I 50 anni della Cavalieri-Mellano-Perego al Becco di Valsoera

Per noi torinesi (specie se ci siamo avvicinati all’alpinismo durante gli anni ’70-80) “Il Perego” è sempre stato lo spigolo ovest del Becco di Valsoera. In effetti non avevamo l’abitudine di fare riferimento a Romano Perego, che (lombardo) ebbe relativamente pochi contatti con l’ambiente subalpino. Però uno di questi legami, quello con Andrea Mellano, risultò particolarmente prolifico. Non a caso la cordata Mellano (torinese)-Perego (lombardo)-Cavalieri (genovese) realizzò questa salita, che costituisce un momento importante nella storia alpinistica degli anni ’60.  Pur non essendo l’unica via di rilievo del Vallone di Piantonetto, fu grazie a tale ascensione che le pareti di Piantonetto iniziarono ad essere molto conosciute anche al di là dei confini piemontesi. Giustamente, quindi, va celebrato l’anniversario “tondo” (50 anni) di questa salita e lo fa egregiamente Andrea Giorda con questo articolo pubblicato originariamente su Monti e Valli, notiziario del CAI Torino (www.caitorino.it/montievalli/). Romano Perego ci ha lasciati poco tempo fa e questa occasione è anche un modo per ricordarlo e salutarlo affettuosamente (Carlo Crovella).

I 50 anni della Cavalieri-Mellano-Perego al Becco di Valsoera
(a 76 anni Andrea Mellano ripete l’impresa)
di Andrea Giorda
(scritto nel 2010)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

E’ difficile non credere agli spiriti della montagna, la notte stellata che ci inghiotte all’uscita del rifugio Pontese, è di sicuro un omaggio al nostro Grande Vecchio.

A vederlo zampettare e saltare i fossi di vecchio ha ben poco, in breve siamo ai ripiani della “muiassa”, così in canavese chiamiamo i prati intrisi d’acqua dove tutti, almeno una volta, sono finiti a mollo.

Romano Perego e Andrea Mellano

Il Becco ora si incomincia a vedere, la giornata è radiosa, la compagnia si ricompatta è allegra ed eccitata all’idea di ripetere con Andrea ed i suoi 76 anni, la mitica Cavalieri-Mellano-Perego.

Dei tre apritori c’è solo Andrea Mellano, la salute non è stata altrettanto generosa con i suoi due compagni (Enrico Cavalieri, dopo lunga malattia, scomparirà nel 2012, mentre Perego lo seguirà il 12 febbraio 2019, NdR). Romano Perego però ci ha fatto lo stesso un grande regalo, il 12 giugno 2010 è salito insieme ad Andrea fino al Pontese, invitato dalla Scuola di Alpinismo Giusto Gervasutti di Torino e dal CAAI per la celebrazione del 50° anniversario della prima salita.

Il rifugio era avvolto dalla bufera, e gli allievi della scuola, appassionati e amici hanno ascoltato a bocca aperta i racconti di un alpinismo fatto di passione, grandi imprese, ma anche di prudenza e rispetto della vita.


1960, Romano Perego sul Becco di Valsoera

Andrea e Romano sono stati tra i primi al mondo a scalare le tre grandi nord, Jorasses, Cervino ed Eiger, di cui hanno fatto anche la prima italiana.

Romano Perego, Ragno di Lecco, Accademico del CAI e membro del GHM francese, è uno dei più forti scalatori dei suoi tempi, ci ha portato con la memoria a rivivere anche la sua straordinaria avventura con Cassin, in Alaska sul McKinley.

Fu definita la più grande impresa alpinistica realizzata in Nord America, ricevette i complimenti di John Kennedy, presidente degli Stati Uniti e la prestigiosa rivista americana Life, quella che noi ragazzini  sbirciavamo per le foto osé della mitica BB, gli dedicò ben dieci pagine di foto a colori.


Il Becco di Valsoera

Per i piemontesi la Cavalieri-Mellano-Perego è una via simbolo, un punto di arrivo di una carriera alpinistica, tutti noi l’abbiamo sognata e ci ricordiamo quando siamo sbucati in cima al diedro finale.

E’ una via che ha rotto un tabù, dopo la morte e la grande epopea di Gervasutti, l’alpinismo piemontese si era seduto. In un vecchio Scandere degli anni ’50, si può leggere con un certo imbarazzo come veniva esaltata  la prima salita della via Malvassora al Becco della Tribolazione, proprio di fronte al Becco di Valsoera. La Malvassora è una via stupenda, ma assai modesta nelle difficoltà: nello stesso anno Walter Bonatti scalava la parete est del Gran Capucin, tutta un’altra storia.

In vetta all’Eiger. Da sinistra, Perego, Mellano, Acquistapace, Airoldi, Solina (foto Armando Aste, archivio Romano Perego)

La storia dell’alpinismo italiano si era trasferita in Lombardia, la grandezza di Andrea Mellano fu quella di averlo inteso e di uscire dai confini angusti di un ambiente che esprimeva ben poco. Strinse una grande amicizia, che dura tutt’ora con Romano e respinti dal brutto tempo sul Monte Bianco, lo convinse a dirigere la sua moto Guzzi verso il vallone di Piantonetto, a lui sconosciuto.

Come nella vita dei santi, la leggenda dice che tre belle signorine a Courmayeur, pur di farsi portare ad arrampicare avrebbero sciolto le loro chiome, ma da duri alpinisti i tre eroi, sempre in bilico tra le tentazioni del gentil sesso e la lotta con l’alpe, ebbero, fortunatamente per noi, scelto quest’ultima.


Mellano, Perego e Cavalieri al Monte dei Cappuccini di Torino

La via Cavalieri-Mellano-Perego sul Becco di Valsoera, nel 1960 (6-7 agosto), ha riportato nel torinese la sfida alle grandi difficoltà su roccia, aprendo la strada alla nuova generazione di Manera, Motti, Grassi e a quella stagione di grandi visioni che fu il Nuovo Mattino.

Ora siamo qui, in una giornata radiosa alla base del Becco, con Vincenzo Sartore, Manlio Motto e fortunatamente la giovane Luisa ad abbassare un po’ l’età media , tutti a fare il tifo per Andrea. Lui bofonchia e promette pochi tiri, ma in cima per carità, non se ne parla!

Conosciamo l’uomo e la sua fibra, gioca al ribasso ma lui come noi in fondo ci spera, quando tocchiamo finalmente la roccia lo vediamo scalare veloce e sicuro nonostante le due ore di avvicinamento.

Al primo tiro, la cordata degli apritori delle vie del Valsoera si inchiavarda buttandosi in parete invece di traversare basso, se non fosse che facciamo da tappo alle pazienti cordate che seguono, il tutto è molto esilarante, chiediamo fin la relazione ad un giovane scalatore… sperando di non essere riconosciuti!


Romano Perego, Andrea Mellano e Michele Ghirardi

Siamo felici di vivere questa esperienza e ci divertiamo, tra una battuta e l’altra arriviamo ai tiri chiave dove resistono i vecchi cunei di legno piantati 50 anni fa. Andrea, in silenzio, li guarda quasi con affetto.

Mi chiedo come mai un anziano signore scateni tanto entusiasmo, per Andrea la terza età non è certo una stagione di solitudine, si è fatto a gara per essere qui con lui. Andrea è un uomo originale, di grandi visioni, dal carattere difficile e a volte anche tignoso e polemico.

Lui è quello che finita la stagione di grande alpinismo, fatto di prime e di imprese  come l’Eiger, non si è fermato, ha inventato l’arrampicata  sportiva realizzando la palestra al coperto del Palazzo a Vela a Torino e organizzato con Emanuele Cassarà le prime gare di arrampicata a Bardonecchia.

Aveva tutti contro, lasciamo perdere i nostrani, Motti per primo, ma lo stesso Messner che inaugurò con me la palestra, non mi sembrava tanto convinto.

Si scatenò addirittura un movimento di firmatari contro le gare che comprendeva quasi tutti i più bei nomi internazionali, Berhault per fare un esempio che tenne fede alla promessa, ma molti sbracarono correndo già l’anno dopo verso le luci della ribalta.

Rifugio Pontese, 11 giugno 2010: da sinistra, Ugo
Manera, Andrea Mellano, Andrea Giorda e Romano Perego

Andrea ha mille cose da raccontare ai giovani, come quella volta che salvò Wolfang Güllich… sì, proprio quello di Action Direct, dalle grinfie dei carabinieri di Bardonecchia, da buon crucco aveva alzato un po’ il gomito e armeggiava non si sa perché sui binari del treno! Speriamo si decida a scriverle in un libro, di certo non gli mancherebbero gli argomenti.

Arrivati in cima al Becco, Manlio ci precede nelle doppie, avendole attrezzate lui speriamo che almeno la discesa la si trovi! Andrea sembra niente convinto, lo capisco, ai suoi tempi e anche ai miei… una doppia era sempre un rischio, ora con gli spit ci si butta nel vuoto allegri e spensierati.


Andrea Mellano e Romano Perego sotto il Becco di Valsoera, giugno 2010

Arrivati in fondo sfodera orgoglioso la maglietta arancione della sua SASP, la società sportiva che gestisce la palestra di arrampicata del Palatazzoli ed è fucina di giovani campioni.

Andrea si avvicina e mi confessa, in quest’epoca di crisi, di aver trovato ancora una volta i fondi per rinnovare i muri e le prese: “… sai dobbiamo rinnovarci!”.

Diavolo di Andrea, ma quando ti fermerai?

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I 50 anni della Cavalieri-Mellano-Perego al Becco di Valsoera ultima modifica: 2019-05-17T05:31:22+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “I 50 anni della Cavalieri-Mellano-Perego al Becco di Valsoera”

  1. 4
    Matteo says:

    Ero una delle cordate “tappate” quel giorno, del tutto casualmente e senza saperlo volevamo anche noi fare la Mellano-Perego. Uno dei miei amici era quello che ha passato la relazione.
    Allora non ho potuto fare i miei complimenti al vecchio perché era fuggito: li faccio adesso per tutte due le prestazioni, quella di allora e quella del 2010, con ammirazione e una punta di invidia

  2. 3
    Roberto Bianco says:

    Anche per me .  Evviva le differenze  !

  3. 2
    Paolo Panzeri says:

    Per me Mellano, Rabbi e Manera sono alpinisti e uomini molto diversi fra di loro, per lo stile, l’etica, la curiosità e la creatività.

  4. 1
    Roberto Bianco says:

    Bello, spiritoso e commovente il racconto di Andrea Giorda che che celebra degnamente Andrea Mellano, uno dei tre” grandi vecchi “dell’ Ovest (Corradino Rabbi ed  Ugo Manera sono gli altri due ).
    Mi ha colpito la lucida sintesi storica fatta da Giorda :” La storia dell’alpinismo italiano si era trasferita in Lombardia, la grandezza di Andrea Mellano fu quella di averlo inteso e di uscire dai confini angusti di un ambiente che esprimeva ben poco.” E poi ancora : ” La via Cavalieri-Mellano-Perego sul Becco di Valsoera, nel 1960 (6-7 agosto), ha riportato nel torinese la sfida alle grandi difficoltà su roccia, aprendo la strada alla nuova generazione…” Un’ottima analisi , chiara ed intelligente.
    Complimenti anche al caro Andrea Mellano per la sua bella storia alpinistica , per il suo intuito storico nel fare la salita giusta nel momento giusto e nel capire l’evoluzione dei tempi.

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