L’Hotel Pequeno e i ruderi della sua seggiovia

Occorre far notare che Lecconotizie.com è una vera e propria miniera di chicche ambientali (e non solo). Questa volta sono incappato in Pequeno-Masone, la “Consonno” della Valsàssina, un articolo di Giacomo Perucchini del 20 luglio 2014 (vedi http://www.lecconotizie.com/cronaca/pequeno-masone-la-consonno-della-Valsàssina-183114/)

Anzitutto occorre spiegare il perché del titolo. Che c’entra Consonno? Per capire questo vedi Consonno: il fascino di un paese fantasma. L’articolo è stato scritto prima che il cosiddetto impianto della Nuova Orscellera fosse costruito e ultimato (inizio stagione invernale 2014-15).

La vecchia seggiovia Barzio-Piani di Bobbio (Hotel Pequeno)
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Pequeno-Masone, la “Consonno” della Valsàssina
di Giacomo Perucchini
(da Lecconotizie.com del 20 luglio 2014)


In questi giorni hanno preso il via i lavori di costruzione della nuova seggiovia all’Orscellera, ma in pochi sanno che nei boschi sotto lo Zucco Orscellera sono ancora presenti gli impianti originali con la prima seggiovia che saliva da Barzio a Bobbio, un misto tra degrado e un vero e proprio “museo di archeologia sciistica” a cielo aperto.

Sicuramente molti valsassinesi sono a conoscenza di questa vicenda e anzi avrebbero innumerevoli aneddoti da raccontare, ma a beneficio di chi non conoscesse questi luoghi, cerchiamo di ricostruire la storia dalle origini anche grazie ai post degli utenti sul forum di Funivie.org (http://www.funiforum.org/funiforum/showthread.php?t=3767) ed alle ricostruzioni di alcuni valsassinesi interpellati.

La vecchia seggiovia che saliva ai Piani di Bobbio partiva da circa 200 metri dalla piazza di Barzio, precisamente in località Cà Sana, saliva oltre la località Masone dove c’era una stazione intermedia di scambio (i ruderi ancora esistono) poi proseguiva fino a Bobbio vicino all’Hotel Pequeno, che è quell’edificio che ancora oggi si vede arrivando da Lecco. Da lì si percorrevano circa 200 metri a piedi aggirando l’hotel e si raggiungeva la partenza di un’altra seggiovia che portava in vetta allo Zucco Orscellera.

Ruderi della vecchia seggiovia Barzio-Piani di Bobbio (Hotel Pequeno). Foto: Giacomo Perucchini

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Dopo alcuni incidenti (sul primo troncone erano anche morte delle persone a seguito di un arresto dell’impianto: i freni automatici non avrebbero tenuto e i seggiolini hanno iniziato a ruotare al contrario sbalzando la gente contro il muro nella stazione di partenza) e numerose valanghe cadute dall’Orscellera sul versante sud, si è deciso intorno al 1960 di chiudere tali impianti e di spostare la salita ai Piani nella conca dove sorge l’attuale ovovia. E così anche l’Hotel Pequeno è andato in rovina. Nulla però è mai stato smantellato e tutto è andato lentamente in rovina e preda del tempo e dei vandali.

Ancor oggi i ruderi dell’Hotel Pequeno sono ben visibili da valle: è infatti quella grande struttura bianca posta sul rilievo a picco su Barzio, impossibile non notarla, tant’è che tanti turisti appena giunti in paese identificano erroneamente l’ex Hotel Pequeno come parte delle attuali strutture ricettive.

Per gli escursionisti che oggigiorno transitano in zona grazie alle ottime paline segnaletiche, la sensazione è spettrale: scendendo da Bobbio a Barzio lungo il ripido sentiero sembra di entrare in una sorta di viaggio nel tempo: si incontrano dapprima i resti dell’Hotel, con ancora gli arredi originali distrutti. All’interno e all’esterno segni di grande desolazione e raid notturni, con calcinacci, tavolini, sedie e suppellettili ovunque. Al piano superiore stessa desolazione; mentre una parte delle cantine e del tetto dell’hotel è utilizzata per antenne radio, con cavi volanti non proprio sicuri. Tutta la zona senza segnalazione o recinzione alcuna.

L’arrivo della vecchia seggiovia nei pressi dell’Hotel Pequeno. Foto: Giacomo Perucchini
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Scendendo più a valle, a Masone, si trova la stazione intermedia della seggiovia con le strutture in cemento armato e i piloni quasi inglobati dalla vegetazione rigogliosa. Qua e là qualche fune e qualche parte meccanica arrugginita fa bella mostra di sé. Infine, proprio nella parte bassa della montagna, la sensazione più surreale: poco sopra il cimitero di Barzio si trovano infatti le testimonianze più numerose della seggiovia che fu, con tralicci e motori semisepolti nel bosco di Barzio tra ville abbandonate e stradine curate con fiori e siepi e i pali arrugginiti mimetizzati tra i tronchi di pino.

Il 18 maggio 2014, l’associazione Le Contrade di Barzio ha promosso in zona la prima gara di corsa in montagna, la Pequeno su e gio (http://www.contradebarzio.org/Staffetta.htm) che ha portato tantissima gente in zona facendo riscoprire la bellezza e la storia di questi boschi dimenticati ai più.

La Comunità Montana, inizialmente da noi interpellata in merito ad eventuali progetti di recupero per questa zona, ha affermato nella persona del presidente Alberto Denti che la responsabilità delle concessioni funiviarie e quindi dei lavori di ripristino successivi a smantellamenti è dei Comuni.

Il Comune di Barzio dunque tramite il sindaco Andrea Ferrari ha fatto sapere che il Pequeno è di proprietà di una società con sede a Milano e che da parte della proprietà non sono mai arrivati progetti o richieste per interventi di sistemazione. Il comune ha in corso, ed è in fase di conclusione, la pratica per l’emissione di un’ordinanza di messa in sicurezza del fabbricato.

La facciata dell’Hotel Pequeno e un particolare al suo interno. Foto: Giacomo Perucchini
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L’Hotel Pequeno e i ruderi della sua seggiovia ultima modifica: 2016-01-14T05:14:19+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “L’Hotel Pequeno e i ruderi della sua seggiovia”

  1. 6
    klement says:

    Basterebbe alla radice fare che le stazioni montane non siano dedicate allo sci in modo esclusivo, e quindi gli hotel sopravvivano per le escursioni a piedi in caso di smantellamento degli impianti o di loro chiusura per scarsa neve

  2. 5
    Alberto Benassi says:

    Egidio come non essere d’accordo con te!!

  3. 4
    Lorenzo Molinari says:

    In moti casi accade che la società che gestisce gli impanti fallisca e quindi nessuno più provvede allo smantellamento….
    Comunque sia, vanno smantellati e possibilmente a spese di chi ne era o è il prorpeitario, di chi li ha gestiti, di chi ne ha tratto un indotto economico e di chi li ha utilizzati (pagando un sovrapprezzo nel biglietto, da versare al comune in cui è stato realizzato l’impianto).

  4. 3
    Egidio Bona says:

    L’italico menefreghismo da parte degli enti pubblici non finirà mai, nel nostro Paese non esiste la cultura della MANUTENZIONE. Si lascia andare tutto volutamente alla malora per poi sperperare in opere spesso inutili, talvolta faraoniche, esteticamente orribili che però rendono molto alle tasche di bravi amministratori e collusi. Inutile dilungarsi, questa è la triste realtà di questo nostro Paese che ha una pletora di leggi per cui chi malversa e delinque ne viene sempre fuori pulito, anche con tante scuse per il disturbo. Alla faccia dei roboanti promettenti programmi elettorali utili solamente alla caccia di poltrone e privilegi.
    Grande, sconsolata amarezza!!

  5. 2

    Se non lo vedi non ci credi. Ringrazio Sandro di questa condivisione.

  6. 1
    Luigi says:

    Il problema dello smantellamento dei vecchi impianti è “vecchio” quanto loro stessi … l’italia è cosi piena di esempi che l’elenco risulterebbe lungo, troppo lungo.
    Al di là dell’essere favorevoli o no alla loro costruzione, contestualmente alle autorizzazioni di nuovi impianti o di rinnovi di esistenti, sarebbe il MINIMO obbligare le società gestrici a provvedere allo smantellamento dei vecchi.
    Consideriamo poi che per la loro costruzione vengono stanziati SEMPRE soldi pubblici.
    Nello stesso lecchese basta andare a vedere i vecchi impianti dei Piani d’Erna, promesso (e sottoscritto in convenzione) che sarebbero stati smantellati dalla società che aveva a suo tempo ed ha in gestione la località, ops si sono dimenticati ?
    Controllare da parte degli enti pubblici è un problema ? una rogna ? meglio far finta di nulla ….

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