La nuova funivia del Monte Bianco

La nuova funivia del Monte Bianco
a cura di Mountain Wilderness Italia

In occasione dell’odierno ventisettesimo anniversario della famosa manifestazione di Mountain Wilderness per lo smantellamento del tratto funiviario sulla Vallée Blanche del Monte Bianco, pubblichiamo un aggiornamento della vicenda.

Abbiamo sempre saputo che eliminare il collegamento Punta Helbronner-Aiguille du Midi era ed è pura utopia. Ventisette anni fa era però d’obbligo cominciare a dire “basta” nel modo più forte possibile. Al contrario, la funivia che da La Palud sale al Colle del Gigante fa parte ormai della storia e nessuno si sogna di ventilarne lo smantellamento. Non si può tuttavia tacere che, ove per avventura essa non fosse stata mai costruita e se ne volesse proporre oggi la realizzazione, l’opposizione sarebbe totale, drastica e universale. Si tratterebbe insomma di un autentico scandalo, a livello mondiale. La presenza in alta quota dell’impianto, così come lo conosciamo, e delle squallide strutture in cemento armato che lo rendono fruibile, rappresentano infatti, al di là di ogni dubbio, una grave “vulnus” all’integrità di un ambiente naturale non solo di straordinaria bellezza panoramica, ma anche carico di eccezionali significati culturali, legati alla storia dell’alpinismo.

Mountain Wilderness, Punta Helbronner, 16 agosto 1988
Mountain Wilderness, Punta Helbronner, 16 agosto 1988

Pur non essendo del tutto convinti della necessità di ammodernare radicalmente l’impianto attuale, non ci saremmo opposti al progetto, purché esso non prevedesse una ulteriore aggressione ambientale, ma si proponesse solo come cauta razionalizzazione dell’esistente, orientata soprattutto verso i problemi della sicurezza.

Invece assumere come modello da raggiungere e superare, in termini di portata oraria e di offerte collaterali, l’impianto che a suo tempo ha profanato irreversibilmente l’Aiguille du Midi, sul versante francese, è stato insensato non solo per quei motivi culturali ed etici di cui oggi le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori privati credono impunemente di potersi fare gioco, ma anche per evidenti calcoli di previsione economica. Courmayeur non è e non diventerà mai una seconda Chamonix. Qualunque rincorsa in una simile direzione sarebbe destinata al fallimento e provocherebbe una ulteriore devastante degradazione ambientale, senza valide contropartite economiche nel medio e lungo periodo. I rispettivi bacini d’utenza turistica, attuali e potenziali, sono e resteranno sempre numericamente molto diversi.

Per una serie di ragioni che la stessa società proprietaria delle Funivie del Monte Bianco ha messo in rilievo, l’affluenza del pubblico sugli impianti era dimezzata nello spazio di dodici anni. Nel 1991 vennero registrati 150.000 passaggi, nel 2002 solo 70.000. Questa emorragia pare sia dovuta principalmente alla benemerita decisione delle autorità francesi di vietare per sempre la pratica dello sci estivo sulla superficie del ghiacciaio del Gigante e alla dimostrata pericolosità della pista di sci invernale che scende dalla stazione intermedia del Pavillon. Chi conosce il Monte Bianco sa bene che la nuova offerta, per quanto rutilante, non eliminerà tali ragioni di disaffezione. Di conseguenza portare la capacità di carico dell’impianto da 250 a 800 passeggeri l’ora rappresenta una decisione non solo gravida di danni ambientali ma anche fondata su un assunto improbabile. E’ forte il rischio che la realizzazione dell’opera porti denari solo nelle tasche dei progettisti e di chi li protegge e finanzia, forse non del tutto disinteressatamente. Trascorso un primo momento di curiosità, solo una frazione delle folle ottimisticamente previste continuerà a sobbarcarsi la non indifferente spesa del biglietto, per andare a tremare di freddo di fronte al versante della Brenva, al quale dedicherà comunque tutt’al più qualche rapida occhiata, per poi rintanarsi nei bar, nei ristoranti, nelle sale da gioco, all’interno della nuova, amplissima e avveniristica stazione d’arrivo, sulla Punta Helbronner. Giova segnalare, tra l’altro, che la stessa Punta Helbronner rientra totalmente nell’elenco dei SIC (Siti di Interesse Comunitario dell’Europa, n° IT 1204010). Come i progettisti hanno aggirato i divieti connessi con tale qualifica?

NuovaFuniviaMonteBianco-2015-05-26-10

Particolarmente inquietante è stato l’abbattimento delle discrete strutture d’accoglienza del Pavillon, sulle quali ancora aleggiava una simpatica atmosfera ottocentesca, per sostituirle con un gigantesco complesso, fornito addirittura di auditorium e sala cinematografica. Cosa ha a che fare tutto ciò con lo spirito della montagna? Vale la pena ricordare a questo proposito che la conclamata giustificazione dei costruttori di impianti a fune, ovunque sulle Alpi, è sempre stata quella di portare la montagna e le sue incontaminate bellezze alla portata anche di chi non se la sente di salire verso le vette con i propri piedi. Noi abbiamo sempre considerato tali affermazioni strumentali e mistificatorie. La nuova realizzazione è, purtroppo, la dimostrazione lampante che avevamo ragione. Qui la montagna non c’entra. Non c’entrano i suoi valori , la sua vocazione e il suo richiamo. La logica è unicamente quella del profitto immediato, a tutti i costi. Immediato: perché nell’arco di qualche anno questa ingiustificata aggressione lascerà in eredità alle comunità della valle soltanto alcune sinistre “cattedrali nel deserto”, sovradimensionate ed economicamente ingestibili. Allora però sarà troppo tardi per tornare indietro.

Aveva perfettamente ragione l’associazione Pro Mont Blanc quando, descrivendo i rischi e la miopia del progetto attualmente realizzato, sosteneva che Courmayeur si trovava davanti a un bivio gravido di conseguenze. Doveva scegliere tra le lusinghe, quasi certamente menzognere, di un turismo di massa “mordi e fuggi”, e il coraggio lungimirante di ritagliarsi una specificità d’elite, che ne facesse, ancora più di quanto già lo fosse, una località turistica appetibile perché unica; ricercata da un pubblico qualificato e sempre più motivato. La comunità di Courmayeur stava già pagando sulla propria pelle l’errore di aver concesso la costruzione, sul suo territorio, dell’autostrada. E questo è il definitivo colpo di grazia.

Questi i fatti. Ma al di là dei fatti è la proposta “culturale” che tali fatti sottintendono e promuovono a rendere perplessi. Tutta l’operazione rispecchia un atteggiamento nei confronti dell’integrità dell’alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, al di là delle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un “continente” d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato. In tale prospettiva il massiccio del Monte Bianco dovrebbe porsi e essere difeso come il centro di eccellenza di questo “continente” e del suo fondamentale ruolo etico e culturale; vediamo invece che proprio lassù si concentrano oggi i più dannosi progetti di sfruttamento. Il silenzio grandioso dei ghiacciai umiliato dal continuo sfarfallare di elicotteri e aerei turistici, l’edificazione di rifugi sempre più invadenti e simili ad alberghi, le vette trasformate in terrazze panoramiche con pavimenti di vetro per sperimentare senza pericolo il brivido del vuoto: tutto conduce verso la riduzione dell’esperienza possibile in direzione di uno svago da luna park. Gli spazi per i quali questa deriva consumistica possa restare un caso isolato di incultura e non le sia permesso di estendere il contagio, si sono ormai estremamente ridotti.

Ma, tanto per non farci accusare di essere eccessivamente di parte, ecco qui di seguito come i nuovi impianti vengono pubblicizzati (da http://www.courmayeurmontblanc.it/it/sul-monte-bianco-in-funivia). E ne approfittiamo per fornire al lettore anche maggiori dettagli:

L’ottava meraviglia del mondo, un viaggio emozionante tra panorami mozzafiato!
A Courmayeur Mont Blanc vivi un’emozione unica a due passi dal cielo. Con il nuovo impianto Skyway Monte Bianco puoi raggiungere i 3466 m di Punta Helbronner e trovarti al cospetto del Monte Bianco e dei 4000 d’Europa, in soli 10 minuti.

Toccare il cielo con un dito? A Courmayeur è possibile. Raggiungi Pontal d’Entrèves per cominciare la più emozionante escursione sul Tetto d’Europa, grazie al nuovo impianto Skyway Monte Bianco.

Oltre duemila metri di dislivello in 10 minuti per ritrovarsi nel cuore del Massiccio del Monte Bianco, sulla magnifica terrazza circolare di Punta Helbronner da cui si può godere di una vista a 360° su tutto l’arco alpino: dalla cima del Bianco, che con i suoi 4810 metri di altezza domina l’orizzonte, al Dente del Gigante, lo sguardo si perde tra seracchi e torri granitiche dalle sfumature pastello. All’orizzonte i celebri “4000” d’Europa: il Cervino, il Monte Rosa, la Grivola, il Gran Paradiso.

D’estate e d’inverno con le Skyway Monte Bianco non ti annoi mai!
Se sei alla ricerca di pendii mozzafiato e discese in neve fresca puoi provare i favolosi itinerari fuoripista che dall’arrivo della funivia, in pochi minuti di cammino, portano verso Courmayeur e Chamonix. Dalla mitica Vallée Blanche, un suggestivo itinerario di circa 20 km sul versante francese, che si snoda lungo l’imponente lingua di ghiaccio della Mer de Glace, al ghiacciaio del Toula, fuoripista tutto italiano, il divertimento è assicurato. Se sei “slow”, ti segnaliamo il campo ciaspole del Pavillon du Mont Fréty a 2173 m (1a stazione Skyway Monte Bianco), nato dalla collaborazione con la ditta Ferrino.

La passeggiata lungo il “Sentiero dei Giganti”. Un suggestivo percorso panoramico estivo che unisce il rifugio Torino Vecchio (3375 m) al rifugio Torino Nuovo, con la sua meravigliosa terrazza sul Bianco, raggiungibile con un ascensore da Punta Helbronner.

L’escursione in Funivia sul Tetto d’Europa inizia a Pontal d’Entrèves 1300 m, frazione di Courmayeur. In quattro minuti gli impianti di risalita portano alla prima stazione, il Pavillon du Mont Fréty, a 2173 metri di altezza. Qui c’è l’Oasi Naturalistica che ospita il giardino alpino Saussurea, il più alto d’Europa, oltre che un’ampia terrazza solarium e un’attrezzata rete di sentieri che consente di passeggiare fino ai ghiacciai, mentre all’esterno, i visitatori possono visitare il giardino botanico, vari percorsi di avvicinamento alla natura e il solarium, mentre all’interno si trovano due ristoranti, un bar, una sala convegni/eventi/cinema da 150 posti, un piccolo shopping center e una cantina di vinificazione

Goditi il relax e la buona cucina in quota
Il ristorante bar Bellevue 2173 m con due sale rispettivamente da 100 e 50 posti, direttamente affacciato sulla Val Veny e sul fantastico panorama del Monte Bianco, offre piatti che ripercorrono la tradizione valdostana dove non possono mancare la polenta e la selvaggina, unitamente alla grande cucina internazionale.

Skyway Monte Bianco
Le Funivie Monte Bianco, nate a metà nel XX secolo (1940, NdR) dal sogno visionario del conte Secondino Lora Totino, si sono trasformate in una meraviglia tecnologica, un’opera ingegneristica di rilevanza mondiale, capace di offrire un’esperienza di viaggio memorabile: Skyway Monte Bianco.

Skyway Monte Bianco non è più un semplice mezzo di trasporto, ma veicola emozioni da vivere in una dimensione eccezionale, sospesi in equilibrio tra terra e cielo. Le trasparenze delle cabine che salgono silenziose, il design delle stazioni in vetro e acciaio, le installazioni multimediali sorprendono i visitatori e li accompagnano dolcemente e in sicurezza alla scoperta del Tetto d’Europa. Seppur notevoli, le dimensioni dell’opera non rubano mai la scena all’unica vera protagonista, la montagna: il contatto con la natura –vegetazione di montagna, neve, pietra, vento – restituisce la freschezza di un’esperienza sensoriale autentica ed emotivamente coinvolgente. Il turista, non più spettatore, si sente parte del mondo che osserva.
Skyway Monte Bianco è l’immagine di un’impresa tecnologica e ingegneristica incredibile, inedita, avvenuta nel massimo rispetto di un ambiente unico, un patrimonio dal valorizzare e tutelare per le prossime generazioni: il Monte Bianco, autentico cuore e motore di questa avventura.

Definite l’Ottava Meraviglia del Mondo, le Funivie sono la storica porta d’accesso per alcuni tra i tesori più inestimabili del Bianco. La terrazza circolare, in cima a Punta Helbronner 3466 m, dove restare senza fiato per la bellezza del panorama è inevitabile, è il punto più vicino alla vetta del Monte Bianco raggiungibile con mezzi di trasporto nonché partenza per numerosi percorsi alpinistici. Per gli amanti del freeride da qui partono alcuni tra i più bei fuoripista delle Alpi: quello del ghiacciaio del Toula, del Marbrées, i 24 km della Vallée Blanche che conducono fino a Chamonix, nonché il maestoso ghiacciaio della Brenva e la zona dell’Aiguille d’Entrèves. In estate si accede al giardino botanico alpino Saussurea.

NuovaFuniviaMonteBianco-Stazione-arrivo-Skyway

Le stazioni
Le tre stazioni: Pontal d’Entrèves 1300 m, Pavillon du Mont Fréty 2200 m e Punta Helbronner 3466 m, sono collegate da due tronchi di funivia; si tratta di spazi protetti costruiti in vetro e acciaio, che in tutti e tre i casi si armonizzano con l’ambiente circostante. La nuova stazione di partenza di Pontal d’Entrèves, che sostituisce quella storica di La Palud, è una struttura imponente, dall’aspetto aerodinamico, dotata di ampi parcheggi in parte interrati e in parte scoperti, che possono ospitare fino a 350 automobili e una decina di autobus. All’interno si trovano uffici informazione, bar, infermeria e biglietterie, oltre ai locali tecnici che custodiscono i potenti motori che azionano le cabine.

La stazione intermedia, del Pavillon du Mont Fréty, offre un contesto panoramico sui versanti contrapposti della Val Veny e della Val Ferret, valorizzato dalle grandi superfici vetrate degli edifici. All’esterno i visitatori possono visitare il giardino botanico, vari percorsi di avvicinamento alla natura e il solarium, mentre all’interno si trovano due ristoranti, un bar, una sala convegni/eventi/cinema da 150 posti, un piccolo shopping center e una cantina di vinificazione. La vecchia stazione sarà ristrutturata e trasformata in un’area museale.

L’ultima stazione è quella di Punta Helbronner, che, riproducendo la forma di un cristallo, si sviluppa principalmente in senso verticale e con terrazze a sbalzo. Qui si trova l’attrazione principale dell’impianto: la terrazza panoramica circolare di 14 metri di diametro che regala la straordinaria vista a 360 gradi su buona parte dei 4000 delle Alpi Occidentali: il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino, il Gran Paradiso e il Grand Combin. All’interno, la sede della mostra dei cristalli, un ristorante self service, un bar, punti di informazione multimediali. I tanti schermi multimediali posti in tutte le stazioni, consentono al turista di apprendere, comprendere e conoscere la storia del luogo nel quale ci si trova. Anche in caso di maltempo non sarà stato un viaggio “a vuoto” ma una visita ricca di soddisfazioni e indimenticabile dove il respiro “dell’aria sottile” non sarà l’unico ricordo.

Le cabine
Le cabine, dalle linee sobrie e chiare, sono di forma semisferica, senza angoli né bordi: delle strutture ariose, leggere e estremamente sicure, in grado di evitare vibrazioni e rumori. Dotate di una maggiore capacità di carico (80 persone rispetto alle attuali 20), ruotano a 360 gradi lungo tutta la tratta, per offrire ai presenti una vista completa sulle vette circostanti grazie alle generose vetrature. Uno speciale sistema di riscaldamento evita che si formi condensa, mentre dei sensori e pannelli posti sotto il pavimento impediscono la formazione di ghiaccio. A bordo i visitatori trovano illuminazione a basso consumo con i led e impianti multimediali come tv, schermi per la proiezione di filmati e informazioni sul meteo, piste e rischio valanghe, orari e manifestazioni. Una telecamera posta sul pavimento trasmette invece le immagini del panorama sottostante. Particolari strumenti bloccano oscillazioni e rendono incredibilmente fluido il movimento delle cabine, adattandosi alla distribuzione e al peso del carico.

Carta d’identità di Sky Way Monte Bianco: i numeri
Dislivello complessivo: circa 2200 metri.
Stazione di partenza: 1300 m
Stazione Punta Helbronner: 3462 m
Quota terrazza panoramica dei Ghiacciai a Punta Helbronner: 3466 m
Tempi di salita: Pontal d’Entrèves – Pavillon du Mont Fréty: circa 4 minuti; Pavillon du Mont Fréty – Punta Helbronner: circa 5 minuti
Portata oraria: 800 persone primo tronco, 600 persone secondo tronco

Altre info www.montebianco.com

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La nuova funivia del Monte Bianco ultima modifica: 2015-08-16T06:00:49+02:00 da GognaBlog

10 pensieri su “La nuova funivia del Monte Bianco”

  1. 10

    …era per Katiuscia e Nuanda…

  2. 9

    Mi vengono in mente due cose: non è un obbligo andare sul Bianco per emozionarsi di fronte ad uno spettacolo naturale (io da alpinista non ho mai sentito il bisogno di andarci); un impianto fisso è come un elicottero con una differenza, non può passare di moda perchè è un’impresa economica che deve durare nel tempo essendo i costi di smantellamento una spesa impossibile. Se ne deduce che occorrono interventi continui per mantenere “alta” la domanda. L’emozione è un fatto privato determinato dalla propria storia ed esperienza per questo ha un limite che nessun mezzo meccanico riuscirà a far superare.

  3. 8
    Katiuscia says:

    Cara Franca, ho letto il tuo post e con rammarico posso constatare che purtroppo anche tu come tanti altri, non riesci a vedere al di la del tuo orticello.
    Io sono una persona disabile e credo che se non fosse stata ricostruita una cosa del genere, non sarei mai riuscita a vedere le meraviglie che una persona normale, magari con un po’ di buona volontà, camminando, riuscirebbe a vedere, quindi plaudo a questo tipo di costruzione, anche se di massa.

  4. 7
    Alberto Benassi says:

    Per NUANDA

    il COLOSSEO un opera d’arte??

    No il Colosseo non è un’opera d’arte è un opera della cattiveria umana. Il Colosseo è un’opera di morte. Nel Colosseo sono state mandate a morte centinaia di persone sololamente perchè qualcuno si voleva divertire, perchè qualcuno credeva in un Dio diverso.

    Il MONTE BIANCO è un’opera d’ arte? Si lo è. Con le sue creste, i suoi ghiacciai, le sue torri di granito rosso, i seracchi , le cornici di neve. Un opera d’arte perfetta e a differenza del Colosseo che è un opera morta, il Monte Bianco è un’opera viva in continua mutazione.

    Per TIZIANO

    “Crescita culturale”….La crescita culturale di un individuo sarebbe dunque legata ad una funivia…..?

  5. 6

    Buongiorno Nuanda
    io la penso un pò come Franca (vedi commenti sotto). Ti invito a leggere questo interessante articolo: http://www.banff.it/al-luna-park-della-montagna/ ed i commenti, specie quello di Sergio. Su questo blog puoi trovare molti articoli e discussioni su un turismo “sostenibile”.
    Il concetto di “ingegno umano” è molto specifico ad una cultura, ed un un ambito storico e di competenza specifica. Per esempio, è probabile che gli alpinisti ritengano “ingegno umano” certe vie alpinistiche progettate e realizzate da alcuni individui (alcuni morti, molto morti, altri vivi e vegeti! alcuni girano, parlano, scherzano ed addirittura usano questo blog!), che hanno realizzato quelle che poi sono state considerate “opere d’arte”, salendo magari certe apparentemente impossibili pareti verticali di roccia o ghiaccio. Oppure per esempio io, che sono un ingegnere, ritengo “ingegno umano” quello espresso da persone che hanno realizzato programmi per computer che stanno cambiando il modo di pensare di una comunità scientifica mondiale (il giovane Salvatore Sanfilippo).
    Ora il “non fare niente” degli ambientalisti non è passività, ma tutt’altro: è ribellione e presa coscienza, quasi semplice buon senso, davanti ad una azione umana di deturpazione della Natura. E’ una lotta culturale contro un certo andazzo dell’economia e che ci viene pure propagandato/venduto come “cultura”, come “emozione” (mi riferisco proprio a questa stazione-funivia).
    I morti “servono” sempre, rispetto a quello che hanno fatto in vita. E per paradosso, se non hanno fatto niente, ma tutta la loro vita magari ci hanno spiegato il perchè non bisognasse fare niente…, bhe io cercherei di capire il perchè hanno detto: NO, non s’ha da fare! Oppure hanno fatto delle cose specifiche, e posso dire che i morti servono sempre. Anche nel caso in cui semplicemente ci hanno amati, od anche solo conosciuti e salutati un giorno, allora servono…
    P.S. La Tour Eiffel, il Colosseo, il Ponte di Brooklin sono opere d’arte ? Per me non lo sono… Qualcuno qui forse direbbe che è il Monte Bianco ad essere l’opera d’arte, così complessa e mutevole e misteriosa e “viva”, da incuterci rispetto e da attraversare “quatti quatti”, mettendocela tutta per apparire ai suoi occhi “preparati” (comuqnue meschina pretesa).

  6. 5
    nuanda says:

    Ho 61 anni. Non so se mi riuscirà mai di salire lassù, ma adesso ho una speranza.
    A volte penso: ma se queste persone fossero state a Roma 2000 anni fa il Colosseo ci sarebbe stato? e le Piramidi? San Pietro? la Tour Eiffel? il ponte di Brooklin? e altre migliaia di opere dell’ingegno umano?
    Certo il tempo ha selezionato queste opere e le ha rese immortali, il buon senso degli uomini col tempo ha tolto di mezzo migliaia di brutture umane. Ma siamo sicuri che non fare niente sia meglio che fare 10 cose sbagliate ed una giusta? daltronde si sa sbagliando si impara, solo morti non fanno niente e non servono a nessuno.

  7. 4
    Tiziano says:

    aono stato a Courmayeur ai primi di agosto. 4 giorni (3 notti) Grazie ad una promozione trovata. Ho percorso la Val Veny a piedi, ho visto le cascate del Rutor e naturalmente incuriosito dalla pubblicità ho fatto l’ascensione in cabinovia sul bianco: emozione e spettacolo che mi fanno plaudire questa opera di ingegneria e di indubbia valenza estetica che aggiunge effettivamente un punto in più al Turismo della Valle d’Aosta; non sono un turista comodo e da mordi e fuggi però penso che se un’opera del genere l’avessimo vista all’estero diremmo sicuramente bravi. Anche a me ha dato fastidio vedere persone salire con le infradito, che denota assoluta mancanza di conoscenza dell’ambiente ma l’emozione delle cose viste credo siano un motivo di crescita culturale per chi sale ad ammirare uno spettacolo.

  8. 3
    Renato says:

    Tutti a piedi !!!

  9. 2
    Franca says:

    Leggendo l’articolo mi sono chiesta se mai nella vita andrò a vedere l’impianto. Mi sono intristita. Che peccato vedere che pochi riescono a costruire obrobri in montagna per ottenere soldi. E sembra riescano a farlo con facilità. E imbambolano con i sogni di beltà ma ti attirano a spendere stando comodi… Che bisogno abbiamo di andare sul Bianco così? A cosa servono i negozi lassù? Perché? Non per noi, ma per i soldi…Dove è la soddisfazione che troviamo dentro di noi per avere preso una cabinovia? Allora il Bianco mi diventa come la panoramica di qualsiasi altro posto che trovo più vicino…. Non so se sarò mai in grado di raggiungere il Bianco, ma se accadrà, sarà per la mia passione, la tenacia, l’allenamento e la fatica che ci metterò. Quest’anno volevo fare il Rosa. La salute non me lo ha permesso. Riparto da zero per allenarmi. E sarà una soddisfazione anche solo arrivare a metà. Con le mie gambe. Per la mia libertà.
    Un pensiero per le Guide Alpine che vedo richiamate molte volte sul blog. Vengo dalla montagna e conosco lo spirito di queste persone. Mi auguro che ogni loro cliente colga l’amore che esse hanno per i monti. Sono persone speciali con un senso di sacrificio e una generosità che molto spesso nascondono. Sono convinta che le Guide vengano ripagate solo dall’emozione che vedono negli occhi dei loro clienti.

  10. 1
    marco marzi says:

    Siete peracottari a tutti gli effetti

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