Il suolo

Salva il suolo
di Massimo Silvestri (ORTAM CAI Bergamo, massimosilvestri60@gmail.com) (documento a libera diffusione, con citazione della fonte)

Il suolo: chi era, costui?
Il suolo! Questo nome mi par bene d’averlo letto o sentito; doveva essere un affare di studio, un oggetto di scienza: è un nome di quelli; ma chi diavolo era, costui?” Quanta sfrontatezza per aver preso a prestito, parafrasandola, la celebre frase dell’ottavo capitolo dei Promessi Sposi!

Non più Carneade, no, bensì il suolo! Tuttavia, pensando alla conoscenza che la media di noi tutti ha del suolo … la domanda è più che lecita:

Il suolo: cos’è?
Tutti noi abbiamo i piedi per terra, tutti noi viviamo perché dal suolo sono tratti gli alimenti che ci servono per vivere, la nostra casa è sul suolo, il suolo è cosa altrettanto essenziale alla vita dell’aria e dell’acqua ma … quanti di noi possono realmente dire di conoscere il suolo e le sue funzioni ecosistemiche?

Dirt ovvero ‘sporco’: è questo uno dei modi in cui il suolo è chiamato in lingua inglese. Lingua stupenda, a mio avviso, sintetica e precisa, eppure … sporco perché il fango inzacchera le nostre scarpe quando camminiamo sulla terra? Altro che sporco, il suolo è la radice della Vita!

Henry David Thoreau, ecologista americano ante litteram del secolo scorso, ammirava gli indiani Lakota. Dice Frederick Gros nel suo libro Andare a piedi – filosofia del camminare: “[Gli indiani Lakota] consideravano la terra stessa quale fonte sacra e di energia. Sdraiarsi su di essa permetteva il riposo e sedersi direttamente sul suolo dava più saggezza durante le assemblee, camminare sentendo il suo contatto rendeva più forti, più resistenti. La terra, inesauribile fonte di forza: perché essa è la madre originaria, la nutrice, ma anche perché racchiude nel suo seno tutti gli antenati morti. Essa è l’elemento della trasmissione. Così, anziché tendere le mani al cielo per implorare la grazia delle divinità celesti, l’indiano d’America preferisce camminare scalzo sulla terra.” E dal libro A winter walk di Thoreau “[L’indiano Lakota] amava la terra e tutte le cose della terra, e la sua dedizione cresceva con l’età. I vecchi erano – letteralmente – innamorati del suolo e non si sedevano nè si riposavano sulla nuda terra senza la sensazione di accostarsi alle forze materne. La terra era soffice sotto la pelle ed essi solevano togliersi i mocassini e camminare scalzi sul sacro suolo. […] Il suolo calmava, fortificava, lavava e guariva. Ecco perché i vecchi indiani, per non separarsi dalle forze vitali, preferivano sedersi sulla nuda terra. Sedersi e sdraiarsi permetteva loro di pensare più profondamente, di sentire con maggiore intensità; contemplavano allora con accresciuta chiarezza i misteri della vita e si sentivano più vicini a tutte le forze viventi”. Anche in Italia ci sono persone che dedicano la propria esistenza per difendere il suolo. Sono pedologi, ovvero tecnici agronomi esperti nell’analisi e nell’interpretazione del suolo, persone sconosciute e forse anche ritenute dai più tizi un poco strani ed eccentrici, mentre in realtà rappresentano i veri difensori dell’importanza della terra. Sono, anche, ingegneri, urbanisti ed esperti del Paesaggio (quello con la ‘P’ maiuscola) che ogni giorno non si stancano di denunciare gli sfregi ambientali perpetrati nel Bel Paese che, pure, ha inserito nell’articolo 9 della Costituzione la salvaguardia del paesaggio “La Repubblica … Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ne conosco alcuni, di pedologi ed esperti del Paesaggio e ciascuno di loro meriterebbe un monumento, interamente d’oro e non solo placcato d’oro come la Madonnina sul Duomo di Milano, da mettere sulla guglia più alta della pubblica coscienza. Ma tant’è, la coscienza nazionale in merito, è veramente molto debole. Ogni giorno c’è chi svende il territorio ad interessi di parte e questo qualcuno spesso si trova proprio nei palazzi delle istituzioni, ossia proprio laddove dovrebbe nascere la coscienza collettiva. Quale esempio basta riferirsi al regolamento attuativo della legge regionale lombarda n° 31/2014 che limita il consumo di suolo attualmente in discussione, per quanto riguarda la disposizione contenuta nell’ultimo comma dell’art. 2 che prevede che la Giunta regionale, entro dodici mesi, avrebbe definito i criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo: vale a dire autostrade, ospedali ecc.. Ma queste sono proprio le opere che rappresentano gran parte del reale consumo di suolo!

Mi è stato chiesto di parlare del suolo, per l’Associazione di appassionati di montagna di cui anch’io mi ritengo parte attiva. Non sono un pedologo, non sono un urbanista, sono solo un cittadino che si scandalizza di quanto avviene ogni giorno. Cercherò di tratteggiarvene un breve ed imperfetto ritratto. Nel box in calce trovate poi una sintesi con alcuni numeri, pochi ma pesanti! Sono debitore per una parte delle informazioni ad un pieghevole illustrativo a corredo dell’iniziativa ‘People4soil’ di cui pure più avanti vi parlerò.

Cosa è il suolo?
Il suolo rappresenta il punto di chiusura del cerchio tra piante viventi, sostanze organiche morte e degradazione delle stesse, che consente la loro riassimilazione come componenti nutritive.

Per formare uno strato di suolo di 5,0 cm occorrono 1000 anni. La benna di una scavatrice ci mette una frazione di secondo per asportarlo!

In un profilo pedologico si distinguono la lettiera superficiale, il topsoil (la parte superiore), il subsoil, meno ricco di sostanze nutritive ed al di sotto, ove presente, il substrato roccioso.

Vi sono molti tipi differenti di suoli, da quelli sottili (e pertanto delicatissimi!) dell’area alpina, di cui parleremo tra poco, ai suoli di torbiera, a quelli ricchi di pianura irrigua e di risaia.

Il rapporto tra suolo e paesaggio è inscindibile, forse ancor più dell’elemento antropico, in quanto è quest’ultimo che ha dovuto adattarsi al primo, e non viceversa.

L’humus è la sostanza organica stabile rielaborata nel suolo ad opera dell’attività biologica. A sua volta humus e suoli sono influenzati / caratterizzati da vari parametri:
• la vegetazione,
• il clima,
• il pH,
• il rapporto carbonio/azoto,
• la fauna presente,
• i microrganismi,
• il grado di mineralizzazione.

Il suolo offre varie categorie di servizi ecosistemici:
• servizi ecosistemici di approvvigionamento, quali:
– Cibo (primario per l’uomo e per gli erbivori, a loro volta alla base della catena superiore);
– Acqua (come depurazione e regolazione);
– Fibre naturali (es. cotone, canapa, lino, ecc.);
– Combustibili (es. legna da ardere, torba, ecc.);
– Materie prime grezze (ad es. argilla per laterizi);
– Rifugio per specie animali (es. marmotte, talpe, ricci, tutta la microfauna del suolo, ecc);
– Stabilità dei versanti e delle superfici dall’erosione;
– Sede di risorse genetiche.

• Servizi ecosistemici di regolazione, quali:
– Controllo dell’erosione e del trascinamento dei suoli fertili da parte dell’acqua;
– Regolazione del clima (stoccaggio di carbonio nel ciclo del carbonio).

• Servizi ecosistemici di supporto, quali:
– Ciclo tra materia morta da decomporre, trasformata in nutrienti primari per le piante verdi;
– Processi di formazione del suolo con i microrganismi del suolo (invertebrati, batteri, ecc.).

• Servizi ecosistemici di tipo culturale, quali:
– Conservazione duratura del patrimonio archeologico;
– Valore estetico / paesaggistico con gli aspetti connessi al turismo, allo svago, alla ricreazione fisica e psichica.

Consumo di suolo

Il suolo è cibo
Il più importante servizio ecosistemico è quello di approvvigionamento/supporto alla produzione alimentare.

In Italia scompare suolo agricolo, sia per l’aumento di estensione delle aree boscate in quanto derivanti dall’abbandono delle aree già destinate a pascolo o coltura a causa della marginalità produttiva, sia, soprattutto, a causa dell’espansione urbana ed infrastrutturale. In Europa sono scomparsi dal 1990 più di un milione di ettari coltivati, perdendo autosufficienza alimentare per circa 6 milioni di persone! Tanto per fare un altro esempio concreto per effetto dell’urbanizzazione e della crescita delle infrastrutture la sola Regione Lombardia ha perso tra il 1980 ed il 2012 235.000 ettari di suolo coltivato perdendo la capacità di alimentare con cibo prodotto su suolo regionale circa 1.400.000 abitanti, ciò a fronte di una variazione demografica regionale nello stesso periodo di circa 900.000 abitanti in più (da 9.100.000 abitanti a circa dieci milioni).

Per di più i regimi di coltivazione intensiva con grandi monocolture, con largo uso di mezzi agricoli pesanti, prodotti chimici e pesticidi hanno danneggiato e stanno danneggiando la struttura e l’ecologia dei suoli causando erosione, perdita di sostanza organica e contaminazione diffusa.

Un altro grave problema che si sta presentando causa un distorto uso di incentivazioni è la trasformazione da colture da cibo a colture per mangimi animali e biocarburanti. Si stima che per soddisfare la domanda di biocarburanti entro il 2020 verranno convertiti da 4,7 a 7,9 milioni di ettari di terreno agricolo, una superficie più grande dell’Irlanda.

Nello stesso tempo i cittadini hanno perso la consapevolezza dell’importanza di mangiare cibi sani e che la qualità del cibo dipende dalla qualità della terra che lo ha prodotto.

Il suolo è natura
Il suolo è uno degli habitat più biodiversi e uno degli ecosistemi naturali più complessi, con una moltitudine di organismi differenti: un tipico suolo contiene alcune specie di vertebrati, diverse specie di invertebrati e lombrichi, 20-30 specie di acari, 50-100 specie di insetti, decine di specie di nematodi, centinaia di specie di funghi e migliaia di specie di batteri, con un peso totale stimato della materia vivente per ettaro superiore a quello di un elefante di medie dimensioni (5 tonnellate).

I microrganismi decompositori sono responsabili di più del 90% della mineralizzazione dei suoli a partire dalla degradazione della materia organica. Le sostanze minerali infatti sono utilizzate dalle piante verdi per la crescita: senza suoli sani materia ed energia non possono più fluire dai produttori primari (piante) ai consumatori primari (erbivori) e secondari (predatori) danneggiando irrimediabilmente la catena alimentare e quindi minacciando la sopravvivenza delle specie di superficie e dell’uomo stesso, che vive dei prodotti della terra!

Questi microrganismi (ed in particolare i lombrichi) migliorano la permeabilità del suolo all’acqua e ai gas, rendendolo più sano e consentendo di incrementare consistentemente la capacità di trattenere l’acqua piovana. L’uso di fertilizzanti e pesticidi altera invece la dinamica delle popolazioni e destabilizza la qualità del suolo.

La trasformazione da suolo forestale a suolo agricolo intensivo e soprattutto a suolo urbanizzato impermeabilizzato blocca l’apporto di acqua e di materia organica e provoca la morte irreversibile del suolo, che da un punto di vista biologico viene perso per sempre (almeno nell’orizzonte temporale della storia umana, vista la lentezza con cui si riforma, v. box): in questo senso il suolo è realmente una risorsa non rinnovabile!

Il suolo è salute
Le aree verdi urbane contribuiscono al benessere ed alla salute delle persone. Il progetto LIFE Carbomark delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, da poco completato, aveva per oggetto la quantificazione e valorizzazione economica, mediante mercato, dei crediti di carbonio da accrescimenti forestali certificati. In questo progetto, con l’intento di incrementare le aree verdi urbane e la loro qualità, erano valorizzati anche i crediti di carbonio da forestazione urbana.

Ai fini residenziali e produttivi il consumo di suolo può essere quasi del tutto eliminato con il recupero delle aree dimesse, aree che in parte possono di nuovo essere destinate a spazi verdi urbani.

La varietà e diversità di organismi presenti nel suolo costituisce un’importante fonte di risorse chimiche e genetiche da utilizzare soprattutto in ambito farmaceutico ed in bioingegneria. Al contrario il rilascio di agenti inquinanti nel suolo comporta intossicazioni alimentari ed inquinamento delle falde idriche ed in Italia è atto perseguito penalmente dalla vigente legislazione. Si stima che in Europa siano almeno 250.000 i siti ex industriali che necessitano di bonifica: oli minerali e metalli pesanti rappresentano circa il 60% dei contaminanti presenti nei suoli europei. Una contaminazione diffusa dei suoli avviene, oltre che in caso di sversamenti colposi o dolosi anche per il rilascio di agenti inquinanti contenuti nel particolato atmosferico o nelle acque piovane, in caso di inondazioni e per i prodotti utilizzati nell’agricoltura intensiva. I costi per rimediare a siti inquinati per il 42% risultano essere soldi pubblici, ossia di tutti noi.

Il suolo agisce da filtro nei confronti degli inquinanti: i primi strati di terreno, ove possibile, neutralizzano biologicamente gli inquinanti e regolano anche la purezza delle acque; inoltre il terreno funziona da assorbente in caso di forti precipitazioni rallentando il deflusso superficiale ed i dissesti. Al contrario in aree fortemente urbanizzate il suolo scoperto residuo permette solo una percolazione delle acque molto limitata o del tutto assente.

Le aree urbane o suburbane con presenza di vegetazione d’alto fusto risultano significativamente più fresche in estate (2-3 °C in meno) con minori necessità di utilizzo di impianti di climatizzazione (con le relative emissioni inquinanti e costi di esercizio) e riducendo quindi l’effetto ‘isola di calore’.

Il suolo è futuro
Il suolo è la più grande riserva di carbonio atmosferico dopo gli oceani.

Nei boschi più del 50% dello stoccaggio di carbonio atmosferico avviene nel suolo, mentre il 40% è accumulato in forma temporanea nelle piante ed il 10% nella necromassa (ossia nelle piante morte).

A seconda dei tipi di suolo il carbonio organico va da pochi kg/m2 sino ad oltre 100 nei primi 100 cm di profondità, ma la gran parte del carbonio è contenuto nei primi 20 cm.

Allorquando una foresta viene incendiata o tagliata e sottoposta a variazioni di destinazione d’uso (ad es. da bosco a coltura agricola intensiva od urbanizzato) il suolo da assimilatore diventa un emettitore (le emissioni relative alla combustione delle piante si aggiungono); in queste condizioni il suolo rilascia, in un tempo nell’ordine di 50-100 anni, una parte consistente del carbonio organico accumulato, contribuendo ulteriormente al riscaldamento globale.

Ci sono tecniche agricole che salvaguardano la corretta gestione dei suoli ed altre, sinora poco praticate, che potrebbero consentire la massimizzazione dello stoccaggio di carbonio nei suoli in modo semipermanente, in questo realizzando un’operazione di compensazione delle emissioni da fonti fossili. Freeman Dyson nel suo testo A many coloured glass – reflections on the place of life in the universe, disponibile per ora solo in inglese, afferma: “Il problema della CO2 in atmosfera è un problema di gestione del suolo, non un problema di meteorologia. Nessun modello matematico dell’atmosfera e degli oceani può sperare di predire il modo in cui potremo gestire il nostro suolo”.

Ma il suolo può svolgere appieno la sua funzione solo se in agricoltura ed in silvicoltura sono utilizzate buone pratiche, come ad esempio la limitazione dell’aratura profonda.

Causa la riduzione dei suoli europei la domanda di suoli agricoli al di fuori dell’Europa (intesa come UE a 27 stati) è aumentata: 52 milioni di ettari acquisiti in Asia, 31 in Sud America, 25 in Africa, 15 in Nord America, 8 in Oceania ed altri 7 da altri paesi europei extra UE. Gran parte di queste acquisizioni è opera di grossi gruppi agroindustriali multinazionali che acquistano grandi estensioni. Quando ciò avviene nei paesi poveri vengono sottratti suoli agricoli potenzialmente produttivi alle popolazioni locali, riducendone l’autosufficienza alimentare e creando le condizioni per l’espulsione delle nuove generazioni dal sistema produttivo locale, che, non potendo più disporre dei mezzi economici per la sussistenza o l’acquisto di nuova terra alimentano le migrazioni: come si vede, tutto risulta collegato!

I suoli di montagna: alcuni spunti di riflessione
I suoli di montagna sono, tra tutti, i più delicati:

• il suolo di media e alta montagna è coperto da neve o con basse temperature per molti mesi l’anno: questo rallenta notevolmente la formazione di nuovo suolo e la rigenerazione di quello esistente e l’opera di depurazione biologica delle acque;

• i suoli montani in genere sono suoli molto sottili, a causa della presenza già a modesta profondità del substrato roccioso: se il substrato è calcareo, è in genere permeabile all’acqua ed il suolo è di regola arido e più soggetto ad incendi; se il substrato è di roccia cristallina è più impermeabile e ricco di acqua; in alcune zone già soggette ad escavazione glaciale in rocce cristalline numerosi sono gli ambienti alpini di torbiera, tra i più ricchi di biodiversità;

• i suoli montani, essendo situati su versanti spesso acclivi, sono i più soggetti a franamenti ed erosione;

• i suoli montani sono normalmente in aree poco o per nulla abitate: in caso di incendi (soprattutto se dolosi) l’intervento risulta molto problematico;

• i suoli di conifere (che in Italia sono tipicamente suoli montani) sono di regola potenzialmente acidi e poco produttivi; i boschi di aghifoglie possiedono quasi sempre un tipo di humus con rapporto carbonio / azoto molto elevato, di difficile mineralizzazione: pertanto il sottobosco di un bosco di conifere è, in genere, povero; al contrario i suoli di latifoglie e quelli misti sono più ricchi di specie arbustive ed erbacee e supportano meglio anche la biodiversità animale;

• un proverbio africano dice: “Gli alberi fanno piovere”: ed è realmente vero, in quanto la presenza di ampie estensioni boscate modifica il clima locale!;

• la presenza di animali al pascolo può alterare significativamente la natura del suolo e le specie botaniche presenti per gli apporti di materiale azotato delle deiezioni animali.

L’iniziativa Salva il Suolo
E’ partita l’iniziativa dei cittadini Europei (ICE) “People 4 soil” ovvero “Gente per il suolo”, in Italia per maggiore semplicità è stata chiamata iniziativa ‘Salva il suolo’.

L’iniziativa consiste nel raccogliere almeno 1 milione di firme di cittadini in tutta Europa sotto forma di petizione con un testo che trovate su www.salvailsuolo.it . L’adesione, a differenza delle petizioni sui siti internet di raccolta firme, richiede dati personali completi dei riferimenti di identità.

La petizione, che ha un valore equivalente a quello che in Italia ha la raccolta firme per l’istituzione di un referendum, consiste nel sollecitare le Istituzioni Europee nella redazione di una direttiva od una legislazione comune che imponga vincoli stringenti all’uso di suolo e che risulti vincolante in tutti i Paesi superando quindi le legislazioni nazionali e regionali, inesistenti o solo parzialmente efficaci perché spesso viziate da interessi di parte (vedasi quanto sopra detto per la legislazione regionale lombarda).

L’iniziativa, a livello europeo, è sostenuta da più di 400 organizzazioni; in Italia le associazioni sinora ufficialmente aderenti sono ACLI, Coldiretti, FAI, INU, Legambiente, Lipu, Slow Food, WWF. L’iniziativa è partita dal Salone del Gusto di Torino, per fare capire che senza un suolo di qualità non è possibile pensare ad un’agricoltura di qualità!

L’adesione può essere data nei punti di raccolta che verranno organizzati, oppure direttamente sul sito www.salvailsuolo.it . Personalmente chi scrive ha aderito ed invita tutti Voi a fare altrettanto diffondendo l’iniziativa nelle Vostre Sezioni CAI.

In conclusione vi ripropongo ancora la domanda con cui ho aperto:
Il suolo: cosa è?

Spero che queste poche note vi abbiano fornito alcuni elementi informativi utili ed abbiano ridestato il vostro interesse sull’argomento. Di seguito vi allego, in modo assolutamente non esaustivo, alcuni ulteriori spunti di approfondimento, quali siti Internet e bibliografia, privilegiando i contributi che possono essere scaricati direttamente da Internet (la maggior parte dei documenti scaricabili sono tuttavia in lingua inglese).

Se ritenete di proporre ulteriori spunti di discussione o di approfondimento della tematica, oppure critiche od osservazioni, contattatemi pure liberamente all’indirizzo email soprariportato.

Sitografia essenziale:
www.salvailsuolo.it;
www.people4soil.eu/;
www.inu.it ;
www.consumosuolo.it;
http://www.fao.org/global-soil-partnership/intergovernmental-technical-panel-soils/en/

Alcuni riferimenti bibliografici
– AA.VV (2011), L’uso del suolo in Lombardia negli ultimi 50 anni, ERSAF, Regione Lombardia, Milano (si scarica al link: http://www.ersaf.lombardia.it/servizi/Menu/dinamica.aspx?idSezione=16908&idArea=16914&idCat=16918&ID=27091);

– ISPRA (2014), Il consumo di suolo in Italia, Rapporto, Roma (si scarica al link: http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/rapporti/Rapporto_Consumo_di_Suolo_in_Italia_2014.pdf);

– AA.VV, Soil Atlas of Europe, European Commission, JRC, ESDAC (si scarica al link: http://esdac.jrc.ec.europa.eu/content/soil-atlas-europe);

– AA.VV, European Atlas of Soil Biodiversity, European Commission, Luxembourg (si scarica al link: http://esdac.jrc.ec.europa.eu/content/atlas-soil-biodiversity);

– Comolli, Roberto (2014), Dispense del corso di pedologia applicata, Università Bicocca, Milano;

– CRCS (Centro Ricerca Sui Consumi di Suolo) (2010), Rapporti anni 2009, 2010, 2012, 2014, 2015. INU edizioni, Roma (alcuni rapporti si scaricano al link: http://consumosuolo.org/pubblicazioni/rapporti-crcs/);

– CRCS (Centro Ricerca Sui Consumi di Suolo) (2012), TERRA! Conservare le superfici, tutelare la risorsa: il suolo, un bene comune (l’indice del volume si scarica al link: http://consumosuolo.org/pubblicazioni/rapporti-crcs/);

– FAO – ITPS (2015), Status of the world’s soil resources (si scarica al link: http://www.fao.org/documents/card/en/c/c6814873-efc3-41db-b7d3-2081a10ede50/);

– Georgescu Roegen, Nicholas, (2003, edizione italiana), Bioeconomia. Verso un’altra economia ecologicamente e socialmente sostenibile, Bollati Boringhieri, Torino (vedere, ad esempio: http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833914671);

– Pileri, Paolo (2015 e 2016), Che cosa c’è sotto: il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo, Altra Economia edizioni (V. ad es. https://altreconomia.it/prodotto/che-cosa-ce-sotto-nuova-edizione-2016/ recensione su http://www.casadellacultura.it/480/per-una-nuova-cultura-del-suolo);

– Settis, Salvatore (2011), Paesaggio costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile, Einaudi, Torino (Testo fondamentale sulla salvaguardia del paesaggio nazionale: v. http://www.einaudi.it/libri/libro/salvatoresettis/ paesaggio-costituzione-cemento/978880619871);

Zanella, Augusto ed altri (2011), European humus forms reference base (si scarica da: http://intra.tesaf.unipd.it/people/zanella/PDF/ZanHf2011.pdf).

Alcuni numeri sul suolo
La produzione di cibo dipende da uno strato profondo da 30 a 100 cm. • Il 95% del cibo arriva dal suolo agricolo.

• Un ettaro di suolo agricolo può produrre cibo per 6 persone.

• Una gestione globale sostenibile potrebbe produrre il 58% di cibo in più.

• Per creare naturalmente 5 cm di suolo fertile occorrono 1000 anni!

• Il suolo raccoglie un quarto della biodiversità del Pianeta: ci sono più organismi in una palata di terra che uomini sulla Terra!

• 1 ettaro (ovvero un quadrato di 100 m di lato) di suolo non urbanizzato trattiene sino a 3,8 milioni di litri d’acqua (380 litri/m2): ci vorrebbero 143 TIR per portar via i 3,8 milioni di litri d’acqua che un ettaro di suolo non cementificato trattiene spontaneamente!

• Il suolo libero è il maggior deposito di carbonio delle terre emerse: nei primi 30 cm si accumulano sino a 60 tonnellate di carbonio per ettaro. • Il 3% delle imprese agricole europee controlla il 50% dei terreni agricoli.

• A livello mondiale nel 2007 il totale di ettari utilizzati per produrre cibo non consumato (ossia gli scarti alimentari) era pari a 1,4 miliardi di ettari, un’area superiore alla superficie del Canada.

• Quando un territorio viene urbanizzato, ossia impermeabilizzato, nell’arco di un periodo temporale tra 50 e 100 anni il carbonio accumulato nel terreno viene rilasciato in atmosfera sotto forma di CO2 peggiorando i cambiamenti climatici.

• Il suolo libero mondiale trattiene 4.000 miliardi di tonnellate di carbonio: il problema del cambiamento climatico globale potenzialmente potrebbe essere risolto con una diversa gestione dei suoli e delle foreste a livello mondiale in modo che le emissioni antropiche da fonti fossili potrebbero essere stoccate permanentemente nell’ecosistema suolo!

• Attualmente non esiste una legislazione internazionale che impedisca la deforestazione estensiva nella fascia subtropicale: sarebbe invece la prima cosa da imporre, data l’importanza per la stabilizzazione climatica!

• La Cina è il Paese che negli ultimi 20 anni ha riforestato di più (circa 1 milione di ettari).

• Ogni anno nel mondo si perdono 50.000 km2 di suolo causa urbanizzazione (una superficie superiore a quella di Piemonte e Lombardia messe insieme!).

• In Europa ogni ora sono consumati 11 ettari di suolo agricolo (circa 1000 km2 all’anno).

• In Italia la superficie urbanizzata vale il 7,3% della superficie totale e si incrementa di 55 ettari al giorno; ogni giorno si perde quindi la possibilità di produrre cibo per 330 persone, si aumenta di 209000 m3 il volume potenziale di acque da gestire e si aumenta potenzialmente la CO2 rilasciata causa l’impermeabilizzazione dei suoli di 13500 tonnellate.

• Il 5 dicembre è la giornata mondiale del suolo indetta dalla FAO. Dati sintetici in gran parte tratti dalle prime pagine del testo (già citato in bibliografia): Paolo Pileri (2015 e 2016), Che cosa c’è sotto: il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo, Altreconomia edizioni.

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Il suolo ultima modifica: 2020-05-21T04:23:20+02:00 da Totem&Tabù

11 pensieri su “Il suolo”

  1. 11
    Massimo Silvestri says:

    Concordo che la riduzione delle emissioni è fondamentale: lavorando nel settore vi posso assicurare che ci sono ancora notevoli margini di manovra anche con l’adozione di semplici diverse modalità di gestione. Tuttavia dubito fortiter che si arriverà mai a fare tutta l’energia che serve con le sole rinnovabili, e vi potrei portare esempi nel settore delle costruzioni, analizzando ad esempio l’intero ciclo di vita dell’opera. 
    In merito al commento 10 d’accordo con Roberto Comolli prepareremo una risposta. Purtroppo nè io nè lui possiamo in questo fine settimana.
    La inoltreremo all’inizio della prossima settimana.
    Mi limito a fornirvi questo riferimento:
    https://altreconomia.it/prodotto/ombre-verdi/
    ed a esaminare attentamente la pagina 65 della SEN 2017 che scaricate qui:
    https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/Testo-integrale-SEN-2017.pdf
    Trovate due grafici:
    * nel grafico in alto trovate i soldi tratti dalla bolletta elettrica (che paghiamo tutti) per gli incentivi alle rinnovabili – scandalosi quelli per i vari conti energia per l’fv! –  sino al 2017: facendo la somma degli istogrammi, a memoria, avevo valutato 95 MILIARDI di Euro (controllate pure, per favore);
    * il grafico in basso illustra le previsioni di finanziamento (con lo stesso sistema) di qui al 2030: avevo valutato, facendo la somma, 135 MILIARDI di Euro (notate che l’origine delle ordinate parte da 6 miliardi di Euro, e non da zero come nel grafico soprastante); anche qui per favore controllate!
    Ho provato a vedere se un diagramma simile è presente nel PNIEC 2020 che trovate qui:
    https://www.mise.gov.it/images/stories/documenti/PNIEC_finale_17012020.pdf
    ma non ho ancora avuto tempo di esaminare con attenzione questo documento.
    Questo come premessa alla risposta che arriverà la prossima settimana.
    Con la valorizzazione dei servizi ecosistemici (e in particolare con l’ex progetto Carbomark) invece non c’era nessuno che pagava a vantaggio di altri, c’era semplicemente uno che vendeva qualcosa ed uno che comprava la stessa cosa e per questo riconosceva un prezzo. Nessun onere sulle spalle di terzi!
    Saluti.
    MS

  2. 10
    Umberto Pellegrini says:

    Lo scritto è interessante e, certamente, condivisibile dal momento che la salvaguardia del suolo (aggiungo, come di qualsiasi altra parte del nostro ecosistema) dovrebbe essere un obbiettivo primario di vita. Quindi ben vengano iniziative volte a qualsivoglia promozione della cultura del pianeta Terra.
     
    Mi permetto solamente di far notare a Silvestri che difficilmente le tecniche agricole mitigheranno od, addirittura, compenseranno, l’immane emissione antropogenica di CO2.
    Per mitigare il problema della CO2 la modalità è estremamente semplice: bisogna drasticamente diminuirne l’emissione in troposfera, come del resto, banalmente, se si vuole dimagrire bisogna mangiare meno.
     
    Te lo dico, Silvestri, poiché questa cosa non diventi la solita “soluzione elementare” ad un problema estremamente complesso, col rischio di divenire illusoria oltre che truffaldina: se una azione umana è palesemente controproducente, è necessario ridurla quanto possibile, e poi ove non sia sufficiente, mitigare. Sarebbe bene, per promuovere cultura sana di conservazione dell’ecosistema, cominciare dal semplicissimo: meno sostanze esogene immettiamo in troposfera, meglio è per la troposfera (che ti ricordo essere composta da 3 soli gas permanenti, il resto in traccia e variabile). Vedrai che “i suoli” ringrazieranno senza necessità di piantare un faggio in più (né, ovviamente, toglierne uno). Il suolo, ogni suolo, sta dentro la troposfera, e da essa discende. Un mondo senza una troposfera con dentro qualcosa che non sia il vuoto non potrebbe esistere nella sua forma vitale; un suolo senza troposfera certamente sì: la luna ne è un magnifico esempio, di suolo circondato da vuoto. Riprendendo un tuo capoverso, il suolo è il futuro che arriva dalla troposfera passata.
     
    Chiudo dicendoti che, per precisione, sarebbe bene far sapere a chi legge che Freeman Dyson (che tu citi) è un fisico teorico che si è occupato per tutta la vita di particelle elementari. La frase che hai riportato, oltre ad essere stata già da tempo ampiamente confutata da fisici che si occupano di clima per mestiere (e non in vecchiaia a tempo perso), oltre ad essere una frase  scorretta dal punto di vista scientifico (sia nel merito che nel metodo), oscura di fatto il vero problema legato alla CO2, che, come ti ripeto, è la sua emissione antropogenica, e non il suo stoccaggio/assorbimento.

  3. 9
  4. 8
    grazia says:

    Grazie.
    L’articolo suggerito è visibile sono con registrazione, ma mi sono bastate le prime righe per far crescere lo sconforto che mi accompagna da sempre.

  5. 7
    Massimo Silvestri says:

    La Brebemi è l’autostrada diretta che dalla tangenziale esterna est di Milano  (TEEM) si stacca all’altezza di Linate ed arriva con percorso diretto alle porte di Brescia. Accorcia il percorso Brescia – Milano di una decina di chilometri, ma è quasi sempre vuota perchè il pedaggio è molto caro (pur essendo in perdita) ed ha tagliato la media pianura bresciana la bassa bergamasca (a nord di Caravaggio e a sud di Treviglio) e la direttrice a sud di Melzo per arrivare a Milano da est.
    Ha letteralmente sconvolto le viabilità delle vecchie provinciali tra Chiari, Calcio, Antegnate, Caravaggio, Treviglio, Cassano e Melzo, trovando numerosi reperti preistorici nel tracciato.
    Vicino a questa direttrice si stanno concentrando tutte le maggiori speculazioni edilizie della regione (vedi la logistica a Cortenuova 33 ettari in parte di recupero di aree dismesse e in gran parte di cementificazioni della pianura, c’è un articolo sull’Eco di Bergamo di oggi:
    https://www.ecodibergamo.it/stories/premium/Cronaca/cortenuova-capannoni-alti-32-metrie-il-progetto-per-il-nuovo-polo-di-md_1338650_11/

  6. 6
    grazia says:

    Grazie, Massimo, per il tuo prezioso contributo.
     
    Cos’è la Brebemi?

  7. 5
    Giorgio Marchesi says:

    Hai perfettamente ragione Massimo: lo scambio è una solenne fregatura. 

  8. 4
    Roberto Comolli says:

    Massimo ha presentato l’argomento in maniera eccellente. Purtroppo, il suolo sembra essere di questi tempi oggetto di considerazione solo da parte di specialisti (i pedologi, per l’appunto); ed è ben strano, perché invece in tutte le culture antiche lo si riteneva alla base del ciclo della vita (il nostro progenitore Adamo è letteralmente fatto di suolo).
    A noi che facciamo escursioni e frequentiamo le cime capita spesso di vedere, sul lato a monte dei sentieri, degli spaccati di suolo. Fermiamoci qualche volta a dare un’occhiata, invece di passare via di corsa: diamo semplicemente uno sguardo ai colori, alle loro sfumature, alle differenze fra la parte alta e quella bassa: ci si dischiuderà un mondo di significati scientifici, oltre che estetici! Anche in questo caso, il motore di tutto è la conoscenza: non si può proteggere ciò che non si conosce.
     

  9. 3
    Massimo Silvestri says:

    Una precisazione. Il documento è di tre anni fa quando ero ancora socio CAI. Dal 2018 non sono più socio CAI ed operatore ORTAM Lombardia. I contenuti dell’articolo invece sono tutti validi e sempre più attuali. E’ di questi ultimi mesi la p…..a di scambiare diritti edificatori di paesi di montagna con località di pianura. Ciò che sta accadendo lungo la Brebemi (si stanno trasferendo i principali operatori della logistica e dell’e-commerce) e gli stessi sfregi di Brebemi e alta velocità nella bassa stanno mangiandosi le ultime aree ancora relativamente intatte della pianura.
    Saluti.
    Massimo Silvestri

  10. 2
  11. 1
    lorenzo merlo says:

    Bello.
    Per intanto possiamo ringraziare economisti, politici, gente comune che ancora vede il progresso come accumulo. Tutti questi sono concordi nel ritenere che il capitalismo vada bene, semmai sia da aggiustare di volta in volta ogmi volta che la combina grossa. Le leggi in vigore sono la loro dote. Finché è permesso si sentono in diritto di poterlo alimentare. A questo punto forse la responsabilità più grande è proprio del proboviro del diritto in essere piuttosto che del padrone del vapore.
    Poi, vedremo.

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