La Biblioteca della SAT

La Biblioteca della SAT

Il primo nucleo della biblioteca della SAT (Società Alpinisti Tridentini) si forma pochi anni dopo la fondazione del Sodalizio (1872) e trova la sua giustificazione nello Statuto: «Questa Società ha per iscopo la visita, lo studio e la illustrazione delle Alpi Tridentine». Per ottemperare a questo scopo i soci fondatori pensano da subito alla creazione di una biblioteca, tanto che nello Statuto della Società Alpina del Trentino si pongono le basi per una raccolta di libri, periodici e cartografia: «Sarà speciale incarico della Direzione l’associarsi a pubblicazioni periodiche di altre Società e Club alpini, il trasmettere le loro relazioni risguardanti le nostre montagne, il fare opportuno acquisto di libri e carte descrittive […] L’uso dei libri, carte topografiche, e degli oggetti tutti di spettanza sociale, sarà regolato da apposito ordinamento da approvarsi dai soci […]. Tutti i soci hanno diritto all’uso dei libri ed oggetti di spettanza sociale in base alle norme a quell’uopo fissate dalla Direzione. I danni cagionati agli oggetti di spettanza della Società, in quanto non dipendono dall’uso ordinario, devono essere rifusi. I libri e gli oggetti spettanti alla Società sono depositati in una sala, la quale è aperta ogni giorno a tutti i soci nelle ore stabilite».

Palazzo Pedrotti, Trento

Nel 1880 viene stilato il primo catalogo ad opera di A. P. – probabilmente Antonio Pedrotti (Rovereto 1831-1882) -, possiamo considerare questa la data di nascita della biblioteca. Il patrimonio consta di 68 monografie, 26 periodici, 24 panorami e un numero imprecisato di carte topografiche. In linea con le caratteristiche di gran parte dei club dell’epoca per i quali l’aspetto scientifico dell’alpinismo è prevalente, gli argomenti più trattati sono: chimica delle acque, termalismo, clima, meteorologia e geologia. I periodici provengono soprattutto dai club alpinistici europei e sono frutto dello scambio con l’Annuario SAT.

Negli anni successivi la biblioteca progressivamente aumenta il patrimonio e si succedono vari bibliotecari, alcuni sono figure di spicco della cultura trentina. Ad Antonio Pedrotti succede nel 1881 Michele de Sardagna (Trento 1833-1911), botanico, di famiglia nobile, fondatore e collaboratore del Museo di Trento, per il quale cura anche la biblioteca. Nel 1883 gli succede l’avvocato Agostino de Bellat (Borgo Valsugana 1851-1913). Nel 1886 la raccolta è già consistente: 720 monografie, venticinque i periodici ricevuti in cambio e un nucleo di archivio storico in formazione, con decine di fotografie.

Il primo regolamento noto, 1911

La gestione Bellat si conclude nel 1888 e nel gennaio dell’anno successivo viene richiamato Michele de Sardagna, che mantiene l’incarico sino a marzo 1891. Sono anni un po’ travagliati e le gestioni si susseguono velocemente. Il nuovo bibliotecario è il roveretano Edoardo Gerosa (1862-1944), ingegnere municipale a Rovereto e direttore dei lavori per la costruzione del rifugio Altissimo (1892). Nel 1893 gli succede Guglielmo Ranzi (Trento 1859-1932), figura di spicco dell’epoca, consigliere comunale, membro della Lega Nazionale e promotore del Monumento a Dante a Trento, punto culminante dello scontro tra irredentisti e pangermanisti.

Nel 1894 assume l’incarico di bibliotecario il prof. Antonio Ioriati (Trento 1851-1905) e finalmente la SAT decide di porre termine al biennale trasloco dei libri tra Trento e Rovereto, che seguivano l’altalenante e periodico cambio di sede del Sodalizio. D’ora in poi la biblioteca rimane per sempre a Trento. Nel 1898 il patrimonio, completamente riordinato da Ioriati, ammonta a ben 4000 monografie (opuscoli compresi) e a un lungo elenco di periodici ricevuti in cambio. La biblioteca è diventata davvero imponente, basti pensare che in quegli stessi anni la biblioteca del Club Alpino Italiano è decisamente più piccola, vantando solo 3000 monografie.

Nel 1905, alla prematura scomparsa di Ioriati, subentra il conte Lamberto Cesarini Sforza (Terlago 1864-Trento 1941), laureato in “Belle Lettere” all’Università di Firenze nel 1889, insegna per dieci anni a Vigevano e nel 1901, dopo la morte del padre, si ritira a vita privata a Trento. Irredentista, attivo nella SAT e presidente dal 1910 al 1912; dal 1920 al 1933 è direttore della Biblioteca comunale di Trento, venendo infine rimosso per motivi politici.

Nel 1910 si affianca al bibliotecario Clemente Albertini, che aiuta nella compilazione di tre registri d’inventario del patrimonio bibliografico: “A” pubblicazioni, “B” periodici e “C” opuscoli. Oggi si conserva solo il registro relativo ai periodici: un grosso tomo di 272 pagine, compilato attorno al 1910, che elenca ben 199 testate in gran parte italiane, ma numerosi sono pure i periodici austriaci e tedeschi, inglesi, francesi e quelli provenienti dal Nordamerica, dalla Russia, ecc.

L’attività della biblioteca si rimette in moto e nel 1911 viene approvato il regolamento proposto da Mite Ghezzer, primo presidente della neonata SUSAT.

EX-libris a colori della Biblioteca

Dopo la guerra l’attività della SAT riprende ufficialmente nel febbraio 1919; il Trentino fa ora parte del Regno d’Italia e nel giro di alcuni mesi la Società degli Alpinisti Tridentini diviene una sezione del Club Alpino Italiano. Fortunatamente la biblioteca non subisce gravi danni e viene in buona parte ritrovata nel Castello del Buonconsiglio, a Trento, trasformato in caserma dell’esercito, dove con ogni probabilità era stata portata nel 1915, dopo lo scioglimento della SAT. Invece quasi tutto l’archivio fotografico della SUSAT, in buona parte consegnato prima del conflitto al Comando supremo dell’esercito italiano, risulta disperso.

Viene anche nominato un nuovo curatore, Casimiro Delaiti, che lavora molto bene, tanto da meritare un riconoscimento nel 1921.

Successivamente prende il suo posto padre Ladislao Rosat (Cles 1882-Arco 1966), bibliofilo appassionato e studioso di biblioteconomia, cura le biblioteche dei conventi, si dedica al riordino delle collezioni, alla catalogazione ed effettua anche alcuni interventi conservativi di restauro.

Tra il 1924 ed il 1927 la SAT trova un volenteroso che si dedica alla realizzazione dello schedario: è il noto alpinista Pino Prati (Trento 1902-Campanile Basso 1927), autore della prima guida alpinistica in lingua italiana delle Dolomiti di Brenta.

Alla scomparsa di Parti subentra un altro alpinista, Sandro Conci (Pergine, 1909-2004), ingegnere e Accademico del CAI. Nel novembre del 1932 la SAT nomina anche una Commissione per la gestione della biblioteca, è la prima volta che accade. Al vertice della Commisisone viene nominato l’ing. Guido de Unterrichter.

All’inizio degli anni Trenta la biblioteca, nonostante le perdite subite, mostra di aver acquisito una certa notorietà. L’Istituto Italiano del Libro chiede alcuni dati da inserire nell’Annuario delle biblioteche italiane, dove poi verrà pubblicata la seguente scheda: «Biblioteca della Società Alpinisti Tridentini (S.A.T.), Sezione del C.A.I. – via Roma, 31. Appartiene alla S.A.T., carattere alpinistico e turistico, 1500 voll., orario 9-12, 15-19. Bibliotecario: ing. Guido de Unterrichter. Fondata nel 1872. Cataloghi e schede per autori e per materie».

Malauguratamente nel 1936 la SAT cede temporaneamente le collezioni di libri scientifici al Museo di storia naturale. Il prestito temporaneo in realtà non verrà mai più restituito completamente e così la SAT perde di colpo la parte più preziosa della sua collezione.

La sala di consultazione nel 1992

Nel dopoguerra la SAT si trasforma profondamente e finalmente il Sodalizio ottiene una sede in via definitiva e assieme a questa anche l’attuale “Fondo Biblioteca generale Giovanni Pedrotti”, lasciato dagli eredi Pedrotti all’atto della vendita del palazzo (1954).

Nel 1945 il Comitato Provinciale di Liberazione Nazionale nomina Mario Agostini commissario della SAT e questi propone di nominare una nuova Commissione biblioteca coordinata dal maestro Casimiro Rossi. Nel 1946 dalle pagine del Bollettino SAT si annuncia che: «prossimamente verrà riaperta ai soci la biblioteca alpinistica della S.A.T.». Il nuovo bibliotecario è Adriano Zieger e poco dopo gli succedono Niccolini e Moggioli, che si prestano a riordinare le collezioni, disponendo i libri nel locale occupato dalla Sezione SAT di Trento. Questi tre bibliotecari hanno evidentemente poco tempo per lasciare traccia, ma è giusto ricordarli, soci volontari desiderosi di portare il loro contributo al Sodalizio. Un tangibile segno della rinascita auspicata da tutti.

Con il ritorno dei libri dal Museo di Storia Naturale, la biblioteca torna florida quasi come nel 1898: «La biblioteca della S.A.T. è ricca di circa 4.000 volumi. Si tratta in gran parte di opere scientifiche e di alpinismo in varie lingue, di guide, raccolte di pubblicazioni periodiche, ecc. quasi tutte riflettenti gli anni prima della guerra 1915/18 ed oggi assai preziose».

Nel 1947 viene fondata la Sezione SAT di Trento e il Sodalizio le dà in consegna la biblioteca, che era già ospitata nei locali della nascente Sezione.

La SAT di Trento nomina bibliotecario Achille Gadler (Trento 1920-2008), ragioniere presso le Aziende Agrarie e poi ai magazzini Nicolodi, Gadler è un buon alpinista, profondo conoscitore delle montagne trentine, con un solido bagaglio d’esperienza maturato su tutto l’arco alpino e non solo; pioniere dello scialpinismo, è noto a generazioni di trentini per le sue guide escursionistiche. La Guida alpinistica ed escursionistica del Trentino, con la prima edizione nel 1978 e la settima ed ultima nel 2000 è un modello difficilmente eguagliabile per precisione e capacità di sintesi. Per decenni Gadler è stato un punto di riferimento ed attivo dirigente della SAT di Trento (presidente dal 1981 al 1986) e della SAT centrale.

La prima azione svolta dal nuovo bibliotecario, coadiuvato da Alfredo Volpi è un sommario controllo del patrimonio, tanto basta per notare la mancanza di molti libri. Con amarezza si constata che un negoziante di libri usati ha in negozio un libro di proprietà della biblioteca.

Mario Rigoni-Stern

Nel 1957 Carlo Colò (Cembra 1899-Trento 1964) viene incaricato di seguire la biblioteca. Colò è una figura centrale della SAT dagli anni trenta agli anni cinquanta. Giornalista e direttore del quotidiano fascista Il Brennero, trova posto all’interno della SAT anche nel dopoguerra, dove con Scipio Stenico e Mario Smadelli fonda il Soccorso Alpino e con Giovanni Strobele pianifica la rete sentieristica. Colò è anche il primo bibliotecario che figura nel ruolo dei dipendenti della SAT.

Nel 1967 giunge l’ennesima richiesta di libri, questa volta solo quelli «inglesi», da parte del Museo di Scienze Naturali di Trento. La SAT acconsente con la clausola di mantenere la proprietà, manca però un elenco dei libri depositati. Le fonti non dicono molto, ma l’impressione ricavata dalla lettura dei documenti è che la dispersione della maggior parte dei libri avvenga in due momenti: 1960-1968 e in parte degli anni settanta; nell’intermezzo 1969-1973 invece l’attenzione sui documenti sembrerebbe elevata, perché servono come base per le manifestazioni culturali del centenario SAT. Finalmente nell’autunno del 1969, proprio in vista delle celebrazioni del centenario di fondazione del Sodalizio, la SAT nomina una Commissione attività culturali, che deve occuparsi anche della biblioteca e della realizzazione di un museo; ne fanno parte: Quirino Bezzi, Giovanni Battista Tambosi, Carlo Briani, Marchi e Perghem.

L’ingresso e l’accettazione

Dal 1978 la biblioteca, l’archivio e il museo della SAT vengono affidati alle mani di Anna Annetta Dalsass (Mattarello 1915-Rovereto 2005), vedova del grande alpinista trentino Marino Stenico. Rimarrà titolare di questo incarico fino al 1991, ossia, alla nascita della nuova Biblioteca della Montagna-SAT. Grazie ad Annetta Stenico vengono salvati decine di documenti e libri dalla dispersione e la sua azione risulta fondamentale per porre le basi del successivo, definitivo, rilancio.

Nell’estate del 1990, l’industriale Luigi Zobele è presidente della SAT e riprende l’idea di istituire una biblioteca aperta a tutti, Affida il progetto a Bruno Angelini, che trova aiuto anche in Ulisse Marzatico e la disponibilità dell’assessore provinciale Tarcisio Grandi.

Nel settembre 1991 viene assunto Riccardo Decarli, bibliotecario professionista; ancora oggi curatore della biblioteca e di tutte le altre collezioni. La SAT firma una convenzione con il Trento Film Festival in base alla quale tutti i libri presentati a Montagnalibri vengono successivamente depositati in biblioteca; l’altra fondamentale convenzione è con la Provincia autonoma di Trento, per cui la Biblioteca della Montagna-SAT viene inserita nel Sistema Bibliotecario Trentino e il suo catalogo è quello comune alle altre biblioteche. La Provincia di Trento riconosce questa struttura quale “Biblioteca specialistica privata di valenza provinciale” e di conseguenza ne finanzia l’attività e la gestione con l’erogazione di contributi annui sulla base della Legge Provinciale 12/87, oggi 15/2007.

La prima Commissione chiamata a gestire la biblioteca è composta da: Bruno Angelini (presidente), Romano Cirolini, Ulisse Marzatico, Annetta Dalsass Stenico e Stefano Zanella (in rappresentanza del Trento Film Festival). Nel 1995 viene assunto un secondo bibliotecario, Claudio Ambrosi, che mantiene l’incarico fino al 2012.

Nel corso degli anni il patrimonio aumenta in modo esponenziale, tanto da richiedere due interventi di ampliamento. Nel dicembre del 1999 si svolge l’inaugurazione della nuova sede, alla presenza dei dirigenti della SAT, del sindaco di Trento, del presidente la Giunta provinciale e dello scrittore Mario Rigoni Stern che così termina la prolusione: «Per me, amici della SAT, questa biblioteca messa a disposizione dei soci e di ogni cittadino è il rifugio più bello e duraturo che avete costruito. Un vero rifugio per la mente dove i giovani potranno trovare saggezza ed esperienza per le loro partenze prima dell’alba; gli adulti conforto e sprone per proseguire e per noi anziani occasione di continuare con gli occhi dell’anima un cammino verso l’ultima luce del tramonto.

Biblioteca della montagna; biblioteca-rifugio dalle tormente e dalle bufere della vita. Rimani sempre nel tempo e saranno tanti che qui entreranno per trovare nei libri quello che nessun altro mezzo di comunicazione potrà dare».

Un altro ampliamento si conclude nel 2010. I lavori, coordinati dal direttore Bruno Angelini su progetto dell’arch. Giorgia Gentilini, permettono l’ampliamento della biblioteca sull’intero secondo piano del palazzo e aggiungono una mansarda per il deposito dei periodici.

L’odierna sala di consultazione

Oggi la biblioteca è collocata al secondo piano della Casa della SAT. Si può accedere dall’ampia scalinata, oppure con l’ascensore. All’ingresso è collocata l’accettazione che funge anche da primo momento informativo. In questa sala trovano posto alcuni periodici correnti con l’ultimo numero esposto, le guide alpinistiche ed escursionistiche e una postazione web per consultare il catalogo e navigare.

Da questa sala si accede alla sala di consultazione, un ampio spazio nel quale si può ammirare un modello delle Dolomiti di Brenta, realizzato da Livio Fiorio nel 1922; lungo il perimetro, negli armadi originali, è collocato il fondo “Biblioteca Pedrotti”. Sulle pareti si trovano i ritratti dei presidenti SAT che si sono avvicendati dal 1872 ad oggi.

La “Biblioteca Pedrotti” venne donata alla SAT dagli eredi all’atto di acquisto del palazzo nel 1954; costituita attualmente da 2602 volumi è parte della cosiddetta “Biblioteca generale” costruita principalmente da Giovanni Pedrotti, da sua moglie Clotilde Rosmini, dal padre Antonio e dal nonno Giovan Battista e poi lasciata ai figli di Giovanni, Antonio e Alberto, che la suddivisero tra loro: lasciando un nucleo di 2602 volumi e decine di carte topografiche alla SAT.

Adiacente alla sala di consultazione si trova una piccola sala per la visione dei film di montagna e l’ascolto di registrazioni sonore. Dalla sala di consultazione si accede all’ufficio del bibliotecario, caratterizzato da un prezioso pavimento in legno intarsiato. Lungo il perimetro sono collocati i repertori e la raccolta completa di The alpine journal, dei periodici del Club Alpino Italiano e le edizioni della SAT.

Simone Moro, 8 maggio 2003

In una sala adiacente sono conservati i libri antichi e di pregio sulla montagna e l’alpinismo. Questo locale è stato realizzato con l’intento di ricreare l’ambiente di una biblioteca alpinistica di fine Ottocento, con arredi in legno, fotografie dell’epoca e due tavoli per la consultazione. Gli scaffali conservano circa 1200 monografie che coprono un arco temporale di circa tre secoli: dal libro più antico (Helvetiorum respublica, Leiden, 1627) ai volumi dei primi anni del Novecento. Tra le altre monografie di notevole interesse: Iosiæ Simleri Vallesia et Alpium descriptio (Leiden, 1633), Nachrichten von den Eisbergen im Tyrol di Joseph Walcher (Frankfurt, 1773), i classici dell’esplorazione alpinistica e polare dell’Ottocento, le prime guide turistico-alpinistiche, i primi manuali di alpinismo e sci…; senza limitazioni linguistiche e geografiche, ma naturalmente è particolarmente curata la bibliografia relativa alle Dolomiti e all’arco alpino centro-orientale, con una certa prevalenza di testi in lingua tedesca.

Un lungo magazzino conserva le altre raccolte e si congiunge con la parte nuova della biblioteca composta da tre ampie sale che ospitano altre collezioni e in una di questa, dalle cui finestre si ammira il Castello del Buonconsiglio e il Monte Calisio, campeggia una grande stufa ad olle settecentesca. Le porte sono di notevole pregio, con i lunotti decorati ad olio, risalenti presumibilmente all’inizio del XIX secolo.

In testa agli scaffali sono posizionate quattro vetrine che contengono alcuni oggetti alpinistici e altri legati alla storia del Sodalizio.

Da qui una scala a chiocciola dà accesso ad un’ampia mansarda nella quale sono sistemate le collezioni dei periodici. Questo suggestivo locale, con le travi a vista, è stato recentemente ricavato da un basso sottotetto e ricorda una baita alpina. Lungo una parete sono esposte alcune piccozze e sci d’epoca: oggetti di particolare interesse come alcune piccozze risalenti al 1880 e appartenute, tra gli altri a Silvio Dorigoni e Carlo Garbari, la piccozza di Pino Prati e due piccozze della spedizione inglese all’Everest del 1953, donate dallo sherpa Tenzing al direttore del Trento Film Festival Giuseppe Grassi e poi consegnate alla biblioteca dal figlio.

In questi ultimi locali è conservato un patrimonio di circa 50mila tra monografie e periodici (tra spenti e correnti, ammontano a 595 testate). Le monografie sono suddivise in sezioni che rispecchiano l’argomento prevalente: guide, manuali, storia locale, storia dell’alpinismo, geografia, etnologia, legislazione, coralità, soccorso alpino, scienze naturali, speleologia, ecologia e ambiente, iconografia, libri per bambini e ragazzi, narrativa; la miscellanea è conservata in contenitori e a parte sono pure conservati i libri antichi e di pregio. Completano l’offerta 6.550 carte topografiche, alcuni modelli tridimensionali, un centinaio di tesi di laurea, 343 calendari e 3.934 manifesti. L’incremento medio annuo è di mille nuovi ingressi. Come accennato questo patrimonio è consultabile on-line tramite il Catalogo Bibliografico Trentino (CBT).

Il nucleo più consistente della biblioteca è dato dalla raccolta che si può definire generale e dal “Fondo Filmfestival”, costituito dai volumi provenienti dall’annuale rassegna Montagnalibri (circa 16mila volumi) che si tiene a Trento dal 1987 in occasione del Trento Film Festival.

Le nuove sale

Tra gli altri fondi si ricordano: il “Fondo Dolomiti bene UNESCO” con tutte le pubblicazioni sulel Dolomiti, il “Fondo Dario Bronzini” composto da libri di montagna per bambini e ragazzi, il “Fondo Coro SAT”, il “Fondo Ezio Mosna” composto prevalentemente da monografie geografiche e storiche, il “Fondo Premio ITAS” con tutte le opere presentate in concorso nei vari anni, il “Fondo Valcanover”, il “Fondo Giuseppe Grassi”, il “Fondo Mimi Prati”, il “Fondo Achille Gadler” e altri che ricevono il nome dal donatore. Da segnalare anche il “Fondo Filatelia” con francobolli, annulli, buste primo giorno, monete, cartamoneta, erinnofili, ecc. realizzato in collaborazione con il Gruppo Filatelici di Montagna del CAI Auronzo.

Questo giro virtuale della biblioteca si conclude con le ultime due sale che ospitano l’Archivio Storico SAT, intitolato alla memoria di Anna Stenico.

Lo strumento principale di ricerca è il Catalogo Bibliografico Trentino, ma la biblioteca ne fornisce altri.

Presso questa struttura sono depositati il Catasto malghe del Trentino, il Catasto speleologico VT Trentino-Alto Adige (con oltre 2000 cavità naturali censite) e il Catasto Cavità artificiali regionale (con oltre 500 siti ipogei censiti).

Altri cataloghi sono stati realizzati per la videoteca, la discoteca, le risorse elettroniche, la cartografia, manifesti e calendari.

In quasi trent’anni di attività sono state organizzate, anche in collaborazione con altre istituzioni, un centinaio di esposizioni temporanee, sono stati pubblicati undici numeri della collana Quaderni della Biblioteca della Montagna-SAT, tre volumi della collana Montagne e Uomini, oltre ad altre pubblicazioni volte a valorizzare il patrimonio della biblioteca e dell’archivio.

La biblioteca ha curato anche la realizzazione di Minibiblioteche dei rifugi SAT.

Altre iniziative sono volte alla realizzazione di una rete di biblioteche utilizzando le nuove tecnologie. Dal 1997 la biblioteca organizza in collaborazione con la Biblioteca nazionale del CAI incontri e seminari per i curatori delle biblioteche del Club Alpino Italiano. L’iniziativa denominata BiblioCai (www.bibliocai.it) vede la partecipazione di decine di biblioteche CAI sparse in tutta Italia.

Reinhold Messner ammira la collezione di piccozze nel deposito periodici.

Un importante progetto promosso dalla biblioteca è l’Archivio Visivo della Montagna Trentina (ArViMonT). Nato dall’esigenza di documentare con le moderne tecnologie l’esperienza di chi ha legato la propria vita alla montagna: alpinisti, guide alpine, membri del Soccorso Alpino, gestori di rifugio, volontari impegnati nella manutenzione dei sentieri, ambientalisti, dirigenti dell’associazionismo, ecc. Si articola in due distinti settori. Le interviste, o raccolta di testimonianze, audio-video ad alpinisti e persone che hanno legato la propria vita alla passione per la montagna. Il secondo filone di ArViMonT è la raccolta di pellicole e filmati amatoriali e semi-professionali. Un invito rivolto a soci e non, che possiedono pellicole e video di vario formato. Le pellicole vengono portate presso la Biblioteca della Montagna-SAT dove sono riprodotte con la tecnica del telecinema grazie alla collaborazione di un tecnico. Il proprietario del filmato decide se depositare l’originale presso ArViMonT oppure tenerlo per sé lasciando depositata solo la copia su dvd. In ogni caso il proprietario del filmato ottiene gratuitamente copia della pellicola o video su dvd. Il progetto è stato sviluppato in collaborazione con Lorenzo Pevarello.

Oggi la Biblioteca della Montagna-SAT si configura come un centro di documentazione sulla montagna e l’alpinismo, con particolare riguardo all’area regionale e alle Dolomiti, ma con documentazione di vario genere su tutti principali gruppi montuosi del pianeta. Grazie agli scambi e ai contatti personali è collegata a tutte le principali strutture nazionali ed europee e la crescita del patrimonio si attesta su una media di mille documenti l’anno, anche grazie alle numerose donazioni.

Aperta regolarmente al pubblico, anche dei non soci, con una media di otto/dieci utenti al giorno che consultano i documenti in sede, ai quali vanno aggiunti coloro i quali richiedono informazioni telefoniche o con la posta elettronica, oltre 240 giorni di apertura all’anno (1680 ore annue di apertura al pubblico), la struttura, benché privata, offre un servizio pubblico unico in regione e in Italia paragonabile solo a quello della Biblioteca nazionale del CAI a Torino.

Il magazzino libri

Infine è opportuno accennare alla presenza dell’Archivio storico, ospitato negli stessi locali della biblioteca. Fin dall’inizio della sua attività la SAT costituì un proprio archivio, che ben presto beneficiò di alcune donazioni relative soprattutto a materiale fotografico. Nel corso del tempo l’archivio ha subito molteplici rimaneggiamenti che hanno comportato, in parte, la rottura delle serie. Spesso è venuto meno il legame tra le carte ed in particolare con quelle direttamente collegate con il fondo fotografico. In tempi recenti, tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta, così come la biblioteca e il museo, anche l’archivio è stato gestito da Annetta Dalsass Stenico (alla quale è oggi intitolato l’archivio) che ha avuto il merito di salvaguardare i documenti dalla dispersione, pur non riuscendo a realizzare un riordino archivistico. Quest’anno l’archivio ha ricevuto il riconoscimento d’interesse storico da parte della Soprintendenza e a breve inizierà un importante lavoro di riordino. Oltre ai documenti istituzionali, che documentano l’attività della SAT dall’anno della sua fondazione (1872), l’archivio conserva importanti fondi di altri soggetti produttori (“Soggetti privati complessi”): enti e persone legate alla montagna, acquisiti tramite donazione o talvolta acquisto. Si tratta quindi di un archivio che presenta un unico “Soggetto conservatore”, che è pure “Soggetto produttore” di parte delle raccolte (circa metà del posseduto), ma che ospita documenti di altri “Soggetti produttori”, come ad esempio il Corpo Soccorso Alpino della SAT, il Coro della SAT, il Gruppo Rocciatori SAT, la Sezione di Trento della SAT e numerosi fondi di soggetti privati singoli (persone fisiche), principalmente alpinisti e fotografi. I “Complessi archivistici” individuati sono una trentina e comprendono documenti cartacei e fotografici di persone legate al Sodalizio (come ad esempio Achille Gadler, Ezio Mosna, Gianni Olzer, Bruno Angelini, Sergio Gorna, Dante Ongari, Vittorio Stenico, Giovanni Strobele, Adolfo Valcanover e altri), o celebri alpinisti (Gino Buscaini, Vittorio Emanuele Fabbro, Pino Prati, Clemente Gueret Maffei e altri), oppure fotografi e studiosi (Leonardo Ricci, Livio Marini, Giulio Mandich, ecc.).

La parte iconografica è costituita da circa 80mila immagini, tra negativi e positivi sciolti e in album (sono 64 in totale) e circa 10mila cartoline. Le fotografie di Giovanni Battista Unterveger e Franz Dantone, risalenti al 1870-1880, sono le più antiche.

Oggi la biblioteca, l’archivio e tutte le collezioni sono gestite dalla Commissione storico-culturale e biblioteca, composta da: Armando Tomasi (presidente), Paolo Tomasi (vicepresidente), Ezio Amistadi, Carlo Ancona, Piero Andreaus, Leonardo Bizzaro, Paolo Manicor, Daniela Pera, Alessandro Salvadori, Rodolfo Taiani, Bruno Zanon, Moris Zenari, con Marco Gramola referente presso il Consiglio Centrale SAT e Riccardo Decarli bibliotecario, coadiuvato nel lavoro da Lorenza Chemotti della Cooperativa Movi Trento e dalla volontaria Erica Valenti.

La biblioteca è aperta dal lunedì al venerdì, con orario 9-13 e 14-18. Info e contatti: 0461-980211; sat@biblio.infotn.it

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La Biblioteca della SAT ultima modifica: 2019-08-30T05:38:12+01:00 da GognaBlog

7 pensieri su “La Biblioteca della SAT”

  1. 7
    Paolo Panzeri says:

    Basterebbe che il cai spendesse un po’ di soldi per un archivio elettronico accessibile via internet con tutte le guide e le scalate, aggiornandolo regolarmente ….. si adeguerebbe a tutti gli altri club che da decenni li hanno, magari regolamentandone l’accesso.
    Per me è una conferma del fatto che l’alpinismo al cai non interessi, se non per “farsi bello”.

  2. 6
    Riva Guido says:

    Buongiorno,
    e perchè non lo pubblicate?
    Grazie e buon lavoro.

  3. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Luca, ciò che dici è vero.
    Però, anziché descrivere TUTTI gli itinerari (quelli belli, quelli medi, quelli brutti, quelli orribili), ci si potrebbe limitare a quelli belli e a quelli medi, riservando a quelli brutti e quelli orribili solo una semplice linea tracciata in fotografia, come informazione di natura storica.
    In quanto ai nuovi itinerari, ormai rimangono quasi solo quelli dalla linea astrusa e con difficoltà da marziani. In massima parte il popolo degli alpinisti non ne è interessato.
    Detto questo, e per tornare in tema, lunga vita alla Biblioteca della SAT!

  4. 4
    Luca Visentini says:

    Benché fuori tema, dico qualcosa a proposito della Guida Monti d’Italia. Quando la terminarono e la chiusero provai dispiacere anch’io. Ma mi rendo conto, adesso, che non sarebbe più riproponibile. Per la quantità di vie aperte nel frattempo non basterebbero due volumi a coprire quei territori completati da uno solo. E l’ulteriore espansione dei nuovi itinerari renderebbe obsoleto ogni aggiornamento nel giro di troppo poco tempo. 

  5. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    A completamento di quanto ho scritto piú sotto, chiarisco che per me nell’ambito di un Club Alpino l’escursionismo e la salvaguardia dell’ambiente naturale in montagna sono i benvenuti, oltre che doverosi.
    Ma non a scapito dell’alpinismo.
    E senza adunate.

  6. 2
    Paolo Panzeri says:

    Al cai vige la regola della ACCOZZAGLIA, è stata introdotta nel 1981, per massimizzare i numeri, tutto ciò che non ha niente a che fare con l’alpinismo.Se ricordo, durante i periodi o Salsa, o Martini, credo sia ricorrente, volevano anche togliere il nome alpinismo allo statuto, ma finora ci ripensano, perché il termine ALPINISMO dà prestigio e sottoscrittori.
    La SAT è una corporazione di sezioni cai ?

  7. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    La Biblioteca della SAT è un onore e un merito per quella associazione. 
    Invece disonore e demerito per il CAI Centrale è aver abbandonato la pubblicazione della gloriosa Guida dei Monti d’Italia, dopo piú di un secolo!
    Per quale motivo? A causa di questioni economiche. Per superare il problema si sarebbe potuto destinare un importo minimo (anche solo un euro) della quota sociale per tenere in vita una stupenda collana che tutto il mondo ci ha invidiato.
    Ma forse la vera ragione è un’altra: al CAI non interessa piú l’alpinismo, bensí l’escursionismo, l’ambientalismo, le manifestazioni pubbliche e le adunate ai rifugi. Che tristezza…
     

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