Il nuovo bigotto

Il nuovo bigotto
di Riccardo Manzotti
(pubblicato su giornaledelribelle.com il 13 maggio 2020)

Il virus ha prodotto una nuova figura in Italia: il nuovo bigotto volgarmente chiamato “restocasista martire”. È una forma di virus psicologico, in realtà. Si tratta di persone che, animate dal sacro furore di essere nel giusto, predicano il rispetto in modo ossessivo delle regole anti-contagio. Perseguono questo fine e perseguitano chi non lo fa.

Come i bigotti del tempo passato, anche questi italiani zelanti si ritengono moralmente superiori. È fondamentale, per il bigotto, tracciare una linea invalicabile tra lui e il resto degli italiani, sempre descritti con disprezzo e indignazione. Lui o lei, ovviamente, ha una sensibilità, una comprensione degli avvenimenti, un rispetto per chi soffre, una volontà a sacrificarsi, che gli altri non hanno. È sfortunato, poverino, deve vivere in un mondo di persone chiaramente non alla sua altezza. Ah! Se tutti fossero come lui! Sfortunatamente deve coabitare con il resto del paese!

Il bigotto dei tempi passati, come ci insegna la Treccani, è una persona “che mostra zelo esagerato più nelle pratiche esterne che nello spirito della religione, osservando con ostentazione e pignoleria tutte le regole del culto”.

Il nuovo bigotto è identico solo che, al posto della religione, ha scelto come testo sacro il DCPM del 26 aprile sul CoViD-19.

Il nuovo bigottismo, molto più contagioso del Corona virus, si è diffuso a macchia d’olio in tutti gli strati della popolazione, anche se ha infettato soprattutto i più fortunati che possono lavorare a casa e che temono meno i rovesci economici dei provvedimenti. Ma ci sono state eccezioni, quindi non si può essere sicuri.

Il nuovo bigotto non apre bocca per criticare le regole, quali esse siano, lui parla solo per giudicare (negativamente, ovvio) le altre persone che non si adattano alle restrizioni. E infatti fa sentire la sua voce, a volte dai balconi con grida indignate, a volte con cartelli ammonitori posti sui balconi, più spesso sui social network. Stranamente rifugge il dialogo diretto. Quasi sempre non accetta il dialogo, si mostra infastidito dall’esistenza degli altri e, ancora di più, dalle loro parole. Trova intollerabile che qualcuno metta in discussione il suo credo. Come il bigotto antico giudica severamente il peccato, ma ancora più duramente chi lo difende con argomentazioni pretestuose! Il bigotto, infatti, si fida soltanto di fonti certificate, che lui seleziona in base alla conformità con il suo credo. Un sintomo diffuso del nuovo bigottismo è quello di bannare dalle proprie reti sociali chi non condivide le sue idee. Nei casi più gravi, il restacasista martire smette di rispondere a telefonate, email o messaggi di chi non è puro come lui; teme di essere contaminato dalle parole di chi non è un fedele come lui. Meglio difendere occhi e orecchie da certi spettacoli inverecondi.

All’inizio il bigottismo, come tutte le malattie, si manifesta in forma acuta e ha tre manifestazioni chiarissime: la paura, la frustrazione, l’invidia.

All’inizio, il nuovo bigotto è un fobico che vive le notizie sul virus con particolare apprensione. La paura lo spinge ad adottare scrupolosamente ogni regola preventiva. Fin qua, il bigottismo è asintomatico e, se si è fortunati, non si sviluppa la forma acuta. Si rimane in una condizione di generale apprensione. In molti, purtroppo, la combinazione di paura e di limitazione alla libertà fa scattare la forma acuta! Dopo qualche giorno di prigionia domestica, il bigotto non soffre più per i limiti alla propria libertà, ma comincia a provare un sottile piacere: finalmente si sente nella condizione di poter dimostrare la sua superiorità morale agli altri. Questo è il primo sintomo inequivocabile che la patologia è iniziata. Laddove gli altri si lamentano, lui sopporta con pazienza e diligenza. Laddove gli altri protestano, indubbiamente per motivi poco edificanti, lui tace e obbedisce. La differenza non potrebbe essere più chiara.

A questo punto si manifestano l’invidia e la frustrazione. Il bigottismo, come quello tradizionale, si nutre dell’invidia che chi segue le regole prova per chi non le segue. Chiaramente c’è un’ingiustizia, resa ancora più bruciante, dal fatto che chi è meno virtuoso gode di più. E questa crea frustrazione. Dalla sua finestra chiusa, il restacasista martire spia chi esce all’aperto incurante della sua paura e dei suoi desideri di mortificazione, e dentro di sé prova invidia e frustrazione che trovano sfogo soltanto nel formulare minacce apocalittiche: vedrete che cosa succederà, ci faranno tornare tutti in casa per sempre, la quarantena diventerà permanente. Il bigotto non riesce veramente a godere della propria autoinflitta penitenza e quindi augura in cuor suo, a chi non è come lui, castighi danteschi, scenari da fine del mondo, un giorno del giudizio non lontano dove finalmente i peccatori saranno puniti per la loro mancanza di morale.

Il bigotto loda pratiche purificatrici anche se igienicamente inutili, come la sanificazione delle strade; condanna comportamenti innocui, come le escursioni o i giochi dei bambini. Non ragiona, giudica. Non pensa, crede. Non vuole, obbedisce. Come i flagellanti del medioevo, che infatti avevano introdotto pratiche di automortificazione, così il restocasista si punisce, si mette la mascherina quando guida, si lava le mani tra la camera da letto e la cucina, si propone di restare in casa ad oltranza, ben oltre le date chieste dal governo, si vieta contatti con amici e parenti anche dopo che la quarantena dovrebbe aver ridotto il rischio di contagio al di sotto di ogni soglia critica, indossa (l’ho visto più volte) molteplici mascherine anche per portare l’immondizia nel cassonetto sotto casa. Non sono pratiche sanitarie, sono esercizi spirituali, percorsi di purificazione, sacrifici umani.

Purtroppo, il bigottismo, una volta raggiunta questa fase, diventa cronico. Le persone continuano a perseguire nuove misure limitanti la propria libertà e, proprio perché lo fanno, aumentano la propria frustrazione nei confronti di tutti gli altri, che sono visti con crescente fastidio e sdegno. Se prima dello sviluppo della malattia, uno aveva una generica invidia per i comportamenti altrui, dopo la fase acuta, uno si è autolimitato e quindi è ancora più invidioso, in una spirale di crescente voluttà di mortificazione e di fastidio per la libertà altrui.

A nulla valgono gli appelli alla ragione di amici e conoscenti, inutile citare percentuali e buon senso. Il restacasista martire vuole dimostrare che il proprio sacrificio è l’unica via alla salvezza o, come seconda opzione, che l’immoralità e sconsideratezza altrui porteranno al disastro. Lo abbiamo visto nei giorni della riapertura di maggio, quando i restocasisti si stracciavano le vesti predicendo che il paese sarebbe finito preda della irresponsabilità di tutti. E invece non è successo niente. Lo vediamo ogni giorno quando il minimo segno di gioia – come quei ragazzi che ballavano in strada (con mascherina e distanza sociale) – suscita sulle labbra dei benpensanti dichiarazioni di sdegno, richieste di repressione, giudizi morali, annunci della imminente apocalisse e, persino, invocazione a un asteroide di portarci all’estinzione.

Il restocasista martire trova conforto nelle parole del suo testo sacro, il Vangelo secondo Giuseppe Conte dove, all’art 1., comma F si legge “non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente attività sportiva o attività motoria”. In queste parole il nuovo bigotto intravvede il segno che è il suo sacrificio personale che ci monderà dal virus. Infatti il DCPM condanna lo spirito e non la materia, l’attività ludica e non quella motoria, il ballo ma non l’attività ginnica, il piacere ma non la riproduzione: il movimento è consentito ma il gioco no! E perché? Se la differenza tra ludico e motorio non è, ovviamente rilevante da un punto di vista sanitario? È ovvio a tutti, infatti, che il virus non distingue da un movimento fatto per gioco a un movimento identico fatto per esercitarsi. Perché il gioco è libertà e gioia. Sempre secondo la Treccani, infatti, un’attività ludica è qualcosa con “particolare riferimento all’aspetto libero e gioioso, svincolato per lo più da regole”.

Il gioco è, per semplificare, gioia e libertà, le due cose che il nuovo bigotto ha deciso di togliere dalla sua vita in nome di una presunta superiorità morale. Purtroppo l’unico vaccino efficace contro il bigottismo, ovvero la ragione e lo spirito critico, funzionano solo se inoculati in giovane età. Nella maggior parte dei soggetti colpiti in età adulta, il bigottismo rimarrà a vita in forma cronica e si manifesterà ogni qual volta qualcuno vedrà gioia e libertà.

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Il nuovo bigotto ultima modifica: 2020-05-15T04:04:00+02:00 da Totem&Tabù

63 pensieri su “Il nuovo bigotto”

  1. 63
    lorenzo merlo says:

    «Il culto votato oggi al progresso è un “progressismo nichilista”, una marcia verso il nulla: e Onfray enumera tutti i sintomi che riconducono ai “comandamenti” di Orwell la situazione attuale, tra cui la moralina, concetto di Nietzsche il cui “nome rimanda, da una parte alla morale” e dall’altra agli stupefacenti, la quale “contamina queste stesse fonti con un manicheismo capace solo di opporre il bene al male, i buoni ai cattivi, il verso al falso, l’informazione all’intossicazione”».
    https://italiaeilmondo.com/2020/05/30/michel-onfray-teoria-della-dittatura-recensione-di-teodoro-klitsche-de-la-grange/?fbclid=IwAR004wpSbM4-wlqr8KkzVIWOpyyN4G1Tl4mSWJEM_d5hpCpukWz3ZeE5lME

  2. 62
  3. 61
    lorenzo merlo says:

    Se qualcuno cambia idea e non vuole più credere al telegiornale.
    https://www.quodlibet.it/giorgio-agamben-biosicurezza

  4. 60
    grazia says:

    Caro Roberto, 
    anche per me le montagne sono molto importanti e credo che questo sia il sottile filo di seta che unisce tutti quelli che partecipano, più o meno attivamente, a questo blog.
     
    Certamente per almeno due mesi l’obnubilamento prodotto dai media ha spostato tutta l’attenzione di chi ascoltava sul tema della morte.
    Ora, però, non abbiamo più scuse: le informazioni possono essere reperite ovunque, per chi le desidera, ed è giunto il momento del risveglio dei sensi per tornare alla vita. 

  5. 59
    roberto antonel says:

    Grazia al commento 58
    E’ solo nei momenti di grave allarmismo sociale,come quello che stiamo vivendo adesso, che il tema “morte” si impadronisce del pensiero ed assorbe la coscienza solo perchè ci inducono forzatamente a farlo attraverso il bombardamento quotidiano di allarmi di ogni genere e qualità (vedi mascherine,guanti, superfici,oggetti da non toccare,mani da lavare ogni 5 minuti,ospedali intasati,ecc.ecc.).Per quanto mi pertiene preferisco non elencare la scia di defunti che ho visto (proprio visto de visu) andarsene nel corso di un cinquantennio: so soltanto che per superare e trovare un pò di serenità alla tristezza ho trasferito tutta l’angoscia sulla montagna.Solo sulle cime ho recuperato ed ho potuto riacquistare quella spensieratezza che avevo perso.Evviva la montagna che è la panacea dell’anima (e del cervello)!

  6. 58
    grazia says:

    Roberto Antonel al commento 31,
    mi pare più che mai generico affermare che nessuno pensava seriamente alla morte.
     
    Nella mia umile esperienza, ho vissuto l’improvvisa dipartita di un fratello 26enne, ormai anni fa, e possono annoverare una discreta schiera di parenti e amici che se ne sono andati o sono alle prese con tumori, leucemie e altre gravi patologie.
     
    Per quanto mi riguarda, trovo che prendere contatto concreto con la morte sia una grande liberazione per poter vivere appieno la propria vita, dando il giusto valore a ogni cosa. 

  7. 57
    grazia says:

    Roberto Bresciani, nel tuo sano isolamento ti sei forse perso valanghe di articoli sulle ragioni del contagio, che non sono meramente riferibili alla continuazione delle attività umane, più o meno necessarie – inquinamento di ogni sorta che provoca il depauperamento fisiologico (tutt’ora e il virus non c’entra nulla), sovraffollamento di certe aree, manovre discutibili. 
     
    La ragionevolezza, purtroppo, è stata spazzata dalla paura.
     
    Le scie chimiche fanno il paio con i complotti, quando non si sa che dire. 

  8. 56
    roberto antonel says:

    per quanto mi riguarda sui selvaggi,isolati ed assai poco turistici sentieri del Friuli Venezia Giulia mi possono infettare solo le zecche ed eventualmente le vipere, queste ultime ben più letali del covid-19.                                                              Saluti,Roberto Antonel

  9. 55
    Albertio Benassi says:

    Buone passeggiate in gruppo..e attenti alle scie chimiche!!

    buona vita in solitudine…e attento alla tua ombra ti potrebbe infettare.

  10. 54
    Renato Bresciani says:

    Prego rileggere in fondo al 1° intervento( Roberto Antonel) ” basta osservare…. le Regioni in cui (/il virus) si propaga maggiormente sono quello in cui l’uomo non ha rinunciato al contatto sociale…” Poi , uno può decidere che usare mascherine o tenere distanze siano un sacrificio insopportabile, che sia meglio lasciare dilagare il contagio… Oppure che sono tutte balle, è un complotto: l’iscrizione al club dei Terrapiattisti è sempre aperta.. : Buone passeggiate in gruppo..e attenti alle scie chimiche!! 

  11. 53
  12. 52
    Fabio Bertoncelli says:

    Io però intendevo evidenziare che le nostre tribolazioni esistenziali nascono dal cervello. Leopardi, infelice, si lamentava dei tristi pensieri che sempre lo affliggevano e invidiava le pecorelle, ignare della loro condizione.
    “O greggia mia che posi, oh te beata, / che la miseria tua, credo, non sai! / Quanta invidia ti porto!”
    … … …
    Ehhh… ragazzi, so quando è incominciata questa triste storia: è incominciata il giorno in cui siamo venuti al mondo…

  13. 51
    Paolo Panzeri says:

    Non mi sono spiegato.
    Certo che l’uomo pensa!
    Ma l’uomo per lo più pensa troppo a “come” vivere, non è capace di vivere, deve decidere come divertirsi per vivere, secondo lui, per vivere sempre meglio.
     
    Il pensiero serve per capire e cercare verità, più o meno relative, e quindi imparare e indirizzare se stessi, educando sempre più la propria libertà di fare tutto quello che gira per la testa e individuando per se stessi quella che i grandi pensatori chiamavano “la retta via”.
    Ora anche il pensare è focalizzato sul divertimento… diverge in continuazione.

  14. 50
    grazia says:

    Non solo pensare non è da tutti.
    Ciò che trovo strabiliante è che chi non ha volontà di farlo, si arrabbia se qualcun altro fa. 

  15. 49
    Riva Guido says:

    @ Bertoncelli e a tutti quelli che dicono di pensare. “Sto pensando, mi lasci pensare, pensare non è da tutti”. L’AD al capo UT dell’azienda presso cui ho lavorato per alcuni anni. Che personaggio, di una raffinatezza micidiale.

  16. 48
    Fabio Bertoncelli says:

    Ragazzi, l’essere umano pensa. Questa è la sua fortuna, questa è la sua pena: siamo fatti cosí.
     
    A consolazione, che posso dirvi?
    “O mangiar questa minestra o saltar dalla finestra”.

  17. 47
    Alberto Benassi says:

    Lei sfrutta perfettamente il tempo della sua vita, non pensa molto a come vivere.

    non so se la farfalla ci pensa o lo fa d’istinto. Sicuramente vive intensamente il poco tempo che gli è dato senza farsi tanti problemi di sicurezze o certezza, come invece facciamo noi.

  18. 46
    Paolo Panzeri says:

    Ho visto volare una farfalla.
    Solo il suo istinto le dice cosa debba fare.
    Lei sfrutta perfettamente il tempo della sua vita, non pensa molto a come vivere.
    L’essere umano invece deve sempre ragionare a lungo, pensa a scegliere come vivere e si illude.
    Forse non sa più cosa sia la vita semplice.

  19. 45
    Alberto Benassi says:

    al contrario di quelli che credono di avere il posto assicurato (che magari conservano da un ventennio)

    quelli dal posto assicurato s’illudono.
      Se crollano gli altri, crollano anche questi.

  20. 44
    grazia says:

    Giacomo Govi,
    i nuovi ribelli, non potendo lavorare da casa e (pre)occupandosi del loro futuro economico, invece di starsene a casa con la dose giornaliera di decreti, chiacchiere e paura, non solo vanno a fare quattro passi per cercare di non naufragare e mantenere lucidi mente e spirito, ma hanno sempre avuto talmente tanti interessi e si sono presi cura delle relazioni, che non hanno difficoltà a trovare altri modi per superare l’inverno, al contrario di quelli che credono di avere il posto assicurato (che magari conservano da un ventennio) e che non sapranno cos’altro fare, quando verrà a mancare.

  21. 43
    grazia says:

    Pardon,
    sono rimasta indietro con la lettura.
     
    Riberto Bresciani al commento 10: se si mette in discussione una regola significa che la di infrangerà sicuramente? Divertente, questa interpretazione!
    Per cui se io e Stefano pensiamo che sia inopportuno l’uso della mascherina in montagna, significa che siamo esseri sputacchianti e vocianti? Sempre più divertente. 
    Mi fai venire in mente quel signore che qualche giorno fa beveva candidamente un caffè on the plastics al banco scostando la mascherina e mi dava della complottista perché, non portando il bavaglio, sono rimasta sulla soglia del bar.
    La cosa più semplice da fare quando non si hanno argomentazioni, è mettere etichette, pensando di cavarsela in maniera egregia.
    Ma non è così.
     
    Buona giornata dall’Etna ancor più fumante.

  22. 42
    Giuseppe Balsamo says:

    Michelazzi, intendo senso dal punto di vista scientifico. Se la prova è stata eseguita da personale qualificato, seguendo le procedure (nel video mi pare che si affermi di si), se i risultati sono ben circostanziati, non affetti da bias o altre contaminazioni, se sono statisticamente significativi…
    Quelle cose lì.
    La notizia la può dare chiunque, se si attiene ai dati il chi è irrilevante.
    Dopodichè, pubblicare e sottoporsi alle revisioni alla ricerca di eventuali “vizi” di metodo.
     
    Personalmente, di base rimango dubbioso sul senso di eseguire test di ricerca di presenza del COVID su sostanze per cui quei test non sono stati progettati.
    A mio parere, avrebbe avuto più senso prendere un campione significativo di popolazione e valutare l’efficacia su quello.

  23. 41

    Prova e risultato privi di senso… Come dire quindi che ciò che ci presenta il nostro governo come prove debbano venire messe in discussione? 
    Se questo Giuseppe è il tuo pensiero posso anche parzialmente condividerlo, visti anche i casini fatti ed il caos creato soprattutto dando numeri a cazzo. 
    Se invece secondo te è discutibile perché ne da notizia il Presidente di uno Stato africano allora direi che neamche perdo tempo a discutere. 

  24. 40
    Giuseppe Balsamo says:

    Che i popoli subiscano soprusi e raggiri non c’era bisogno del video per dimostrarlo.
    Fra l’altro, nel caso specifico della Tanzania, stando a quanto riporta Amnesty non c’è nemmeno bisogno di cercare tanto lontano l’autore dei soprusi e raggiri.
     
    P.S. Vedo che l’ipotesi che la prova (e il relativo risultato) sia priva di senso non viene nemmeno presa in considerazione.
    Interessante.

  25. 39
    lorenzo merlo says:

    Certo Stafano.
    Come cercavo – probabilmente malamente – di dire prima, il valore del video è certamente emblematico e poi forse anche attendibile.
    Casi del genere – soprusi e raggiri – persone e popoli ne subiscono con continuità.
    È questo il senso primo.
    Che sarebbe stato destinato a chi crede che il decreto decreti la verità.
    [Inoltre volevo riferirmi a Giacomo e non a Giuseppe. Pardon]

  26. 38

    Lorenzo ho guardato il video.Tinelli a parte, sul quale non nutro alcun dubbio del fatto che sia fatto… da giovane già… e che inserisce alminuto 3.33 una traduzione tutta sua inserendo l’ordine mondiale dove Magufuli invece si chiede CHI abbia interesse e quale sia… 
    Direi che lui parla del suo Paese e l’incognita che propone, ovvero reagenti o metodi di analisi, riguardano più che altro il Paese stesso ovvero la Tanzania.  Pone dei dubbi (tra le righe e mai apertamente in modo direi molto diplomatico)  sul fatto che potrebbe esserci qualche potere forte che ha interesse a mettere in ginocchio un Paese africano a scopo non proprio umanitario…Però due possono essere le ipotesi:1) i reagenti sono taroccati ed effettivamente qualcuno ha interesse a buttare in ginocchio quel Paese.
    2) i reagenti sono gli stessi usati in tutto il mondo ed allora la faccenda sarebbe estremamente inquietante…
     

  27. 37
    Giuseppe Balsamo says:

    Merlo, il video che hai indicato parte malissimo!
    Non tanto per la domanda in sè e sulla quale tornerò dopo, quanto per il modo pregiudiziale con cui viene posta e che rischia di polarizzare subito il giudizio di chi (eventualmente) guarderà il resto del video.
     
    Ma mettiamo che sia attendibile (e probabilmente lo è, ho trovato altri riscontri).
    Il primo dubbio da incompetente che mi viene, è che se tu applichi a qualsiasi cosa dei test fatti per rilevare il coronavirus nel muco o nella saliva umani, potresti trovare qualsiasi risultato. Ma bisognerebbe chiedere a chi di questi test ne conosce il funzionamento.
    Il secondo dubbio è sul motivo. Una possibile risposta viene al minuto 6:31 “continuiamo a lavorare sodo, la produzione deve andare avanti sularga scala”. Motivo economico, dunque.
     
    Tornando alla domanda posta a inizio video, prima di prendere una decisione e trovarci Magufuli candidato alle prossime politiche italiane 🙂 suggerisco la lettura di questo report di Amnesty relativo al 2017/2018 (Magufuli è presidente da fine 2015):
    https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2017-2018/africa/tanzania/

  28. 36
    lorenzo merlo says:

    Non so l’attendibilità.
    Ma, metti lo sia.
    Perché altro di simile e attendibile è noto a chiunque voglia verificare.
    Non basterà ad aggionarti perché il giusto lo decreta il decreto.
    https://www.youtube.com/watch?v=KHpn7zRX1Jc&feature=youtu.be

  29. 35
    Giuseppe Balsamo says:

    Le situazioni emergenziali, tipo quella che stiamo vivendo, tendono a far emergere comportamenti quali quelli descritti sia nell’articolo che da Govi (basta scorrere un pò la Storia).
    Sebbene situate su posizioni diametralmente opposte, tali figure – alle quali se ne potrebbero aggiungere anche altre, rischiando però un pericoloso assembramento 🙂 – mi danno l’idea di avere tutte almeno un paio di punti in comune: la radicalizzazione sulle proprie posizioni (e il conseguente atteggiamento fideistico nei confronti di ciò che le conferma e la negazione di ciò che le smentisce), e la ricerca di un “nemico” al quale contrapporsi.
    L’ho già scritto una volta (credo): mi sembrano modi un pò troppo semplicistici di guardare il mondo.

  30. 34
    Paolo Panzeri says:

    Bigotto secondo la Treccani: …. Di persona che mostra […] con ostentazione e pignoleria tutte le regole del culto….
     
    I bigotti sono sempre persone di fede, hanno un culto.
    Non c’è nulla di nuovo nell’essere bigotto, sono solo cambiate le fedi e a parlare di fede si appare sempre come dei “peccatori”.
    Inquisizione, fondamentalisti vari…. sono sistemi che l’uomo adotta per affrontare le sue paure, che di solito non cerca di capire e magari superare con il ragionamento e con l’istruzione.
    E’ più facile avere una fede e magari ci si diverte.
     
    Mia nonna diceva sempre di andare dai “preti” per farsi organizzare una bella festa, perché loro hanno imparato in migliaia di anni facendole periodicamente.

  31. 33

    Quindi ricapitolando…:Michelazzi urla e offende.
    Merlo rosica  e ce l’ha con burioni perché? Non si sa ma va bene lo stesso ce l’ha con lui e basta.
    Per il momento. Poi vedremo chi finirà ancora in mezzo alle deduzioni di sherlock govi…
    Dove tu legga nei miei interventi che io sia incazzato e dove stiano le offese è per me un mistero, ma siccome non capisco come dici tu (alla faccia di chi dovrebbe offendere o magari tentare di farlo per buttarla in caciara?), probabilmente hai ragione… anzi sicuro Sherlock!
    Fatto è sicuro, che mentre l’articolo porta alla luce una situazione evidente, con sceriffi vari dislocati ovunque e tante altre scenette da opera gotica, tipo urlatori da balcone (si comprendono qui anche i cantatori di inni), picchiatori di ciclisti (successo diverse volte con ricovero in ospedale), lanciatori di mastelle d’acqua (una tra le tante le due farmaciste che tornavano a casa dopo il turno di lavoro), multe ai senzatetto (ed è solo il caso un po’ più ridicolo, tralasciando vari pestaggi ed altre azioni di abuso per i quali avremo a tempo debito riscontro dalla magistratura), e altre amenità, tu tendi a spostare il discorso su altri temi che sono quelli cari ai “nuovi bigotti” che amano dimostrare quanto sian bravi a capire bene le cifre, che sanno chi ha ragione e chi no (in uno stato di caos tale che nemmeno chi al momento si interessa per lavoro di tutto questo riesce a venirne a capo…), che dice agli altri che non hanno capito ma loro sì, loro sanno.
    Che dirti caro Govi? Che mi incazzo se rispondi con questi parametri? No, te l’assicuro, grasse risate di gusto di sicuro ma non certo arrabbiarmi con te o con quelli che ricadono ampiamente in questo neologismo (quello dell’articolo per intenderci), come scrissi nel primo intervento ciò che mi appare evidente è che come società di questo inizio secolo abbiamo fallito, e la risate a quel punto diventano amare.
    Se in tutto questo ci vedi un’offesa non posso darti torto, ognuno ha la propria sensibilità, ma personalmente rimango rilassato ed osservo avanti, tentando di capire fino a dove arriveremo, quali altri atteggiamenti anti-sociali riuscirà a scatenare l’azione sballata dei vertici che hanno gestito e continuano a gestire, senza peraltro dargli troppi torti visto e considerato che si sono trovati davanti una situazione anomala al punto da essere unica e non sapere ovviamente come fare per rimediare a qualcosa che non dipende da loro:
    Ora vado a farmi due tiri in falesia, che stamattina pioveva ancora ma adesso è arrivato il sole e ti assicuro che non penserò a te! 😉
    Buona domenica     

  32. 32
    Giacomo Govi says:

    @Lorenzo
    Qui sta il varco. Non esiste alcun disturbatore. Ma ci sono interventi ed interventi. Alcuni degni di considerazione, basati su un’analisi lucida dei fatti e su conoscenze condivise. Altri basati, appunto, su fedi. Cioe’ su fatti inesistenti, indimostrati ed indimostrabili. E su idee magari rispettabili, ma non condivise, e con una motivazione . Che e’ poi dove tu “rosichi”. Piaccia o no, funziona cosi’, e non si chiama scientismo come forse tu credi.
     
    Certo che sono possibili critiche alla gestione del virus.  Ci potrebbe essere anche qui sul blog un bel dibattito se non la si mettesse in caciara con articoletti, macchiette, eroi contro il potere e via dicendo. Dove, come tu spesso affermi con notevole contraddizione, ognuno finisce per identificarsi con la propria opinione.

  33. 31
    roberto antonel says:

    la morte cambia le regole delle cose.In una società liberista e neocapitalista intrisa di  socialnetwork ed incentrata  sul Dio profitto nessuno pensava seriamente alla morte: un evento che,fino al Covid-19, riguardava gli altri,gli anziani o gli “sfigati”,mai noi stessi o i nostri cari.Poi improvvisamente qualcuno ci dice che il contagio miete vittime a tutta birra,che la “strana polmonite” si trasmette via oronasale,che tutto è contagioso e che il rischio di morire diventa alto,altissimo.Allora quelle certezze che avevamo sino a ieri crollano,bisogna cercare un colpevole,un capro espiatorio: ecco apparire il bigotto o l’animale-asociale che si illude di sfuggire al virus per non parlare poi degli “untori” che vanno in giro impunemente senza mascherina e senza distanziamento.Almeno i nostri antenati,di fronte alla peste o alla febbre spagnola avevano la certezza di un’altra vita nell’al di là,mentre Noi,aridi atei materialisti,non abbiamo più neanche quella!

  34. 30
    David says:

    Buongiorno, mi permetto di segnalare un’analisi a mio avviso importante su questo periodo e su come l’informazione, la politica, la società l’abbiano gestito. Da qui nasce il nuovo bigottismo e la paura.
    http://ilpedante.org/post/un-culto-di-morte

  35. 29
    lorenzo merlo says:

    Quali sarebbero le fedi personali?
    Finché non ci si emancipa dal dominio intellettuale dello scientismo, non si vedranno che ciarlatani e invasati a disturbare la quiete della verità.
    Ci sono molti interventi critici nei confronti della gestione del virus, e certamente inclusi molti inconsapevoli scientisti o inconsapevoli bigotti.

  36. 28
    Giacomo Govi says:

    Lorenzo, rosica qui significa che in una qualche forma ti infastidisce che Burioni ( o meglio la scienza ) abbia il peso e il ruolo che ha nella societa’. Tu non glielo riconosci, e quindi forse fai il tifo per i suoi fallimenti. E’ stato gia’ detto mille volte, le esagerazioni, lo scientismo, il burionismo sono da vigilare e rimettere in riga. Ma di qui a sostituire la scienza con fedi personali, specialmente nella gestione di un paese, ce ne corre. 

  37. 27

    Al bigottismo si può contrapporre la normalità. La ribellione, secondo me, prevederebbe pensieri e azioni molto più estremi di quelli manifestati qui da chi bigotto non è.

  38. 26
    lorenzo merlo says:

    Non so cosa intendi con rosica.
    Ce l’ho con Burioni in quanto simbolo di un vero virus culturale.
    Da un articolo di Deaglio:
    «[1964, Berkley Universiti, discorso di Mario Savio, ndr] …. Sproul Plaza, il luogo di incontro studentesco su cui si affacciano biblioteche, laboratori, uffici, il teatro. Ma il rettore, Clark Kerr, è uno dalle idee chiare: niente volantini, niente raccolta di fondi, niente comizi con megafoni. Per il rettore Kerr, «le idee devono restare fuori dal campus, l’università è una fabbrica e serve a riempire le teste vuote, per farle lavorare per il sistema».

  39. 25
    Giacomo Govi says:

    @Lorenzo 
    Per me il bigottismo non c’entra nulla. 
    ” terrorizzando le persone, non  censurando l’informazione, non adducendo argomenti contraddetti da medici sul campo, non sostenendo l’inefficienza di un protocollo in quanto a costo vicino allo zero, non eleggendo se stesso a dirimente del vero e del faso.”
    Sono tuoi punti di vista, e per me viziano totalmente la discussione. L’informazione, per chi ha un istruzione decente e non ha preconcetti, e’ abbondante e diversificata. Onestamente, per me anche troppo. Ma partiamo da una base di credo culturale che non coincide. Esiste la scienza, ed il consenso scientifico. Piaccia o no, resta la via migliore che l’uomo ha trovato fino ad ora per affrontare problemi come quello delle epidemie. La politica si affida alla scienza. Purtroppo anche rappresentata da personalita’ come Burioni. E dalle sue cappelle. Ma non c’e’ solo lui. Dimentichiamocelo senza rimpianti.  C’e’ dietro un intero sistema medico, con le sue dinamiche di consenso e dissenso. Quindi si discuta, ma senza preconcetti, teoremi, complotti e baggianate simili, e soprattutto senza fare prigionieri tra i concittadini. 

  40. 24
    Giacomo Govi says:

    Alberto io non ho la televisione. Leggo di Burioni piu’ dagli interventi di  Lorenzo che dai media. Ma credo che piu’ per le sue cantonate ( che sono grandiose ), Lorenzo ce l’abbia con lui per quello che rappresenta: la scienza ed il suo potere nella societa’. Un po’ ha ragione, ma in gran parte rosica. Anche qui, evidente mancanza di equilibrio…

  41. 23
    lorenzo merlo says:

    Giacomo se ti sei perso le censure, le contraddizioni, lo scientismo totalitario, le fake news governative sei ancora in tempo per trovare ampia documentazione.
    Temo però che eleggendo il totem del nemico di turno, per classificare chi non è allineato, tutto ti resterà oscuro.
    Si può anche chiudere tutto due mesi, ma non terrorizzando le persone, non  censurando l’informazione, non adducendo argomenti contraddetti da medici sul campo, non sostenendo l’inefficienza di un protocollo in quanto a costo vicino allo zero, non eleggendo se stesso a dirimente del vero e del faso.
    Ovvero, non bigottamente.

  42. 22
    Alberto Benassi says:

    Burioni ha detto tutto e il contrario di tutto.
    La vedo dura potergli dare fiducia.
    L’ha fatto lui l’annuncio da Fazio che di problemi non ce n’era.

  43. 21
    Giacomo Govi says:

    @Lorenzo
    Se ti interessa una discussione su quali avrebbero potuto essere le alternative alle norme scelte dal governo, cosa si e’ fatto, come e perché’ altrove, io ci sono. Forse ma la sono persa, ma non ho letto nulla di articolato al riguardo, con tuoi interventi. Ho il dubbio che preferisci lo stile Manzotti, o semmai cercarti il nemico di turno, come Burioni, che oramai pare sia entrato a pieno titolo nelle tue ossessioni…

  44. 20
    Giacomo Govi says:

    Michelazzi ti leggo sempre più’ incazzato, hai il grido e l’insulto facile, spero veramente che oggi potrai andare a scalare o a ricrearti in altro modo. E faccio un ultimo tentativo per spiegarti, se non lo pigli lascio perdere, se non altro per risparmiare ai lettori tue risposte sguaiate, peraltro incomprensibili.
     
    Prima di tutto quello che fai e pensi tu non sono nei miei pensieri. Nel senso: sei libero di pensarla e fare come ti pare, non me ne può’ fregare di meno e non giudico nulla. Io ho commentato l’articolo ( che viene dal “Giornale del ribelle” ) , non i tuoi commenti. E il mio commento, in soldoni, e’ questo ( mi prendo la libertà’ di scrivere non quello che vorresti tu, ma quello che penso io ): 
     
    prendere una posizione ( quella del bigotto ), estremizzarla per renderla ridicola, costruire una parodia e farne un articoletto da gustare con vinello non mi pare una operazione brillante, ne’ utile per il clima generale. Infatti ha subito generato alcuni commenti di protesta. Certo, degustibus… Ma soprattutto e’ cosi’ cheap ( a buon mercato ) che basta molto poco per ‘girare la frittata’ come dici tu e fare una parodia dove qualcun’altro possa sentirsi chiamato in causa. L’altra parte,  esiste pure ed e’ “sotto gli occhi di tutti”, stanne certo. La medesima mancanza di empatia  può’ essere applicata da tutti contro tutti. Infine, dipingere macchiette senza accorgersi di esserne una e’ perfino patetico. 
     
    E’ del tutto evidente che metterci un po’ di equilibrio ( il “meditare” ) farebbe la differenza. E considerare che ognuno ha la sua storia e può’ avere motivi ( in generale li ha )  per reagire in un modo o in un altro agli eventi. Ma richiede più’ cervello e meno pancia. Poi fai come ti pare, rimani nel tuo  mondo diviso in 2, bigotti e “ribelli”, segnati delle crocettine per ognuno di noi. Magari hai pure i tuoi motivi per prendertela tanto.
     
    Nota finale riguardo alle mascherine: ieri ero in una falesia ( in Francia ), una  dozzina di persone e nessuno con la mascherina. Ma anche nessuna stretta di mano dopo mesi di assenza ( per i francesi non e’ per nulla ovvio ), e un metro di distanza costante. Magnesite liquida in grande spolvero ( difatti e’ ormai introvabile ). Non ho idea se siamo bigotti o ribelli.

  45. 19
    lorenzo merlo says:

    Comunque il vero bigotto avrà modo di dimostrari al mondo.
    Sarà facile riconoscerlo, ancora più facile.
    Lo si troverà in coda, ben distanziata, in attesa di farsi inserire il microchip.
    Per combattere la noia dell’attesa non servirà la Settimana Enigmistica, né i video del nipotino, basterà l’entusiasmo di essere ubbidiente e il disprezzo per chi rifiuta il progresso.
    https://lacrunadellago.net/2020/05/14/il-governo-conte-vicino-ad-autorizzare-il-microchip-in-italia/

  46. 18
    Alberto Benassi says:

    Evvia il sistema cinese: tutti allineati , coperti e mutismo” .
    Puoi anche arricchirti ma io ti controllo!!
    Cittadini con il punteggio: sei un bravo cittadino? Allora  in vacanza ci vai.
    Non fai quello che ti dice lo stato? Allora stai punito e scendi nella scala sociale. 
    Avanti anche in Italia il nuovo sistema dell’impero della TERRA DI MEZZO.
     

  47. 17
    lorenzo merlo says:

    «…una nuova figura in Italia: il nuovo ribelle volgarmente chiamato “chissenefreghista impavido”».
    La svista è di tipo bigotto.
    Nessun menefreghismo, semmai una stima differente da quella proposta da Burioni e soci.
    Questi, in questo tempo virale, hanno espresso posizioni contraddittorie, commerciali, oscuranti, antidemocratiche, divine, censuranti.
    Questi sono il virus culturale e i bigotti la loro curva.

  48. 16

    Armi? Incazzarmi? Ué Govi… GOVIIIII…!!!!
    Ma perché  non mediti tu un pochino?Intanto rileggi quel che scrivi se poi non sei in grado di reggere. Se contesti questo articolo che il sottoscritto trova invece delizioso e perfettamente coeso con la realtà attuale, non vuol dire che mi senta preso in causa ma che evidentemente proprio tu mi metti in gioco (causa)… non tanto difficile eh….!?Fare il giochetto delle parole antagoniste, in questo caso, non ha alcun senso per due motivi almeno:
    1) l’articolo descrive una situazione, sotto gli occhi di tutti, e ne definisce gli aspetti umani. Vuoi farne tu una antagonista? Bene, trova però le motivazioni non girarci attorno solo perché TU ti senti preso in causa (la parte dell’avvocato difensore super-partes in questo caso non esiste…) e quindi tenti di girare la frittata a tuo favore.2) Ci provano continuamente con ogni sorta di argomento a fare questo giochetto di discredito easy way, salvo poi cancellare tutto e lasciare il campo in mano a “quelli che intanto io ho fatto lo screen shot e lo pubblico io che non ho paura…”… 
    Se vuoi che si dia credito ad una tua critica esprimila per conto tuo senza tentare di smontare qualcosa che volente o meno non è smontabile. 
    Questi atteggiamenti esistono, vengono descritti ogni giorno dai media di ogni tipo e … ne abbiamo le prove anche sul gognablog…
    Saluti e baci! (Con la mascherina eh…)

  49. 15
    Giacomo Govi says:

    Michelazzi, non hai capito nulla, e ti sei sentito chiamare in causa. Ma la verita’ e’ proprio questa, che funziona. E’ facile scrivere qualcosa contro qualcuno, canzonando. Cosi’ facile che cambiando 2-3 parole chiave si usa lo stesso testo. E la posizione antagonista e’ esattamente simmetrica. Dovresti meditare invece di incazzarti e imbracciare le armi anche contro di me!

  50. 14

    Alé!!! Eccone un altro…! Benvenuto.
    Ciò che era sfuggito all’articolista non sfugge al Gognablog…
    Riuscire a dire ciò che nessuno ha detto ed imputarlo allo stesso nessuno (stile ULISSE)… 
    Hai mai detto di passare col rosso? NO in realtà mai fatto… 
    Bugiardo!
    Lui lo sa bene che lo hai fatto e che lo fai sempre… !
    OMMIODDIO (non quello cattolico per carità… se raccoglie intorno a se certi personaggi meglio di no…GRAZIE!) !
    Certo che sentirsi la coda di paglia dev’essere feroce… forse per questo fu scritto:Un bel tacer non fu mai scritto… !? Probabile…
    Govi… quel tal Govi Gilberto fu un comico che ancora oggi incontra simpatie e nel suo caso sarebbe stata satira,,, nel tuo… decidi tu che sennò magari ti offendi…
    Peace and Surgical Mask!

  51. 13
    Giacomo Govi says:

    Ottimo formulario, da riempire con il nemico che ci piace di piu’. Eccone un’altra implementazione.
    Il virus ha prodotto una nuova figura in Italia: il nuovo ribelle volgarmente chiamato “chissenefreghista impavido”. È una forma di virus psicologico, in realtà. Si tratta di persone che, animate dal sacro furore di farsi gli affaracci propri, proclamano in modo ossessivo l’assurdità’ delle regole anti-contagio. Perseguono questo fine e perseguitano chi le segue.
    Come i ribelli del tempo passato, anche questi italiani individualisti si ritengono moralmente superiori. È fondamentale, per il ribelle, tracciare una linea invalicabile tra lui e il resto degli italiani, sempre descritti con disprezzo e indignazione. Lui o lei, ovviamente, ha una sensibilità, una comprensione degli avvenimenti, un rispetto per le libertà’ individuali, una solidità’ di principi, che gli altri non hanno. È sfortunato, poverino, deve vivere in un mondo di persone chiaramente non alla sua altezza. Ah! Se tutti fossero come lui! Sfortunatamente deve coabitare con il resto del paese!
    Il ribelle dei tempi passati, come ci insegna la Treccani, è una persona che si mostra impaziente a costrizioni o imposizioni esterne, indocile”
    Il nuovo ribelle è identico solo che, in questi giorni, ha trovato nuovi stimoli contro il DCPM del 26 aprile sul CoViD-19.
    Il nuovo ribellismo, molto più contagioso del Corona virus, si è diffuso a macchia d’olio in tutti gli strati della popolazione, anche se ha infettato soprattutto i più sfortunati che non potendo lavorare a casa, temono i rovesci economici dei provvedimenti. Ma ci sono state eccezioni, quindi non si può essere sicuri.
    Il nuovo ribelle apre bocca solo per criticare le regole, quali esse siano, in piu’ parla per giudicare (negativamente, ovvio) le altre persone che si adattano alle restrizioni. Quasi sempre evita di far sentire la sua voce reale, semmai preferisce argomentare le sue rivendicazioni sui social network…
    Il giochino potrebbe continuare, a chi interessa?
    Certo che frequentare il Gogna Blog, e trovarsi a scegliere tra il catastrofismo di Crovella e i ribelli de’noartri e’ dura. Credo che il confinamento abbia fatto perdere quella poca lucidita’ che rimaneva in circolazione.  

  52. 12

    Renato Bresciani: se non ci fossi bisognerebbe inventarti!E dico sul serio!
    Con quest’ultima uscita hai dimostrato aldilà di ogni ragionevole dubbio che l’articolista non ha sbagliato di una virgola.Incarni perfettamente “Il nuovo bigotto”, al quale personalmente darei un altro nome che già è noto in ambienti psichiatrici, però manteniamoci sul vago o forse meglio dire: sullo svago…
    Ti prego non smettere di pontificare, dico sul serio, potrebbero uscire fuori delle varianti interessanti alla descrizione e perderle sarebbe un peccato!A presto!

  53. 11
    lorenzo merlo says:

    Nientemeno, tutta una sceneggita.

  54. 10
    Renato Bresciani says:

    Cari Stefano e Grazia, immagino che voi , nati liberi, passiate col “rosso”: perché rispettare questo odioso semaforo che interrompe la vostra libera e consapevole corsa ? ” Buona prigionia” : Bum!! Comunque, spero di non incrociarvi sul sentiero , vocianti e sputacchianti, senza mascherina come quelli della Darsena, loro si “spiriti liberi”, … Ah, già ! Dimenticavo che a voi alla diffusione del virus ( 34000 morti in Italia oltre 20000  in Lombardia,non ci credete ; ovviamente, il trasporto sui camion militari delle bare era tutta una sceneggiata del Grande Fratello. ) Auguri da un credulone.

  55. 9
    grazia says:

    Giorgio Mandinelli, hanno preso la multa anche cittadini che si muovevano per necessità (vedi, per esempio, coppia di anziani di cui la signora sulla carrozzina).
     
    Non è necessario farsi mettere sulla gogna per resistere a un sistema opprimente.
     
    Buona mascherina e buone distanze, a chi ci tiene.

  56. 8
    Giorgio Madinelli says:

    Il Sig. Manzotti stigmatizza una categoria di cittadini e da ciò si desume  che, al contrario, esistano persone pensanti come lui che si distinguono per insofferenza ai regolamenti.
    Dovrebbe dimostrarcelo.
    Alleghi una delle multe che ha preso.
    Se non ne ha prese è tutta aria fritta. Uno che si erge a moralizzatore di comportamenti e fa le stesse cose che fanno tutti non è credibile.  

  57. 7

    Renato Bresciani: il problema non è se metti o meno la mascherina e se ti senti meglio a metterla… il problema evidenziato dall’articolo è proprio quello che hai scritto prima del comunicarci che metterai la mascherina… ;-)Buona prigionia!  

  58. 6
    Renato Bresciani says:

    “…..le Regioni in cui si propaga maggiormente(il virus) sono quelle in cui l’uomo non ha rinunciato al contatto sociale,..”: Bene, siamo d’accordo su un dato: più contatti uguale più contagiati uguale più ammalati uguale più morti. Quindi, leggendo l’articolo e i vostri commenti , deduco :
    A) no mascherine, no distanza ( 2 metri, non 2 Km) : socializziamo, tocchiamoci, parliamoci – spruzzando- addosso: aumenterà il contagio, ecc ecc: ma, come diceva Boris Johnson, “immunità di gregge”: only strong survive
    B) Non spieghiamo ai bambini come si diffondono, grazie al CONTAGIO, le Pandemie : poiché si suppone (supponete) che siano cretini, non capirebbero che si tratta di precauzioni sanitarie temporanee , anzi capiranno male e diventeranno asociali.
    Ma ci sarebbe anche C) : non esiste il Coronavirus “naturale”, ma è in atto un attacco sanitario/politico alla nostra libertà: da parte di chi ? Chiaro, sono gli stessi che hanno abbattuto le Twin Towers ( la C.I.A, ovviamente ), quelli che hanno massacrato Charlie Hebdo  e il Bataclan ( l’Intelligence francese, ovviamente) e (questa l’ho sentita 5 giorni fa da un Guru della controinformazione) quello che ha fatto crollare – con esplosivo- il ponte Morandi , cioè “Renzo Piano, che infatti in 15 giorni aveva già pronto il progetto del suo nuovo ponte..”
    Bene: la prossima settimana tornerò in montagna con mia moglie, e-incrociando qualcuno, mi coprirò meglio naso e bocca : per rispetto della sua e mia salute; e non per bigottismo.
    PS : a costo di sembrare asociale, eviterò il monte Bianco e l?Everest perché troppo affollati 

  59. 5
    Alberto Benassi says:

    l’uomo è un animale sociale. Ha bisogno dei suoi simili. Questo non vuol dire essere apertivo dipendenti. Ma nemmeno che quando incontri una persona su un marciapiede , si fa una deviazione perchè non si sa  chi potrà mai essere l’individuo davanti a te.  Questa non è voglia di solitudine, è diffidenza se non paura del prossimo. Anche le parole “DISTANZIAMENTO SOCIALE” sono  per me devastanti. Come cresceranno i bambini ? Con la paura l’uno dell’altro? Rinchiusi in casa davanti al computer ?
    Io sono cresciuto giocando per strada, sugli argini dei fossi, in un campo a giocare a pallone con tutti gli altri ragazzi.
    Adesso invece dovremmo insegnare ai ragazzi, che sono il futuro,  che devono stare isolati, lontano dai loro simili. Guai a frequentarsi,a giocare con gli altri. Eppure si è sempre detto che un bambino giocando con i propri simili, cresce e impara.
     

  60. 4

    Non è il gusto della solitudine ad essere messa in discussione in questo articolo (che tra l’altro trovo bellissimo e ben scritto) ma ciò che si definisce comportamento anti-sociale quindi non la voglia di eclissarsi fra i monti non il piacere di stare soli con se stessi (alla quale indugio volentierissimo da sempre) ma un atteggiamento di contrasto anche aspro nei confronti di qualcosa che viene visto come un male in un mix di rabbia, invidia, frustrazione. E’ l’avvelenamento dei rapporti interpersonali non la scelta personale e libera su come e quanti.Queste persone (perfettamente definite a mio avviso, anche, e soprattutto, in base a ciò che in questi mesi si è potuto rilevare dai social, dove questo atteggiamento è emerso), sono i nostri vicini di casa, quelli che sono o ormai, erano i nostri amici, il passante sul marciapiede che comunque condivide la vita civile.Il “male” è anche in questo caso come nel caso del virus, democratico… non fa differenza di classe, di religione, di età anagrafica. E’ assolutamente trasversale.Ho avuto purtroppo modo di stupirmi rimanendo a volte basito, di alcuni conoscenti o amici conosciuti anche dal vivo, persone che stimavo e rispettavo per ciò che esprimevano. Sono rimasto di stucco a leggere certe sentenze su tutto e tutti argomentando sempre in virtù di quel sacrificio personale che l’articolo illustra molto bene…
    Probabilmente erano troppi anni che non accadevano situazioni di massa così impattanti (almeno per come è stata presentata e portata avanti questa del covid), che ce ne siamo dimenticati supponendo di aver superato questi meccanismi… credo sia ora di ripensare alla cultura da promuovere nelle generazioni future che magari quelle , chissà, sapranno correggere e guarire questi atteggiamenti che appaiono come insiti nell’animo umano e pronti a saltare fuori quando meno te l’aspetti… Noi al momento abbiamo fallito!

  61. 3
    Alberto Benassi says:

    a me quello preoccupa non è starmene da solo, andare in montagna in solitudine è affascinante .
    Quello che più mi preoccupa è la diffidenza che si crea tra le persone. Un conto è starmene da solo per scelta, per indole. Altro per diffidenza per paura dell’altro.

  62. 2

    Antonel, la tua meraviglia mi stupisce. Sarà che sono un “animale asociale” (meglio che da solo non posso stare, anche se amo mia moglie e i miei figli e ho amici a cui tengo molto, giuro che si può) ma non sono per nulla turbato da questo aspetto del virus. 
    Mi preoccupa semmai la malattia in sé e degli effetti medici che può avere su chi la contrae, ma l’aspetto sociale è assolutamente irrilevante, visto che anche prima non frequentavo chiese, stadi, discoteche e aperitivi (questi ultimi semmai molto raramente e con persone selezionatissime), per me non è cambiato molto.
    La mie uniche concessioni “sociali” sono il Gogna Blog e un sito che porta il mio nome che utilizzo per lavoro e comunicazione (sempre legata al mio lavoro di guida alpina e organizzatore di viaggi), ma sono a prova di qualsiasi virus.So che persone come me ce ne sono tante e che non sono così tanto preoccupate come lo sono invece gli animali sociali che sono la maggior parte dell’umanità. 
    La solitudine è la maggiore espressione della libertà (mi pare lo abbia detto Shopenhauer) e quindi mi viene da suggerire a chi vuole sentirsi libero di provare a imparare a stare anche da solo.
    Visto che questo è un blog frequentato da alpinisti, che sono persone che fanno della libertà la loro bandiera più rappresentativa (quando gli conviene), invito costoro a riflettere sull’argomento, creando così anche una bella striscia “tagliafuoco” a questo virus.

  63. 1
    roberto antonel says:

    più che il “nuovo bigotto” il covid-19 ha prodotto il nuovo “individualista-asociale” cioè colui che ha colto la palla al balzo per separarsi definitivamente dagli altri.Il ragionamento è semplice: chi è l’altro? L’altro non è un mio simile; l’altro è uno o una che può contagiarmi,che può trasmettermi il virus.Non è un essere umano bensì un possibile untore,un possibile spargitore di virus.Deve quindi essere evitato,tenuto alla larga il più possibile.Il distanziamento imposto dal nostro autorevole comitato scientifico non è solo la misura geometrico- lineare di un metro,bensì è molto di più,è la separazione di fatto dall’altro individuo.Il principio teologico “ama il tuo simile” si è trasformato in “odia il tuo simile,evitalo se puoi”.Non è un caso che la chiesa cattolico cristiana ha capito l’antifona e si è notevolmente e pubblicamente allarmata: la gente non va e non andrà più in chiesa e farà bene perchè la chiesa non sarà più il luogo di fratellanza universale predicato per secoli dal vangelo,non sarà più il posto in cui si stringerà la mano all’altro augurandogli la pace,ma diventerà (è già diventata) uno dei possibili e probabili veicoli del virus.Basta poi osservare le statistiche quotidiane di diffusione del virus per afferrare che le Regioni in cui si propaga maggiormente sono quelle in cui l’uomo non ha rinunciato al contatto sociale,familiare o di gruppo,non ha disertato i rapporti umani,ha rifiutato di isolarsi dalla società,ha accettato il rischio virus pur di “socializzare”.Altro che bigotto,il nuovo uomo post covid-19 è diventato o diventerà quanto prima e,se vogliamo,definitivamente un “animale asociale”.

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