La partita di Cortina d’Ampezzo

A Cortina d’Ampezzo, nel bene e nel male, in vista delle prossime Olimpiadi del 2026 si gioca una delle più importanti partite tra la salvaguardia dell’ambiente e la riduzione a bene di consumo di qualunque bellezza naturale. Ecco ciò che scrivevo quasi venti anni fa.

La partita di Cortina d’Ampezzo
(scritto nel 2002+aggiornamento)

Cortina è la più completa, importante, paesaggisticamente inimitabile stazione di villeggiatura montana d’Italia, fin da quando, a metà del XIX secolo, si svilupparono qui le prime correnti turistiche internazionali grazie al suo fascino e al fascinoso richiamo alpinistico. Il grande movimento turistico ha mutato l’antico villaggio ad economia prevalentemente silvo-pastorale in una importante cittadina di montagna in cui lo sviluppo edilizio ha turbato molto meno che in altri luoghi le linee del paesaggio, lasciando apparentemente intatto in alcune vecchie frazioni, come pure in certi angoli del centro, il sapore della vecchia Comunità. Agli svaghi che offrono le moderne attrezzature (stadio del ghiaccio, trampolino, pista di bob, piscina coperta, campo di golf, funivie, seggiovie e skilift che consentono la pratica dello sci fino a primavera inoltrata, come pure i locali di ritrovo) Cortina accosta la possibilità di un riposo totale negli angoli più appartati, oppure una rete di sentieri di eccezionale bellezza, dalla semplice passeggiata alle Alte Vie. Per non parlare delle arrampicate che, proprio in questa regione, raggiungono il massimo della varietà, per tutti i gusti e capacità. Le vecchie case rustiche, le chiese e le cappelle sparse un po’ ovunque costituiscono un forte richiamo artistico e culturale, ma anche le più recenti costruzioni hanno osservato criteri estetici e tradizionali. L’artigianato (bronzo, ferro, legno e vetri piombati) continua ad essere di pregio, mentre sono da visitare il Museo delle Tradizioni ampezzane, il Museo dei Fossili e la Pinacoteca Rimoldi.

Foto Claudio Furlan /Lapresse

Nel 1858 la costruzione di un nuovo campanile di più di 70 metri di altezza segnò casualmente l’inizio del grande turismo a Cortina. Paul Grohmann la definisce «il paese delle meraviglie del Sud Tirolo». L’inglese Amelia Edwards, dopo aver preferito l’Aquila Nera, un grande albergo di stile tirolese, al più piccolo Stella d’Oro, e aver lamentato l’evidente assenza di una donna che affiancasse la gestione dei Ghedina padre e due figli, descrive come abbastanza florida la cittadina, rimanendo colpita tra l’altro dalle «cinguettanti» contadinelle che andavano a Messa portando con loro i bidoni del latte e le ceste per la spesa al mercato. Gilbert e Churchill sono più indulgenti nei confronti dell’Aquila Nera, commentando che finalmente il tè era loro servito in tazze e non più in grossi bicchieri rotondi. Riguardo a Cortina: «È l’ultima cittadina del Tirolo. Il territorio di Venezia comincia poco più a sud, al primo villaggio. Giudicando dalle locande, il luogo potrebbe essere definito italiano da una parte e tedesco dall’altro. Alla Stella d’Oro nel 1858 parlavano solo italiano; all’Aquila Nera il tedesco e, sebbene il nome dei proprietari fosse quello famoso dei Ghedina, lo stile teutonico vi prevaleva».

Il famoso corso Italia di Cortina, luogo mondano per le quattro stagioni, subì nelle decadi ripetuti sdoganamenti, e dai fasti absburgici approdò fino alla variegata fauna del cinema e dello spettacolo, con puntate nella cultura brillante: all’inizio settentrionale della passeggiata è una costruzione interamente affrescata che s’impone anche al più distratto dei villeggianti modaioli. L’hanno definito Palazzo della Pittura, ma il suo nome è Cjasa dei Pupe. Autori degli affreschi sono tre fratelli, gli artisti locali Giuseppe, Angelo e Luigi Ghedina. Il primo era il più insigne dei tre. Nato a Cortina nel 1825 aveva studiato pittura a Venezia. La casa, solo per via degli affreschi, è monumento nazionale e ospita da diversi anni la «Farmacia Internazionale». Nel medaglione sopra alla porta d’ingresso principale è raffigurato Giuseppe Garibaldi, perché i tre fratelli Ghedina furono volontari nelle «camicie rosse» e seguirono l’«eroe dei due mondi» in alcune sue fortunose campagne. Nella facciata a sud sono rappresentate le varie fasi della vita umana, mentre sulla facciata principale, proprio di fronte al mitico Albergo Aquila, al fianco di un bel balconcino in stile veneziano, sono le effigi delle tre principali muse ispiratrici dell’arte, quelle della pittura, della musica e dell’arte. Vicino al campanile, sulla stessa piazza Venezia, sorge la Casa delle Regole. Vi hanno sede il Museo paleontologico, il cui nucleo d’interesse è costituito dalla collezione di fossili del cortinese Rinaldo Zardini, e la Galleria d’Arte Mario Rimoldi, albergatore anch’egli cortinese che fu sindaco della cittadina e amico di De Pisis.

Dopo la prima guerra mondiale, nelle 24 ore del 15 agosto 1919, transitarono per Cortina ben 123 autoveicoli e già allora ci si cominciava a chiedere come mai si sarebbe potuto continuare a villeggiare con tutto quel traffico! Lo sviluppo successivo è impressionante. Se nel 1784 gli abitanti di Cortina erano 1892, oggi sono quasi diecimila; ma la moltiplicazione vera si è avuta con le costruzioni che ormai hanno invaso, più o meno immerse nel verde, l’intera conca in cui è adagiata Cortina. Eppure Cortina ha resistito molto meglio di altre località all’attacco del turismo. Lo sottolineano in molti, tra gli altri anche Indro Montanelli, «ampezzano di complemento» come lui stesso si definiva. Il turismo di una volta, quello che cercava la quiete e i paesaggi incantati, oggi non c’è quasi più. È molto importante per il turista di oggi la vita mondana, il richiamo delle mode, il passeggiare della cosiddetta «vasca» di Corso Italia, lo shopping, il ritrovo nell’enoteca del momento. E di giorno, per i più sportivi, lo sci o il tennis, o il nuoto o il golf o il cavallo: e la maggior parte vede questi come una occasione di ritrovo e di vita sociale.

Le Regole d’Ampezzo, riconosciute giuridicamente nel 1971, sono un’istituzione millenaria, consorzi agro-silvo-pastorali il cui scopo è sempre stato quello della buona gestione del territorio. I Laudi, cioè gli statuti delle Regole, hanno piena validità anche oggi. Secondo alcuni, il fatto che Cortina non sia stata invasa da un fiume in piena di cemento è dipeso soprattutto dall’esistenza di queste vetuste istituzioni, che sempre hanno considerato il territorio come una proprietà unica e inalienabile, perpetuamente destinata a bosco e a pascolo. Ed è vero che da dove inizia la proprietà delle Regole non v’è un solo metro quadro residenziale a disposizione degli abitanti o dei terzi, sono state chiuse le strade forestali, sono stati fatti progetti per parchi regionali, si favoriscono i progetti agrituristici. Ma al di là della loro effettiva validità e del loro potere, le Regole hanno la forza della tradizione da parte loro, un richiamo sempre più forte per le nuove amministrazioni, sempre più alle prese con le temibili conseguenze delle rapine al territorio durate decine d’anni.

Un tratto della Olimpia delle Tofane, la pista di Cortina che ospita le gare annuali della Coppa del Mondo di sci alpino femminile (Getty Images)

Il rifiuto che Cortina oppose a suo tempo all’autostrada Venezia-Monaco è stato fondamentale per un’autolimitazione salutare di uno sviluppo che minacciava di diventare sfrenato. Anche se il centro è chiuso al traffico e anche se non si possono più costruire ville private e condomini, i problemi del traffico e della congestione umana ed edilizia rimangono importanti. Nelle indagini sulla qualità ambientale condotte a Cortina nel 1992 da Aquila Verde risultò che aria e acque, sia d’agosto che a Capodanno, erano fortemente compromesse, come del resto lo erano anche nelle altre località turistiche indagate. Cortina è riuscita ad evitare, delegando a paesi vicini come San Vito la poco allettante qualifica di «dormitorio di Cortina», la costruzione selvaggia: ma i problemi legati al graduale abbandono della tradizione alberghiera e l’introduzione degli spietati meccanismi della multiproprietà condizionano fortemente la qualità di vita anche agli stessi abitanti: valga per tutte la difficoltà, soprattutto economica, di una coppia di sposi a trovare una casa ove abitare. Proprio a Cortina, negli ultimi anni, si sono registrati i più grandi fermenti per un cambio di mentalità, per una gestione del patrimonio ambientale sempre più illuminata.

Purtroppo i giochi olimpici del 2026 stanno facendo registrare al cambio di mentalità la battuta d’arresto più pericolosa degli ultimi decenni.

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La partita di Cortina d’Ampezzo ultima modifica: 2020-06-28T05:27:27+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “La partita di Cortina d’Ampezzo”

  1. 2
    Tanya says:

    Assolutamente, si tratta di un territorio anche geologicamente debole, basti fare un giro intorno al paese sono sempre più evidenti gli smottamenti, le cosiddette “boe” discendenti dal lato ovest e paradossalmente l’ Anas sta progettando l’allargamento della strada proprio sotto l’abitato di Crignes nel lungoboite, pazzesco! laddove dovessero circolare mezzi pesanti sarebbe un disastro. Eppure al momento nessuno dice nulla ma qualche responsabile e c’è e ci sarà certamente. Cortina, se non rivedono gli impatti ambientali, sarà destinata a perdere le sue peculiarità a favore di altre località Trentine. 

  2. 1
    roberto antonel says:

    Ci risiamo con il capitalismo nostrano.Cortina non è solo una città montana è anzitutto una città mondana,frequentata dalla high society di casa nostra: ministri, avvocati di grido, alta borghesia, tutta gente con la “puzza sotto il naso” come direbbero i borgatari romani.In questo contesto,così disgustoso per i  comunisti duri e puri (che ormai si contano sulla punta delle dita) , si pretende di far assurgere Cortina a capitale olimpionica 2026 senza neppure considerare il disastroso impatto ambientale che questa kermesse provocherà.In nome del Dio danaro si sacrifica tutto,basta il  richiamo del soldo che porteranno da tutto il mondo (atleti,turisti,sponsor) per mettere nel tritacarne ogni aspetto legato alla  conservazione e all’equilibrio ecologico della montagna.Auguri!

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