L’alpinista Gianni Comino

Dopo la pubblicazione dell’articolo Anche sulle pareti nord soffiò un vento nuovo la discussione su GognaBlog si è animata specialmente a causa di una frase di Emanuele Cassarà e da me riportata. Isolare una frase da un contesto più ampio è una cattiva idea. Come richiestomi alla fine delle discussioni, vi propongo l’articolo in oggetto, che venne inserito all’ultimo momento in Liberi Cieli 1979 , data l’importanza della figura di Gianni Comino nel panorama alpinistico italiano. La stessa cosa avvenne su Scandere 1979 , dove Costantino Piazzo scrisse un buon articolo (vedi https://www.gognablog.com/gianni-comino/) sempre a lui dedicato. Altro su Comino, vedi https://www.gognablog.com/mi-lhai-guarda-le-nivule-cha-curiu-n-tel-ciel/.
Roberto Bianco

Lettura: spessore-weight(3), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(2)

L’alpinista Gianni Comino
di Emanuele Cassarà
(pubblicato su Liberi Cieli 1979)

A 4500 metri di quota, sotto la cupola di vetta del Monte Bianco, è precipitato giovedì 28 febbraio 1980 per 500 metri, poco dopo mezzogiorno, Gianni Comino. Il corpo è stato recuperato da elicotteri francesi e trasportato a Chamonix. Gianni era ormai all’uscita della via della Poire, ma sulla seraccata di destra – in un ambiente di solo ghiaccio, lunare, oggettivamente pericolosissimo – su una linea diretta dalla base alla cima, ideata esplicitamente e meticolosamente preparata anche in rapporto alle ore più propizie del gelo-disgelo. Un tentativo di «dimostrazione» alpinistica d’eccezione della cosiddetta piolet-traction, ovvero della progressione veloce e sempre perpendicolare e verticale sull’ostacolo, fondata sull’equilibrio della punta dei ramponi e l’appoggio (trainante) del becco di due piccozze infisse prima una poi l’altra in alto sul capo.

Comino, 27 anni, ne era maestro. Guida alpina, non aveva mai realmente esercitato la professione, realizzando invece, solo o con l’amico Grassi, straordinarie imprese di valore internazionale. Era stato premiato di recente a Torino con altri atleti italiani di primo piano durante la presentazione della grande Mostra dello Sport del prossimo maggio.

Studente di medicina, l’alpinismo e la montagna erano le sue passioni totali. E Gianni è morto alla ricerca della felicità.

È importante sapere com’è caduto? Se trascinato da un blocco gelato sovrastante, o per una scheggia di ghiaccio che ha ceduto al rampone o alla piccozza?

Vorremmo capire perché «quella» morte. Ha ragione Andrea Mellano quando ci dice che non è possibile capire se non si è campioni, se non si ha «quella testa»? O ha ragione Gian Piero Motti affermando che quando l’alpinismo diventa «eroina pura» occorre riflettere e fermarsi, perché la felicità è irraggiungibile?

Costantino Piazzo e Roberto Bianco, altri due accademici, sono perplessi: la nuovissima tecnica non esaspera la ricerca di traguardi davvero impossibili? L’alpinismo vero qual è? E non deve farsi sempre capire? E per farsi capire non deve rifuggire dalla sfida aperta alle leggi della Natura che non sono tecniche ma, appunto, naturali, cioè incerte? Facciamo scalate attendendo di partire quando esplode un temporale? Ci mettiamo sulla strada di coloro che tempo fa sono saliti alla Peuterey attendendo il massimo del cattivo tempo, deliberatamente?

L’uomo ha il diritto egoistico di andare oltre, se questa è la sua ansia di libertà e di gioia e ci saranno sempre uomini di punta che aprono la via al gruppo. Soltanto che quell’alpinismo – l’alpinismo di Gianni Cornino – non può essere proposto. Perché troppo illogico anche rispetto a una certa illogicità dell’alpinismo conosciuto. Al più accettato e in un ambito molto ristretto di «uomini che capiscono».

Più che un alpinista, egli era dunque un artista sofferente, un creatore della propria vita fantastica e intensa alla quale noi, poveri e impauriti mortali, non potremo mai aspirare.

Questo è il rispetto che gli dobbiamo mentre lo salutiamo per l’ultima volta, amico sorridente e fiducioso di tutti noi.

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L’alpinista Gianni Comino ultima modifica: 2019-01-11T05:59:37+02:00 da GognaBlog

4 pensieri su “L’alpinista Gianni Comino”

  1. 4
    Alberto Benassi says:

    Facciamo scalate attendendo di partire quando esplode un temporale? Ci mettiamo sulla strada di coloro che tempo fa sono saliti alla Peuterey attendendo il massimo del cattivo tempo, deliberatamente?

    Per me questo confrontare/paragonare la scelta di Comino di impegnarsi sui seracchi della Poire con quella di andare a fare una certa salita aspettando volutamente il brutto tempo, non ha senso!

    Comino prima di impegnarsi in questo futuristico tentativo ha prima studiato nei massimi particolari il comportamento della parete, dei seracchi oltre ad avere atteso il momento migliore, di ottimo meteo e orario migliore. Non credo abbia iniziato la sua scalata con il sole alto a riscaldare  i seracchi.

     

     

  2. 3
    Lorenzo says:

    SI capisce la grandezza di qualsiasi uomo che esprime creatività  dopo la sua morte specialmente se questi raporese davano il nuovo ( vedi alcuni pittori morti giovani e senza vendere un quadro poi diventati famosi) Comino e Grassi erano troppo avanti per essere compresi ..purtroppo anche forse troppo presi dal loro piacere dallo loro sfida ..per cui l’ articolo in questione é  l esatta espressione di quello che ai quei tempi veniva considerato fuori dalla logica e va pertanto inserito nel contesto dialettico di quell’epoca. Penso rappresentasse il sentire della maggior parte degli alpinisti di allora…dell elite intendo. Come nella storia: la si comprende molti anni dopo

  3. 2
    Alberto Benasi says:

    io credo di avere capito. E per me Comino era un alpinista, un  grande alpinista!

    E il suo alpinismo era arte. Perchè per pensare  e poi realizzare certe creazioni ci vuole arte.

  4. 1
    Filippo says:

    Splendido. ❤

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