Il Canale dell’Aquila

Il TG regionale della Valle d’Aosta delle ore 19.30 del 23 marzo 2017 (dal minuto 2’59” al minuto 4’58”) ci ha informati che è al via un progetto preliminare, in attesa delle necessarie autorizzazioni, che potrebbe già vedere un preoccupante inizio dei lavori nell’estate 2017.

A fine dicembre 2009, nel comprensorio sciistico Monterosa Ski, è stata inaugurata una nuova funivia che in cinque minuti porta sciatori e turisti dal Passo dei Salati 2971 m alla stazione a monte 3275 m, situata su un appena accennato rilievo roccioso alla base del Ghiacciaio di Indren, più o meno in corrispondenza dei vecchi skilift, chiamato Indren ma da non confondersi con la vera Punta Indren 3260 m, quella dove arrivava il vecchio impianto da Alagna, comunque non troppo distante da qui.

La funivia Passo dei Salati-Indren

Atteso da tempo, il nuovo impianto è stato salutato come un toccasana per il già fiorente turismo del fuoripista, il famoso Freeride Paradise, a tutto vantaggio delle stazioni sciistiche di Gressoney, Champoluc e Alagna Valsesia.

Dal 2010 a oggi, il problema di questo investimento è sempre stato che dalla nuova Punta Indren 3275 m gli itinerari di discesa alla sottostante Alpe Gabiet sono sostanzialmente due: il primo è la via dello Spallone, decisamente scialpinistico e terreno d’avventura; il secondo è noto come Canale dell’Aquila: segnalato con paline e tenuto sotto controllo, non è una pista preparata e battuta dai gatti, ma semplicemente un percorso fuoripista segnalato, facilmente individuabile, ma il cui fondo è comunque soggetto ai mutamenti della neve dovuti a vento, caldo, rigelo, passaggi di sciatori, ecc. Per percorrerlo è quindi consigliato avere una buona tecnica sciistica.

Il Canale dell’Aquila

Il progetto di cui ha dato notizia il TG regionale valdostano sottolinea che, proprio a causa della difficoltà di quest’itinerario, la nuova funivia è di certo sottoutilizzata: dunque per portarla a regime occorre far diventare “pista nera” il Canale dell’Aquila. Non si prendono neppure in considerazione altre soluzioni, come ad esempio quella di investire nella promozione del Freeride Paradise. Non potendo accettare di aver sbagliato a costruire l’impianto, ora si rilancia, come a poker, verso una “vincita” sempre più lontana e irraggiungibile. Con il risultato immediato però di illudere e di illudersi, potendo dimenticare ancora per qualche tempo che quello fu solo un disgraziato, oltre che inopportuno, investimento.

Decisa dunque la “riqualificazione” del Canale dell’Aquila, perché questa possa avere luogo occorre che il canale sia percorribile dai gatti delle nevi. Sono perciò previsti l’annientamento dei massi più grossi, ma soprattutto gli ingenti sbancamenti per l’allargamento del canale e soprattutto per la diminuzione della pendenza in certi tratti.

Scendendo il Canale dell’Aquila

Lo stesso servizio del TG anticipava quella che di certo sarà la più grande difficoltà per i fautori del progetto, quella di far tacere i cosiddetti “ambientalisti”: è stato pure citato il fatto che questa zona è in Area natura 2000, cioè tutelata a livello europeo e sulla quale è vietata l’apertura di nuove piste.

Monterosa Ski sta davvero superando se stessa: non paga dello sviluppo (vedi mappa) di cui si è resa protagonista nelle decadi scorse, in pieno conflitto per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche (che da tempo molti vorrebbero dotare di impianti per il collegamento diretto Valle d’Ayas-Cervinia/Valtournenche) ecco che ci apre un nuovo fronte, ugualmente strategico ma ancora più aggressivo, e per la quota e per la qualità e quantità dei lavori necessari.

A noi rimane da osservare che i lavori necessari per questa operazione sono tali da invocare ogni possibile aiuto e perseguire qualunque mezzo perché non inizino mai. L’idea di modificare in modo così sostanziale, snaturante e definitivo un preciso settore dell’alta quota del Monte Rosa può essere solo frutto di una cultura invasiva che ormai si è arresa alla propria mancanza di futuro.

http://www.regione.vda.it/territorio/ambiente/valutazioniambientali/via/via_dettaglio_i.asp?pk=1216

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Il Canale dell’Aquila ultima modifica: 2017-03-25T05:55:57+02:00 da GognaBlog

10 pensieri su “Il Canale dell’Aquila”

  1. 10
    matteo says:

    Per di più mi pare che i costi siano sottostimati in maniera plateale: prevedono per uno sbancamento a 3000 m di quota 4.19 €/m3.
    Non sono un esperto, ma se devo fare un buco di un m3 in un giardino (accessibile dalla strada) non credo proprio che mi chiedano 4.19 €

  2. 9
    AndreaD says:

    Non mi stupisco del fatto che si cerchino di realizzare nuovi progetti invasivi per l’ambiente ma non mi stupisco nemmeno che essi siano presentati dalla stampa e dalle televisioni commettendo numerosi errori. Se uno segue argomenti di diverso tenore, che possono essere dalla politica al calcio, sui media scopre errori a non finire.

  3. 8
    Giorgio Preda says:

    Baste rebbe togliere I soldi publici, cioe’ nostri,per verdere finire I Progetti che distruggono l’ambiente,e non portano a nessun sviluppo.

  4. 7
    Alessandro Gogna says:

    Come si evince dall’allegato regionale fornito da Marcello Dondeynaz, sembra proprio che il TG regionale valdostano abbia diffuso una bufala al riguardo del Canale dell’Aquila. La nuova pista nera non lo coinvolgerebbe direttamente anche se comunque situata a distanza assai ravvicinata.
    Ciò non toglie che la gravità degli interventi descritti nel progetto sia di poco inferiore. Il progetto diventa ancora più pericoloso, in quanto di certo tecnicamente più fattibile.
    http://www.regione.vda.it/territorio/ambiente/valutazioniambientali/via/via_dettaglio_i.asp?pk=1216

  5. 6
    Alessandro Ghezzer says:

    Questi carrozzoni una volta che sono avviati non li puoi più fermare. È come chiedere a un drogato di smettere continuando a dargli “la dose”. Specie come qui in Trentino, dove la dose iniziale te la dà l’ente pubblico, che poi provvede a mantenere la dipendenza dal potere politico-economico.
    Da facebook 26 marzo 2017 ore 9.57

  6. 5
    Marcello Dondeynaz says:

    La minaccia di realizzare una pista da sci da Indren al Gabiet è reale, anche se non riguarda il Canalino dell’Aquila, come erroneamente riportato dal Tg3 Vda. Peraltro il progetto è presentato in modo vergognoso, pieno di falsità. Sono state presentate diverse osservazioni affinché sia assoggettato alla VIA. Al link che segue tutta la documentazione della proposta, che è improprio definire progetto:
    http://www.regione.vda.it/territorio/ambiente/valutazioniambientali/via/via_dettaglio_i.asp?pk=1216
    da facebook 25 marzo 2015, ore 17

  7. 4
    Egidio Bona says:

    Veramente non se ne può più di gente incompetente che continua a distruggere ambienti naturali. Credo che l’opposizione a questo demenziale progetto sia sacrosanta per chi ama la montagna.

  8. 3
    marco coontri says:

    È una follia voler addomesticare un ambiente che di per se è una cosa diversa da una pista di discesa ma evidentemente le prospettive di incrementare nuovi guadagni e più forte di qualsiasi logica.

  9. 2

    Il Freeride Paradise ha iniziato ad agonizzare con la costruzione del nuovo impianto. Con l’incendio del Rifugio Guglielmina è decisamente finito, e lo sanno anche le Guide miei colleghi del posto.
    Non negatelo, ragazzi!
    Se poi volete ricorrere a elicotteri e sbancamenti del Canale dell’Aquila, ne dovrete pagare le conseguenze a lungo termine.
    Io non sono un ambientalista tout court, ma ho frequentato, come guida, per stagioni la zona e da un bel po’ non ci sono più stato perché non era più la stessa. L’ambiente in tutti i sensi (appunto) era cambiato, e secondo me in peggio. Poi ognuno ha i suoi gusti e di certo non saranno i miei a condizionare certi progetti.
    Ci sono già così tanti esempi di “brevimiranza” alpina che questo pure, stupisce per la sua cecità. E tant’è….

  10. 1
    Alessandro Gentilini says:

    Frequento la Valle di Gressoney da 36 anni.Il canale in questione l’ho percorso ancora quando la vecchia funivia di Punta Indren era in funzione.
    Con la costruzione del nuovo impianto ha compromesso lo sviluppo di un’area in modo sostenibile.Il luogo infatti, avrebbe potuto rappresentare un modello di attività invernali alternative allo sci da discesa. Ma tant’e’. Per non parlare dell’utenza assolutamente inadeguata che riversa d’estate in quota.
    Opponiamoci all’addomesticamento del canale.

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