La linea di demarcazione

La linea di demarcazione
di Alessandra Longo
(pubblicato su www.verticales.it il 19 aprile 2018 con il titolo Montagna: hai la vaga idea?)

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Il dubbio ce l’avevo già qualche anno fa. Avevo visto un curioso film intitolato L‘inglese che salì la collina e scese da una montagna (The Englishman Who Went Up a Hill But Came Down a Mountain, 1995). È una commedia dallo humor tipicamente anglosassone ambientata all’epoca della prima guerra mondiale: nello sperduto villaggio di Taff’s Well giungono due cartografi con il compito di misurare la montagna locale, il Ffynnon Garw. Con grande sconcerto della popolazione locale, il rilievo non viene classificato affatto come montagna! La sua altitudine, di poco inferiore ai mille piedi, fa sì che ricada sotto la definizione di “collina”. Intollerabile! I paesani s’ingegnano allora per ritardare la partenza dei geografi e – pale alla mano – elevano artificialmente il cucuzzolo che, grazie a quei pochi metri di terra accumulata, diviene la vetta di quella che, sulle mappe, figura ufficialmente sotto l’etichetta di “montagna”. Ma è sufficiente? Quali sono i limiti per definire una montagna e distinguerla da tutto ciò che montagna non è (collina, duna, morena, ecc.)?

  

Conoscete l’ontologia? È una scienza bizzarra. L’oncologia si occupa di brutti mali, l’ontologia di brutte bestie: gli enti. Studia cioè quali sono i criteri che utilizziamo per stabilire cosa esiste, come esiste e in che modo ne parliamo. E la montagna? È un bell’esempio a cui si richiama un “top” di questa disciplina filosofica, Achille Varzi (in Storia dell’ontologia, a cura di Maurizio Ferraris, Bompiani, Milano, 2008, pp. 672–698).

«Non c’è dubbio che il Cervino sia una montagna. Ma quali sono esattamente i suoi confini spaziali?
(A che punto lungo un percorso che dalla vetta conduce in pianura diremo di non essere più sul Cervino?)»

Ed ecco il terzo approdo di questo percorso in salita: l’incontro con Alessandro Gogna, alpinista, scrittore, giornalista, guida alpina. Una figura oltre i confini troppo stringenti. Si chiacchierava giusto delle linee di separazione. “Lassù non esiste una demarcazione ben definita. Non è possibile tracciare una retta che identifichi quando il valico inizia e quando esattamente va a degradare nella valle sottostante. Non puoi tracciare un segno sulla terra e dire – ok, da questo punto in poi è montagna, prima non lo è”. La montagna è una realtà dai contorni sfumati, ampi, irregolari.

Alessandra Longo e Alessandro Gogna

E qui Alessandro mi ha fatto riflettere con questa interessante osservazione: “Al mare abbiamo un segnale netto e inequivocabile che ci fa percepire la distinzione tra due realtà. È la linea della battigia. Di qui c’è la spiaggia: il lido con una più o meno marcata presenza umana. Di là c’è il mondo liquido che si estende oltre il disegno che l’onda traccia sulla sabbia. La riva è ben identificabile anche dal meno accorto visitatore: è uno stacco deciso tra due elementi, tra la terra ed il mare. Chi si spinge oltre percepisce il mutamento di status e, di conseguenza, si adatta alle variate condizioni ambientali. Per andare in mare, ti attrezzi: barca, pinne, muta, ecc. Questo talvolta non accade in altura: sempre più spesso si segnalano casi di escursionisti in difficoltà per evidente improvvisazione. Non muniti di vestiario adatto oppure incuranti delle esigenze imposte dall’ambiente”. La leggerezza e l’imprudenza potrebbero essere collegate alla vaghezza di un luogo senza stacchi ben segnalati? L’incauta frequentazione potrebbe essere imputabile ad un affievolimento della separazione tra spazio urbano e montano? Insomma: il fraintendimento della montagna potrebbe essere dato dal fatto che nulla di eclatante ci avverta che stiamo entrando in una realtà diversa a cui adattarci? Ma serve davvero un confine evidente, una “battigia alpina”, per attivare la nostra attenzione?

Un cartello segnaletico può davvero aiutare chi non ha la vaga idea? No. Perché alla fine si scopre che il mondo (montagna inclusa) non è poi così vago ed evanescente come sembra. Avrà i contorni imprecisi, ma ciò non significa che non abbia le sue regole, le sue esigenze e le sue dinamiche. Ad essere vaga è l’idea che ci facciamo delle cose. E questo può ficcarci nei situazioni per nulla piacevoli (dai pregiudizi alle valanghe). Possiamo moltiplicare i cartelli segnaletiche, le linee di confine e le bacheche informative, ma i contenuti di tali indicazioni andrebbero dapprima fatti germogliare nelle teste che nel terreno. Faccio la musona criticona? Al contrario sorrido e credo più nella forza dell’educazione, l’unica capace di renderci davvero indipendenti.

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La linea di demarcazione ultima modifica: 2018-04-20T05:30:42+02:00 da GognaBlog

6 pensieri su “La linea di demarcazione”

  1. 6
    paolo panzeri says:

    Peccato che ogni essere umano dopo essere nato debba imparare ciò che già molti suoi simili sapevano. Per fortuna periodicamente tanto sapere viene cancellato, spesso solo dimenticato. Bisogna sempre ricominciare. E non si sa bene mai nulla.

     

  2. 5
    Alberto Benassi says:

    Per dire che la realtà che crediamo di osservare tutti nello stesso modo, dipende invece da noi.

    Guardo il Cervino e vedo una meraviglia della natura.

    Guardo Cervinia e vedo un obrobio dell’uomo che nulla  a che fare con il luogo dove è stata realizzata.

    Poi ognuno di noi guarda e vede quello che vuole e come vuole.

  3. 4
    lorenzo merlo says:

    Hic sunt leones o dragones indicava nelle mappe di un tempo la terra inesplorata e nel contempo, qualcosa di cui preoccuparsi.

    Il limes tra noto e ignoto era sempre marcato da un confine naturale: un fiume, una catena montuosa, un deserto.

    Ma riguardava soltanto chi aveva fatto le mappe, la sua cultura, il suo impero, la sua realtà.

    Per tutti gli altri, leones e dragones, non erano mai esistiti.

    Con le epoche certe delimitazioni sono venute meno. Ciò che non era è poi divenuto.

    Per dire che classificare, nominare, misurare è sì opera legittima, ma identificarla con la verità o realtà è all’origine di molti problemi.

    Per dire che la realtà che crediamo di osservare tutti nello stesso modo, dipende invece da noi.

  4. 3
    Alberto Benassi says:

    «Non c’è dubbio che il Cervino sia una montagna. Ma quali sono esattamente i suoi confini spaziali?
    (A che punto lungo un percorso che dalla vetta conduce in pianura diremo di non essere più sul Cervino?)»

    non credo che Cervinia con tutte le sue brutture possa essere considerata ancora Cervino.

  5. 2
    Andrea says:

    Interessante!

  6. 1
    Antonio Arioti says:

    Osservazioni sintetiche le quali lasciano però spazio ad interessanti considerazioni anche di carattere filosofico.

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