La bandiera sparita

La bandiera sparita
di Francesco Dal Mas
(da Corriere delle Alpi, 11 e 12 giugno 2017)

11 giugno. Marmotte, galli forcello e pernici bianche ringraziano. Gli ambientalisti li hanno salvati, almeno nella giornata di ieri (10 giugno, NdR), dal rombo dei 55 quad che sono stati costretti a cambiare itinerario rispetto al programma. Sono saliti al Col Margherita anziché per la Val Fredda e la Forca Rossa. Qui, infatti, stazionava il popolo di Mountain Wilderness, CAI, SAT centrale, SAT di Moena, SAT Rovereto, Lia da Mont e Lia Natura Y Usansez, insieme al presidente di MW Carlo Alberto Pinelli, ai consiglieri nazionali e al vicepresidente Giancarlo Gazzola. Con una raccomandazione da parte delle forze dell’ordine a questo popolo: «Non usate megafoni».


«Ma per non disturbare gli animali o per far meglio ascoltare i motori dei quad?», si è chiesto polemico Gigi Casanova. Sta di fatto che un risultato i cento ambientalisti l’hanno ottenuto: far traslocare altrove, su e giù per le piste da sci anziché in mezzo ai pascoli e ai boschi, i ragni rampicanti.
La manifestazione si è svolta al confine tra il Veneto e la Provincia Autonoma di Trento. All’inizio della Val Fredda, circondati da un cospicuo nucleo di forze dell’ordine, gli ambientalisti hanno ribadito le motivazioni culturali e etiche per cui avevano promosso l’iniziativa, ovvero la necessità di non lasciare passare un precedente tanto grave. «Il percorso di piena trasparenza, durato diversi mesi nel tentativo di convincere le pubbliche amministrazioni a ritirare le autorizzazioni, viste le evidenti violazioni di leggi nazionali ed europee, non ha portato esito positivo», ha ricordato infatti Pinelli, che ha ringraziato le autorevoli adesioni ricevute (fra le quali la presidenza generale del CAI, quella del CAI Veneto e Triveneto, Legambiente, Lipu, WWF).
«Le associazioni ambientaliste e alpinistiche», ha spiegato Pinelli, «hanno deciso di lanciare un segnale pacifico ma inequivocabile per sottolineare il significato vero del rapporto tra l’essere umano e la montagna».


Gli organizzatori del raduno di quad hanno modificato il percorso per evitare l’incontro con gli ambientalisti. Probabilmente su indicazione di quelle forze dell’ordine che avevano sollecitato gli ambientalisti a rinunciare alla passeggiata e a concentrarsi in un unico sito, più controllabile. Alle 10.30 i quadisti sono saliti direttamente a Col Margherita lungo il versante trentino, invadendo le arene di canto del gallo forcello e della pernice bianca. Dall’altra parte si sono fiondati gli ambientalisti, per preservare una valle ancora più incontaminata, e quindi a rischio.
«La modifica del percorso», spiega Casanova, «ha permesso di salvare da notevole degradazione l’intero fragile versante della Val Fredda. Un successo che dimostra da un lato l’inadeguatezza delle amministrazioni locali e, dall’altro, la serietà e l’energia dei rappresentati della società civile».
La prossima settimana i dirigenti del movimento provvederanno ad una verifica degli eventuali danni provocati dal passaggio dei quad e, in ogni caso, procederanno alla denuncia alle Procure di Trento e di Belluno dei responsabili delle autorizzazioni. Mancherebbero determinati permessi, come quello relativo ai vincoli di incidenza ambientale.

12 giugno. La “bandiera di guerra” di Mountain Wilderness è stata conquistata dal “nemico”, i quadisti che l’hanno portata come un trofeo durante la corsa notturna sulle montagne di Falcade. Immaginarsi le polemiche che ne sono seguite e le denunce che pioveranno nei prossimi giorni.
MW, infatti, non intende perdonare l’affronto, soprattutto dopo aver visionato e fotografato ieri i percorsi compiuti dai “ragni”.
Ma andiamo con ordine. Moreno Tomaselli, anima del raduno dei quad, ha portato ieri gli appassionati in Val Gares per strade tranquille, anche se meno suggestive delle piste forestali percorse sabato sul Col Margherita.
Al popolo dei quad sono state aperte anche le porte del museo dedicato a papa Luciani, in piazza a Canale d’Agordo. Ma la giornata di ieri è stata contrassegnata anche dalle pesanti reazioni dei dirigenti MW alle “avventure” dei quadisti nella serata di sabato. Con una provocazione che ha lasciato interdetto il movimento ambientalista.


«I signori dei quad ci hanno rubato la bandiera verde, confezionata da una signora friulana e donata al movimento ancora vent’anni fa e l’hanno agitata come un trofeo di guerra» fa sapere Giancarlo Gazzola, portavoce del movimento ambientalista. Che siano stati i quadisti lo certifica su facebook uno di loro.
La bandiera, che era stata posizionata al parcheggio delle auto della Val Fredda, a significare il sito della manifestazione ambientalista di sabato mattina, è stata appesa all’antenna di un “ragno”, nel corso di una spedizione notturna.
«Nel filmato si vedono dei signori ridere sguaiatamente», evidenzia Luigi Casanova, presidente onorario di Mountain Wilderness «intorno al nostro vessillo, quasi a prendersi gioco dei numerosi ambientalisti che qualche ora prima erano riusciti a preservare la Val Fredda dall’assalto di questi “Attila”».
La bandiera era pregiata perché cucita a mano, veniva portata in tutte le manifestazioni, ogni anno anche in cima alla Marmolada; pertanto l’associazione ne chiede la restituzione. «Questo», aggiunge Casanova «dimostra la differenza di etica presente fra i due schieramenti che si sono contrapposti in questi giorni. Noi abbiamo obbedito anche a disposizioni che riteniamo prive di logica da parte delle autorità di pubblica sicurezza, come il divieto assurdo di adoperare il megafono. Loro, invece, sono usciti in notturna “arando” prati e boschi, come certificano i filmati, e per di più hanno sentito il bisogno di prendersi la nostra bandiera».
Gli ambientalisti, tra l’altro, vorrebbero sapere dalla questura e dai Comuni, se i cambiamenti di itinerario sono stati autorizzati e da chi. Infatti è in preparazione più di una denuncia. Abbondante la documentazione fotografica raccolta subito dopo i transiti sui prati e nei boschi; profonde le carreggiate lasciate da decine di quad. «Quando si manca di rispetto verso la natura e i beni comuni», conclude Casanova «si manca di rispetto anche verso i beni privati. Non importa se si tratta solo di una bandiera».

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La bandiera sparita ultima modifica: 2017-06-14T05:48:33+02:00 da GognaBlog

14 pensieri su “La bandiera sparita”

  1. 14
    Mountain Wilderness says:

    COMUNICATO STAMPA di MOUNTAIN WILDERNESS ITALIA
    Nuovo esposto – denuncia riguardo il raduno dei quad in Falcade, 10 e 11 giugno 2017
    Come anticipato da oltre un mese, tramite il Presidente Franco Tessadri, Mountain Wilderness ha inoltrato un nuovo esposto alle procure della Repubblica di Trento e Belluno che riguarda il raduno dei quad che si è tenuto nella valle del Biois il 10 e 11 giugno 2017.
    L’esposto è parte integrante e conseguenza del primo, datato 12 maggio. Con quel documento l’associazione sperava di portare i sindaci e i Servizi della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento ad un ravvedimento, a sospendere l’iniziativa o per lo meno ad avviare un confronto teso a discutere della qualità del turismo e delle prospettive di sviluppo sostenibile della montagna. Il silenzio delle istituzioni è stato clamoroso e infatti la manifestazione dei fuoristrada si è tenuta.
    A questo punto il pacchetto delle incongruenze, del mancato rispetto di normative europee, nazionali e regionali è di venuto un dato di fatto. Nell’esposto si evidenziano nel dettaglio i possibili reati che ricadono su chi ha autorizzato il raduno e ha permesso, tramite incredibili e illegittime deroghe, il mancato rispetto delle leggi. I reati ipotizzati sono il danneggiamento ambientale, omissione d’atti d’ufficio, mancato controllo, abuso di potere. In alcune di queste responsabilità ovviamente ricadono anche gli organizzatori dell’evento, anche per il solo e non trascurabile fatto di aver modificato il percorso e le tempistiche degli attraversamenti delle aree più delicate (Rete Natura 200 e ZPS, l’area SIC e ZPS IT3230043, il vincolo idrogeologico) senza rispettare alcune prescrizioni.
    Nell’esposto vengono:
    – ripresi i dettati specifici della Convenzione delle Alpi, in particolare del Protocollo Turismo, art. 15, laddove sta scritto che “le Parti contraenti si impegnano a definire una politica di controllo delle attività sportive all’aperto, particolarmente nelle aree protette, in modo da evitare effetti negativi per l’ambiente. Questo controllo può condurre, ove necessario, a vietarne la pratica. Le Parti contraenti si impegnano a limitare al massimo e, ove necessario, a vietare le attività sportive che comportano l’uso di motori […]”;
    – si fa diretto riferimento alla strategia complessiva di gestione del turismo adottata e deliberata dalla Fondazione Dolomiti UNESCO, modello B3, Mobilità sostenibile, laddove viene dichiarato che si debba procedere alla “armonizzazione delle norme sull’uso dei mezzi motorizzati (elicotteri – motoslitte – quad) per attività di pubblico servizio” e all’obiettivo B4 che afferma si debbano “Elaborare dei codici comportamentali per la pratica delle attività sportive all’aperto”;
    – ed ancora si fa riferimento al principio di precauzione sostenuto ormai in ogni campo dall’Unione Europea. In materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela perché “è fondata sui principi della precauzione e della tutela preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio di chi inquina paga”.
    Al di là di questi aspetti quadro fondamentali rimane il fatto che fin dal suo primo documento del 20 febbraio 2017, l’associazione ha svolto una azione preventiva, non violenta e trasparente nel tentativo di sollecitare le pubbliche amministrazioni al ritiro motivato delle autorizzazioni o quantomeno ad avviare un dialogo con tutte le associazioni ambientaliste e alpiniste contrarie alla manifestazione dei quad. L’azione odierna rivolta alla magistratura è quindi la conseguenza diretta dell’inerzia riscontrata, anche perché vi è l’aggravante che le violazioni delle leggi hanno avuto luogo nonostante questa nostra azione di informazione diffusa e dopo precise prese di posizione contrarie al raduno espresse dal CAI nazionale tramite il suo presidente avv. Torti, dal CAI del Veneto, dall’Alpenverein Südtirol, dalla SAT, dalla LIPU, dal WWF, da Legambiente, dalla LAC e altre associazioni che operano nel campo della difesa della natura e della dignità culturale della montagna.
    Nel documento l’associazione ha garantito alla magistratura la piena collaborazione da parte dei suoi dirigenti e soci nell’indagine, anche attraverso apporti di natura tecnica e specialistica.
    In conclusione in Mountain Wilderness rimane forte l’amarezza per quanto è avvenuto, per il silenzio da parte dei sindaci e dei Servizi della Regione Veneto e della Provincia Autonoma di Trento, per l’ostilità e la durezza dei commenti che abbiamo rilevato nei siti mediatici da parte di tanti partecipanti e sostenitori della attività motoristica diffusa su pascoli e alte quote delle montagne e delle Dolomiti, per l’assenza di sensibilità riscontrata negli amministratori della cosa pubblica. Rimane forte anche la delusione nei confronti della Fondazione Dolomiti UNESCO, spettatrice silenziosa di quanto avvenuto. Non meraviglia questo: i membri del Consiglio di Amministrazione della Fondazione rappresentanti la Regione Veneto, la provincia di Belluno e la provincia di Trento, da una parte approvano documenti di alto valore progettuale e poi sono gli stessi soggetti che nell’agire quotidiano, smentiscono con i fatti quanto hanno scritto. È evidente come ormai siano sempre più diffusi i dubbi sulla reale efficacia della Fondazione nel promuovere e sostenere un futuro di qualità delle Dolomiti e la difesa dello stesso patrimonio naturale e paesaggistico.

  2. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    I “quaddisti” sono incivili.
    Nessun dialogo con gli incivili.
    Nessun compromesso con gli incivili.
    Solo repressione.
    Punto.

  3. 12
    Luigi says:

    Il sig. Tomaselli racconta il falso. Del resto i suoi amici hanno fatto una figuraccia impadronendosi vigliaccamente della nostra bandiera (mia, cucita a mano 20 anni fa da una socia friulana. portata ovunque, sul Bianco, in Marmolada, nei parchi d’Abruzzzo…un simbolo quindi). La bandiera era legata ad un albero, chi l’ha rubata l’ha sfilata e ha lasciato a terra i cordoncini che la legavano. Nella notte è stata prima issata e poi portata come trofeo di guerra nel raid notturno che ha sconvolto ulteriormente boschi e pascoli, come dimostrano i filmati che abbiamo salvato da facebook prima che venissero cancellati. Non risulta nemmeno vero che abbiamo rifiutato il confronto. Al Tomaselli avevo scritto che per aprire un confronto MW doveva ricevere un atto di buona volontà (siamo a febbraio…) cioè la sospensione della manifestazione e in quel caso avremmo discusso apertamente. Dai profili dei quaddisti abbiamo invece ricevuto offese, idiozie, miseria culturale che purtroppo riporta la montagna a 50 anni fa. Questo è stato più deprimente che non il raduno dei quaddisti. Vuol dire che chi frequenta la montagna con i motori sotto al sedere nulla ha compreso del valore della montagna stessa e della sua complessità. E il Tomaselli ha solo lanciato falsità. proprio per questo i giornalisti lo hanno evitato. Che poi non è vero nemmeno questo: lo hanno cercato e lui li ha evitati, perfino in famiglia. Luigi Casanova

  4. 11
    Umberto says:

    Da queste parti qualcuno ha cominciato a difendere i terreni da visite di questo genere tirando dei fili acciaio sottili …

  5. 10
    Gabriella Vanzan says:

    Rivolgendomi a chi, tra voi, ha più dimestichezza di me in materia legale, mi chiedo se nell’evento di Falcade (che a quanto ho capito ha cadenza annuale) non si possa ravvisare una violazione dell’art. 15 del Protocollo Turismo della Convenzione delle Alpi (trattato internazionale). Nel qual caso si potrebbe chiedere a una delle organizzazioni aventi status di osservatori (Cipra, Club Arc Alpin, WWF) di presentare una richiesta di verifica di eventuale inadempienza (corredata di foto come quelle che sono circolate) al Gruppo di Verifica della CdA che ha il compito di vigilare sull’attuazione dei Protocolli (tutti ratificati dall’Italia, incluso quello sul Turismo):
    Articolo 15
    Attività sportive
    1. Le Parti contraenti si impegnano a definire una politica di controllo delle attività sportive all’aperto, particolarmente nelle aree protette, in modo da evitare effetti negativi per l’ambiente. Questo controllo può condurre, ove necessario, a vietarne la pratica.
    2. Le Parti contraenti si impegnano a limitare al massimo e, ove necessario, a vietare le attività sportive che comportano l’uso di motori al di fuori delle zone determinate dalle autorità competenti.
    Gli effetti negativi sull’ambiente li abbiamo visti tutti.

  6. 9
    Matteo Fumagalli says:

    E’ vero che il problema principale è il fatto che certe manifestazioni non devono nemmeno essere permesse, visti gli evidenti danni ambientali e il disturbo di fauna ma anche di “umani” che in montagna legittimamente cercano pace e silenzio ormai introvabili altrove. Ma si sa, ormai comanda il Dio denaro e la giustificazione è sempre quella, non si devono tarpare le ali a presunti e aleatori vantaggi economici anche a discapito dell’ambiente e del territorio. Purtroppo sappiamo che per questi motivi anche notori alpinisti propagandano in ogni dove pratiche assurde come l’Eliski, gettando appena possono merda su associazioni ambientaliste che hanno il solo torto di non avere altro interesse se non il benessere del pianeta e di ogni suo angolo. Trovo altresì incomprensibile che certe categorie pretendano di avere diritti ad ogni costo, come il fenomeno che ha scritto qualche post fa, dichiarando presunti diritti a godere della montagna ad ogni costo e con ogni modalità. E’ la mentalità di queste persone che mi turba, pretendendo di venire “a patti”, di creare dialogo: mi spiace, sarò intransigente ed estremista, ma a mio parere bisogna rifiutare seccamente anche ogni tipo di dialogo, perché cosa vuole che ci si dica se da parte nostra diciamo no senza se e senza ma ad ogni motore in ambiente montano? Sarebbe tempo sprecato per tutti. No a qualsiasi attività con mezzi a motori per fini ludici, senza patti e senza inutili dialoghi. Punto e basta.

  7. 8
    Alberto Benassi says:

    ” E come amanti della montagna”

    “Quad in quota”

    Gli amanti della montagna in quota ci vanno con il mezzo che mamma natura a fatto a tutti:belli e brutti. I PIEDI !

    Se poi mamma natura con qualcuno è stata cattiva e non ha la possibilità di usare i piedi, possiamo anche usare un quad per fargli ammirare le bellezze della quota.

    Altrimenti che senso ha trasformare dei prati in mezzo ai boschi in campi arati. Oppure spaventare gli animali a suon di sgassate e riempire l’aria di puzzo di gas di scarico.

  8. 7
    Luca Visentini says:

    Americanate!

  9. 6
    quad in quota says:

    REPLICA al Corriere delle Alpi

    L’organizzazione della manifestazione QUAD IN QUOTA 2017, seconda edizione del tour 4×4 delle Dolomiti, interviene in merito all’articolo pubblicato dal Corriere delle Alpi a firma di Francesco Dal Mas.

    Nel riscontrare che ANCORA UNA VOLTA il giornalista del Corriere non ha ritenuto opportuno contattare alcun interlocutore dell’organizzazione, a fronte di accuse infamanti provenienti da associazioni che si dichiarano ambientaliste, riteniamo opportuno e necessario fornire alcune precisazioni per risarcire i quaddisti ospiti in Val del Biois per l’evento. Quaddisti che si sono visti esporre alla pubblica gogna come ladri, responsabili di un furto mai avvenuto.

    Innanzitutto non vi è stata nessuna “sottrazione” di alcun oggetto a nessun “nemico” – come fa intendere l’articolo – e in primis perché i quaddisti non hanno bisogno di identificare nemici, ma si pongono invece in posizione di pacifica comprensione di opinioni differenti, pur se criticabili e incoerenti.

    Nonostante le preannunciate azioni di disturbo di Mountain Wilderness – viziate da un movimento di automezzi alimentati in maggioranza a combustibili tradizionali, forse non troppo compatibili con la presunta necessità di proteggere le strade alpine – il gruppo di QUAD IN QUOTA ha evitato qualsiasi contatto con il gruppo e ha responsabilmente evitato tensioni.

    Il sig. Gazzola, portavoce di MW, potrà eventualmente rispondere della veridicità delle proprie affermazioni, ma certamente possiamo affermare che nessuna bandiera è stata sottratta ed è piuttosto stata raccolta da una persona della Valfredda, completamente estraneo al movimento quaddistico, che, trovandola abbandonata sui prati, l’ha
    recuperata e l’ha consegnata nella giornata di lunedì ai Carabinieri di Moena. Il gruppo dei quaddisti è passato in Valfredda in serata, senza incontrare esponenti di Mountain Wilderness.

    L’organizzazione non ritiene di aver compiuto alcun vilipendio e si rammarica per la condizione di tensione creata dal gruppo ambientalista, con il quale si è cercato in più di una occasione un dialogo senza poterlo avere.

    Rimane la soddisfazione per aver portato sulle Dolomiti una manifestazione civile, gioiosa, nella piena legalità. E come amanti della montagna e della Valle del Biois, gli organizzatori rivolgono un ringraziamento anche ai gruppi ambientalisti per aver portato alla ribalta tematiche importanti e per aver offerto, con il loro intervento, un’occasione di grande visibilità al territorio e alle sue bellezze sui media e attraverso i social media.

    QUAD IN QUOTA

  10. 5
    Alberto Benassi says:

    “Non vedo mai ”

    mi sa che hai bisogno di occhiali.

    Oppure vedi solo quello che VUOI vedere.

  11. 4
    Claudio says:

    Sorrido per questo articolo sui quad ! Tutti scandalizzati per il passaggio di questi mezzi, ma che danni fanno ? Non vedo mai le varie associazioni ambientaliste a protestare quando viene aperta una montagna per fare le piste da sci o per impianti di risalita!! Ma lo sapete quanto carburante viene usato d’inverno per battere le piste ?

  12. 3
    Enzo Bacca says:

    Il problema non sono i quad e chi li guida ma le autorità che autorizzano queste manifestazioni, autorità che evidentemente dimostrano di essere insensibili al rispetto dell’ambiente montano e delle persone che lo amano e lo rispettano. Non farò mai turismo dove sono permesse queste inopportune esibizioni in contrasto con il concetto di turismo alpino
    Da facebook, 14 giugno 2016, ore 10.20

  13. 2
    Alberto Benassi says:

    Tutti in fila come al casello , rumore assordante e respirare gas di scarico.

    OTTIMO DIVERTIMENTO !!

    Ora che gli hanno fregato la bandiera si sentiranno sicuramente fieri e realizzati, come dei grandi guerrieri che hanno sconfitto l’avversario.
    Peccato che i guerrieri, quelli veri, mettono in gioco la propria pelle.

  14. 1
    Matteo says:

    Ma, a parte tutto, che divertimento c’è a mettersi in fila come al casello di Agrate il lunedì mattina?
    La stupidità umana mi lascia ogni giorno più stupefatto…

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