La storia di Chiara e Justy

La storia di Chiara e Justy
(formazione di unità cinofila)
di Chiara De Col
(già pubblicato su http://www.montagnabiellese.com/ita/News/page_34_93/k2727.html#)

Mi è stato chiesto di parlarvi un po’ di noi ed io vorrei farlo come tra amici davanti ad una birra al bar…

Lascerei che sia lei con il suo fare arrogante e deciso a stimolare la vostra curiosità quando deciderà di posare le sue zampe e il suo muso sul tavolo in cerca di attenzioni e ovviamente cibo. Allora vi racconterò che lei è Justy (il cui nome completo “Just Do It”, già dice tutto), un pastore belga malinois di quasi un anno e mezzo che il mese scorso ha superato la classe A come cane da valanga nel 50° Corso Nazionale UCV del Soccorso Alpino.

Il gioco

Le nostre strade si sono incrociate l’aprile scorso: io arrivavo già da un anno di addestramenti con un cane purtroppo non adatto a questo tipo di lavoro e in cerca di un compagno a 4 zampe con il carattere e la tempra predisposti allo scopo; lei, figlia di due campioni di Mondioring, arrivava da 7 mesi di allevamento dove era stata selezionata come futura fattrice per la sua eccellente linea di sangue.

Vi dico questo non per impressionarvi, ma, se possibile, per spostare il vostro sguardo verso una parte di orizzonte forse sconosciuto. Abbiamo subito iniziato ad addestrarci per diventare un’unità cinofila a tutti gli effetti; lei si è dimostrata subito predisposta ed io arrivavo già da un anno di gavetta, così, grazie all’impagabile aiuto del nostro istruttore Nazionale Stefano Basso, dopo appena due mesi abbiamo partecipato e superato il corso di classe A di ricerca in superficie. Questo corso prevede l’addestramento di cane e conduttore volto a trovare dispersi in spazi aperti, boschi, prati, ecc.: il cane ricercherà la traccia che la persona scomparsa ha lasciato alle sue spalle e il conduttore bonificherà la zona interessata mediante tracce gps. L’unità cinofila opera sempre come un binomio in cui il rapporto cane-padrone è saldamente consolidato.

Chiara e Justy

Per Justy tutto questo altro non è che un gioco: durante le fasi di addestramento si lavora per incanalare tutta l’euforia e l’esplosività del cane verso qualcosa che lui naturalmente ama. Justy, per esempio, ha istintivamente un senso di predazione molto spiccato quindi adora giocare con un manicotto, un insieme di spesse stoffe, che lei può mordere ed io posso impugnare per contrastare i suo movimenti. Questo gioco viene esasperato durante gli addestramenti, per far sì che lei trovi sempre piacere nel farlo, soprattutto con gli estranei.

Successivamente le viene insegnato a richiedere il gioco con l’abbaio. Provo a spiegarvelo a grandi linee: quando le sarà chiesto di fare una ricerca lei nella sua mente non farà altro che pensare “devo trovare l’umano che si è nascosto, così dopo possiamo giocare”; lei partirà alla vostra ricerca e una volta individuati, vi si piazzerà davanti abbaiando ininterrottamente. Al conduttore questo serve per localizzarvi con precisione (4 zampe sono più veloci di 2!!) mentre lei continua a dirvi:”ti ho trovato, ti ho trovato, quando si gioca?!?!”.

Salita sull’elicottero

In valanga il concetto è il medesimo, lei, una volta individuato l’odore, cercherà di portarsi il più possibile vicino a voi e inizierà a scavare nella neve dando al conduttore un chiaro segnale del punto di seppellimento del travolto. I corsi vengono divisi in due blocchi: la classe A che prevede la prima selezione per cane e conduttore e la preparazione al blocco successivo; la classe B, che conferisce il brevetto e l’operatività dell’unità cinofila. I corsi durano 8 giorni in cui gli istruttori della scuola nazionale del soccorso alpino valutano le capacità di cani e conduttori.

Il programma è sempre intenso: sveglia all’alba per preparare cani e materiali; mattinata che si svolge tra addestramenti e prove divisi in squadre; pomeriggio e sera intervallati da lezioni teoriche e briefing del lavoro svolto.

Ancora gioco

Il brevetto di ricerca in valanga prevede la piena autonomia dell’unità cinofila dando l’operatività alla turnazione in elicottero nelle basi designate durante il periodo invernale. Ai corsi vengono per questo effettuati dei simulati che ricreano i possibili scenari di valanga in cui il cane provvederà alla ricerca di tracce dei travolti e il conduttore si occuperà della bonifica di segnali Artva, della valutazione di eventuali reperti (sci, guanti…) e della gestione del cane su eventuali ritrovamenti.

Quella dell’unità cinofila è una strada difficile da percorrere: prevede addestramenti settimanali a 200 km da casa, esercitazioni mensili, corsi per il raggiungimento del brevetto oltre al lavoro quotidiano e agli interventi ai quali dobbiamo partecipare in quanto operatori del Soccorso Alpino. Il tutto è eseguito nelle vesti di volontari, senza alcuna retribuzione.

E’ una strada però piena di emozioni e gratifiche. Questa è un’infarinatura molto generale di quel che siamo, che facciamo e di come ci prepariamo per essere sempre all’altezza della situazione. È un mondo incredibile e molto ampio, quello del cinofilo, difficilmente riassumibile in queste righe.

Noi siamo sempre in giro per boschi e montagne e se vi capita di incontrarci, venite a conoscerci: Justy e suoi colleghi saranno felici di fare la vostra conoscenza, raccontandovi le loro nuove esperienze con un manicotto in una mano e la famosa birra dall’altra!!!

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La storia di Chiara e Justy ultima modifica: 2017-03-28T05:34:08+02:00 da GognaBlog

1 commento su “La storia di Chiara e Justy”

  1. 1
    DANILO VILLA says:

    C’è poco da commentare solo, chapeau !!!

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