I suoni delle Dolomiti

Più volte in questo quotidiano abbiamo espresso la nostra opinione sulla musica e sui concerti in montagna. Siamo dell’opinione che i soli suoni connaturati a una frequentazione corretta delle terre alte siano quelli che provocano il vento, l’acqua e gli animali.

Non ci sfugge però la necessità che molti operatori turistici hanno di iniettare contenuti eterogenei nel tessuto naturale della montagna: iniziative che in genere navigano tra il divertimento superficiale e l’adrenalina, tra i panorami cosiddetti “mozzafiato” e la gastronomia locale a tutti i costi, tra gli eventi più o meno culturali in paese o in rifugio e i concerti più o meno ad alta quota.

Suoni delle Dolomiti è una serie di eventi che quest’anno vede la sua quindicesima edizione: chi la organizza ha un occhio di riguardo per ciò che la montagna può esprimere da sola. Diciamo che in questo caso la coniugazione musica-montagna trova un accettabile compromesso.

Lo provano alcuni fatti: i concerti sono tenuti in luoghi da raggiungere a piedi o al massimo con gli impianti; agli eventi musicali sono associate molte iniziative outdoor, dai trekking guidati alle escursioni in mountain-bike (normale o elettrica); il genere di musica e la quantità limitata di ascoltatori e di decibel li distanziano dai mega-concerti alla Jovanotti.

Suoni delle Dolomiti 2019

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Il lungo festival estivo è incominciato l’11 giugno alle 18 per “sostenere la rinascita del paesaggio e dei percorsi artistici feriti dall’eccezionale maltempo dello scorso autunno. Alla Malga Costa si sono esibiti i Solisti Aquilani assieme a Mario Brunello, con due ospiti d’eccezione: Vinicio Capossela e Stefano Nanni. Il concerto aveva lo scopo di permettere la ricostruzione di Arte Sella, la mostra d’arte permanente all’aperto danneggiata dalla tempesta Vaia del 2018.

Da venerdì 28 a domenica 30 giugno ci sarà il trekking con l’israeliano primo solista di mandolino Avi Avital e con il poliedrico Giovanni Sollima. Il percorso, che si snoda tra il Catinaccio e il Sassolungo presenta un totale di 10h30’ di cammino. Gli stessi due artisti si esibiranno anche alle 12 del 30 giugno al rifugio Micheluzzi. Due ore di cammino da Campitello oppure in taxi collettivo.

Avi Avital

Domenica 7 luglio, a 10’ di cammino dal rifugio Pedrotti e a 20’ dall’arrivo della funivia, nel cuore delle Pale di San Martino, ci sarà l’Italian Horn Ensemble. Orchestra della Scala, Accademia della Scala, Orchestra Teatro Regio di Torino e Filarmonica di Milano: da esse  nasce questo concerto che vuol far conoscere la bellezza timbrica e la versatilità del corno al grande pubblico, con un repertorio che va dalla classica alla musica popolare passando per ritmi sudamericani e colonne sonore di film.

Alba delle Dolomiti, 13 luglio 2014. I Corni della Scala (Col Margherita) con panorama sulle Pale di San Martino.

Domenica 14 luglio è la volta del violinista Alasdair Fraser e la violoncellista Natalie Haas: musica folk, tra musica classica e folk irlandese. La via più breve per giungere alla Malga Canvere (Val di Fiemme) si serve degli impianti Castelìr – Fassane – Morea e quindi a piedi per 20’.

Alasdair Fraser e Natalie Haas

Neri Marcorè, Marco Rizzi, Regis Bringolf, Danilo Rossi, Mario Brunello, Florian Berner, Gabriele Ragghianti, Ivano Battiston e il Signum Saxophone Quartet saranno all’alba di sabato 20 luglio al Col Margherita interpreteranno E intanto si suona, un progetto speciale di un viaggio lungo un secolo: la musica si confronta con la guerra, l’umanità con le barbarie. Da un’idea di Mario Brunello e Alessandro Baricco. Vi si arriva dal Passo San Pellegrino con la funivia Col Margherita aperta per l’occasione dalle ore 3.30 alle 6 (portata oraria 1.300 persone) e poi a piedi in 20’.

Domenica 28 luglio i Septura Brass (un magico settetto d’ottoni) saranno a Malga Flavona. Per raggiungere questa, la via più breve è dal lago di Tovel, ore 3.15.

Domenica 4 agosto la norvegese Vilde Frang e il tedesco Nicolas Altstaedt si esibiranno al Lago di Bombasèl in un concerto di musica classica. Al lago si arriva abbastanza in breve dall’arrivo della seggiovia al Paion.

Mercoledì 7 agosto lo Joscho Stephan Trio sarà a Buffaure con un concerto di musica jazz. Ci si arriva con 15’ di cammino dall’arrivo della cabinovia Buffaure.

Joscho Stephan Trio

Il Quintetto di fiati dell’Accademia di Santa Cecilia e Royal Concertgebow Orkest sarà mercoledì 21 agosto in località La Porta (gruppo Cornacci-Monte Agnello, Val di Fiemme) con flauto, oboe, clarinetto, fagotto e corno. 20’ a piedi dall’arrivo della seggiovia Agnello (Pampeago).

Mercoledì 28 agosto Lorenza Borrani, Ursina Braun (svizzera), Carla Maria Rodrigues (inglese), Riikka Repo e Mats Zetterqvist (svedesi) saranno al lontano rifugio Antermoia per un grande concerto di archi. Quattro sono le ore necessarie per raggiungere il rifugio da Campitello di Fassa.

Sabato 31 agosto Massimo Cagnin, Eugenio Leggiadri, Lara Matteini, Gabriele Nani, Giovanni Dal Missier, Nicola Fregonese, Federico Furianetto e Patrick Monticoli saranno al Pian della Nana (gruppo di Brenta) per interpretare Il Barbiere di Siviglia. Ore 1.15 da Malga Malgaroi.

Mario Brunello, il greco Dimos Goudaroulis, l’irlandese Naomi Berrill, Walter Vestidello e il brasiliano Toninho Ferragutti saranno a Pra Castron di Flavona (alle ore 6.30 di mattina) domenica 1 settembre per un’altra alba con un mix inusuale tra sonorità d’oltreoceano e musica barocca, tra produzione colta e tradizione popolare, preludio a un percorso di ricerca e approfondimento che durerà tre giorni lungo i sentieri delle Dolomiti di Brenta. Ci si arriva da Passo Campo Carlo Magno con telecabina Grostè, aperta per l’occasione dalle ore 4 (portata oraria 2.200 persone) e poi a piedi seguendo il segnavia 306 (Sentiero delle Palete) in 30’ di cammino.

Mario Brunello

Gli stessi di prima (ma senza Toninho Ferragutti) continueranno nei giorni seguenti (2 e 3 settembre) lungo un bellissimo trekking che unirà Madonna di Campiglio a Pinzolo e Val Rendena, per un totale di 14h di cammino.
Ancora gli stessi, al Camp Centener di Val Rendena, con l’aggiunta dei brasiliani Jacques Morelenbaum, Lula Galvao e Rafael Barata, alla fine del trekking e alle ore 12 di martedì 3 settembre in un programma che ruota intorno alle sofisticate atmosfere della bossa nova, intrise di elementi jazzistici, raffinatezze armoniche e dolcezza melodica. Ci si arriva da Madonna di Campiglio con la telecabina Monte Spinale e poi a piedi 50’, oppure da Passo Campo Carlo Magno con telecabina Grostè e poi a piedi 20’.

Mercoledì 4 settembre il milanese Stefano Bollani sarà alla Malga Brenta Bassa in Val Rendena. Anche questa volta l’eclettico e geniale artista trasformerà la sua esibizione in un percorso di esplorazione tra le musiche più diverse passando tra generi, cibandosi di arie e maestri, stravolgendo e reinventando suoni e ritmi. Si arriva alla Malga Brenta Bassa da Madonna di Campiglio con gli impianti Campiglio-Pinzolo Express che da Colarin (stazione di partenza) raggiungono Plaza (stazione arrivo) e poi a piedi 30’. Per l’occasione la cabinovia sarà aperta con continuato dalle ore 9 alle ore 16. Oppure da Madonna di Campiglio si raggiunge Vallesinella con bus navetta a pagamento del Parco Naturale Adamello Brenta o in auto e si prosegue a piedi passando dalle Cascate di Mezzo, 40’; oppure ancora da Sant’Antonio di Mavignola in macchina seguendo le indicazioni della Val Brenta (parcheggi fino ad esaurimento) e poi a piedi lungo il sentiero n. 323, 40’ minuti di cammino dal parcheggio più vicino.

Stefano Bollani

Giovedì 5 settembre il Trio in Uno sarà al rifugio Bergvagabunden. Si arriva a questo concerto di musica brasiliana da Passo San Pellegrino con seggiovia Costabella, poi a piedi lungo il sentiero 604, 50’ di cammino.

Trio in Uno

Sabato 7 settembre il brasiliano Yamandu Costa sarà alla Malga Vagliana (gruppo di Brenta). Vi si arriva da Passo Campo Carlo Magno con telecabina Grostè fino alla stazione intermedia da dove si prosegue a piedi seguendo le indicazioni del Festival, 30’.

Domenica 8 settembre Russian Renaissance sarà al rifugio La Montanara, sull’altopiano della Paganella: dalla classica al jazz con gli strumenti della tradizione russa. Il concerto si svolge a 10 minuti di cammino dal rifugio. Ci si arriva da Molveno con telecabina e seggiovia, oppure da Andalo – Maso Cadin (parcheggio) seguendo la strada forestale via Pradel-Valbiole, 2h di cammino.

Mercoledì 11 settembre siamo invece lungo le rotte dei nuovi suoni africani con i suoni di Chesaba: Abel Selaocoe, Sidiki Dembele e Ali Mcmath. La location è a 15’ a piedi dal Passo di Lavazé.

Abel Selaocoe

Sabato 14 settembre i Penguin Cafe saranno al Ciampac (Val di Fassa) con la loro musika folk. Vi si arriva da Alba di Canazei con la cabinovia Ciampac e poi a piedi 20’ di cammino.

Domenica 15 settembre, gran chiusura di Suoni delle Dolomiti a Villa Welsperg, Primiero, con Malika Ayane, che non ha certo bisogno di presentazioni. Ci si arriva da Tonadico a piedi lungo il sentiero Tonadico-Cimerlo, 1h20’ di cammino, ma anche in auto o bus.

Malika Ayane

Potete scaricare qui l’intero programma di Suoni delle Dolomiti 2019.

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I suoni delle Dolomiti ultima modifica: 2019-06-23T05:53:34+01:00 da GognaBlog

18 pensieri su “I suoni delle Dolomiti”

  1. 18
    Luciano pellegrini says:

    Anche se non ci sarà una folla da stadio, restano i RUMORI, anche in assenza degli amplificatori. Intanto, assistere a questi concerti che non sono tutti gratuiti, bisogna pagare il biglietto. Poi, c’è l’esibizione a qualsiasi ora del giorno: La maggior parte a MEZZOGIORNO, ma anche POMERIGGIO, SERA. CHE GODURIA PER LA FAUNA SELVATICA! Gli strumenti a fiato diffondono un suono che SONO ALTI, OSTINATI. Se c’è un’orchestra di fiati, si può immaginare la pace, il silenzio del luogo. Per non parlare dell’opera IL BARBIERE DI SIVIGLIA E meno male che IL CONCERTO DI PERCUSSIONI si svolge a Madonna di Campiglio.  Certamente questo evento produrrà moneta, ma è L’AMBIENTE CHE SI DEVE ADATTARE ALL’UOMO!

  2. 17
    Alberto Benassi says:

    non mi pare che alla natura gli stiamo facendo un baffo…
    comunque adesso passa tutto in secondo piano. L’Italia ha vinto la candidatura alle olimpiadi invernali 2026 .
    Cantieri a tutta randa per le Dolomiti.

  3. 16

    Ma questi animali disturbati dai decibel, pochi o tanti che siano, che vivono in montagna, sono da meno rispetto ai piccioni, pidocchi, zanzare, topi e altri roditori, che vivono nei pressi degli stadi? Qui ci dobbiamo chiedere quali siano gli animali di serie A e quelli di serie B. Aquila e camoscio in serie A. Topi e piccioni in serie B! 
    Mi sa che siamo (io no) prigionieri di convenzioni inestirpabili che alla Natura fanno un baffo. E tutti giù a scannarsi….

  4. 15
    Alberto Benassi says:

    Il coro della SAT non si è mai esibito davanti a un rifugio delle Dolomiti?Ah, ma quelle sono “le canzoni di montagna”.

    ottima osservazione!!
    Quel mazzolin di fioriiii …che vien dalla montagna…

  5. 14
    Gianni Battimelli says:

    Il coro della SAT non si è mai esibito davanti a un rifugio delle Dolomiti?
    Ah, ma quelle sono “le canzoni di montagna”.

  6. 13
    Alberto Benassi says:

    Non trovo corrette le critiche volgari….detto questo mi sembra invece un giusto compromesso in quanto (anche le foto documentano) si parla di esibizioni strumentali fatte da professionisti senza l’aiuto di masse tecnologiche devastanti per l’ambiente e con un seguito (non neghiamocelo) molto più ristretto e selettivo.

    si, ma il problema è che poi l’uomo non si accontenta. Fatto questo , vuole altro e di sempre di più.
    Perchè siamo tutti sotto il comandamento  della crescita.

  7. 12
    Filippo Lamperti says:

    Non trovo corrette le critiche volgari….detto questo mi sembra invece un giusto compromesso in quanto (anche le foto documentano) si parla di esibizioni strumentali fatte da professionisti senza l’aiuto di masse tecnologiche devastanti per l’ambiente e con un seguito (non neghiamocelo) molto più ristretto e selettivo.

  8. 11
    Marco Tatto says:

    Un musicista che veramente si mise in gioco in alta quota (anche dal punto di vista alpinistico) fu Jean Louis Noton che il 21 luglio 1997 rese il suo personale omaggio alla Dent Blanche (4357 m) suonando lassù la sua fisarmonica (la salita durò in totale tre giorni, assistito da due guide). Un bel video testimonia l’avvenimento:
    https://www.youtube.com/watch?v=bOfn3uLQ6XU
     

  9. 10
    Alberto Benassi says:

    e quali sarebbero che vie di mezzo?
    trasformare i parchi in luoghi finti per turisti grulli da spennare?

  10. 9
    Giacomo Govi says:

    Per me: inutile dal punto di vista culturale, sbagliato dal punto di vista educativo, inacettabile  dal punto di vista ambientale.  Perfino meglio l’adrenalina e (quello che per voi e’ ) il divertimento superficiale. 
     

  11. 8
    sergio bella says:

    professor Daidola la cultura e la storia dei luoghi può anche evolversi, forse meglio in direzioni intelligenti…o dobbiamo per forza restare solo malgari per coerenza? 
    Agh fai il solito”pocio” che serve solo a chi vuole il peggio…devi renderti conto che ci sono anche le vie di mezzo…

  12. 7
    Ottima mossa gogna!! says:

    Gogna sei semplicemente un ipocrita! Sei sempre stato contro queste cose adesso rigiri la frittata? Un opinion leader veramente falso. Sei sempre stato radicale e contro a questi “inutili suoni nel silenzio”. Abbiamo sostenuto e apprezzato i tuoi sforzi per sensibilizzare a non trasformare i luoghi di montagna in luoghi “di massa”…guarda sei deludente. 

  13. 6
    Alberto Benassi says:

    Almeno non ci prendiamo in giro.

    Infatti, cerchiamo di essere sinceri. Non facciamo il doppio gioco. Non bleffiamo.
    I concerti, che sono momenti bellissimi dove la musica lega tutti insieme uomini e donne delle più diverse età e delle più diverse idee,  ben vengano. Ma nei luoghi adatti. Un teatro, uno stadio, una piazza. Ma non un bosco.
    Altrimenti tutti hanno il diritto di fare tutto dove più gli pare. E dietro questo poi, si nascondono altri intenti ed inteteressi.
    I signori artisti che tanto la menano, siano un pò più coerenti. Non si predica bene e si razzola male.
    Essere artisti, penso voglia dire avere anche una maggiore sensibilità. Che la dimostrino nei fatti, non solo nelle parole.

  14. 5
    Paolo Gallese says:

    Difficile porsi sereno su questo tema. Sono d’accordo con Giorgio. Anche io credo ci siano semplicemente ragioni legate ad “inventarsi” nuove emozioni e di conseguenza nuove economie. I limiti sono legati a chi promuove e autorizza da un lato, a chi decide di premiare dall’altro. Ma la strada temo sia aperta. E dico temo poiché sappiamo tutti bene che ad un evento anche bello, discreto, sostenibile, inevitabilmente può seguire ben altro. Non sono neppure d’accordo con una protezione della Natura talebana, che di fatto la rende irraggiungibile e lontana. Basterebbe ripristinare la fatica di raggiungerla e viverla per noi che vogliamo avvicinarla. E rendere burocraticamente più incoraggianti le attività di molta tradizione, ormai soffocate da carte, bolli e tasse.

  15. 4
    Emanuele says:

    Sottoscrivo solo i primi due paragrafi dell’articolo. Sintetici, esaurienti e senza spazio a deroghe. Il resto profitto, denaro, affari. Un “cavallo di Troia”, precursore di distruzione.

  16. 3
    renzostr says:

    All’aperto si gioca alle bocce, diceva il sommo Toscanini…

  17. 2
    Giorgio Daidola says:

    Suoni delle Dolomiti è un’iniziativa pregevole ma che, salvo rare eccezioni, nulla ha di autentico con riferimento all’ambiente montano, alla cultura e alla storia dei luoghi. Si tratta di uno dei tanti modi per recuperare, in un turismo di montagna basato sul comfort, sulla facilità e sulla sicurezza (ossia sulla qualità “aziendale” o “artificiale”) il valore delle emozioni (ossia la qualità “emozionale”). Rientra quindi nella categoria delle cosiddette “emozioni provocate”, create dagli strateghi per supplire alle sempre più rare “emozioni vere” che il turismo montano moderno è in grado di offrire.

  18. 1
    agh says:

    I concerti vanno bene nei luoghi adatti, preferibilmente nei fondovalle. Ma i concerti dentro i Parchi a 2000 metri sono inaccettabili. Due in particolare quest’anno: quello nel santuario naturale di Flavona, e l’altro al Pian dela Nana, entrambi nel Parco Naturale Adamello Brenta. Un gruppo jazz nel primo caso, mentre al Pian della Nana verrà addirittura rappresentata una opera lirica: Il barbiere di Siviglia. Ma perché? Cosa c’entra? Ma possibile che non si riesca a fissare un punto fermo almeno per i parchi? E cioè che questi devono restare un luogo di protezione e tutela della natura? Nei parchi non si canta e non si suona, punto. Anche perché il discrimine su quello che si può e non si può cantare e suonare è sempre molto sottile, aleatorio. Qualcuno distingue per generi musicali (rock no, jazz sì, metal no, lirica sì), altri per strumento: batteria no, fisarmonica o flauto sì eccetera. Sono distinguo arbitrari, intepretabili, forzabili sempre alla bisogna come per il concerto di disco music di Moroder dentro il parco di Paneveggio, gabellato come “occasione imperdibile” per l’economia della valle (in realtà un flop clamoroso con 300 persone). Anticipo già la facile accusa di talebanesimo: ripeto, i concerti vanno bene ma nei luoghi adatti, e comunque almeno NON nei parchi. Oppure si esca dall’equivoco una volta per tutte e si dica chiaramente che i parchi sono strumenti di sviluppo turistico e buonanotte ai suonatori. Quindi vanno bene gli eventi, i raduni di macchine d’epoca, di jeep, i concertoni e chi più ne ha più ne metta. Almeno non ci prendiamo in giro. 

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