La borraccia di Greta

La borraccia di Greta
di Carlo Crovella

Non sono un “gretino”, ma un cretino sì!
Non sono andato a sfilare con i giovani di Fridays for Future, perché cerco di portare avanti la mia linea ambientalista nella vita di tutti i giorni. Lo faccio da decenni. A volte ci riesco, a volte no.

Ma un cretino sì che lo sono. Ho rischiato di non trovare più la mia borraccia da alpinismo, una Salewa in alluminio, di colore rosso con tappo nero avvitato.

La mia borraccia

Causa eccessivo utilizzo, la borraccia è molto ammaccata. Qualche anno fa l’ho dovuta sostituire, come borraccia ufficiale per le gite in montagna. Ma sono molto affezionato alla Salewa rossa per cui l’ho archiviata in qualche armadio. Era molto tempo che non la utilizzavo e soprattutto non ricordavo con esattezza dove l’avevo riposta.

Di recente, leggiucchiando i quotidiani, mi sono imbattuto in diversi articoli che focalizzano l’attenzione sulla borraccia di Greta. Anzi, esaltano questo oggetto come une vera icona.

L’attivista svedese si è dotata di borraccia, perché le consente di potersi idratare evitando le bottigliette in plastica. L’uso ripetuto ha comportato qualche ammaccatura anche per la borraccia di Greta.

Ora che la svedesina è diventata una star mondiale, la borraccia è salita a simbolo della lotta ambientalista, in particolare contro l’uso della plastica.

18 aprile 2019, Roma. Greta Thunberg al Senato. Foto: Marco Ravagli / Barcroft Images / Barcroft Media via Getty Images)

Però la società turbo-capitalistica, come uno spietato predatore in agguato nell’ombra, si è subito impossessata di questo status symbol e ha iniziato a sbandierarlo come un accessorio irrinunciabile. Per venderne infinite copie, ovviamente.

Il miracolo del turbo-capitalismo è che ha accelerazioni impreviste e incontrollabili: la borraccia di Greta è subito diventata un oggetto “cult”, nessun giovane ne può fare a meno, ma anche i meno giovani la sfoggiano per darsi arie. La si vende a prezzi esagerati (rispetto ad una borraccia normale) ed è arrivata perfino alla cintola delle modelle durante le sfilate in passerella.

Tutto molto, molto “cool”.

Ho visto la foto dell’originale: una borraccia di alluminio rossa con tappo nero avvitato. Spiaccicata alla mia.

Ecco che mi sono buttato alla ricerca della “mia” borraccia, ma appunto non ricordavo dove l’avevo riposta. Mi ha preso un attacco di ansia.

Ma come – mi dicevo – hai un tesoro in casa e non lo trovi? Potresti andare in giro con la borraccia alla cintola, magari estraendola sapientemente dallo zainetto, giusto davanti a quel gruppetto di squinzie…

Ho ribaltato armadi su armadi, con ansia crescente, ma, niente, la borraccia non saltava fuori.

Finalmente, eccola laggiù, sotto quel mucchio di plaid anni ’70, scozzesi sul rosso e blu. L’ho presa, l’ho baciata, me la stringevo al petto come un’innamorata. In casa stavano per chiamare la neuro…

Poi mi è venuto un flash improvviso: anni fa, in vetta ad un’aguzza montagna, dopo una via lunga e impegnativa, ho allungato quella stessa borraccia al socio che aveva terminato l’acqua. Abbiamo condiviso gli ultimi sorsi. Mi sono re-immedesimato in quella scena, molto simile al famoso scambio di borracce fra Coppi e Bartali. Per un attimo sono tornato allo stato d’animo di quel momento e… mi sono sentito un cretino completo.

Ma come? Ridurre la “mia” borraccia ad un banale trofeo consumistico? La “mia” borraccia che ha trascorso con me mille giornate di montagna, mille vittorie di soddisfazione e altrettante sconfitte da coda fra le gambe?

Come poter mescolare in modo così meschino un elemento della mia vita più profonda con lo sfavillio del turbo-capitalismo?

Ho lavato a fondo la borraccia, l’ho coccolata per bene, le ho scattato mille foto.

Ora sta in un armadio, ma non un armadio qualsiasi: l’armadio dell’attrezzatura da montagna. Nel posto centrale, pronta per partire verso nuove gite in montagna.

Attenti, ragazzi, che le insidie della società consumistica sono infide: credete di sfilare per l’ambiente e siete impataccati di status symbol costosissimi, prodotti da quella stessa società industriale verso la quale vi schierate.

Le trappole sono disseminate ovunque. Ecco uno dei tantissimi esempi di come sia facile blandire per accalappiare all’amo.

Basta plastica: le borracce sono gli accessori da avere questo autunno 2019
di Valentina Ravizza
(pubblicato sul Corriere della Sera, 18 ottobre 2019)

Greta Thunberg l’ha fatta diventare un’icona. Il sindaco Beppe Sala ne ha distribuite 100 mila a tutti gli studenti milanesi. E persino le star presenti alla cerimonia degli Emmy ne hanno ricevuta una ciascuna da sfoggiare passeggiando come una volta si faceva con il bicchiere di plastica di Starbucks.

Le borracce sono gli accessori cult da sfoggiare quest’autunno 2019. A una manifestazione Friday For Future come durante una lunga giornata di shopping. Perché la plastica è più out dei pantaloni a vita bassa. E nemmeno quella biodegradabile e compostabile risolvono l’emergenza. Visto che non evitano del tutto la creazione e diffusione nell’ambiente di micro frammenti altamente inquinanti. E allora per placare la sete senza rinunciare allo stile perché non optare per una borraccia di design. E magari anche hi-tech?

Tra i pionieri di un panorama oggi quanto mai variegato c’è la startup spagnola Closca. Che aveva lanciato la sue prime borracce nuove in vetro al 100% riciclabile sulle piattaforme di crowdfunding Kickstarter e Indiegogo  già nel 2017. Vincendo lo scorso anno il Reddot design award, e ora ha lanciato la campagna #mylastplasticbottle. Una battaglia per la consapevolezza ambientale che parte dall’oggetto di design e arriva a una app in cui localizzare fonti di acqua potabile (anche in Italia) dove riempirlo. I nomi stessi dei vari colori in cui la borraccia è disponibile evidenziano gli habitat da salvare dalla plastica: l’acquamarina dei ghiacciai che si stanno sciogliendo. Il corallo delle barriere che stanno morendo. Il beige delle spiagge sempre più invase dai rifiuti. Il giallo delle savane a rischio desertificazione. Il 10% degli introiti delle vendite delle Closca bottle viene destinato a diverse Ong impegnate nella difesa dell’ambiente.

Ma come scegliere le borracce più adatte?

Anzitutto valutate il peso. Più leggere quelle in alluminio. Meno quelle in vetro. La capienza se si ha la possibilità di riempirla più volte meglio optare per una più piccola, all’incirca da mezzo litro. E più pratica da tenere in borsa. Poi controllate che sia perfettamente ermetica. Ma al contempo facile da aprire.

L’imboccatura inoltre non dev’essere troppo larga. In modo da permettervi di bere comodamente anche in movimento. Fondamentale è che sia lavabile in lavastoviglie. O a mano ma agilmente e fino in fondo. Mentre opzionale l’isolamento termico. Specie se la si utilizza per lo più in ufficio.

Infine se non avete ancora optato per le borracce perché pensate che l’acqua del rubinetto sia meno sana o buona di quella in bottiglia sappiate che, seppur molto dipenda dalla falda da cui proviene (in alcune zone può avere una concentrazione maggiore o minore di elementi come calcio, magnesio e sodio), è perfettamente potabilizzata. E controllata per legge secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E in molti casi se ne possono facilmente verificare le caratteristiche dal sito della società che gestisce l’acquedotto.

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La borraccia di Greta ultima modifica: 2020-02-28T05:58:59+01:00 da GognaBlog

69 pensieri su “La borraccia di Greta”

  1. 69
    Carlo Crovella says:

    Segnalo una notizia del week end, da noi probabilmente passata in sordina per l’attenzione generale verso le questioni sanitarie. Pare che la lobby dei petrolieri abbia trovato l’anti-Greta: si tratta di una tedeschina, 20enne o poco più, biondina, perfettina, stereotipata (che è un modo elegante per dire “fighissima”, da contrapporre alla transandatezza estetica di Greta). Chissà quanto tempo ci vorrà per vedere sul mercato gli status symbol degli anti-gretini? Alle borracce cosa verrà contrapposto? Non mi stupirei finisse così: il turbo-capitalismo è demoniaco!

  2. 68
    Simone Di Natale says:

    Roberto non mi riferivo a te per la wilderness…neanche a Crovella. Per i fazzoletti scusa se non ho capito l’ ironia. È che ormai su questi argomenti c’ è una isteria collettiva. Sono stati bravi a focalizzare tutta l’ attenzione su pandemie e motori diesel. 

  3. 67
    Carlo Crovella says:

    Si chiama Loretta la sarta di un negozietto dove porto a rammendare i miei indumenti, dai pantaloni da montagna (quando faccio un “sette”) fino ai calzini. Se vuoi ti do l’indirizzo, è molto brava, rapida ed economica.

  4. 66
    un climber qualsiasi says:

    Carlo Crovella says “Dal 2000 stimo di aver acquistato circa 10-12 paia di sci”
    Carlo Crovella says “spostarsi a piedi (in citta’), bere dalle fontanelle, comprare i detersivi sfusi nel negozietto equosolidale….ecc ecc ecc.”
    Salutami la sarta dove porti a rammendare i calzini.

  5. 65
    Roberto Pasini says:

    Simone nessuno demonizza nulla. Anche a me piacciono i fazzoletti di stoffa (ne ho ancora qualcuno di mio padre) non perché penso di contribuire alla salvezza del pianeta ma perché sono più eleganti anche se meno igienici. Si faceva solo dell’ironia anti-ansia sul fatto che oggi proprio come discorso di prudenza si consigliano i fazzoletti e le salviette monouso per asciugarsi dopo essersi lavati le mani. Il senso era proprio quello di trovare un equilibrio di buon senso tra sacri principi e capacità di adattarsi realisticamente alle situazioni. Per quanto mi riguarda, se hai seguito un po’ il blog, io non appartengo certo al partito dei talebani della wilderness (anche i talebani peraltro sembra abbiano fatto un compromesso con gli USA). Buon lunedì. 

  6. 64
    Simone Di Natale says:

    Trovo scorretto il continuo riferirsi alla epidemia di spagnola che si fa in questi giorni per seminare paura.
    Le condizioni igieniche e, per molte famiglie, la scarsitá di cibo che c’ erano allora non erano paragonabili ad oggi.
    In una societá dove la maggior parte delle persone si lavano quotidianamente e di cibo ce n’ è in abbondanza non penso proprio che una forte influenza possa avere gli effetti devastanti di un secolo fa.
    Concordo quindi col caldeggiare comportamenti corretti e prudenti, ma andare a demonizzare un fazzoletto di stoffa o ricorrere esclusivamente al monouso mi pare eccessivo.
    Ma ormai in questo paese parlare di sanitá è diventato impossibile. Tutto è sempre più estremizzato. Finiremo col dover vivere dentro un profilattico.
    Strano che a sostenere questo sistema siano persone che poi si indignano se la montagna è sempre meno wilderness e sempre più regole vengano imposte….beata coerenza!!

  7. 63
    Grazia P. says:

    😊 E spero lo stesso sia per te.
    Durante la traversata in nave pregherò affinché a nessuno dei passeggeri venga la febbre, ma la quarantena a base di arancini e cannoli non è poi tanto male! (Naturalmente è pura ironia)

  8. 62
    Roberto Pasini says:

    Le case farmaceutiche, il vaccino….adesso ho finalmente capito. Che gli dei, la natura o altro ti siano favorevoli e continuino a essere dalla tua parte amica mia di blog e lo dico senza ironia, ma con il cuore. Un caro saluto e un buon ritorno nella terra delle arance e dei limoni che anch’io amo molto.

  9. 61
    Grazia P says:

    pardon: penso che il protocollo terapeutico che stanno seguendo (con magno gaudio di alcune case farmaceutiche) ….

  10. 60
    Grazia P. says:

    Roberto, ho trascorso un mesetto a Milano (tranne qualche giorno fra Bergamo e Como), mercoledì tornerò sull’isola e continuerò la mia bella vita fatta di corse e cammini, abbracci, stoffe, erbe medicinali e auto-produzione. 
    Penso che la terapia che il protocollo terapeutico che stanno seguendo (con magno gaudio) non sia veramente necessario. By the way, mi preoccupa l’avvento di un vaccino che verrà proposto (o democraticamente imposto) alle masse.
    Ma stiamo allontanandoci dal tema dell’articolo! 🙂

  11. 59
    Roberto Pasini says:

    Infatti solo il 45% dei contagiati accertati finisce in ospedale e il 10% va in terapia intensiva. Finché i numeri restano bassi non ci sono problemi. Lascia perdere i politici del nord o del sud. Che gli dei li perdonino. Parla coi medici seri come il bergamasco di Stanford (io l’ho fatto) e ti diranno che per chi deve andare in ospedale non è proprio una passeggiata e che è meglio avercene in ospedale pochi per volta, quindi è giusto ridurre il contagio. E per come è messa la sanità del Sud  (non sono leghista, tutt’altro, ma realista) speriamo con tutto il cuore che il cinesino non passi la linea gotica. Quindi se sei stata nella zona rossa evita per qualche giorno di andare giù coi tuoi fazzoletti di stoffa😊😊un saluto dal Lazzaretto.

  12. 58
    franco says:

    Interessante il dibattito sulle borracce griffate e il suo riflesso sui cambiamenti climatici (personalmente ho una borraccia rossa da 1 litro che uso da circa 20 anni prima mi sentivo spesso a disagio e la tenevo nascosta nello zaino ora sono felice di vedere tantissime persone che finalmente hanno recepito il messaggio della ragazza) ben vengano queste mode. Un saluto a tutti. Ps provocazione : perché non aprite un dibattito sugli smartphone costosissimi perché fanno tutto mentre il mio fa solo il necessario ?

  13. 57
    Grazia P. says:

    Carlo, uso borracce e contenitori che mi accompagnano da molti anni. Mi porto in giro persino il bicchiere da trail per bere quando vado a riunioni e feste varie e mangiare,  se desidero gelati o granite. 
    Roberto, io sono stracerta che molte persone preso l’influenza e sono guariti senza andare in ospedale, in Italia e soprattutto all’estero.
    Sono felice che i miei amici al sud, dove tornerò fra qualche giorno, mi hanno detto che la vita scorre tranquilla e, pensando alla stagione turistica imminente, che i politici isolani non abbiano diffuso comunicati insensati. 

  14. 56
    Roberto Pasini says:

    Appunto . Se leggi l’articolo del bergamasco di Stanford spiega che si tratta di un’epidemia e che cosa ognuno può fare per evitare che diventi una pandemia che porterebbe al collasso del sistema sanitario con le inevitabili conseguenze legate a un tasso di mortalità del 2/3 % ( tasso odierno grazie ai ricoveri ancora possibili in terapia intensiva). Milano ha 1.400.000 abitanti, fai tu i conti se anche solo il 30% venisse contagiato in un arco di tempo ristretto.

  15. 55
    Carlo Crovella says:

    Per Grazia: apprezzo molto il tuo stile di vita d mi aspetto che coerentemente tu non abbia acquistato la borraccia griffata, da sfoggiare come status symbol. È contro i servi del turno capitalismo che rivolgo i mie strali

  16. 54
    Grazia P. says:

    Veramente si tratta di un’influenza e non un’epidemia.
    E direi che ciò che viene diffuso dai media va trattato con le dovute distanze, viste le contraddizioni senza fine – ma questo è argomento di un altro articolo, proprio qui sul Gogna Blog. 

  17. 53
    Roberto Pasini says:

    Usare i fazzoletti di stoffa o gli asciugamani è esattamente quello che dicono di non fare per non portarsi appresso agenti di contagio. Ovviamente chi butta i monouso in giro è un irresponsabile. Vanno messi in un sacchettino e portati a valle.
    In ogni caso in un mondo con più “selvaticita’ e meno monouso la spagnola fece più di 50 milioni di morti (sopratutto giovani) e ridusse di 12 anni l’aspettativa di vita media. Ognuno ha le sue preferenze. Io preferisco vivere adesso anche se appartengo alla fascia con più probabilità di estinzione se l’epidemia si diffonde e non ci sono posti letto, macchine e monouso sufficienti 😷🤪

  18. 52
    Grazia P. says:

    Se io uso i fazzoletti di stoffa non nuoccio a nessuno.
    Usare le salviette imbevute o i vari gel in commercio non equivale a lavarsi le mani!
    Quelle stesse salviette abbandonate in ogni dove in montagna….. 🙁

  19. 51
    Roberto Pasini says:

    Per fortuna in questi giorni ci sono i fazzoletti monouso e le salviette monouso per lavarsi le mani senza acqua e per asciugarsi dopo 😁e le siringhe monouso, le cuffiette e tutto il resto……chi vuole può non usarle, il problema è che fa del male agli altri. A volte bene e male stanno in posti strani e inaspettati.
     

  20. 50
    Grazia P. says:

    …e anche perché, Carlo Crovella, l’auto-produzione, il rifornimento d’acqua alle fontanelle, la riparazione degli abiti, il cammino a piedi, l’utilizzo di fazzoletti e tovaglioli di stoffa, il non-utilizzo di articoli monouso, e via di seguito, non promuovono il consumismo.

  21. 49
    Carlo Crovella says:

    Sfugge a molti che adeguarsi dell’ambientalismo imperante (ad esempio sfoggiando la borraccia come puro feticcio) corrisponde ad essere cmq manovrati dal sistema. Ho chiamato, con triste ironia, turbo-capitalismo questo sistema che sa essere più veloce dell’umanità, cambiando i suoi target per anticipare i cambiamenti di opinione. Molti credono di essere degli eroici ribelli del sistema, ma il sistema si è gia’ evoluto e propone modelli consumistici innovativi (ad es le borracce griffate), che però sempre consumistici sono. Alla Nutella ora si sostituisce le borraccia, in un domani sara’ l’auto elettrica da 50.000 euro ecc, ma tutto è finalizzato a “inventare” nuove esigenze di consumo  stante il completo esaurimento delle precedenti. La maggioranza continua ad esser schiava del sistema: la vera ribellione e’ costituita da scelte come spostarsi a piedi (in citta’), bere dalle fontanelle, comprare i detersivi sfusi nel negozietto equosolidale….ecc ecc ecc. Ma nessuno enfatizza queste scelte, proprio perché sono le vere scelte anti-sistema.

  22. 48
    Enrico says:

    Starà diventando anche una moda la borraccia di alluminio, ma, senza analizzare chi la usa e come la usa, dobbiamo considerare che sull’ambiente può solo avere un impatto positivo. Quindi ben venga.
    Impariamo anche a vedere i lati positivi delle cose.

  23. 47
    Grazia Pitruzzella says:

    È vero che la coerenza non è la tra le caratteristiche degli esseri umani e che chi sfoggia una splendente borraccia (non ammaccata dall’uso in montagna) per bere in ufficio magari non è per nulla attento alle sorti del pianeta, però voglio essere ottimista e prenderlo come un inizio.
    Se penso ai detergenti, una ventina di anni fa ho cominciato usando meno liquido per la biancheria e solo saponette per il corpo, poi sono passata a detersivi bio, in seguito a quelli sfusi e proprio di recente ho cominciato a produrre tutto in casa. 

  24. 46
    Giuseppe Balsamo says:

    Ti chiedo di perdonarmi, Crovella, ma la questione di quanto siano “ambientalisti nel profondo” i possessori di borracce, onestamente, non mi appassiona.
    In un dibattito sull’ambientalismo in generale e sul cambiamento climatico in particolare, ritengo ben poco rilevanti i motivi di chi “sfoggia la borraccia sullascrivania”.
    Come ho scritto in precedenza, credo che quando si ragiona su questi argomenti ci si debba focalizzare su altri aspetti.
    Con questo, nulla di personale.
    Anzi.
    Ho apprezzato la storia della “tua” borraccia, piena di ammaccature ma pronta a ripartire per la montagna. Un pò come chi, incassati i colpi della vita, non ha più l’aspetto “cool” che aveva in gioventù ma va avanti con lo spirito di sempre.

  25. 45
    Roberto Pasini says:

    Purtroppo spesso vediamo che su questioni importanti ad enunciati roboanti corrispondono comportamenti miserrimi o di pura facciata, la “bella figura”.  In questo siamo diversi da certe culture nordiche alla quale Greta, non la Greta reale che non conosciamo ma la Greta personaggio, appartiene, basate sulla responsabilizzazione individuale e su un certo pragmatismo minimalista. Pregi e difetti. Come succede in montagna, le situazioni di crisi ci portano tuttavia a tornare coi piedi per terra e a rivedere i nostri criteri di valutazione delle persone, sopratutto di quelle che hanno il comando della nave e a dare più peso alla coerenza tra enunciati e azioni. In queste situazioni anche i tenori furbi ma con poca sostanza tendono a farsi da parte, escluso qualcuno che neppure si accorge di essere fuori posto.  Almeno me lo auguro, non solo per la borraccia e il consumo di plastica, visto che domani sera devo tornare, con una leggera inquietudine, nel Lazzaretto manzoniano (non è un eufemismo visto che abito in quella zona). Buona domenica.

  26. 44
    Carlo Crovella says:

    Non divagate. Il punto sotto analisi non è Greta in quanto tale, se è genuina oppure no, se ha comportato davvero l’apertura mentale della giovani generazioni sui temi ambientrzlistici oppure no  ecc ecc ecc. Il tema di questo post è che essere davvero ambientalisti, cioè avere uno stile di vita profondamente ambientalista, è tutt’altra cosa che sfoggiare ls borraccia sulla scrivania. Anche se lz borraccia non è griffata, peggio che mai se la si compera solo perché e griffata. E’ azzeccatissima l’osservazione di Pasini: la borraccia sulla scrivania fa fine e non impegna. Ma, nel resto della loro esistenza, i possessori di borracce sono ambientalisti fin nel profondo? Fanno sistematicamente la raccolta differenziata? Rinunciato a certi prodotti alimentari che contengono l’olio di palma per coltivare il quale in Malesia si bruciano ettari di foresta primordiale, distruggendo l’habitat degli oranghi? Alla Nutella industrializzata antepongono la crema nocciola del piccolo laboratorio artigianale, anche se costa un po’ di più e ci devi andare apposta (si spera a piedi o in tram)? ecc ecc ecc. Mi piacerebbe trovare, fra k possessori di borracce “cittadine”, dei veri ambientalisti che fanno il bucato con il detersivo ecologico preso sfuso nel negozietto ambientalista a 10 isolati da casa…

  27. 43
    Kally says:

    Ho 56 anni e ancora uso la mia vecchia borraccia in alluminio che, prima di me, l ha usata mio padre in tanti anni di scoutismo …
    Certo che, con i quasi suoi 100 anni  non è alla moda, ma quello che conta, se ci teniamo al nostro pianeta , è riciclare … Anche quella bottiglietta di plastica comprata distrattamente perché conteneva un “liquido miracoloso” e non buttare tutto appena non serve o non va più! Quindi, se avete una borraccia di plastica utilizzatela all’infinito prima di buttarla (negli appositi contenitori per il riciclaggio, chiaramente) 😉

  28. 42
    Giuseppe Balsamo says:

    Ringrazio Grazia Pitruzzella per la risposta.
    Giuseppe

  29. 41
    Roberto Pasini says:

    Notizia letta sul Corriere di oggi. La borraccia (griffata o non ) per ora non sembra molto popolare. Vedremo, Coronavirus permettendo. Sulla scrivania comunque “fa fine e non impegna” come dicono in Piemonte, in particolare se bellina come le nuove Salewa in alluminio dai colori e dal logo cool, dopo che l’azienda si è affidata a nuovi stilisti per combattere la concorrenza delle varie Montura modaiole (sembra dalle recensioni su Amazon che costino poco ma non siano di grande qualità).  “Negli ultimi dieci anni, le vendite delle acque minerale imbottigliate in plastica sono più che raddoppiate, passando dai circa 5 miliardi di bottiglie del 2009 ai circa 10 miliardi di bottiglie del 2019. La quota più importante dei consumi riguarda l’acqua liscia, nonostante sgorghi praticamente gratis dai rubinetti delle nostre case, ma che invece ha rappresentato il 71% dei volumi di vendita: circa 7 miliardi e 200 mila bottiglie acquistate nel 2019, un valore quasi triplicato nel giro di soli 3 anni. il nostro Paese, campione mondiale di consumo di acque minerali in bottiglia, di cui la maggior parte in plastica, al terzo posto dopo Messico e Thailandia».
     

  30. 40
    Grazia Pitruzzella says:

    Caro Giuseppe Balsamo, che Greta sia protetta e accompagnata è una mia supposizione.
    I titoli dei libri non li ricordo, so solo che mi colpì entrare in libreria pochi giorni dopo il boom mediatico di Greta e vedere già volumi che facevano riferimento ai suoi interventi. 
    Per quanto riguarda l’igiene delle bottiglie o borracce usate di frequente, io le sciacquo di tanto in tanto con aceto e bicarbonato o solo aceto. 
    E per il resto, è sempre buono ragionare con la propria testa e in base alle proprie esigenze. Per esempio, io non uso i tanto osannati spazzolini di bamboo, che per me sono troppo morbidi. Ne ho uno di plastica rigida (tutto d’un pezzo, senza inserti fluorescenti stellari) che mi accompagna da diversi mesi. 

  31. 39
    Giuseppe Balsamo says:

    Chiedo cortesemente a Grazia Pitruzzella se è possibile conoscere il nome dell’azienda che starebbe “proteggendo e accompagnando” Greta e qualche titolo ed autore dei libri legati alla sua figura “pronti da acquistare dopo qualche giorno dalla sua apparizione”. Oppure se quanto affermato nel commento 31 è esclusivamente sua opinione.
     
    Ricordo che Greta ha iniziato il suo “sciopero” solitario nell’agosto del 2018.
     
    Grazie.

  32. 38
    Roberto Pasini says:

    Ma dimostrare una vaga sensibilità ambientalista è un messaggio di ribellione o piuttosto il contrario? Sulla borraccia griffata non dimentichiamo che lo stile e la “bella figura” sono una caratteristica nazionale. Difficilmente un italiano medio ci rinuncia. E’ disposto a spendere per questo. Anche quando compra un abbigliamento sportivo raramente sbaglia l’accostamento dei colori o la taglia, come spesso fa Greta che si veste a caso come fanno molti nordici. Era così anche nelle epoche in cui andava di moda lo stile trasandato. Il trasandato era in realtà molto curato nei dettagli. Basta vedere le foto d’epoca e rintracciarne la chiave stilistica. Sarebbe interessante in proposito che qualcuno scrivesse una storia dei modelli mentali dell’andare per monti e sui loro riflessi sull’abbigliamento e lo stile, compreso il taglio dei capelli. Caratteristiche dei popoli legate alla loro cultura. Siamo circondati da troppe cose belle che allenano il nostro gusto per accettare un paio di calzini non in linea con lo stile prescelto.

  33. 37

    Anche in genovese “ruscare” significa lavorare,  ma anche “fare petting”, ovvero sesso senza andare a fondo (preliminare). Curioso, no?

  34. 36
    Carlo Crovella says:

    Con riferimento al precedente commento di Padini: certo che la borraccia sulla scrivania dell’ufficio è un “messaggio”! Ma è un modo sbagliato di porgere il messaggio ambientalista. Difatti è questo il punto chiave. Il problema sul quale concentro il mio sfottò è che tutti sti “ambientalisti” per segnalare la loro scelta ideologica usino un oggetto griffato. Le borracce simili a quelle della foto di copertina le ho viste in vetrina nelle boutique del centro a 50 euro. Allora io dico: se davvero vuoi fare l’ambientalista, usa una bottiglia di vetro con macchinetta, costo 2 euro, oppure unz normale borraccia di Decatlhon a 15 euro. Se invece acquisti uno status symbol lo fai perché (senza rendertene conto) sei schiavo/a del sistema, non perché ti “ribelli” al sistema. Io da sempre mi ribello al sistema conformista, anche perché sono stato tirato su con insegnamenti tipo quelli della madre di Cominetti (santa subito!). Interessante poi l’annotazione di Grazia sul fatto che tradizionalmente chi lavora nei cambi non “deve” idratarsi con tale elevata frequenza. Infatti le “borracce di Greta” le vedete sulle scrivanie degli uffici, ai tavolini dei bar (?!) o a fianco della panca pesi in palestra. Avete mai visto le borraccia di Greta in un contesto in cui si rusca veramente? (perdonate i miei frequenti sconfinamenti nei piemontesismi: ruscare significa lavorare con impegno e fatica, in origine era riferito ai lavori manuali, ora per estensione coinvolge anche i lavori non solo manuali, ma solo quando ci si fa un mazzo tanto). Ciao!

  35. 35
    Paolo Gallese says:

    Il commento 30 di Enrico mi è piaciuto molto. 
    Riguardo la borraccia in montagna, per me è solo un attrezzo pratico.
    Sul resto, dato che i cambiamenti climatici sono parte del mio lavoro, non scrivo nulla.

  36. 34
    Roberto Pasini says:

    La borraccia in un luogo di lavoro urbano è oggi un oggetto simbolico più che uno strumento di idratazione. Comunica che io mi identifico con un certo movimento ambientalista e al tempo stesso mi dà la sensazione di fornire un contributo al miglioramento del pianeta. Tanti e diversi sono gli oggetti che noi umani utilizziamo a questi due scopi: comunicare e procurarci uno stato d’animo piacevole. Funziona così anche per chi compra o usa oggetti obsoleti o fuori moda. Quando un oggetto assume questo valore simbolico non importa più se sia comodo o scomodo, di quale materiale sia fatto o se un’altra soluzione sarebbe magari più efficace. Molti ricorderanno che l’eskimo effettivamente scaldava meno di tanti cappottini piccolo borghesi lasciati con disprezzo nell’armadio. Così siamo fatti. Animali sociali che devono vivere, mangiare, bere e tutto il resto ma anche assumere un ruolo nella tribù. I bisogni primari sono ormai sullo sfondo dei prodotti che compriamo e usiamo, a meno che accada qualcosa di straordinario. Come ho letto di un’italiana in isolamento in Cina che aveva come priorità fondamentale procurarsi la carta igienica a prescindere dalla marca e dal colore. Ps: piccola annotazione di costume. Greta che beve a canna in senato. Anche quel gesto di non usare un bicchiere in quel contesto è spettacolo e comunicazione. 

  37. 33
    Enrico Defilippi says:

    “Nello svolgimento di queste marce l’ alimentazione del camminatore non richiede speciali attenzioni, se non l’eliminazione di cibi troppo salati e di difficile digeribilita’. Il camminatore dovrà abituarsi fin  d’ora a resistere per parecchio tempo alla sete, specie durante i primi allenamenti….”
    Da “L ‘Alpinismo – Centro Alpinistico Italiano – Manuale dell’Alpinista – Vol. 1 – Edizioni Montes Torino 1944 – Cap.1 “Allenamento” , pag. 48.
     

  38. 32

    Indipendentemente dal tipo di borraccia usato, mi ricordo che nelle mie prime gite in montagna sentivo dire da quelli più grandi che ci si doveva abituare a bere poco. Io bevo poca acqua quando devo portarmela in spalla e noto che ho una notevole resistenza alla sete anche rispetto ai più giovani che dicono continuamente “devo bere” anche quando l’acqua non c’è o l’hanno finita, appunto, perché se la sono bevuta troppo in fretta.Quando ero piccolo e dicevo a mia mamma che avevo sete, mi rispondeva: quando arriviamo a casa bevi. E a volte mancavano ore prima di arrivare a casa, ma io non mi ricordo di avere mai patito la sete o di essermi lamentato.Saranno queste privazioni, che oggi verrebbero denunciate al telefono azzurro, che però mi hanno reso resistente e… nell’alpinismo a volte serve resistere eccome. Probabilmente se avessi fatto il notaio o il barman, non mi sarebbe servito sapere resistere alla sete, ma visto che ho praticamente dedicato tutta la mia vita all’alpinismo, mi è servito eccome.

  39. 31

    In effetti è divertente come, all’improvviso, si abbia così tanto bisogno di bere proprio quando si fanno meno sforzi nel quotidiano.
    Leggendo uno dei racconti di Darwin mi colpì che una delle sue guide locali che lo accompagnava nelle sue esplorazioni via terra, si stupiva del fatto che lui non potesse resistere una giornata senza bere. In seguito ho osservato con attenzione gli uomini di una certa età che intorno a casa mia lavorano nei campi e non ho mai notato bottiglie d’acqua.
    Mi dispiace un po’ che si pensi che davvero Greta abbia mosso qualcosa. Amo pensare che il maestro si materializza quando l’allievo è pronto. Mi piace pensare che sono molte le persone che quotidianamente (e non con una borraccia) muovono passi verso se stesse e verso la natura, e che certamente si tratta di un buon momento per lanciare messaggi – sebbene le masse siano chinate sui cellulari e vivano sui social. Ed è anche vero, nel bene e nel male, che sono molte le aziende che stanno investendo nel green. Di conseguenza mi sembra naturale dedurre che Greta sia protetta e accompagnata proprio da una di queste aziende, altrimenti come si spiegherebbe il grande clamore intorno a una ragazzina (sarà mica la prima bambina che scrive lettere e fa discorsi pubblici sul pianeta e sul clima) e l’incredibile numero di libri già pronti da acquistare dopo qualche giorno dalla sua apparizione?

  40. 30
    Enrico Defilippi says:

    Ben comprendo la funzione della bottiglietta/borraccia per idratarsi in montagna…più curiosa invece trovo la necessità urbana di idratazione continua, non solo nei mesi caldi, sempre più diffusa, prima con la bottiglietta ora con la borraccia. Probabilmente perché “bere molta acqua durante il giorno fa bene”…come suggeriscono medici e nutrizionisti…  Lo scorso anno, tornato  all’università dopo molto tempo (una trentina di anni), durante un una “verifica”,  in un aula piena di studenti, ho notato come tutti avessero la bottiglietta/borraccia  sul banco o nello zainetto o nella borsa. Ogni tanto a sorseggiare….ma non si sudava, e non si faceva fatica fisica. Mi è sembrato più una sorta di antistress o di  rito…(come il free climber col sacchetto di magnesite…)…forse conseguenza  di nuove tendenze di alimentazione. Ho cercato di ricordarmi come prima delle bottigliette/borracce  placassi la sete a scuola…poi mi è venuto in mente…c’era  l’acqua del rubinetto nei gabinetti.

  41. 29
    DinoM says:

    Sono davvero rimasto impressionato dalla quantità di bottiglie di plastica vuote riportate a riva dal mare. Come Paolo anch’io uso bottigliette in zaino ma come lui non le butto via ma le riempio di acqua di rubinetto, che in moltissime regioni è molto più buona di quelle di bottiglia. La moda della borraccia “fashion” non mi disturba; ognuno è libero di spendere i propri soldi come meglio crede. Se questo contribuisce a diminuire l’uso della plastica,  ben venga. Però vorrei chiedere a qualcuno che se ne intende se la plastica delle bottiglie è davvero riciclabile.

  42. 28

    Ho diverse borracce, prevalentemente in plastica, ma non per questo mi sento antiecologico.  Anzi, quelle in alluminio che si ammaccano e contengono meno liquido non le ho mai sopportate. 

  43. 27
    Daniele says:

    10 20 30 euro a borraccia. Guardate cosa costano su wish… 2 3 euro

  44. 26
    Fabio Bertoncelli says:

    No, io e Carlo non critichiamo chi compra una borraccia qualsiasi (noi le usiamo da una vita). Noi critichiamo chi – giovane o vecchio (hai capito, Guido X?) – compra una “borraccia di Greta”.
    E perché lo critichiamo? Perché lo fa per conformismo, perché è di moda. È trendy, è cool, è fashion, è in.
     
    N.B. Sto usando di proposito vocaboli inglesi, benché non sia affatto necessario. Cerco sempre di evitarlo, per amore verso la nostra bella lingua.
    E allora – vi domanderete voi – perché ora lo faccio? Lo faccio per dileggio, perché le parole inglesi mi servono per descrivere l’atteggiamento di chi accetta supinamente tutto ciò che ci viene propinato dall’alto, che sia la lingua inglese – usata ormai in ogni dove – oppure la Greta.
    Greta è trendy, la “borraccia di Greta” è cool.
     

  45. 25
    Giovanni Baccolo says:

    Siamo d’accordo che la vita occidentale, cui tutti, chi più chi meno, siamo adattati, è intrisa di comportamenti consumistici. Però, tra le migliaia di possibilità, criticare proprio l’acquisto delle borracce mi sembra gratuito verso una fetta di popolazione giovane (di borracce tra gli over 40 non ne vedo molte) che ha meno colpe di altre da questo punto di vista. Molti giovani rinunciano all’acquisto di un’automobile grazie a una sensibilità ambientale che qualche decennio fa non esisteva. Però se comprano la borraccia non va bene perché è il sintomo di un consumismo profondo. Continuo a non condividere questa visione, i giovani sono spesso mossi da mode e tendenze, ma se queste mode sono dettate da un desiderio di maggior sostenibilità ben vengano. Spero che chi oggi compri una borraccia perché crede di fare del bene all’ambiente (anche se può non essere vero), domani avrà una maggior consapevolezza di esso e delle sue fragilità.
    Chi legge questo blog andrà in montagna mediamente decine di volte all’anno, immettendo in atmosfera una quantità di anidride carbonica superiore alla media e magari acquistando un paio di sci nuovo ogni 2-3 anni (gli sci sono molto difficili, quasi impossibili da smaltire in modo sostenibile). Questi a mio avviso dovrebbero essere i comportamenti analizzati e discussi da chi vorrebbe frequentare la montagna con la giusta cognizione di causa.

  46. 24
    Carlo Crovella says:

    E’ vero che sono vecchio e obsoleto, ma a volte ci azzecco sulle trappole del modernismo tecnologico. Se avete 10 minuti, magari vi strappo un sorriso:
    https://www.altrispazi.it/altrilibri/racconti/sex-bot/

  47. 23
    Roberto Pasini says:

    Da il Fatto alimentare del 28 agosto 2019. Prestare attenzione se si ha una vecchia borraccia che ha subito molti urti. 
    BORRACCE IN ALLUMINIO
    Il punto di forza di questo materiale è certamente la leggerezza ma il fatto che l’alluminio non sia inossidabile rende necessaria l’applicazione di un rivestimento all’interno del contenitore, per isolare il metallo dal contatto diretto con la bevanda.
    In passato venivano utilizzati prevalentemente rivestimenti polimerici di natura epossidica, da monitorare costantemente: cadute accidentali o usura potevano portare al loro deterioramento, esponendo direttamente il metallo alla bevanda e accentuando potenziali fenomeni di migrazione (l’alluminio è un metallo tossico per il sistema nervoso, può danneggiare le ossa e compromettere la funzionalità renale).
    Oggi invece il rivestimento più gettonato è di natura ceramica: si tratta di un materiale molto più resistente all’usura, ai danneggiamenti meccanici, e in grado di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche (odore, sapore) delle bevande. È bene tuttavia verificare l’uniformità del rivestimento durante la fase di acquisto: recenti ricerche hanno evidenziato che se lo strato ceramico presenta irregolarità e increspature, è molto facile che si formino e prolifichino muffe e batteri
    Altro punto da controllare durante l’acquisto di una borraccia in alluminio, la possibilità di usarla per quello che si ha in mente: in diversi casi, le istruzioni indicano chiaramente che non è adatta per contenere liquidi grassi (latte, oli), bevande acide (succhi di frutta, bevande energetiche, limonata) o calde.

  48. 22
    Carlo Crovella says:

    Chiarisco meglio (anche se a me il concetto appare elementare ed autoesplicativo). Chi scrive che non capisce il messaggio dell’articolo non riesce a focalizzare la critica, sotto forma di sfotto’, verso la corsa consumistica alle borracce griffate. Una bottiglia di vetro con macchinetta costa 2 euro, una buona borraccia da montagna costa circa 20 euro, una borraccia “cool” da fighetti, che intendono solo farne sfoggio in ufficio ecc, è capace di costare 40-50 euro. Non sto dicendo che tale borracce “valgono” oggettivamente 50 euro, dico che il sistema sfrutta la bramosia consumistica per vendere borracce con un sovrapprezzo che, in pratica, corrisponde al brand Greta. In parole semplici il sistema industriale dice al consumatore: “vuoi apparire figo? e allora paga il sovrapprezzo, cioè strapaga una borraccia che di per sé costa la metà”. Chi segue questo trend pensa di essere simile a Greta, in termini di rivolta ambientalista al sistema, e invece è un servo della gleba del sistema economico. La vera scelta ambientalista è quella di chi usa bottiglie di vetro (o recupera vecchie borracce non uguali per forma e colore a quella di Greta), ma non di chi corre ad acquistare borracce griffate. Chi corre a fare nuovi acquisti (tra l’altro a prezzi gonfiati) alimenta il sistema che vorrebbe combattere.

  49. 21
    paolo says:

    Marchionne quando era a capo della Alusuisse,  mentre la faceva crescere prima di smembrarla (poi l’hanno assunto in fiat con lo stesso obiettivo, era la sua abilità), diceva che l’alluminio era molto interessante, ma la battaglia era sulle miniere di bauxite (e credo ora abbiano vinto tutto gli americani/canadesi), non sulla produzione.
    Diceva che l’alluminio pesa poco e piace molto, ma è difficile saldarlo e piegarlo bene, ma con aerei, auto, carenature varie e sopratutto gadget si fanno tanti soldi… anche nel riciclarlo.
    Non bisogna parlare troppo della produzione, però ha meno problemi di quella delle batterie (qui la battaglia in corso è in Bolivia).
    Sugli ossidi non so niente, ma mi domando chissà come mai l’alluminio non venga  usato nelle sale chirurgiche e nelle macchine per le produzioni alimentari e farmacologiche….. sempre acciaio inox, anche nelle cucine?!?
    Qualcuno risolve il problema rivestendolo, tranne la zona del tappo, con materiali vetrosi che si rompono o si incrinano (borracce).
    L’importante per pubblicizzare è fare spettacolo magari urlando, così la gente crede senza sentire il bisogno di ragionare.
    Io uso le bottiglie di plastica e le riporto a casa, ma se devo bivaccare ne porto 2 e la prima che svuoto mi serve per non uscire dal sacco a “peli” (con un solo pelo si gela).
    Solo se cammino provo a intossicarmi con una vecchia borraccia d’alluminio.
    Info per i fumatori: avevamo prodotto una macchina a 4 colori per stampare la carta da sigarette: bianco (la carta non nasce bianca), poi giallo, poi giallino (il filtro), poi la marca americana delle sigarette in oro.
    Viaggiava al massimo a 600 metri al minuto e aveva una larghezza di 3, lavorava per 6 mesi all’anno in Texas, riempiva i magazzini e tranne i magazzinieri tutti se ne andavano in vacanza.
    Usava per ogni colore solventi molto veloci ad asciugarsi: un bel fumare tutto certificato !
     
    L’importante è non pensare e restare il più possibile ignoranti così si può inventarsi di tutto.

  50. 20
    Giovanni Baccolo says:

    Per il commento 18: nelle profondità dei ghiacciai polari è nascosta la prova che il clima della Terra stia vivendo una situazione non-naturale e che quanto osservato non sia compatibile con la variabilità naturale del sistema climatico. Confermo la mia disponibilità a fornire tutto il materiale scientifico (non slogan) a supporto di queste affermazioni.

  51. 19
    Giuseppe Balsamo says:

    Il cosiddetto “global cooling” degli anni ’70 pare che non avesse dietro tutto questo consenso scientifico
    (vedi https://journals.ametsoc.org/doi/abs/10.1175/2008BAMS2370.1)
     
    Comunque fosse, personalmente faccio parecchia fatica a legare razionalmente la smentita di chi ieri prevedeva il “global cooling” con l’evidenza fornita oggi dall’andamento delle temperature e la bontà delle attuali teorie (e modelli derivati) formulate per spiegarlo.
     
    Ricordiamoci anche che, oltre al termometro, l’altro fatto che entra nell’equazione è l’andamento in crescendo della concentrazione di CO2 in atmosfera (sull’origine antropica del quale penso ci siano pochi dubbi).
     
    Piuttosto che su Greta, borracce e complotti, io credo che, da un punto di vista strettamente razionale, il discorso debba insistere sulla validità dei modelli che abbiamo a disposizione, sulla precisione di questi nel descrivere il presente e dell’attendibilità che gli vogliamo attribuire nel prevedere il futuro.
     
    Perchè prendere decisioni basate sulla “pancia” raramente porta i risultati voluti.

  52. 18
    Fabio Bertoncelli says:

    Olocausto: a prova esistono montagne di libri, testimonianze, fotografie, filmati, documenti originali dei nazisti, reperti, ecc. ecc. ecc. Ti serve qualche libro della mia biblioteca?
    Per quanto riguarda i cosiddetti “negazionisti”, la mia posizione è questa: non discuto di equazioni differenziali con un criceto. Tanto meno di Olocausto con un negazionista: tempo perso. Nel caso del povero criceto si tratta però di insufficiente intelligenza; nel caso dei negazionisti si tratta di malafede, il che è ancor peggio.
    Idem per chi crede che la Terra sia piatta, chi crede alle scie chimiche, chi crede che l’uomo non sia mai andato sulla Luna. Insomma, non ti curar di loro, ma guarda e passa.
     
    Per quanto concerne invece il clima, lo ripeto: attendo le prove (non slogan) che sia l’uomo a provocare l’aumento della temperatura.
    … … …
    Comunque, se voi ne siete già certi, incominciate a pedalare. In senso letterale: comprate una bicicletta e dimenticate la vostra automobile; anzi, rottamatela. Non andate piú a sciare: lo sci di pista è il maggior responsabile del degrado ambientale e dello spreco energetico in montagna. Io non scio e non ho mai sciato, proprio perché disgustato di fronte al degrado ambientale – e morale – causato dalle stazioni sciistiche; e voi?
    E chi strilla contro il riscaldamento globale e poi parte beato per le piste di Plan de Corones? Quando parlo di ipocrisia, non gli fischiano le orecchie?
    Non andate piú in vacanza con l’aereo (Greta docet). Eliminate la carne dalla vostra dieta. Non bevete piú bibite confezionate, ma solo acqua (come già faccio io da decenni). Non servitevi piú di funivie; al Colle del Gigante si sale a piedi da Entrèves (e io, da parte mia, desidererei tanto che la funivia fosse demolita; vorrei tanto salire a piedi, senza l’affronto dei cavi sulla testa). Per il bucato usate la cenere, non i detersivi (per istruzioni, suonare a casa Crovella 😂😂😂). E ancora: addio plastica, addio petrolio, addio riscaldamento a manetta.
     
    Lo ripeto: incominciate col buon esempio. A parlare sono capaci tutti, persino Bertoncelli. Voi però, come insegna Guido X, siete giovani e forti. Quindi, pedalare!
     

  53. 17
    Giovanni Baccolo says:

    Ho riletto il testo un paio di volte credendo di aver perso qualche passaggio perché davvero non riuscivo a individuare il messaggio che l’autore intendeva lanciare. Una critica al fenomeno Greta? Ai giovani? All’ambientalismo in generale? Boh…
    Il fenomeno Greta è sicuramente criticabile per la strumentalizzazione che ne è stata fatta e a volte anche io ho l’impressione che Greta Thunberg sia portata in palmo di mano non tanto per via di una sincera preoccupazione per il cambiamento climatico, ma per catalizzare l’attenzione dei giovani (occidentali e benestanti) e tenerli buoni senza dover trovare delle soluzioni reali ai problemi che stanno per travolgerci. In ogni caso il solo fatto di aver aiutato migliaia di giovani a scoprire che esistono problemi ambientali e climatici bilancia ampiamente tutte le critiche che si possono muovere al fenomeno del “gretismo”.
    Detto questo non vedo come si possa essere contrari alla moda delle borracce. Sono diventate uno status symbol? Sono “una moda”? E allora? Lavoro all’università e vedo che nel giro di un paio di anni sono stati installati ovunque distributori di acqua gratuiti, il prezzo delle bottigliette di plastica è moltiplicato e tutti usiamo ormai le borracce. Molti le avranno comprate nuove, altri le avranno tirate fuori dagli armadi e allora? Come si può criticare una cosa del genere? Davvero non capisco le motivazioni dell’autore. Fino a pochi anni fa comprare bottigliette di plastica era normale e nessuno si sarebbe fatto alcun problema, oggi non è più così e mi sembra un bel passo in avanti. La percezione che ho, anche considerando contributi precedenti, è che l’autore sia contrario a qualunque fenomeno omologato e non elitario, a prescindere dall’effettiva bontà dello stesso.
    I commenti circa la non-influenza dell’uomo rispetto ai cambiamenti climatici non credo debbano essere presi in considerazione, sono uno scherzo? Studio il clima e i ghiacciai per mestiere, se qualcuno avesse dei dubbi a riguardo mi contatti, sarò lieto di mandargli qualche tonnellata di evidenze scientifiche.

  54. 16
    Carlo Crovella says:

    ah, sì sì… io sono un superstite del giurassico… me lo ripetono tutti i giorni. ormai ci ho fatto il callo. Ma, vecchio o non vecchio, io la bottiglia di vetro ce l’ho davvero: a cena bevo acqua di rubinetto versata dentro la bottiglia di vetro. Idem in ufficio. Quando sono in giro per la città, se mi capita di aver sete, io bevo alle fontanelle pubbliche (a Torino sono molto numerose e si chiamano i Turet, perché hanno una testina di toro, da cui scaturisce l’acqua, su un piloncino verde): dopo quasi 60 anni di sistematica percorrenza a piedi della città (sia per allenamento sia per mentalità “verde” ante litteram), ho la mappa in testa sulla localizzazione dei principali Turet. L’altro giorno invece ero ad una riunione in una compagnia di assicurazioni e ho osservato che le impiegate (stranamente il fenomeno, almeno in quel contesto, coinvolgeva solo donne) avevano tutte sulla scrivania la famosa borraccia “cool”.  Nuova di zecca, ovviamente. Non mi venite a dire che credono davvero di salvare il mondo in quel modo: si tratta di un oggetto consumistico, che oggi si sfoggia come un trofeo (“ehi, io sono verde!”). E magari a casa hanno riempito la borraccia di acqua minerale acquistata in bottiglie di plastica al supermercato! Ecco la vera ipocrisia! Buon week end a tutti da un vecchio paternalista (convinto). Ciao!

  55. 15
    Fabio Bertoncelli says:

    Carlo, l’idrolitina con le vecchie bottiglie col tappo a pressione è démodé. Assolutamente.
    Come ci insegna Guido X, anche tu sei obsoleto. 😂😂😂
     

  56. 14
    Andrea Parmeggiani says:

    https://www.wired.it/scienza/ecologia/2018/11/26/grafici-cambiamento-climatico/?refresh_ce=
    https://www.borsainside.com/ambiente/71208-riscaldamento-globale-il-grafico-che-mostra-limpennata-delle-temperature-degli-ultimi-150-anni/
    Secondo me Fabio negare che l’uomo abbia influito nel riscaldamento globale è volersi mettere il prosciutto sugli occhi. Poi ciascuno valuti come meglio crede nel rispetto della propria coscienza. 
    Volendo fare fare un paragone forse poco calzante, c’è anche chi nega che sia avvenuto l’olocausto… Forse hanno la loro ragione anche questi?

  57. 13
    Fabio Bertoncelli says:

    L’umanità è afflitta da errori, e pure – e soprattutto – da idiozia.
    Nei primi anni Settanta numerosi climatologi avevano osservato una diminuzione globale della temperatura, avvertendo il mondo del rischio di una nuova era glaciale. Dove è andata a finire questa glaciazione?
    Diversi anni fa i Verdi, a quei tempi al governo in Italia, avevano chiesto a gran voce di interrare tutte le linee elettriche del nostro Paese. Motivo: i conseguenti campi elettromagnetici causavano il cancro. Costo: parecchie decine di miliardi di lire. Dove sono andati a finire tutti questi ammalati di cancro? Prego, presentare statistiche, non slogan, non aria fritta.
     

  58. 12
    Carlo Crovella says:

    Bello il commento 7. Sul resto non è neppure colpa di Greta, ma del sistema che fagocita tutto e tutti. E se perfino Greta fosse figlia del sistema? Uno specchietto delle allodole per farci credere che, ipocritamente, si sta ragionando nell’interesse del pianeta? Magari è tutto manovrato: la green economy sarà il settore trainante del prossimo futuro. Le grandi multinazionali stanno già abbandonando i settori maturi (auto con combustibili fossili ecc) per spostarsi su quelli in crescita e l’intera loro lobby ha bisogno di una vetrina promozionale che entra nelle case di tutti. I ragazzi/e che acquistano la borraccia “cool”, perché fa tendenza, alimentano il sistema anziché combatterlo. La vera scelta sarebbe procurarsi una bottiglia di vetro con la macchinetta (quelle dove si faceva l’idrolitina, ricordate?). Le ho viste sulle bancarelle del mercato: quella da mezzo litro costano 1,50-2 euro l’una.

  59. 11
    Fabio Bertoncelli says:

    I fatti (= il termometro) hanno dimostrato che la temperatura è aumentata nel corso di almeno un secolo. Inoltre l’esistenza delle cosiddette morene di età napoleonica mostra che i ghiacciai si stanno ritirando dal 1820 circa; perciò, presumibilmente, la temperatura sta crescendo sin da allora, cioè da duecento anni all’incirca.
     
    Ora però bisogna dimostrare che di ciò sia causa l’uomo, il che non è stato fatto. 
    … … …
    Signori, qui si sta scherzando col fuoco, in un senso o nell’altro. Detto con parole piú chiare, prima di stravolgere l’economia terrestre – e quindi anche la vita dell’intera umanità – bisogna essere certi di ciò che si fa. Altrimenti si rischia la catastrofe economica – e anche umana (ciò che piú conta) – pour bêtise.
     

  60. 10
    Marco says:

    Sarei contento di vedere una borraccia alle sfilate di Pitti se questo togliesse anche solo una parte delle bottiglie di plastica che trovo lungo l’argine dei fiumi quando sono in canoa. Greta ha la capacità di far emergere in noi “vecchi” tutta l’ideologia e la supponenza di cui siamo strapieni.
     

  61. 9
    Andrea Parmeggiani says:

    Sono d’accordo con Guido.
    Penso che Greta, con tutti i suoi difetti e contraddizioni, abbia permesso di portare l’attenzione su un problema che le istituzioni ignorano o prendono sottogamba, ma esiste.
    Oppure tu Fabio pensi, come Trump, che il problema del riscaldamento globale non esista? 

  62. 8
    Sebastiano Motta says:

    Eh, sì… evidentemente dietro all’enorme business delle borracce ci sono Soros e Bill Gates!
     
    Scherzi a parte, oltre a ricordarci che il mercato tutto ingloba e pervade, quale sarebbe il messaggio di questo articolo?
    Andate avanti a comprare bottiglie di plastica come se niente fosse?
     
     

  63. 7
    Marco Lecci says:

    Anch’io avevo una bella borraccia rossa d’alluminio, della ferrino. La mia prima borraccia, me l’avevano comprata i miei a 12 anni e mi ha accompagnato in tante mie avventure, fino a che due settimane fa mi è caduta in mare arrampicando al muzzerone, è stato un giorno molto triste, sicchè capisco l’ansia di Carlo Crovella nel non ritrovare la sua.

  64. 6
    Fabio Bertoncelli says:

    Guido X: “Insomma, noi siamo noi e voi siete paternalisti, ottusi, arroganti e conservatori. E maschi [tu invece sei transgender?]. E pure bianchi [tu giallo?]. E persino di mezza età. Noi invece siamo giovani e belli, magari colorati. Tiè”.
    … … …
    Il “chiacchiericcio” sulle borracce, sul catamarano e su tutto il resto lo abbiamo inventato noi? Ma tu ci sei o ci fai?
     
    Guido, vedo che stamattina hai saltato l’asilo. È chiuso? Coronavirus?
     

  65. 5
    Guido says:

    Fabio Bertoncelli: no, sono le reazioni come la tua che sono l’apoteosi del paternalismo, e infatti vengono prevalentemente da maschi bianchi di mezza età. Invece di fare le pulci a tutto quello che fa Greta, forse sarebbe più utile che vi concentraste sulle questioni che ha sollevato in questi mesi, che sono sicuramente più interessanti, urgenti e importanti.Il chiacchiericcio sulle borracce, i catamarani e tutto il resto non dipende da Greta ma da voi e dalla vostra mentalità ottusa, arrogante e conservatrice.

  66. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    No, avrebbe parlato di ipocrisia. Cosí come è ipocrita tutto l’ambaradan creato intorno alla ragazzina.
     
    Vi pare normale che una tizia, per evitare di servirsi dell’aereo, attraversi l’Oceano Atlantico a bordo di un costosissimo catamarano? È l’apoteosi dello snobismo. È l’apoteosi dell’ipocrisia.

  67. 3
    Un climber qualsiasi says:

    Quindi se si fosse presentata al  pubblico con la classica bottiglietta di plastica avresti scritto un romanzo.

  68. 2
    Guido says:

    Commento intriso di paternalismo e di sussiego. Non indispensabile, direi.

  69. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    La “bovvaccia” di Greta è molto cool, molto trendy, molto fashion. 🤩😎😍
     
    Invece la borraccia di Crovella non è neppure griffata. Bleah! 😝🤮😝
     

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