Hortus Europae

Hortus Europae

“Nessun reale sforzo per cambiare rotta verrà mai tentato se a fianco degli spettri agitati con fin troppo buon senso dalla scienza ecologica, non verrà innalzato il vessillo dell’amicizia disinteressata e inutile con la Natura. Noi combatteremmo contro la rapina delle risorse naturali anche se, per ipotesi, le risor­se del pianeta fossero infinite; combatteremmo contro la distru­zione delle foreste anche se la loro scomparsa non provocasse una degradazione irreversibile degli ecosistemi terrestri; combatte­remmo contro gli inquinamenti delle acque, dell’aria, del suolo anche se dagli inquinamenti non fosse minacciata la nostra salute fisica e il nostro benessere materiale. E combatteremmo semplice­mente perché boschi, ambienti naturali, animali selvatici, acque limpide e così via, hanno dato e danno alla nostra vita un senso al quale non siamo disposti a rinunciare” (Carlo Alberto Pinelli).

Ho voluto riportare questa citazione per introdurre il discorso della memoria. Con questa abbiamo fatto sempre le scelte più importanti. Ed è nel ricordo degli ambienti naturali che si iniziarono le grandi battaglie ambientaliste, oggi un po’ smarrite nei meandri della guerra di trincea. È nel ricordo degli ambienti naturali che un luogo come il Monte Baldo è diventato palestra di scienza botanica e non solo.

Nel comune di Ferrara di Monte Baldo, a 1232 m di quota tra il Lago di Garda e la Valle dell’Adige, è stato realizzato da qualche anno l’orto botanico di Novezzina. Questo si estende per circa due ettari e ospita poco meno di 500 specie. La visita è articolata in progressione logica, il materiale illustrativo e le targhette aiutano anche il visitatore meno esperto riportando sempre i dati essenziali per l’identificazione e le notizie basilari per una prima conoscenza. L’itinerario ci porta così alla scoperta della flora di scarpata, di roccera, di macigno, di quella palustre e perfino di quella di recupero dei bordi stradali. E poi ancora le specie parassite, carnivore o endemiche che prediligono il terreno da pascolo, oppure il sole o l’ombra. Si possono ammirare esclusività mondiali come il Calliantheumum kerneranum, che cresce solo nei pascoli baldensi sopra i 1500 m, o di rarità tipiche della zona come il Carex baldensis o la Kanutia baldensis. Curiosità che da sole giustificano un viaggio e meritano una camminata. Che il Monte Baldo sia un grandissimo giardino è assai noto e invitante ma, se non si hanno conoscenze specifiche, conviene prima servirsi del meraviglioso strumento dell’orto botanico, poi avventurarsi in mezzo a prati e ghiaioni scoscesi nella speranza di imbattersi in qualche bell’esemplare: sapendo almeno cosa andiamo a cercare, in che stagione e dove. E in ogni caso ricordando che tutto questo è un bene prezioso che l’uomo può distruggere anche senza volerlo.

Lago di Garda e Riva dal Monte Baldo
Lago di Garda e Riva dal Monte Baldo

Studiata e illustrata dai più grandi studiosi fin dal secolo XVI, la catena del Monte Baldo si allunga approssimati­vamente da nord a sud, dal Passo di San Giovanni (Lago di Loppio) fino alla piana di Caprino. Mentre il versante occidentale precipita per più di duemila metri sul Lago di Garda con un ripido versante, il versante orientale sulla Valle Lagarina, al contrario, è ricco di dolci pascoli e riacquista un carattere più inaccessibile soltanto a quota più bassa. Specialmente sul versante occidentale, più selvaggio e in genere meno antropizzato, è ben visibile il fenomeno delle fasce vegetazionali, esemplare per gli scopi didattici: la temperatura media annua diminuisce con l’altezza, ma anche la latitudine esercita una consistente influenza: così, data la notevole lunghezza della catena in senso sud-nord, le fasce vegetazionali hanno un andamento leggermente obliquo. Come un libro aperto, la montagna offre con indifferenza i suoi misteri e le diverse spiegazioni possibili.

Chiamata Hortus Europae dai primi studiosi, la catena del Monte Baldo è un esempio, posizionato assai strategicamente alle porte del giardino Italia, di come la montagna possa essere insegnamento per chiunque sia interessato ai fenomeni naturali. Ma è soprattutto un esempio di come essa vada protetta.

Vista da Tignale sul Monte Baldo e sul Lago di Garda
Vista da Tignale sul Monte Baldo e sul Lago di Garda

Le parole di Pinelli sono portavoce di ciò che intende Claudio Magris quando dice che ciò che è funzionale svanisce, mentre ciò che ha un reale senso fa parte dell’eternità nel tempo che continua. Solo con la forza della memoria si può lottare per obiettivi non funzionali. Sapere tutto sulle evoluzioni geologiche e climatiche del Monte Baldo, destreggiarsi tra mille ipotesi cercando conferma nel sasso e nell’arbusto, sono esercizi utili alla scienza, che di solito però si arrende di fronte alla difficoltà della rinuncia allo sfruttamento. Per Walter Veltroni “memoria” non è la fredda lezione della storia, l’elenco dei fatti accaduti con annesse motivazioni: memoria è quel ricordo del passato che ci rende liberi e non ci costringe a ripeterlo.

C’è infatti il pericolo che l’amministrazione regionale, nello sforzo in buona fede di far conoscere un luogo e la sua importanza, e quindi nel bel mezzo di iniziative utili alla “valorizzazione”, si dimentichi del “senso” di un luogo e lo banalizzi. Come mentre da un lato si cerca di costruire tra mille difficoltà ed egoismi un’unione europea basata sulla moneta unica, ci si scorda del senso generale di tale evento storico, unico e possibile sbocco ad una storia secolare di cultura e di guerre sanguinose. Ma anche questo fa parte di quella “radicale insensatezza del mondo e dei suoi accadimenti che ci fa esigere la certezza della salvezza” (Immanuel Kant). La speranza dunque che il Monte Baldo, come esempio di memoria, rappresenti veramente quell’Hortus Europae di cui evoca tutte le possibili delizie per gli occhi e per l’intelletto, è ben viva e trova conforto proprio in quelle radici che il nostro tempo distrugge senza valide alternative.

È giusto che negli archivi degli scienziati, nei file dei cervelloni elettronici, nelle tesi di laurea di giovani di belle speranze trovi spazio la gran messe di dati ricavati dal terreno. Ma noi osservatori esterni, profani amanti della montagna e della natura, irriducibili sognatori pensiamo che la memoria delle cose non deve essere solo negli scaffali ma dentro di noi, quindi sempre presente ad influenzare le nostre scelte, attiva e non passiva. Ed osserviamo con timore il rifiuto sempre più generalizzato della memoria, quando i montanari, che fino a ieri ne erano diligenti custodi, sembrano dimenticare completamente la loro terra, quando gli alpinisti nulla sanno più degli anni ’30 o dell’800, quando la massa di turisti invade come stormo di cavallette le nuove terre in vendita, quando i pieghevoli sviliscono e le APP appiattiscono. Una volta si poteva dare colpa ai totalitarismi che uccidevano la memoria, proprio per impedire quella libertà di cui essa è foriera. Ma oggi nessun regime ci minaccia: dunque non abbiamo scuse per rimediare ad errori e dolori. Si è esercitata violenza sulla vittima: almeno ora dobbiamo impedire che si faccia ancora più violenza sul suo ricordo. Eppure, proprio come i dittatori si sono sempre accaniti sul ricordo delle vittime a spese delle quali hanno raggiunto il potere, con l’equalizzazione televisiva annacquiamo la memoria e smorziamo la luce che sono in noi.

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Hortus Europae ultima modifica: 2015-11-27T06:00:54+01:00 da GognaBlog

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