La bellezza diversa

La bellezza diversa

È un momento, dal fondo della Val Pusteria e dalla bellissima cittadina di Brunico, imboccare la Valle di Tures e quindi o la Valle Aurina o la Valle di Riva e ritrovarsi in mezzo a ghiacciate e alte montagne di carattere occidentale, così diverse dalle vicine Dolomiti. Questa è la valle che conduce dritta dritta alla famosa Vetta d’Italia (Glockenkarkopf), il punto più a nord del territorio italiano, come s’impara sui testi di geografia. Divide le Alpi Aurine, a nord-ovest, dalle Alpi Pusteresi, a est. Ma è solo una delle suddivisioni alpine possibili, visto che le Aurine sono la parte italiana delle Zillertaler Alpen e le Pusteresi sono costituite dalla parte italiana delle Deferegger Alpen e dal lembo occidentale della grande catena degli Alti Tauri. Questo ci conduce nel pieno del problema linguistico: i nomi italiani delle località sudtirolesi sono assolutamente accademici, a volte tradotti, a volte di fantasia. Nessuno li usa e pertanto credo siano inutili. Cominciamo a usare la parola Ahrntal al posto di Valle Aurina e proseguiamo con i bei paesi di Sand in Taufers (Campo Tures), Rain in Taufers (Riva di Tures) o Weissenbach (Riobianco). Scopriremo la diversa bellezza di questi posti più facilmente: anche lo sforzo che un italiano deve fare nel pronunciare quello che gli sembra uno scioglilingua faciliterà una piena comprensione di cosa sono queste valli e di come si pongono nella nostra storia.

Salendo al Magerstein (Sasso Magro), verso (da destra) Wildgall, Hochgall (Collalto), Lenkstein, Muklar Spitz, cui seguono Grosser e Kleiner Rotstein che inquadrano la più lontana nevosa cima del Rotspitz, Valle Aurina
Salendo al Magerstein (Sasso Magro), verso (da destra) Wildgall, Hochgall (Collalto), Lenkstein, Muklar Spitz, cui seguono Grosser e Kleiner Rotstein che inquadrano la più lontana nevosa cima del Rotspitz. Valle Aurina.

Sapevamo di una valle integra ma tutt’altro che sperduta, di montagne selvagge con il minimo di impianti di risalita e di escursioni primaverili di gran classe. Non si può partire senza consultare attentamente il bollettino della neve e delle valanghe, non ci sono gite per principianti, a meno che non siano accompagnati da una guida alpina del luogo.

Una bella mattina di sole (9 aprile 1999) calziamo gli sci alla fine del villaggio di Weissenbach. La neve si sta già rammollendo mentre intorno, nelle fattorie, il lavoro riprende: qua e là una sega, un martello che colpisce il metallo, un muggito. Veloci saliamo una stradina a stretti tornanti che ci porta attraverso un fitto bosco alla bella e bianca radura della Pichler Alm 1761 m: la malga è chiusa e il fruscio del nostro procedere nella neve sottolinea il silenzio di questi luoghi addormentati. Saliamo ora in un valloncello via via sempre più ripido, fino alla fine della vegetazione, per uscire su un ampio colle, il Gornerjoch 2277 m, che ci apre la vista a dismisura, in alto come siamo sulla Mühlwaldertal (Valle Selva dei Molini). La gita potrebbe finire qui, ma noi vogliamo coronarla con la facile salita alla vetta del Gornerberg, dalla quale l’orizzonte si allarga ancora. La discesa è per lo stesso itinerario, in alto su neve buona, in basso più sfatta. Abbiamo anche l’avvertenza di compiere una deviazione per vedere la bella Innerhofer Alm 1743 m, anch’essa nel letargo invernale.

Verso la vetta dello Schwarzenstein, 22 marzo 2000, Valle Aurina, Alto Adige. Foto: Marco Milani
Markus Neumayr e A. Gogna verso lo Schwarzenstein, 22.03.2000, Valle Aurina, Alto Adige

Dopo questa bella escursione vogliamo impegnarci più in alto, tra i ghiacciai del Rieserferner Gruppe. Il Rifugio Roma (Kasseler Hütte) è la base per una serie di tre o quattro splendide e classiche escursioni con gli sci. Lo raggiungiamo a fine pomeriggio dalla frazione di Epach, assai vicino a Rain in Taufers, con una ripida scarpinata nel bosco, per buon tratto con gli sci sullo zaino. Al rifugio, l’ospitalità del custode Arnold Seeber ci mette subito a nostro agio: anche se ci sono altre comitive, lui ha una parola e una battuta per tutti. Il mattino dopo è azzurro e frizzante, e la salita lungo il ghiacciaio Rieserferner non è mai noiosa, con belle vedute sul gigante del luogo, l’Hochgall e la sua parete nord. In cima al Magerstein siamo in molti a dividere l’esiguo spazio a disposizione, tutti raccolti attorno all’enorme croce dalla quale si vedono le Dolomiti intere, in un arco di visuale così ampio da dover girare pian piano la testa. Sorrisi, piccole gentilezze, qualche parola precedono un’entusiasmante discesa in una neve di qualità favolosa. Facciamo a gara con un gruppo di gente del posto per scegliere le linee più belle nel farci fotografare da Marco, e la più brava è Renate Seeber.

Marco Milani e Markus Neumayr in vetta allo Schwarzenstein, 22 marzo 2000, Valle Aurina, Alto Adige
Marco Milani e Markus Neumayr in vetta allo Schwarzenstein, 22.03.2000, Valle Aurina, Alto Adige

Una pesante nevicata ci rimanda, ancora inappagati, dall’Ahrntal a casa. E passa un anno prima di poter tornare, ma questa volta vogliamo salire subito sullo Schwarzenstein, una delle cime più alte della valle. Questa è una gita che impone il maggiore sforzo non nella giornata della vetta ma in quella dell’avvicinamento. In compagnia di una guida locale, Markus Neumair, il 21 marzo 2000 saliamo gli stretti tornanti della stradina che da St. Martin 1002 m porta al maso di Stalliler. Qui siamo ormai nella stretta e lunga valle del Rotbach: si comincia dolcemente nel bosco, poi però si sale sempre più ripidamente. L’allenamento quest’anno è abbastanza scarso, io sono stato operato di menisco al ginocchio destro due settimane fa. Occorre inserire una specie di pilota automatico e nello stesso tempo controllare sempre le condizioni dei pendii. Markus ci dice che sono meno pericolosi degli altri perché invasi dai cespugli di ontani nani e noi vogliamo credergli. In più, nella parte alta, l’esposizione della valle favorisce un surriscaldamento che, in unione al carico pesante che ci ritroviamo sulla schiena, ci fa arrivare abbastanza «cotti» allo Schwarzensteinhütte. Il colpo di grazia ci è dato dal custode Günther Knapp, che praticamente tiene aperto solo per noi: ci propina grandi limonate e bicchierini di grappa di sua produzione, poi ci fa mangiare un piatto caldo, poi ci costringe ancora a bere. Quasi ebbri, nell’euforia lo aiutiamo alla folle costruzione di un enorme igloo davanti al rifugio, che non sappiamo a cosa servirà mai. In serata, smaltita un po’ la sbornia, a fatica saliamo al vicino Tripbachsattel 3030 m, per inerpicarci al tramonto su una panoramica cresta in vista del Grosser Löffler (Monte Lovello) 3376 m. Il mattino dopo è trionfale, perché dopo essere risaliti allo Tripbachsattel, ci volgiamo allo Schwarzenstein (Sasso Nero), una facile salita interrotta soltanto da un breve pendio da risalire senza sci: e quando arriviamo in vetta, ancora una volta c’immergiamo in quella magia che ti riservano le Alpi quando le guardi essendoci dentro e subiamo volentieri quel dolce languore che ti danno le montagne che non conoscevi ancora.

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La bellezza diversa ultima modifica: 2016-12-01T06:08:44+01:00 da GognaBlog

4 pensieri su “La bellezza diversa”

  1. 4
    Fabio Bovati says:

    Bergheil.

  2. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Sono tanti anni che spero di visitare le magnifiche valli al confine con l’Austria e di salire qualcuna di quelle cime. L’ambiente naturale, per fortuna, è rimasto quasi integro e l’atmosfera che si respira è ancora quella di una volta.
    Il racconto del “nostro” Alessandro mi ha invogliato ancor di piú.

  3. 2
    Fabio Bertoncelli says:

    Una gita scialpinistica dopo due sole settimane da un’operazione al menisco? Bene!
    O male?

  4. 1
    Giorgio Daidola says:

    Bello e utile, soprattutto per le tutine mordi e fuggi che di norma non si fermano in malghe o rifugi e non conoscono le delizie primaverili dello scialpinismo classico.

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