La tecnica d’arrampicata ad incastro

La tecnica d’arrampicata ad incastro (GPM 045)
di Gian Piero Motti
(già pubblicato su Rivista della Montagna n. 22, ottobre 1975)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(3), disimpegno-entertainment(3)

Si è molto discusso in questi ultimi anni sull’evoluzione che l’arrampicata libera ha compiuto dall’epoca d’oro del sesto grado ai giorni nostri. Da una parte si vuole affermare che i limiti raggiunti dai maestri di allora non sono stati superati e si tirano in ballo anche limitatezza di mezzi tecnici, calzature meno favorevoli all’arrampicata, ecc. Altri invece affermano che oggi il limite di allora in arrampicata libera è stato largamente superato. La polemica potrebbe continuare all’infinito. Vorrei solo enunciare il mio modesto parere, basandomi anche su quello che ho fatto e su quello che ho visto. Non si può negare che vi sia stata una grande evoluzione. Ma dobbiamo distinguere tra arrampicata delicata e arrampicata di forza, ossia tra arrampicata interna e arrampicata esterna. Se noi prendiamo in esame l’arrampicata su placca, dove si procede su minuscole asperità e dove a volte è sufficiente togliere una sola di queste asperità per impedire la progressione, non vi è stata una grande evoluzione. Gli appigli e gli appoggi o ci sono o non ci sono. È curioso osservare come oggi si ritorni ad arrampicare con pedule flessibili a suola liscia, come negli anni ’30; ciò porta inevitabilmente a cadere la tesi delle calzature.

Stile e armonia di movimento sulla Coronation Crack degli High Rocks.  Martin Boysen, uno dei migliori arrampicatori inglesi, supera la fessura ricorrendo alla tecnica di incastro. Foto: Mountain.

Nell’arrampicata interna il discorso è molto diverso, soprattutto su granito. Gli arrampicatori americani e inglesi hanno sviluppato una tecnica d’arrampicata per risalire le fessure sfruttando l’incastro delle mani e dei piedi, che ha consentito un netto avanzamento nella possibilità d’arrampicata libera in questo genere di passaggi. Fessure che, non conoscendo questa tecnica, venivano salite in artificiale con cunei e staffe, possono essere vinte in arrampicata libera. Ma è una tecnica sottile e difficile, che richiede molto allenamento e notevoli doti atletiche da parte di chi la pratica. Questa tecnica ora, anche in Italia, comincia ad essere conosciuta dagli alpinisti di valore, venuti a contatto con alpinisti inglesi e americani. Da parte mia ho potuto spesso arrampicare con l’inglese Mike Kosterlitz, eccellente arrampicatore, dal quale ho potuto apprenderne i particolari e i piccoli trucchi.

La forza è uno dei requisiti essenziali richiesti dalla tecnica di incastro. Qui si sta superando il tratto chiave della fessura del Curbar Edge (Peapod), una famosa via del maestro inglese dell’arrampicata di incastro Joe Brown. Foto: Mountain.

L’arrampicata di incastro deve permettere l’inserimento e il bloccaggio piede nelle fessure e nelle svasature mediante una torsione del medesimo. Il più delle volte questa tecnica è impossibile con i comuni scarponi da montagna ed anche con le pedule a suola armata. Per applicare a fondo e con risultati soddisfacenti questa tecnica, è indispensabile calzare pedule flessibili a suola in gomma liscia come il modello Pierre Allain della Galibier o consimili (Galibier Varappe R.D.; Super Gratton E.B., ecc.).

Innanzitutto dobbiamo vedere dove possiamo applicare la tecnica di incastro e su quale tipo di roccia. Dovunque si presenti la risalita di una fessura e di qualunque larghezza essa sia (naturalmente entro certi limiti che vanno dalla possibilità di inserimento delle dita a quelle della spaccata in camino) potremo applicare adeguatamente le varie tecniche. La roccia idea è il granito, dove frequentissime sono le fessure strette e verticali, a bordi lisci, che solcano enormi lastroni dove è impossibile la progressione. Comunque quando si è padroni di questa tecnica, essa può essere applicata su qualunque tipo di roccia e in innumerevoli occasioni. La tecnica è impostata soprattutto sull’inserimento delle dita, della mano distesa, del pugno chiuso, del braccio, del piede e della gamba nel fondo della fessura. Poi mediante torsione dell’arto inserito si ottiene il bloccaggio del medesimo; lo spostamento successivo degli arti permette la progressione. Importantissima è la velocità di esecuzione, in quanto la tecnica è molto faticosa e non permette di sostare troppo a lungo immobili con un arto incastrato. Dalla veloce e coordinata successione dei movimenti nasce la progressione sicura. Prima di applicare questa tecnica in parete è bene esercitarsi molto prima sui sassi, in modo da ottenere una perfetta coordinazione e una grande sicurezza nel bloccaggio dell’arto incastrato. Sovente quando ci si sostiene in fessura con un pugno incastrato si ha l’impressione di volare da un attimo all’altro, perché sembra che il pugno debba uscire dalla fessura. In realtà, se il pugno o la mano sono incastrati a dovere, lavorano a cuneo ed è impossibile che possano uscire. Naturalmente le prime volte il dolore è molto forte, i cristalli di granito possono escoriare la pelle, ma poi con un graduale allenamento questi inconvenienti vanno scomparendo. Importante è avere una muscolatura delle braccia piuttosto potente e resistente allo sforzo prolungato. Molto utile si è rivelato anche l’uso di un paio di guanti in pelle morbidissimi e aderenti. Non solo viene eliminato il dolore, ma si ottiene anche una migliore aderenza con la superficie rocciosa. Esaminiamo ora i vari tipi di incastro.

Esempio di incastro di dita in una fessura stretta. Nella prima fase le dita penetrano a fondo nella fessura (1a foto); nella seconda fase si ottiene il bloccaggio con una decisa torsione verso il basso (2a foto). Nell’ultima foto a destra: incastro di mano in una fessura svasata. Si ottiene il bloccaggio contraendo i muscoli del pollice e racchiudendo la mano nell’interno della fessura.

Incastro di dita
Si applica nelle fessure molto strette, per esempio al fondo di un diedro, sotto una lama rovesciata, abbinandolo all’opposizione dei piedi, dietro a qualche blocco incastrato nelle fessure. Bisogna inserire le dita nella fessura distese, poi cercare di rattrappirle forzando con i muscoli della mano, ottenendo così il bloccaggio nella fessura. A volte sono sufficienti le nocche delle dita per permettere il bloccaggio.

Incastro di mano      
Si infila nella fessura la mano tesa in senso verticale, poi se la fessura è stretta come la mano è sufficiente indurire il muscolo del pollice ottenendo così un perfetto incuneamento, seppure molto faticoso. Se la fessura è leggermente più larga allora si può ricorrere alla torsione della mano dentro la fessura stessa.

Incastro del pugno
È il più efficace e quello che dà più sicurezza. Si infila la mano nella fessura in senso verticale, poi dentro la fessura si chiude a pugno e si ruota lo stesso in senso orizzontale fin quando tirando verso l’esterno non si ottiene un bloccaggio perfetto.

Incastro di pugno in fessura larga. Il bloccaggio si ottiene contraendo il pugno ed esercitando una torsione con il braccio. Nelle due foto centrali, due esempi di incastro di piede in fessura larga e in fessura stretta; molto importante la torsione del piede esercitata nella fessura stretta per ottenere il bloccaggio. Essenziali le pedule leggere a suola flessibile.

Incastro del braccio
Nelle fessure più larghe è necessario incastrare il braccio oppure creare un’opposizione sui bordi della fessura tra mano e gomito per potersi reggere. In genere bisogna cercare di incuneare il braccio nella fessura appoggiando la palma della mano su un bordo e il gomito o la spalla sull’altro bordo. Con dei movimenti di leva e di presa e rilascio successivi si riesce a progredire. È una tecnica questa, che se ben applicata permette anche delle fasi di riposo in assoluta sicurezza per eventualmente piantare un chiodo o un cuneo di assicurazione.

Arrampicata di incastro in fessura verticale e svasata. Il bloccaggio e la relativa progressione si ottengono incastrando alternativamente il braccio, la spalla e la gamba destra; il braccio e il piede sinistri giocano rispettivamente un ruolo di opposizione e di aderenza.

Incastro di spalla
Valgono le stesse considerazioni del capitoletto precedente.

Incastro di piede      
Se la fessura è molto stretta bisogna inserire il più profondamente possibile la punta della pedula e poi creare il bloccaggio mediante una decisa torsione. Se la fessura permette esattamente l’inserimento del piede, la tecnica è molto più facile e intuitiva, in quanto basta inserire il piede e dare una leggera torsione. Le cose si fanno difficili quando la fessura si allarga: in questi casi bisogna disporre il piede più o meno orizzontalmente nella fessura e cercare una opposizione tra la punta e il tallone. Non lasciarsi tentare a incastrare il piede giù al fondo della fessura, in quanto il corpo rimane proiettato verso l’esterno in posizione strapiombante e la progressione viene affidata tutta alle braccia.

Incastro di gamba   
Si applica nelle fessure larghe ed è molto faticosa. Bisogna inserire la gamba nella fessura e poi creare un’opposizione tra il piede e il ginocchio, oppure tra l’anca e il ginocchio o tra l’anca e il piede.

LA PROGRESSIONE
Prima di attaccare una fessura con tecnica di incastro è bene esaminarla attentamente onde valutarne tutte le possibilità di risalita, di infissione di chiodi o di cunei, di punti di riposo e soprattutto cercare di vedere bene l’uscita della stessa. Se al termine la fessura si stringe o si allarga in modo tale da compromettere la salita per incastro, la situazione può divenire molto imbarazzante. Poi attaccare con estrema decisione ma con calma senza compiere movimenti sbagliati e inutili. Se ve n’è la possibilità, non esitare a mettere un buon chiodo o un cuneo, ma cercare un punto di riposo possibile per compiere queste operazioni; non cercare invece di chiodare in posizione disperata perché le forze ci hanno tradito. Già dal basso bisogna valutare le possibilità di fermata, poi in un solo tratto, senza soste intermedie, si percorre il tratto di fessura fino al punto di riposo che si era visto dal basso. Qui si potrà chiodare in tutta calma. Come ho già detto la progressione sicura è data dalla velocità di esecuzione, d’altronde non si può resistere a lungo con un pugno incastrato in una fessura, sia per lo sforzo fisico che per il dolore. Si inizia con una mano, cui si fa seguire il movimento di un piede, poi l’altra mano e l’altro piede. Ma questa non è una legge obbligatoria; sovente si spostano le due mani e poi successivamente i due piedi: sono l’intelligenza e la padronanza tecnica dell’alpinista che devono suggerirgli via via la tecnica migliore.

Va da sé che la tecnica di incastro è indirizzata soprattutto agli arrampicatori di un certo valore. In genere le fessure da risalire in questo modo appartengono agli ultimi due gradi della scala delle difficoltà, ma anche l’alpinista medio potrà trarre da questa tecnica vantaggi notevoli e applicazioni utilissime in arrampicata.

Materiale indispensabile alla tecnica di incastro: le mani, i piedi, le pedule Super Gratton ed eventualmente i guanti di pelle.
    

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La tecnica d’arrampicata ad incastro ultima modifica: 2018-08-23T05:04:03+02:00 da GognaBlog

2 pensieri su “La tecnica d’arrampicata ad incastro”

  1. 2
    Giancarlo Venturini says:

    Tecnica.. Importante..! e impegnativa….Saluti..

  2. 1
    Giovanni says:

    Una chicca!

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