Il turismo in montagna

Il turismo in montagna
Intervista ad Alessandro Gogna
(pubblicato su rollingpandas.it il 25 giugno 2019)

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

Raccontaci qualcosa di te e di come nasce Gogna Blog.
Dopo una vita passata sulle montagne, anche quelle più lontane, ma soprattutto dopo una vita in cui ho scritto di montagna, articoli e libri, mi sono trovato ad assistere al profondo cambiamento cui era sottoposta la società del nuovo secolo. Ho sempre voluto far parte del processo di evoluzione culturale e avevo sempre scritto con il principale scopo di fare cultura, nel senso letterale dell’espressione però: non quindi pretendendo di “elargire” cultura ma provando a stimolare i dibattiti che avvengono tra le persone e nelle interiorità di noi stessi. Ho privilegiato quindi l’ascolto, evitando posizioni manichee che lasciano ciascuno della propria opinione.

Il blog è una forma di comunicazione che risponde perfettamente a questa esigenza. C’è un post iniziale e su di esso ciascuno cuce la propria esperienza: nasce cioè un’espressione corale ricca di grandi spunti e intuizioni nuove, là dove, nel dialogo cartaceo, poteva essere solo comunicazione unidirezionale. GognaBlog e Totem&Tabù sono improntati a questo criterio, in un’ottica di ricerca di verità che non può prescindere dalla pubblicazione di alcuni post che l’abituale lettore tende a considerare immediatamente come ciò che più odia: i pareri diversi, in genere subito etichettati con epiteti dispregiativi. Quando questo succede, sento che qualcosa, nel post iniziale, non è partito nella direzione corretta…

Questa mia attività quotidiana è partita nell’agosto 2013, ne vado fiero come fosse uno dei miei più bei libri. E spero di avere la forza di continuare su questa strada ancora per parecchio tempo.

Ho visto che avete pubblicato un interessante articolo sul vivere in montagna. Quali sono secondo te i motivi per cui scegliere una vacanza in montagna? Quali sono i benefici per il corpo e la mente?
L’articolo in questione è Lontano da che? di Sandro Bozzolo. In esso l’autore, che ha scelto di vivere in uno “sperduto” paesino della montagna cuneese, si domanda quanto “lontano” in effetti egli stia vivendo dalla cosiddetta” civiltà” del mondo cittadino, arrivando a delle curiose conclusioni che sono proprio quelle che mi hanno convinto a pubblicarlo. La sua indagine sulle caratteristiche del vivere in montagna è un significativo passo verso la comprensione del perché egli abbia fatto quel genere di scelta. Siamo qui pienamente dentro la sfera individuale, altro quadro da quello che fa da riferimento alla vacanza in montagna dei cittadini. “Perché scegliere una vacanza in montagna” è una domanda alla quale do una risposta che in parte la evita. In realtà non credo si possa consigliare una vacanza in montagna con la speranza che ciò serva a qualcosa. Una vacanza è tale se in essa ci si può rilassare, oppure divertire, oppure ancora evolvere. Il silenzio e la pace, caratteristici della maggior parte dei luoghi montani, sono essenziali al relax e alla meditazione. Chi invece cerca il divertimento dovrebbe scegliere o il mare balneare oppure le località turistiche montane dove notoriamente ci sia “vita” mondana e ritmo da discoteca. Anche al mare ci si può divertire senza necessariamente frequentare i divertimentifici di Rimini, Ibiza, ecc. Ma allora in montagna non ci si diverte? Niente di più falso: diciamo che il divertimento bisogna “guadagnarselo”, non si può acquistarlo. La fatica rimane sempre la valuta più pregiata, impossibile da trovare neppure al mercato nero… Eppure, a dispetto di questa che io ritengo una lampante verità, anche in montagna i divertimentifici tendono ad aumentare, come pure le centinaia di iniziative che vanno in quel senso. Non c’è opuscolo turistico o spot che non inneggi ai panorami “mozzafiato”, o a giochi “adrenalinici” a buon mercato, tra i quali recentemente è stata posta pure l’arrampicata. Chi acquista divertimento è il target della moderna comunicazione degli uffici del turismo montani, ben lontani dal difendere la tradizione locale e soprattutto le particolarità di ogni singolo luogo: nel depliant ogni cosa è uniformata a ciò che si ritiene il desiderio numero uno del cliente: quello di divertirsi. E in questa omologazione cade l’intera comunicazione, distinguendo pure per bambini, anziani, “sportivi”, “avventurosi” ed edonisti da spa. Chi acquista il divertimento probabilmente non sa che avrebbe mille altri modi per divertirsi, meno costosi e di certo più incisivi. Ma tant’è…

La montagna non va mai sottovalutata. Quali sono secondo te i preparativi imprescindibili da fare prima di recarvisi? Cosa non può mancare nello zaino?
In effetti la montagna non va sottovalutata. Neppure il mare, in verità. Ogni estate i morti annegati sono ben di più di coloro che soccombono a tragedie montane, ma questa differenza non è mai sottolineata. La classica frase “occorre prudenza” rimane valida in ogni caso, è necessaria ma non sufficiente. E’ molto più importante il buon senso associato all’umiltà e refrattario all’emulazione di ciò che sembra facile o, meglio, di ciò che viene spacciato per facile. Una preparazione valida non può prescindere dall’umiltà, dalla pazienza, dalle ore passate a documentarsi. Non si può decidere una meta all’ultimo momento, in base alla scelta offerta dallo smartphone. Occorre avere esperienza di una sia pur all’inizio approssimativa scala di valori. L’acquisto e l’uso degli innumerevoli ammennicoli oggi in vendita sul mercato non fa che sfavorire una reale conoscenza dell’ambiente in ci troveremo a muoverci. La tecnologia moltiplica le possibilità ma anche le ignoranze. Tenderei a sostituire alla domanda “Cosa non può mancare nello zaino?” quest’altra: “cosa eliminare dallo zaino?”. E la risposta è semplice: via tutti gadget elettronico-digitali. Lo smartphone solo per le telefonate, non per consultarlo come “traccia gps” o indicatore di nomi di vette. Al loro posto, una buona cartina topografica, magari anche una guida. Cose che si è perso perfino l’abitudine di consultare, con gente che non sa leggerle, non ne comprende il linguaggio. Un panorama descritto, o un itinerario spiegato a parole stampate ti inseriscono nell’ambiente, ti costringono ad averne una dimensione geografica, magari anche un po’ storica: e non ti riducono a banale fruitore di app.

Turismo ecosostenibile, cosa ne pensi? E’ sufficientemente sviluppato in Italia?
La direzione nella quale prima o poi dovremo veramente andare è quella del turismo eco-sostenibile. Ma non illudiamoci che questo sia possibile senza rinunciare a parecchie cose oggi “normali”. L’assenza di motori è senz’altro meglio che un posto rumoroso, ma da sola non basta se la dimensione del divertimentificio non viene dissolta, sostituita da una sana immersione nella vera natura. Un parco è bello da visitare non perché lì c’è qualcuno che magari un giorno ti fa vedere da lontano un orso, ma perché il mondo della natura è ricco di cose che non si vedono a prima vista: e la ricerca di queste è l’allenamento migliore per un turismo eco-sostenibile. Prima o poi ci crederanno tutti, questa è la mia utopia. Ma non sono ancora tanti i fedeli, che non bisogna confondere con i bigotti che vedono nell’osservanza di alcune regole esteriori la propria salvezza. Perché il turismo non è ancora sufficientemente sviluppato, tanto meno in Italia? Perché la legge numero Uno è che il PIL deve comunque crescere; e la numero due è che l’ecologia non può quasi nulla contro il PIL se non è associata all’ecologia del profondo, come diceva Arne Naess.

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Il turismo in montagna ultima modifica: 2019-07-30T05:23:10+02:00 da GognaBlog

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