Interconnector? Non si può fare!

Le perizie di Salviamo il Paesaggio Valdossola, eseguite secondo un metodo messo a punto da ARPA Piemonte, silurano il superelettrodotto di Terna, del quale anche GognaBlog si è occupato l’11 aprile 2017 (https://www.gognablog.com/interconnector/)

Salviamo il Paesaggio Valdossola è in lotta dal 2014 contro il più grande eco-mostro d’acciaio e cemento che Terna e i sostenitori del “progresso-a-qualunque-costo” vorrebbero far passare per la Valdossola sopra le montagne più belle della dorsale lepontina orientale, che va dall’Alta Formazza al Lago Maggiore, via Passo San Giacomo, pendici del Basodino, laghi del Toggia, Boden, Castel, Nero, lago Superiore, Cramec, Corona Troggi, Groppo, Pizzo Pioda, Cravariola, conca di Matogno, Agarina, i confini occidentali del Parco nazionale della Val Grande, la Riserva di Fondotoce, le pendici del Mottarone che guardano il Lago Maggiore, le colline novaresi del buon vino e del Parco dei Lagoni, la Riserva della biosfera del Ticino piemontese e lombarda, la zona dei fontanili e infine il Parco agricolo Sud Milano. Una linea elettrica aerea in altissima tensione (THT dicono i francesi) cioè a 380.000 Volt, in buona parte ex novo, per l’altra con una nuova serie di piloni più alti e adatti al trasporto di elevatissime potenze.

Occorre considerare che è stata riconosciuta l’interferenza dei tracciati di questo superelettrodotto con più di 50 sentieri escursionistici, censiti dal CAI, in buona parte internazionali, come il GTA, il Sentiero Italia, il Gran Tour Walser, l’alta Via Alpina e tutti gli altri. Bocchette e passaggi in quota come quella della Fria non saranno più le stesse perché il progettista ci piazza i suoi tralicci nei punti più alti di scavallamento orografico. Tralicci alti fino a 71,50 metri!

L’opera al momento è ferma al Ministero dell’Ambiente e presso le commissioni tecniche di Lombardia e Piemonte per lo studio di VIA.

Dopo la terza Ripubblicazione di integrazioni (volontarie di Terna), Salviamo il Paesaggio Valdossola ha inviato le sue Osservazioni di rito. E questa volta è forte di uno studio (realizzato con collaboratori ed esperti secondo un metodo messo a punto da ARPA Piemonte) che non lascia scampo al progetto: criticità eccezionale! Praticamente l’opera non è né presentabile, né fattibile, se non con un altro progetto, ad esempio l’interramento.

Interconnector? Non si può fare!
di Filippo Pirazzi e Sonia Vella
(referenti Comitato Salviamo il Paesaggio Valdossola)
[email protected]

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Mentre 11 Sindaci ossolani si sono riuniti il 10 agosto 2018 a Villa Taranto di Verbania con i responsabili di Terna ed i parlamentari di zona, per rivendicare nelle mani del Prefetto del VCO il loro insindacabile ruolo di amministratori del territorio nella valutazione del progetto Interconnector Svizzera-Italia 380 kV, il comitato locale Salviamo il Paesaggio Valdossola ha concluso due prime parti del suo studio sulle criticità della grande opera elettrica: il tratto di linea del superelettrodotto in alta tensione, esaminato dalla Centrale di Ponte (Formazza) alla Stazione di Verampio (Crodo) che fa parte del progetto denominato Razionalizzazione Rete alta tensione 220 kV della Val Formazza, e quello in altissima tensione che va dal Passo di San Giacomo alla Stazione elettrica di Pallanzeno (VB) e che fa parte del progetto denominato Interconnector Svizzera-Italia 380 kV. Entrambe queste due linee elettriche non potranno mai essere autorizzate lungo questi tracciati, perché le interferenze con gli indicatori ambientali individuati sul posto sono emerse in tutta la loro gravità. La tangibilità delle magagne è scaturita utilizzando le procedure e gli schemi del metodo di valutazione adottato da ARPA Piemonte per questi impianti, descritti in uno studio specifico del 2006. I periti e gli esperti del gruppo di lavoro di Salviamo il Paesaggio Valdossola, che hanno operato in questi mesi in modo autonomo e volontario, hanno ottenuto risultati categorici e inequivocabili: l’opera, se realizzata, si configurerebbe ad “impatto ambientale di grado eccezionale”, al limite superiore della scala di criticità, stabilito dal metodo di valutazione in oggetto.

Dice Sonia Vella: “Gli indici numerici, dedotti dalle oltre 320 schede di rilevamento sul campo e inseriti nelle formule per il calcolo ponderato delle criticità della nuova linea elettrica, non lasciano scampo al definitivo stop di Interconnector”. Il valore delle perdite in termini ambientali, ecosistemici, di bellezza del paesaggio, di sottrazione di spazi liberi e incontaminati per il turismo escursionistico o disponibili per l‘avifauna protetta, di rischio leucemico per i campi elettromagnetici, oltre che le perdite di valore dei beni culturali e patrimoniali supera di gran lunga il costo dell’opera. Per questo entrambi gli studi sono stati allegati alle Osservazioni di rito, conseguenti alle Integrazioni volontarie della società multinazionale (IIIa Ripubblicazione) che scadevano il 24 agosto. “Non s’ha proprio da fare ed è tutto dimostrato dati alla mano, grazie alle precise istruzioni dell’Agenzia Regionale per la protezione dell’Ambiente di questa Regione” – dice il consulente Antonio Di Pasquale di Chieti – “Il metodo che abbiamo utilizzato per gli studi è stato predisposto e pubblicato alcuni anni fa in collaborazione con l’Università di Milano e la società ENEL ed è a disposizione degli Enti pubblici. E’ tutto molto chiaro, descritto con competenza e di facile consultazione. Ci stupiamo che nessuno l‘abbia mai preso in considerazione finora”.

Rimarca infine Filippo Pirazzi referente di Salviamo il Paesaggio Valdossola: “Quello che Terna vuole cocciutamente realizzare in Ossola dal 2012 a questa parte e che la Giunta regionale del Piemonte non ha il coraggio di rigettare, non è autorizzabile. Con questi due studi che estenderemo a tutto l’impianto dal Passo di San Giacomo a Settimo milanese se ne avremo la forza, siamo in grado di verificare che l’opera di Terna non può passare su questo territorio. Le penalizzazioni a discapito dell’ambiente sono evidenti e sono quantificabili numericamente. Con questo metodo è possibile inoltre arrivare al calcolo economico dei danni, il cui valore monetario va messo sul piatto della bilancia in modo preventivo e anticipato, come stabilisce la legge, prima che l’opera venga malauguratamente autorizzata”.

Un danno immenso e di grande pregiudizio per le generazioni future che risulta finalmente palese dall’analisi delle criticità, suggerite da un Ente qualificato regionale come ARPA Piemonte. Non è più solo l’opinione di un comitato ambientalista con il Paesaggio custodito nel cuore, che già quattro anni fa aveva dato battaglia a questo mostro alieno di ferro, bulloni, cavi elettrici e cemento, perché nei fatti “Interconnector è più verosimilmente un’operazione finanziaria miliardaria irragionevole, a beneficio di profitti altrui, che nulla di buono apporterà ai cittadini residenti. L’oro verde delle nostre montagne vale molto di più”.

A chi volesse saperne di più, consigliamo la lettura del documento Quindici buoni motivi per dire no.

Salviamo il Paesaggio Valdossola
tel. 338 613 2825; 348 882 8001
[email protected]
gruppo FB: Salviamo il Paesaggio Valdossola
www.salviamoilpaesaggio.it

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Interconnector? Non si può fare! ultima modifica: 2018-09-24T05:55:38+02:00 da GognaBlog

16 pensieri su “Interconnector? Non si può fare!”

  1. 16
    paolo panzeri says:

    Ho sbagliato e mi scuso. Ecco dei dati spannometrici

    sup. italia: 300.000.000.000 m2 con 3/4 di rilievi
    sup. pannello per 1 Kw: 3 m2
    picco di fabbisogno elettrico: 50.000.000 Kw
    3×50.000.000 dà 150.000.000 m2
    per sicurezza nubi e notte 300.000.000 m2  🙂
    il rapporto è 1 a 250, un metro quadro ogni 250

    Ora spero di non essermi sbagliato… ma ho fatto il conto sulla potenza…
    Sì, c’è tanto spazio da coprire, alla peggio lo smaltimento sarà problematico. 🙂

  2. 15
    LUIGI GALLY says:

    Sono andato a vedere i dati della produzione Italiana del solare. Terna dichiara che L’Italia é la prima al mondo con 8,7% di produzione netta sul totale prodotto, seguono Grecia e Germania al 7%.  Mediamente un impianto solare di 3Kw di potenza produce al Nord d’Italia 3600Kwh e al sud 5000 Kwh.  A casa mia consumo mediamente 5000Kwh anno e ne produco leggermente di piu’. Inoltre in California dove il solare é molto sviluppato l’enel Italia sta costruendo 3 impianti di accumulo.

  3. 14
    LUIGI GALLY says:

    Paolo non so dove prendi le tue statistiche, sul tetto di casa mia ho dei pannelli solari di 3Kw di potenza. Io produco piu’ di quello che consumo, l’energia prodotta viene immessa nella rete e. n., se tutti i tetti delle case avessero dei pannelli fotovoltaici non occorrerebbe trasportare l’energia. Il problema sarebbe quello di accumularla in quanto l’energia prodotta sarebbe troppa ecco perchè Jeremy Rifkin prevede che nel prossimo futuro l’energia sarà quasi gratuita. Il nucleare in Francia sta diventando un grave problema in quanto a breve bisognerà recuperare una ventina di centrali nucleari. A quali costi non si sa. Attualmente nella Marna si stanno spendendo una quarantina di miliardi per stoccare i rifiuti nucleari attuali. Le centrali ormai sono vecchie si devono spegnere; Il problema é talmente grande che si rimanda con grossi rischi sulla sicurezza dei cittadini.

    LUIGI

  4. 13
    paolo panzeri says:

    Una precisazione.
    Con la tecnologia attuale se si coprisse tutta l’Italia compreso il mare costiero con dei pannelli solari e stessimo all’ombra o quasi, non si riuscirebbe a coprire più del 12-13% del fabbisogno elettrico nazionale.
    L’investimento superiore ai 100 miliardi di euro che è stato fatto in questi anni ora è quasi bloccato, è servito a poco, forse solo a qualcuno… con tutti quei soldi si potevano costruire parecchie centrali termiche e risolvere il nostro problema energetico senza importare energia… 5 manovre economiche… e Rubbia (il fisico con il Nobel) che aveva proposto centrali solari termiche era stato bocciato appena prima di iniziare coi pannelli e a Catania si è costruita un’azienda per costruirli, ma si sono acquistati in oriente … “Se sta sempre a pappà”.
    Peccato

  5. 12
    LUIGI GALLY says:

    Devo aggiungere un concetto poco conosciuto. Non esiste attualmente una tecnologia che permette di interrare le linee A.T.( Dicesi linee A.T.  380KV et 220KV ) Nelle grandi città o nelle zone ad alta intensità abitativa dove non si puo’ transitare per via aerea, le Linee A.T. sono interrate in gallerie ispezionabili con attrezzature meccaniche,  per piccoli tratti, in quanto i costi aumentano di cento volte

  6. 11
    LUIGI GALLY says:

    Leggere diametro conduttori 50mm, scusate

  7. 10
    LUIGI GALLY says:

    Ho lavorato in Terna tutta la mia vita, mi occupavo di progettazione di Linea A.T. L’impatto ambientale di queste linee é enorme: ci sono pali nel 380KV che hanno una fondazione 12mt x 12mt con oltre 100mc di cemento armato con conduttori trinati di oltre 500mm di diametro a conduttore e possono avere due o tre terne di conduttori trinati. Un palo puo’ pesare anche 500 t.; l’h. puo’ arrivare anche a 50mt al primo conduttore, quindi la corda di guardia a 70mt. dal suolo Il lavoro di messa in opera di un palo del genere é molto simile alla costruzione di un fabbricato urbano. Vi lascio immaginare cosa vuol dire in termini di sbancamento e di trasporto a 3000mt un opera del genere.  Leggete Jeremy Rifkin le reti elettriche intelligenti nell’era del fotovoltaico.  In Italia oramai produciamo il 50% di energia elettrica rinnovabile, queste linee A.T. non sono piu’ necessarie.

    LUIGI

     

  8. 9
    Fabio Bertoncelli says:

    Lo scempio ambientale riguarda la vista desolante che deve sopportare chi si trovi a passare per quelle valli e chi abita in quelle valli.

    Lo scempio ambientale rovina le emozioni e il ricordo di chi si trovi a passare per quei monti.

    Non è cosa da poco: tutti noi avremmo mai scelto casa sotto il ponte di Genova? A prescindere dal crollo che ne è seguito, anche quello è stato uno scempio ambientale.

     

    Nel mezzo dell’oceano galleggia una distesa di rifiuti di plastica, che si estende per migliaia di chilometri quadrati . Quello scempio ambientale colpisce la vista e rovina l’esperienza di chi si trovi a navigare in quelle acque (oltre a uccidere gli animali che vi nuotano).

  9. 8
    andrea dolci says:

    Non ho capito a parte l’aspetto paesaggistico quale sarebbe lo scempio ambientale.

  10. 7
    Christian T. says:

    Reclus scriveva

    Ci scostiamo con ripugnanza dall’ingegnere che deturpa la natura imprigionando una cascata in tubi di ghisa e dal boscaiolo californiano che abbatte un albero di quattromila anni e di cento metri di altezza per mostrarne i cerchi nelle fiere o nelle mostre.
    La bruttezza nelle persone, nelle azioni, nella vita, nella natura circostante: ecco il nemico per eccellenza. Diventiamo belli noi stessi, e rendiamo belle le nostre vite!

    lo scriveva nel 1901…

  11. 6
    Paolo panzeri says:

    Bello il paragonare la trasmissione dell’energia elettrica con lo smaltimento dei rifiuti. Una è la forma disponibile di energia più pura (e costosa) che si conosca, l’altro è il risultato della nostra esistenza materiale. Brava CINZIA! O no?

  12. 5
    cinzia says:

    io invece farei una legge per far passare gli elettrodotti solo sulla testa di quelli che scrivono queste cavolate, che sono poi i primi che quando, ad esempio, gli fanno la discarica a 2 km da casa, fanno i picchetti per impedirlo.

    facile svendere il territorio degli altri.

     

     

  13. 4
    Carlo Pucci says:

    Gli elettrodotti su pali sono roba preistorica. Gli elettrodotti, seppur necessari, vanno interrati.

  14. 3
    Matteo says:

    io farei anche una legge per cui possono comprare solo macchine da 50 km e fornirei loro al massimo 1 m di acqua…

  15. 2
    anti ipocriti opportunisti says:

    Lo stato italiano potrebbe imporre ai distributori di energia elettrica di fornire solo 1.5 Kw di elettricità a tutti quelli che si oppongono alla costruzione degli elettrodotti e a tutti quelli che non han voluto le centrali nucleari qui da noi, e usare anche una tariffa più alta con quelli che vivono con l’aria condizionata in casa e con i proprietari di auto elettriche.

  16. 1
    alberto paleari says:

    Finora ci siamo concentrati sui disastri che Interconnector farà in Formazza e alta Ossola ma saranno coinvolti anche i luoghi e gli abitanti che si trovano lungo tutto il suo percorso fino a Milano. Per esempio io abito sul lago Maggiore e anche da qui passeranno i suoi tralicci. Anche per questo vorrei chiedere a tutti coloro che abitano sul percorso dell’elettrodotto di partecipare alle manifestazioni di protesta di “Salviamo il paesaggio Valdossola”. Fermiamolo alla  nascita. Se Interconnector parte chi lo ferma più?

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