In montagna bisogna accendere il cervello

dice Giovanni Cipolotti.
– Nulla di gratuito è dovuto, specialmente se preteso con stupidità – aggiungo io.

Le previsioni facevano veramente schifo sabato 19 aprile in quel delle Dolomiti. Nebbia, neve e il pericolo di caduta valanghe: ed esattamente questa situazione attendeva due scialpinisti della provincia di Vicenza che da Pian Fedaia tentavano di raggiungere Punta Rocca, sulla Marmolada.

In salita verso Punta Rocca
Salita alla vetta della Marmolada di Rocca con panorama su Sassolungo e Sella (manifestazione Mountain Wilderness)

Subito dopo mezzogiorno, a una quota compresa tra i 2900 e i 3000 m, i due rimangono bloccati, “sorpresi” da una nevicata che, ampiamente prevista da tutti i bollettini, gli fa in breve perdere la visuale e l’orientamento. In breve si accumulano forti quantità di neve fresca: per fortuna capiscono che il pericolo di valanghe è forte, quindi dopo un po’ di girovagare si siedono nella neve e alle 13 decidono di chiamare il soccorso con il cellulare.

Scattato l’allarme, le operazioni non possono svolgersi nell’immediato, date le condizioni atmosferiche. Un elicottero del SUEM di Pieve di Cadore ha approfittato di un varco nella nebbia, ma senza poter raggiungere i due scialpinisti. In seguito si mettono in moto anche i tecnici della Valle di Fassa, i quali con l’aiuto di un altro elicottero e perfino di un gatto delle nevi riescono finalmente a individuare e raggiungere i due bloccati. Uno di loro scenderà con gli sci assieme ai soccorritori, l’altro preferirà il mezzo cingolato. L’intervento si può chiudere alle 21.

Interventi come questo non susciterebbero l’interesse della stampa se in questo caso non ci fosse stato l’amaro seguito economico.
Marco Ceci, sul Corriere delle Alpi, titola: “Recupero in Marmolada, conto salato”. Nell’articolo il giornalista definisce “estremo” il fuoripista che i due, di 39 e 29 anni, stavano facendo: ma in verità in questa escursione, diciamo noi, di estremo c’è solo la sprovvedutezza.

Una bravata da quasi 5 mila euro: a tanto ammonta, infatti, il conto che i due si vedranno addebitare dall’Azienda sanitaria veneta per il procurato allarme che ha richiesto un intervento di recupero durato circa otto ore coinvolgendo due elicotteri (quello del SUEM di Pieve di Cadore e quella dell’elisoccorso di Trento) e una trentina di persone tra personale di bordo, Soccorso alpino e responsabili degli impianti di risalita della Marmolada”.

Segue l’intervista al direttore del SUEM di Belluno, Giovanni Cipolotti, che ci spiega che la normativa regionale veneta prevede un meccanismo di recupero costi nei casi di evidente imprudenza.

La Marmolada dal Faloria
Dalle piste del Faloria (Cortina) su Marmolada

«La tariffa è di 90 euro al minuto per l’elicottero, che è stato impegnato per oltre 45 minuti nel caso specifico, mentre per l’intervento delle squadre del Soccorso alpino il tariffario è di 150 euro per le prime due ore, fino a un massimo di 500 euro. Questo vale per il Veneto, ma nell’intervento sono stati coinvolti anche l’elisoccorso di Trento e una squadra del Soccorso alpino di Canazei: non mi risulta che il Trentino preveda un meccanismo per il rientro dei costi per le operazioni di soccorso, ma non escludo che esista un ticket apposito previsto dalla loro azienda sanitaria».

Nel comunicato stampa, dopo gli auguri di buona pasqua al suo personale, ai volontari del Soccorso alpino della Val Pettorina e a quelli di Canazei, al personale degli impianti di risalita della Marmolada e agli equipaggi degli elisoccorsi di Pieve di Cadore e di Trento, lo stesso Cipolotti aggiunge gli auguri «ai due scialpinisti vicentini che, in una giornata in cui le condizioni meteorologiche erano pessime ed ampiamente previste, in un’epoca in cui non si può più accampare la scusa del “non si era informati o del “non si sapeva”, hanno deciso di proseguire nella loro bizzarra impresa, mettendo a rischio la propria vita e quella di alcune decine di persone che per tutta la giornata, sin oltre le 21, hanno lavorato e rischiato per metterli in salvo. A loro e alle loro famiglie auguro una buona Pasqua di meditazione».

E l’appello di Cipolotti si conclude ricordando a tutti gli appassionati «che prima di affrontare qualsiasi attività in montagna, in estate come in inverno, è sempre meglio accendere il cervello».

Un commento personale: tanto quanto sono per la totalmente libera frequentazione della montagna, altrettanto non respingo la liceità della richiesta di rimborso. Occorre incominciare a pensare che 1) il soccorso non è MAI obbligatorio e che 2) può non essere gratuito. Mi dispiace infierire sui due poveri malcapitati (c’è di sicuro che se ne ride, io no), ma è ora di comprendere che a questo mondo non c’è nulla di gratuito e dovuto, specialmente se preteso con stupidità.

postato il 24 aprile 2014

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In montagna bisogna accendere il cervello ultima modifica: 2014-04-27T09:29:21+01:00 da GognaBlog

14 pensieri su “In montagna bisogna accendere il cervello”

  1. 14
    Cristina Bacci says:

    A scanso di equivoci: tutto ciò che ho scritto nei precedenti commenti non si riferisce alle persone coinvolte nel fatto del 19/4/2014 in Marmolada. L’episodio in questione è solo un esempio di quello che, purtroppo, sta diventando, soprattutto in estate (nei giorni festivi di luglio e agosto si arriva spesso a 10 interventi!!!), un approccio superficiale con l’ambiente montano. E’ un dato di fatto (basta leggere i comunicati) che la maggior parte degli interventi vengono resi necessari da stanchezza, perdita di orientamento, crisi di panico, ferite lievi… Secondo me, questi sono dati che dovrebbero far riflettere. C’è qualcosa che non va. Sicuramente ha ragione chi dice che serve più educazione (soprattutto se per educazione si intende rispetto verso se stessi e verso gli altri). Non ho le competenze per entrare nel merito di come e chi se ne deve o dovrebbe occupare. Mi sembra che qualcuno, da anni, cerchi di fare qualcosa. Il CAI, per esempio, o i corsi organizzati dalle guide (che non trasmettono solo nozioni tecniche). Sinceramente non ne so molto… Ho fatto dei corsi con il CAI tanti anni fa (molto utili) ma poi non mi sono più interessata all’evoluzione di queste iniziative
    Per quanto riguarda le parole usate da Cipollotti, ognuno ha le sue opinioni. Io ci vedo solo un invito, magari un po’ sarcastico, a riflettere sulle azioni compiute. Non riesco a trovare un nesso con la minor libertà di andare in montagna. Personalmente ho fatto diverse fesserie e ho preso anche qualche bella lavata di capo. Ma non per questo ho smesso di praticare quella che ritengo l’attività (pur non essendo lavorativa) più importante della mia vita. Se una sgridata (diciamo pure anche umiliazione) ti fa passare la voglia di andare in montagna, è chiaro che non era la tua strada e fai meglio a lasciar perdere.
    Infine un’ultima considerazione. Andare in montagna non significa essere migliori di chi resta a casa a guardare la TV. E non è molto sensato difendere sempre e comunque la “categoria” a cui apparteniamo, anche quando sarebbe meglio, diciamo così, sorvolare. Ci sono tanti modi di approcciarsi alla montagna e alle altre persone che la frequentano e non si tratta sempre di atteggiamenti corretti. Ci sono luci e ombre, come in molti altri aspetti della vita. La montagna non fa eccezione.
    Ora vi saluto. Ho tre giorni liberi davanti a me e sembra che il meteo sarà buono! Non vedo l’ora di essere lassù!
    Buona giornata

  2. 13
    Alessandro Gogna says:

    Nella frase “Nulla di gratuito è dovuto, specie se preteso con stupidità” vorrei chiarire che la stupidità in questione non si riferisce ai due malcapitati (dei quali tra l’altro non sappiamo assolutamente se pretendano qualcosa), bensì si riferisce genericamente a chi pensa che tutto gli sia dovuto, a chi quindi pretende in modo infantile, senza riflessione; in più, c’è da aggiungere, che la pretesa invece che dalla stupidità possa essere accompagnata dalla furbizia o dall’intelligenza. In questi casi, meglio non azzardare massime…
    Quanto al funzionario, beh, trovo anch’io inopportuna la sua pubblica presa di posizione, condita di paternalistico dileggio.

  3. 12

    “Nulla di gratuito è dovuto, specie se preteso con stupidità.”
    Prendo solo una frase del primo post (ve ne sono altre) che non mi sembra poco offensiva, ma forse è solo un mio parere che definire qualcuno stupido sia offensivo…
    Se si inizia una discussione su questo piano non ci si dovrebbe stupire che venga continuata sullo stesso… ed io non ho chiamato nessuno con “epiteti floreali” oltre al fatto che la discussione e l’articolo che Gogna ha suggerito è uno spunto che continua in un discorso ben più ampio già più volte toccato in questo Blog. Quindi l’episodio in sé stesso è soltanto come detto uno spunto e non la discussione su giusto o sbagliato, condanna o assoluzione.
    I malcapitati in questione non so proprio chi siano e nemmeno m’importa saperlo, so però che mi infastidisce non poco leggere opinioni personali date da un funzionario pubblico che dovrebbe gestire la situazione super-partes almeno in ambito ufficiale ed evitare commenti faziosi facilmente manipolabili.
    Poi ognuno è libero di farsi indirizzare come, dove e da chi vuole: ormai di esperti ce n’è un’inflazione…

  4. 11
    Cristina Bacci says:

    Mi scuso per il link tuttologo, chiaro esempio di demagogia da baraccone. Qui c’è gente di ben altro spessore…
    A volte, le persone hanno semplicemente opinioni diverse. Cercare di denigrarle non è segno di grande intelligenza.
    Io ero convinta che il mio link contenesse il racconto di un gita sugli sci, resa originale da un grazioso fuori programma che potrebbe avere qualcosa in comune con la discussione in corso. Chiaramente, poi, ci sono i commenti, anche di altre persone.

    Meglio, quindi, tornare ai fatti. Perché l’articolo del Sig. Gogna parla di un fatto ben preciso: una disavventura (che può capitare a tutti) della quale sono stati protagonisti due persone alla vigilia di Pasqua.
    Ieri, trovandomi in zona, non ho perso l’occasione di fare due chiacchiere con il personale degli impianti di risalita.
    Si tratta di una conversazione privata di cui non ho scritto nel terribile link e non scriverò qui.
    Uno solo dato, già ampiamente accertato, è sicuro al 100%: non si sono fatti un graffio.
    Ora, in questo momento, le regole, in Veneto, sono queste:
    Soccorso per incidente di varia natura, tipo stradale, sul lavoro, domestico, ecc.: GRATUITO;
    Soccorso a persone ferite che stavano praticando un’attività classificata come rischiosa (alpinismo, scialpinismo, trekking in alta quota, ferrate, MTB, parapendio, torrentismo, cascata di ghiaccio, motocross, e altre che non ricordo): CONTRIBUTO FINO AD UN MASSIMO DI 500 €;
    Soccorso a persone NON FERITE in difficoltà: PAGAMENTO PER INTERO DELL’INTERVENTO.
    La differenza sta nella presenza o meno di feriti. Non credo che ci voglia chissà quale esperto per giudicare!
    Ci può essere qualche eccezione in caso si possa dimostrare un imminente pericolo di morte. Ma in questi casi si applica la tariffa per i feriti.
    E poi ci si può assicurare! E il problema economico è risolto.
    Se poi, uno che ha spesso a che fare con situazioni che, in certi casi, sfiorano il ridicolo, si permette di invitare le persone a meditare… Non credo che ci sia bisogno di scandalizzarsi o di gridare alla libertà di andare in montagna violata…
    Ripeto: non si son fatti un graffio e certe situazioni sono indifendibili.
    È capitato a tutti (a me tante volte) di fare delle fesserie e di essere ripresi, a volte anche presi in giro. Non è bello (lo so bene…), ma serve. Fa parte della natura umana.
    Dagli errori e dalle cavolate si impara… E non si finisce mai, neanche a 100 anni.
    Per concludere: non entro nel merito del Soccorso organizzato sì o no. Secondo me, se ti comporti in modo superficiale e ti metti nei guai, il soccorso lo devi pagare. Io, dovessi trovarmi in questa situazione, non mi aspetterei un trattamento diverso.
    E mi farei un bell’esame di coscienza.
    Naturalmente tutto ciò che ho scritto qui e nei precedenti post è il mio personalissimo parere. Come tale, ritengo che, almeno per educazione, vada rispettato.
    Buonanotte.

  5. 10

    Pagare un servizio (aldilà del fatto che ne paghiamo con le tasse un’inifinità, i quali o non funzionano o si deve pagare un ulteriore ticket per la prestazione già pagata, appunto, come contribuente…) è cosa buona e giusta.
    E’ anche vero che sia indice di civiltà fornire gratuitamente a spese della comunità un servizio di emergenza per caso grave (sempre che non si voglia far la fine degli statunitensi dove se hai un malore per strada la gente ti passa sopra per paura di dover pagare qualcosa…).
    Un episodio quindi, come quello accaduto a causa della frana sulla nord del Pelmo, immagino sia da inserire nel secondo caso, anche se dei due alpinisti coinvolti nessuno si era fatto nulla di grave per fortuna. Nell’intervento muoiono due soccorritori… colpa dei due disgraziati che si son visti franare la montagna in testa??? Facciamo loro pagare il soccorso perchè andare in montagna non lo prescrive il medico?
    Ora, come individuare quando uno fa un errore madornale (scagli la prima pietra chi ne è stato indenne in vita sua, ma magari gli è andata di culo…) e uno che si trova in una situazione non preventivamente ipotizzabile? Ah sì… gli esperti…!
    Ma quali? Chi può essere così saccente da definirsi esperto in tutte le situazioni che accadono in montagna? Chi può riuscire a determinare come, cosa, quando, perché?
    Ah sì… stiliamo una tabella! Ma come? Con quali criteri? E’ alpinismo o sbadataggine? Sono esperti (termine che mi fa venire la pelle d’oca…) o incoscienti (di solito se hanno tanti amici e il giornalista di turno concorda, sono esperti, se ne hanno pochi sono incoscienti e di situazioni così se ne possono valutare a decine…)?
    Ah sì… preveniamo e vietiamo la frequentazione! Pene più severe ci vogliono! Altro che pagare il soccorso! Additiamoli, sputiamo loro in faccia e magari incateniamoli alla gogna in pubblica piazza! Per i casi più eclatanti proponiamo la galera a vita!!!
    Ah sì… ma la wilderness, l’anarchia dell’alpinismo, il contatto con la natura in tutto questo dove si colloca? Esiste ancora la possibilità di viverli o dobbiamo chiedere prima il permesso all’esperto? O magari possiamo sognarle guardando film tipo “Into the wild” (storia di un annoiato che se la piglia proprio “lì” grazie alla sua presupponenza, ma viene acclamato a gran voce come eroe…), “Cliff-hanger” o “Vertical Limit” o “Grido di pietra” (definibili solo come spazzatura) o altri e ve ne sono tanti…
    Ah sì… ma forse… non sarebbe meglio spendere tutti quei soldi buttati nel water per simposi, tavole quadrate, rotonde e ovali, conferenze, sulla sicurezza e sui “danni economici derivati da un uso improprio della montagna” (ovviamente virgolettato in quanto provocatorio…) per fare cultura, quella vera, quella che non bada a ricavi economici, quella che dà alle persone lo stimolo d’imparare?
    No, credo di no… in questo paese si vive meglio se possiamo sparare a zero, dall’alto delle nostre piccole e pidocchiose debolezze, contro chiunque si ponga nello spazio atto alla tuttologia (sempre che non sia famoso e quindi intoccabile, anche se ne combina di cotte e di crude), viviamo bene se possiamo postare link vari per avvalorare le nostre conoscenze “tuttologiche”…
    Forse più ragionamento e meno demagogia da baraccone farebbero cosa gradita.
    Il soccorso alpino organizzato nasce su base volontaria a metà anni ’70 e viene ostacolato e deriso da stampa, politica, poteri vari e da ultimo ovviamente da chi ne dovrebbe usufruire, ma si sente in qualche modo superiore, grazie alle derisioni e discrediti vari.
    Giugno ’81, l’Italia è incollata tutta la notte e tutto il giorno successivo alla tv, l’incidente di Vermicino cattura l’attenzione e dà ai mass-media l’opportunità di fare grande audience. Il soccorso alpino e speleologico chiede di intervenire ma viene allontanato dalle forze dell’ordine. Assistiamo ad un drammatico show di saltimbanchi, predicatori, e chi più ne ha più ne metta, i quali tentano il recupero del povero Alfredino e così facendo compromettono definitivamente la sua possibilità di salvezza. Da ultimo addirittura una trivella che lo fa scivolare ancor più giù, e ancora di più gli comunica: “Tu devi morire per fare audience”.
    Dopo di allora qualcuno si rende conto che forse il CNSAS avrebbe potuto agire dove gli altri han fatto solo spettacolo, e qualcuno pensa bene di ufficializzarlo. Una vittoria si pensa all’epoca, amara, triste, ma pur sempre una vittoria… oggi io non la penso più così… il soldo ha di nuovo carpito lo spazio dell’umana carità e della solidarietà…

  6. 9
    Cristina Bacci says:

    Oggi in Marmolada.
    https://plus.google.com/116678459398418650010/posts/hs55U6bwVrD

    E ora basta con le polemiche.
    Abbiamo tutti una grande passione per la montagna.
    È, sinceramente, voglio bene a tutti voi!
    Buonanotte!
    E non smettiamo mai di imparare dalla più grande di tutte le maestre!

  7. 8
    Cristina Bacci says:

    Mi spiace…
    Ma andare in montagna non è obbligatorio (a meno che non la si frequenti per lavoro).
    La montagna è di tutti. Ma questo non significa che chiunque sia libero di fare tutto quello che vuole, per poi chiamare il “taxi volante” quando le cose si mettono male… E magari pretendere anche di avere il servizio gratis…
    L’operaio che si fa male in cantiere ha diritto al soccorso gratuito, tanto per fare un esempio!
    Chi ha un incidente causa abuso di alcol o droga, in Alto Adige, paga tutte le spese di soccorso e ricovero. E presto sarà così anche in Veneto! Quindi non vedo perché chi si comporta con leggerezza in montagna non dovrebbe pagare! Cosa c’è di strano?
    Riconosco di avere usato un tono provocatorio nel mio precedente post, ma per me l’avventura capitata ai due sprovveduti non può essere altro che uno spunto per riflettere sulla leggerezza di certi atteggiamenti e credo che fosse questo l’intento del Sig. Gogna, con il quale concordo perfettamente.
    Certi atteggiamenti sono ingiustificabili e indifendibili. E dare del bulletto stronzo e spocchioso a chi la pensa in questo modo, non mi pare molto corretto.
    Io, comunque, non rido delle disgrazie altrui. E non mi sembra che Cipollotti abbia offeso nessuno. I fatti son talmente chiari che chiunque è libero di trarre le proprie conclusioni. Compreso dire che era meglio la TV (frase che non contiene parole offensive).
    Senza polemica
    Buonanotte
    Ah… Dimenticavo: non faccio parte del Soccorso, non conosco Cipollotti.

  8. 7
    Luca Visentini says:

    Ecco, è proprio questo l’atteggiamento che non mi piace.

  9. 6
    Cristina Bacci says:

    Mah…
    In questi anni, in montagna, ne ho viste di tutti colori, pur non frequentando zone battute dalla massa.
    Quel che non ho visto l’ho letto sulla rassegna stampa del Soccorso Alpino.
    Molto mi è stato riferito direttamente dagli stessi membri del Soccorso.
    Per me il pirla non è chi preferisce la TV alla montagna.
    È quello che farebbe meglio a stare a casa davanti alla TV e invece va in montagna.
    Buona giornata

  10. 5
    Pietro says:

    Rifletto sia in veste di frequentatore della Montagna (alpinisticamente, per quelle che sono le mie capacità), sia in veste di soccorritore volontario.

    Da “libero girovago” condivido l’opinione che non sia bello esser additati a parassiti sociali, tuttavia non penso che la gente comune per prima cosa tragga questa conclusione in caso qualcuno venga soccorso in Montagna.
    Sono infatti convinto che la maggior parte dice: “Che pistola … va in giro a pericolare per cosa? Sempre i soliti sprovveduti che farebbero meglio a starsene a casa davanti alla TV come faccio io.”
    Questo mi porta a pensare che il “pistola” sia però quello che spreca il suo tempo a guardare i vari “Grande fratello” o xxxzate del genere.
    Chi invece cerca un’esperienza personale di accrescimento (indipendentemente che si tratti di Montagna, Mare, Natura in genere o Arte) non reputo opportuno e corretto venga additato, ma solo rispettato.
    D’altro canto, però, anch’egli ha la responsabilità di ciò che fa e per questo deve essere più possibile cosciente del suo grado di preparazione e di cultura in questo caso alpinistica.
    Commettere errori è di tutti e deve essere un concetto accettato, così come il fattore “pericolo”.
    L’improvvisazione e la leggerezza (che si traduce in NON rispetto verso la Montagna), invece, non sono fattori accettabili.
    Anch’io ho sbagliato ed a volte mi è andata bene; altre invece sono stato in grado di rinunciare.
    Prima di dare giudizi, tutti dovremmo essere sinceri con noi stessi e analizzare quante volte abbiamo commesso leggerezze e ci è andata di lusso.

    Da soccorritore mi sento di dire che se entri a far parte di un corpo quale il CNSAS (ma lo stesso vale per qualsiasi associazione di volontariato) hai il dovere di intervenire.
    Se si prende un impegno non è infatti per avere le divise da sfoggiare (qualcuno è anche vero che lo fa … a me personalmente infastidirebbe girare con “la patacca” quando non sono di turno/intervento), ma per una spinta a VOLER aiutare chi ha bisogno.
    Il soccorso è e deve essere questo.
    Non deve essere tolto di mezzo, in quanto “organizzato” non significa “depravato” e privo di valori, ma semplicemente capace di coordinamento e uniformità di preparazione dei volontari per un migliore servizio.
    Per ciò che concerne invece la valutazione dell’intervento, nessuno è obbligato a mettere a repentaglio la propria Vita per un soccorso in situazioni estreme, sia che si tratti del volontario che del tecnico di elisoccorso.
    Il CNSAS è giusto che esista e penso sia giusto tenere gratuito l’intervento.
    Chi infatti può ergersi sempre e comunque a giudice di fronte a mille e più casistiche di soccorso?
    Nel caso specifico la leggerezza di valutazione è evidente, ma come faccio io giudice a motivare nel caso in cui facessi pagare (o non pagare) un intervento di un fuoriclasse che, salendo in free-solo a metà via si blocca?
    Imprudenza e pazzia (quindi da “far pagare”) per me che giudico potrebbero significare anche il salire senza corda.

    In sintesi penso da girovago e da soccorritore che così come non è corretto il soccorso a pagamento (lo stesso dovrebbe valere anche per l’ambulanza di fronte ad un incidente per “sbronza”), non è altrettanto giusto additare sempre gli altri di leggerezza.
    Forse sarebbe meglio che tutti noi (io per primo), a seconda delle nostre competenze e capacità, lottassimo per diffondere la cultura della Montagna, della Natura e della Vita, con tutte le sue regole, compresa quella del rischio insito.
    Anche se in certi casi la reazione a caldo sarebbe questa, tuttavia addebitare i soccorsi per “bastonare” non significa educare.

    Scusate se sono stato troppo prolisso.

  11. 4
    Cristina Bacci says:

    Buonasera
    Sinceramente non riesco a vedere tutta questa spocchia nell’intervento di Cipollotti…
    Il messaggio mi sembra chiaro. Esercitate pure la vostra libertà di andare in montagna. Ma se qualcosa va storto e avete bisogno del soccorso, sappiate che, a seconda delle circostanze, può succedere che vi arrivi un conto salato. Tutto qui.
    Non vedo nessun condizionamento della libertà in queste dichiarazioni. Io non mi sento affatto condizionata, anzi: le mie 150 uscite annuali continuo a farle senza problemi.
    Nessuno obbliga i soccorritori a intervenire. Bene. E nessuno obbliga le persone ad andare oltre le proprie capacità, ignorando le previsioni meteo e spegnendo il cervello.
    Nulla di gratuito è dovuto, specie se preteso con stupidità.
    E, a volte, un pò di meditazione sulle fesserie fatte fa bene, mi permetto di aggiungere io.

  12. 3

    Condivido l’intervento del Sig. Michelazzi, aggiungo che, da parte degli organi di soccorso, intervenuti per una chiamata, andrebbe specificato a chi chiama il conto, prima dell’intervento… Giudicare il loro comportamento inappropriato e stupido è come giudicare uno che fuma (tumore?) o un ciccione che mangia dolci (infarto?). Non sono anche loro a carico della comunità quando si ammalano? I due non erano aspiranti suicidi e la spocchiosità nel giudicarli non tiene conto della loro libertà. Personalmente preferirei venissi lasciato nel pericolo, anche se me lo sono cercato, che venire additato a parassita o pericolo sociale. La libertà, che la frequentazione della montagna, esalta viene schiacciata da giudizi di parte e magari anche interessati. Allargo il concetto per dare un poco d’enfasi. Nessuno ha mai trovato, inventato, scoperto qualcosa di utile a tutti che non esisteva prima senza rischiare qualcosa. Il coraggio di gettarsi in qualcosa contraddistingue quelli che, in un qualche modo, vogliono qualcosa di più. Per sé e per gli altri. Deridere chi ha provato qualcosa rischiando è da piccoli uomini ed io continuo a sognare un mondo di grandi…

  13. 2
    Luca Visentini says:

    I due del caso irresponsabili? D’accordo. Adesso devono pagare? Ci può stare. Ma ho letto al riguardo di troppi bulletti, stronzi e spocchiosi, che si fan grandi.

  14. 1

    E’ ovvio che qualcuno i costi dovrà pur assorbirli e non è giusto che la comunità si accolli la spesa per un’attività che non è assolvente ad un bisogno della comunità stessa…
    Se si viene ospedalizzati, a meno che non sia cambiato qualcosa negli ultimi tempi, quindi per un incidente serio, non si deve pagare nulla, ripeto, sempre che qualcosa sia cambiato e io non ne sappia niente… da parte mia, come professionista sono assicurato e quindi ovviamente il discorso costi lo seguo poco.
    Quello che invece mi perplime non poco e mi infastidisce, è il modo di trattare la situazione da parte dei giornalisti e soprattutto i commenti del direttore SUEM che faceva meglio a tenersi illazioni arroganti e poco intelligenti come quelle, per sé e per i suoi amici.
    In quest’ultimo anno di questioni di sicurezza varia ne abbiamo sentite, viste ed in alcuni casi vissute non poche. C’è un tentativo di condizionamento delle libertà individuali e di commercializzazione assoluta del mondo della montagna e questo articolo non fa altro cher avvalorare questo tentativo, nel nome dei soccorritori, dei costi della comunità, ecc.
    I soccorritori quando non pagati (per gli stipendiati vedi elisoccorso) e quindi non mestieranti (se non ti va bene cambia mestiere!) sono volontari che nessuno obbliga a mettersi in gioco, invece di girare con le divise “fighe” del soccorso a fare le vasche per i paesi basta evitare di entrare a farne parte e le famiglie avrebbero pranzato assieme a pasqua…
    Personalmente il soccorso organizzato lo toglierei di mezzo… quando il tutto si svolgeva su base volontaria totale, chi frequentava la montagna ci pensava su due volte, ora è molto più facile (almeno concettualmente) accollarsi rischi e buttarsi nella mischia anche senza la minima idea di ciò che si fa (e non parlo certo dei due dell’articolo perchè non li conosco) e d’altro canto è proprio il rischio una delle componenti maggiori del fare alpinismo…
    Due situazioni in antitesi? Forse anche, ma solitamente tempo fa si faceva alpinismo con maggior cognizione di causa, almeno per quanto riguarda i livelli e quindi non in antitesi ma in sintonia, oggi la banalizzazione del limite sta uccidendo tutto questo portando l’alpinismo verso una Gardaland d’ambiente e le misure di soccorso sempre più specialistiche non fanno altro che velocizzare la cosa…

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