Il sentimento di Sanremo

Il sentimento di Sanremo
di Lorenzo Merlo
Considerazioni costruttivistiche (1)

Un veloce sorvolo su argomenti cari a molti. L´oggettività esiste? Cambiare è possibile? La magia è sentimento comune?
(
già pubblicato il 25 febbraio 2013 su www.victoryproject.net con revisione del 7 febbraio 2016)

Non sono le cose in se stesse a preoccuparci ma le opinioni che ci facciamo di loro (Epitteto, I secolo d.C.).

Mentre passa ripetutamente la canzone vincitrice si capisce perché ha vinto: effettivamente è bellissima; è davvero bella; con quell’attacco poi; ecc. Lei passa e ripassa nelle radio, nelle orecchie, in noi. Diviene familiare, entra a far parte dei momenti personali, a far da sfondo ai sentimenti che in quei momenti ci muovono.

Si fanno ipotesi e illazioni sul perché abbia vinto proprio quella e non un’altra. In quei pensieri che si infiltrano, prima ci si domanda cosa vi avranno trovato – quelli che l’hanno votata – in più delle altre, poi, concentrati proprio dalla domanda che ci siamo posti, iniziano ad emergere dal profondo, chiare, evidenti le qualità che altri, evidentemente avevano visto fin da subito.

«Oggi si ficca in testa ai bambini un po’ di storia naturale, insieme con un po’ di ‘arte’, in modo che essi dimentichino la loro natura animale ed ecologica e l’estetica dell’essere vivi, e crescendo diventino bravi uomini d’affari (Bateson, Gregory – Mente e natura – Adelphi)».

La congestione di dedizione scorre calma in noi, senza avere apparentemente nulla di volontario. Non la si può arrestare neppure a volerlo, anzi. Come un pesce preso dalla rete, a ogni agitazione per liberarsene, corrisponde un coinvolgimento maggiore.

«… anche le scienze restringono ciò che è reale a un particolare dominio e liquidano gli eventi “soggettivi”, come i sentimenti, le percezioni, ecc. (Feyerabend, Paul Karl – Addio alla ragione – Armando)».

Così, una canzone prende il centro di noi, prende attenzioni di cui prima non godeva, fino a dimostrare il suo valore, ora evidente.


«Ogni possibile proposizione è formulata legittimamente, e, se non ha un senso, è solo perché noi non abbiamo dato un significato ad alcune delle sue parti costitutive (Wittgenstein, Ludwig – Tractatus logico-philosophicus

A questo punto si può sostituire la canzone vincitrice con la metafisica di qualunque altro oggetto per riconoscere che si tratta di costruttivismo allo stato puro. Non solo, si può comprendere la germinazione delle pretese, lo scontro tra le parti, la scaduta delle nostre migliori doti di saggezza nel pozzo abissale dei vizi capitali. Infatti, se fosse stata un’altra – canzone – sarebbe stato lo stesso. Infatti, l’anno scorso il processo si era ripetuto identico tranne che per la forma-pensiero (2) opposta che comunque ci aveva rapiti. Con la sagacia di una sabbia nella clessidra, gradualmente ciò che non ci interessava, è divenuto ad essere giusto che avesse vinto.

Si può fare la prova del nove. Ipotizziamo di mettere al primo posto una canzone che proprio non piace, magari arrivata seconda o terza o che è stata apprezzata da molti ma non da noi. Ascoltiamola, canticchiamola, perdiamone il senso come in un mantra, lasciamo che sia il nostro tappeto volante, lasciamoci trasportare lontano dal sentimento di fastidio con il quale la identificavamo. Facciamolo questa volta con volontaria dedizione. Con l’appropriata motivazione – quella che inconsapevolmente avevamo dedicato alla vera prima classificata – arriveremo a scoprire delle bontà che non sospettavamo.

È una prova del nove di difficile realizzazione. Certo. Chi mai ci si metterebbe a farla senza la carica dell’opportuna motivazione. Però ce n’è un’altra di prova.

Prendi una cosa del tuo passato. Una di quelle che sai di avere detestato per il fastidio che dava. Una di quelle che il solo pensiero te ne faceva prendere le distanze. Oppure una che il solo fatto che interessasse a qualcun altro bastava per sentirsi in diritto di ridurre la considerazione che avevi del malcapitato con gusti ed esigenze differenti dalle tue.

«… ci aspettiamo dalla conoscenza (sia da quella scientifica sia da quella quotidiana) che ci fornisca un’immagine “vera” di un mondo “reale” che presupponiamo come indipendente; lo scettico apparirà sempre ai nostri occhi come pessimista e guastafeste, poiché i suoi argomenti ci faranno notare sempre e di nuovo che una conoscenza “fedele alla verità” non è possibile Feyerabend, Paul Karl – La realtà inventata – Feltrinelli».

Prendi per esempio una passione. La fede in qualcosa di terreno, ma non solo, tende più a oscillare che a permanere, nel tempo.

In un momento difficile per una malattia o di esuberanza per un successo, può capitare di dedicare meno attenzioni a quanto prima ci coinvolgeva profondamente. Forse si può sospettare che ogni adulto possa trovare nella sua biografia un excursus del genere descritto. Se ci è capitato forse avremo potuto sentire, ancor prima che ammettere, che in fondo anche il Milan è una buona squadra. Che effettivamente poter dire di sé di essere la squadra più titolata al mondo non è male, né offensivo, né fastidioso. Semmai che è legittimo.

«L’esistenza di metodi sperimentali ci fa credere di possedere i mezzi per risolvere i problemi che ci assillano; per quanto problema e metodi non abbiano nulla da spartire (Wittgenstein, Ludwig – Ricerche filosofiche

Così, la realtà del Milan cambia. Da entità odiosa, diviene essere degno. E così, per metafora ed estensione, quella del resto del mondo, appena si prende coscienza che avevamo messo l’Inter o chi per esso, al centro del mondo. Con insospettabile apertura d’animo, si riconosce e si riabilita quanto prima era impedito dalla rete del fanatismo.

«La nostra esperienza del mondo consiste nell’ordinare in classi gli oggetti che percepiamo. Tali classi sono costrutti mentali e perciò di un ordine di realtà completamente diverso da quello degli oggetti stessi. Le classi sono formate non solo in base alle proprietà fisiche degli oggetti, ma soprattutto in base al significato e al valore che hanno per noi (Watzlawich, Paul / Weakland, John / Fisch, Richard – Change – Astrolabio, Ubaldini)».

Se cercassimo di misurarla, troveremmo che la realtà è sempre la stessa anche se ora pare un’altra. E se quella ricerca non si limitasse agli strumenti della materia, arriveremmo a riconoscere che la differenza è in noi, che risiede nella nostra differente modalità di costruzione. Che là fuori, non c’è nulla di indipendente da noi.

La nostra presenza, sentimento, esigenza e i loro pensieri hanno modificato la realtà, ne hanno creata una nuova. È questa la magia della quale siamo tutti potenti, ma non tutti consapevoli.

Così per gli innamorati. Lì sì che va tutto bene. Per sempre, si dice e si crede. Eppure non dura.

E non per uno qualunque dei molti motivi che facilmente siamo in grado di fornire. Non dura perché l’esigenza che avevamo e che prima era soddisfatta da lui o lei, ora non lo è più. Lei teneva al Milan anche prima ma è solo ora che la sua fede è insopportabile.

Note
(1) Il costruttivismo è una prospettiva psicologica che elabora dall’assunto che nessuna realtà oggettiva è possibile. Tutta la realtà dipende dall’osservatore, da noi. La sola disponibile è quella che siamo in grado di costruire attraverso il filtro delle nostre emozioni e la permanenza o meno dei nostri sentimenti. Già Gian Battista Vico (1668-1744) diceva che “il vero è identico al fatto”, attualmente riproposto con Tutto ciò che è detto è detto da qualcuno.

(2) La forma-pensiero, detta anche egregora, è una presenza ridondante che esercita una forza nei confronti delle scelte e dei giudizi che esprimiamo. Solo quando la sua presenza diviene consapevole possiamo riconoscere per quali motivi l’abbiamo creata. A quel punto si può avviare il percorso di emancipazione, ovvero di ritorno a noi stessi.

« … quando percepiamo il nostro ambiente, siamo noi stessi a inventarlo (von Foerster, Heinz – Sistemi che osservano

Bibliografia
– Bateson, Gregory – Verso un’ecologia della mente – Adelphi
– Bateson, Gregory – Mente e natura – Adelphi
– Bateson, Gregory – Una sacra unità – Adelphi
– Feyerabend, Paul Karl – Ambiguità e armonia – Laterza
– Feyerabend, Paul Karl – Addio alla ragione – Armando
– Feyerabend, Paul Karl – Dialogo sul metodo – Laterza
– Feyerabend, Paul Karl – Contro il metodo – Feltrinelli
– Feyerabend, Paul Karl – La realtà inventata – Feltrinelli
– Maturana, Humberto Romesin / Varela, Francisco Javier – Autopoiesi e cognizione – Marsilio
– Maturana, Humberto / Dàvila, Ximena – Emozioni e linguaggio in educazione politica – Eleuthera
– Maturana Humberto / Varela, Francisco – Macchine ed esseri viventi – Astrolabio,Ubaldini
– von Foerster, Heinz / Pörksen, Bernhard – La verità è l’invenzione di un bugiardo – Meltemi
– von Foerster, Heinz / von Glasersfeld, Ernst – Come ci si inventa – Odradek
– von Foerster, Heinz – Sistemi che osservano – Astrolabio, Ubaldini
– Watzlawick, Paul (a cura di) – La realtà inventata – Feltrinelli
– Watzlawich, Paul / Weakland, John / Fisch, Richard – Change – Astrolabio, Ubaldini
– Watzlawick, Paul / Helmick Beavin, Janet / Jackson DeAvila, Don – Pragmatica della comunicazione umana – Astrolabio
– Wittgenstein, Ludwig – Tractatus logico-philosophicus e quaderni 1914-1916 – Einaudi- Wittgenstein, Ludwig – Ricerche filosofiche – Einaudi

Gian Battista Vico
 

3
Il sentimento di Sanremo ultima modifica: 2017-02-10T05:47:46+01:00 da Totem&Tabù

1 commento su “Il sentimento di Sanremo”

  1. 1
    giampiero assandri says:

    Allo stesso modo ci si si è domandati qualche mese fa se Dylan meritasse il Nobel per la letteratura e abbiamio sentito argomentazioni pro e contro da parte di autorevoli personaggi…la questione non ha risposte soddisfacenti se non si restringono e definiscono i criteri di misura e anche così rimane sempre un ampio margine di soggettività, com’è normale in qualsiasi manifestazione artistica, comprese le canzoni di Sanremo. Ad ogni modo è evidente che il giudizio di bello e brutto in campo musicale e canoro è legato alle categorie di valore che ci siamo costruiti nella cultura in cui siamo cresciuti: non potranno mai piacermi nè la prima nè la seconda canzone classificata se per quarant’anni ho ascoltato il blues o Bach, anche se per radio e TV me la propinano da mane a sera.
    Riguardo al disamore che insorge rispetto alla persona che qualche anno prima era la luce dei nostri occhi, mi pare che nonostante tutte le dotte citazioni dell’articolo si dimentichi il fatto principale e cioè che tra due persone che convivono si instaura una RELAZIONE ed è questa che modifica i rapporti: la ragazza sarà sempre tifosa dl Milan, ma magari non ci parla più, guarda il festival di Sanremo e vuole andare al cinema invece di venire a sciare come una volta e noi siamo diventati noiosi, pedanti e puzziamo un po’ ecc. ecc. La psichiatria e la psicologia infatti studiano le relazioni , non le singole persone. Inoltre mi torna in mente la famosa provocazione di Sgarbi quando disse: “Bisogna essere dei maniaci per amare per cinquant’anni solo la stessa persona”.
    Sulla oggettività dei fatti bisogna ammettere che senza una loro “narrazione” non esistono, ossia la realtà cambia a seconda di come viene raccontata: per rimanere in campo alpinistico, i gradi di difficoltà delle ascensioni o delle discese in sci ci aiuta a capire in quale ambito ci troviamo, ma “la realtà” qual’è? Non per niente si racconta, si legge e a volte si va a vedere di persona e quel che si vede e si prova è sempre un’altra cosa da quella che aveva visto e provato chi ci aveva preceduto. La scienza misura gli oggetti, ma gli oggetti non sono (tutta) la realtà.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.