I Monti della Valsàssina ritratti da Leonardo

I Monti della Valsàssina ritratti da Leonardo
di Angelo Recalcati (già apparso su Vertice n. 29, annuario del CAI Valmadrera, per gentile concessione)

E’ ben noto che nella collezione reale a Windsor sono conservati tre disegni di Leonardo da Vinci che con certezza ritraggono le Prealpi Lecchesi, in uno riprese dal centro di Milano e negli altri due da località ben individuabili sulla sponda lombarda dell’Adda e nelle sue vicinanze.

Leonardo da Vinci
MontiValsassina-leonardo-da-vinci

Assai meno conosciuto è invece un piccolo disegno di paesaggio, che riguarda soprattutto le montagne della Valsàssina, custodito nelle raccolte della Biblioteca Ambrosiana a Milano. Il disegno fa parte del Codice Resta, un monumentale in-folio di 54x40x12 centimetri che il collezionista milanese Sebastiano Resta (1635-1714) ha costituito con 284 degli oltre 3500 disegni che in una vita aveva raccolto in oltre trenta volumi e ora per la quasi totalità dispersi! Tra i pochissimi superstiti, quello conservato all’Ambrosiana è il più ricco e lo stesso Resta lo aveva definito “Galleria Portatile”, contenendo opere dei principali artisti del Rinascimento e del Barocco. Il disegno di Leonardo si trova in un angolo del recto della carta 35 r del codice, una classica sanguigna, ovvero una carta preparata con tempera rossa, ricavata da una particolare pietra caratterizzata da ematite, su cui eseguire il disegno con una matita rossa, e la dimensione del foglio è di circa 25×18 centimetri. Gran parte del recto del foglio è però occupato dal disegno di un piede, molto probabilmente un’opera più tarda dell’allievo di Leonardo Francesco Melzi, mentre sul verso si hanno fitti appunti autografi di Leonardo.

I monti della Valsàssina da Milano. La ripresa del disegno può essere individuata dal più alto edificio visibile in basso a destra, al confine tra Milano e Sesto San Giovanni
MontiValsassina-Monti Valsassina da Milano

Il profilo montano occupa un settore marginale di circa 5×10 centimetri e in queste pagine si vuole precisare e approfondire l’identificazione dei luoghi ritratti.

Già Augusto Marinoni vi aveva riconosciuto una regione “facilmente individuabile: il Resegone e le Grigne” (1) ma quando anni fa Carlo Pedretti, uno dei maggiori studiosi di Leonardo, sapendomi conoscitore di quelle montagne mi mostrò una riproduzione di quel disegno e mi sollecitò a studiarlo, non esitai ad affermare che non vi vedevo né le Grigne né il Resegone e accarezzai la speranza di trovare qualche inedita località ai piedi delle Alpi dove Leonardo avesse potuto fare sosta e disegnarne il panorama. L’intrinseca difficoltà di lettura della sanguigna è determinata non tanto dalle sue piccole dimensioni, quanto dalla perdita di definizione dovuto soprattutto al tratto leggero originario e alla successiva scomparsa di sostanza, determinata dall’abrasione causata da un uso poco accurato della delicata superficie del disegno fatto nei secoli. Per l’insufficiente qualità delle riproduzioni disponibili nella bibliografia, naturalmente non approdai ad alcun risultato plausibile finché non mi procurai dalla Biblioteca Ambrosiana una riproduzione ingrandita del solo paesaggio, ma anche così il disegno non risultava di facile lettura e solo dopo averlo elaborato, ad esempio togliendo il “piede” di Melzi, che tra l’altro si sovrappone un poco al disegno di Leonardo, e cercando, con un forte aumento dei contrasti, di far emergere meglio le linee del disegno, mi potei avviare alla soluzione. Aiuto determinante alla sua

L’intero foglio 35 del Codice Resta. Il disegno delle montagne è visibile in alto a sinistra
MontiValsassina-foglio del-Codice Resta

interpretazione è stata la familiarità col disegno di Windsor 12410 che ritrae le Prealpi Lecchesi dal centro di Milano e il suo confronto col foglio Resta. Il risultato in parte conferma e in parte smentisce l’individuazione di Marinoni. In effetti si tratta di un panorama di quelle montagne delle Prealpi Lecchesi e delle Alpi Orobie che, osservate da una località un poco a nord-nord-est di Milano, si posizionano tra le Grigne a sinistra e il Resegone a destra, ma le Grigne non vi sono state disegnate da Leonardo (si situerebbero a sinistra appena fuori dal foglio), mentre il Resegone è distinguibile sul disegno con difficoltà perché solo accennato con un segno leggero al suo limite destro. Quelle meglio distinguibili sono quindi le montagne che delimitano in buona parte la Valsàssina, e la Val Varrone (2), regioni sicuramente frequentate da Leonardo e sulle quali ci ha lasciato varie annotazioni nel Codice Atlantico. Marinoni fa riferimento alla sanguigna di Windsor 12410 per una possibile datazione, e proprio questo disegno ha anche fornito la certezza della giusta localizzazione. Infatti il monte Due Mani, così ben evidenziato nel 12410, e il Pizzo dei Tre Signori alle sue spalle, si ritrovano simili nelle forme anche sul foglio Resta.

Particolare del foglio 35 del Codice Resta
MontiValsassina-Particolare del paesaggio ed elaborazione1

Si noti che qui i declivi Briantei nascondono buona parte della base del Due Mani, ciò significa che Leonardo si trovava alquanto più a nord-nord-est del centro di Milano, da dove venne disegnato il 12410. “Saremmo tentati di ricercare l’esatto punto della pianura milanese, da cui la vista di quelle montagne corrisponde al disegno, ma…“, accolgo invece questo suggerimento di Marinoni e, come d’altra parte lo trovai possibile per le sanguigne di Windsor, anche in questo caso può essere individuato l’esatto luogo di ripresa, grazie alla precisione del segno di Leonardo ed alla sua straordinaria capacità visiva, mantenutasi intatta anche in tarda età. Lo si può collocare a poco meno di una decina di km a nord-nord-est dal centro di Milano, nei pressi di Sesto San Giovanni. Possiamo immaginare Leonardo cavalcare nell’aperta campagna milanese in una bella e limpida giornata quando al libero orizzonte boreale fanno (o meglio facevano) magnifica mostra di sé le Alpi. Forse la meta della gita era la Bicocca degli Arcimboldi, la bella villa, assai vicina al luogo di ripresa dello schizzo, costruita attorno al 1490 dall’arcivescovo Guido Antonio Arcimboldi, da poco tornato dalla missione papale presso Mattia Corvino, re d’Ungheria e figura molto vicina alla corte sforzesca e particolarmente a Ludovico il Moro. Questo luogo diverrà poi campo di battaglia il 27 aprile 1522 tra gli imperiali guidati da Prospero Colonna e i francesi del maresciallo Lautrec, la cui sconfitta segnò la fine dell’egemonia francese nel ducato di Milano.

Elaborazione in bianco e nero del disegno di Leonardo
MontiValsassina-Particolare del paesaggio ed elaborazioneIl fatto che il disegno, chiaramente uno schizzo rilevato sul campo, occupi solo una parte del foglio, iniziando dall’estremità sinistra, può suggerire l’intenzione di Leonardo di rilevare un completo panorama che sarebbe continuato verso est con l’Albenza e il Pizzo Arera, a lui noti e già ritratti (3). Forse si stava facendo tardi e i compagni di gita gli avranno fatto fretta e così purtroppo lo ha interrotto con il Resegone solo leggermente accennato…

Un piccolo disegno, ma di grande importanza al pari dei tre già citati, perché sono in assoluto i primi veri realistici ritratti delle Alpi e testimoniano in Leonardo una sensibilità e una consapevolezza nei riguardi della natura alpestre del tutto nuove e in anticipo di secoli a quelle poi determinate dal l’affermarsi della nuova estetica del sublime e della visione illuminista della natura.

Particolare del disegno 12410 conservato alla Biblioteca Reale di Windsor
MontiValsassina-particolare del  12410

E’ significativo che i soli disegni di Leonardo che si possano finora con sicurezza attribuire a reali vedute di montagne alpine, i citati 12410,12411-13,12414 di Windsor e questo, siano tutti riferibili alle Prealpi di Lecco e dintorni. E’ una prova evidente della sua ripetuta frequentazione di questa regione, quindi di un rapporto di familiarità con queste montagne, e che in tal modo abbia potuto ben riconoscerle anche se intraviste da lontano, e di ciò ne sono consapevoli tutti coloro che anche oggi le frequentano e le amano e che, proprio nell’osservarle anche da lontano, rammentano i momenti felici o anche drammatici lì vissuti.

Questa potrebbe essere stata pure la disposizione dell’animo dell’ormai anziano Leonardo nel delineare questo disegno che è stato infatti datato come vicino a quelli di Windsor, collocati questi attorno al 1511.

Note
(1) A. Marinoni, Ancora sul foglio “Resta”, “Raccolta Vinciana”, fascicolo XVIII, 1960, p. 113.
(2) Da Leonardo chiamata Val di Trozzo in Codice Atlantico, f. 214r-e
(3) Nelle sanguigne di Windsor 12410 e 12413.

 

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I Monti della Valsàssina ritratti da Leonardo ultima modifica: 2015-12-07T05:39:46+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “I Monti della Valsàssina ritratti da Leonardo”

  1. 4
    Fabrizio Roveda says:

    Che Leonardo avesse una buona conoscenza delle Prealpi lecchesi lo conferma il fatto che visitò e descrisse, nel Codice Atlantico, la Ghiacciaia di Moncòdeno sul versante nord del Grignone.

  2. 3
    Marcello Cominetti says:

    Caro Robino,
    per fortuna si può disquisire anche di cose più eteree dell’elisoccorso.
    Manco io mi permetterei, per mia ignoranza primariamente, di accostarmi in qualsivoglia maniera al genio assoluto di Leonardo. Ho solo cercato dei collegamenti, che sentivo pulsare dentro, tra arte di oggi, elicotteri e quelle tavole d’altri secoli.
    Mi ha impressionato che su tutto ciò i monti della Valsassina, ma sarebbe stato lo stesso anche per altre catene, siano sempre gli stessi mentre noi ci divincoliamo tra i problemi che ci creiamo. È un pensiero molto terra terra, lo ammetto, ma l’ho collegato a qualcosa che riconosco, come la musica e il cinema, per quanto riguarda ciò che ho ascoltato, suonato e visto, nulla di più.
    Mi trovo in unremoto paesino della Patagonia dove sono venuto per scalare ma ho l’influenza e faccio l’alpinismo che posso, leggendo e scorrendo nel web quando da qui funziona, in attesa di guarire.
    Anche i piú liberi tra noi sono prigionieri della relatività. E chi é piú bravo si lascia scivolare le cose addosso dando solo colpetti affinché vadano vicine al modo in cui si vorrebbe, possibilmente nel rispetto dell’altrui spazio.

  3. 2

    Su Leonardo non mi pronuncio, è troppo lontano da me nel tempo.
    Commistione di arte e scienza, logico ed irrazionale, devono averlo logorato di sicuro,
    e non ci voglio entare nel suo personale.
    Non sono per niente d’accordo sul fatto che i film che citi, Marcello,
    The Wall ed Apocalipse Now, siano arte contemporanea.
    Anche se sono due bei film, certamente, ma che mi sono piaciuti qaundo avevo il cuore di ragazzino.
    Poi da adulto, riservo alla parola arte un rispetto sacrale, e non mi vien da dare dell’arte a cinema progettato per piacere (questo vale per qualsiasi azione umana).
    “Hitler che monta su un elicottero”, in the Wall è scena che non mi ricordo, ma i quel film di carne al fuoco c’è n’è tanta ed il passaggio al totalitarismo è la vetta di follia che raggiunge il protagonista prima del collasso.
    Entrambi quei due film peraltro hanno un fattore comune che mi garba: sono film contro la guerra e la follia umana. E la guerra nasce dall’uomo (gli animali non mi pare se la facciano la guerra), e nemmeno le pietre fanno la guerra (anche se ci sarebbe da discuterne, perchè anche le pietre nel loro grande si stano incazzando e ne vedremo delle belle).

    Il “tutto” non parte dalla lotta per salire sulla macchina volante. Non c’è bisogno di andare a prendere gli elicotteri ed il volo come “casus belli” (per dirlo io!), quella è più che altro una perversione, per metterla in ridere; la brama di potere insita nell’uomo invece c’è giàa a terra, c’è già a cavallo di una automobile qualsiavoglia di qualsivoglia strada di qualsiavoglia paese,ed anche quando c’hai su le scarpette da arrampicata.

  4. 1
    Marcello Cominetti says:

    Interessantissimo! Grazie.
    Passando dai commenti sull’elisoccorso a questo post più “culturale” mi viene da pensare che forse la sagace mente dell’autore di questo blog ha voluto dare respiro a quanti affannandosi (me compreso) nella lotta contro varie ingiustizie, possano trovare un poco di sollievo davanti a tanta bellezza.
    Leonardo Da Vinci fu pure l’inventore, o forse il sognatore progettuale, dell’elicottero, cazzo. La macchina volante che tanto esalta e mette discordia tra tutte quelle maledette sigle che definiscono i molteplici infiniti incarichi di soccorritori e loro duci.
    Si perché sono convinto che tutto parta dalla lotta per salire sulla macchina volante che tanto potere da a chi sulla terra é frustrato da mille altre cose. Anche nell’opera rock The Wall di Roger Waters (il documentario esce in DVD il 12 dicembre) il protagonista Pink preso da deliri di onnipotenza per combattere problemi esistenziali di varia natura,a un certo punto si veste come Hitler e monta su un elicottero impartendo ordini insensati con un megafono a chi sta a terra.
    Oppure la Cavalcata delle Valchirie di Wagner che accompagna tra il napalm in Viet-nam l’ Hougues con dentro Robert Duvall seguito dai rombanti Bell 205, gli Huey, che aprono un varco nella battaglia per permettere al comandante di fare il surf con il suo idolo scoperto nelle file dei suoi soldati. Li avete visti? È arte contemporanea esattamente come quella di Leonardo rapportata al suo tempo.
    Quanta strada hanno fatto quei disegni scoloriti del genio di Leonardo in cui una sorta di grossa di vite di legno si avvitava nell’aria sollevandone il guidatore. Un amico pilota ormai in pensione, dopo anni di lavoro aereo, mi disse che stare alla guida di un elicottero è come farlo sull’autobus, solo che devi stare molto più attento ma la schiena a fine giornata ti fa male uguale.
    Grazie a Angelo Recalcati di questo intermezzo artistico che ci fa vedere come un genio del calibro massimo di Leonardo non avesse bisogno di elevarsi nell’aria per scorgere all’orizzonte, seppure molto lontano e sfocato, delle bellezze da riprodurre su una tela, l’unico mezzo di allora per riprodurre un’immagine oltre al pensiero. Il potere di cui egli aveva bisogno,, lo portava serenamente dentro al cuore, infatti ha vissuto attivo fino a un’età considerata oltre il limite dell’epoca. E il fatto che tutto fosse rimasto solo sulla carta significava un po’ come dire: andateci voi lassù con la mia macchina se volete, ma io resto qui, dove la bellezza che trovo mi basta.

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