La schiodatura della Maestri

La schiodatura della Maestri
di Pietro Garanzini

Chi non conosce la storia della Via del Compressore sul bellissimo Cerro Torre? Chiunque mastichi un poco di montagna, anche solo a livello di letture, può ricordare le controversie sull’ultimo tiro (dove Cesare Maestri affermava d’aver rotto i chiodi a pressione durante la discesa) e sull’arrivo o meno in vetta al fungo che lui non considerava la cima vera e propria perché mutava in continuazione.

La via in questione è sempre stata oggetto di critiche, prima per l’uso del compressore come arcaico trapano e poi per i tiri saliti con i chiodi a pressione.

Nel 2007, un’assemblea di alpinisti e abitanti di El Chaltén si riunì per decidere se rimuovere i chiodi a pressione oppure no. In quella riunione si decise:

– di non utilizzare in futuro scale di chiodi a pressione su qualsiasi montagna;
– sì alla ricerca di soluzioni condivise;
– no all’arroganza delle idee e delle azioni da parte delle parti chiamate in causa;
– infine, di accettare la storia come parte della nostra cultura.

Poi, nel gennaio del 2012 arrivò la svolta, due alpinisti nord-americani Hayden Kennedy e Jason Kruk riuscirono a salire la cresta sud-est senza usare i chiodi a pressione di Maestri e, in discesa, rimossero circa 120 chiodi messi col compressore. Qui bisogna subito dire una cosa, la via seguita da Kennedy e Kruk non è priva di buchi, visto che sulla relazione si parla di 5/6 spit datati, ma pur sempre presenti.

Pietro Garanzini

L’atto dei due giovani scalatori non fu privo di reazioni, ci fu chi disse che avevano fatto bene, chi male, qualcuno voleva stringergli la mano, altri linciarli.

A El Chaltén si tenne subito una seconda assemblea per discutere del fatto, una riunione cui, bisogna precisarlo, Rolando Garibotti non partecipò, affermando che non c’era nessuno alla sua altezza per discutere e che non si sarebbe presentato se non ci fossero stati: Ermanno Salvaterra, Carlos Comesaña e Cesare Maestri. Inoltre Kennedy e Kruk, dopo aver parlato con Garibotti, decisero anche loro di non partecipare.

In quell’assemblea vennero ribaditi i concetti della riunione del 2007, oltre a dichiarare i due climber nord-americani come persone non gradite.

Dopo la riunione, e in risposta a essa, venne firmata una petizione (promossa da Rolando Garibotti) a favore della schiodatura; in seguito, i due autori del fatto vennero nominati al Piolet d’Or con una menzione speciale, una sorta di premio per la schiodatura.

A questo punto viene da domandarsi come mai nessuno si sia mai accanito su tutte le vie aperte con file di chiodi a pressione presenti nel mondo, come moltissime direttissime in Dolomiti, per esempio. Se guardiamo le Tre Cime di Lavaredo, una via come la Camillotto Pellissier alla Cima Grande conta qualcosa come 340 chiodi a pressione, la Baur sulla Cima Ovest almeno 120. Sulla Roda di Vael Maestri, sempre lui, piantò un centinaio di chiodi a pressione. Ma le superdirettissime non erano di moda solo in Dolomiti. Sulla Nord dell’Eiger, per cambiare completamente zona e contesto, i giapponesi aprirono una via che conta 250 chiodi a pressione.

Mario Conti

Sul sito PATAclimb.com si legge una sorta di giustificazione per l’accanimento verso la via del Compressore; in poche parole, le direttissime delle Dolomiti nacquero dopo la salita di tutte le ovvie linee naturali quindi, a differenza della via del Compressore, rappresentavano una specie di evoluzione e ricerca dell’avventura con uno stile diverso. Anche sulle vie in Yosemite dove si è bucato lo si è fatto per collegare tratti non scalabili in diverso modo e mai su vie, come quella del Compressore, considerata la via normale della montagna.

Quindi la via più famosa di El Capitan, chiamata The Nose, nata con 125 chiodi a pressione nel 1958, confrontata con la Salathé che ne aveva solo 13, aperta nel 1961, è da considerarsi una forzatura o ha seguito le linee più logiche della parete? Probabilmente qualcuno avrà fatto notare agli apritori che potevano cercare una linea dove si bucasse meno, ma nessuno è andato a togliere i chiodi di Warren Harding e compagni.

A Yosemite, rimanendo in tema schiodature, ci fu un precedente importante rispetto a ciò che accadde sul Torre. Quando Harding e Dean Caldwell terminarono la loro Wall of Early Morning Light nell’autunno del 1970, i puristi della valle gridarono allo scandalo, visto che erano stati infissi 328 chiodi a pressione. Royal Robbins e Don Lauria, l’anno seguente, partirono decisi a cancellare la via, accorgendosi dopo due lunghezze che non avevano il diritto di farlo e che l’arrampicata non era così offensiva come pensavano. E poi, Harding e Caldwell non avevano interferito con nessuna via esistente, quindi non c’era motivo di cancellare il loro itinerario.

Tornando al Torre viene da domandarsi come mai ci sia stato da sempre questo accanimento verso la via del Compressore. Probabilmente Maestri non ha mai goduto di molta simpatia per le vicende che tutti conoscono, legate a quella montagna, sia sulla presunta prima salita del 1959 che sull’apertura della via in questione (1970).

Cancellare una via di altri, senza il permesso dei primi salitori, può creare una pericolosa anarchia nell’ambiente alpinistico. Chi vieta a chiunque di modificare gli itinerari altrui? E questo non solo se parliamo di chiodi a pressione. È comodo dire che se qualcuno si prende la briga di piantare uno spit, qualcun altro è giustificato a toglierlo se lo ritiene inutile, perché se ciò è giustificabile in un senso, chi vieta il contrario? Chi vieta a una persona di aggiungere spit su una via che magari non ne aveva o ne aveva pochi, solo perché gli va di farlo o ritiene che sia giusto?

Nessuno ha gridato allo scandalo quando i primi e unici ripetitori della via Metanoia sulla Nord dell’Eiger hanno ammesso di aver piantato uno spit in una sosta e usatone un altro trovato in un’altra. Eppure Jeff Lowe aveva salito quella via da solo, in inverno, senza portare il perforatore.

2012. Hayden Kennedy e Jason Kruk in vetta al Cerro Torre prima della loro parziale schiodatura della via del Compressore al Cerro Torre.

Mario Conti, uno dei primi salitori della mitica Via dei Ragni al Torre, termina una sua riflessione sulla schiodatura della Via del Compressore con queste parole: «il fascino di essere protagonisti di una polemica con big e sconosciuti appassiona più delle salite e così Kennedy e Kruk passeranno alla storia non grazie alla loro bella salita, bensì ancora grazie a Maestri e alle polemiche sulle sue scelte di oltre quarant’anni fa. In questo senso dovrebbero almeno ringraziarlo».

In poche parole si dovrebbe godere delle proprie salite e capacità e non ricercare la fama nell’infliggere un danno all’opera di altri, solo perché considerata ingiusta da alcuni che si sono autoeletti giudici.

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La schiodatura della Maestri ultima modifica: 2020-04-03T05:29:50+02:00 da GognaBlog

49 pensieri su “La schiodatura della Maestri”

  1. 49

    Davide, come non essere d’accordo con la frase di Pedrini! Kennedy e Kruk sono saliti “by fair means”, ovvero assicurandosi con chiodi da roccia (già presenti e non) e protezioni veloci facendo varianti laddove la via di Maestri tirava su dritta con i chiodi a espansione. Non hanno buttato giù il compressore e hanno arrampicato su difficoltà in libera a vista prossime al 7b (lassù non in falesia…) . Volevano dimostrare che la cresta sudest del Torre si poteva salire con uno stile pulito, per questo si sono permessi di levare i chiodi a espansione. Non perché ce l’avessero con il povero Maestri e basta. Lo ripeto (e il Torre un po’ lo conosco): massimo rispetto per l’anarchia di Maestri e compagni che nel ’70 è salito portandosi fin lassù il compressore (che era il suo sponsor, non dimentichiamolo), ma chapeau per Kennedy e Kruk per la loro prestazione alpinistica e il loro gesto ribelle che ha riportato una delle più belle e simboliche montagne del pianeta alla sua originaria purezza e difficoltà. 

  2. 48
    Davide says:

    Non leggo tutti i commenti, non ne ho il tempo, mi limito a riportarne uno, non mio ma ben più autorevole:
    “Chiunque salisse fin qui solo grazie ai chiodi a espansione e poi volesse sbattere giù il compressore, sarebbe un’ipocrita”
    Marco Pedrini

  3. 47
    Gianluigi Maestri says:

    Marcello Cominetti, ritorno ancora una volta sull’argomento e da ora veramente non più . Ti invito a rileggere il mio commento numero 17 . No dai, con il Cesare ormai sparano a zero su qualsiasi cosa, fra un po’ ci sarà gente che affermerà con sicurezza il fatto che lui non è neppure mai andato in Argentina, e che è l’unico al mondo ad aver scalato in artificiale. Ci sarà una ricerca sui chiodi che lui ha usato nella sua carriera e verranno tutti divelti con foto annesse, solo i suoi logicamente. La verità è che Cesare è stata una persona che non ha mai rifiutato la polemica, ed adesso il mondo alpinistico, tra cui in effetti molti non ne fanno parte ma si definiscono  tutti “esperti e studiosi” gliela fanno pagare. Ciao ragazzi, questa volta io veramente finisco qui.

  4. 46

    Caro Franchino, lungi da me il pensare che chi non fa parte del “giro” non abbia le competenze e la conoscenza per occuparsi di certe cose. Anzi, ben vengano contributi d’ogni genere se possono arricchire la discussione. La mia perplessità, ogni volta che si parla di Maestri e del Torre, è che si ricada nella polemica fine a se stessa per mancanza di conoscenza dei fatti. E’ mondialmente assodato che nel ’59 e nel ’70 le cose siano andate in un certo modo, tranne che per qualche nostalgico che si ostina a credere diversamente, soprattutto in Italia. Alla luce delle prove evidenti e di testimonianze più che attendibili, i fatti sono chiari come il sole. La controversia non esiste da anni, in parole povere. La comunità alpinistica mondiale ritiene che la prima salita del Torre sia quella dei Ragni del ’74, perché fu la prima a raggiungere il punto più alto della montagna e che nel ’70 la cordata guidata da Maestri che si caratterizzò per l’uso di un compressore meccanico non raggiunse suddetto punto ma si fermò qualche decina di metri al di sotto. Personalmente considero l’apertura di questa via come un’impresa eccezionale dal punto di vista umano, fisico e di avventura e, nonostante l’etica discutibile per l’uso del compressore, ho sempre avuto un’ammirazione sconfinata per Cesare Maestri che nella sua anarchia ha fatto quello che voleva come voleva. Giù il cappello per questo! Ho sempre sostenuto che Maestri abbia fatto bene a piantare quei chiodi a pressione tanto quanto Kennedy e Kruk a toglierli. Entrambi hanno avuto il merito di manifestarsi secondo i loro gusti e in tempi diversi su una montagna tanto speciale e unica come lo è il Cerro Torre. Per questo i paragoni con altre vie, altre montagne e contesti non reggono mai il confronto (è sempre un mio parere discutibile) con il Torre. Il Cerro Torre è una montagna “a parte” che riesce a impersonificare l’assurdo come nessun’altra e che quindi necessita di un’attenzione diversa da quella che si ha per tutte le altre increspature della crosta terrestre.
    Secondo il mio modesto parere ogni discussione sull’argomento (e la schiodatura ne fa parte) dovrebbe essere intrapresa partendo dai fatti concreti che ho appena descritto. Fare della dietrologia nostalgica per dare un parere su questa vicenda senza considerare le verità emerse nei decenni, lo considero una perdita di tempo e parole. Questo volevo dire nel mio commento 2 e lo ribadisco. Infatti l’invito a leggere il libro di Cordes era rivolto a chiunque fosse interessato anche parzialmente all’argomento, alpinista o no, da un punto di vista storico. Le fonti a cui attingere informazioni sulla storia del Torre sono innumerevoli ma il libro di Kelly Cordes riassume i fatti in maniera completa e autorevole senza eccedere in giudizi, insomma un ottimo lavoro giornalistico fatto da un alpinista di tutto rispetto. Per questo l’ho citato. Ciao

  5. 45
    Francesco Siorpaes says:

    Caro Marcello, l’errore di fondo è di pensare a priori che chi non fa parte del “giro” sia necessariamente disinformato. Io sono anziano, non sono nessuno, non sono una guida alpina, solo un modesto ex-alpinista. Tuttavia, essendo nato a Buenos Aires ed avendo vissuto tanti anni in quel meraviglioso paese, ho seguito dall’inizio la vicenda del Cerro Torre attraverso la stampa ed i media locali e penso di conoscere bene la storia e non per “sentito dire”. Aggiungo che la vicenda è ancora molto sentita tra gli argentini, che hanno grande considerazione di Maestri (moltissimi, come il sottoscritto, sono di origine italiana) anche per la presenza di Cesarino Fava (personaggio anche lui controverso, vedi Aconcagua), trentino ma “naturalizzato” argentino. Credo di aver scritto cose sensate, senza alcun livore verso nessuno e così ha fatto, mi sembra, la maggior parte dei lettori qui. Naturalmente, trattandosi di una vicenda “controversa” nessuno può dire di aver ragione: in questo senso mi sembra emblematico il caso di Ermanno Salvaterra che prima difese Maestri e poi, in base alle prove da lui raccolte, cambiò idea. Attaccarsi poi al fatto che uno si debba presentare per nome (vero, falso?) non ha senso, meglio leggere ciò che scrive. Quanto alla schiodatura la comunità del Parco El Chalten si era già espressa contro, nel 2007, quando Josh Wharton e Zack Smith avevano espresso l’intenzione di togliere i chiodi: in quell’occasione ci fu un voto democratico tra una fazione contraria rappresentata da Gabriel Otero ed una favorevole rappresentata da Rolando Garibotti e prevalse la prima. Quindi il successivo gesto di Kennedy e Kruk è stato considerato, forse a ragione, una prepotenza verso gli argentini anche se, più che un processo fu un vero linciaggio (stavolta Garibotti non c’era) da parte di residenti e scalatori del luogo che videro il gesto come un attacco contro il “patrimonio culturale e storico” del luogo, per di più compiuto da stranieri. Ma altri scalatori argentini come il grande Carlos Comesana, erano favorevoli ad una cancellazione totale della via, compressore compreso, e anche l’alpinista sloveno Silvio Karo, esperto del Torre, disse che quella via aveva cambiato la storia della montagna. 
    Per chi ne avesse voglia suggerisco due siti in lingua spagnola ricchissimi di articoli sul Torre (soprattutto il primo):
    http://culturademontania.org.ar
    https://www.desnivel.com
    Buona Pasqua a tutti.

  6. 44

    Dimenticavo di dire che sulla schiodatura della via del compressore si espressero una moltitudine di alpinisti tra i più forti e rappresentativi del pianeta dicendo che FINALMENTE qualcuno l’aveva fatto! Da notare che in questa moltitudine ci sono una gran parte di quelli che il Torre l’hanno salito o che comunque frequentano il massiccio del Chaltén e conoscono bene le montagne di quella zona. Persone competenti, insomma, che sanno di cosa si sta parlando.Vedete, gli alpinisti “patagonici” non sono simpatici ed estroversi come quelli himalayani (è solo un esempio) che amano parlare di sé addirittura prima di partire per le cime. Spesso sono personaggi che agiscono per il puro piacere di farlo e hanno un livello tecnico molto alto e pochi o nulla sponsor. Quindi non hanno il plauso del grande pubblico, così fanno più fatica ad affermare le loro eventuali tesi, ma non hanno peli sulla lingua e detestano i compromessi e alla diplomazia preferiscono l’andarsene.Sono una minoranza e come tale restano in disparte fino a quando non riescono a farne a meno perché vengono pungolati da qualcuno o qualcosa.Costoro amano la natura e il loro alpinismo dietro le quinte e lasciano le discussioni a chi la lingua non deve tenerla dentro quando fa fatica, perché fatica non ne fa.

  7. 43

    Ciao Franchino! 
    La differenza è che Mallory e Irwine dall’eventuale cima dell’Everest non fecero più ritorno e quindi verso di loro non ci può essere controversia, mentre dal Torre uno dei componenti la cordata (Maestri) tornò. Come ebbe a dire Hillary: un alpinista che conquista una cima deve farne ritorno vivo.
    Quando successe che Kennedy e Kruk schiodarono la via del compressore vennero denunciati alla polizia dagli abitanti di El Chaltén che subito indissero una riunione nella palestra del paese per discutere dell’accaduto. In realtà si trattò più di un processo sommario ai due che di un democratico confronto. Venne invitato a parteciparvi, ovviamente, Rolando Garibotti che la dottoressa Carolina Codò fu a “prelevare” da casa sua. Rolando si rifiutò di parteciparvi dicendo che non aveva nessuna intenzione di confrontarsi con cuochi, tassisti e negozianti del paese che dell’alpinismo non sapevano una beata fava, e non ci andò. Si adoperò invece andando alla polizia e consultando un bravo avvocato telefonicamente per liberare i due “delinquenti” del Torre autori della parziale schiodatura. Concordo con Garibotti sul fatto di non essere andato alla riunione anche perché vedo spesso una situazione analoga quando si parla del Torre e della sua controversa storia, ovvero: in molti ci si precipita a commentare fatti che si conoscono solo superficialmente al livello degli esperti di calcio al bar.Non voglio dire che qui si sia tutti così, ma molti commenti sono fatti su basi da “sentito dire” che è proprio quello che auspicavo non succedesse per l’ennesima volta e lo scrissi nel mio commento 2.So di risultare antipatico e presuntuoso, ma dico la verità e non credo che gli asini volino. Altro che compitino!

  8. 42
    Francesco Siorpaes says:

    “La vicenda è molto, ma molto, più complessa.”
    Già, ma alla fine anche tu te ne sei uscito col compitino ripetendo per l’ennesima volta le solite cose, quindi perchè negare ad altri il diritto di farlo? È evidente che la controversia (come la chiama Kelly Cordes) non sarà mai risolta e che l’unica persona che potrebbe farlo non lo farà e ne ha tutto il diritto. Sono quasi 100 anni che si discute se Mallory arrivò in vetta all’Everest oppure no e nessuno  si scandalizza per questo. 

  9. 41

    Lusa Anonimo dice:
    Non comprendo perchè sulle vicende del Cerro Torre non si possa indagare storicamente sulla base di “fatti”, non di chiacchere o pseudochiacchere.
    Questo è quello che volevo dire al mio commento 2, ovvero che questa discussione si alimenta di mala-informazione o disinformazione che dir si voglia. Si tratta di una storia complicata e collegata sicuramente alle vicende del ’59. Pur attenendomi ai fatti, ovvero che nel ’59 Maestri e Egger non arrivarono più su del nevaio triangolare (ca. 300m dalla base) e che poi si diressero a Ovest per fare ancora non si sa che cosa, che nel ’70 con il compressore non posarono i piedi sulla vetta vera e propria e che la prima salita al Torre è opera dei Ragni nel ’74, ho sempre avuto molto rispetto dell’uomo Cesare Maestri cercando di contestualizzare le sue azioni nell’epoca e nell’intorno sociale in cui sono avvenute. Se poi ci mettiamo che Cesare è anziano e questa storia, di cui sicuramente è stato attore protagonista con tutti i pro e i contro,  lo ha torturato abbastanza, io avrei un po’ di rispetto per la sua persona e la sua famiglia e quindi mi risparmierei commenti da bar scritti al solo scopo di “esserci” e che non portano nulla di più di quello che già c’è.
    Poi fate un po’ come volete.

  10. 40
    Giuseppe Balsamo says:

    Nessuno scandalo o sensibilità irritata 🙂 per quanto mi riguarda (su internet capita di leggere ben di peggio, ma questo spazio sembra difendersi ancora bene dalla cafonaggine imperante).
    Come ho già scritto in altra occasione, reputo inutile l’attacco personale e dannoso il rispondervi.
    Quando qualcuno vi fa ricorso, mi faccio domande sui motivi.

  11. 39
    Alberto.benassi@ciemsrl.eu says:

    quando certe cose sono vissute intensamente e diventano una parte fondamentale della propria vita, si va anche sul personale.
    E non sarà certo un vaffanculo  che ci potrà scandalizzare o irritare la nostra sensibilità.

  12. 38
    Riva Guido says:

    Bonatti, uno di noi! Quando era morto. E prima?

  13. 37
    Giuseppe Balsamo says:

    E’ uno scontro e gli scontri hanno senso se sono forti e ci si fa male.Altrimenti son carezze democristiane.

     
    Finchè lo scontro avviene sulle opinioni, anche se veemente ci sta.
    Quando si passa sul personale, a cosa serve ?
    …senza dimenticare che sempre di “conquista dell’inutile” si parla… 🙂

  14. 36
    Alberto Benassi says:

    Per chiarire la vicenda del K2 la verità è saltata fuori dopo un bel pò di anni.

    e se Bonatti non si fosse INCAZZATO tutto sarebbe stato messo a tacere.

  15. 35
    Lusa says:

    E in alpinismo si “vuole” la pretesa di conoscere la verità dei fatti anche storicamente passati (poichè gli alpinisti condividono con il mondo alpinismo le loro gesta).
    Per chiarire la vicenda del K2 la verità è saltata fuori dopo un bel pò di anni. Non comprendo perchè sulle vicende del Cerro Torre non si possa indagare storicamente sulla base di “fatti”, non di chiacchere o pseudochiacchere.

  16. 34
    Alberto Benassi says:

    Sono interessato ad opinioni su questioni di alpinismo

    infatti son questioni di alpinismo, di concezione alpinistica.

  17. 33
    Alberto Benassi says:

    a me sinceramente non sembra nulla di così offensivo e scandaloso.
    E’ uno scontro e gli scontri hanno senso se sono forti e ci si fa male.
    Altrimenti son carezze democristiane.

  18. 32
    Giovanni Filippi says:

    Concordo. Sono interessato ad opinioni su questioni di alpinismo non a toni da talk show 

  19. 31
    GognaBlog says:

    Giusto Roberto Moneta. Qualcuno sta oltrepassando il limite. Se arriverà qualche altro commento come quelli che tu giustamente hai condannato lo cancellerò.

  20. 30
    Roberto Moneta says:

    Chiedo al direttore del blog di intervenire quando nei commenti compaioni insulti e volgarità indegne di un consesso civile, come è accaduto qui sotto.
    Grazie.

  21. 29
    Marco Furlani says:

    Invece di proccuparti di quello che pensano di me è meglio ti preoccupi di quello che pensano di te visto che ti hanno gia detto che hai bisogno di essere seguito da un bravo specialista e dai tuoi deliranti interventi mi sembra proprio abbiano ragione io non tu non voglio avere niente a che fare conte. Lascia stare le leggende come il RAGNO e razzola sulla tastiera che tanto di merda ne leggiamo tanta passo e chiudo.

  22. 28
    Paolo Panzeri says:

    Bravo Furlì, oggi sei fantastico, continui a dimostrare a tutti la tua incredibile  intelligenza e la tua profonda e indiscutibile cultura (anche l’educazione nevvero) !
    Come ti ho scritto altrove tu sei detentore della conoscenza, poliziotto, giudice e sentenzi, quindi ascolto la tua condanna.
    Dopo quello che hai detto oggi, non credi che molta gente stia ripensando a ciò che hai continuato a scrivere e dire nella tua vita ?
    Anche se sono demoralizzato per il comportamento delle persone che tu difendi, probabilmente perché ti identifichi con loro, ti faccio i miei auguri e spero di non avere mai nulla in comune con te.

  23. 27
    Marco Furlani says:

    Paolo Panzeri smettila di sentenziare su tutto e soprattutto di sparare cazzate Cesare Maestri ha aperto due vie sul Torre e basta. E tu ci sei mai stato?  

  24. 26
    Paolo Panzeri says:

    Emanuele, quest’anno Korra Pesce è andato in cima per la via dei Ragni, ma seguendone un’altra sotto la spalla.Nel suo racconto dice che se c’è bel tempo la gente sale in giornata senza niente per bivaccare…. nell’ultimo tratto, quello da scavare, ha incontrato una massa gagliarda di gente che si pestava i piedi e poi dice che vengono messe anche delle corde fisse (forse quelle abbandonate da chi scendeva?).Quindi vai, ma di lì e sarai quasi tranquillo !!!!!!!!!!

  25. 25
    emanuele menegardi says:

    Mi dispiace che sia stata schiodata la via del compressore solo perchè avevo programmato di andare a ripeterla: era l’unica accessibile per non professionisti.
    Ma leggendo il bellissimo libro “Patagonia Vertical” ho scoperto che la via del 1970 terminava 60 metri sotto la sommità.
    Lasciamo stare le polemiche.

  26. 24
    Paolo Panzeri says:

    Matteo Bertolotti hai perfettamente ragione e mi scuso !!!
    Lo sapevo benissimo, ma pensando alla via di Maestri ho sbagliato a scrivere ben due volte !!!
    Grazie.

  27. 23

    Paolo Panzeri, la spedizione dei Ragni (Ferrari, Conti, Chiappa, Negri) raggiunse la vetta del torre il 13 gennaio 1974. Per la precisione è bene dire che il gruppo era composto da 12 persone.Bridwell finì di aprire la via del Compressore nel febbraio del 1979.Quindi il tuo post #16 è errato.I primi a raggiungere la vetta furono i Ragni.
    Per il resto concordo con Marcello Cominetti. Occorre documentarsi per bene prima di parlare. E per farlo serve tempo e voglia.
    Tempo fa avevo fatto ricerche su Fava e la sua spedizione all’Aconcagua.Cosa c’entra col Torre? Tutto e nulla. Quante bugie…
    https://sassbaloss.wordpress.com/2019/05/20/verita-e-bugie-allaconcagua/
     

  28. 22
    Gian Maestri says:

    Quello che mi fa girare dell’anonimo Marco è che sostiene cose su testimonianze di altre persone ma rifiuta qualsiasi testimonianza a favore di Cesare.  Ormai lo ha catalogato, ed anche se io dico di vedere che alla vetta non mancano più di cinque volte l’altezza di Cesare che arrampica alla fine della roccia, lui sostiene di no. Poi fa anche un bel casino con l’altra spedizione del 70 ( inverno patagonico ) in cui tornarono indietro per la troppa neve. Poi su Bridwell lui non tiene presente che la sommità della parete può variare con presenza di neve oppure no. L’importante è che si sotterri Cesare, dai polpastrelli della tastiera, per ora. Buona polemica signori, io termino qui.

  29. 21
    Paolo Panzeri says:

    Gianluigi Maestri, io non parlo male di Maestri che ritengo un grande arrampicatore per le salite che ha fatto, e stimo anche i suoi compagni, ma checché tu ne dica LORO non sono arrivati sulla cima del Torre.Dovresti essere tu a smetterla di dire che ci sono arrivati o quasi.Dopo tutti questi anni sarebbe ora di smetterla di continuare a falsificare la figura di un grande arrampicatore come Maestri !E nemmeno lo si dovrebbe fare per Egger !La verità può solo fare loro onore, le falsità li disonorano !
    Mi domando se ora è diventato un vizio da quelle parti, visti i recenti fatti.

  30. 20
    Francesco Siorpaes says:

    Penso che “L’anonimo Marco” sia inteso come risposta ironica al commento #5. Personalmente mi interessa poco sapere nome e cognome di persone che non conosco e che potrebbero comunque essere nomi di fantasia. Mi interessa leggere ciò che scrivono. Volevo solo dare un piccolo contributo, se è permesso, suggerendo la visione dell’ultima intervista a Jim Bridwell dove racconta tutta la vicenda.
    https://www.youtube.com/watch?v=ysF9wx4X08A
    Ogni tanto rivedo l’intervista, realizzata pochi giorni prima della sua morte, e mi commuovo. Davvero un grande personaggio.

  31. 19
    Fabio Bertoncelli says:

    Ciò che mi sconcerta è l’anonimato. Si sostengono accuse (o difese), si citano dichiarazioni o scritti, però non ci si presenta con nome e cognome.
    … … …
    N.B. Non ho preso posizione contro Cesare Maestri o a favore di Cesare Maestri.  Non ho toccato l’argomento Cerro Torre. Ho parlato solamente di anonimato.

  32. 18
    L'anonimo Marco says:

    Non 10 metri dalla cima. Il racconto di Bridwell: “Looking up I saw seven broken bolts leading up and slightly right, but 25 meters of blank granite stretched between the last bolt and the summit snow. My God, I thought, Maestri must have nailed 25 meters of ice tenuously bound to smooth rock. It was a bad joke, and inconsistent with the magazine articles” (Climbing 58 p. 24-28). Nessuno ricorda poi che Maestri, nel 1970, aveva già tentato la via ma, dopo 54 giorni, avendo scalato solo 600 metri di parete, rinunciò. Quanto al fungo di ghiaccio lo stesso Maestri ha ammesso di non averlo salito con la famosa motivazione.

  33. 17
    Gianluigi Maestri says:

    Paolo Panzeri, ma basta !!!  Insieme a Cesare c’erano anche Carlo Claus ed Ezio Alimonta, e le foto scattate da Claudio Baldessari dal sotto, documentano il tutto fino a dieci metri dalla cima, prima che il Torre scomparisse nella nebbia. In più, anche se fossero mancati loro quei dieci metri, cosa sarebbe costato, ad una spedizione ben strutturata e non in difficoltà, aspettare il giorno dopo con il bel tempo e tornare su a finire?   

  34. 16
    Paolo Panzeri says:

    Scusate se lo ripeto e cito solo i nomi ben conosciuti.
    Maestri non è mai arrivato sulla cima del Torre.
    Fu Bridwell, il primo a scalare il Torre,  ripercorse il lungo pezzo fatto da Maestri.
    Il primo italiano ad arrivarci è stato Ferrari, ma da un’altra parte.
    Noi continuiamo a chiamare Maestri l’uomo del Torre, ma lui ha fatto solo alcuni tentativi di salita.

  35. 15
    Alberto Benassi says:

    Commento 13

    Lì ci fu la forzata sottomissione della parete

    Perchè da li in avanti di sottomissioni di altre pareti non ce ne sono state altre?

  36. 14
    Giovanni Filippi says:

    La via del compressore dimostra una verità storica. Maestri non aveva salito precedentemente il Torre. La salita degna di Sisifo con La Atlas Copto aveva una giustificazione solo se Maestri era perfettamente conscio che senza i chiodi a pressione la montagna era impossibile. E lui era conscio perché il suo precedente tentativo era stato un insuccesso

  37. 13
    Matteo Bernardini says:

    Dai, pochi discorsi. Chiodare col compressore in quel modo, più che una forzatura fu una violenza. Una violenza atta ad arrivare in cima a tutti i costi. Altri hanno seguito vie logiche, pronti a dover rinunciare. Lì ci fu la forzata sottomissione della parete. Il compressore lasciato in parete cos’era, un vanto, un incapacità di levarlo? In ogni caso una deturpazione. La cima non fu raggiunta ugualmente. Maestri schiodo’ l’ultimo tiro fatto, perché? Per mettere in difficoltà  eventuali ripetitori? Ho conosciuto Jim Bridwell al Paine nell’88-’89. Mi raccontò molte cose di quella sua ripetizione. La fece senza imbrago, e nel traverso, scendendo, dopo aver superato 50 chiodi senza passarne uno, al momento di moschettonare il chiodo di sosta qualcosa non funzionò,  si fece 50 metri di volo a semi-pendolo ,più  allungamento corde : 8 costole rotte. Tornò comunque al campo, dove il suo imbrago lasciato fuori dalla tenda la sera prima di attaccare, era ancora sperso sotto la neve notturna che lo nascose. Cosa pensava di quella via ? Che non era una via. Io sono stato un modestissimo free degli anni ’80, che al momento di esplodere si ammalò gravemente, e ciao. Non ho titoli nobili come i convenuti, ma per Bridwell non arrivare in cima voleva dire non aver fatto la via. Concordo, come che sul lasciare lì il compressore fu totale maleducazione: così  ed altro mi disse, e concordo ancora con lui. Aveva 44 anni ed era lì al Paine per aprire qualcosa o sull’ Escudo o sulla Fortaleza, (non avevano ancora deciso), fumava 4 pacchetti di Camel senza filtro al giorno, e per quelle salite non avevano, né  chiodi a pressione, né Bolt, né  spit.

  38. 12
    Steve Ude says:

    Ho molto apprezzato il commento di Mario Conti a fine articolo. Una cosa però mi chiedo, come mai quando si parla della “Via del compressore” non viene quasi mai menzionato il MITICO Carlo Claus?
    Uomo dalle innumerevoli qualitá umane e alpinistiche (: 
    Scusate, avevo piacere a citarlo.

  39. 11
    Alberto Benassi says:

    Si può anche non condividere e dirlo, urlarlo è legittimo e giusto.
    Ma perchè schiodare, perchè voler cancellare ?
    Questa è una prepotenza anche piuttosto sleale  perchè da parte di Maestri non c’e possibilità di risposta, almeno sullo stesso piano.
     
     

  40. 10
    Eman says:

    Ot
    Con riferimento al primo messaggio solo una precisazione: “Ricordo anche che Kennedy è morto tragicamente, suicida, dopo aver assistito alla morte della fidanzata travolta da una valanga”. 
    Manca la menzione che le operazioni di auto soccorso non erano state efficaci perchè l’Artva della seppellita era spento.
    Fine OT

  41. 9
    Paolo Panzeri says:

    Una nota.
    Se non ci fossero i chiodi a pressione per le calate, quelli messi da Maestri  & c., non si potrebbe scendere ancora oggi.
    Gli americani non li hanno tolti, o così mi sembra dicano in molti.
    I due non hanno avuto un’etica poi così pura…. e si sono comportati come ragazzotti  🙂 
    Di sicuro ha fatto molto meglio il Bridwell che è andato in cima per primo.
     
    A proposito di quello che dice il Manera, è interessante leggere anche il libro con le lettere e il diario del Tasker.

  42. 8
    WARREN says:

    … ognuno di noi sbaglia, poiché è umano… qualcuno non ha mai sbagliato nulla?
    Quindi anche Maestri ( come tutti!!! ), ha sbagliato qualcosa…ma chi scrive contro di lui, chi ha interpretato gesti contro di lui, lo ha fatto semplicemente per una cosa: INVIDIA E GELOSIA!!!!
    Se qualcuno non è d’accordo, vada a ripetere quello che ha fatto lui in solitaria SLEGATO IN SALITA E DISCESA…CON GLI SCARPONI!!!!
    …e permettetemi di dire per finire: non sta bene, ha problematiche varie…lasciamogli vivere gli ultimi anni con SERENITÀ…SE LA MERITA!!!
    Buona montagna a tutti

  43. 7
    Gian Maestri says:

    Mi scuso se faccio un piccolo intervento anch’io. Solo per dire che, dispiacendomi moltissimo che un ragazzo come Kennedy abbia trovato una fine così drammatica, mi sembra quando parla qui sopra Marco says,  di “mancanza di rispetto” nei confronti di qualcuno , questo ragazzo non potrebbe scagliare la prima pietra …                    Voglio poi concludere con la preghiera di smettere di fare polemica su ogni cosa abbia fatto Cesare nella sua vita. Capisco che anche lui a volte abbia esagerato, ma almeno lui non lo faceva con i polpastrelli sulla tastiera di un cellulare.  Saluti a tutti.

  44. 6
    Ugo Manera says:

    L’autore cita un nutrito elenco di esempi d’impiego del chiodo a pressione, io vorrei aggiungerne uno che forse non è molto noto. Quando nel 1976 ci trovammo al cospetto del Changabang, affascinati da quella splendida montagna scoprimmo, grazie alle indicazioni di un portatore, che i giapponesi nel periodo premonsonico avevano aperto una via sul pilastro SUD OVEST. Visto che in parete c’era molto materiale abbandonato, decidemmo di tentarne una ripetizione. Salimmo qualche centinaio di metri con bivacco poi ci rendemmo conto di non avere ne il tempo ne l’attrezzature necessaria per quella salita, cosi desistemmo. In quel momento (a nostra insaputa) erano impegnati sulla parete OVEST Boardman e Tasker). Nel nostro tentativo notammo il largo impiego da parte dei giapponesi di chiodi a pressione, anche dove esistevano evidenti fessure. La cosa generò in noi una reazione negativa, ci sembrava quasi un sacrilegio aver fatto dei buchi su un granito così bello, su una montagna così straordinaria. Nel 1981 quando toccò a noi tracciare una via su quella montagna decidemmo di non mettere nel nostro bagaglio punteruolo e chiodi a pressione.
    Il bucare o non bucare la roccia è una scelta soggettiva, io non l’ho mai condannata (a parte l’esempio del Changabang) ne approvata in toto, nel periodo dei miei “giorni grandi” ho deciso di non adottarla. Poi dagli anni ’90 ho ripetuto centinaia di vie attrezzate a spit, traendone divertimento e grande soddisfazione per la bellezza degli itinerari e per il gesto atletico sportivo ma debbo ammettere che in queste scalate è venuta a meno la componente principale dei miei primi 30 anni di alpinismo: l’avventura con la sfida dell’ignoto.
    Ritornando al Cerro Torre, pur nel rispetto ed ammirazione che sempre ho avuto per l’alpinista Cesare Maestri, credo che l’impiego del compressore su quella montagna è stata una provocazione che sarebbe stata opportuno evitare. A mio avviso avrebbe giovato, in senso storico, sia alla figura Maestri che allo splendido Cerro Torre

  45. 5

    Anonimo Marco, su questa storia sono stati scritti migliaia di commenti, anche su questo blog. Il mio precedente era solo per non rileggere l’ennesima volta sempre le stesse cose. Infatti….

  46. 4
    marco says:

    @marcello
    Io ho letto (e possiedo) il libro di Kelly Cordes in italiano (ed. Versante sud) ed è  là che ho trovato le notizie di cui parlo. Mi sembra che il tuo, invece, sia estremamente generico e inconcludente. Dire che la vicenda è molto più complessa e non aggiungere altro mi sembra del tutto inutile.

  47. 3
  48. 2

    La vicenda è molto, ma molto, più complessa.
    L’ha riassunta molto bene Kelly Cordes nel suo libro Cerro Torre (tradotto anche in italiano) e , secondo me, chi volesse intervenire sull’argomento dovrebbe leggerselo prima. A meno che non conosca nell’esattezza i fatti.Diversamente si avranno decine di commenti simili a quelli usciti anche su altri siti, che denotano un’informazione solo superficiale su questa storia a cui manca solo un micro-tassello per essere esaurita. Anche l’articolo, a mio modesto parere, è molto superficiale e semplicistico nei confronti di un argomento molto più complesso.

  49. 1
    Marco says:

    In tutto il racconto si omette (volutamente?) di dire che “l’arcaico trapano” che Maestri usò per piantare i chiodi a pressione era un compressore del peso di oltre 100 kg (!), che la cordata impiegava ore e ore per tirarlo su e che esso fu lasciato provocatoriamente appeso alla parete. Tutto questo senza peraltro arrivare in cima dal momento che Bridwell scoprì che Maestri non aveva salito, non solo il fungo, ma neanche l’ultimo tratto di roccia. Inoltre Maestri stesso aveva iniziato la schiodatura e l’avrebbe probabilmente completata se non fosse stato costretto a desistere dai compagni. Infine Garanzini afferma che “Kennedy e Kruk passeranno alla storia non grazie alla loro bella salita”:  ciò mi sembra assai ingeneroso perchè il Piolet d’or non fu assegnato certo per la schiodatura. Ricordo anche che Kennedy è morto tragicamente, suicida, dopo aver assistito alla morte della fidanzata travolta da una valanga. Forse meriterebbe un minimo di rispetto.
     

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