Il Canalone dei Genovesi al Marguareis

Il Canalone dei Genovesi al Marguareis (AG 1963-006)
(dal mio diario)

21 luglio 1963. Vado a Sampierdarena col tram, poi scendo e mi dirigo alla stazione ferroviaria. Sono le 5.25. Il treno deve passare alle 5.58 e Piero Gualinetti non si vede ancora. Poi lo vedo che aspetta su un altro marciapiede. Sul suo zaino fa spicco una bella piccozza. Arriviamo a Savona alle 6.46. Alle 7.15, con tre minuti di ritardo, parte il convoglio per Cuneo. Il treno funziona a nafta e non ci fermiamo in nessuna stazione, solo a Mondovì, la nostra fermata, alle 8.44.

Poco dopo siamo in viaggio in corriera assieme a due altri rover di Torino, non in divisa scout. Arrivati circa alle 9.30 a Chiusa Pesio, scopriamo che la corriera per Certosa di Pesio partirà solo alle 11.20, pertanto tutti e quattro decidiamo di farcela a piedi. Quando, dopo 7 km di strada, arriviamo a San Bartolomeo, Piero ed io andiamo a casa del custode del rifugio Garelli. Lui non c’è, ma c’è una donna che, dopo aver visto i nostri documenti del CAI, ci dice che le chiavi del rifugio ce l’hanno dei gitanti che in questo momento sono al rifugio ma che, essendo domenica, è previsto rientrino oggi stesso. Appare chiaro che per avere queste benedette chiavi dovremo incrociarli.

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Proseguiamo il cammino per la lunga valle, il caldo si fa sentire e anche la fame. Dopo altri tre km arriviamo alla Certosa di Pesio 859 m. Qui salutiamo i nostri amici e c’incamminiamo per Pian delle Gurre 992 m, ma per fortuna dopo circa un chilometro e mezzo una macchina ci fa salire. Sono i genitori di un ragazzo che ora è al campo scout. E così, dopo pochi minuti, arriviamo anche là. I ragazzi ci fanno festa, soprattutto i rover che ci accompagneranno domani. E’ l’ora di pranzo e si mangia. Dopo, il tempo passa con i giochi, il fuoco di bivacco e con gli spettacoli che i ragazzi fanno per i genitori.

Alle 16 decidiamo di partire, il tempo non è dei migliori. Chiediamo a Mauro Cuccadu se viene o no; lo stesso facciamo con Sergio Bione, Sergio Parodi, Giorgio ed Ennio, quel famoso Ennio che era stato con me e Marco Ghiglione alla Pietragrande. Sono tutti indecisi, poi Mauro ed Ennio ci dicono che tenteranno il 23. Piero ed io partiamo, dopo che qualcuno presta una piccozza a me e un paio di ramponi a Piero. Io i ramponi li avevo già. Informato del nostro disegno il capogruppo Edilio Boccaleri, partiamo alle 16.30.

Su per il Vallone del Salto andiamo veloci per una strada carrozzabile. La vegetazione attorno a noi è cambiata radicalmente, pini e abeti hanno sostituito i faggi. Incontriamo gli escursionisti che ci danno la sospirata chiave. Finalmente siamo tranquilli, senza più il rischio di rimanere fuori dal rifugio.

Al termine della carrozzabile seguiamo una mulattiera tra gli abeti del lato destro della Val di Sestrera. Traversato il ruscello, arriviamo al Gias sottano di Sestrera 1331 m. Ci fermiamo a prendere acqua. Non siamo stanchi, ma sudiamo come bestie. Per il caldo eccessivo, più o meno a quota 1640 m, in una radura ci fermiamo per una sosta. Ripartiamo dopo una breve merenda e incontriamo altri che scendono dal rifugio: ci dicono che ora il rifugio è lindo e pulito come uno specchio e ci raccomandano quindi di tenerlo bene. S’immaginano che dietro a noi ci sia tutta la squadra di scout, perciò li tranquillizziamo dicendo che siamo solo in due.

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Crediamo di riconoscere il rifugio, invece è il Gias soprano di Sestrera 1842 m poi scorgiamo il Garelli, più in alto, di lucido alluminio. Ci arriviamo alle 18.15. La costruzione è abbastanza bassa e vicino c’è la legnaia. Entriamo con la chiave, posiamo gli zaini. C’è la stufa, il liquigas, 35 lettini, coperte, tavoli, armadi, sedie, stoviglie e cassetta di pronto soccorso. Siamo entusiasti.

Fatta qualche foto ai dintorni, salgo su un sassone, tolgo un chiodo che vedo. Poi ci laviamo i piedi.

Quando entriamo definitivamente ci chiudiamo dentro, mangiamo come lupi, poi a dormire: ma è solo dopo una lunga chiacchierata che chiudiamo gli occhi.

Il suono della sveglia ci desta alle 5. Dopo una breve colazione, partiamo alle 5.35. Il tempo è brutto, nebbia fitta. Scendiamo nel Vallone del Marguareis e in un quarto d’ora siamo al laghetto 1928 m. Da qui cominciamo a salire tra i massi accatastati fino al ghiaione vero e proprio, di pietre assai mobili. Così mobili da farci preferire di camminare sulle placche di neve residua.

Finalmente siamo all’imbocco del Canalone dei Genovesi. Sono emozionato quando calziamo i ramponi. Questo canalone è fortemente incassato tra la cima del Marguareis e la Punta Tino Prato. In certi punti raggiunge l’inclinazione di 50°, ma in genere è sui 40°-45°. Sappiamo del pericolo di scariche di sassi in questa stagione. Ora però è ancora presto, questo pericolo ancora non c’è: è vero però che la neve indurita è cosparsa di pietruzze d’ogni genere.

Dopo un po’ la neve termina, siamo sotto un salto verticale di due metri oltre al quale s’indovina la fine del canalone. Ci leviamo i ramponi, riponiamo nello zaino le picche e io vado su per primo. Sono un po’ ostacolato dallo zaino, ma poi riesco a passare. E così pure Piero. Sul Colle dei Genovesi tocchiamo il confine con la Francia. E’ la prima volta che metto piede all’estero!

Poi saliamo in vetta alla Tino Prato 2595 m, torniamo al colle e da qui puntiamo alla vetta del Marguareis 2651 m, che raggiungiamo in dieci minuti. Siamo immersi nella nebbia e non vediamo altro che la croce. Dopo aver bevuto dei succhi di frutta, ci decidiamo a scendere verso il Colletto dei Torinesi e quindi imbocchiamo l’omonimo canalone, che scendiamo con precauzione scalinando. Quando la neve termina, per ghiaie e selve di rododendro raggiungiamo il Laghetto del Marguareis dove eravamo già passati al mattino. Dopo un quarto d’ora di salita raggiungiamo il rifugio Garelli ma non vi entriamo, proseguendo perciò per il Pian delle Gurre.

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I rover ci accolgono e noi rispondiamo con dovizia di particolari alle loro domande. Dopo mangiato c’incamminiamo per la Certosa di Pesio, dove arriviamo alle 14.30. Abbiamo parecchio tempo prima della partenza della corriera, così decidiamo di visitare la bellissima e antica Certosa. Dopo una serie di puntuali coincidenze, per un vero miracolo riusciamo a prendere un treno, arrivando a Savona alle 19.15. Poco dopo le 21 arrivo a casa. Peccato che Piero tra pochi giorni partirà per militare: per un po’ non potremo più vederci.

 

Il Canalone dei Genovesi incassato tra la vetta del Marguareis (a sin.) e la Punta Tino Prato
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Il Canalone dei Genovesi al Marguareis ultima modifica: 2016-11-08T05:29:06+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “Il Canalone dei Genovesi al Marguareis”

  1. 4
    Luca Visentini says:

    Quella di lavarsi i piedi già al primo giorno di avvicinamento è una chicca. E anch’io ho messo piede per la prima volta all’estero su un colle, nel mio caso alla Bocchetta d’Arbola e al Passo del Boccareccio. Sono proprio emozioni.

  2. 3
    paolo panzeri says:

    Bello leggerti!
    Quando si è giovani il mondo delle emozioni e delle scoperte è senza limiti.

  3. 2
    Alberto Benassi says:

    bei racconti di gioventù.

    “Sono emozionato quando calziamo i ramponi.”

    Questa tua frase un pò mi ricorda quando per la prima volta misi i ramponi, prestati da un amico, e feci il canale dei Carrubi alla Pania delle Croce in Apuane.

  4. 1
    ivo says:

    Mi piacere leggere “questo” e “questi” scritti. Ciao ivo

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