa è deceduta ma dovrebbe essere chiaro ed evidente a tutti che se si fosse veramente voluto procedere alla sua sopprressione si sarebbe proceduto in ben altro modo.
    Ultimamente, in occasione dell’aggressione subita da Wladimir Molinari, ho letto vari interventi nei quali, a fronte di un trafilettino in cui veniva auspicata pronta guarigione all’aggredito, venivano sviluppati dei proclami a tutela dell’orsa puntando il dito contro gli addetti ai lavori onde evitare un’altra storia come quella di Daniza.
    Cioè, secondo me, siamo alla follia. Ma la gente pensa veramente che coloro i quali hanno lavorato dietro a questo progetto siano degli imbecilli? Personalmente, l’ho detto e lo ridico, non avrei reintrodotto l’orso ma ciò non significa che consideri degli improvvisati gli addetti ai lavori e se evidenzio alcune pecche lo faccio con spirito costruttivo anche perché, ribadisco, l’orso c’è e, pertanto, va salvaguardato.
    Caro Sergio, tu dici di aver intrapreso la strada della controcultura e a me va benissimo perché se continui ad esporre il tuo pensiero come lo fai in questo blog non puoi che godere del rispetto di tutti, favorevoli o contrari.
    Un caro saluto

  4. 26
    Sergio says:

    Concordo molto con la posizione espressa da Alberto. Poiché siamo in un blog dedicato prevalentemente alla montagna, il parallelismo con l’alpinismo mi pare estremamente azzeccato. Si tratta del rapporto uomo-natura (attività in montagna, ambiente, animali, etc). Giando, scusami se utilizzo le tue parole, ma provocatoriamente proverei a tradurle in termini alpinistici:
    Personalmente non avrei mai creato l’alpinismo. Ormai però ce l’abbiamo e, pertanto, bisogna salvaguardarlo. Al tempo stesso è assolutamente necessario fare il possibile e l’impossibile onde evitare ulteriori incidenti. Pensare che ciò si possa evitare solamente con una maggiore informazione e preparazione dell’essere umano è solamente ridicolo oltreché scorretto. La prevenzione va fatta, ci mancherebbe altro, ma bisogna anche mettere dei punti fermi (tetto al numero delle di vie sprotette, monitoraggo puntuale degli punti di assicurazione, interventi mirati sulle vie particolarmente pericolose) se no tutti i bei discorsini vanno a farsi benedire. Anche perché fino ad ora sono morti in quest’attività degli uomini adulti, sui quali è abbastanza facile sputar sentenze, ma se un domani dovesse rimanerci secco un ragazzino voglio vedere come a finire. La qual cosa, detto fra noi, spero proprio non si debba verificare mai.
    Come puoi vedere, questo è il classico e ritrito discorso dell’opinione pubblica o della società sicuritaria nei confronti dell’alpinismo.

    Continuo con il ragionamento. La differenza è che l’alpinismo è un’attività creata e scelta consapevolmente dall’essere umano. Rispetto all’alpinismo, che è scelto da una nicchia ristretta di persone, l’orso però viene “subìto” da una comunità molto più ampia di persone, che, a dispetto dell’alpinista, non avrebbe scelto, né accettato di assumersi alcun rischio. E’ giusto mettere a repentaglio la vita di un numero elevato di persone? Sembrerà una provocazione, ma, nell’ottica di un’approccio corretto alla natura, direi sì. Nell’ottica di considerare la natura come un elemento complesso e non controllabile dall’uomo, direi sì. Nell’ottica di un approccio responsabile (e responsabilizzante) alla natura, al suo aspetto selvaggio, direi sì. Tuttavia le persone, per la maggiore, non considerano la natura secondo questa ottica. Devono immergersi in essa per goderne a pieno la bellezza, ma senza correre alcun pericolo. La legge, le istituzioni, l’opinione pubblica spinge per garantire il diritto alla sicurezza. Garantendo e alimentando la totale inconsapevolezza del rapporto uomo-natura. E purtroppo ormai la nostra società e la nostra stessa cultura è imbastita e strettamente connessa alla deresponsabilizzazione, all’inconsapevolezza del rischio.
    Qui si diramano due strade per chi invece possiede invece una consapevolezza del rapporto uomo-natura: o accettare questa impostazione culturale e sociale, cercando alla bene e meglio di trovare delle mediazioni, o fare controcultura. Io propendo e ho intrapreso la seconda strada. Con l’educazione, con il rendere esplicito e consapevole il rischio e la sua accettazione. D’altronde sono un alpinista. Mi sembrerebbe incoerente fare altrimenti.

  5. 25
    GIANDO says:

    Onestamente non ci trovo nulla di particolarmente interessante, soprattutto alla luce dell’aggressione subita da Wladimir Molinari che fin da subito qualcuno ha pensato bene di mettere in dubbio (dalle successive indagini è poi stato identificato il plantigrado).
    Coi proclami non si va da nessuna parte. Personalmente, ma credo che la mia posizione sia sufficientemente chiara, l’orso non l’avrei reintrodotto. Ormai però ce l’abbiamo e, pertanto, bisogna salvaguardarlo. Al tempo stesso è assolutamente necessario fare il possibile e l’impossibile onde evitare ulteriori aggressioni. Pensare che ciò si possa evitare solamente con una maggiore informazione e preparazione dell’essere umano è solamente ridicolo oltreché scorretto. La prevenzione va fatta, ci mancherebbe altro, ma bisogna anche mettere dei punti fermi (tetto al numero degli esemplari, monitoraggo puntuale degli stessi, interventi mirati sugli animali maggiormente aggressivi) se no tutti i bei discorsini vanno a farsi benedire. Anche perché fino ad ora sono stati aggrediti degli uomini adulti, sui quali è abbastanza facile sputar sentenze, ma se un domani dovesse rimanerci secco un ragazzino voglio vedere come a finire. La qual cosa, detto fra noi, spero proprio non si debba verificare mai.

  6. 24
  7. 23
    GIANDO says:

    Lusa, se a tutt’oggi non si conosce il numero degli esemplari in circolazione, con stime variabili dai cinquanta ai settanta (stiamo parlando di una differenza di oltre il 35%), “no comment” dovrei dirlo io. Ma siccome credo fondamentalmente nella buona fede altrui ho preferito inserire le parole “un po’”.

  8. 22
    Lusa says:

    Leggo: “I nostri antenati hanno dovuto sputare sangue per vivere nell’ambiente alpino, all’epoca non c’era tempo per mettersi a fare dei ragionamenti filosofici o di altra natura. L’animale potenzialmente pericoloso andava eliminato per motivi di sopravvivenza.

    Sul web ho trovato questi interessanti articoli:
    http://www.montagna.tv/cms/5743/curmayeur-28enne-incornata-da-mucca
    http://ricerca.gelocal.it/altoadige/archivio/altoadige/2004/08/07/ALAAZ_ALA01.html
    http://animalrepublic.it/2014/08/anche-le-mucche-nel-loro-piccolo-si-incazzano/

    Desumo che anche le mucche siano animali potenzialmente pericolosi, e qualche incornata dalle mucche l’abbiano presa anche loro.
    Anche i non predatori sono “pericolosi”.
    Ciascuno tragga le proprie conclusioni.

  9. 21
    Lusa says:

    Leggo: Per farla breve, un po’ di Jurassic Park in tutta questa vicenda ce lo vedo, con buona pace di Chiara e di tutti coloro che come lei amano la natura.
    Un po’ di JURASSIC PARK???
    Il progetto europeo “Life Ursus” per la reintroduzione dell’orso sulle nostre montagne ha un po di Jurassic Park?

    No comment!

  10. 20
    GIANDO says:

    Ma vedi Alberto non è che l’orso sia stato eliminato nel giro di pochi anni. Dallo scontro fra due predatori, l’uomo e l’orso, ha avuto la meglio l’uomo. Ciò non si è verificato in ogni parte del pianeta. Posto che l’essere umano potrebbe effettivamente eliminare molte specie animali, la qual cosa non avrebbe, ovviamente, senso a prescindere da come la si veda, vi sono zone in cui l’orso ha continuato a condurre la sua esistenza. In Slovenia, come ho già evidenziato, che ce ne sono un tot, nel Parco nazionale d’Abruzzo pure, ecc.. Se in altre zone d’Italia si è arrivati alla resa dei conti evidentemente vi sono delle ragioni le quali vanno ben oltre alla sete di dominio dell’essere umano.
    Stiamo parlando di un animale vicinissimo all’estinzione in zone montane, dove la vita è sicuramente più dura che altrove e dove una volta era decisamente più complicata di oggi. Non stiamo parlando di un animale spazzato via dalla Riviera romagnola per costruire Mirabilandia.
    I nostri antenati hanno dovuto sputare sangue per vivere nell’ambiente alpino, all’epoca non c’era tempo per mettersi a fare dei ragionamenti filosofici o di altra natura. L’animale potenzialmente pericoloso andava eliminato per motivi di sopravvivenza. Sicuramente ci sarà stato qualcuno che avrà voluto collezionare dei trofei ma credo siamo ben distanti dalla decimazione dei bisonti attuata, per es., dagli americani.
    Per come la vedo io la reintroduzione dell’orso rientra molto nell’ottica del parco giochi. Poi, per carità, voglio ben sperare, anzi sono assolutamente certo, che moltissime persone le quali hanno lavorato al progetto orso e che continuano tutt’oggi ad adoperarsi per la sua riuscita siano animate da nobili sentimenti ma ciò non significa buttarla sempre e comunque sull’emozionale.
    Ci sono persone che hanno dedicato la propria vita ai gorilla o ai lupi. Ne prendo atto, le ammiro ed ammetto che non sarei capace di fare altrettanto. Da qui però a consigliare un incontro con un animale potenzialmente pericoloso di acqua sotto i ponti ce ne passa. Sarebbe come se Alex Huber consigliasse a tutti di salire slegati la Cima Grande di Lavaredo.
    La reintroduzione dell’orso in un contesto poco antropizzato andrebbe benissimo, non ci vedrei nessun problema. L’aver voluto ripopolare zone con una certa densità abitativa (non paragonabile, ovviamente, ad un ambiente cittadino) presta il fianco a problematiche dagli esiti tutt’altro che scontati. Per farla breve, un po’ di Jurassic Park in tutta questa vicenda ce lo vedo, con buona pace di Chiara e di tutti coloro che come lei amano la natura.

  11. 19
    Alberto Benassi says:

    E’ chiaro che è meglio evitare certi incontri, sopratutto con animali che possono essere pericolisi perchè per loro noi (e spesso lo siamo) potremmo essere dei nemici. Ma che si fa si eliminano?
    Se si decide di impegnarsi in certi ambienti bisogna anche assumersi la responsabilità di certi incontri.

    Non siamo padroni , ma ospiti. Non c’è un’entità superiore che ci ha dato il diritto divino d fare i padroni. Questo fare da padroni ce lo siamo preso con non poca violenza.

    E’ un pò come quando si decide di impegnarsi in una scalata. La scelta è nostra, ce ne assumiamo la responsabilità e ci facciamo carico delle coseguenze che ne deriveranno. Se le cose vanno male la responsabilità è nostra e di nessun altro.

  12. 18
    GIANDO says:

    Sinceramente anch’io non sento la necessità d’incontrare un orso allo stato brado. In montagna ho visto camosci, marmotte, falchi e altro genere di animali. L’unica volta che ho visto un plantigrado dal vivo è stato in estremo oriente ma era al guinzaglio (situazione da noi impensabile), se ne stava eretto sulle zampe posteriori ed era alto quanto me, cioè poco più di un metro e ottanta. Ammetto di aver sentito un piccolo brivido lungo la spina dorsale.
    Forse sarò insensibile ma francamente mi emoziono di più a vedere i meravigliosi panorami che si possono ammirare dalla cima di una montagna oppure a guardare giù da strapiombi alti centinaia di metri. Mi piace sapere che gli animali possano vivere nel loro ambiente naturale e detesto vederli in gabbia ma non per questo amo particolarmente interagire con loro. Infatti non ho né cani né gatti e non sento il bisogno di averli. Come dice Fabrizio non è necessario fare la Solleder per provare emozioni, almeno non per tutti.
    Sempre più spesso si sentono e si leggono ragionamenti di tipo “homocentrico” all’incontrario, nel senso che all’uomo vengono attribuite le colpe di tutto ciò che succede sul nostro pianeta. C’è l’inquinamento atmosferico? E’ colpa dell’uomo. Ci sono le esondazioni? E’ colpa dell’uomo. E via andare. Posso convenire sul fatto che ragionare in tali termini costituisca un’ottima strada per migliorare le cose ma un conto è esserne consapevoli un’altro è invece credere che la verità sia effettivamente quella sopracitata.
    Viviamo in un oceano d’ignoranza, conosciamo appena il 5-10% di tutta la materia esistente nell’universo. Come possiamo pensare di trarre delle conclusioni? Conoscere significa anche avere l’umiltà d’immedesimarsi nelle situazioni perché la vera conoscenza si ottiene attraverso un processo d’immedesimazione. La conoscenza intellettuale equivale a vedere le cose come attraverso un velo.
    Chiara si è sicuramente immedesimata ma ciò non significa che abbia altresì vissuto delle esperienze assolutamente negative. L’incontro con un orso può essere particolarmente emozionante se le cose vanno bene ma può essere particolarmente devastante se le cose vanno male. I signori che sanno tutto su come comportarsi in presenza di un plantigrado, soprattutto quando ciò accade all’improvviso, nel giro di pochi secondi, vorrei vederli in una situazione reale. Vorrei prendere atto della loro capacità di gestione delle emozioni proprie e dell’orso.
    Parlando con le persone, in particolare con alcuni amici trentini, emerge un elemento sconcertante, almeno secondo il mio punto di vista, e cioè che l’orso viene percepito alla stregua di un cartone animato. Ovviamente, a favore di questo modo di ragionare giocano le statistiche. Ho letto, non ricordo dove, che le aggressioni gravi ammontino in Slovenia ad una all’anno circa (con una popolazione di circa 450 plantigradi). Mi sta’ bene però non vorrei essere quell’uno.
    L’Appennino si è ripopolato di lupi senza l’intervento dell’uomo, o meglio, l’uomo ha contribuito a ciò tramite l’abbandono di molti territori (chiaramente sono intervenute anche altre cause). Se per ripopolare l’orso è stato necessario importare degli esemplari dalla Slovenia significa che l’animale non aveva le condizioni adatte per riprodursi. Mi pare un’osservazione logica non credo si debba essere degli esperti per giungere ad una simile conclusione.
    Voler sostenere che l’ambiente attuale sia idoneo alla perfetta convivenza uomo-orso risulta, pertanto, abbastanza ridicolo perchè a questo punto si potrebbe sostenere che è idoneo perfino uno zoo. In definitiva anche il ripopolamento forzato dell’orso costituisce una sorta di atteggiamento “homocentrico” al quale possono essere date due diverse chiavi di lettura. La prima “sono l’uomo e ho la capacità di fare ciò che voglio”, la seconda “sono l’uomo che ha molte colpe e, pertanto, decido di lavarmi la coscienza”. In entrambi i casi non emerge un ragionamento veramente “naturale” che porta cioè a considerare l’estinzione dell’orso alpino come l’inevitabile risultato dello scontro fra due predatori.
    Credo che solo così sia possibile operare in maniera equilibrata. Conoscere l’orso non significa accettarne in toto i comportamenti, non significa dare sempre e comunque la colpa all’uomo in caso di aggressione o ipotizzare per semplice partito preso che l’aggredito stia mentendo, non significa scatenare un putiferio in caso di abbattimento dell’animale pericoloso.
    Se devo dare un giudizio in merito all’accettazione dell’orso da parte nostra non posso che esprimere parere negativo non solo con riguardo a chi era ed è contrario all’operazione di ripopolamento (ovvia constatazione) ma anche nei confronti di coloro che di tale operazione se ne fanno paladini senza conoscere realmente come stiano le cose.
    Comunque, se le popolazioni residenti son contente di come vanno le cose son poi contento anch’io. Semplicemente prendo atto di quanto su questa tema continui ad esservi un eccesso di emozionalità, il quale non giova assolutamente allo sviluppo di una corretta conoscenza dell’argomento in oggetto.

  13. 17
    Fabrizio Roveda says:

    Comunque una considerazione: volendo reintrodurre l’orso in un habitat che gli era naturale, ci si dimentica che la notevole antropizzazione degli spazi montani ha reso questo progetto, a mio modesto parere, anacronistico, rendendo problematica la coabitazione uomo/orso.
    Se non ricordo male, l’ultimo orso abbattuto nel Parco Adamello-Brenta fu circa due secoli fa. Da allora la pressione antropica ha radicalmente modificato ( ci piaccia o meno) l’habitat di diverse specie, rendendone problematica la re-introduzione.
    Pure la motivazione che l’orso possa operare quale regolatore dell’equilibrio della fauna ( cosa che avviene per altre specie) mi sembra risibile: le diverse decine di capretti ed agnelli uccisi dagli orsi sarebbero stati sacrificati in ogni caso da noi umani…..

    (Una parentesi molto prosaica: già alcuni anni fa il costo vivo per la introduzione, il monitoraggio e il risarcimento dei danni provocati aveva raggiunto diverse centinaia di migliaia di Euro…forse esistevano migliori alternative…)

    “non è facile descrivere la grande emozione che può portare l’incontro con un orso allo stato selvaggio”
    Potrei obiettare che non è necessario per provare emozioni per una salita fare la Solleder al Civetta, ma trarre soddisfazione anche da una salita di media difficoltà sulle ns Alpi.
    Alcuni anni fa, mentre scendevo dalla selvaggia Val Rabbia (riserva integrale del Parco Adamello) incontrai una famigliola di camosci: i genitori con un piccolo che brucavano tranquilli l’erba. Mi divertii per curiosità ad avvicinarmi a loro lentamente e senza movimenti bruschi, ma quando la distanza diventava meno di una decina di metri, lentamente e senza paura si allontanavano insieme mettendo una distanza di sicurezza tra me e loro.
    Questo tira e molla andò avanti per 4 o 5 volte, dopo di chè il maschio si fermò, diede una spallata al cucciolo, una testata violenta alla femmina, facendoli allontanare, poi si girò verso di me abbassò lentamente la testa e mi fissò con occhi significativi: se fai ancora un passo in avanti verso di noi, ti carico!
    Ecco, questo incontro è forse meno appagante di quello di pochi secondi dell’orso?

    “auguro a tutti voi di incontrare un’altra Daniza un giorno”
    NO!
    Francamente, girando per sentieri in montagna con le mie nipotine, preferirei non accadesse.

  14. 16
    Sergio says:

    Ebbene sì, Lusa, natura è caos. Anche Nietzsche già parlava in parte di non linearità, di auto organizzazione della natura, fantastico. La mancanza di determinismo, di comprensione lineare, causa-effetto, non significa mancanza di leggi, di dinamiche. Ma qui si entra in argomenti laterali, che poco hanno a che fare con l’argomento trattato, di cui non credo sia necessario e di cui non sento la necessità di parlare qui e ora. Buona continuazione.

  15. 15
    Lusa says:

    Sergio scrive: La wilderness è pericolosa, incontrollabile e imprevedibile come tutto ciò che è selvaggio” è semplicemente scorretto. La scorrettezza di questa frase è stabilità dalle leggi della natura,
    Siamo sicuri che la suddetta frase: “La wilderness è pericolosa, incontrollabile e imprevedibile come tutto ciò che è selvaggio” sia poi tanto scorretta?
    Sul web ho trovato questo articolo: http://www.mountcity.it/index.php/2015/06/16/caccia-allorso-che-ha-aggredito-il-jogger-con-il-suo-cane-ma-come-comportarsi-in-caso-di-incontro-ravvicinato/

  16. 14
    Lusa says:

    Una volta un filosofo ha detto: “Chaos sive natura” e poi “Guardiamoci dal dire che esistono leggi della natura. Non vi sono che necessità..”
    Quanta ragione in queste parole.

  17. 13
    Sergio says:

    Lusa,
    la posizione estrema (anzi estremistica) non è dettata solo da ripetere una frase, ma da quello che la accompagna, è un atteggiamento. Il dire “Ma la wilderness è caos, non è ordine e non può essere addomesticata a piacimento come un parco cittadino. La wilderness è pericolosa, incontrollabile e imprevedibile come tutto ciò che è selvaggio” è semplicemente scorretto. La scorrettezza di questa frase è stabilità dalle leggi della natura, dalla fisica, dalle leggi del caos, semplicemente. Negare questo aspetto è negare la natura stessa e quindi il suo spazio, che a te tanto è caro. E soprattutto crea una contrapposizione tra uomo e natura che di per sé non esiste e che è controproducente.

    Il ripetere una frase non mostra alcuna soluzione alle domande, come? dove? perché? chi? quando? etc. E’ il semplice ribadire a diversi livelli di analisi e di vissuto emotivo (come in questo caso) un principio che in larga parte è condivisibile, ma che deve essere declinato per esserlo realmente. Se a poi a questa frase si aggiunge un concetto travisato della natura, come un insieme caotico altro da noi e non soggetto a alcuna legge, da qui nasce quella che a me pare una posizione estremistica che crea solamente una contrapposizione.
    Prova a pensare all’esperienza di Chiara. Un momento simbiotico. In cui Chiara era natura, come lo era l’orso e come lo era l’ambiente circostante. In cui l’uomo ha rispettato le leggi della natura. In cui uomo e natura hanno vissuto nello stesso spazio. Con un atteggiamento di questo tipo non ci sarebbe bisogno di spazio per l’uomo e spazio per la natura, ma ci sarebbe uno spazio comune che andrebbe ad espandersi. Conosco molte persone che vivono in questo rapporto con la natura, nel rispetto, nel timore, nella dipendenza da essa.
    Fa male, lo so, vedere la distruzione, il dominio bieco dell’uomo sull’animale, fa male vedere il nostro Monte Bianco ridotto a bellissima prostituta per non vedenti, e questo porta a un atteggiamento chiuso, eccessivo, incondizionato. Ma a volte bisogna guardare, ascoltare gli altri nostri simili, per imparare nuovi metodi per declinare dei principi.

  18. 12
    Lusa says:

    Leggo: “Non capisco perciò il ripetere in modo pedissequo e insistente una frase, cercando di mostrare una realtà estrema, senza soluzione per alcun rapporto. Il porsi in una posizione estrema come quella espressa da Lusa non mostra alcuna strada, oltre a non essere corretta.”
    La frase in oggetto penso sia questa: “DOBBIAMO SEMPLICEMENTE FARE IN MODO CHE LA NATURA, ALMENO IN MONTAGNA, SI RI-APPROPRI DELLO SPAZIO CHE LE ABBIAMO RUBATO.”
    Chi sostiene questa frase, ovvero questo pensiero si pone in una posizione estrema, non corretta, senza soluzione di alcun rapporto?
    E chi può giudicare ciò che è corretto e cio che non lo è?
    Si vuole o non si vuole “CHE LA NATURA, ALMENO IN MONTAGNA, SI RI-APPROPRI DELLO SPAZIO CHE LE ABBIAMO RUBATO”.?
    E perchè non lo si dovrebbe volere?

  19. 11
    Sergio says:

    Grazie Chiara,
    il tuo racconto è toccante. Perché racconta di un’esperienza e di uno stile di vita totalizzante, fatto di magnifici e “enormi” particolari. Ho la fortuna di essere cresciuto e di poter continuamente a attingere a un un approccio alla natura molto simile al tuo. Ma soprattutto ho avuto la fortuna di avere attorno a me persone che mi hanno insegnato a sentire la natura. Mi hanno insegnato a assumere i tempi e gli spazi dettati dalla natura. Le emozioni che nascono allo spuntare del cervo dopo infiniti appostamenti, nel mezzo di bramiti bui e spaventosi, di fronte alle parate amorose del gallo fornello, nel momento in cui l’ aquila rientra nel suo nido con la preda, al momento dell’alba tanto attesa, sono esperienze totalizzanti, poichè per provarle bisogna assumere uno stato simbiotico con l’ambiente circostante.

    Come per molti aspetti del rapporto uomo-natura, credo che il giusto mezzo per stabilire un equilibrio passi dalla conoscenza e dall’educazione. Non capisco perciò il ripetere in modo pedissequo e insistente una frase, cercando di mostrare una realtà estrema, senza soluzione per alcun rapporto. Il porsi in una posizione estrema come quella espressa da Lusa non mostra alcuna strada, oltre a non essere corretta. La wilderness, come persino l’uomo, il suo pensiero, le sue azioni, nonostante il suo tentativo di autodeterminazione, sono dominati dal caos. Ma questo non significa che non ci siano regole, leggi, tendenze. Il caos possiede tutti questi elementi. Non tutto è incontrollabile e imprevedibile. Nulla potrebbe esistere, nemmeno la wilderness a queste condizioni. Conoscere le regole, le leggi che sottendono l’autorganizzazione del sistema natura è fondamentale per entrare in rapporto con essa. Purtroppo l’uomo ha creato un sistema di norme in completa opposizione a queste leggi, ignorando la sua stessa natura. Per mancanza di conoscenza. Per interesse. Così oltre alla natura, sta distruggendo persino se stesso.

    Ma l’uomo stesso è natura. Non può esimersi da questo aspetto. Chiara con il suo racconto ha educato. Ha mostrato come l’essere umano sia in rapporto stretto con la natura, come con questa condivida sensazioni e emozioni. L’educazione verso il rapporto corretto con la natura è fondamentale. Per noi e per le nuove generazioni. Non si deve concepire una natura esterna all’uomo, ma un uomo strettamente connesso con la natura. Non mi ritengo sconfitto nel vedere la distruzione perpetrata dall’uomo di fronte alla natura; credo ancora nell’uomo e nelle sue magnifiche e purtroppo dimenticate possibilità naturali. Grazie Chiara.

  20. 10
    GIANDO says:

    La questione è un po’ complessa ma purtroppo viene molto spesso vissuta a livello puramente emotivo (salvo forse da parte degli addetti ai lavori). Negli ultimi tempi ho cercato di documentarmi il più possibile, anche con la collaborazione di amici trentini peraltro favorevoli al progetto orso.
    Non so se sia riuscito a farmi un’idea chiara però ritengo si debba riflettere molto attentamente vagliando un po’ tutti gli aspetti. Per quanto concerne la disinformazione a mio modesto avviso ce n’è tanta, sicuramente meno a livello di locals ma parecchia a livello di turisti. Forse esagero nel dire che qualcosa sia sfuggito di mano? Può darsi però il fatto che a tutt’oggi non si sappia quanti siano gli esemplari sul territorio (che non è ovviamente il solo Parco Adamello-Brenta e nemmeno il Trentino perché i plantigradi in oggetto macinano dei gran chilometri ogni giorno) lascia intendere che forse qualche falla c’è stata. C’è chi dice che gli orsi siano una cinquantina, chi una settantina. Lo stesso Messner, che non sarà un esperto del settore ma non è nemmeno tonto (un minimo di esperienza in giro per il mondo se l’è fatta) ha avuto modo di rimarcare che di orsi ce ne sono troppi.
    Ora, posto che l’habitat in cui sono stati reintrodotti non può essere considerato wilderness, almeno non secondo i parametri consueti (leggasi parchi americani), per quale motivo si deve scoprire solamente adesso che il monitoraggio di tutti gli esemplari non è possibile? Perchè questa è la realtà. Come mai fin dall’inizio non è stata data ampia informativa al riguardo? E’ chiaro che dopo nascano mille dubbi, molti dei quali forse infondati, relativamente a tutta la gestione nel suo insieme.
    In merito all’abbatimento di Daniza, posto che continuo a ritenerlo un errore umano, deprecabile fin che si vuole (per errore umano muoiono purtroppo anche molti di noi, per esempio in incidenti stradali e perfino negli ospedali), ci tengo a precisare che il progetto orso prevede chiaramente la possibilità di abbattimento seppur come extrema ratio. Quanti sono a conoscenza di ciò? Boh, non ho idea però a giudicare dalla miriade di commenti apparsi sui giornali, sulle riviste, sui blog, ecc., pare che questo aspetto sia abbastanza sconosciuto.
    L’essere umano ha paura di ciò che non conosce. Perché gli incidenti stradali non ci fanno paura o ce ne fanno poca? Perchè ormai ci siamo assuefatti. Quasi tutti hanno la patente e per conseguirla hanno dovuto sostenere degli esami. Se a questo poi si aggiunge che guidare è spesso e volentieri una necessità, diventa inevitabile considerare i mezzi di locomozione degli strumenti a basso rischio.
    Forse i nostri antenati erano abituati a convivere con gli orsi come noi oggi conviviamo con automobili, motociclette e camion. Ergo, non si può pensare di reintrodurre un animale come l’orso dalla sera alla mattina e pensare che possa essere accettato senza problemi, soprattutto quando, si presume senza cattiveria, aggredisca qualcuno.
    Pensiamo cosa è successo in medio oriente. Probabilmente alla stragrande maggioranza di noi, nata e cresciuta in ambiente cattolico, sembrerà normale che gli Ebrei si siano riappropriati della loro terra, culla della religione cristiana. Peccato che nel frattempo (quasi duemila anni) quei territori siano stati abitati da altre popolazioni, nei confronti delle quali è stata attuata un’espropriazione della terra con mezzi che si commentano da soli.
    Può darsi abbia fatto un paragone poco calzante (l’orso non ci sta’ espropriando nulla perché siamo stati noi a volerlo e a pilotarne il reinserimento) però non dimentichiamo che il simpatico plantigrado, almeno nelle Alpi italiane, si era ridotto al lumicino non certo nel giro di una generazione. Pertanto, non si può auspicare una sua reintroduzione in tempi brevi, soprattutto in un territorio con una certa densità di popolazione.
    Forse mi sbaglierò ma se gli addetti ai lavori non danno dimostrazione di saper gestire adeguatamente la situazione, e le aggressioni non depongono sicuramente a loro favore, temo che tutto l’ambaradan non finirà nel migliore dei modi, soprattutto per l’orso che alla fine della fiera non c’entra una mazza e che magari avrebbe preferito starsene in Slovenia insieme ad altri 450 (più o meno) suoi simili.

  21. 9
    Blitz says:

    Chiara, leggendo il tuo racconto mi è scesa una lacrima di invidia, e di rabbia allo stesso tempo…
    .
    – Invidia per l’ incontro semplicemente grandioso che hai fatto… penso che sia un’ emozione difficile da descrivere quella che hai provato, estremamente intensa, esplosiva… e sei stata brava a riuscire a trasmettercela… non ti nascondo che ho anch’ io il tuo stesso sogno…
    .
    – Rabbia per la fine che hanno fatto fare a una mamma che difendeva i propri figli, e per come la Provincia di Trento stia gestendo male la cosa, generando sospetto e paura tra la gente a causa di una mancata informazione adeguata…

    Per chi parla di pericolosità… abito a Padova, ogni giorno il pronto soccorso viene rifornito di gente che ha fatto a coltellate o a bottigliate, ogni giorno molti di più di quelli attaccati dall’ orso su tutto l’ arco alpino in un anno, eppure nessuno (purtroppo) ha chiesto di poterli sopprimere in quanto esemplari problematici / pericolosi…

  22. 8
    Lusa says:

    E di nuovo torna in ballo la “società securitaria” che vuole sicura anche la wilderness, una wilderness addomesticata senza “pericoli”.
    Una wilderness a misura di “animale uomo”, a misura di antropizzazione, una sorta di bosco incantato “sicuro”.
    Il rale pericolo, quello di estinzione per alcune specie di animali e di piante, passa in secondo piano, se non per tutti coloro che si adoprano per salvare e salvaguardare queste specie – in taluni casi promuovendo specifici piani per la loro reintroduzione.
    Ma la wilderness è caos, non è ordine e non può essere addomesticata a piacimento come un parco cittadino.
    La wilderness è pericolosa, incontrollabile e imprevedibile come tutto ciò che è selvaggio.
    “DOBBIAMO SEMPLICEMENTE FARE IN MODO CHE LA NATURA, ALMENO IN MONTAGNA, SI RI-APPROPRI DELLO SPAZIO CHE LE ABBIAMO RUBATO.”

  23. 7
    Alberto Benassi says:

    caro RAUL ma non ci hai ancora pensato quanto è pericoloso l’animale UOMO sopratutto per i suoi simili!!

    che facciamo lo sopprimiamo? mettiamo la pena di morte?

  24. 6
    Daniele Piccini says:

    Fortuna che ancora ci sono giovani come te, Chiara. A Raul vorrei obiettare, non per come scrive, ma per cosa scrive che secondo la sua visione dovrebbero solo esistere animali innocui o comunque se potenzialmente pericolosi non nei boschi vicino a casa sua. Anche se gli “piacciono tanto”.

  25. 5
    Marcello Cominetti says:

    Raul ma di dove sei? Non che sia discriminante, figuriamoci, ma scrivi in un modo incomprensibile, almeno per me. Ma gli orsi ti piacciono o li uccideresti tutti?
    Ciao Chiara, nelle tue parole ho riconosciuto proprio te!

  26. 4
    carlo occhiena says:

    grazie.

  27. 3
    Lusa says:

    “DOBBIAMO SEMPLICEMENTE FARE IN MODO CHE LA NATURA, ALMENO IN MONTAGNA, SI RI-APPROPRI DELLO SPAZIO CHE LE ABBIAMO RUBATO.”
    Lupi, orsi, camosci, stambecchi, mufloni, cervi, rapaci, ecc., cosa sarebbe la wilderness senza di loro?!

  28. 2
    Alberto Benassi says:

    quello che è veramente incredibile oggi è che ci sono ragazzi che sanno tutto sull’ iphone ma non sanno nulla di una gallina, di un coniglio.

    Chiara sei stata fortunata a vivere questo incontro.

  29. 1
    Raul says:

    Non credo che si odia l’orso solo perché si preferisce che non ci sia nel bosco per paura di incontrarlo. Poi anche se è solo un caso su un miglione che per vari motivi viene in qualche modo in contatto molto ravvicinato con l’orso, e per spavento di entrambi e istinto uno attacca e l’altro prima si comporta da agitato e viene quindi aggredito, non credo che si possa dire ma si dai è solo uno su un miglione è raro l’attaccoquindi è accettabile. No nessun ferito vale l’orso anche un solo attacco e di troppo . Anche se mi piacciono tanto

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