Il vuoto di Dio

Il vuoto di Dio
(recensione a Chiamami Jack di Carlo Crovella)

La trama narrativa di Chiamami Jack è quella di un giallo: un romanzo giallo di strano genere, perché privo del morto. La prima cosa che con quest’opera Carlo Crovella ci dimostra è che, per avere l’interesse del lettore in una vicenda misteriosa, non sempre è necessaria la vittima di un crimine violento, anzi.

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Non c’è il morto, ma c’è pur sempre l’adulterio, con la variegata compagnia delle possessive emozioni che in genere lo accompagnano. Nonché le reazioni, in chi lo pratica e in chi lo subisce.

Piazza Castello a Torino
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In questo libro c’è poca montagna: natura e avventura montane rimangono sullo sfondo di una vicenda che si svolge tra Venezia e Torino, forse più nella città lagunare che in quella piemontese.

Venezia
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Nel contrasto tra una visione della città sabauda formale e militaresca e dei suoi abitanti, riservati e diffidenti, e quella della città dei Dogi, frizzante, leggera, puttanesca e dei suoi abitanti scanzonati e gaudenti, il racconto va nella direzione di dimostrare come, decidendo di adottare una seconda personalità, un individuo talvolta (se è fortunato) riesce a “crescere”, a diventare quello che davvero è, abbandonando molti aspetti di quella personalità costruita e perennemente in difensiva della quale si era ammantato in precedenza.

La Becca di Nona
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In questa storia sono acuti, quindi interessanti, i riferimenti a quell’ingegneria sociale che tende a costruire o a disfare, in tempi assai rapidi, personalità inserite nei social. Un twit può cambiare una vita.

Naturalmente non possiamo dire di più sulla trama, perché come sempre si rischierebbe di rovinare gli effetti a sorpresa: i colpi di scena non sono molti ma sono decisi. Il lettore s’immedesima sempre di più nei pochi personaggi del plot e sempre più spesso si domanda coma andrà a finire.

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In questa naturale curiosità di come “finirà” s’inserisce, lieve ma pronunciato, il pensiero dell’autore per il quale ciascuno alla fine agisce allo scopo di “riempire” il “vuoto di Dio”. I diversi personaggi si trovano tutti, chi prima o chi dopo, a considerare l’ineluttabilità di una realtà fino a quel momento solo intravista, chi durante un’escursione assai panoramica (il vuoto di Dio che si vede dalla vetta della Becca di Nona sulla Valle d’Aosta), chi nel bel mezzo di una vita sociale senza tregua (il vuoto di Dio tra aperitivi, congressi e dongiovannismo spinto), chi tradendo il partner senza neppure sapere il perché (il vuoto di Dio del post coito), chi ancora tradendo perché innamorato improvvisamente (il vuoto di Dio nella contemplazione dell’Altro). Un vuoto cui nessuno può sfuggire.

L’epilogo è sulla parete sud della Marmolada, dove si dimostra che ci sono situazioni nelle quali non è più vero l’assioma pirandelliano Uno, nessuno, centomila.

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Il vuoto di Dio ultima modifica: 2016-08-16T05:27:52+02:00 da GognaBlog

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