I falliti e altri scritti

I falliti e altri scritti (RE 026)
(recensione al libro di Gian Piero Motti)
di Vinicio Stefanello
(pubblicato su planetmountain.com nel 2000)

Gian Piero Motti e il nuovo mattino dell’alpinismo targato anni ’70. Un alpinista che univa l’azione al pensiero per un alpinismo anti eroico e non estraneo alla vita. I suoi scritti riuniti in questo libro fanno ritornare ai tempi in cui si respirava, e non solo nell’alpinismo, il vento del rinnovamento.

Gian Piero Motti sulla Tête Noire (Massif des Cerces, Briançonnais), parete sud-ovest, via Bertrand. 1 ottobre 1971.

Ci sono stati tempi in cui sembrava che tutto dovesse cambiare. Erano tempi, quelli degli anni Settanta, in cui il vento del ’68 non si era ancora (dis)perso e tutto era in discussione. Rapporti, modi di pensare, autorità… Niente era immune da questa voglia di ri-pensare le cose. C’era, ed era diffusissima, una voglia e allo stesso tempo una necessità di rinnovamento che investiva tutti i campi, anche l’alpinismo.
I Falliti, il libro appena pubblicato dalla Vivalda Editori, è la raccolta di molti degli scritti di Gian Piero Motti, giornalista e scrittore, appassionato alpinista e storico dell’alpinismo che, proprio in quegli anni, fu uno dei divulgatori e dei ricercatori sul campo di un nuovo modo di intendere e ‘fare’ alpinismo. Era il ‘Nuovo Mattino’ dell’alpinismo, come appunto fu chiamato quel movimento di idee, di cui Motti fu ispiratore e attivissimo artefice. Un modo di andare in montagna e uno stile di vita antieroico che si esprimeva, con un’intensa attività nelle strutture di bassa quota, richiamandosi in parte ai climbers americani che in quegli anni facevano della Yosemite Valley un autentico Eldorado sognato da tutti gli arrampicatori.
Ma rileggere o leggere per la prima volta gli articoli, le interviste e le lettere, all’epoca pubblicati in varie riviste specializzate, così come sono stati bene ordinati ed introdotti nel libro da Enrico Camanni, non è soltanto un piccolo ed intenso viaggio nella memoria. Il percorso del tutto personale dell’autore, infatti, come il suo interrogarsi, profondo e molte volte autoironico, sulla natura e la portata della totalizzante passione per la montagna restano assolutamente attuali e fanno, tuttora, riflettere sull’importanza di una passione bellissima e affascinante ma al tempo stesso contradditoria e conflittuale.
In Motti questo dualismo è sempre presente, il suo sentire e subire con sofferenza la lontananza dalla realtà ‘altra’ della vita di tutti giorni si unisce all’esaltazione di una passione per l’arrampicata e l’alpinismo, per l’amicizia e il gruppo coinvolgente e mai retorica. Un libro da leggere non solo per ricordare o conoscere ‘come eravamo’ pochi anni fa ma anche perché Motti sa, con ironia, leggerezza e l’uso di un linguaggio nuovo e diretto fino ad allora estraneo all’alpinismo, raccontare e coinvolgere il lettore come pochi altri che hanno scritto di montagna e arrampicata.

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I falliti e altri scritti ultima modifica: 2020-03-13T05:28:00+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “I falliti e altri scritti”

  1. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Lunga vita al GognaBlog! 
    Effettivamente qui ho reperito tantissime informazioni, non solo di mera cronaca, introvabili sui libri. Ma forse la ragione, almeno in parte, sta nel fatto che sono cresciuto con la carta stampata. Quando mi siedo in poltrona con un buon libro tra le mani, che sia di montagna o no, a volte mi dico: “Mamma mia, che bello!”. 
     
    P. S. Colgo l’occasione per ringraziare Crovella. Il suo scritto in PDF su Gervasutti, del quale sono da sempre un estimatore, l’ho apprezzato moltissimo. Idem per Alessandro con riferimento a Gian Piero Motti. 
     
     

  2. 3

    Non sarei così pessimista. Le occasioni per leggere e informarsi di alpinismo, anche oltre la mera cronaca, non mancano, se uno le vuole trovare. Anche le compiante riviste RdM e Alp venivano lette dagli appassionati e non di certo da chiunque nella sala d’aspetto del dentista. Oggi c’è qualche rivista italica che tratta di alpinismo ma purtroppo lo fa in maniera troppo “spazzatura” per poter essere presa in considerazione da chi al posto del cervello non ha una scarpa. Ci sono vari alpinisti che hanno pubblicato biografie meritevoli di essere lette (Della Bordella, Dell’Agnola, Giordani… oltre ai sempre bei libri di Camanni) e articoli di spessore come quello di Alpinist su R.Robbins o R&I con l’intervista a Rolando Garibotti pubblicati da poco su questo stesso blog. E c’è il Gogna blog!

  3. 2
    paolo says:

    Forse la storia dell’andar per monti non ha più importanza.
    Tutti vogliono conquistare e lo dicono, anche se ripetono ciò che è già stato fatto tanti anni prima e da tante persone e magari meglio di loro.
    La storia dà fastidio, sopratutto quella vera, e si vede bene anche qui nel blog.
    L’alpinismo vissuto come vanità ? Forse sì, è un diritto.

  4. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    La chiusura della casa editrice Vivalda e la scomparsa del Centro di Documentazione Alpina sono state due gravi perdite per la cultura alpina. Le riviste ALP, ALP Grandi Montagne e la Rivista della Montagna non esistono più. L’editore Zanichelli non pubblica piú i meravigliosi libri delle collane “Montagne” e  “Le 100 piú belle ascensioni”. Gli editori Tamari di Bologna sono deceduti. Il Club Alpino Italiano ha cessato da anni la pubblicazione della storica “Guida dei Monti d’Italia” e, prima ancora, della collana “Da Rifugio a Rifugio”. E chi mai pubblicherà ancora Gian Piero Motti?
    Diventeremo tutti ignoranti del passato, inconsapevoli di chi è vissuto, ha scalato e ha pensato prima di noi. 
    … … …
    Goethe lasciò scritto: “Chi non sa darsi conto di tremila anni di storia resta al buio e vive alla giornata”.
    Allo stesso modo, chi non sa darsi conto di piú di duecento anni di alpinismo resta al buio e scala alla giornata.
     

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