La non-risposta del CAI

La non-risposta del CAI

Mi sarebbe piaciuto avere un bel regalo di Natale: ma a noi, diciassette firmatari di due raccomandate, una al presidente del CAI e l’altra al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte, spedite il 2 ottobre 2015, non è stato ancora risposto da alcuno. E sono passati più dei classici cento giorni.

I testi integrali delle due lettere sono reperibili qui, ma vediamo ugualmente di riassumerle.

La prima, quella spedita al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte, chiedeva sostanzialmente di adottare gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti delle sezioni del CAI di Formazza e Macugnaga, nei ruoli dei Presidenti Piero Sormani e Flavio Violatto, essendosi queste rifiutate di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo 2015 contro l’eliski in Val Formazza, violando in questo modo il Punto 4 del Bidecalogo, per il quale il CAI “s’impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”.

La seconda, quella spedita al Presidente del CAI, Umberto Martini, poneva a quest’ultimo cinque domande:
1) Quali iniziative ha assunto e sta assumendo il CAI al fine di ottenere legislazioni di divieto della pratica dell’eliski?
2) Non è doveroso che il CAI debba inviare informativa ai propri soci sulle località dove viene praticato l’eliski chiedendo di boicottarle?
3) Quale tipo di richiamo al Bidecalogo può essere indirizzato alle guide alpine socie AGAI, quindi socie anche CAI, per far loro comprendere che sull’eliski il CAI non è disposto a nessun tipo di compromesso?
4) Cosa pensa di fare il CAI nei confronti di quei rifugisti che mettono a disposizione i beni del sodalizio per fare da base all’eliski?
5) Il CAI non dovrebbe radiare i soci che fanno eliski o che usano l’elicottero per andare all’attacco delle vie alpinistiche?

Tutti noi capiamo che i tempi tecnici siano molto lunghi, ragioni dei ritardi ce ne sono a bizzeffe: basterebbe pensare all’impegno profuso dal CAI, dai suoi dirigenti e da tutti i volontari, nella preparazione del recente Congresso Nazionale di Firenze.

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Ai primi di dicembre abbiamo spedito una seconda missiva agli stessi destinatari con le medesime domande, certi che il meccanismo della raccomandata A/R non sia fallace. Ma anche in questo caso non solo non si è avuta risposta, non si è ritenuto opportuno neppure inviare un cenno di ricevuta con la sia pur vaga promessa di prendere in esame le nostre richieste.

Giunti a questo punto è inevitabile che tra i 17 mittenti qualcuno si faccia delle domande e tenti di rispondersi con delle considerazioni pubbliche.

Se al posto di 17 fossimo stati 170 o 1.700 cosa sarebbe cambiato? Qualcuno si sarebbe scomodato? E per quale motivo avrebbe risposto, per l’intrinseca serietà delle nostre domande o per la paura di dover subire lo scontento di centinaia o migliaia di soci?

Volutamente le lettere erano due, una dai contenuti precisi e ineludibili, cui si poteva rispondere solo sì o no, l’altra più sfumata, con cinque domande che fornivano facili modi di aggirare il nocciolo.

Il fatto che siano state ignorate entrambe ci sconforta ma nello stesso tempo inasprisce la nostra domanda.

Cocciutamente ci domandiamo perché non rispondere: comprendiamo che non abbiamo dato possibilità di scaricabarile, i destinatari erano precisi. Io penso che per qualcuno di loro rispondere è evidentemente motivo di ansia e preoccupazione. La paura di non riuscire a trovare le parole giuste per rispondere alle domande che sono state poste, il timore del sentirsi osservati così da vicino, e talvolta interpretati al di là del proprio controllo, fa sì che il dialogo possa essere vissuto con paura, assieme all’idea che in una manciata di parole ci si possa giocare “il proprio futuro nel Sodalizio”.

So che essere un po’ ansiosi e preoccupati circa le risposte da dare è del tutto prevedibile e naturale. L’ansia, ovvero la paura, è una normale e necessaria reazione dell’organismo, che attiva una serie di meccanismi fisiologici grazie ai quali si diventa più reattivi ed efficaci nel trovare le soluzioni neces­sarie alla sopravvivenza. Ma qui, in questo possibile dialogo, non è in discussione la loro sopravvi­venza.

Un poco di tensione è normale, e fa bene; in più accettare di provare una certa quota d’ansia, evitando così che questa produca un timore sempre maggiore, costituisce un notevole vantaggio.

L’ansia comunque non deve superare un certo livello, oltre il quale diventa distruttiva e controproducente. Il rischio cui si sottopone il “non-rispondente” (del tutto ignaro dei meccanismi dell’ansia e della sua possibile utilità) è infatti quello di continuare ad au­mentare il grado di ansia, attraverso la propria stessa intolleranza ad essa.

Non aiuta cercare aiuto in eventuali corresponsabilità, men che meno aiuta pensare di essere “neutrali”. La neutralità è esclusa dal Bidecalogo.

Una risposta è sempre meglio del silenzio. Perché? È un meccanismo psicologico che parte dalla dominanza: se ignori qualcuno stai inconsciamente dicendo che non è degno della tua attenzione, e abbassi la sua importanza. Visto che a nessuno piace essere considerato una nullità, gli altri si arrabbiano. Silenzio equivale a ignorare l’altra parte.

Non serve essere geni della comunicazione, bastano tre secondi scarsi per far capire all’altro che non lo stai ignorando. Anche se la risposta non è da manuale dei rapporti sociali, è sempre meglio del silenzio. Lo dice anche il proverbio: il contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza.

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E, giunti sempre a questo punto, vale la pena valutare il comportamento dei destinatari, che di certo hanno messo in atto i primi tre gradini dei meccanismi di difesa primari: il ritiro, la negazione e il controllo onnipotente (vi tralascio i successivi, assai più drammatici, fino a quello finale, la scissione dell’Io!).

Il ritiro: eccessivamente stimolato e bombardato da richieste il soggetto (bambino o adulto) si “addormenta”, si ritira per allontanarsi da una realtà sentita come opprimente e frustrante. In negativo tale meccanismo in età adulta allontana la persona dalla partecipazione attiva alla soluzione dei problemi, il soggetto si ritira in se stesso chiudendo ogni porta con il mondo circostante ed evitando di mettersi in gioco. In positivo esso è una fuga psicologica e fisica dalla realtà che non viene però distorta ma se ne prendono le distanze.

La negazione: consiste nel negare una realtà oggettiva anche innanzi a fatti evidenti e concreti, in tal modo si affrontano le cose spiacevoli rifiutando di accettare che accadano ed esistano (con la non-risposta si sta procedendo in questa direzione ad ampi passi). L’esempio è quello di una persona che si rifiuta di fare una visita medica perché teme l’esito negativo.

Il pensiero onnipotente: sentirsi il centro dell’universo e non accettare l’esistenza degli altri e il fatto che essi agiscono in maniera indipendente, è segno di pensiero soggettivo ed egocentrico. Questo pensiero predispone a non riconoscere i propri limiti e soprattutto le proprie responsabilità, viene minato l’interscambio paritetico.

Queste considerazioni sono pungenti, ma hanno il solo scopo di provocare quella reazione che, in regime d’interscambio paritetico, sarebbe ovvia e soprattutto rapida.

Vogliamo ancora credere che le risposte, se mai ci saranno, avranno le qualità della precisione. Non immaginiamo risposte intellettuali, razionalizzanti o compartimentate.

Se così non sarà, la vita – ci mancherebbe altro – continua. Con le dovute conseguenze, però.

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La non-risposta del CAI ultima modifica: 2016-01-18T05:44:12+01:00 da GognaBlog

42 pensieri su “La non-risposta del CAI”

  1. 42
    paolo panzeri says:

    Devo malinconicamente confermare che non ricevo mai risposte, anche se faccio il bravo.

  2. 41
    luciano pellegrini says:

    La verità è che il CAI sta sempre più inglobandosi in un lavoro statale. Tanta burocrazia, tanti responsabili, tanti uffici, tanto di tanto! C’è una rubrica nella rivista Montagne 360 dove si intervistano i presidenti regionali. Quanti hanno un curriculum di persone che frequentano la montagna? Ho badato bene a non usare il sostantivo ALPINISTA! L’ aumento di tante associazioni parallele al CAI, non è un segnale che le persone vogliono trovare un ambiente dove si parla di montagna? La non risposta può significare il non compromettersi, usare il buon viso, il sorriso la pacca sulla spalla. Quindi?

  3. 40
    Alberto Benassi says:

    “Su Lo Scarpone, la rivista digitale del CAI, in data 28 gennaio 2016, è apparso un appello ai soci perché, per esercitare il loro pieno diritto di dissenso o di critica, non utilizzino blog o siti di privati cittadini, bensì si rivolgano direttamente al CAI.”

    Sandro, a me invece sembra un sistema furbetto per nascondere tutto.

  4. 39
    paolo panzeri says:

    Ho scritto questo alla rivista, vedremo cosa fanno di serio.
    Ho letto la richiesta di collaborazione e apertura alle critiche e ne esprimo una.
    Lo statuto del cai parla per metà di alpinismo e nel consiglio centrale, nelle commissioni, nelle scuole, nei consigli periferici ci sono pochissimi alpinisti con capacità superiore al quarto-quinto grado e tantissimi altre persone che fanno tantissime altre cose. Nel consiglio centrale credo ve ne sia uno. Il presidente generale ad un convegno ha detto che lui non è mai andato in montagna, è entrato in una segreteria ed ha fatto carriera all’interno. Vorrei sapere come viene spiegato pubblicamente quello che in molti chiamiamo il tradimento dei principi fondanti del nostro sodalizio. Un presidente, insieme a altre persone, in precedenza voleva togliere il termine alpinismo, ma si sono resi conto che se l’avessero fatto il cai sarebbe scomparso. E’ forse il solito discorso della gestione del volontariato per fini diversificati?

  5. 38
    paolo panzeri says:

    Inutile, proclama e invito che ritengo farlocchi.
    Tutte le volte che ho scritto alla redazione o sono stato censurato brutalmente, o non sono stato pubblicato senza ricevere motivazioni, anche se ho insistito……e facevo il bravo, non come qui.
    Quindi pazienza, il cai come missione esibisce e coltiva all’italiana la mediocrità di massa dell’essere e del fare in tutto.
    A me dispiace per l’alpinismo e la montagna.
    Poi posso sempre iscrivermi altrove, ma il gioco degli incapaci che si credono competenti mi diverte troppo.

  6. 37
    Alessandro Gogna says:

    Su Lo Scarpone, la rivista digitale del CAI, in data 28 gennaio 2016, è apparso un appello ai soci perché, per esercitare il loro pieno diritto di dissenso o di critica, non utilizzino blog o siti di privati cittadini, bensì si rivolgano direttamente al CAI.
    http://www.loscarpone.cai.it/news/items/il-club-alpino-italiano-e-un-luogo-aperto-anche-alla-critica.html

    Mi sembra ottima e giusta cosa. Peccato che, in data odierna, il CAI non abbia ancora risposto alle nostre Raccomandate R/R del 2 ottobre 2015 e successivi solleciti.

  7. 36
    luciano pellegrini says:

    Una provocazione…, potrebbe forse essere fuori tema! Non è l’elicottero che fa male all’ambiente, ma…, il CAI con il suo TAM, TUTELA AMBIENTE MONTANO, che si vanta di essere LA SENTINELLA DELL’AMBIENTE, cosa pensa dei rifugi da lei gestiti, abbracciati da tralicci e centinaia di parabole? Tralicci che addirittura sono appoggiati al rifugio ed usano anche locali per la centrale. E’ ovvio che in cambio avranno denaro, ma… Se poi vogliamo allargare il discorso, ci sono anche le pale eoliche e le tante strutture , case – agriturismi – depositi ecc., che il TAM, se è una sentinella, dovrebbe denunciare. Invece… Povero ambiente, caro papa Francesco hai voglia a predicare! L’ecocidio del Pianeta non si arresterà!

  8. 35
    pollastri.angelo says:

    nel esprimere solidarietà a chi a scritto prima di me,volevo portare a conoscenza l”esperienza che o avuto con gli organi istituzionali del cai , visto che stiamo parlando di mancate risposte!!!lo scorso anno a fronte di gravi mancanze in fase di voto per il rinnovo del consiglio della locale sezione cai dietro consiglio della sede centrale, o sporto denuncia al gruppo regionale in questo caso lombardo pluridecantato sulla rivista 360 gradi ma no attento a risolvere le varie problematiche che si vengono a creare a livello locale. mail spedita il30 marzo 2015 sto ancora aspettando la risposta!!!non contento o cominciato a scrivere direttamente al presidente martini o spedito ben tre raccomandate l”ultima a fine dicembre, nelle raccomandate o sempre indicato il modo per contattarmi in forma privata come o fatto io ma anche in questo caso non o mai ricevuto risposta. ora a mio parere il sistema dittatoriale che si e venuto a creare a livello locale e centrale o viceversa dove si ignora tutto il malumore che si e venuto a creare i questi anni nella nostra società,
    sta facendo scappare molti iscritti onesti che non si riconoscono più con i valori di un tempo.
    parlo da socio iscritto da 22 anni con molta esperienza alle spalle trascorsi nella scuola alpinistica locale e con incarichi consigliari nel passato consiglio, ma che ormai stanco di questa situazione dove la trasparenza e diventato un optional a favore della zona grigia e opaca dove poche mele marcie che vivono nel” ombra stanno rovinando tutto!!! mi anno portato a rinunciare a far parte di questa società che pensavo fosse immune da altre realta associative .

  9. 34
    Paolo Paracchini says:

    E’ un bel dibattito, ma su questo argomento è tanta la confusione all’interno di alcune sezioni del CAI, che quando fa a loro comodo, prendono posizioni quanto meno ambigue nei confronti dell’utilizzo dell’elicottero per finalità ludico-sportive.
    E’ il caso della sezione SEO-CAI di Domodossola che ha organizzato una FESTA AL RIFUGIO Giovanni Leoni (m. 2803) con utilizzo della seggiovia da San Domenico sino al Dosso (m.2473), che consente con una passeggiatina di circa un’oretta di raggiungere il BIVACCO Giovanni Leoni.
    Come si legge su
    http://staging.webgeeko.it/notizie-dalle-piste-da-sci/san-domenico/2015-08-25-domenica-30-agosto-festa-al-rifugio-leoni-monte-cistella-per-l-occasione-seggiovia-cd4-ciamporin

    DOMENICA 30 AGOSTO: festa al Rifugio Leoni – MONTE CISTELLA Per l’occasione seggiovia CD4 Ciamporino Dosso aperta: da San Domenico (1420m) fino al Dosso (2473m) comodamente in seggiovia! E in più: ECCEZIONALE possibilità di raggiungere il Rifugio Leoni in ELICOTTERO con partenze sia da Foppiano che direttamente dal Dosso all’arrivo della seggiovia CD4 Ciamporino – Dosso! PRENOTAZIONE CONSIGLIATA Possibilità anche di effettuare voli panoramici in elicottero per godersi il panorama stupendo delle vette della valle Divedro! Per info e prenotazioni: info@sandomenicoski.com Locandina evento su: http://www.seocaidomo.it/wp-content/uploads/2015/08/cistellaxclaudia2.pdf

    Pertanto, contravvenendo allo statuto, la SEO CAI di DOMODOSSOLA ha promosso e incoraggiato l’uso dell’elicottero, per effettuare voli panoramici per godersi il panorama stupendo delle vette della valle Divedro, tra l’altro utilizzato comodamente da alcuni dirigenti della sezione (SIGH!), disattendendo tranquillamente il Bidecalogo del C.A.I., strumento di indirizzo e autoregolamentazione, che al punto 4 si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di elicotteri e altri veicoli motorizzati, per finalità ludico-sportive”.

    Una sezione del C.A.I. deve operare sempre secondo modalità ecosostenibili e limitando al massimo l’impatto ambientale, evitando di organizzare e/o realizzare, direttamente o indirettamente, autonomamente o in collaborazione o compartecipazione con altri soggetti pubblici o privati, iniziative che implichino o promuovano l’uso di elicotteri per finalità diverse da quelle di soccorso e protezione civile, approvvigionamento e manutenzione dei rifugi, ricerca scientifica.

    Numerosi escursionisti presenti alla manifestazione sono rimasti sconcertati per impiego dell’elicottero per un’escursione di così breve distanza e senza particolari difficoltà.
    Ma poco importa, quando fa comodo si predica bene e si razzola male.
    Bisognerebbe fare un’altra bella lettera con nome e cognome del presidente in questione e la si manda al presidente generale chiedendone l’espulsione perché contravviene al bi-decalogo. In Italia non è reato essere favorevoli né essere contrari all’eliski, ma lo statuto del CAI è contrario, quindi…

  10. 33
    paolo panzeri says:

    La società GMH S.p.A. di chi è?
    Fa anche soccorso come altre società da altre parti, o solo attività private tipo turismo e trasporti?

    Non è da confondere con il G.H.M. francese (groupe haute montagne), però suona bene!

  11. 32

    Secondo il mio modesto parere si sta andando fuori tema. Non siamo qui a criminalizzare il lavoro aereo, che nella maggior parte dei casi è molto utile, ma stiamo aspettando la risposta a una domanda impegnativa da parte del nostro Cai. La questione è ben diversa, anche se le due cose vertono sullo stesso argomento.
    Argomento che è lo specchio di molti altri, presenti anche nel Bidecalogo.
    L’elitrasporto degli sciatori sulle piste esiste da sempre e non lo condannerei in questa sede, semplicemente perché opera in un ambito già ambientalmente degradato e eticamente epurato : i comprensori sciistici.
    Una funivia o semplicemente una seggiovia è molto più impattante di qualche volo in elicottero. Ma lasciamo perdere.
    Se gli elicotteri devono volare (perché è secondo il sistema capitalistico l’imprenditoria deve sempre e solo crescere), è meglio che lo facciano laddove il degrado è già presente.
    Concentriamoci sul difendere quello che resta, ovvero le rare zone non ancora assalite da business d’ogni sorta, quelle regno della fatica e delle piccole avventure per noi appassionati che crediamo in un etica delle cose.
    Siamo purtroppo in pochi. La più parte è felice di scorazzare ignorantemente in elicottero, se se lo può permettere. L’elicottero, non dimentichiamo che cura anche l’impotenza sessuale anche e meglio del viaggiare in SUV, equivalente terrestre della stessa medicina.

    A parte l’aspetto medico, lo scopo del Cai è educativo e la parte ignorante e solo consumista dei frequentatori dell’Alpe, potrà semmai ravvedersi assimilando se lo vorrà, i propositi etici del Sodalizio. Dipenderà anche da come quest’ultimo si proporrà.
    Non rispondendo si sta proponendo molto malamente.
    Ma perché non rispondete?
    Is there anybody out there?

  12. 31
    paolo panzeri says:

    https://www.facebook.com/GMH.Helicopters/photos/a.333152940169429.1073741828.223984254419632/594107014074019/?type=3&theater

    se si visualizza è molto interessante per gli “appassionati dello sci incontaminato”

  13. 30
    paolo panzeri says:

    Come fa una piccola minoranza in un sistema democratico a cambiare l’indirizzo del sistema?
    Usando il terrorismo e mettendo dinamite qua e là? No, lo rafforza.
    Dato che questa minoranza è la sola ad avere delle competenze in roba di montagna, forse uscendo dal sistema? Ma chi ne ha voglia dopo tanti anni? I giovani bravi però se ne stanno fuori.
    Che fare?
    Non lo so proprio, contestare non serve perché crea coesione nel sistema, forse ridicolizzare è più efficace perché disorienta i gruppi di potere del sistema.
    Se uno parla di onore, di morale, di etica solitamente ridono di lui.
    Il cinese si siede sulla sponda del fiume e aspetta, la natura è sempre più forte.
    Ma si butta via troppa acqua.

  14. 29

    D’accordo sicuramente con Paleari! (Ciao Alberto, noto che anche da te c’è poca neve…)
    Ma tornando a bomba sul “pezzo”, qui si sta discutendo sul fatto che nessuno dei destinatari a cui sono state recapitate le raccomandate ha risposto. E si tratta di dirigenti del Cai, pezzi importanti, a cui dovrebbe premere l’esser chiari e trasparenti. In una parola: onesti.
    Onesti in assoluto e onesti vesro i soci.
    Si sta discutendo su un Cai che è sempre meno “sincero”, che perde in credibilità, perde soci a decine e presto a centinaia e poi sicuramente a migliaia, perché piace sempre meno. Sembra un partito politico che ha tradito i suoi elettori, un dinosauro ferito che si contorce nella morte per dissanguamento.
    Dirigenti, cosa aspettate a diventare migliori? E a fare diventare il Cai un club al quale sentirsi davvero orgogliosi di appartenere?
    O, pur predicando un’auspicabile “controcultura dell’intelligenza del limite”, vi accontentate invece dell’ignoranza del socio medio (numericamente la maggior parte) che si accontenta della polenta scontata in rifugio e di un aquila sul petto?

  15. 28
    Alberto Paleari says:

    L’ultimo intervento dell’avvocato Torti, dico la verità, non sono riuscito a leggerlo tutto: troppo lungo.
    A me bastava che dicesse: se divento presidente generale del CAI (se ho capito bene si è candidato), giuro che i presidenti di sezione che appoggiano l’eliski li faccio dimettere e che mi batterò perché in parlamento si faccia finalmente una legge di sole 5 parole: In Italia l’eliski è vietato.

  16. 27
  17. 26
    nicola pech says:

    Ho letto con attenzione l’intervento di Vincenzo Torti, vedo però una grandissima incoerenza tra le parole e i fatti.
    Il CAI, dice Torti “propone la propria controcultura della intelligenza del limite, quella per cui non tutto è consentito, specie quando il prezzo da pagare in termini di danno ambientale (e quindi di tutti)” poi però le Sezioni propongono questo http://www.banff.it/wp-content/uploads/2015/10/QuantoilCAI-cistellaxclaudia2.pdf. E allora, mi chiedo, sono due CAI diversi? A quale i soci devono fare riferimento? Valgono i convegni, gli editoriali sugli house organ e le relazioni introduttive o valgono i fatti?
    E quando un gruppo di soci scrive due raccomandate per chiederne conto, per ottenere delle spiegazioni, perché il CAI non risponde?
    Perché non condanna esplicitamente le iniziative di quelle sezioni? Perché non fa valere il codice disciplinare per richiamare i dirigenti responsabili?

  18. 25
    paolo panzeri says:

    Direi che quello che scrive Torti sia molto equilibrato e spero che lui o uno come lui possa presto presiedere il mondo burocratico del cai e dare un cambiamento alla direzione presa dal sistema attuale.
    Utilizzo una sua frase: il CAI propone la propria controcultura della “intelligenza del limite”.
    E io polemico dico: su centinaia di delegati quanti la possiedono e l’hanno sperimentata? Uno, cinque?
    Come fa il cai a proporre questa cultura, ora quasi non ci riescono nemmeno le guide o gli accademici?!?!?
    Cambiare e riappropriarsi del concetto della propria responsabilità nell’andare per monti, quando ormai da decenni la maggioranaza dei soci è stata condizionata ad andarci delegando la responsabilità ad altri, penso sarà molto difficile o quantomeno richiederà sforzi enormi.
    Per me il cai dovrebbe fare una profonda autoanalisi per individuare i suoi principi morali ed etici (quelli seri e non i proclami clientelari) e ricostruire le sue basi. Ma se facesse questo si accorgerebbe che dovrebbe eliminare tutte le infrastrutture che ha creato e coltivato al suo interno in questi anni per giustificare l’operato di tanta sua gente con dubbia intelligenza del limite.
    Oppure fondersi col TCI……….e continuare a far fare e stampare guide e manuali.
    Il nostro sistema democratico non lo permetterà, ormai la maggioranza dei soci non ha l’intelligenza del limite e se potesse andrebbe in montagna con l’elicottero.
    Così è la nostra società: non si vuole essere d’esempio serio, né tanto meno assumersi responsabilità.
    In montagna a me piacerebbe non sentire mai dei motori, nemmeno per il soccorso.

  19. 24
    Vincenzo Torti says:

    Sono l’ex Vice Presidente del CAI cui fa cenno Gian Luca Maspes nel suo commento a quanto da me espresso, a titolo esclusivamente personale non rivestendo alcuna carica, nel recente Convegno tenutosi a Sondrio il 28.11.2015.
    Il tema del Convegno poneva un interessante ed attualissimo quesito: Le Alpi in inverno, conservazione della natura ed attività turistiche: c’è spazio per tutti?, rispetto al quale, dapprima con le relazioni e, poi, rispondendo alle domande degli intervenuti, ciascuno ha espresso la propria posizione.
    La più parte dell’attenzione si è concentrata sull’eliski, argomento che, già prima del Convegno, aveva visto significative, quanto antitetiche, prese di posizione nell’ambito delle stesse Guide Alpine.
    Per quanto attiene il Club Alpino Italiano già il l Presidente Generale Martini, con un editoriale dedicato, si era espresso in argomento, confermando su Montagne360 la posizione del CAI in senso coerente con le indicazioni contenute nel “Bidecalogo” approvato dall’Assemblea dei Delegati del 2013, posizione che, sia pure a titolo strettamente personale, in occasione del Convegno ho riferito essere anche la mia.
    Nel suo commento, Gian Luca Maspes, riferisce di una domanda che mi sarebbe stata posta sul “perché l’elicottero non sia mai stato messo in discussione quando si tratta di rifornire i rifugi del CAI, violando e dando fastidio all’eco sistema tanto quanto chi vola per scopi ludici”.
    E qui si impongono più precisazioni:
    La domanda mi è stata posta, in realtà, in termini meno provocatori e più generici: si trattava di capire perché il CAI non si opponesse in modo altrettanto fermo e rigoroso rispetto all’uso dell’elicottero per rifornire i rifugi, non solo quelli del CAI.
    Nella risposta ho considerato le tre principali modalità di utilizzo dell’elicottero in montagna, con le rispettive caratteristiche e le motivazioni sottese: nel caso del Soccorso Alpino non vi erano dubbi di sorta; nel caso dei Rifugi, presidi culturali e postazioni di soccorso, oltre che strutture ricettive, vi era una possibilità di utilizzo da limitare allo stretto necessario; quanto infine all’uso strettamente ludico (eliski) mi sono adesivamente richiamato allo scritto di Martini, sottolineando anche l’aspetto diseducativo di tale pratica, tema ancor più ampiamente sviluppato nel successivo intervento di Alessandro Gogna.
    Equiparare gli ecosistemi interessati dall’eliski con gli ambiti occupati da rifugi da decenni e, quindi, antropizzati, mi sembra, ancor più che una forzatura, un accostamento improponibile, con la conseguenza che le turbative prodotte sono oggettivamente molto diverse, ferma l’ancor più accentuata distinzione tra le motivazioni che vi sono sottese.
    Quanto ai “cospicui affitti” che “ingrasserebbero abbondantemente” le casse del CAI, credo si tratti di affermazione legata a disinformazione: i rifugi sono di proprietà delle singole Sezioni che, grazie al volontariato silenzioso di molti, riescono a mantenerli efficienti con sempre maggiori difficoltà economiche, tant’è che è stato creato da anni uno specifico Fondo di solidarietà pro-rifugi, alimentato dal contributo di ciascuno degli oltre 300.000 soci, appartenenti sia a Sezioni proprietarie di rifugi che non. Tale Fondo distribuisce annualmente contribuzioni finalizzate ad interventi indispensabili dal punto di vista manutentivo, oltre che di adeguamenti imposti dalle normative igienico-sanitarie e di sicurezza. I soli canoni di locazioni percepiti dalle Sezioni non consentirebbero di mantenere alcun rifugio in condizioni di agibilità e fruibilità.
    Altro aspetto che, a mio avviso, il commento di Maspes omette di considerare è che i rifugi sono, nella quasi totalità, gestiti da imprenditori espressi dalle popolazioni residenti: conosciamo rifugisti che sono tali da generazioni e che si tramandano lo stesso rifugio di padre in figlio. I connessi utili d’impresa, ovviamente, competono non già alle Sezioni, bensì ai rifugisti, molti dei quali, oltretutto, operano in rifugi non del CAI e utilizzano le stesse modalità di approvvigionamento. Rammarica, quindi, la prospettazione di un CAI “all’ingrasso”, quando la realtà è di un costante impegno e notevoli sacrifici per cercare di dare concreta attuazione ad una delle principali finalità istituzionali del Sodalizio.
    Fatte queste precisazioni vorrei tornare alle ragioni della posizione assunta dal Club Alpino Italiano, così ben illustrate da Annibale Salsa nella relazione di proposta all’Assemblea dei Delegati 2013 che ha, poi, approvato il “Bidecalogo” e da me ribadite al Convegno.
    In un contesto sociale che vorrebbe ogni attività svincolata da qualsivoglia paletto, prescindendo dagli effetti dell’uso della propria libertà, il CAI propone la propria controcultura della “intelligenza del limite”, quella per cui non tutto è consentito, specie quando il prezzo da pagare in termini di danno ambientale (e quindi di tutti), risulti non solo sproporzionato rispetto al beneficio di pochi, ma anche contrario all’etica propria dei frequentatori della montagna, in primis di Alpinisti e Guide Alpine.
    Proporre è ben diverso da imporre: il CAI si è limitato a manifestare la propria scelta di “libertà intelligente”, quella per cui vi sono limiti da non superare per non determinare l’effetto boomerang tipico della carrying capacity. E, diversamente da come riferisce Maspes, una delle priorità del CAI consiste proprio nella formazione dei frequentatori della montagna, in un contesto di generale libertà di accesso, sì, ma con modalità che consentano anche ad altri, domani, di godere del nostro stesso beneficio di oggi.
    Nel mio intervento ho, quindi, manifestato l’opinione che farsi calare su una cima innevata da un elicottero per poi scendere con gli sci non abbia nulla a che vedere con la montagna così come ben descritta da Luigi Bombardieri, il cui lascito ha consentito la nascita in Valtellina della omonima fondazione: “Una scuola di carattere, di onestà, di solidarietà e di rispetto dell’ambiente”, in tutto simile alla montagna che mi veniva descritta dalle Guide Alpine con le quali ho vissuto le mie esperienze alpinistiche.
    Ritengo, e l’ho detto, che la pratica dell’eliski non corrisponda ad alcuna di queste caratteristiche e che, per questa ragione, debba essere considerata contraria ai valori di riferimento dei Club Alpino Italiano, non essendo pensabile che coadiuvare i giovani a raggiungere una cima senza preparazione, senza fatica e, con tutta probabilità, con scarsa competenza, possa assumere una valenza formativa.
    In ogni caso anch’io ricordo bene i muli che portavano gli approvvigionamenti ai rifugi, ma si tratta di un’epoca in cui le esigenze degli utenti ed il numero dei frequentatori erano profondamente diversi per cui è giocoforza confrontarsi, oggi, con i mutamenti intervenuti, adottando, in ogni caso, le soluzioni meno impattanti ed evitando quel che non fosse sorretto da alcuna adeguata giustificazione.
    Sempre in occasione del Convegno ho avuto modo di citare due significativi esempi di coerenza espressi, proprio di recente, dal Club Alpino Italiano: la presa di posizione della Sezione Valtellinese a fronte di un progetto di zonizzazione dell’eliski in alcune vallate e la decisione della Sezione SEM di rinunciare a cedere il rifugio Zamboni Zappa ad una società che lo avrebbe trasformato in un centro di soggiorno per freerider elitrasportati, benchè il prezzo offerto fosse ben più che allettante.
    Quanto alle inaugurazioni di lapidi, croci e trasmissioni televisive con dirigenti “in alto”, ricordate da Maspes, si tratterà, semmai, di recuperare al massimo la coerenza tra comportamenti e valori adottati.
    Non credo che si possa leggere la posizione assunta dal Club Alpino Italiano rispetto all’eliski né quale forma di passatismo verso una “montagna pura e sacra”, né quale egoistico impedimento rispetto a potenzialità di lavoro per le guide alpine, quanto, piuttosto, come invito inequivoco a tutti coloro che amano la montagna, ad adottare modalità di frequentazione che, senza nulla togliere alla libertà di alpinisti e scialpinisti, siano rispettose di quella “montagna scuola di vita” quale era per i nostri Padri Fondatori e per noi, come ho sempre sentito ricordare da anziane Guide amiche, e non la trasformino in un grande luna park.
    Autodisciplinarsi, in fondo, è solo il modo più intelligente di esprimere una vera libertà.

  20. 23
    Alberto Benassi says:

    Paolo, non so chi sia “questo grande capo bianco del cai”, ma se fa affermazioni del genere, che Bonatti, ect., non abbiano mai rischiato, mi sa che la storia dell’alpinismo la conosce poco.
    Forse farebbe bene a dare le dimissioni e cambiare mestiere.

    Paolo, evviva l’incoscenza…alla faccia del mondo che sta cambiando…

  21. 22
    paolo panzeri says:

    Alberto, attento! Il rischio è un tabù, si può essere condannati all’infamia, si è come minimo tacciati di incoscienza.
    Ho sentito dire da un grande capo del cai: “bisogna prendere esempio da Bonatti, Manolo, Cassin, loro non hanno mai rischiato, il cai insegna ad andare in montagna sicuri!!!”
    Il nostro mondo sta cambiando………….. in sicurezza!

  22. 21
    luciano pellegrini says:

    Mi viene ora a mente, perché sono trascorsi quasi undici anni, quando al campo base del K2 atterrò un elicottero. Uscì un Giapponese, munito di macchina fotografica, guardato a vista da “una guardia del corpo” che aveva in mano una bombola di ossigeno! Che scempio! Noi fra andata e ritorno abbiamo impiegato 20 giorni. Ma che soddisfazione! Il giapponese, molto ricco, ha scattato le foto fregandosene di ambiente, flora, fauna, rispetto della montagna! L’agenzia Pakistana ha guadagnato bei soldini…dollari! E noi, papa Francesco vorremmo salvaguardare questo pianeta DALL’ECOCIDIO?

  23. 20
    Alberto Benassi says:

    Ma quale comodità??

    in montagna si va per cercare la comodità ‘? Oppure per camminare, scalare, faticare , sudare e….. rischiare?

  24. 19
    paolo panzeri says:

    La mezza pensione costa 53 euro e si deve camminare quasi 4 ore per arrivare al rifugio (io ci vado col mangiare e col “saccoapeli” perché un pelo è troppo poco e me ne sto di fuori).
    L’elicottero la mattina costa 50 euro se lo prendo in 4, non si cammina e si dorme a casa.
    Fra un po’ di tempo il sistema attuale cai-rifugialberghi-rifornimento andrà in crisi?
    Trionferà un sistema mordi e fuggi turistico? Il petrolio è a 28, non è più a 110.
    Va bene l’evoluzione, ma se “non si continua a fare un discorso etico”………..(quello serio, non quello gioioso).
    So che la comodità piace e crea consenso, ma a forza di garantire tutto a tutti secondo me il rischio “rischia” di esplodere e fare danni grossi.
    Forse il cai è ormai fatto in maggioranza dalle cicale? Ma questa è una battuta poco seria e poi siam tutti uguali!?

  25. 18
    Marcello Cominetti says:

    Credo che Paleari e Michelazzi abbiano commentato costruttivamente.

  26. 17

    La provocazione può essere un’arte e Luca Maspes in questo campo è indubbiamente un artista…
    Il suo intervento mette in luce, piuttosto corposamente, diverse situazioni paradossali sul “pensiero” del CAI, che senza esprimere direttamente, anche lo stesso articolo di partenza evidenzia, tanto da rendere comprensibile anche ai non “addetti ai lavori” che il sodalizio non è certo indenne da atteggiamenti di condanna e censura nei confronti degli altri mentre nei propri trova sempre una giustificazione: “Fate quello che dico e non quello che faccio!”.
    La stessa organizzazione che lascia libero arbitrio alle sezioni pur raccomandando di seguire i “Sacri Testi” (attualmente il Bidecalogo… ), malgrado sia una forma di Democrazia è, al rovescio della medaglia, un’arma a doppio taglio, in quanto consente espressioni come quella di Flavio Violatto e della Sezione di Macugnaga, ai quali mi piacerebbe ricordare che nelle basi del Diritto un reato, anche di entità minore, rimane un reato e di conseguenza il vivere civile e corretto, dovrebbe basarsi su questo principio!
    Ma anche la provocazione può risultare un’arma a doppio taglio, e se è vero che il CAI sembra parlare bene ma razzolare male, confidando quindi nella forza delle parole più che del gesto, anche parole che arrivino da altre fonti possono essere male interpretate, specie poi se lette con l’ottica dell’opportunismo.
    Paragonando l’utilizzo dell’elicottero per scopi di approvvigionamento ai rifugi alpini con l’eliski è come se paragonassimo la bomba di Hiroshima alle centrali nucleari…
    Se le seconde devono certamente essere controllate e regolamentate ad Hoc per evitare disastri (personalmente le eliminerei del tutto ma questa è un’altra storia), la prima è stata un reato contro l’umanità .
    In tutti e due i casi si tratta di utilizzo dell’energia dell’atomo ma lo scopo finale non è di poco conto.
    Ovviamente è soltanto un esempio, l’eliski malgrado sia un’attività per molti versi dannosa non fa certo i danni dell’atomica, ma il paragone amplifica di certo la visione sul fatto che, come detto, se per il Diritto un reato è comunque un reato anche se di minima entità, di conseguenza per il buon vivere civile un’espressione negativa rimane tale se anche vi si concedono le attenuanti del caso…
    Credendo di aver interpretato in maniera corretta il pensiero di Luca Maspes, non leggo il suo intervento come: “Se voliamo per i rifugi allora anche l’eliski si può fare!”;
    ma piuttosto come:
    “Sarebbe il caso che il CAI si desse una bella regolata e cominciasse a dare il buon esempio OLTRE che a monitorare gli altri, perché parlare bene è facile, razzolare bene tutt’altra cosa!”.

    I rifugi sono evidentemente snaturati nella loro funzione originale (non tutti ma moltissimi) ed ingrassano le casse delle varie sezioni, quindi un ritorno ad una funzione di rifugio e non di albergo sarebbe auspicabile (se ne è discusso già in questo blog) ed un utilizzo dell’elicottero in questo caso dev’essere visto come utilizzo a scopi ludici come l’eliski.
    Direi in ultima analisi che, promuovere una legge, la quale vieti il volo in ambiente montano al di fuori degli scopi individuati come di pubblica utilità (lavori in quota di vario genere e soccorso), sia ormai quasi una necessità anche per evitare, come dice Luca, che: “Oltre al rifornimento ci aggiungiamo inaugurazioni di lapidi, croci, trasmissioni televisive con i dirigenti “in alto” etc. etc. In questi casi nessun dubbio: è sempre permesso non salire a piedi.”.

  27. 16
    Alberto Paleari says:

    Caro Gian Luca, sono uno dei firmatari della lettera in cui si chiede al presidente generale del CAI di prendere provvedimenti contro i presidenti di sezioni che non si attengono al bidecalogo e in particolare alla pratica dell’eliski.
    L’obiettivo della nostra lettera, per come la vedo io, era quello, forse un po’ ingenuo, di portare allo scoperto gli organi dirigenti del CAI, di chiedergli: allora come la mettiamo con la coerenza? Da una parte fate leggi contrarie alla pratica dell’eliski dall’altra accettate che organi ufficiali al vostro interno le disattendano senza sanzionarli.
    Con la tua lettera dici: attenti, c’è ben altro! Il rifornimento con l’elicottero dei rifugi è molto più dannoso dell’eliski.
    Non ho dati ma credo che tu abbia ragione.
    Però spesso, quando una battaglia si allarga troppo, è più facile che venga sconfitta.
    Già con l’eliski ci siamo messi contro molte guide alpine e molti sindaci di montagna, se ci mettiamo contro anche i gestori dei rifugi addio.
    Io per ora mi limiterei a cercare di ottenere dal CAI un suo intervento coerente e forte contro la pratica dell’eliski, perché penso che con il peso della sua influenza sull’opinione pubblica e anche con le sue aderenze politiche possa incidere su una legge nazionale, o più leggi regionali, che lo proibiscano.
    Abbiamo visto che non è facile, mi sembra che in alto non ci sia un grande entusiasmo, ma spero che dal basso, dai soci, lavorando molto, si possa far muovere l’elefante.
    Non so quanto il CAI sia invece disposto a rinunciare al rifornimento aereo dei rifugi, penso che su questo la battaglia sia molto più dura.
    Quindi per ora secondo il mio parere, che non è certo quello di uno stratega o di un politico, e quindi può benissimo essere sbagliato, mi concentrerei sul vincere la piccola battaglia dell’eliski, dove, anche se abbiamo molti nemici, ne abbiamo certamente meno che in quella sul rifornimento aereo dei rifugi.
    In Italia col benaltrismo si è sempre riusciti a far sì che nulla cambiasse.
    Un caro saluto da Alberto Paleari.

  28. 15
    Alberto Benassi says:

    anche io ricordo i muli che rifornivano la vecchia e gloriosa Capanna Allievi in val di Zocca.
    Ma oggi che i rifugi non sono più rifugi ma dei veri e propri alberghetti con tanto di menù da fare invidia ad un ristorante.
    Come si fa a ripristinare il mulo per rifornirli?

  29. 14
    Giuseppe "Popi" Miotti says:

    Leggo questo post e per quanto parzialmente d’accordo su alcuni punti, in primis che non dovrebbero servire né decaloghi né bidecaloghi, vi leggo una certa tendenziosità che mi ricorda un’altra affermazione in difesa dell’eliski e cioè quella che tale pratica favorisce l’addestramento dei piloti per l’elisoccorso.
    Non dovrei rispondere io a nome del CAI, sodalizio con cui ho avuto spesso rapporti polemici, ma a mio modesto avviso c’è una bella differenza fra l’uso del velivolo per rifornire il rifugio e quello per fare eliski o elialpinismo. Che oggi se ne faccia un uso disinvolto anche in questo campo è vero: in precedenza si faceva un grosso carico a inizio stagione e qualche “rabbocco” durante l’estate. Tuttavia credo che il CAI in tutto ciò c’entri poco perché non è lui a gestire la logistica di un rifugio. Sono i rifugisti che forse un po’ abusano del mezzo, usandolo come un taxi. Così facendo, creano a volte anche un danno collaterale perché si distaccano completamente dal territorio dove lavorano che non è più monitorato come quando, salendo a piedi, balzavano all’occhio, ad esempio, eventuali problematiche sul sentiero o carenze di manutenzione.
    E’ evidente che l’utilizzo del mezzo aereo debba essere maggiormente cauto e attento; da ridurre fortemente se non da vietare in caso di inaugurazioni di lapidi, croci, trasmissioni televisive con i dirigenti “in alto” , ma, aggiungo io, anche di competizioni, feste o festini di vario genere. Su questo punto lo sforzo dovrebbe essere comune e l’Etica estesa, per questo guardo con favore a questa querelle sperando che porti ad una revisione ideologica e a una maggior presa di coscienza da parte di tutti.
    Sono fra coloro che vedono nel turismo montano una importante risorsa economica per le genti delle vallate e la via per evitare che in esse si compiano scempi ben maggiori: centraline, cave e speculazioni. Qualche concessione alla modernità deve essere fatta e volendo ragionare cinicamente solo per numeri, il rapporto costi (economici e ambientali) / benefici fra l’uso dell’elicottero come mezzo di rifornimento ai rifugi o come mezzo ludico, parla chiaramente a favore del primo. Non entro poi nell’argomento rischi, ma statistiche alla mano direi che non c’è paragone. Quali dei due “mali” sia da preferire mi pare evidente anche perché il velivolo rende un importante servizio ecologico consentendo di portare a valle i rifiuti che un tempo venivano gettati nelle vicinanze del rifugio (solo più tardi si è cercato di bruciarli con risultati poco utili e piacevoli).
    Quanto al mulo direi che sarebbe una bella idea quella di riprendere il servizio, anche solo a livello di presenza saltuaria e folkloristica. Il grosso del carico estivo lo farebbe l’elicottero e il resto il mulo che porta solo poco più di 60/70 kg. Tuttavia, perché no, potrebbe essere anche il sistema per favorire una qualche cooperativa di giovani conducenti che facesse servizio a diverse strutture. Però tenere un mulo è un grosso impegno perché non lo si può parcheggiare e tirare fuori dall’hangar solo d’estate; il suo “motore” chiede carburante anche quando non funziona e pochi ormai vogliono letteralmente sporcarsi le mani. Inoltre l’aumento del flusso turistico e soprattutto la esagerata tendenza nel trasformare il rifugio, anche quello più remoto, in un albergo, rende il “bocia” del mulo molto più utile in loco come aiutante.

  30. 13
    Vincenzo Torti says:

    Questa (da registrazione) è la risposta di Vincenzo Torti alla domanda cui fa riferimento Gian Luca Maspes nel commento precedente.
    La linea di confine che divide l’uso dell’elicottero a fine rifornimento rifugi da quello ludico/sportivo/turistico non è sottile. L’articolo chiave del codice civile che regola la responsabilità da fatto illecito che parla di danno ingiusto. Prendete in mano un bisturi e ficcatelo immediatamente nella gamba del vostro vicino di poltrona e scorretelo in modo da provocare un taglio. Vi sembra un’azione corretta? No, ed è passibile di sanzione. Ma se invece il chirurgo fa la stessa cosa su quella medesima gamba per ripararla, nessuno ha da ridire. Dunque la stessa cosa può essere letta in due modi antitetici. Uno è un danno giusto, l’altro è ingiusto. Ecco allora che, quando vado a salvare una vita umana, utilizzo uno strumento invasivo in modo assolutamente condivisibile. Stessa cosa quando favorisco una situazione comunque a tutela umana, perché i rifugi alpini nascono non a caso in zone non a caso, e hanno una funzione storica che è rimasta inalterata. Oggi hanno assunto una dimensione anche più vasta, ma rimangono rifugi, strutture protettive di accoglienza e quindi vanno tutelate, vanno rifornite per la frequentazione.
    Invece quando si toglie allo scialpinismo quella prova di fisicità e d’impegno che è la salita e si toglie tutto ciò che fa crescere semplicemente trasformando l’elicottero in uno skilift che arriva dove non ci sono impianti, allora forse possiamo vedere questo nelle sue anomalie rispetto a un quadro globale di come si dovrebbe vedere la montagna. Personalmente credo che questa distinzione, che non è sottile, veda la montagna (anche non intesa in modo romantico) come luogo da preservare dalla fase invasiva e ludica, a tutto vantaggio di una frequentazione invernale che sta diventando così importante da far perfino ragionare sul porvi delle limitazioni e che rientra nel quadro dei compiti del CAI, quello di formare scialpinisti completi e non discesisti fuoripista.

    Vincenzo Torti

  31. 12
  32. 11
    Luca Maspes says:

    Mi riallaccio a Pao Panza così da essere almeno in due a porre questo nuovo interrogativo, chissà mai che qualcuno risponda.
    Ad un recente convegno sull’impatto dei mezzi motorizzati in montagna è stato chiesto all’ex vicepresidente del sodalizio (e secondo molti, con buona probabilità futuro presidente generale) il perché l’elicottero non sia mai stato messo in discussione quando si tratta di rifornire i rifugi del Cai, violando e dando fastidio all’ecosistema tanto quanto chi vola per scopi ludici. I rifugi, è vero, svolgono un ruolo di “ricovero” per gli alpinisti, potremmo dire anche di assistenza, ma sono anche un esercizio turistico a tutti gli effetti, da cui non per niente il Cai incassa cospicui affitti e che quindi ha interesse a tenere attivi. Sono esercizi turistici paragonabili a una pensione e a un ristorante, in alcuni casi peraltro con cuochi di tutto rispetto. In pratica: turismo è l’uno e turismo è l’altro ed entrambi utilizzano l’elicottero, e allora chi stabilisce quale dai due è più nocivo? Sulla base di quali parametri?
    Alla domanda non ha fatto seguito una risposta vera, sviata con un bel gioco di contorte parole. Ne deduco quindi che per il divertimento che arricchisce taluni altri “no” ma quello che ingrassa le casse del CAI “sì”; così decidono loro, gli stessi che vorrebbero essere i padroni della montagna da non toccare, la montagna in cui non sono residenti ma che vogliono mantenere come loro luogo di fuga dalla loro residenza. Oltre al rifornimento ci aggiungiamo inaugurazioni di lapidi, croci, trasmissioni televisive con i dirigenti “in alto” etc. etc. In questi casi nessun dubbio: è sempre permesso non salire a piedi.
    Tornando ai rifugi: non c’è soluzione per un approvvigionamento “sostenibile” (parola comoda dai confini manipolabili all’occorrenza) per i rifugi di alta quota che già ingrassano abbondantemente con gli affitti le casse del CAI?
    Quando ho cominciato ad andare in montagna il rifornimento dei rifugi, grandi allora come oggi, veniva effettuato due volte alla settimana con un tranquillo e simpatico mulo, anche quelli in alto e scomodi, 3 ore di marcia e si dava anche un sanissimo lavoro ad un ragazzo che lo conduceva. Una pratica non di un secolo fa, visto che non sono così vecchio. Oggi nella riserva naturale della Val di Mello gli unici elicotteri che sento sono quelli che riforniscono i rifugi del Club, una o due volte a settimana per più di 4 mesi, facendo lo stesso identico danno di qualsiasi altro loro uso. Moltiplichiamo tutto per quasi tutti i rifugi alpini e avrete un impatto che fa impallidire il famigerato heliski, nascosto ormai in zone regolamentate e praticato solo per un brevissimo periodo dell’anno.
    Quindi caro CAI, come giustificate il fatto che a voi siano permesse le deroghe?

    Vogliono tornare “indietro” ad una montagna pura e sacra?
    Che lo facciano per primi e con un esempio forte e ancora moderno, non c’è bisogno di tornare all’età della pietra.
    Aggiungo: altro che il bidecalogo!

  33. 10
    luciano pellegrini says:

    Sono contrario…,ma… A Macugnaga per esempio la pratica dell’eliski è talmente marginale e di nessun impatto rilevante, né per il turismo stanziale ed escursionistico, né per la fauna e l’avifauna, da non far sentire l’esigenza o la necessità di manifestare una qualsivoglia opposizione. Chi ci capisce è bravo! Ed il CAI con chi si allea?

  34. 9
    paolo panzeri says:

    Mi sembra di aver capito che per il cai l’uso degli elicotteri debba essere dovunque disincentivato (bisogna fermamente opporsi), ma con l’eccezione di dove può essere utile alla dirigenza cai e mai dove dà poco fastidio.
    Se mi sbaglio chiedo scusa.

  35. 8
    nicola pech says:

    Ringrazio il Sig. Violatto per essere intervenuto e aver dato la sua versione dei fatti, tuttavia faccio fatica a capire!
    Il Bidecalogo, al punto 4, recita: il CAI si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”.
    La sezione di Macugnaga invece dice: “a Macugnaga per esempio la pratica dell’eliski è talmente marginale e di nessun impatto rilevante, nè per il turismo stanziale ed escursionistico, nè per la fauna e l’avifauna, da non far sentire l’esigenza o la necessità di manifestare una qualsivoglia opposizione”.
    Quindi il Bidecalogo è soggetto a libera interpretazione?
    Quindi le Sezioni possono decidere come vogliono?
    Almeno un chiarimento su questo punto dal CAI Centrale dovrebbe arrivare, non fosse per rispetto di quei soci che si sono presi la briga di scrivere per chiedere spiegazioni.

  36. 7
    Giuseppe Penotti says:

    Orbene sig. Flavio Violatto mi faccia capire.
    Dato che nel Comune di Macugnaga, dove ha sede la sua sezione la praica delll’eliski sarebbe talmente “marginale” da non far sentire l’esigenza di opporsi. insomma ognuno per se e Dio per tutti?
    Mah…

  37. 6
    FLAVIO VIOLATTO says:

    Buongiorno Signor Gogna,
    ringraziandola della cortese disponibilità, riporto qui sotto il testo della comunicazione che ho inviato il 25 Febbraio 2015 al coordinatore del Raggruppamento Est Monte Rosa in risposta alla richiesta di adesione alla manifestazione anti-elisky.
    La non partecipazione della Sezione che presiedo alla manifestazione in parola avrebbe quindi provocato la lettera di denuncia al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte, copia al Presidente Generale Umberto Martini, a firma sua e di altri amici.
    Certo che il democratico confronto di idee debba sempre prevalere, la saluto cordialmente.
    Flavio Violatto – CAI Macugnaga
    * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
    Macugnaga 25 febbraio 2015
    Carissimo Coordinatore,
    la Sezione CAI di Macugnaga condivide e sottoscrive il contenuto del Nuovo Bidecalogo del CAI, ed in particolare il dettato dell’art. 4 di tale documento laddove recita “contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”.
    Tuttavia, la Sezione CAI di Macugnaga ritiene anche che una presa di posizione su questo ed altri argomenti analoghi debba tenere conto delle specificità locali. A Macugnaga per esempio la pratica dell’eliski è talmente marginale e di nessun impatto rilevante, nè per il turismo stanziale ed escursionistico, nè per la fauna e l’avifauna, da non far sentire l’esigenza o la necessità di manifestare una qualsivoglia opposizione.
    La Sezione CAI di Macugnaga ritiene pertanto che, più che una netta contrarietà, il Raggruppamento EMR dovrebbe esprimere la propria posizione chiedendo una regolamentazione del servizio basata su studi di impatto ambientale promossi dalla Regione Piemonte, esattamente come ha fatto a tempo debito il Comune di Macugnaga.
    Tale regolamentazione sarebbe lo strumento per disciplinare le attività in oggetto, differenti da località a località per tener conto delle diverse specificità, prevedendo sanzioni severe nei confronti dei contravventori.
    Quindi, la posizione della Sezione CAI di Macugnaga che presiedo, volendo usare l’espressione da te suggerita, è di contrarietà all’iniziativa.
    Rimango ovviamente a disposizione tua e delle altre Sezioni EMR per quei maggiori chiarimenti ed argomentazioni che dovessero eventualmente rendersi necessari per chiarire meglio la posizione del CAI di Macugnaga.
    Cordialmente.
    Flavio Violatto – CAI Macugnaga

  38. 5
    Alessandro Gogna says:

    Buongiorno sig. Violatto.
    Nel ricordare ai nostri lettori che Lei non era tra i destinatari delle due lettere, mi rallegra che Lei si dichiari a disposizione per chiarimenti. Il qui presente spazio e’ a Sua disposizione non solo per gli eventuali e ulteriori commenti Suoi al presente post, ma anche per un Suo articolo a pari dignita’ di questo in quanto a presentazione.

  39. 4
    Flavio Violatto says:

    Buongiorno ! Sono Violatto del CAI Macugnaga e sono a disposizione di tutti coloro che desiderino chiedermi conto della posizione assunta dalla Sezione che presiedo a proposito dell’Elisky.

  40. 3
    paolo panzeri says:

    Qualcuno dirà che sono un pirla, ma lo so da solo, me lo dice sempre mia madre.
    Mi dite come possono fare i componenti degli organi dirigenti della nostra associazione a dirsi contrari agli elicotteri se, dato che dichiarano pubblicamente di non “andare” in montagna, loro, dopo il soccorso alpino, sono i maggiori utilizzatori di elicotteri per raggiungere qualsiasi posto montano? Biodecalogo di chi?????
    Ricordo la CO2: auto 110g/km(Bg-Roma 66Kg), aereo 150g/km ogni passeggero(Bg-Roma 600x150x200=18 tonnellate), elicottero meglio non dirlo. Ma forse sbaglio tutto, la mia età è avanzata troppo.
    ciao

  41. 2
    luciano pellegrini says:

    Non penso che il CAI risponderà. Lo vedo boccheggiante da un paio di anni. Ha perso circa 20mila soci, ma sorgono come funghi, gruppi che io definisco PSEUDO CAI. Gli iscritti vanno in montagna, frequentano i sentieri ed esigono che siano puliti e segnati, vanno nei rifugi, perché a loro fa comodo. Pagano molto meno il bollino della loro associazione, vivono meglio la montagna. Il CAI si vanta di essere “LA SENTINELLA DELL’AMBIENTE”, c’è su questo argomento un editoriale. La mia risposta ha dato fastidio! Esiste il BIDECALOGO, ma si è costretti ad accettare il permissivismo.

  42. 1
    MountCity says:

    C’è poco da fare, i dirigenti di via Petrella non risultano campioni mondiali di trasparenza. E’ un deficit di vecchia data, oggi con i tempi che corrono sempre più inconcepibile e preoccupante. Soprattuto per loro.

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