La “realtà aumentata” del PeakVisor

La “realtà aumentata” del PeakVisor

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Nel tempo PeakVisor (http://peakvisor.com/) si è configurato come lo strumento per eccellenza, oggi in grado di identificare la bellezza di 867.088 montagne e ottenere, in realtà aumentata, informazioni dettagliate sulle vette. Basta installare l’apposita app sul proprio smartphone e si apre un mondo che i costruttori non esitano a definire “di nuove emozioni”. Siamo d’accordo con loro quando dicono che l’app è semplice da usare e intuitiva, decisamente adatta ad ogni età.

PeakVisor copre le catene montuose di tutto il mondo: sia le principali, che quelle minori. E il lavoro di aggiornamento continua perché l’applicazione possa essere sempre più specifica e precisa per includere un numero ancora più completo di cime e catene.

Dall’estate 2018 PeakVisor ha incrementato le proprie funzioni con mappe 3D in cui sono segnati i percorsi escursionistici, con l’opportunità di tracciare perfino le rotte. E dall’inverno 2019, per tutti gli appassionati della montagna in inverno, è stata resa disponibile l’app in “modalità invernale”.

Ma vediamo in dettaglio quali sono le funzionalità di PeakVisor in qualunque periodo dell’anno.
– Visualizzare tutti i nomi delle cime e l’altezza di ogni vetta in 3D e realtà aumentata;
– Utilizzare l’app in modalità offline, risparmiando batteria e preziosi gigabyte;
– Visualizzare e contattare 25.000 rifugi, 11.000 castelli e 2.000 cascate, per una completa esperienza culturale.

In particolare, d’inverno, tutte le piste da sci e gli impianti sciistici del mondo (seggiovie, funivie, ovovie, skilift) sono tracciabili nelle mappe 3D e visualizzabili in realtà aumentata; le piste da sci sono segnalate con colori diversi, corrispondenti alla difficoltà delle piste e alla loro posizione rispetto all’impianto di risalita; toccando i vari elementi della mappa si possono ottenere diverse informazioni, come nomi, distanze e dislivello delle piste da sci; gli orari di apertura e chiusura degli impianti e lo stato delle piste, spesso soggetti a cambi repentini a causa delle situazioni climatiche; sono indicati anche i parcheggi, così da agevolare l’utente nella logistica che precede l’esperienza in montagna.

E’ vero! È come avere una guida agli impianti sciistici a completa disposizione direttamente sul proprio telefono cellulare!

Cortina d’Ampezzo

Le piste da sci sono perfettamente segnalate secondo la posizione e la difficoltà. I nomi delle cime e la loro altezza compaiono in automatico.

Sestrière
 

Tutto il concept invernale di PeakVisor ha preso forma da Sestrière: qui uno screenshot scattato con l’app dalla cima del Monte Fraiteve.

Altre funzioni di PeakVisor
– Nell’app sono incorporati una bussola 3D high-tech e un altimetro che misura accuratamente l’altezza di ogni vetta intorno a noi;
– Ad ogni inquadratura della fotocamera una funzione identifica la posizione del sole e la sua rotta. È un ottimo aiuto per regolare la bussola e pianificare le gite.
– PeakVisor dispone di un’opzione fotografica che cattura lo strato digitale dell’orizzonte e lo completa inserendo automaticamente i nomi e l’altitudine di tutte le cime inquadrate. Ciò rende possibile condividere la propria esperienza con gli amici inviando loro foto più “complete”.

Considerazioni
Non c’è dubbio che per gli amanti dei gadget e dei giocattoli di ogni tipo questo strumento semplifichi le difficoltà logistiche e amplifichi in modo esponenziale il bacino delle informazioni.
Per chi identifica le proprie emozioni con il divertimento e lo stupore del nuovo gioco tutto ciò è perfetto. Per chi crede che la propria esperienza possa essere incrementata con le informazioni a portata di click, PeakVisor è una goduria e il viaggio può finalmente diventare “magnifico”.

Per chi invece quando arriva su una vetta si sente in stato di grazia perché è da solo con la montagna guadagnata con fatica e perciò nella sua rapita contemplazione della grandiosità non spedisce raffiche di whatsapp; per chi crede che sia importante il rispetto del mistero di una cima lontana e che quindi la ricerca del suo nome debba passare attraverso un paziente lavoro di ricerca geografica; per chi è permeabile alle grandiose emozioni di un universo panoramico conosciuto che si mescola creativamente con quello a noi sconosciuto; per chi è convinto che noi piccoli uomini non siamo in grado di creare alcuna “realtà aumentata”, anzi siamo solo in grado di distruggere quella che c’è e ciò che significa: bene, per tutti costoro, pochi o tanti che siano, PeakVisor è insignificante.

Link per scaricare l’app:
iOS: https://itunes.apple.com/app/id1187259191
ANDROID: https://play.google.com/store/apps/details?id=tips.routes.peakvisor

Per poter vedere come funziona:
Video link – https://youtu.be/Vd41ICnhpRU

PeakVisor Web: http://bit.ly/PeakVisorWEB (una panoramica dalla Nordendspitze 4598 m)

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La “realtà aumentata” del PeakVisor ultima modifica: 2019-01-28T05:21:19+01:00 da GognaBlog

21 pensieri su “La “realtà aumentata” del PeakVisor”

  1. 21
    Fabio Bertoncelli says:

    Ah, i bei tempi in cui non esisteva ancora il cellulare!

    Nessuno poteva disturbarti a qualsiasi ora, non eri costretto a essere reperibile 24 ore al giorno.

    Potevi addirittura partire per i monti e lassú trovare tranquillità  e solitudine. Che tempi!

    Ora invece, se parto senza cellulare, mi sgridano oppure mi vengono gli scrupoli di coscienza: “E se mi succedesse un incidente?”.

    Insomma, in caso di incidente cavarsela da soli era una questione d’onore. Il Soccorso Alpino era solo l’ultima opportunità: per poterlo allertare dovevi avere almeno una frattura, preferibilmente scomposta.

  2. 20

    Alfredo, posso anche essere in parte d’accordo col tuo pensiero circa le moderne tecnologie ma non sul fatto che il CAI pubblichi le lettere che i soci inviano alla Rivista (ora Montagne 360°). Io ne avevo inviata una molto importante nel 2005. L’ho mandata via raccomandata, email e ho pure telefonato alla redazione e all’allora presidente e MAI è stata pubblicata.

  3. 19
    alfredo says:

    se però fossimo ai tempi dei Galibier non saremmo nemmeno su un blog a disquisire e commentare, quindi chi demonizza a priori getti via il telefono e continui ancora ad usare i gettoni e la cabina e se ha qualcosa da dire mandi una lettera (non un email) alla rivista del cai che magari sarà anche pubblicata.

  4. 18
    Matteo says:

    Il termine “realtà aumentata” è raccapricciante, però quante volte da una cima o da un nuovo punto di vista mi sono chiesto “!che bella, ‘zzo sarà mai quella punta? “(o montagna o parete)

    Certo se si diffonde troppo ‘sta app si rischia di perdere l’intimo godimento di indicare ai merenderos nomi a caso con piglio esperto

  5. 17
    Carlo says:

    Poco da dire o da fare…ci saranno sempre quelli che si lanciano con lo slittino giù per una pista nera. App o no App….

  6. 16
    paolo says:

    Sono abbastanza contento per questa abbuffata tecnologica che soddisfa tantissima gente moderna.
    Secondo me viene riaperta sempre più la selezione naturale: ce n’era bisogno!
    Ho lavorato tanto per sviluppare tecnologia affinché questo avvenisse!!!
    Prometto: fra poco si potrà anche scegliere quali persone possono essere “vincenti e non”. 🙂 

  7. 15
    Carlo Crovella says:

    Penate che spesso io esco per la città lasciando volutamente il cellulare in casa/ufficio…proprio per sentirmi libero anche in città…non faccio nulla di disdicevole…semplicemente mi piace vivere senza sentirmi stritolato dalla società tecnocratica…

    Se lo faccio in città, figuratevi in montagna dove si dovrebbe andare per ricercare un “senso di libertà” antitetico alla vita di tutti i giorni!

    Per la montagna ho recuperato un vecchio cellulare pre era smartphone…è piccolissimo, leggero, sta sempre spento e mi serve per comunicazioni di emergema (non necessariamente drammatiche, magari comunico a casa che faccio un po’ tardi perché ci fermiamo a mangiare…)…

    Tornando alla app di cui all’articolo diciamo che per uno che la pensa come me è più che altro un’amenita da consultare una volta per curiosità…almeno per le Alpi…se mai dovessi andare a sciare in Colorado…beh forse potrebbe avere anche un’utilita’ informativa

  8. 14

    È vero che ognuno può scegliere se e come usare la moderna tecnologia, ci mancherebbe… Se quest’ultima è supportata da conoscenze analogiche si possono ottenere risultati egregi. Ma se l’esperienza dovrà sempre essere filtrata da una qualche diavoleria definita “comoda” e quindi abusata, avremo un’esperienza povera e falsa. Meglio sarebbe misurare i propri obiettivi sulle reali possibilità di ognuno. Fare esperienza richiede molto tempo, in tutto, e oggi nessuno, o quasi, se ne prende la giusta dose in relazione al da farsi. Il tempo è una ricchezza inestimabile e non lo puoi fermare. Lo insegnavano pure a scuola questo profondo concetto. La ricchezza oggi si misura con il denaro ma quella vera è il tempo.

    Un conoscente mi diceva di avere ana app nel telefono che gli indicava in tempo reale quante calorie consumava e lui decideva se prendere l’ascensore, per esempio, oppure andare a piedi per rientrare nei parametri calorici giornalieri che si era prefissato. Interessante, comodo e utile è stata la mia risposta a cui ho fatto seguire un’elegante riflessione che diceva cosi: che vita di merda che fai!

  9. 13
    Alberto Benassi says:

    gli “SCOCCIATORI” chi sarebbero?

    Quelli che vogliono continuare ad essere padroni della propria vita, delle proprie scelte?

    Quelli a cui non piace e non voglioni essere controllati ogni minuto e metro della propra vita?

    Quelli che vogliono continuare ad andare in montagne liberi e non con il patentino/permesso?

    Quelli che vogliono continuare ad andare in montagna con il gusto della scoperta, dell’avventura, mettendoci la propria testa, rischiando in proprio e non con davanti una strada spianata da un compiuter ?

     

    Mi sa di essere uno SCOCCIATORE …anzi diciamo proprio un ROMPICOGLIONI

     

  10. 12
    Alberto Benassi says:

    Io invece penso che ciascuno e’ libero di utilizzare o meno  le innovazioni che i tempi ci mettono a disposizione..

    che ognuno debba essere libero è fuori di dubbio. Ci mancherebbe altro.

    Però potrò dire di non essere d’accordo ed essere LIBERO (come dice tu) di poterlo dire ?!

    Spero di si!

    Non ti sembra che in questo modo, piano piano,  si viene a preconfezionare il tutto come una minestra già bella e pronta che si compra al supermercato.

    Presto ci sarà un’ APP che ci dirà cosa: mangiare, quando, come fare sesso, con chi, quando come e perchè. Insomma ci pianificherà la vita.

    Che bello dipendere da un telefonino…

    Ma io sarò già morto…che culo!!

  11. 11
    Riva Guido says:

    Ingrati, meno la pos. 10. Stanno facendo di tutto e di più per toglierci di torno gli “scocciatori” e voi ancora la menate. Ingrati!

  12. 10
    Enrico 54 says:

    Io invece penso che ciascuno e’ libero di utilizzare o meno  le innovazioni che i tempi ci mettono a disposizione..

    anche la nuova cartografia nautica e’ utile e, se non si vuole utilizzare , si e’ comunque liberi di utilizzare le carte nautiche ,fare il punto nave ecc , come in montagna utilizzare la carta geografica, la bussola e l’altimetro.

    Noi pero’, che siamo stati abituati sempre a fare cio’ , forse abbiamo sviluppato “un fiuto” ed una sensibilita’ a percepire l’ambiente montano o marino che le nuove generazioni nate con  questi sistemi piu’ o meno virtuali , non possiedono piu’…Questo e’ il vero problema: alcuni degli strumenti che le nuove tecnologie ci mettono a disposizione se affiancate ad una conoscenza di base “tradizionale” in molti casi rendono piu’ facile la nostra escursione o navigazione, diversamente (come gia’ accade in molte altre circostanze) se manca la fonte energetica… sei fottuto!!!

  13. 9
    Alberto Benassi says:

    Anche a me molti dicono ma come non hai il celluare quando vai in montagna?

    Ma come fai?  Se ti capita qualcosa?

    Ci sono andato una vita in montagna senza il cellulare, semplicemente perchè non c’era. Si telefonava quando si poteva. Adesso se non c’è linea ci si stressa e ci s’incazza.

    Per andare in montagna non serviva il cellulare,  bastava : voglia, gambe, braccia e testa.

  14. 8

    Il termine stesso di “realtà aumentata” lo trovo aberrante perché richiama un qualcosa di inesistente e quindi inconsistente, che può soltanto rifarsi all’approvazione del branco. Significa che nella “realtà”  ci sono troppe persone che ci stanno male e trovano rimedio in quello che riescono biecamente a modificare ai propri bisogni. Un’applicazione, una striscia di cocaina, un SUV ingombrante, sempre nuove attrezzature se si va in montagna (o a esaudire eventuali altre passioni svolgibili in altri contesti), sono un po’ tutte la stessa cosa: deficit personali aggiustabili con la menzogna! Senza considerare che tutto ciò ingrassa gli ingranaggi del potere che ci vuole tutti schiavi di qualcosa e quindi manipolabili. Fanculo a ‘ste stronzate! Io il cellulare in montagna lo tengo spento e non fosse che faccio la guida lo lascerei a casa. I benpensanti diranno: ma in caso di bisogno, di incidente, di ‘sti cazzi…. Muoio, se è il momento di farlo, è la mia risposta! Meglio morire mentre faccio quello che più mi piace che farlo lentamente conducendo un’esistenza meschina e di merda, come vedo fa la più parte di noi sempre attaccata allo schermo di un cellulare.

    Gassman ne Il Sorpasso, urlava: Nato per servire. E non era di certo un complimento. Ebbene, personalmente nei confronti di ogni realtà aumentata io mi sento Bruno Cortona.

  15. 7
    Alberto Benassi says:

    Oggi tanti vogliano fare i Rambo della sitazione. Vivere il brivido.  Ma lo vogliano fare con tante sicurezze, certezze. E per questo si procurino APP di qui  App di là che gli spianano la strada.

  16. 6
    Alberto Benassi says:

    No Fabio non sei un dinosauro. Sei una persona  che ha buon senso e gusto della scoperta.

    Questa roba distrugge il gusto della scoperta.

    Che tristezza.

  17. 5
    Fabio Bertoncelli says:

    Ma che cos’è questo PeakVisor? Roba che si mangia?

    Confesso che senza il GognaBlog io avrei continuato a vivere nella mia beata ignoranza e a frequentare le montagne con carta topografica, bussola e altimetro, e, soprattutto, con il desiderio di vedere con i miei occhi e conoscere le cose all’antica maniera. Sono un dinosauro?

     

  18. 4
    Carlo Crovella says:

    ….come molti altri, anche io faccio parte di quella schiera descritta nell’ultimo paragrafo dell’articolo…e quindi considero insignificante il prodotto.

    Però reputo interessante che il Blog abbia segnalato l’esistenza di questa applicazione, anche se non appartiene al mio modo di vedere la Montagna.

  19. 3
    Alberto Benassi says:

    che COGLIONI  con queste APP.

  20. 2
    paolo says:

    La massa acquista e usa…. quindi va bene.
    ….. E poi c’è chi critica les élites.

  21. 1
    lorenzo merlo says:

    Ogni realtà creduta esauribile nella sua intitolazione e misurazione vine uccisa dalla presuzione di conoscenza. E così, la relazione misterica che altrimenti avremmo con essa.

    Come identificarsi con il proprio nome, la propria data anagrafica, il proprio titolo professionale, la propria religione, preclude l’accesso alle conoscenze altre e non misurabili.

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