Introduzione a “Factfulness” – 2

Introduzione a Factfulness – 2 (2-2)
(Perché amo il circo)
di Hans Rosling

spessore4, impegno2, disimpegno2

(continua da http://www.gognablog.com/introduzione-a-factfulness-1/)

Perché non battiamo gli scimpanzé?
Come possono così tante persone sbagliare così tante risposte? Com’è possibile che la maggior parte si riveli più impreparata degli scimpanzé, con risultati addirittura peggiori di quelli che si ricaverebbero da risposte casuali?

A metà anni Novanta, quando ebbi il mio primo fugace incontro con questa ignoranza abissale, esultai. Avevo appena iniziato a tenere un corso di salute globale al Karolinska Institutet in Svezia ed ero un po’ nervoso. Gli studenti erano incredibilmente svegli; forse sapevano già tutto ciò che avevo da insegnare? Fu un enorme sollievo scoprire che conoscevano il mondo meno degli scimpanzé.

Tuttavia, più mettevo alla prova le persone, più riscontravo un’ignoranza diffusa, non solo tra i miei studenti, ma ovunque. Trovai deprimente e allarmante che il pubblico distorcesse la realtà in quel modo. Quando usate il Gps in auto, è fondamentale che inseriate le informazioni giuste. Se aveste l’impressione che il navigatore vi dia indicazioni su una città diversa da quella in cui siete, non vi fidereste, perché sareste certi di finire nel posto sbagliato. Dunque come potevano i policy makers e i politici risolvere i problemi del mondo se si basavano su fatti errati? Come potevano gli imprenditori prendere decisioni assennate per le loro aziende se la loro concezione del mondo era distorta? E come poteva la persona comune sapere per quali questioni stressarsi o preoccuparsi?

Decisi di fare qualcos’altro oltre a sondare le conoscenze e a smascherare l’ignoranza. Mi ripromisi di provare a capirne le ragioni. Perché l’ignoranza sul mondo era così diffusa e tenace? Tutti prendiamo un abbaglio di tanto in tanto anch’io, lo ammetto, ma come potevano così tante persone sbagliare così tante risposte? Perché così tanti partecipanti ottenevano punteggi inferiori a quelli degli scimpanzé?

Foto: Rob Elliott/AFP/Getty Images

Una sera, lavorando all’università fino a tardi, ebbi un’illuminazione. Mi resi conto che il problema non poteva essere la semplice mancanza di conoscenze, perché quest’ultima avrebbe dato risposte casualmente sbagliate – risposte da scimpanzé – anziché sistematicamente sbagliate, peggiori di quelle che avrei ottenuto dalla casualità e dagli scimpanzé. Soltanto una «conoscenza» attivamente sbagliata può dare risultati così sconfortanti.

Evviva! Trovato! Ero alle prese – o almeno, così pensai per anni – con un problema di aggiornamento: i miei studenti, e tutti coloro che si erano sottoposti al test nel corso degli anni, avevano delle conoscenze, ma erano antiquate, spesso risalenti a decenni prima. Le persone avevano una visione del mondo databile all’epoca in cui i loro insegnanti avevano lasciato la scuola.

Dunque, per sradicare l’ignoranza – o almeno, così conclusi – dovevo aggiornare le conoscenze del pubblico e, per tarlo, dovevo creare materiali didattici migliori, che esponessero i dati più chiaramente. Dopo che ebbi parlato delle mie difficoltà con Anna e Ola durante una cena di famiglia, entrambi si misero all’opera creando grafici animati. Viaggiai per il mondo con questi eleganti strumenti educativi. Mi aprirono le porte dei Ted Talks a Monterey, a Berlino e a Cannes, dei consigli d’amministrazione di multinazionali come Coca-Cola e Ikea, di banche internazionali e fondi speculativi, e persino del Dipartimento di Stato americano. Ero entusiasta di usare i grafici animati per mostrare ai miei ascoltatori come il mondo fosse cambiato. Mi divertivo un sacco dicendo loro che erano re nudi, che non sapevano nulla della realtà. Volevamo installare in tutti la versione aggiornata della visione obiettiva del mondo.

A poco a poco, tuttavia, ci accorgemmo che c’era dell’altro. L’ignoranza che continuavamo a osservare non era solo un problema di aggiornamento. Non si poteva risolvere con semplici animazioni di dati o con strumenti didattici più efficaci. Infatti, mi resi tristemente conto, anche coloro che apprezzavano le mie conferenze non le ascoltavano davvero. Forse si lasciavano ispirare per un attimo, ma rimanevano prigionieri della vecchia concezione del mondo negativa. Le nuove idee non attecchivano, punto e basta. Anche subito dopo le presentazioni, udivo partecipanti esporre convinzioni sulla povertà o sulla crescita demografica di cui avevo appena dimostrato l’erroneità con i fatti. Stavo per gettare la spugna.

Perché la visione drammatica del mondo era così tenace? La colpa poteva essere dei media? Naturalmente presi in considerazione tale ipotesi. Però non era questa la risposta. Certo, i media hanno il loro peso, di cui parlerò più avanti, ma non dobbiamo trasformarli in cattivi da pantomima. Non risolveremo il problema subissandoli di fischi.

Bill Gates al World Economic Forum

Il momento decisivo arrivò nel gennaio del 2015, durante il World Economie Forum nella piccola ed elegante cittadina svizzera di Davos.Mille dei leader politici ed economici, imprenditori, ricercatori, attivisti, giornalisti tra i più potenti e autorevoli del mondo, e persino molti alti funzionari dell’ONU, avevano fatto la fila per assistere alla principale sessione sullo sviluppo socioeconomico sostenibile. Oratori: io, Bill e Melinda Gates. Scrutando la sala mentre salivo sul palco, notai diversi capi di Stato e un ex segretario generale dell’Onu. Vidi leader di organizzazioni delle Nazioni Unite, dirigenti di multinazionali importanti e giornalisti televisivi.

Stavo per fare al pubblico tre domande fattuali – sulla povertà, sulla crescita demografica e sui tassi di vaccinazione – ed ero un fascio di nervi. Se gli ascoltatori avessero saputo le risposte, le altre diapositive, destinate a rivelare platealmente la loro ignoranza e i dati corretti, sarebbero andate a farsi benedire.

Mi ero preoccupato senza motivo. In effetti, quegli spettatori internazionali di alto livello, che nei giorni successivi avrebbero discusso a più non posso sul mondo, erano più preparati del pubblico generico sulla povertà. Un sorprendente 61 per cento azzeccò la prima risposta, ma negli altri due interrogativi – quelli sulla crescita demografica futura e sulla disponibilità dell’assistenza sanitaria di base – ottennero risultati peggiori di quelli degli scimpanzé. Quelle erano persone che avevano accesso agli ultimissimi dati e a consulenti in grado di aggiornarle continuamente, dunque la loro ignoranza non si poteva imputare a una concezione antiquata del mondo. Anche loro, tuttavia, travisavano la realtà. Dopo Davos mi fu tutto più chiaro.

Gli istinti drammatici e la visione iperdrammatica del mondo
È così che è nato questo libro. Vuole condividere con voi le conclusioni cui arrivai – maturate dopo anni passati a insegnare una concezione del mondo basata sui fatti e ad ascoltare come le persone interpretino erroneamente la realtà anche quando ce l’hanno sotto il naso – spiegando perché molti, dal pubblico generico a esperti assai colti e intelligenti, ottengano valori più bassi di quelli degli scimpanzé nelle domande fattuali (vi dirò anche come rimediare).

Pensate al mondo. Guerre, violenza, calamità naturali, catastrofi provocate dall’uomo, corruzione. Le cose vanno male, e sembrano destinate a peggiorare, giusto? I ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri; il numero degli indigenti continua ad aumentare; e, se non adottiamo misure drastiche, presto esauriremo le risorse. O almeno, questa è l’immagine che quasi tutti gli occidentali vedono nei media e si imprimono nella mente. Io la chiamo visione iperdrammatica del mondo, una concezione stressante e ingannevole.

In realtà, la stragrande maggioranza della popolazione mondiale vive da qualche parte a metà strada della scala di reddito. Forse questi individui non appartengono al classico ceto medio, ma non vivono in povertà estrema. Le loro bambine vanno a scuola, i loro figli vengono vaccinati. Queste persone vivono in famiglie con due bambini e vogliono andare all’estero in vacanza, non da rifugiati. Passo dopo passo, anno dopo anno, il mondo migliora. Non da ogni singolo punto di vista ogni singolo anno, ma in generale sì. Nonostante le enormi difficoltà abbiamo fatto progressi straordinari. Questa è la visione basata sui fatti.

È la concezione iperdrammatica a orientare il pubblico verso le risposte più pessimiste e più negative alle mie domande. Le persone si riferiscono costantemente e intuitivamente alla propria visione della realtà quando ragionano, fanno ipotesi o si informano sul mondo. Perciò, se la vostra concezione è sbagliata, farete sistematicamente supposizioni sbagliate. Questa concezione iperdrammatica, tuttavia, non dipende solo dalle conoscenze obsolete, come credevo una volta. Anche coloro che hanno accesso alle informazioni più aggiornate interpretano male il mondo, e sono convinto che non sia colpa dei media malvagi, della propaganda, delle notizie false o dei fatti errati.

Un’esperienza ultradecennale – acquisita sia tenendo conferenze sia verificando e ascoltando i modi in cui le persone interpretano erroneamente i fatti anche quando li hanno sotto il naso – mi ha portato a concludere che la visione iperdrammatica del mondo è così difficile da sradicare perché dipende dal modo in cui il cervello funziona.

 

Il cervello umano è il prodotto di milioni di anni di evoluzione, e noi abbiamo istinti innati che permettevano ai nostri avi di sopravvivere in gruppetti di cacciatori e raccoglitori. Spesso il cervello salta a conclusioni frettolose senza pensarci troppo, abitudine che in passato ci aiutava a evitare i pericoli immediati. Ci interessiamo ai pettegolezzi e alle storie drammatiche, che un tempo erano l’unica fonte di notizie e di informazioni utili. Siamo golosi di zuccheri e di grassi, che anticamente erano indispensabili fonti di energia quando il cibo scarseggiava. Abbiamo molti istinti che erano preziosi millenni fa, ma ora viviamo in un mondo ben diverso.

Oggi il desiderio di zuccheri e grassi fa dell’obesità uno dei più gravi problemi sanitari del pianeta. Dobbiamo educare i nostri figli, e noi stessi, a stare lontani da dolci e patatine. Allo stesso modo, la prontezza del cervello e l’insaziabile voglia di drammaticità – l’istinto drammatico – generano idee sbagliate e una visione iperdrammatica del mondo.

Non fraintendetemi. Abbiamo ancora bisogno dell’istinto drammatico per dare significato alla realtà e arrivare alla fine della giornata. Se vagliassimo ogni stimolo e analizzassimo razionalmente ogni decisione, una vita normale sarebbe impossibile. Non dobbiamo rinunciare completamente agli zuccheri e ai grassi, e non dobbiamo farci asportare chirurgicamente le parti del cervello che governano le emozioni. Dobbiamo però imparare a tenere sotto controllo l’assunzione di drammaticità. Se lasciata a briglia sciolta, la fame di drammaticità passa il limite, impedendoci di vedere il mondo per quello che è e sviandoci in maniera pesante.

La Factfulness e la visione del mondo basata sui fatti
Questo libro è l’ultimissima battaglia della mia incessante guerra contro l’ignoranza globale devastante, il mio ultimo tentativo di lasciare un segno nel mondo: cambiare la mentalità della gente, calmare le paure irrazionali e reindirizzare le energie verso attività costruttive. Nelle battaglie precedenti mi sono armato di enormi serie di dati, di software illuminanti, di un vigoroso stile oratorio e di una baionetta svedese. Non è stato sufficiente, ma spero che questo volume lo sia.

Questi sono dati come non ne avete mai conosciuti: dati come terapia, conoscenze come fonte di serenità mentale. Perché il mondo è meno drammatico di quanto sembri.

La Factfulness, come una dieta sana e l’esercizio fisico regolare, può e deve diventare parte della vostra vita di tutti i giorni. Iniziate a praticarla, e riuscirete a sostituire la visione iperdrammatica del mondo con una concezione basata sui fatti. Interpreterete correttamente la realtà senza impararla a memoria. Prenderete decisioni migliori, riconoscerete pericoli e possibilità concreti, ed eviterete di stressarvi costantemente per le ragioni sbagliate.

Vi insegnerò a identificare le storie iperdrammatiche e vi fornirò alcuni strumenti di pensiero per controllare l’istinto drammatico. Allora sarete in grado di correggere le idee errate, di adottare una visione del mondo basata sui fatti e di battere gli scimpanzé, sempre.

Hans Rosling

Torniamo al circo
Ogni tanto, alla fine delle conferenze, mi infilo una spada in gola per dare una dimostrazione pratica di come l’apparentemente impossibile sia possibile. Prima di questa esibizione circense metto alla prova la conoscenza fattuale degli ascoltatori sul mondo. Dimostro loro che la realtà è ben diversa da come pensano, che molti dei presunti cambiamenti inattuabili si sono già attuati. Ce la metto tutta per stuzzicare la loro curiosità su cosa sia possibile, sottolineando la differenza rispetto alle loro convinzioni e alle informazioni diffuse ogni giorno dai notiziari.

Faccio il numero della spada perché voglio che gli spettatori capiscano quanto possano essere erronee le loro intuizioni e come, benché sembri impossibile, il contenuto della conferenza – tanto la mia esibizione quanto le precedenti diapositive sul mondo – corrisponda alla verità pur essendo in conflitto con i loro preconcetti.

Vorrei che le persone, una volta compresi i loro errori, non provassero imbarazzo, bensì lo stupore infantile, l’ispirazione e la curiosità che mi pervadevano al circo, e che mi pervadono tuttora quando scopro di essermi sbagliato: «Wow, come diavolo è possibile?».

Questo è un libro sul mondo e su come è davvero. È anche un libro su di voi e sulle ragioni per cui (come quasi tutte le persone che ho conosciuto) non vedete la realtà per quella che è. Spiega in che modo rimediare e dunque sentirvi più positivi, meno stressati e più ottimisti quando uscite dal tendone del circo e tornate alla realtà.

Perciò, se tenete di più ad avere una visione corretta delle cose che a vivere ancora nella vostra bolla di sapone, se siete disposti a modificare la vostra concezione del mondo, se siete pronti a sostituire la reazione istintiva con il pensiero critico, e se vi sentite umili, curiosi e impazienti di lasciarvi stupire, continuate a leggere.

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Introduzione a “Factfulness” – 2 ultima modifica: 2019-01-22T04:21:30+00:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Introduzione a “Factfulness” – 2”

  1. 2
    paolo panzeri says:

    Allegro, ma non troppo
    Lo consiglio a che cerca di capire perché l’uomo sia così.
    Da poco tempo aggiungo anche l’effetto Dunning-Kruger.

  2. 1
    lorenzo merlo says:

    La raccolta dei dati non è univoca. Essa, come i cosiddetti fatti, sono intrisi di noi stessi e indipendentemente da interessi e faziosità.

    La realtà con la quale ci confrontiamo, è una narrazione di essa che facciamo a noi stessi.

    Ma anche noi stessi siamo la narrazione che ci facciamo. E nuovamente, indipendentemente da maschere e bugie volontariamente poste a proteggere il nostro ideale di noi stessi.

    ——

    Cambiando registro, qui sotto un titolo di Repubblica.it* di oggi:
    Chi sono i 26 supermiliardari ricchi quanto la metà più povera del pianeta
    Una manifestazione contro il World Economic Forum a Berna, 19 gennaio 

    I dati del dossier sulle disuguaglianze globali sono spietati: il patrimonio dei signori del mondo cresce (+1,2%), mentre la condizione dei disperati peggiora (-11%). E in poco meno di 30 si spartiscono un reddito pari a quello di 3,8 miliardi di persone.

    * https://www.repubblica.it/cronaca/2019/01/21/news/i_26_piu_ricchi_del_mondo-217128987/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T1

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