La postura in arrampicata

In anteprima, un altro degli articoli che Claudia Rota ha scritto per l´ebook sull´arrampicata che intende pubblicare.

La postura in arrampicata
di Claudia Rota
(già pubblicato su www.nerclimbing.com l’8 agosto 2017)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

C´è questa convinzione nel mondo degli arrampicatori, che l´arrampicata sia uno sport completo che faccia bene alla schiena. È sicuramente vero se paragonato ad altre attività che coinvolgono di meno il corpo o lo fanno solo in modo unilaterale. Tuttavia è anche vero che molti di coloro che arrampicano oltre il livello amatoriale o proprio a livello professionistico tendono ad avere una gobba che fa l´invida a Quasimodo il campanaro di Notre Dame!

Da fisioterapista posso dirvi che la nostra postura abituale non è quella che teniamo arrampicando o quando ci viene in mente una decina di minuti, ma quella che assumiamo durante tutta la giornata. È bene fare sempre attenzione a come siamo seduti o a come camminiamo, tenendo possibilmente le spalle dritte e il petto in fuori.

Lo stesso vale quando arrampichiamo. Specialmente se affaticati, tendiamo a ingobbirci, ad appenderci alle articolazioni della spalla e a tenere i gomiti troppo all´infuori. Sono cose che facciamo per tentare di ridurre al minimo lo sforzo ma alla lunga ci portano ad una postura scorretta, nell´arrampicata come nella vita.

Fateci caso, magari fatevi fare un filmino col cellulare da un amico (possibilmente non lo stesso che vi sta assicurando!), va bene anche mentre fate boulder.

Di seguito quattro esempi a confronto: il primo e il terzo con buona postura e secondo e il quarto con una postura un po’ meno buona. In quale vi riconoscete?

C´è da dire che la postura è qualcosa di dinamico che si adatta ai nostri movimenti. È praticamente impossibile concentrarsi per mantenere una postura perfetta tutto il tempo.

Se però prendiamo la buona abitudine di farci caso in momenti specifici durante la giornata, per esempio ogni volta che beviamo un caffè o – nel caso dell´arrampicata – ad ogni via di riscaldamento, impareremo ad aumentare la nostra consapevolezza fisica e sarà via via più naturale assumere una postura corretta anche quando non ci pensiamo.

E se volete fare le cose fatte bene è una buona abitudine eseguire delle sedute di allenamento preventivo e della muscolatura antagonista all´arrampicata.

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La postura in arrampicata ultima modifica: 2018-01-03T05:53:04+02:00 da GognaBlog

11 pensieri su “La postura in arrampicata”

  1. 11
    Giacomo G says:

    Grazie Antonio, infine una critica ben mirata. Per altro ai mortali piace la didattica meccanicistica…

  2. 10
    Antonio Arioti says:

    Non si tratta di essere negativi ma semplicemente di analizzare le cose secondo logiche olistiche anziché esclusivamente meccanicistiche.

    Se poi vogliamo rimanere soltanto in quest’ultimo ambito mi limito a due osservazioni:

    – i muscoli antagonisti a quelli principalmente utilizzati nell’arrampicata sono i pettorali ma, per quanto vadano giustamente allenati, un’ipertonicità degli stessi porta inevitabilmente ad un ulteriore incurvamento della schiena;

    – le foto 3 e 4 evidenziano due posizioni diverse, la 3 in leggera trazione (non è dato sapere se si concuderà o meno in una trazione completa), la 4 in rilassamento. Pertanto confrontarle sottolineando che la 3 denota una buona postura e la 4 una postura meno buona mi pare abbia poco senso.

     

  3. 9
    Giacomo G says:

    Chissa’ perche’ tutte queste reazioni negative… L’articolo non ha pretese eccessive, segnala un aspetto che puo’ avere la sua importanza per chi si allena per l’arrampicata. Ora, mi rendo conto che questo non e’ il caso per molti arrampicatori, tra cui probabilmente alcuni degli autori degli interventi severamente negativi. Piaccia o no, per arrampicare sopra il 6a/6b – quindi in generale per l’arrampicata sportiva – l’allenamento fa la differenza. Anche e sopratutto per gli amatori, per i quali errori di postura, o eccessivi carichi ( non si vede perche’ non possa succedere ) possono ridurre i benefici e/o generare traumi. Quindi ben vengano suggerimenti da esperti, con consigli concreti e non solo spirituali.

  4. 8
    Lorenzo Molinari says:

    Ciao Lorenzo, per qunato non sia competente in materia, quanto scrivi appare  convincente a differenza dell’articolo di Caludio Rota, se non altro perché trovo riscontro a quanto spieghi nella mia esperienza personale.

  5. 7
    Antonio Arioti says:

    Ha ragione Lorenzo.

    La postura non dipende da quello che si fa ma da quello che si è.

    Interessante il secondo intervento sulle contrazioni parassite.

  6. 6
    Giacomo says:

    a me l’articolo è piaciuto!

  7. 5
    Paolo Pettavino says:

    Come buttare via 5 minuti di tempo a leggere un’inutilità di concetti che poco hanno a che vedere con la realtà di questo sport!!!! Un po come pretendere che un anellista non si alleni a mantenere la Hollow Position, perché questa potrebbe portare ad un “ingobbimento”!!!! A livello amatoriale, non vi sono (o meglio non vi possono essere) sovraccarichi da lavoro allenante, proprio perche la persona non sarebbe in grado di mantenerli/eseguirli costantemente nel tempo. Ben diverso è il concetto per un atleta…. ma, come in ogni sport, vi sono i pro e i contro, che ognuno è liberissimo di scegliere! Ma stiamo si e no parlando del 5% di chi pratica l arrampicata sportiva in Italia.
    L’unico concetto condivisibile, sono le ultime 5 righe!!!
    Peace!
    Da facebook, 3.01.2018

  8. 4
    Lorenzo Merlo says:

    Cosa diversa sono le contrazioni parassite, che non ho mai sentito corrispondere alla postura.

    Sci – Le dita dei piedi contratte e in spinta tendono a comportare l’arretramento del peso. Finché non se ne prende coscienza, finché non si riesce ad osservare il proprio comportamento, l’arretramento tenderà mantenersi. Finché non riusciamo ad associare la contrazione – inopportuna – delle dita dei piedi, al nostro contemporaneo stato d’animo, l’arretramento tenderà a mantenersi anche dopo averlo osservato. Frequentemente la contrazione delle dita contro il piano dello scarpone è associato alla paura o all’ambizione (come tendenzialmente ogni contrazione parassita). Paura di cadere, di farsi male, di perdere il controllo, ambizione di riuscirci a tutti i costi, ecc. Da lì, sarebbe facile raccogliere l’indicazione e scegliere un terreno via via più elementare dove esperire l’efficacia di una sciata liberata dalla contrazione delle dita, per poi reintrodurre terreni di difficoltà crescente. Raramente questo percorso viene proposto da chi ci insegna e ancor meno autonomamente: non ne disponiamo la cultura necessaria. In realtà trattare un solo segmento del corpo – le dita dei piedi – è a sua volta inopportuno. La paura si esprime attraverso la mucolatura in più parti in funzione del gesto da compiere.

    Arrampicata iniziandi – A volte capita di osservare che qualcuno non arriva alla presa, per sempio, una tutta a destra. La contrazione del braccio sinistro lo tiene chiuso, ed è tale che la sola distensione del destro non è sufficiente. Finché non prende coscienza della situazione del sinistro, la persona non potrà raggiungere la presa a destra. Anche questa contrazione parassita tende ad avvenire se la persona è posta su un terreno a lei eccessivo. Anche invitarla a rilassare il braccio contratto può non bastare affinché coordini la muscolatura in modo più funzionale allo scopo: presa tutta a destra. Non solo. Se dopo aver ricevuto il suggerimento, riuscisse a decontrarre il sinistro sufficientemente per prendere a destra, non avrebbe aggiunto nulla alla sua evoluzione motoria. Anche in questo caso, è assai opportuno scendere di complessità fino a dove tutta il suo patrimonio di intelligenza motoria, possa risalire a disposizione. La non insorgenza della paura/contrazioni parassite è la miglior condizione per incrementare la propria evoluzione specifica, per creare la massima sicurezza, per migliorare secondo la curva di crescita più veloce.

    Arrampicata iniziati – Anche senza le imposizioni della paura, per esempio sul pan güllich, come nell’articolo, possiamo accompagnare i nostri gesti con contrazioni parassite. Vedersi in un video o sentire il suggerimento di qualcuno è certo utile. Tuttavia anche qui, è solo a mezzo dell’ascolto di noi stessi che possiamo riconoscere l’insorgenza o la presenza di contrazioni sfavorevoli e riconoscere a quale condizione intima siano legate. Ciò ci permetterà di riconoscerne altre, per esempio del diaframma, e di più nascoste e sottili. Ci permetterà di evolvere nell’allenamento, nell’arrampicata e nelle relazioni.

  9. 3

    la vita è già abbastanza difficile. arrampicare è un gioco. non rompete le balle. ciao

  10. 2
    angelo brega says:

    Ho trovato degli spunti interessanti sul tema sul libro “Tai chi Shan” di Popi Miotti. Sicuramente discipline come il Qi Gong possono essere utili per migliorare la consapevolezza della propria postura e correggere atteggiamenti disfunzionali.

     

  11. 1
    lorenzo merlo says:

    La “postura perfetta” è una formula che non condivido. Essa esiste sulla carta, da forma ad un corpo inanimato, non appartiene alle persone.

    La postura è l’atteggiamento di una persona, cioè la risultante che esprime noi stessi integralmente.

    Una personalità di base o momentaneamente appesantita dalla vita tenderà ad esprimerlo attraverso il corpo con un atteggiamento chiuso, cioè con una postura che la esprime.

    Una personalità di base o momentaneamente soddisfatta e determinata nei suoi progetti avrà tendenza ad avere uno sguardo alto, le spalle aperte, sarà ben piantata sul bacino retroverso e appoggierà a terra con le dita rilassate pronte ad avanzare.

    Per modificare la postura è necessario modificare la persona.

    Farlo partendo dal corpo non si può fare riferimento solo al corpo stesso, dovrebbe invece coinvolgere la persona fino alla sua concezione del mondo e di sé.

    Diversamente si tornerebbe a quelle modalità meccanicistiche che tutta la pedagogia e la didattica hanno chi più chi meno superato.

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