Introduzione a “Factfulness” – 1

Introduzione a Factfulness – 1 (1-2)
(Perché amo il circo)
di Hans Rosling

spessore 4, impegno 3, disimpegno 3

Amo il circo. Amo guardare il giocoliere che lancia in aria le motoseghe urlanti, o il funambolo che esegue dieci salti mortali di fila. Amo la suspense, lo stupore e la gioia che provo quando assisto all’apparentemente impossibile.

Da bambino, il mio sogno era diventare un artista circense. Quello dei miei genitori, tuttavia, era che ricevessi la buona istruzione di cui loro non avevano mai beneficiato. Così ho studiato medicina.

Un pomeriggio, all’università, durante una noiosissima lezione sul funzionamento della gola, il professore spiegò: «Se qualcosa resta incastrato all’interno, si può raddrizzare il passaggio spingendo avanti l’osso del mento». Per fare un esempio ci mostrò la radiografia di una mangiatrice di spade in azione.

Ebbi un’illuminazione. Il mio sogno non era sfumato! Qualche settimana prima, mentre studiavo i riflessi, avevo scoperto che riuscivo a infilarmi le dita nella gola più in fondo di tutti i miei compagni di corso senza avere i conati di vomito. All’epoca non mi ero sentito troppo orgoglioso: non la consideravo una capacità importante. Ora, tuttavia, ne intuii il valore, e d’un tratto il mio sogno infantile riprese vita. Decisi di fare il mangiatore di spade.

I tentativi iniziali non furono incoraggianti. Non avevo una spada, così ripiegai su una canna da pesca ma, per quante prove facessi davanti allo specchio del bagno, l’asta scendeva di due centimetri e mezzo e poi si incastrava. Alla fine, per la seconda volta, rinunciai al mio sogno.

 

Tre anni dopo ero un tirocinante in un vero reparto ospedaliero. Tra i miei primi pazienti ci fu una signora anziana con una tosse insistente. Chiedevo sempre che lavoro facessero i miei malati, nell’eventualità che fosse rilevante, e saltò fuori che era una mangiatrice di spade. Immaginate la mia sorpresa quando scoprii che era la stessa della radiografia! Le raccontai dei miei esperimenti con la canna da pesca. «Dottore» replicò «non sa che la gola è piatta? Ci può infilare solo oggetti piatti. E per questo che usiamo le spade».

Quella sera, dopo il lavoro, trovai un mestolo con il manico piatto e diritto, e ricominciai immediatamente a esercitarmi. Ben presto riuscii a introdurlo tutto in gola. Ero entusiasta, ma il mio sogno non era fare il mangiatore di mestoli. L’indomani misi un annuncio sul giornale locale e poco dopo mi procurai ciò di cui avevo bisogno: una baionetta dell’esercito svedese risalente al 1809. Mentre me la facevo scivolare in gola, mi sentii sia profondamente orgoglioso del mio successo sia contento di aver trovato un modo così geniale per riciclare le armi.

Il lavoro dei mangiatori di spade ha sempre confermato come l’apparentemente impossibile sia possibile, e ispirato gli esseri umani a guardare oltre l’ovvio. Di tanto in tanto do una dimostrazione di questa antica arte indiana alla fine delle mie conferenze sullo sviluppo globale. Salto su un tavolo e mi tolgo la camicia a scacchi da professore universitario, rivelando un gilè nero decorato da un fulmine di paillettes dorate. Chiedo silenzio assoluto e, al ritmo vorticoso di un tamburo rullante, mi infilo lentamente la baionetta in gola. Allargo le braccia. Il pubblico va in visibilio.

Mettetevi alla prova
Questo libro parla del mondo e di come lo interpretate. Dunque perché iniziare dal circo? E perché concludere una conferenza esibendosi con un gilè luccicante? Ve lo spiegherò tra poco. Prima, però, vorrei che metteste alla prova la vostra conoscenza della realtà. Prendete carta e penna e rispondete alle seguenti tredici domande fattuali.

  1. Attualmente, nei Paesi a basso reddito di tutto il mondo, quante bambine finiscono la scuola primaria?
    ? A: 20 per cento
    ? B: 40 per cento
    ? C: 60 per cento
  1. Dove vive la maggior parte della popolazione mondiale?
    ? A: in Paesi a basso reddito
    ? B: in Paesi a medio reddito
    ? C: in Paesi ad alto reddito
  1. Negli ultimi vent’anni, la proporzione della popolazione mondiale che vive in condizioni di povertà estrema:
    ? A: è quasi raddoppiata
    ? B: è rimasta più o meno invariata
    ? C: si è quasi dimezzata
  1. Qual è l’attuale aspettativa di vita a livello mondiale?
    ? A: 50 anni
    ? B: 60 anni
    ? C: 70 anni
  1. Oggi, sul pianeta, ci sono 2 miliardi di bambini tra 0 e 15 anni. Quanti ce ne saranno nel 2100, secondo le Nazioni Unite?
    ? A: 4 miliardi
    ? B: 3 miliardi
    ? C: 2 miliardi
  1. L’ONU prevede che entro il 2100 la popolazione mondiale aumenterà di altri 4 miliardi di persone. Qual è la ragione principale?
    ? A: ci saranno più bambini (meno di 15 anni)
    ? B: ci saranno più adulti (tra 15 e 74 anni)
    ? C: ci saranno più anziani (da 75 anni in su)
  1. Com’è cambiato, nell’ultimo secolo, il numero annuale di decessi dovuti a calamità naturali?
    ? A: è più che raddoppiato
    ? B: è rimasto pressoché invariato
    ? C: si è più che dimezzato
  1. Oggi la popolazione mondiale ammonta a circa 7 miliardi. Quale carta geografica rispecchia meglio la loro distribuzione? (Ciascuna figura rappresenta 1 miliardo di persone.)

  2. Attualmente, nel mondo, quanti bambini di 1 anno sono stali vaccinati contro qualche malattia?
    ? A: 20 per cento
    ? B: 50 per cento
    ? C: 80 per cento
  3. In media, sul pianeta, i trentenni uomini frequentano la scuola per dieci anni. Per quanti anni vanno a scuola le donne della stessa età?
    ? A: 9 anni
    ? B: 6 anni
    ? C: 3 anni

    11. Nel 1996 la tigre, il panda gigante e il rinoceronte nero erano considerati in via d’estinzione. Quante di queste tre specie si trovano oggi in pericolo ancora più grave?
? A: tutte e tre
? B: una
? C: nessuna

  1. Quante persone al mondo hanno un qualche accesso all’elettricità?
    ? A: 20 per cento
    ? B: 50 per cento
    ? C: 80 per cento

13.1 climatologi internazionali ritengono che, nel prossimo secolo, la temperatura media:
? A: salirà
? B: resterà invariata
? C: diminuirà

Ecco le soluzioni:
1: C; 2: B; 3: C; 4: C; 5: C; 6: B; 7: C; 8: A; 9: C; 10: A; 11: C; 12: C; 13: A

Assegnate un punto a ogni risposta esatta e scrivete il totale su un foglio.

Gli scienziati, gli scimpanzé e voi
Com’è andata? Avete fatto molti errori? Avete tirato a indovinare spesso? Se sì, fatemi dire due cose per consolarvi.

Primo, quando avrete finito questo libro, ve la caverete molto meglio. Non perché vi avrò costretti a sedervi e a memorizzare una sfilza di statistiche internazionali (sono un docente di salute globale, ma non sono pazzo), bensì perché avrò condiviso con voi una serie di semplici strumenti di pensiero che vi aiuteranno a interpretare correttamente il quadro generale e a capire meglio come funziona il mondo, senza dover conoscere tutti i dettagli.

Secondo, se avete fatto una figuraccia nel test, siete in ottima compagnia. Negli ultimi decenni ho rivolto centinaia di domande analoghe su povertà e ricchezza, crescita demografica, nascite, morti, istruzione, salute, generi sessuali, violenza, energia e ambiente – schemi e tendenze globali di base, insomma – a migliaia di persone in tutto il pianeta. I test non sono complicati e non ci sono domande trabocchetto. Uso solo fatti ben documentati e incontestati. Eppure la maggior parte degli interpellati prende degli incredibili abbagli.

La domanda 3, per esempio, riguarda l’evoluzione della povertà estrema. Negli ultimi vent’anni, la proporzione della popolazione mondiale che vive in questa condizione si è dimezzata. È un dato che lascia stupefatti. Lo considero il cambiamento più importante che si sia verificato sul pianeta da quando sono nato. E anche un fatto molto elementare da conoscere riguardo alla vita sulla Terra. Eppure le persone non lo conoscono. In media, solo il 7 per cento – meno di un partecipante su dieci! – dà la risposta giusta.

(Sì, ho parlato più volte della riduzione della povertà mondiale sui media svedesi.)

Negli Stati Uniti, i Democratici affermano spesso che i Repubblicani ignorano i fatti e viceversa. Se ciascuno schieramento misurasse le proprie conoscenze anziché puntare il dito contro i rivali, forse diventerebbero tutti più umili. Quando abbiamo svolto il sondaggio negli Stati Uniti, solo il 5 per cento ha azzeccato la risposta. Il restante 95 per cento, a prescindere dall’orientamento politico, pensava che il tasso di povertà estrema non fosse variato negli ultimi vent’anni o, peggio ancora, che fosse raddoppiato, ossia l’esatto contrario di ciò che è successo.

Facciamo un altro esempio: la domanda 9, quella sulle vaccinazioni. Oggi quasi tutti i bambini del mondo vengono vaccinati. Incredibile. In altre parole, la stragrande maggioranza degli esseri umani attualmente in vita ha accesso all’assistenza sanitaria moderna di base. La maggior parte del pubblico, tuttavia, non lo sa. In media, solo il 13 per cento dà la risposta corretta.

L’86 per cento degli interpellati dà invece la risposta giusta all’ultima domanda, quella sul cambiamento climatico. In tutti i Paesi ricchi in cui abbiamo testato le conoscenze del pubblico con sondaggi online, la maggioranza sa che i climatologi prevedono un aumento delle temperature. Nel giro di qualche decennio, i risultati degli studi scientifici si sono trasmessi dal laboratorio al pubblico, dando un importante esempio di sensibilizzazione efficace.

Cambiamento climatico a parte, tuttavia, per le altre dodici domande è sempre la stessa storia di ignoranza abissale (termine con cui non mi riferisco alla stupidità, o a qualunque altra cosa intenzionale, bensì alla semplice mancanza di conoscenze corrette). Nel 2017 abbiamo chiesto a quasi dodicimila persone in quattordici Paesi di rispondere ai nostri quesiti. Hanno totalizzato, in media, solo due risposte esatte su dodici. Nessuno ha superato il test a pieni voti, e solo un partecipante (in Svezia) ne ha indovinate undici. Un allarmante 15 per cento ha ottenuto un punteggio pari a zero.

Pensate forse che i più bravi siano stati i soggetti più istruiti? O quelli più interessati agli argomenti in questione? Di sicuro una volta ne ero convinto anch’io, ma sbagliavo. Ho intervistato persone di tutto il pianeta e di tutte le estrazioni sociali: studenti di medicina, insegnanti, docenti universitari, scienziati illustri, consulenti finanziari, dirigenti di multinazionali, giornalisti, attivisti e persino decisori politici esperti. Individui molto colti, dunque, con una profonda curiosità verso il mondo. Ebbene, quasi tutti – una preoccupante maggioranza, oserei dire – sbagliano la maggior parte delle risposte. Alcuni di questi gruppi ottengono risultati ancora più deludenti di quelli del pubblico generico; tra i punteggi più spaventosi figurano quelli di premi Nobel e ricercatori medici. Non è questione di intelligenza. Sembra che tutti abbiano una visione disastrosamente errata del mondo.

Non solo disastrosamente, ma anche sistematicamente errata. In altre parole, questi risultati non sono casuali. Sono peggio che casuali: più scoraggianti di quelli che otterrei se gli interpellati non avessero la minima conoscenza.

Immaginate che vada allo zoo per testare le domande sugli scimpanzé. Supponete che porti con me un’enorme quantità di banane – ciascuna contraddistinta da una A, da una B o da una C – e che le lanci nella gabbia degli scimpanzé. Poi mi metto davanti alla gabbia, leggo ogni quesito con voce forte e chiara e annoto, a mo’ di «risposta», la lettera sulla banana che uno degli esemplari decide di mangiare subito dopo.

Se lo facessi (non lo farei mai, ma è tanto per fare un’ipotesi), gli scimpanzé, scegliendo a casaccio, batterebbero di gran lunga gli esseri umani istruiti ma illusi che si sottopongono al test. Per pura combinazione, gli animali totalizzerebbero il 33 per cento in ciascun interrogativo con tre risposte, o quattro punti su dodici nell’intero questionario. Ricordate che le persone ne ottengono, in media, soltanto due.

Per di più, gli errori degli scimpanzé si dividerebbero equamente tra le due risposte sbagliate, mentre quelli degli esseri umani tendono ad andare tutti nella stessa direzione. Ogni gruppo di partecipanti pensa che il mondo sia più spaventoso, più violento e più irrecuperabile – in breve, più drammatico – di quanto sia in realtà.
(continua)

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Introduzione a “Factfulness” – 1 ultima modifica: 2019-01-21T04:56:28+01:00 da GognaBlog

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