I tempi cambiano

Nel post di Pierangelo Verri (9 gennaio 2018) https://www.gognablog.com/2018-ancora-no-spit/, si accennava ad alcune vie aperte negli ultimi tempi in Dolomiti con l’uso di spit. Questa è una, e la facciamo raccontare da uno dei primi salitori.

I tempi cambiano
(Sass de Mura, parete sud, 700 m, ED, VII+/A3, aperta il 3 giugno e 2 luglio 2017 da Diego Toigo, Lorenzo Corso e Patrick Gasperini)
di Diego Toigo
(già pubblicato su www.rocciatorifeltre.it il 23 luglio 2017)

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Arriva il ponte del 2 giugno e finalmente sia io che il Lorenz abbiamo due giorni liberi, bisogna approfittarne. I progetti come sempre sono tanti, ci starebbe un bel vione con bivacco nella valle dei sogni sulle Pale di San Lucano, ma dobbiamo fare i conti con la solita instabilità meteorologica, sono previsti temporali di calore che ci obbligano a pensare a un piano B. A quel punto tiro la sassata: “Perché non proviamo ad aprire una via sulla Sud del Sass de Mura, c’è una bella linea che ho in testa già da qualche anno”. Lorenzo è subito entusiasta dell’idea di provare ad aprire sulla nostra montagna di casa, deciso si va! A completare la squadra si aggiunge anche il Patrick, un buon cinghiale di razza tesina!! Tre per questo tipo di vie è il numero perfetto.

Sabato 3 luglio partiamo presto dalla val Noana e alle 9 siamo sul Troi dei Caserin, proprio sotto la Sud, la giornata è super e la voglia di metter mani sulla croda è tanta.

Mentre rifiatiamo studiamo la linea di salita, il punto chiave appare subito l’uscita sulla banca sud, che sembra sbarrata da una fascia di tetti gialli dove l’unico punto debole potrebbe essere una sottile colata nera. Risaliamo il canale che porta alla base della parete e dopo aver superato le prime facili balze rocciose arriviamo dove la parete inizia a impennarsi. Sulla destra vediamo il grande camino della Diretta Sud aperta nel 1970 da Giulio De Bortoli, Ennio Conz e Cesare Levis; a sinistra c’è la linea di diedri aperta da Manolo, in mezzo c’è il nostro campo di gioco.

In apertura su I tempi cambiano, Sass de Mura

Nella prima parte la roccia richiede un po’ di delicatezza, Lorenzo apre le danze attaccando una fessurina nel tratto dove la roccia sembra più sana, sale una decina di metri e trova un vecchio chiodo, evidentemente anche i “veci” erano passati di là. Saliamo due tiri su terreno facile sino alla seconda grande cengia e vediamo i chiodi della Diretta proseguire verso il grande diedro superiore, mentre sopra di noi delle belle placche gialle e grigie ci dovrebbero portare sotto gli strapiombi. Lorenz si spara un altro bel tiro, la roccia delicata e la difficile chiodatura mantengono alta la concentrazione e piano piano continuiamo a guadagnare metri. Tocca a Patrick prendere la testa della cordata ed è davvero bravo a risolvere altri due bei tiri di placca che ci portano sotto la fascia gialla. Arrivo in sosta e diamo un’occhiata sulla linea da percorrere, la roccia gialla sopra di noi si rompe solo a guardarla, ma dieci metri più a sinistra vedo un tettino con una bella fessura larga dove ci sta perfetto un numero 3 BD, staffo il friend e vado a prendere la fessurina gialla sopra il tetto, poi un passetto difficile in traverso mi riporta su roccia grigia più compatta, riesco a fare una buona sosta giusto sotto la colata nera che scende tra i tetti. Inizio a studiarla mentre recupero i compagni, sarà una bella legna penso subito e anche i miei soci non sono molto fiduciosi: siamo sotto una pancia nera di una decina di metri senza l’ombra di una fessura per chiodare. Lorenzo ridendo mi dice: “Volevi la colata nera, tutta tua!!”.

Lorenzo Corso in apertura su I tempi cambiano, Sass de Mura

Patrick Gasperini, Diego Toigo e Lorenzo Corso in apertura su I tempi cambiano, Sass de Mura

Salgo i primi metri e riesco a mettere un buon chiodo per proteggere la sosta, sopra di me il primo strapiombetto dove non trovo né tacche o buchi per salire né fessure per chiodare, dopo vari tentativi un chiodo entra a metà in un buchetto, sembra tenere, mi appendo e cerco di chiodare sopra, riesco a piazzare un altro chiodo e guadagno un metro e da lì in poi la placca si presenta troppo compatta per mettere qualsiasi protezione.

Il tempo passa e inizia anche a piovere, la motivazione inizia a calare e la beffa della ritirata a tre metri dalla fessura risolutiva inizia a essere sempre più reale. Caricato dai miei soci tento ancora una volta, lascio il chiodo, salgo dei passi in libera e arrivo a una buona tacca, di chiodare non se ne parla quindi sfodero il cliff e mi tiro su più alto possibile, mi manca un passo per arrivare alla fessura, riesco a piazzare ancora un chiodino, lo tiro e sono sulla manetta, è fatta!! Un urlo per scaricare la tensione, proseguo per la fessura e finalmente sono in sosta… che ingaggio mentale ‘sto tiro!

Nel frattempo ha smesso di piovere e con altro bel tiro siamo sulla banca sud, per oggi siamo contenti così. Scendiamo veloci dalla banca sud giù per i Cadin di Neva e in un’oretta siamo al Boz da Daniele e la Ginetta che ci fanno la solita super accoglienza, divoriamo un piatto Boz e alcune medie e poi scendiamo a valle, stanchi ma soddisfatti.

La parete sud del Sass de Mura con il tracciato di I tempi cambiano

Passa un mese e il 2 luglio finalmente siamo ancora tutti e tre liberi e il tempo è buono anche se ha piovuto tutto il giorno prima: altra scarpinata e stavolta torniamo direttamente alla banca sud, gli obiettivi della giornata sono chiari: calarsi sul tiro chiave per cercare di sistemare la chiodatura per provare il tiro in libera e poi finire la parte alta della via fino in cima. Ci caliamo fino alla colata nera che è fradicia, impossibile provare la libera oggi, inizio a guardare i chiodi ai quali mi ero appeso artificialando e cerco di testarli e sistemarli, sono abbastanza precari, uno con due martellate fa esplodere la fessurina e vien via, così decidiamo di commettere l’atto impuro: piazziamo due spit in modo da poter provare la libera un po’ più sicuri la prossima volta, risaliamo sulle corde fino alla cengia pensando già alle polemiche che quei due spit solleveranno, ma l’alpinismo si sa è fatto anche di questo.

Riparte Lorenzo e proseguiamo verso la cima e con quattro bei tiri dal carattere classico arriviamo in cima. I tempi cambiano è conclusa, una stretta di mano, qualche foto da giargiana e la firma sul libro di vetta e poi giù verso la birra del Boz.

0
I tempi cambiano ultima modifica: 2018-03-03T05:53:34+01:00 da GognaBlog

8 pensieri su “I tempi cambiano”

  1. 8
    Chiarini Ilario says:

    A be, allora in nome della libera siamo giustificati per tutte le montagne……………io penso che se questi ragazzi non si volevano spaccare la testa, rimanedo in valle,sai le vie che liberavano in una giornata! e pure senza stare a fare corse contro il meteo, calate e avvicinamenti faticosi!!!

     

    Lasciare ALMENO le montagne il meno “confezionate” possibile, e non segnate in maniera perenne, ed inoltre col tempo anche poco rimediabili( dato che un foro, difficilmente potrà essere riutilizzato a lungo…….).Donare alle generazioni prossime l’incognita di pareti impossibili, le sfida a protezioni sempre più ingegnose ma MAI INDELEBILI,un esempio NETTO, di come l’alpinismo passato e presente ci abbia maturato a custodire un eredità così preziosa, quanto rara! Questa è per me la vera SFIDA!!! Tutto il resto gravità al di fuori a quel pianeta, dal quale tutti gli alpinisti sono partiti, chiamato UMILTÀ.

  2. 7
    Carlo B. says:

    mah…quanto nervosismo per una via nuova. a me la storia raccontata nell’articolo è pure piaciuta.

    @emanuele: guardando la relazione (che si trova in rete) non mi sembra sia proprio una variante…a parte la partenza in comune con la diretta sud la via corre a sx seguendo una linea autonoma fino in cima. Ad ogni modo complimenti per la tua via nuova, anch’io ho avuto modo di scalare su quella montagna e ho visto quanto è severa in termini alpinistici…dove sale esattamente la tua?

    @Guido: immagino che lei conosca direttamente gli apritori per dire che sono dei semplici esibizionisti…altrimenti dovremmo pensare male di tutti quelli che aprono una via e poi la prongono a futuri ripetitori. …che poi, oggigiorno, la notorietà si ottiene con le cose estreme; se era quello l’obbiettivo avrebbero fatto meglio a lasciarla come l’avevano salita enfatizzando la difficoltà in artif e la pericolosità.

    Ad ogni modo questa via mi ha incuriosito molto… ma credo che aspetterò di andare ripeterla prima di sentenziare e dire che si tratta di una bagianata 🙂

    Carlo

  3. 6
    Riva Guido says:

    Giacomo G. Lei vuole confondere inutilmente le acque. La via, quella vera è solo la prima, dove i tre si sono comportati in un certo modo, passando senza l’uso degli spit. Tutte le ripetizioni seguenti, restano ripetizioni durante le quali alcuni ripetitori, in questo caso gli apritori, possono arrivare ad alterare la via originale per un tornaconto personale. Una via nuova può anche non essere ripetuta per via della sua pericolosità perché si potrebbe morire per una caduta. Se invece si vuol far parlare di se a tutti i costi si piantano gli spit.

  4. 5
    Giacomo G says:

    Le acque sono cristalline in quanto tutto e’ riportato nell’articolo, anche e in particolare il fatto che l’aggiunta degli spit sia avvenuta non in apertura ma successivamente, e calandosi dall’alto. Se qualcuno si confonde, non credo che sia per quanto io ho detto. E lo ripeto: ognuno, grazie alla storia completa e a quanto i 3 hanno dichiarato in termini di obiettivi, si puo’ fare un idea. Se lei ne ha una, ce la faccia conoscere.

  5. 4
    Riva Guido says:

    Giacomo G. Lei vuole confondere inutilmente le acque. La via, quella vera è solo la prima, dove i tre si sono comportati in un certo modo. Tutte le ripetizioni seguenti, restano ripetizioni durante le quali alcuni ripetitori possono arrivare ad alterare la via originale per un proprio tornaconto personale.

  6. 3
    Giacomo G says:

    Interessante perche’ il racconto ci dice perfettamente come gli apritori sono saliti, quali fossero le loro regole e i loro obiettivi e con quale principio hanno alla fine deciso di aggiungere i 2 spit, oggetto della discordia.

    Alcune considerazioni:

    In apertura, nel tratto chiave sono passati senza spit. Con azzardi e brividi regolamentari.  Sembrerebbe tutto a posto, la patente era valida anche per i “puristi” del no spit? Pero’ il loro obiettivo e’ la libera. Questo cambia tutto.  Per provare la libera si devono provare i movimenti e prevedere cadute probabili. Dove si mette l’asticella del rischio da accettare? I 3, comprensibilmente , non si vogliono spaccare la testa. Dovevano lasciare perdere e cedere il passo a qualcuno con l’asticella piu’ in alto? Calarsi dall’alto successivamente vanifica lo sforzo mentale dell’apertura dal basso? Ognuno si fara’ la propria idea, in rapporto ( si spera ) anche al proprio modus operandi – che spesso e’ lasciato all’immaginazione. Qui perlomeno si sa di cosa si parla.

  7. 2
    emanuele menegardi says:

    Ho percorso quattro vie sulla Cima Principale del Sass de Mura(parete Sud), una nuova quest’estate, e noto che lo schema sulla foto sembra corrispondere alla prima parte della Diretta, ne risulterebbe, per correttezza, una variante moderna(anche nei mezzi).

  8. 1
    Matteo says:

    Avevo già il post linkato nelle risposte a Pierangelo Verri.

    Allora non ero intervenuto e lo faccio ora: fatto così a me pare più che accettabile l’uso di alcuni spit.

    My 5 cents

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.