Il brutto caso di Ischgl

Per motivi anche professionali conosciamo abbastanza bene la località turistica di Ischgl, in Tirolo. Decisamente diversa dal resto delle stazioni estive e invernali, sia del Tirolo che alpine in generale, ha ben meritato il titolo di Ibiza delle Alpi che a suo tempo le fu affibbiato.

Vastità delle piste, varietà dei divertimenti, sia diurni che notturni, clientela fortemente internazionale ne hanno fatto uno dei luoghi più “globalizzati” in cui trascorrere vacanze care ed eccitanti, per intenderci russian style.

Silvretta Arena, Tirolo

Ischgl degli anni passati
(scritto nel 2005)

La doppia vita di Ischgl
La Paznauntal, la valle tirolese del Silvretta, al sole della primavera è un’isola per buongustai della montagna, un paradiso all’odore del legno ben stagionato dei fienili, apprezzato semisdraiati su una delle caratteristiche panchine collocate ad arte nei punti più belli. E nel ricordo di stagionali aprés ski che ancora ritmano la memoria dei fine pomeriggio invernali.

Luci e ricordi di un’isola piccola che negli echi dei racconti diventa una moltiplicazione di sentieri, ritrovi e locali, storie di vip del bel mondo da 50 anni ad oggi. Rivissute poi da designer e pubblicitari tedeschi che vengono qui tutti gli anni ad applaudire i concerti di rockstar come Tina Turner, Elton John e Peter Gabriel.

A 1377 metri di altezza, poco a nord dell’Engadina, Ischgl è molto amato e famoso in Europa. Questo nome così difficile da pronunciare per gli italiani è invece garanzia di qualità totale per i più esigenti appassionati della montagna non propriamente invernale: qui si svolgono gare atletiche come l’annuale Ironbike, una specie di massacrante maratona per bici da montagna, ma qui la gente viene anche per farsi coccolare in uno degli alberghi a 4 o 5 stelle.

Ischgl: Idalp e Fimbatal

La Silvretta-Arena è uno dei paradisi dello sci, con i suoi oltre 40 impianti di risalita ed oltre 200 chilometri di piste, dalle gobbe pure alle facilissime blu, è “the place to be” per finire la stagione 2004-2005, magari con un corso accelerato di après ski, per fare un po’ di peccati dopo le discese immacolate..

Ancora poco conosciuta in Italia, l’area sciistica di Ischgl nel Tirolo occidentale è una delle più “prestigiose” delle Alpi intere. Un luogo per chi vuole sciare intensamente di giorno e divertirsi di notte, abbinando uno stile di vita sportivo e mondano con tutti i lussi di una vacanza invernale di alto livello.

La Silvretta-Skiarena, con tre ovovie, due funivie, 21 seggiovie e 16 ski-lift, rientra in assoluto fra i comprensori sciistici più grandi delle Alpi. L’intera area sciistica si trova ad un’altezza superiore ai 1400 m; il 90% delle piste sono situate tra i 2000 e i 2872 m.

Gli appassionati dello snowboard trovano piste perfette, stupendi pendii a grande inclinazione da discesa ed il Boarders’ Paradise, il più grande funpark europeo registrato.

La Silvretta Arena
È gente sempre nuova quella che cavalca su moto più o meno rombanti l’Hochalpenstraβe, la strada panoramica che unisce la Paznauntal a Montafon, traversando la zona settentrionale del gruppo del Silvretta. Non sono questi gli appassionati di montagna, ma se questa gente viene qui ci sarà il suo bravo motivo.

Gli sportivi mattinieri s’incrociano con gli altri nelle vie animate di Ischgl: è il primo pomeriggio, ora dell’incerto risveglio dei nottambuli del Coyote Ugly. Sono questi i ritmi di Ischgl, e bisogna conoscerli.

Ischgl: panorama dai Sassgaluner Wiesen su Hoelltal e Greitspitze

La Silvretta Arena è a misura di bici e di sci. I fanatici della due ruote arrancano, espellono tossine a fontanella ma non demordono, sanno che il vento asciuga rapidamente il sudore e sono ostinati. L’itinerario più famoso è lo Schmugglertour, il «giro dei contabbandieri» che collega Ischgl a Samnaun, un paesino in territorio svizzero che, come la nostra Livigno, permette acquisti con agevolazioni fiscali. Lo Schmugglertour concede molte varianti, adatte anche al percorso a piedi: qui due sportivi ben diversi, il camminatore e il ciclista, agli antipodi per l’abbigliamento e per la velocità, trovano un terreno comune, quello subito sotto alle nevi e alle rocce del Silvretta, campo in quota per ascensioni più alpinistiche.

È un pubblico di adulti quello che predilige Ischgl, quello che vuole respirare lo stile di vita internazionale, tra bei negozi e wellness in relax, che è lo spirito stesso di Ischgl. Ma è necessario essere in grado di non lasciarsi tentare.

Lasciato lo scorrazzare dei centauri e il passeggiare mondano, per entrare nel vero mondo della Silvretta Arena dobbiamo percorrere almeno una parte dell’enorme ra­gnatela di itinerari ancora innevati. Solo così si può accedere a quello che è soprattut­to uno stile di vita, rilassante e spensierato.

A Ischgl e dintorni aveva sciato Ernest Hemingway con elegante tecnica a telemark. La disciplina, tornata in auge nelle Alpi è in rinascita anche qui e le piste ed i fuori pista di Ischgl si prestano perfettamente per le curve inginocchiate. Le condizioni della Silvretta–Skiarena per praticare questa disciplina sono particolarmente favorevoli in primavera con lo spettacolare manto di “firn”.

Il brutto caso di Ischgl
di Matteo Pavesi (con integrazioni della Redazione GognaBlog)
(pubblicato su fantaski.it il 21 marzo 2020)

Nei giorni scorsi Der Spiegel ha riportato la brutta storia della località di Ischgl, le cui autorità locali sono sotto accusa per non aver preso provvedimenti per tempo, e che sarebbe quindi diventata un focolaio del virus per mezza Europa.

Ischgl, in Tirolo, è una meta molto frequentata di inverno, e anche molto glamour tanto da ospitare spesso concerti di artisti internazionali.

I responsabili della località sciistica hanno chiuso gli impianti solo domenica 15 marzo 2020, quando in tutto il Tirolo è arrivata l’ordinanza di bloccare le località sciistiche, ma i primi casi risalgono ad almeno due settimane prima.

Infatti il 29 febbraio in Islanda sono state trovate positive 15 persone: tutte erano state a sciare a Ischgl, e in molti erano passati dal bar Kitzloch, uno dei locali più trendy della movida locale e dell’apres ski, dove era stato poi trovato positivo un cameriere tedesco di 36 anni. Il bar è stato chiuso solo il 9 marzo. Già il 5 marzo l’Islanda aveva dichiarato “zona a rischio” la valle di Ischgl, non ascoltata però dalle autorità austriache.

Ischgl, Hotel Madlein, Discoteca Pacha

Nell’area erano presenti turisti provenienti anche da Danimarca, Svezia, Norvegia e Germania; in particolare sembra che anche il 40% dei 1400 positivi norvegesi – dati di giovedì 19 marzo – siano collegati con persone che sono state a Ischgl, e un conto analogo è stato fatto in Svezia con 1000 infettati.

I casi di persone infettate sciando si moltiplicano in Germania, e anche in Danimarca dove martedì 10 marzo la presidente del consiglio dei ministri Mette Frederiksen dichiara che ci sono 156 danesi positivi: come conseguenza immediata la Danimarca vieta già in quella data i voli dalle/alle zone a rischio, ovvero l’Italia del nord, la Cina, la Corea del Sud e la valle di Ischgl!
Insomma i casi di persone infettate che hanno avuto direttamente o indirettamente a che fare con Ischgl sono moltissimi, perché il virus si è sparso per la valle per un periodo di tempo molto lungo senza che venissero prese nella giusta considerazione le primissime avvisaglie.

Alanis Morissette a Ischgl, 30 aprile 2005.

Secondo la ricostruzione di Der Spiegel già nella settimana precedente alla chiusura c’erano stati diversi positivi nella valle, ma i responsabili degli impianti non avevano ritenuto fosse il caso di chiudere, anche per non perdere la settimana di turismo e skipass.

Non è bastato neppure che anche la Germania il 13 marzo dichiarasse il Tirolo zona a rischio, dopo che le autorità di Ostalb, nel Baden-Wuerttenberg, avevano lanciato un disperato allarme: 200 persone che erano state in autobus a Ischgl erano risultate positive al test.

La stagione sciistica doveva continuare! Le autorità tirolesi per oltre una settimana negano tutto: «Dal punto di vista medico – dichiarava il direttore sanitario del Land, Franz Katzgraber – non è verosimile che il Tirolo sia stato focolaio di infezione”.

Nel frattempo però il governo austriaco aveva chiuso il Brennero il 10 marzo, dimostrando ancora una volta, come tutti i governi, di essere pronto a chiudere tutto meno ciò che va a toccare direttamente il proprio interesse economico, sollecito verso la minaccia esterna ma non altrettanto verso quella interna.

Ad un certo punto la questione è diventata troppo rilevante, tanto che il 13 marzo sono state individuate due zone rosse e il cancelliere Sebastian Kurz ha annunciato l’isolamento della Paznauntal, con l’intervento dell’esercito.

Insomma Ischgl è diventato un formidabile focolaio per mezza Europa, grazie al colpevole ritardo di dieci giorni accumulato: ricordiamo che in Italia gli impianti sono stati chiusi in Lombardia già il 7 marzo e in tutto il resto d’Italia nei 3-4 giorni successivi.

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Il brutto caso di Ischgl ultima modifica: 2020-03-26T05:04:00+01:00 da GognaBlog

8 pensieri su “Il brutto caso di Ischgl”

  1. 8
    Umberto Vilfredo says:

    il mondo Ibiza-Ischgl è l’opposto di ciò che piace a me (articolo Capanna Mautino). Bene articoli come questo per denunciare l’esistenza di un mondo malsano. Per il piacere puro della lettura, invece, bellissimi altri articoli che qui sono i più numerosi.

  2. 7
    Paolo Gallese says:

    Confesso che non ricordavo il nome di questa località. E questo triste esempio, di sviluppo e di comportamento, non è che una delle molte facce del rapporto malato che l’uomo ha con il denaro.
    Fino ad ammalarsi davvero.
    PS: è un po’ che non commento qui. Felice di ritrovarvi tutti. Qualcun o di voi mi sono divertito a seguirlo per altre vie, con i suoi scritti o i suoi video. Una montagna ben diversa da quella descritta qui. 

  3. 6
    Massimo (quello in minuscolo) says:

    Non che da noi ci si sia comportati molto meglio. Le piste aperte in trentino mentre in Lombardia le scuole chiudevano han fatto da attrattore per migliaia di persone. Lo stesso, seppur più in piccolo a Colere (BG).

  4. 5
    Carlo Crovella says:

    Quando ero ragazzo, si diffuse anche in Italia del nord la possibilità di vedere la TV della Svizzera italiana. La guardavo spesso, perché c’erano molte trasmissioni di sport, soprattutto di quelle discipline non particolarmente curate dalla TV italiana, fra queste le gare di bob. La pista di Ischgl, naturale, era una delle più storiche e blasonate e incuteva un timore reverenziale anche solo attraverso la TV, figuriamoci dal vivo: eera come la Streif per la discesa libera. Invece venire a sapere che oggi la località è considerate l’Ibiza delle nevi mi ha dato una coltellata profonda. C’è da sperare che l’emergenza planetaria faccia cambiare le cose. Ne dubito, perché la natura umana non è all’altezza, ma almeno sperare…

  5. 4
    fabio pellegrini says:

    Triste storia di un uomo che incorre negli stessi errori commessi da altri mentre egli stesso li criticava aspramente.

  6. 3

    Nonostante non sia distante da dove vivo, Ischgl è sempre stato la meta dei “peggiori” soggetti che conosco e quindi non mi ha mai attratto. L’Austria dello sci è un posto molto bello ma sembra che la maggior parte dei fruitori non riesca a non associare l’alcol allo scivolare sulla neve. In posti come la Zillertal e anche il più “nobile” Arlberg, dopo le 3 del pomeriggio è veramente difficile trovare gente sobria che si aggiri sulle piste, bar o vie del centro dei paesi. Basta ritrovarsi a un concerto di un certo Anton aus Tirol per capire come rimpiangere certe nostre stazioni sciistiche ritenute demodè. Se proprio uno ci tiene….Purtroppo, come ho già scritto in un altro post recente, il mondo dello sci/business nulla ha a che vedere con l’ambiente e tratta luoghi e persone come “capitali” ambientali e umani. E’ triste, ma forse cambierà.

  7. 2
    Andrea Parmeggiani says:

    L’Austria – di cui fa parte Ischgl già nei primi giorni in cui in Italia i focolai si espandevano aveva fatto anche la brutta figura di bloccare i treni dall’Italia… Il classico caso in cui il bue dà del cornuto all’asino

  8. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    È un’altra conferma che esistono criminali pure a nord delle Alpi. Mi sembrava che lí fossero tutti bravi – cosí correva voce, cosí dicevano di se stessi – ma ora mi sorge il dubbio che non sia vero, che ci abbiano raccontato frottole.
     
     

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