L’amara vicenda Doglioni – parte 1

Radiazione
Sono le 9.10 del 13 luglio 2012: a Bassano del Grappa si riunisce il CDC, il Comitato Direttivo Centrale del CAI. Alla presenza del Presidente Umberto Martini e dei tre vicepresidenti Ettore Borsetti, Goffredo Sottile e Vincenzo Torti, all’ordine del giorno è una questione più spinosa del solito: promozione di procedimento disciplinare a carico dei soci Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin.

Il verbale parte giustamente dall’inizio, cioè citando la notizia giunta in Sede Centrale da parte dell’OTCO CNSASA (cioè dell’Organo Tecnico Centrale Operativo Commissione Nazionale Scuole di Alpinismo e Scialpinismo), secondo la quale vi sarebbero condotte e omissioni che potrebbero costituire illeciti disciplinari, ascrivibili ai suddetti soci, con riferimento al periodo in cui essi rivestivano gli incarichi di Presidente dell’OTTO CISASA VFG (cioè l’Organo Tecnico Territoriale Operativo Commissione Interregionale Scuole di Alpinismo Sci-Alpinismo). Il verbale qui non fa cenno ad altre comunicazioni, come quella di Emilio Bertan, l’allora presidente del GR (Gruppo Regionale) Veneto.

Prosegue riportando le date delle comunicazioni ai soci MD e MC con gli addebiti elevati e le richieste a questi di produrre controdeduzione scritta suffragata dalla documentazione.

Le memorie di MD e MC sono pervenute in tempo utile. Sono state esaminate, assieme alle contabili bancarie del conto intestato alla CISASA VFG, dal Direttore dell’Ente che alla fine, il 5 luglio 2012, rilascia una relazione in cui sintetizza “non è possibile, con i giustificativi in possesso, riconciliare gli estratti conto” e aggiunge che, pur essendo confluiti sul conto CISASA VFG rimborsi al socio MD per euro 6.778,49 a tutto il 2011 “non è stato possibile verificare i movimenti in uscita corrispondenti al recupero di tali somme”.

Massimo Doglioni
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Ritenuto che ai soci indagati MD e MC sia stata comunicata nel modo più circostanziato possibile la contestazione degli addebiti onde permettere loro la difesa più adeguata, il verbale prosegue con la scelta di non archiviare la pratica, quindi di promuovere il procedimento disciplinare.

Quanto al socio MD, l’istruttoria ha consentito di accertare:
– che la documentazione contabile relativa alla gestione dell’OTTO CISASA VFG era stata da lui volutamente distrutta;
– che quella distruzione ha reso impossibile sia la ricostruzione dei movimenti contabili sia il raffronto tra il numero dichiarato di iscritti ai corsi con quello effettivo;
– che il conto intestato all’OTTO CISASA VFG è stato usato “come se si trattasse di un conto personale”, rendendo inevitabile e logica la conclusione che tutte le somme il cui esborso non risulti altrimenti riferibile a una spesa istituzionale devono ritenersi come spese illecite;
– che nel conto in questione sono presenti bonifici a suo favore a titolo di rimborsi spese, ma che questi sono di minima rilevanza rispetto ad altri importi di cui non è data giustificazione alcuna (rendendo impossibile la ricongiunzione con i movimenti bancari);
– che MD, per sua stessa ammissione nella memoria difensiva, si è autoliquidato una sorta di compenso in ragione di euro 200,00 mensili per tutta la durata del proprio incarico (circa 10 anni, 24.000,00 euro), oltre ad aver remunerato (dal 2003) con euro 3.000,00 annui (= 24.000,00 euro) una propria collaboratrice, Roberta Valleri, “per l’attività di segreteria e gestione contabile”;
– che l’attuale Presidente dell’OTTO CISASA VFG, Antonello Puddu, ha verificato che il numero degli iscritti ai corsi era riportato in più casi in misura inferiore al reale. Le entrate registrate sono quindi inferiori a quelle reali;
– che DM, per sua stessa ammissione nella memoria difensiva, non ha provveduto a rimborsare gli istruttori per l’anno 2010, adducendo una “mancanza di provvista”;
– che il socio MD, d’intesa con il socio MC, ha eluso sostanzialmente l’incompatibilità tra la carica di componente del Comitato Centrale di Indirizzo e Controllo e quella di presidente di OTTO, mantenendo di fatto l’intera gestione dell’OTTO CISASA VFG, ivi compreso l’utilizzo del conto corrente della stessa, in ordine al quale ha conservato i poteri di firma spettanti al nuovo Presidente, continuando perciò una gestione simile a quella già individuata per gli anni precedenti. Il conto è stato chiuso, senza averne il potere, il 20 gennaio 2012, il che ha determinato il perpetuarsi delle anomalie contabili e dell’impiego improprio e illecito delle risorse;
– che nel passaggio di consegna istituzionale al nuovo presidente Antonello Puddu, MD ha ritardato, con grave disagio per la nuova gestione, fino al luglio 2011 la messa a disposizione della somma (unilateralmente determinata) di euro 13.000,00, a suo dire relativi ai corsi del 2011, i cui introiti peraltro sono risultati pari a euro 15.430,00;
– che il suo inserimento (2006) nel CTC di UNICAI lo ha posto in posizione incompatibile con alcune azioni da lui intraprese, a esempio la partecipazione a una gara indetta dal CAI con la ditta di cui era accomandatario, del tutto trascurando l’esplicito divieto.

Quanto al socio MC, l’istruttoria ha consentito di accertare:
– che, come detto già sopra, abbia permesso a MD, presidente scaduto, di continuare ad accedere al conto intestato all’OTTO CISASA VFG per erogare compensi a sé e alla propria collaboratrice sig.ra Valleri;
– che, nel passaggio istituzionale della carica presidenziale ad Antonello Puddu, abbia delegato MD a fornire tutti i chiarimenti;
– che abbia omesso qualsiasi intervento o iniziativa dopo l’espressa ammissione del socio MD di aver volutamente distrutto ogni documentazione contabile, permettendo così tra l’altro il ritardo a luglio 2011 della messa a disposizione della nuova gestione di euro 13.000,00;
– che in seguito a quanto esposto abbia assunto la carica di presidente dell’OTTO CISASA VFG solo formalmente, così permettendo a MD di evitare l’incompatibilità con la carica di Consigliere Centrale.

A questo punto il verbale si avvia verso le debite conclusioni. Precisa che, secondo la legge quadro sul volontariato (11.08.1991, n. 266) la collaborazione deve essere senza fini di lucro anche indiretto. Aggiunge ribadendo la gratuità delle cariche sociali del CAI, escludendo esplicitamente “l’attribuzione e l’erogazione al socio, al coniuge o convivente, ai parenti entro il secondo grado di qualsiasi tipo di compenso, comunque configurato”. Ricorda che la natura pubblica dell’Ente CAI richiede ambiti di spesa predeterminati e successivamente rendicontati con la massima trasparenza.

Stimate molto elevate la gravità dei fatti, l’entità delle somme e le conseguenze dannose che ne sono derivate (anche d’immagine), il Comitato Direttivo Centrale delibera e dispone con effetto immediato la radiazione di entrambi i soci MD e MC e la decadenza da ogni eventuale incarico. Dispone altresì che la presente venga comunicata ai soci predetti, con la precisazione che entro 30 giorni dalla comunicazione potranno ricorrere al Collegio Regionale dei Probiviri del Veneto presentando apposito ricorso.

 

Riammissione
Le decisioni drastiche del CDC non hanno evidentemente ritenuto sufficienti le argomentazioni di Massimo Doglioni e della sua memoria difensiva del 6 giugno 2012. Il quadro generale della quale è di diffusa confusione, anche se l’impianto difensivo è abbastanza ben articolato.

Per avere comunque un’idea il meno confusa possibile dell’intera vicenda occorre leggerla con attenzione. Qui ci limitiamo a un riassunto generale e ad alcune citazioni.

Doglioni ritiene regolare aver mantenuto la firma sul conto corrente anche quando non avrebbe potuto. Ammette pure di essersi servito del conto per uso personale, ma precisa che “la commistione tra le due contabilità fu casuale: alla richiesta del primo rimborso a Milano avevo dato altro ABI-CAB: il versamento fu fatto invece sul solito conto dove la Sede Centrale versava il contributo per la Commissione”.

Alla sua nomina nessuna struttura centrale o periferica del CAI si è preoccupata di fornire indicazioni, o fare un minimo di formazione sulle mansioni e doveri dell’impegno assunto. Né lo fa tuttora.
Per i dieci anni di gestione non ha mai ricevuto appunti, osservazioni o critiche sulle modalità di gestione e presentazione giustificativi di spesa.

Come consuetudine, indicatagli dalla gestione precedente, la Commissione non era tenuta a redigere alcun bilancio, né a tenere registri di “prima nota” o contabili fiscali; la Commissione, giuridicamente non riconosciuta, doveva far capo a una Sezione per ricevere contributi pubblici e non poteva ricevere o emettere fatture.

Per ciò che riguarda la remunerazione di Roberta Valleri, “nel 2003, nel secondo mandato, ho comunicato che per la gestione mi sarei avvalso di una collaborazione esterna per corrispettive 35 ore circa mensili”.

Il rendiconto stilato a fine 2011 dell’attività 2010 riportava delle inesattezze solo perché desunto da alcune e-mail ricevute sull’andamento delle iscrizioni (più di un anno prima) e non incrociate con i bonifici effettivi che, alla richiesta urgente di predisporre il rendiconto, non avevo a disposizione”.

Per quanto riguarda la mancata erogazione dei rimborsi-istruttori, “il fatto che i rimborsi per l’anno 2010 non siano stati erogati è dovuto a una scelta del neo presidente che ha preferito rimborsare l’allora corrente 2011 perché anno privato del tutto di tale sovvenzione provinciale”.

In sostanza, nella sua memoria, il Doglioni tende a dimostrare come egli altro non abbia fatto che gestire secondo metodi pre-esistenti, nel continuo aumentare della mole di lavoro e di responsabilità, e nella carenza di adeguati strumenti amministrativi.

Nelle sue conclusioni infatti ritiene inspiegabili i ripetuti tentativi di delegittimare la sua persona attraverso le più disparate operazioni di discredito “iniziate, non casualmente, dal mio inserimento nel 2008 nel CTC di UNICAI”.

E conclude amareggiato: “questa denuncia pone la mia persona, per il ruolo di presidente concluso alcuni anni fa oramai, quale capro espiatorio di un intero sistema dì gestione delle Commissioni da parte di dirigenti occasionali, senza alcuna formazione, senza nessuna tutela, senza alcun riconoscimento giuridico, ma con enormi responsabilità nei confronti di coloro che ci lavorano attorno. Un sistema molto lontano dall’etica conclamata dal CAI e dal suo volontariato, dove amicizia, fiducia, lealtà, passione purtroppo sono solo parole, perché i fatti sono il “non avermi mai interpellato direttamente, l’aver ottenuto illegalmente gli estratti conto bancari, l’aver preteso rispetto delle regole con metodi irregolari su qualcosa di costruito appositamente senza regole””.

Maurizio Callegarin
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La notizia della radiazione dal sodalizio di Doglioni e Callegarin non è di quelle che possono passare sotto silenzio. A parziale riassunto del clima ingenerato nell’ambiente, ecco il testo della e-mail che Francesco Carrer ha spedito il 14 luglio 2012 per la convocazione urgente dei consiglieri del Gruppo Regionale Veneto:

Ieri mattina il CDC ha deliberato la radiazione dei soci Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin a chiusura della questione apertasi sui bilanci della CISASA VFG 2010 e 2011. Il provvedimento appare a molti di una gravità e di una violenza senza precedenti, che si radica su antichi contrasti e contrapposizioni di cui è inutile al momento ricostruire la storia. E’ chiaro che anche il territorio ne è colpito, nell’immagine, nella dignità, nei sentimenti. Per questo motivo è nata l’idea di una convocazione urgente dei massimi rappresentanti: oltre ad esprimere la solidarietà ai due ex-presidenti colpiti dal provvedimento, serve senz’altro un momento di riflessione comune e la maturazione di decisioni che potranno comportare ulteriori conseguenze. Si era ipotizzato in un primo momento venerdì sera… ma… è necessario anticipare l’incontro a giovedì 19 luglio, alle ore 19.00… la località la definiremo nei prossimi giorni. Siccome tutti sono amareggiati, scoraggiati, intenzionati a contestare la decisione del CDC, una prima proposta da valutare potrebbe essere quella della sospensione di tutte le attività istituzionali da parte dei due CDR, oppure l’autosospensione dei componenti i CDR. Naturalmente con le opportune motivazioni”.

A seguito di telefonate e incontri agitati, cominciano a delinearsi le prime pressioni per indurre il Comitato Direttivo Centrale ad annullare d’ufficio la propria delibera (atto n. 73 del 13 luglio 2012).

Il 27 luglio 2012 il CDC è riunito per ascoltare Massimo Doglioni e Maurizio Callegarin.

Questo è reso possibile da una complessa operazione legale e burocratica. I due radiati avevano fatto richiesta di audizione il 16 luglio, accordata. Ciò ha comportato una delibera d’urgenza (n. 9 del 16 luglio 2012) da parte della presidenza del CAI con oggetto “la sospensione dell’immediata esecutività del provvedimento di condanna (radiazione) assunto dal Comitato Direttivo Centrale con atto n. 73 del 13 luglio 2012”.

Prima di iniziare la riunione è d’obbligo la ratifica della delibera d’urgenza.

I due radiati vengono ascoltati, ma il verbale si limita appunto a dire che sono stati ascoltati.

In seguito il verbale evoca de profundis il terzo comma dell’articolo 24 del Regolamento Disciplinare: questo “non prevede obbligo di comunicazione agli interessati nel caso in cui s’intenda promuovere il procedimento disciplinare”. Nella discussione viene rilevato che questo costituisce una grave lacuna in un’associazione di volontariato come il CAI, specialmente considerando che il comma 1 del successivo articolo 26 prevede l’adozione del provvedimento disciplinare non appena esaurita l’indagine istruttoria “in tal modo consentendo di pervenire alla delibera sanzionatoria in assenza di un adeguato contraddittorio con l’incolpato”.

Il formale rispetto di queste norme ha determinato una menomazione del contraddittorio “che deve invece sempre essere assicurato in virtù dell’art. 111 della Costituzione”.

L’atto n. 73 del 13 luglio 2012 “risulta viziato ex art. 21 – octies comma 1 della Legge 241/1990 sotto il profilo della violazione dell’art. 111 della Costituzione (diritto al giusto processo in contraddittorio tra le parti)”.

A parere unanime il CDC delibera pertanto di annullare d’ufficio l’atto n. 73 del 13 luglio 2012, con la conseguenza immediata della riammissione di MD e MC.

 

Archiviazione
Il cavillo legale del terzo comma dell’art. 24 del Regolamento Disciplinare permette dunque la riammissione dei due soci, anche se ancora siamo ben lontani da un’effettiva riabilitazione.

Appare evidente che l’annullamento del provvedimento di radiazione è più che altro dovuto al fondato timore delle possibili grane legali sollevate dai due radiati, ai quali evidentemente la lacuna riscontrata avrebbe dato un appiglio risolutore in un’eventuale controversia.

Che l’ambiente non sia per nulla calmo e che ci sia anche in aria la diffusa volontà di riabilitare i due protagonisti, lo prova una lettera (29 agosto 2012) del Presidente del Gruppo Regionale Veneto del CAI, Emilio Bertan (oggi neo-consigliere del CAI), indirizzata al Direttore del CAI, Andreina Maggiore.

Nell’ambito del procedimento in corso a carico dei soci Maurizio Callegarin e Massimo Doglioni, la Presidenza del CDR del Veneto, nella sua funzione di titolare dell’indirizzo strategico e gestionale dell’OTTO Commissione interregionale Scuole di alpinismo, scialpinismo e arrampicata libera veneta-friulana-giuliana, ritiene opportuno fornire alcune precisazioni.

Il CDR del Veneto è stato costituito a partire dall’anno 2005 ereditando le funzioni svolte in precedenza dalla Delegazione Veneta e dal Comitato di Coordinamento VFG; ciò ha permesso di conoscere da tempo le problematiche gestionali delle Commissioni tecniche regionali/interregionali.

In particolare si era evidenziato, per la Commissione interregionale Scuole, il notevole carico di lavoro nella gestione delle attività di centinaia di titolati per i corsi di formazione e aggiornamento, con onerose funzioni di segreteria, di tesoreria, di gestione delle verifiche e delle autorizzazioni degli oltre 100 corsi sezionali annui.

Pertanto era stato deciso dalla Commissione interregionale Scuole, a partire dall’anno 2003/2004, l’attivazione di un servizio di segreteria e gestione contabile tramite collaborazione esterna retribuita, analogamente a quanto risulta sia previsto a livello centrale per la CNSASA, per corrispettive 35 ore mensili, indennizzata con un compenso di circa € 3.000,00 annuo.

Tale prassi era nota, oltre che ai componenti della Commissione, alla Presidenza e alla Segreteria del CDR del Veneto, che ne condividevano in toto le ragioni.

Parimenti la Presidenza e la Segreteria del CDR del Veneto erano a conoscenza che i rimborsi chilometrici per spese di viaggio e ogni altro genere di spesa inerente alla funzione di Presidente dell’OTTO Commissione interregionale Scuole (pasti, pernottamenti, telefono, cancelleria, ecc.) venissero rimborsate tramite una cifra forfettaria di € 200,00 mensili, prelevata direttamente dal conto corrente o tramite bancomat, in sostituzione della produzione dei singoli giustificativi di spesa, dei quali infatti non risulta traccia agli atti.

Pertanto la Presidenza del CDR del Veneto ha da sempre ritenuto le due prassi sopra esposte congrue e convenienti in termini di risultati ottenuti, di economicità di spesa e di funzionalità assicurata alla complessa gestione della Commissione interregionale Scuole VFG…”.

Una lettera che, mentre suona la difesa dei due protagonisti di questa vicenda, pare anche mettere le mani avanti su possibili altre denunce al riguardo di gestioni non del tutto trasparenti.

Passa qualche mese, e il 12 gennaio 2013 ecco la delibera del CDC nella quale si dichiara di archiviare il procedimento disciplinare a carico dei soci MD e MC. Nelle premesse si fa cenno alle difficoltà di valutazione degli elementi acquisiti e all’opportunità di affidare a soci di adeguata preparazione l’approfondimento della questione. Il 20 ottobre 2012 si era dato incarico al Presidente di nominare i componenti di un Tavolo di consultazione. Il 31 ottobre nominava questi componenti, nelle persone di Carlo Ancona, Gianmario Giolito e Marco Valenti. A parere del Tavolo di consultazione l’archiviazione è doverosa per la mancata contestazione degli addebiti entro il termine perentorio di giorni 30!

Più esattamente: “il parere, reso dal Tavolo di consultazione, evidenzia il carattere perentorio del termine, previsto dall’art. 24, comma 1 del Regolamento Disciplinare, di 30 giorni entro i quali l’organo procedente deve comunicare agli interessati in modo puntuale la contestazione degli addebiti, con conseguente impossibilità di procedere ora alla formale contestazione degli addebiti da parte del CDC, poiché ciò esporrebbe alla facile eccezione di intervenuta decadenza”.

Lo stesso giorno però il CDC dà mandato al Direttore del CAI Andreina Maggiore di procedere a una verifica contabile e al reperimento di idonea rendicontazione di spesa inerente all’utilizzo dei fondi gestiti dall’OTTO CISASA VFG negli esercizi 2003-2010.

(continua domani con la seconda parte, http://bit.ly/1P9QKp7)

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L’amara vicenda Doglioni – parte 1 ultima modifica: 2015-05-12T06:00:17+02:00 da GognaBlog

8 pensieri su “L’amara vicenda Doglioni – parte 1”

  1. 8

    Se la questione girasse attorno al gruppo escursionisti della Val delle Osterie, 4 amici alzatori di gomiti che dividono le spese personali e litigano per chi ha pagato o meno l’ultimo giro sarebbero indubbiamente affaracci loro e nel caso dell’oste che deve farsi pagare lo scontrino…
    In questo caso però c’è di mezzo il CLUB ALPINO ITALIANO, Ente pubblico riconosciuto dalla Legge 29 OTTOBRE 1984, N. 720 e percipiente quindi sovvenzioni da parte dello Stato e di altre entità amministrative. Traduco…: soldi pubblici!!!
    Di conseguenza non sono beghe d’osteria né di cortile ma questioni giuridiche di ambito pubblico che trattano di denaro versato dai contribuenti cioè NOI…!!!
    Grazie al riconoscimento come Ente pubblico vi sono inoltre agevolazioni di tipo fiscale al quale accede il CAI e delle quali ovviamente DEVE rendere conto sia nei confronti della legge che nei confronti dei cittadini italiani, associati o meno…!
    Finiamola col vedere il CAI come il gruppetto di cui sopra, non è così! Malgrado molti suoi associati la vivano sicuramente in modo gogliardico ed ingenuo, ma un riconoscimento come quello appunto di Ente pubblico sottopone ad una serie di normative e di conseguenza comportamenti, che non possono essere quelli visti in questa documentazione che tratta la materia come fosse appunto la bega degli ubriaconi.
    Leggo spesso critiche feroci e anatemi più o meno violenti sul disgraziato che ha rubato una bicicletta… qui si parla di denaro pubblico che, se sia stato rubato o meno lo dovrebbe decidere la magistratura. L’inghippo più grave, a mio avviso, è proprio il fatto che si sia creato una sorta di gestione inter-nos di tutte le situazioni, anche quelle che prevedono invece una segnalazione o una denuncia alle autorità che, almeno in questa prima puntata, ma vedremo domani, non è stata fatta da nessuno!

  2. 7
    Alberto Benassi says:

    Poichè il CAI prende soldi pubblici e soldi pagati dai soci con le loro tessere, non sono beghe interne al CAI . Sono beghe di tutti e tutti devono sapere , sopratutto coloro che all’interno del CAI sacrificano il proprio tempo, la propria attrezzatura, la propria macchina, senza prendersi un eruo rinunciando spesso e volentieri anche ai rimborsi e rimanendo nell’ombra.

  3. 6
    Massimo Pantani says:

    E’ la stessa identica storia, già denunciata in questo stesso blog, riguardante i finti “volontari” del Soccorso Alpino (http://www.banff.it/i-documentati-dubbi-di-riccardo-innocenti/). C’è sempre qualcuno che, nel momento in cui gli passano soldi (non suoi) tra le mani, non resiste alla tentazione e finisce per mettersi in tasca qualche spicciolo. “Io mi impegno per il CAI”… “ci perdo più tempo che con il lavoro”… “è solo il giusto riconoscimento del mio operato”… “quello che c’era prima di me faceva lo stesso”… “nessuno me l’aveva detto” sono le solite giustificazioni. Insomma. C’è sempre qualcuno che fa finta di non capire la DIFFERENZA tra RIMBORSO SPESE (spese effettivamente sostenute e documentate: scontrini, ricevute, biglietti autostrada, etc.) e RETRIBUZIONE (che peraltro, non potendo proprio essere prevista all’interno di un organismo di volontariato, è anche del tutto arbitraria e soggettiva: questo signore, tra le altre cose, si è per esempio auto-attribuito 200 euro al mese per tot anni… ma se il flusso di denaro fosse stato maggiore, potevano anche essere 400, o 800…). E’ vero, sono vicende e beghe interne al CAI. Ma sono vicende che fanno SCHIFO. E credo dunque che sia giusto che vengano alla luce, quantomeno per RISPETTO degli oltre 300.000 soci ONESTI del Club Alpino Italiano.

  4. 5
    Alberto Benassi says:

    ma perchè questa secondo te non è una calamità??

    Che ci possano essere beghe più importanti non giustifica che bisogna mettere a tacere certi fatti.

  5. 4
    Lusa says:

    Nel testo si legge: “E’ chiaro che anche il territorio ne è colpito, nell’immagine, nella dignità, nei sentimenti.”
    Che enfasi e poi per quale grave calamità?
    Capirei se fosse stata demolita una montagna od inquinato un fiume…

  6. 3

    Beghe e problemi interni al CAI???
    Come dire che “Mani pulite” era argomento di scarso interesse pubblico perché erano beghe parlamentari e tra banche…
    Non è che se ci sono problematiche di altro tipo, che personalmente si considerano più urgenti (basta darsi da fare eh…), le altre non contano nulla, anche se questo è l’andazzo grazie al quale si sono tentate di giustificare (e ancora si tende a farlo), moltissime malefatte politiche italiane, che aspettano ancora una risposta…

  7. 2
    Lusa says:

    Sono solo problemi e beghe all’interno del Cai.

    Penso che vi siano problematiche (ambientali) più importanti e urgenti da porre all’attenzione del pubblico da affrontare e risolvere per il bene della Montagna.

  8. 1
    ser lorenzo says:

    questa è informazione!

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