In vetta al Monte Bianco per allenare il proprio mindset

In due anni sul tetto d’Europa: Methodos, la società di consulenza in change management leader in Italia, ha intrapreso in collaborazione con il WWF una grande spedizione per studiare e allenare la propria change-ability. GognaBlog non è mai stato aperto a un linguaggio così diverso dai pure tanti e differenti linguaggi che caratterizzano il panorama delle attività in montagna, dove sappiamo bene quanto ogni appassionato abbia il suo.

Ma questa volta abbiamo fatto un’eccezione, incuriositi dall’orgoglio aziendale di Methodos per aver intrapreso qualcosa di secondo loro davvero diverso. Per questo abbiamo rinunciato a riassumere il loro comunicato stampa (stilato in occasione dei recenti accordi tra Methodos e WWF), lasciando inalterato lo spirito che lo contraddistingue e le tante parole anglofone oggi in uso nella comunicazione aziendale. Ciò che segue è dunque lo spaccato di come il mondo della montagna e dell’avventura possano essere visti da occhi ben allenati a perseguire il successo. Anche se la domanda di chi sia più marziano tra noi e loro fa capolino più volte.

 In vetta al Monte Bianco per allenare il proprio mindset
(M4810 Methodos Expedition 2020: il progetto di crescita aziendale e personale ad alta quota)
a cura di Methodos

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Methodos è la prima azienda a porsi un obiettivo così ambizioso e apparentemente lontano dal suo core business: raggiungere la cima del Monte Bianco. Un progetto che sta attirando l’attenzione di molti interlocutori d’eccezione, persino il WWF.

Più di 50 persone sono da mesi impegnate in un percorso di due anni che le porterà a scalare il Tetto d’Europa. Una sfida senza precedenti per un’azienda, che può sembrare insolita ma che per Methodos rappresenta una palestra di allenamento del mindset per la realizzazione della sua business vision 2020.

Seconda uscita di M4810, Vallone di Predarossa e rifugio Ponti

Methodos opera da 40 anni nel cultural change management, l’ambito della consulenza che supporta le persone all’interno delle organizzazioni nell’affrontare con successo i grandi cambiamenti necessari per rimanere competitivi nel mercato di oggi. Strategie di cambiamento culturale, smart-working, employee engagement, modelli di leadership innovativi, e molto altro.

Strategie che nel progetto M4810 prendono vita, vengono applicate su se stessi e diventano una sfida per continuare a crescere, fino a 4.810 metri d’altitudine.

E che ora si accrescono di una valenza ambientale e sociale, grazie alla partnership con il WWF, per il quale, durante le uscite di allenamento, verranno effettuate ricerche e analisi volte a supportare i progetti di sostenibilità per il pianeta.

Cambiare mindset per raggiungere il successo: la sfida di Methodos
Per quale motivo un’azienda di consulenza in continua crescita dovrebbe porsi una sfida così avventurosa? “Alla convention 2015 sulla vision 2020 abbiamo definito obiettivi estremamente ambiziosi. Non sapevamo allora esattamente come avremmo potuto fare un salto così grande, ma sapevamo che non ci saremmo riusciti facendo ciò che abbiamo sempre fatto. Il cambiamento continuo è una condizione essenziale per le aziende di successo, che altrimenti vengono fagocitate dalle trasformazioni del mercato. Proprio noi che lo professiamo non potevamo esserne esenti. Così, nel 2017 è nata l’idea di M4810. Andare oltre ai confini, seppur più ampi, che ci eravamo fissati: una strada diversa per allenarci a pensare e ad agire in grande”, spiega Filippo Muzi Falconi, CEO di Methodos Group.

Terza uscita di M4810, salita al Monte Fallère

Si tratta di sviluppare quello che Methodos definisce un Winning Mindset: nel lavoro come nell’approccio alla montagna, affrontare un percorso di crescita delle proprie ambizioni e di scoperta del proprio potenziale.

Un percorso che si svilupperà nel corso di due anni, fino all’ascesa al Monte Bianco nel 2020. Un impegno su diversi fronti per tutti: in primo luogo prendere confidenza con l’ambiente della montagna, superare i primi ostacoli psicofisici della preparazione, lavorare per migliorare il proprio allenamento fisico, controllare la propria alimentazione, esercitarsi con uscite mensili di gruppo in montagna, prendere confidenza con le tecniche dell’alpinismo e con il superamento dei propri limiti del passato. Il tutto in maniera consapevole e graduale.

Ma il progetto prevede anche un forte impegno nell’organizzazione della macchina operativa. Grande impegno sarà anche messo nelle partnership come quella con il WWF, il cui ruolo è molto importante per l’azienda e per la montagna in generale: “Siamo molto orgogliosi di essere riusciti a coinvolgere il WWF Oasi in questo progetto, perché crediamo che sia un interlocutore fondamentale, che possa aiutarci a conoscere e valorizzare l’aspetto naturalistico di questa esperienza. Abbiamo deciso di costruire insieme delle attività di ricerca in montagna, che potranno essere svolte attraverso le diverse tappe della spedizione, e di supportare campagne di sensibilizzazione e di comunicazione esterna anche attraverso la realizzazione di attività nelle Oasi; un percorso che ci permetterà di accompagnare il WWF fino al 2020, anno clou per la sfida del cambiamento climatico” spiega Giulio Gallana, Managing Partner di Methodos Italia.

Finora, il team ha già affrontato trekking sul Monte Disgrazia, Monte Fallère e Passo del Sempione, e le prossime sfide prevedono di salire ulteriormente di quota e affrontare il Petit Mont Blanc 3424 m e il ghiacciaio della Vallée Blanche, per poi passare i 4.000 m con il Monte Rosa e il Gran Paradiso.

Quarta uscita di M4810 (Bocchetta di Aurona da Passo del Sempione)

Il Monte Bianco: un simbolo di crescita e ambizione
Una sfida ambiziosa, che sta dimostrando tutta la sua difficoltà ad ogni uscita, proprio dal punto di vista del mindset. Un gruppo coeso e affiatato nel lavoro, che però ha passi e abilità diverse in montagna, che sta stimolando ogni partecipante della spedizione a un lavoro su se stesso e sulla propria capacità di crescere in team e cambiare.

Ad ogni uscita in montagna ci scontriamo con le difficoltà che ogni giorno aiutiamo i nostri clienti a superare. È davvero un’esperienza di change management “fuor di metafora” straordinaria, che sta cambiando il nostro modo di essere un gruppo, ci sta insegnando tanto e mettendo alla prova. Era importante progettare un percorso di lunga durata: se avessimo deciso di farlo dall’oggi al domani, sarebbe stato vissuto solo come uno sforzo impossibile. Ma con una preparazione di due anni, ad ogni tappa possiamo imparare qualcosa e migliorarci. Per questo abbiamo deciso di creare un percorso ispirato a M4810, accessibile anche ai nostri clienti: perché la nostra sfida non è solo nostra, diventa anche quella di tutti coloro che vogliono andare oltre, utilizzando l’approccio esperienziale per sperimentare e sperimentarsi” racconta Alessio Vaccarezza, CEO di Methodos Italia.

Un progetto unico, che ha trovato il favore e il supporto di tanti interlocutori di tutto rispetto: dalle Guide Alpine di Courmayeur al CAI di Milano, che accompagneranno il gruppo verso la meta; Salewa, che partecipa con la fornitura di tutta l’attrezzatura tecnica della spedizione; Garmin, con i suoi device evolutissimi per la misurazione di tutti i parametri fisici e la registrazione delle attività di preparazione; l’Istituto di Medicina dello Sport di Milano e le palestre GetFit, che contribuiranno all’allenamento e alla cura dei consulenti-novelli atleti; i fondatori del blog ViaggioSoloAndata.it, che danno voce con immagini e testi al progetto, seguendolo ad ogni passo.

Si può consultare e scaricare il booklet della spedizione. Per ulteriori approfondimenti www.m4810.com.

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In vetta al Monte Bianco per allenare il proprio mindset ultima modifica: 2019-03-18T05:41:45+02:00 da GognaBlog

9 pensieri su “In vetta al Monte Bianco per allenare il proprio mindset”

  1. 9
    DinoM says:

    Non so se l’iniziativa riuscirà a raccogliere i risultati che si propone, tuttavia svolgo alcune considerazioni sull’argomento anche in base alla mia esperienza personale.

    L’alpinismo e la montagna hanno avuto nella mia vita di padre, marito e nella mia carriera una parte importante; mi hanno dato carica positiva, scarico di tensione e intensa “voglia di fare”. Devo poi ammettere che il rapporto con altri alpinisti, anche nell’ambito professionale è sempre stato molto positivo, poiché creava immediatamente feeling e fiducia.

    Come dice Cominetti forse tale effetto si creava poiché i miei interlocutori ed io in montagna andavamo liberamente e non in base ad un progetto aziendale; tuttavia il progetto in se non mi pare malvagio. Porterà gente su sentieri, migliorerà la forma fisica e aumenterà lo spirito di gruppo. Poi forse qualcuno continuerà.

    Dino Marini

  2. 8
    Alberto Benassi says:

    queste attività vengono fatte fare  dalle aziende per creare motivazione e fare gruppo.

    Poi magari qualcuno, che non gli frega nulla,  si fa anche male.

    RIDICOLO!!

  3. 7

    Appena ho letto “Viaggio solo andata” mi sono toccato le palle!

    Comunque, facendo la guida alpina capita (anche se raramente) di fare cose che questa al confronto è splendida. Non scandalizzatevi. E poi che ‘sti manager abbiano SCELTO di fare quest’esperienza non lo direi proprio. Secondo me li obbliga la direzione e gli fa pure un lavaggio del cervello che li convince.
    Personalmente non ritengo un buon sistema quello di convincere le persone ad andare in montagna. Devono essere già convinte da sole. Io cerco sempre di scoraggiare la gente ad andare in montagna dicendo che si fa tanta fatica, fa freddo, è pericoloso e non ti acclama nessuno… Se uno decide ugualmente di andarci è perché è motivato e quindi, a questo punto, ben venga.

  4. 6
    Paolo Panzeri says:

    Piano piano ci arrivano tutti, ma proprio non riesco a dire bravi su nulla.
    Tanti decenni fa la capa della ITT era salita sull’Everest spendendo 100 milioni di lire, aveva il suo letto al campo base, 5 sherpa, l’ossigeno e tanti confort.
    Non era mai andata in montagna e non è più stata interessata ad andarci.
    Voleva dimostrare la sua superiorità.
    Qua però stiamo parlando del Bianco, una gita si e no di tre giorni da casa… preparandosi in due anni… c’è anche il ticket francese col numero chiuso…
    Come cambia il mondo… e io non capisco più niente!
    L’offerta mi sembra da mercatino poco più che parrocchiale.
    Magari questa azienda è in crisi d’immagine e ne cerca una nuova.
    Boh,non capisco. Però la gente ci crede.

  5. 5
    Giovanni Sicola says:

    Paolo Gallese sono pienamente d’ accordo con te. Ma soprattutto, cosa cxxo è il “mindset”? A me sembra la solita fuffa di condizionamento a stereotipi di successo dettati da un sistema economico e di relazioni umane ormai fallito, ma qui il discorso si fa lungo e non sono certo io in grado di affrontarlo. Concludo dicendo che l’ ironia di tutta la faccenda sta nel fatto che la teoria (e la pratica) del mindset consistono nel liberarsi dai condizionamenti che non permettono alle persone di raggiungere il successo; in compenso lo condizionano a cercarlo quando magari la loro inclinazione è un’ altra.

  6. 4
    Giovanni Baccolo says:

    Il primo impatto che ho avuto con il comunicato è stato negativo, con poche righe ho colto un senso della montagna troppo diverso dal mio. Però mi sono imposto di arrivare in fondo e darmi qualche ora per riflettere. Approfitto della pausa pranzo per approfondire meglio tutta la questione e vado a curiosare sul sito che è indicato alla fine del testo. I partner, chi partecipa all’iniziativa, le varie tappe ecc ecc. Nel sito si trova tutto e la forma grafica lascia intendere una certa cura nella sua preparazione. Per un attimo ho cominciato a pensare che forse poteva esserci un nocciolo apprezzabile in questa storia, un gruppo di persone che scelgono di affrontare una sfida che li porti al di fuori della loro tipica routine, in fin dei conti è apprezzabile.
    MA e qui arriva, il ma che fa crollare tutto. Vado a vedere la presentazione delle tappe previste dal progetto. Ecco quella riportata per il Monte Bianco, l’obiettivo finale:
    Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese e in arpitano) è una montagna situata nel settore delle Alpi Nord-occidentali, lungo la sezione alpina delle Alpi Graie, sulla linea spartiacque tra la Valle d’Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l’Alta Savoia (valle dell’Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur e Chamonix, che dà il nome all’omonimo Massiccio del Monte Bianco, appartenente alla sottosezione delle Alpi del Monte Bianco.” 
    Mi ha sconvolto la pochezza di questo contenuto. Un progetto così roboante e per certi versi pretenzioso, e poi nella descrizione della montagna simbolo del progetto stesso ci si limita a dire che il Monte Bianco è una montagna, stop. Non c’è nemmeno un dettaglio che dà colore, che ne so, la data della prima ascesa, la scelta dell’itinerario scelto per l’impresa. Di cose da dire ce ne sarebbero tantissime, soprattutto considerando l’importanza di questa piccola montagna rispetto al grandioso progetto. Ci sono rimasto male e malignamente una vocina mi ha detto: “vai a controllare wikipedia”. Apro la pagina wikipedia dedicata al Monte Bianco e le prime (proprio le primissime eh!) parole che trovo sono: 
    Il Monte Bianco (Mont Blanc in francese e in arpitano) è una montagna situata nel settore delle Alpi Nord-occidentali, lungo la sezione alpina delle Alpi Graie, sulla linea spartiacque tra la Valle d’Aosta (val Veny e val Ferret in Italia) e l’Alta Savoia (valle dell’Arve in Francia), nei territori comunali di Courmayeur e Chamonix, che dà il nome all’omonimo Massiccio del Monte Bianco, appartenente alla sottosezione delle Alpi del Monte Bianco.”
    Copiate e incollate, senza spostare nemmeno una virgola. Se davvero avessi a cuore un progetto e l’obiettivo che tale progetto si propone di raggiungere, descriverei il simbolo del progetto stesso utilizzando le prime parole precompilate che si trovano in rete? NO. Questa è la cosa che fanno gli studenti che non hanno voglia di studiare e allora vanno a cercare riassunti banali su internet.
    Sarà pure un dettaglio banale, ma per me ha fatto crollare tutto il castello di carte. Ci sarà stato qualcuno nell’azienda che avrà pensato “Ehi questa è un’idea, ci faremo un sacco di pubblicità, adesso creiamo una bella facciata e rendiamola accattivante e coinvolgente come siamo bravi a fare noi. La montagna oggi tira e se magari strizziamo l’occhio pure alla ricerca, stiamo anche più simpatici a tutti.” (“supportare i progetti di sostenibilità per il pianeta”, cosa significa? di quali progetti si parla? Boh…)
    Forse ho esagerato, ma è stata questa la mia sensazione finale. Se appena si approfondisce il contenuto invece che la forma, ci si imbatte nel vuoto totale, qualcosa non sta andando come dovrebbe.

  7. 3
    CarloR says:

    Credo che il povero M.B. non ne possa più di questo cinema da cassetta; e vedo coinvolte anche il  CAI, WWF, Guide etc.  Probabilmente sono solo un povero giovane ormai già”vecchio” che non riesce a stare al passo con i tempi. E che tempi!!!!!!!

  8. 2
    Alberto says:

    Perché non lo facciamo anche noi?

    Proviamo a tenere un corso per alpinisti e vediamo se in un paio d’anni qualcuno di noi riesce a diventare “ceo” di una società di consulenza…

     

  9. 1
    Paolo Gallese says:

    Mi inquietano. E al tempo stesso mi innervosisce “l’assedio” non tanto alla montagna, quanto all’individuo che avrà a che fare con la montagna. Nonostante tutto il supporto tecnico e qualificato (semplicemente acquistato e ben retribuito) ho la sensazione di un’esperienza che rischia di restare vuota nel senso più vero che potrebbe avere. Credo che chi abbia salito dei 4000, magari con tutti i sacrifici necessari per farlo, senza grandi disponibilità e supporti, mosso da una vera spinta di immaginazione, possa valutare questa “visione aziendale” per quello che è. Se un manager vuole confrontarsi con le sue “qualità” in questo modo, ci vada con chi mangia pane e cipolla per pagarsi magari viaggio e attrezzature, lavori per un paio d’anni in fabbrica o in cantiere, con alcuni di quegli stessi che immaginano e si allenano come possono pur di raggiungere il sogno delle altitudini. E che lo fanno. Per sognare ancora e realizzare una nuova avventura.

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