Il freerider

Il freerider
(cosa c’è voluto per salire El Capitan in free solo)
di James Lucas
(pubblicato su Climbing n. 355, www.climbing.com)
(traduzione dall’inglese di Agnese Blasetti)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort**, disimpegno-entertainment***

«Ancora non ci credo! Ho chiuso il progetto!» dice il messaggio vocale che Alex Honnold mi ha mandato da El Capitan, il 3 giugno 2017. «Sto scendendo dalle East Ledges. Grazie per avermi aiutato qui durante la stagione e per tutto il resto. Mi sento totalmente stonato».

Quel giorno Honnold, 31 anni, ha realizzato il primo free solo su un VI di El Capitan. Alle 5.32 di mattina si è infilato un paio di TC pro e ha cominciato l’ascesa di Freerider, un 5.13a di quasi mille metri esposto a sud-ovest. Honnold ha viaggiato sui 10 tiri di placca di Freeblast fino alle Mammoth Terraces, dove ha disarrampicato per 60 m fino alle Heart Ledges. Da lì, ha deviato su una parete non chiodata di 5.10 per evitare un passo 5.11c di placca. In alto, si è discostato dalla linea classica per attaccare i 60 m di fessura della Monster Offwidth, 5.10d, più in basso del normale per evitare di disarrampicare su un traverso esposto di 5.11d. Ha continuato poi su Freerider, affrontando lo Huber Boulder Problem, una delicata placca di V7 a 500 m di altezza. Senza nessun posto dove fermarsi, Honnold ha concatenato i due tiri di 5.12b sull’Enduro Corner del Freerider Traverse (5.12b), un tratto di 55 m di solito suddiviso in tre tiri e dove le sicure sono in sospensione. Dalla Roundtable Ledge, all’estremità del Freerider Traverse, Honnold ha scalato gli ultimi 180 m di offwidth 5.11+ in 20 minuti, raggiungendo l’uscita alle 9.28. Ha passato sulla parete 3 ore e 56 minuti.

In questa foto con il teleobiettivo, Alex Honnold sale con cautela una placca di aderenza di 5.11, nella parte bassa di Freerider (3 giugno 2017). Foto: Tom Evans.

Nell’estate del 2006, a Squamish nella British Columbia, ho conosciuto un ragazzino di 21 anni di Sacramento con grandi orecchie, manone da cucciolo e occhi da cerbiatto. Girava sempre in tuta e non aveva vizi se non quello del free solo. Abbiamo arrampicato su The Chief, alle placche di Apron e sulle vie sportive a Cheakamus, dove ha fatto a vista il suo primo 5.12d, Boiler Maker. Parlavamo spesso del free solo. Io ho scalato slegato centinaia di tiri in giro per gli Stati Uniti, ma nel 2004 ho fatto un volo di 30 m durante un tentativo a vista sulla North Overhang a Joshua Tree. La mia voglia di arrampicare senza corda si è ridimensionata dopo otto operazioni e una gran quantità di metallo nel mio corpo. Ma capisco lo stesso il desiderio di libertà e purezza di Honnold. Quell’estate fece a vista slegato Pipeline, una offwidth 5.10+ di 50 m a Squamish. «Dopo Pipeline, il resto è tutta discesa» scherza lui. Non ci è voluto molto perché trasferisse la sua bravura sul granito dello Yosemite. Nel settembre 2007 ha scalato Astroman (V 511.c) sulla parete nord del Rostrum (IV 5.11c) in un giorno, slegato, attirandosi l’attenzione dei media e degli sponsor.

Nel 2008 ero diretto a Zion e ho chiamato Honnold, che si stava lavorando Moonlight Buttress (V 5.12d). Abbiamo parlato un po’ della via, poi ci siamo messi d’accordo per incontrarci. Poco dopo, ricevo questo messaggio da Mikey Schaefer: «Hai sentito che Honnold ha scalato slegato Moonlight?» Alex si era “scordato” di precisarlo. Non fui molto sorpreso che avesse fatto quella via, una prova di resistenza di dita in fessura di 300 m. Le vie più dure scalate da Alex sono tre tiri sportivi di 5.14c e due boulder V12s, ma il suo segreto sono la resistenza e la base atletica che si è costruito. È difficile che si stanchi su vie lunghe e quindi di rado prova paura. Come scrive George S. Patton in War as we Knew it: «La fatica ci rende tutti codardi.»

Durante gli anni seguenti Honnold ha continuato a collezionare solo. Sempre nel 2008 ha scalato la Regular Northwest Face dell’Half Dome (VI 5.12). In febbraio, ha fatto la seconda ripetizione di Ambrosia, un highball V11 di 15,5 m a Bishop, California. Nel 2011 è stata la volta di Astroman e del Rostrum, passando da Alien 5.12, per uscire. Nel 2012 io e Alex abbiamo condiviso un appartamento a Bishop. Quell’inverno convinse una troupe a trasportare 34 crash-pad fino al Luminance Boulder, per poter scalare i 15,5 m di Too Big to Flail (V9), dopo averlo provato con la corda dall’alto. Il boulder/mini-solo ha alcuni tra i passaggi più difficili da scalare slegato – rughe lucide e delicate a molti metri da terra. Al momento del suo free solo su Freerider Alex aveva alle spalle circa 2000 tiri senza corda, contando anche le giornate da 50 tiri l’una e il giorno in cui ne ha fatti 290 a Squamish, per il suo ventinovesimo compleanno.

Non gli è sempre andata liscia. Agli inizi, nel 2005, è caduto due volte mentre arrampicava slegato nella Owen’s River Gorge: una volta mentre disarrampicava da un 5.10 e un’altra prima di raggiungere il primo chiodo di Pippy the zenhead (5.9). Nel 2008 sull’Half Dome era fermo a 600 m da terra, vicino a un moschettone e contemplando la possibilità di afferrare quel pezzo di ferro per superare un passo delicato su placca. Ha trovato un compromesso poggiando un singolo polpastrello sul moschettone per passare. Nell’aprile 2010, sulla Rainbow Wall (V5.12b) nel Red Rock Canyon è sceso e risalito più volte sul passo dinamico, a 230 m da terra. Aveva già scalato quella via ma se la ricordava a malapena. Come scrive in Alone on the Wall (solo in parete), raccontando di una separazione recente “… visto il mio umore, volevo finire quello per cui mi ero preparato.” Ha strizzato così forte una presa da procurarsi una vescica di sangue. Poi ha affrontato la parte di 5.12 che c’era sopra, che gli è sembrata più dura di quanto desiderasse ma non aveva altra scelta.

Nel settembre 2011, mi ha chiamato dalla Direct North Buttress (V 5.10b) alla Middle Cathedral, chiedendomi indicazioni. Più avanti nel 2011 insieme a Corey Rich hanno girato un corto, Why, per presentare la Nikon D4 che Rich ha usato per filmare Honnold in solo su Equinox, una fessura 5.12c di dita a Joshua Tree. Dopo il terzo giro Alex ha cominciato a stancarsi. All’ultimo tentativo il piede gli è scivolato leggermente. Si è tenuto incastrando un dito. Nel 2012 ha battuto in ritirata dalla famigerata via di John Bachar Father Figure (5.13a) a J-Tree. A Zion nel 2012 fece a vista in solo Shune’s Buttress (IV 5.11+). Mentre arrampicava verso la cima su terreno innevato e instabile, gli si è rotta una presa, è caduto su un albero ed è atterrato su un piedistallo, evitando per poco di precipitare alla base della valle. Honnold scala bene, ma non è infallibile.

Nel corso degli anni, Honnold ha stabilito una relazione simbiotica con l’industria dei video. Molti dei suoi free solo sono stati ricreati per essere filmati, come quello della Moonlight Buttress all’Half Dome, e il suo solo del 2014 su El Sendero Luminoso, un 5.12d di 530 m a Potrero Chico, Messico. Le troupe non aiutano Honnold solo per la sua carriera ma anche con la logistica – e sono pronti a tirarlo fuori dai guai. Mentre nel 2014 con Jimmy Chin facevano delle riprese per la campagna della Squarespace, Honnold ha scalato Heaven (5.12d) a Yosemite. Al secondo giro, in un giorno molto caldo, ha sentito il pugno scivolare nella fessura e ha chiesto a un membro della troupe una corda.

Nell’autunno del 2016, Honnold è tornato a Yosemite nella speranza di scalare slegato El Cap. Jimmy Chin e sua moglie Chai, stavano collaborando con lui per la produzione di un film spettacolare. Lo hanno ripreso in solo su Excellent Adventure, un 5.13 che termina sul Rostrum, e su Le Riveres Pourpres, 500 m di 5.12c nelle Taghia Gorge in Marocco. Il suo primo giorno nella Yosemite Valley un giorno freddo e uggioso, era con la sua fidanzata, Sammi McCandless ed è caduto su Freeblast, prendendosi una brutta distorsione alla caviglia. Più avanti quell’autunno, ha fatto un tentativo su Freerider. Su un passo delicato 5.11 di placca di Freeblast si è spaventato, si è tenuto a un chiodo e tirando quello è andato avanti. La troupe gli ha dato una fettuccia doppia e un moschettone che ha usato con un mezzo barcaiolo per calarsi dalle corde fisse delle Mammoth Terraces.

Il solo del 3 giugno, ovviamente, è stato tutta un’altra cosa. Alcuni dei cameramen erano nella radura, mentre Chin, Cheyne Lempe e Sam Crossley aspettavano nell’ultimo terzo della via, dove la scalata – quella che Honnold chiama “un’uscita divertente” – era più sicura. C’erano anche due telecamere controllate a distanza sul boulder chiave del ventitreesimo tiro. Qualsiasi cosa fosse accaduta lì, sarebbe stata documentata.

Nell’agosto del 2014 io e un mio amico abbiamo fatto un tentativo su University Wall (5.12a) a Squamish. Sul sentiero ho incontrato Honnold.
“Che fai?” gli ho chiesto.
“Una passeggiata” ha risposto lui.
“Nel senso che andrai a passeggiare sul mio progetto?” ho chiesto, notando le scarpette e il sacchetto della magnesite. In quegli anni lo avevo sentito parlare di salire la U-wall slegato. Parlammo della difficile sezione strapiombante sul secondo tiro. Lui disse che si era sentito sicuro usando un incastro di ginocchio.

A fondovalle ho preso un binocolo. Honnold avanzava fluido sul primo tiro, un 5.12 bagnato e poi si è lanciato sulla sezione strapiombante. Mentre guardavo, il suo corpo ha cominciato a tremare. Sembrava sul punto di rovesciarsi. Ho messo giù il binocolo, preso un respiro, mi sono dato una calmata e poi ho ripreso il binocolo. Lui scalava tranquillo. L’aveva fatto per tutto il tempo. Erano le mie mani ad essere tremanti. Avevo proiettato la mia paura su di lui.

Anche se spesso si sa quando pianifica di scalare vie importanti, Honnold cerca sempre di ridurre al minimo l’energia nervosa intorno a lui – ecco spiegata la sua ritrosia per la U-Wall. «Evita sempre di dirmi in anticipo cosa sta per farea dire il vero non mi ha mai raccontato niente fino a quando ha scalato la Half Dome ed è finito sui giornali» dice Deidre Wolownick, sua madre. In quel periodo lei non scalava e solo mesi dopo ha compreso cosa significasse. «Quando finisci sulle riviste non puoi evitare di dirlo a tua mamma» continua.

La segretezza le risparmia la preoccupazione. «Sarebbe peggio per lui sapere che so. Deve avere la mente sgombra, e se sapesse che sono a casa a preoccuparmi per lui intorbidirebbe le acque».

Prima di affrontare Freerider, Honnold e McCandless hanno deciso che lei avrebbe lasciato la valle per qualche giorno. Lui si stava allenando intensamente, allenandosi sulle trazioni orizzontali e provando le sospensioni al trave 7b Beastmaster; ha eliminato gli zuccheri nei due mesi precedenti e si è preso una pausa dai social media, isolandosi nel suo furgone e visualizzando la via. Ha tenuto lontane le distrazioni.

«Si chiama attivazione» ho raccontato a Will Stanhope questa primavera sotto a Midnight Lightening. Stanhope, come molti arrampicatori che hanno liberato Freerider, non credeva che scalare in solo El Cap fosse una buona idea. Effettivamente, l’unica persona sulla terra a pensare che lo fosse è stato Alex Honnold. Comunque, ho acconsentito ad aiutare Alex su Freerider, risalendo sulle corde di fianco a lui mentre provava la via. Nel 2014 lui mi aveva aiutato durante i 40 giorni di preparazione per scalare Freerider in giornata. Io ero caduto sul Boulder Problem, e anche lui. La caduta mi ha scoraggiato, ma ero contento di non aver fallito solo io. Significava che sarebbe vissuto qualche anno in più. Gli ho scritto scherzoso sulla bacheca di Facebook: «Non rubarmi il progetto!»

Siamo tornati a maggio ed è andata bene. Andata e ritorno in 11 ore. Si è fatto da primo ogni tiro, mettendo su la corda per me. La maggior parte del tempo scalava con un lasco enorme, poche protezioni e rischiando voli da venti metri. A quel punto aveva provato Freerider almeno una dozzina di volte, compreso il suo primo giro nel 2006, dove era caduto solo in un punto. Nella primavera del 2008 si è rotta una scaglia sul chiave del 23esimo tiro, alzando la difficoltà. Honnold ha passato un sacco di tempo sulla via, scalandola in modo leggermente diverso da come l’avrebbe fatta legato per sentirsi più sicuro. Ha fatto così in diversi tratti. Nella radura, l’ho salutato e ci siamo abbracciati. Non ero sicuro che l’avrei rivisto. Di ritorno al lavoro alla redazione di Climbing ho detto al mio redattore che avremmo dovuto lasciare uno spazio per un articolo sulla via o per un necrologio.

Durante questi anni, molte parti di El Cap sono state scalate in solitaria. Durante la sua speed-solo sul Nose, Dean Potter spesso evitava di autoassicurarsi sulle fessure, scalando in libera fino al 5.11. Nel 2012, Potter fece il primo passo verso un solo su El Cap quando ha creato Easy Rider (5.11d), una via a “U” di 300 m in cima a El Capitan. «Ho disarrampicato… Lurking Fear poi sono arrivato sulla Thanksgiving ledge e ho fatto il traverso fino a un magico passaggio che ho scoperto sotto un tetto ammanigliato, per finire finalmente sul tratto finale di Freerider senza MAI usare la corda» aveva raccontato Potter nella sua intervista a Outside Online.

Altra foto con il teleobiettivo: Honnold si riposa un momento sul Monster Offwidth (5.11), circa a metà di Freerider. Foto. Tom Evans.

Nel 2012, Potter e Sean Stanley Leary hanno scalato la West Face (V 5.11c) fino a Easy Rider 5.11d. Questa variante era potenzialmente scalabile in libera, e Potter aveva cominciato a lavorarsi la West Face per prepararsi. Questo avevo riferito a Honnold. Pochi giorni dopo che Potter e Stanley avevano completato la variante, Honnold il 22 maggio 2012 ha realizzato il primo free solo della West Face. Respinto dalla natura competitiva di Alex, Potter è passato ad altro.

Verso fine maggio, Honnold e Tommy Caldwell hanno scalato in conserva Freerider, nel tempo record di 5 ore e mezza. A dirla tutta, Honnold ha scalato il delicato passo sul Boulder Problem almeno 30 volte quest’anno, cadendo una volta sola, due giorni prima di chiuderla. Era al massimo della forma. Il 3 giugno, ho visto tardi il cellulare dopo essere stato a scalare. Ho ascoltato il messaggio di Honnold e saputo. Tutto il modo lo ha festeggiato. Jimmy Chin e il National Geographic mostreranno il loro personale punto di vista in un film che uscirà nell’estate 2018. La North Face, sponsor principale, si è presa una pagina intera nella sezione sportiva del New York Times per fargli le congratulazioni. «La cosa davvero buona di tutto ciò è che probabilmente non mi licenzieranno presto» scherza Alex.

Questa impresa potrebbe essere il preludio a obiettivi più ambiziosi. Un concatenamento di vie allo Yosemite o la traversata del Fitzroy in solitaria, in Patagonia. Forse andrà in pensione. «Che ti è rimasto dopo El Cap? Che puoi realizzare di più come free soloist?» scherza sua mamma. Honnold probabilmente scalerà ancora in solo, ma a che livello ancora non si sa. «Non so se farò ancora qualcosa di estremo. Vedremo» dice Honnold. «E se un ragazzino di 16 anni fa tutto quello che ho fatto io, diciamo in un giorno? Penserei “Oh-oh… Meglio che mi rimetta sotto a lavorare o non riuscirò a guadagnarmi il pane.”».

Per ulteriori informazioni, vedi: https://www.gognablog.com/perche-free-solo-alex-honnold-freerider-mi-terrorizzava/.

 

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Il freerider ultima modifica: 2017-10-24T05:38:08+00:00 da GognaBlog

1 commento su “Il freerider”

  1. 1
    Lorenzo Molinari says:

    Che dire….

    Imprese totalmente al di fuori della mia immaginazione e quindi per me inconcepibili e sulle quali – di conseguenza – non posso in alcun modo esprimermi, ma solo rispettare chi le compie e ammirarle.

    “Tanto di cappello!”

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