I sogni del FAI

I sogni del FAI
(I tre grandi sogni del FAI per la Valle d’Aosta)

Secondo il giornalista Daniel Quey è “forte” il messaggio lanciato lunedì 10 agosto 2015 dal vicepresidente esecutivo del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) Marco Magnifico, ospite al Jardin de l’Ange di Courmayeur della delegata aostana Glorianda Cipolla, con la moderazione della giornalista Chiara Beria d’Argentine.

Secondo Magnifico, la ricetta per evitare che la montagna valdostana diventi “divertimentificio” passa attraverso tre grandi sogni del FAI per la Valle d’Aosta.
Elenchiamo qui di seguito i tre sogni, “per contribuire a trasformare la montagna in un luogo di cultura e di spiritualità”: creare una rete di sentieri pianeggianti, recuperare un alpeggio e realizzare un’opera d’arte al Colle del Gigante.

Da sinistra, la giornalista Chiara Beria d’Argentine, la delegata FAI di Aosta Glorianda Cipolla e il vicepresidente esecutivo del FAI Marco Magnifico, Courmayeur 10 agosto 2015
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«Il primo sogno è il più semplice da realizzare – spiega il Vicepresidente del FAI che si ritiene un habitué del luogo in quanto fin da bambino vi trascorreva le vacanze – dotare finalmente Courmayeur di una rete di sentieri quasi pianeggianti che siano percorribili agevolmente anche per chi non si arrampica più sulle montagne, in particolare per le persone anziane. I sentieri sono tanti ma sempre in salita. Io oggi ho ospiti in casa i miei genitori, che hanno 90 e 86 anni. Che passeggiate ci sono per loro? Ci sarebbe il sentiero da Pra Sec a Lavachey. Ma chi sta in vacanza due settimane percorre quello tutti i giorni? Oppure ci si riduce a camminare sull’asfalto, un’opzione che per una località come Courmayeur è semplicemente atroce. L’idea, quindi, è quella di creare un grande anello pianeggiante, in Val Ferret o in Val Veny.
Da parte mia non sono mancate in passato le critiche all’operato del Comune quando ho ritenuto che abbiano fatto scelte sbagliale, come nel caso dell’abbattimento di Casa Guedoz nella piazza della chiesa ma questo non significa che non ci sia la massima disponibilità alla collaborazione. Noi non vogliamo limitarci a mettere le idee. Abbiamo intenzione di lanciare un appello e magari una raccolta firme nell’ambito della campagna dei Luoghi del Cuore 2016. Se si mettessero insieme diecimila o ventimila firme, Intesa San Paolo potrebbe investire trenta o quarantamila euro. Al tempo stesso è necessario che Courmayeur si attivi assieme a noi. Noi siamo nati per lavorare insieme».

«Il secondo sogno è più impegnativo e consiste nel ricevere in concessione o in donazione un alpeggio di alta montagna in Valle d’Aosta per poterlo ristrutturare, rimettervi le vacche e farlo diventare il fulcro di un progetto didattico, dove tutti – e in particolare le giovani generazioni – possano arrivare in un’oretta di cammino e scoprire con quale miracolo il latte diventa fontina, assistendo alle varie fasi di trasformazione. Un progetto simile lo stiamo realizzando nelle Alpi Orobie, in Valtellina. Qui in Valle d’Aosta i luoghi adatti non mancano. Penso alle splendide baite risalendo il vallone del Malatrà ma anche a quelle sopra Planaval, nella Valgrisenche».

Come già anticipato, l’ultimo progetto è la creazione di una grande e simbolica opera d’arte al Colle del Gigante, a pochi passi dalla nuovissima funivia SkyWay. «Michelangelo Pistoletto, forse il più grande artista italiano vivente, ha dato la sua disponibilità a realizzare il progetto di un enorme segno di Land Art in quota. Il simbolo dei tre cerchi: due più piccoli – che rappresentano il paradiso naturale e quello artificiale – e uno più grande centrale, il terzo paradiso, metafora della convivenza tra natura e tecnologia. Un’opera potentissima, che sorgerebbe proprio tra due “paradisi”: quello naturale del Monte Bianco e quello artificiale dello SkyWay, quest’ultima una realizzazione magnifica ma che non deve stravolgere la sacralità della montagna (il neretto è nostro, NdR)».

Essendo al confine servirà collaborazione tra le amministrazioni di Courmayeur e Chamonix: «La posa dell’installazione potrebbe essere effettuata insieme dalle guide alpine dei due paesi… sarebbe un’opera unica al mondo realizzata a quella quota, un invito a una presa di responsabilità dell’uomo di fronte alla natura e al creato, uno straordinario suggerimento di riflessione spirituale».

Colle del Gigante, desacralizzato, mondanizzato, circondato e arreso
Monte Bianco, in ciaspole dal Colle del Gigante al Col de Toula, 17 aprile 2012, ritorno. Verso il Dente del Gigante e le Aiguilles Marbrées

Considerazioni
Per quanto riguarda i primi due sogni nulla da eccepire, purché:
– per i sentieri, senza creare nulla e solo quindi recuperando l’esistente, ci si attenga a criteri di adattamento e di segnaletica conformi con la non invasività;
– per l’alpeggio, se ne scelga uno davvero significativo e con una strada di accesso vietata al pubblico.

Per quanto concerne invece il terzo progetto, esprimiamo qui la ferma convinzione che, per l’Ambiente, sia molto meglio che il FAI non si occupi di montagna. Quanto meno, meglio che non se ne occupi il sig. Magnifico, che con il più noto e storico Lorenzo ha in comune solo il nome: se la sua capacità di essere visionario è quella di sognare un altro qualunque manufatto più o meno artistico al Colle del Gigante, meglio che le sue eventuali doti di fundraiser siano al più presto dirottate verso altri progetti più consoni alla sua formazione e ai suoi ambiti.

Dire che la SkyWay “non deve stravolgere la sacralità della montagna” senza neppure sospettare di dire una sciocchezza, in quanto la sacralità al Colle del Gigante è scomparsa da tempo e ancor più con la costruzione della nuova funivia, significa essere pericolosi.

Credo fermamente che il Colle del Gigante dobbiamo tenercelo come è: desacralizzato, mondanizzato, circondato e arreso… ma ancora lì nella sua essenza di neve e di ghiaccio, lungi dai paroloni usati da buona parte degli artisti e dei commercianti per mitigare la totale e salutare immobilità di sentimenti altrui al cospetto delle loro opere, create dai primi, vendute dai secondi.

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Marco Magnifico dal 2010 ha assunto la carica di Vice Presidente Esecutivo del FAI ed è responsabile delle relazioni culturali con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Enti, Associazioni private e pubbliche italiane e straniere, dei restauri e della conservazione degli oggetti mobili e delle collezioni di proprietà della Fondazione, dell’attività editoriale, delle istruttorie per le proposte di acquisizione rivolte alla Fondazione e della comunicazione istituzionale.

 

 

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I sogni del FAI ultima modifica: 2015-09-11T05:37:55+02:00 da GognaBlog

12 pensieri su “I sogni del FAI”

  1. 12

    Per quanto riguarda il Colle del Gigante non sa il Sig. Magnifico che si trova nel territorio francese? Per le passeggiate in Piano ricordo che la Valdigne ne possiede già molte e ben segnalate quali: Val Veny , case peterey case freney. Arpy la sua piana con giro completo. Planaval giro completo. Lago d’Arpy dal colle San Carlo etc. Per quanto riguarda infine la stalla modello ricordo che la Regione Valle d’Aosta organizza tutti gli anni “alpages ouvertes” didatticamente e turisticamente molto interessanti.
    Ma davvero il sig. Magnifico frequenta la Valle d’Aoista?

  2. 11
    Paolo Baldi says:

    Monte Bianco primo Parco Nazionale Europeo sarebbe una proposta degna, per preservare questo gioiello per le generazioni future. Le sculture (che a me peraltro piacciono molto) da un’altra parte, per favore, c’è un sacco di periferie degradate che attendono.
    Paolo Baldi, da facebook 13 settembre 2015

  3. 10
    Giorgio Visconti says:

    Se poi il famoso artista e il F.A.I. decidessero di far si che la mirabile opera d’arte fosse creata in marmo delle APUANE sarebbe il top!!

  4. 9
    Massi Dibbe says:

    La prima proposta non mi sembra sbagliata; la seconda la trovo, invece, interessata, a tutto vantaggio del solo FAI (benemerito in generale ma, a volte, un po’ troppo presuntuoso e vanaglorioso, come fosse l’unico ad occuparsi di tutela del patrimonio in Italia); la terza, infine, completamente fuori luogo nonché estranea, a mio parere, anche alle “politiche” del FAI stesso. Il fatto è che da qualche anno hanno stretto una collaborazione forte con l’artista Michelangelo Pistoletto e colgono ogni occasione per riproporre il simbolo (per carità, in chiave naturalistica sempre) del Terzo paradiso, col rischio, però, a mio avviso, di finire con l’annoiare gli stessi sostenitori del FAI.
    Massi Dibbe 12 settembre 2015

  5. 8
    Dante Alpe says:

    Il FAI è meglio che si occupi di territori più pianeggianti dove è anche più facile trovare i sentieri che non salgono!
    Dante Alpe, da facebook 12 settembre 2015

  6. 7
    Paola Biraghi Luzifer says:

    Salviamo la montagna. Smantelliamo tutto, TUTTO!!!! l ambientino pseudoalpino che tanto piace ai turisti, e artefatto, nulla ha a che vedere con la montagna. Chi vede la montagna come divertimentificio, guardi le cartoline e stia nei ristoranti a valle.
    Paola Biraghi Luzifer, da facebook 12 settembre 2015

  7. 6
    Alberto Benassi says:

    alla faccia dei grandi artisti…..già riempiono le piazze di città e paesi con sculture che sono degli autentici obrobri. Ci manca che le mettano anche sulle montagne.

  8. 5

    Buongiorno Alfio Bonanno,
    sono assolutamente d’accordo con quello che dici.
    Ovviamente sta cosa di mettere sculture (“d’arte”) è un sogno ridicolo, io sono contrario a mettere manufatti simbolici qualsiasi qui e là, lapidi o croci o cerchi magici che siano. Ne abbiamo parlato tanto in questo blog. Poi vabbè, a me in generale la scultura è un’arte che mi ha sempre lasciato sgomento: picchiare con uno scalpello il marmo o qualsiasi roccia, per realizzare un manufatto da esibire… è una cosa che non mi piace per niente, ma queste sono mie “manie” personali…
    Sulla musica, anche se l’argomento è un poco (ma nemmeno tanto) off-topic, sono totalmente d’accordo: C’è sta recente mania di organizzare concerti di musica classica in montagna (vedi concerti estivi in dolomiti), una roba detestabile perchè la musica ha bisogno di spazi chiusi, cavernicoli… (matericamente parlando a me sono importanti i riverberi…) sia la musica “antica”, che quella “moderna”… una genialata: togliere sacralità contemporaneamente alla montagna ed alla musica. Ma in fondo si tratta di “luoghi comuni” perchè come diceva Alessandro la montagna è già ampiamente desacralizzata e la musica pure ( questo mi permetto di dirlo io 🙂 )

  9. 4
    GIANDO says:

    Assolutamento d’accordo con Stefano!
    “per contribuire a trasformare la montagna in un luogo di cultura e di spiritualità”.. Ma per piacere. La montagna è già intrisa di cultura e spiritualità, basta semplicemente saperla frequentare con cognizione di causa.

  10. 3
    Alberto Benassi says:

    sono d’accordo con Stefano.

    Ancora COSTRUIRE……??

    BASTA!! BASTA!! interventi dell’uomo a plasmare la natura. Se non si è più capaci di frequentare un certo ambiente perchè si è amziani o abbiamo qualche limitazione fisica, si va da un’altra parte.

    Queste sono solo scuse e subdoli sotterfugi per intervenire ancora sull’ambiente.

    Non abbiamo un diritto divino sulla natura!!!

    bisogna mantenere. preservare quello che la natura ci offre. NON COSTRUIRE!!

    Il monte Bianco non ha bisogno di discutibili opere d’arte….. E’ GIA’ UN’OPERA D’ARTE.

  11. 2

    Beh… a parte il fatto che a visitare il loro sito si comprende subito di che cosa si tratti o meglio di cosa trattino e da dove arrivino i fondi necessari a mantenere in piedi una struttura che sembra quella di una grande azienda più che quella di una associazione che tratta di ambiente (MW ha sbagliato direzione… sembra che l’impegno civile e senza scopo di lucro non paghi…).
    Ambiente inteso come il FAI non è difesa dell’ambiente e su questo, basta appunto dare una scorsa al sito, non ci piove!
    Personalmente vedo male tutti e tre i punti!
    Costruire nuovi sentieri contribuisce ad antropizzare ancora, un territorio (quello montano italiano in generale) già pesantemente devastato.
    Se i genitori di Magnifico a 90 e 86 anni non riescono più a salire lungo i percorsi esistenti possono sempre cambiare zona di vacanza o godere in altro modo di ciò che l’ambiente offre. Non vi è alcun diritto acquisito nel salire le montagne come non vi è alcun dovere nei confronti di chi non ce la fa o non ce la fa più… Le barriere achitettoniche in questo caso non c’entrano e per nostra natura (di esseri umani) non siamo tutti uguali e tutti capaci di…
    Mettiamo una scala mobile sulla Walker per far salire la Cassin a tutti???
    Vedo male la rivalutazione da parte di privati di un patrimonio collettivo come gli alpeggi et similia. In Trentino ed in Alto Adige (anche in modo meno capillare in altre province), queste rivalutazioni con recupero di malghe a volte diroccate, sono state portate avanti dalle province, funzionano bene ed essendo patrimonio collettivo risultano sottoposte a vincoli ben precisi. Dove può e deve vincolare l’amministrazione pubblica, per garantire la tutela del bene, non ha obbligo il privato…
    L’apoteosi poi del rispetto ambientale sarebbe devastarlo con opere artistiche per siglare la convivenza tra tecnolòogia e natura?
    Non basta la Sky-way?
    Dobbiamo riempire d’immondizia ancora le cime delle nostre montagne?
    Aldilà della valutazione dell’artista in maniera assolutista e del tutto personale di Magnifico (credo che molti estimatori d’arte avrebbero da obiettare sulla descrizione…https://www.youtube.com/watch?t=24&v=C2d25BPxZZM )
    Spero che stavolta i miei colleghi, coinvolti almeno a detta sua, nella posa dell’ennesimo smacco a quella sacralità di cui evidentemente Magnifico ha una visione (ancora una volta) del tutto personale, non appoggino l’iniziativa, che è palesemente uno dei tanti modi di farsi pubblicità e raccogliere fondi utili non certo alla comunità.

  12. 1
    Alfio Bonanno says:

    Ma anche se fossero opere sublimi… secondo me non c’entra una cippa, esattamente come non ha senso usare la montagna per riproporre Vivaldi o Beethoven che certo non ha bisogno di scenari di alcun tipo. Il problema di fondo e’ che non si riesce ad apprezzare ne’ l’arte ne’ la montagna e ci si illude che mettendo insieme questi due aspetti si riesca a cogliere qualche cosa in piu” o dell’uno o dell’altro…
    Alfio Bonanno, da facebook 11 settembre 2015

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