Lampedusa ignorata

Totò Martello, Sindaco di Lampedusa, ad HuffPost: “Rabbia tra la popolazione. Senza aiuto, non potremo far altro che lasciare le persone sul molo”. Mediterranean Hope: “Chi arriva sia immediatamente trasferito”.

In effetti: chi in queste settimane parla ancora di sbarchi e migranti? Neppure Salvini.

Lampedusa ignorata
di Federica Olivo
(pubblicato su HuffPost il 9 aprile 2020)

Il governo chiude i porti, Lampedusa resta aperta. Con la certezza di non riuscire a garantire la quarantena ai migranti che arriveranno, e che già sono arrivati, con imbarcazioni autonome. Il sindaco, Totò Martello, chiede aiuto al Viminale. Inascoltato. “Oggi la situazione è più tranquilla, non ci sono stati sbarchi né proteste della cittadinanza – spiega ad HuffPostma nei giorni scorsi ci sono stati vari approdi. Quasi 150 le persone arrivate. Nel centro di accoglienza non riusciamo a far fare la quarantena a tutti”. Accusa i ministeri competenti di aver abbandonato la sua isola: “Il decreto si riferisce alle navi delle ONG e a quelle che operano fuori dall’area SAR. E per tutti gli altri? Per chi continua ad arrivare autonomamente a Lampedusa, è stato previsto qualcosa?”. La risposta, allo stato attuale delle cose, sembra negativa.

Migranti sbarcano a Lampedusa il 7 aprile 2020

A Lampedusa si sbarca, e il bel tempo lascia immaginare che ci saranno altri approdi. Per questo il primo cittadino ha chiesto ieri al ministero dell’Interno una ‘nave dell’accoglienza’, per ospitare e assistere i migranti che arrivano sull’isola durante l’emergenza Coronavirus. Almeno in un primo momento. “A Lampedusa non c’è più posto”, ha aggiunto Martello. Ma al suo appello, per il momento, non è arrivata risposta. La sensazione di abbandono è tale che il sindaco, ironicamente, osserva: “Evidentemente noi non facciamo parte dell’Italia”.

Al momento 36 persone, arrivate lunedì 6 aprile, sono in quarantena. Non c’è modo di garantire lo stesso trattamento agli altri – più di cento – che sono arrivati con due sbarchi autonomi martedì 7 aprile. “Alcuni sono stati trasferiti – spiega il primo cittadino – altri aspettano il trasferimento”.

Il sindaco dell’isola di Lampedusa, Totò Martello

In mancanza di interventi da parte dello Stato, per Martello c’è solo una soluzione: “Lasciare i migranti che potrebbero arrivare nei prossimi giorni sul molo Favaloro, fino a quando non verrà qualcuno a prendersene cura”. Un passo indietro rispetto alla politica dell’accoglienza? No. Solo un segnale di forte preoccupazione. “Il centro per migranti di Lampedusa ha 96 posti. Come possiamo, con questi presupposti, fare in modo che tutti, anche le persone che arrivano dal mare, rispettino le restrizioni imposte dal decreto sul coronavirus?”, si chiede Martello, che negli ultimi giorni si è trovato di fronte alla proteste di una parte dei cittadini. “Ieri tre migranti che erano in quarantena preventiva sono usciti. E alcuni abitanti, inviperiti, si chiedevano perché loro non potessero mettere piede fuori casa e invece queste persone fossero uscite”. Il timore del primo cittadino è di dover fronteggiare due emergenze: da un lato gli sbarchi, dall’altro la rabbia della popolazione.

Martello non è l’unico a dire che l’isola, senza aiuto, non può affrontare questa situazione. Anche gli operatori del settore lanciano l’allarme. “La nostra prima preoccupazione è la tutela della salute di tutti e tutte: degli isolani e dei migranti. Per questo ribadiamo che oggi Lampedusa non è in grado di accogliere persone per un tempo prolungato e nel massimo rispetto dei protocolli sanitari previsti dall’emergenza Covid-19”, dice Claudia Vitali, di Mediterranean Hope, Programma rifugiati e migranti della Federazione delle chiese evangeliche in Italia. Cosa fare, quindi? “Coloro che arrivano devono essere immediatamente trasferiti in luoghi adibiti alla quarantena e al distanziamento sociale per la tutela della salute di tutti”.

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Lampedusa ignorata ultima modifica: 2020-04-15T04:11:00+02:00 da Totem&Tabù

14 pensieri su “Lampedusa ignorata”

  1. 14
  2. 13
    grazia says:

    Antonio, temo di non aver capito ciò che hai scritto.

  3. 12
    antonio massettini says:

    l’oscurità è nella tua testa e i tentativi di portarci la luce sono infruttuosi per evidenti tuoi limiti intellettivi

  4. 11
    grazia says:

    Ringrazio la redazione per aver portato alla luce la complessa realtà di Lampedusa, che da molti anni è un grande esempio di solidarietà e accoglienza, pur continuando ad aprire le porte al turismo. Da sempre vede in primo piano sindaci, medici come Pietro Bertolo che ha presidiato l’isola per quasi vent’anni,  e tutta la cittadinanza.
    Che possa portare luce dove vi è oscurità.

  5. 10
    Fabio Bertoncelli says:

    Antonio, le tue parole sono anche le mie parole.
     

  6. 9
    antonio massettini says:

    sono sempre stato contrario agli immigrati anche in passato. ora non li voglio meno che mai. se ti fanno piacere, dedicat pure tu a loro, spero che ti garantiscano il paradiso. io mi accontento di avere il pane per me anche nei prossimi mesi, mentre temo che non ci sarà più per nessuno di noi italiani. a questo punto non replico più perché quelli con le tue idee sono fuori dal mondo: inutile perdere tempo quando intorno a noi c’è povertà, fame e sofferenza. non ne possiamo più di quelli come te: ospitateveli nelle vostre case,  sfamateli voi se avete pane a sufficienza. ma non obbligateci a condividere i vostri sentimenti perché non ci piacciono e non abbiamo forza, soldi e piacere di dedicarci agli africani. buona fortuna

  7. 8
    grazia says:

    Discorsi inattuali? Antonio, vivi in un altro tempo?
    Ti scriverei gli stessi concetti che ti ho già espresso.
    L’unico sentimento che si è aggiunto da parte mia è di costernazione: non vedi che non esiste il mio e il tuo? Che l’Italia non è mia perché vi sono nata, né l’Africa degli africani?
    Come scrissi tanti anni fa a una conoscente che lamentava la presenza di clochard e forestieri in città, ti auguro che ti capiti di sentirti straniero dove pensavi d’avere diritti, che ti capiti che non ti servano il pane perché vieni da fuori, che ti possa succedere di non trovare da dormire perché non sei nato nel luogo che stai visitando. Te lo auguro perché possano essere occasioni di crescita per te e per la società che abitiamo.
    Se non abbiamo la sensibilità di metterci nei panni dell’altro, è necessario vivere certe esperienze per comprendere la sua realtà.
    E per chiudere, io non avevo bisogno della prova del 9 per vedere che l’Italia ce la siamo venduta pezzetto per pezzetto, che la sanità è depauperata, che la cultura e il patrimonio artistico non sono salvaguardati come si converrebbe a un paese d’incanto come il nostro.

  8. 7
    antonio massettini says:

    tutti bei discorsi ma ormai inattuali. l’unica cosa positiva di questa epidemia è che ha messo sotto gli occhi di tutti che l’italia non è più un paese ricco ma anzi sarà un paese sempre più povero. non abbiamo e non avremo i soldi neppure per noi e per i nostri concittadini in difficoltà. ora tutti aspettano i decreti governativi in campo economico, ma se l’europa non ci dà i soldi, si tratta di promesse da marinaio. c’è il rischio che in estate gli italiani siano letteralmente alla fame. potremo avere bande di affamati italiani che assaliranno i supermarket. i sentori ci sono già: il ministero degli interni ha diramato nei giorni scorsi una circolare di attenzione per possibili problemi di ordine sociale. tutto ciò esasperera’ i problemi sanitari e l’impatto emotivo per i morti di queste settimane. con un quadro del genere mi pare demenziale caricarsi sulla nostre spalle anche i disperati che arrivano dall’africa. potremo non avere il pane per noi,  figurati per gli altri. i paesi ricchi sono altri, non piu l’italia: ci pensino loro, noi non possiamo più permettercelo

  9. 6
    grazia says:

    Antonio, 
    io mi sento cristiana, ma non sono cattolica. Mi sento cristiana perché faccio il possibile per essere solidale, condividere ciò che ho, aprirmi all’altro.
    Se la società in cui viviamo fa acqua da tutte le parti e non è in grado di tutelare i più deboli, non è una società giusta. 
    Ricorda che tutte le storie sono la nostra storia e, magari, se cerchi con attenzione, scoprirai che anche nella tua famiglia qualcuno si è spostato in cerca di fortuna.
    Potrei essere d’accordo di chiudere momentaneamente i porti mentre si rafforza il nostro sistema, ma non stiamo facendo questo e comunque dovrebbe essere tutto provvisorio.
    Da nessuna parte sta giungendo un messaggio per fortificare il sistema sanitario permanentemente, non con il mero aiuto di pensionati che non svolgono attività in campo medico da decenni (che gli dei li benedicano) e per un periodo di tempo limitato.
    E anche se chiudessimo, cosa ne sarà di queste persone?
    A tutti coloro che non vogliono accogliere migranti, propongo di andare a farsi un giro al porto quando arriva una nave: li prego di sostituire, anche solo con il pensiero, chi sale a contare quanti sono i vivi e i morti, chi recupera i deceduti in mare, chi è lì per monitorare lo stato di salute enumerando ferite e scottature e traumi psicologici, chi abbraccia i bimbi che arrivano soli, chi conforta madri che hanno perso i loro figli, tutti quelli che sono partiti con i soli abiti che avevano indosso.
    Sai, Antonio? È proprio nelle difficoltà e nelle situazioni cariche di tensione – proprio come a volte capita in montagna – che si può decidere chi potrà essere un buon compagno per condividere un cammino. 

  10. 5
    antonio massettini says:

    eh…lo dici anche tu, citando degli esempi, che il sistema sanitario non è preparato neppure a fronteggiare le esigenze dei cittadini… come si può pensare in queste condizioni di accogliere gli altri? non è detto che tutti i lettori siano cristiani o che condividano i tuoi ideali. io preferirei una struttura alla tedesca cioè che aveva già pronti i letti della terapia intensiva in un rapporto molto superiore a quelli anche della virtuosa lombardia, anziché assistere alla disorganizzazione italiana di queste ultime settimane. e’ vero: lampedusa non è lontana, per questo mi preoccupo. se esplode una bomba umanitaria su quell’isola inevitabilmente coinvolge l’intera nazione e in questa fase ci manca solo quello. ancora grazie che riusciamo a salvarci noi. se ci carichiamo sulle spalle anche gli altri, affondiamo di sicuro

  11. 4
    grazia says:

    Antonio Massettini,
    bisognerebbe diffondere la voce in Africa che non siamo nelle condizioni di accogliere?
    Vorrai perdonarmi, ma sono scoppiata a ridere. Capisco che non tutti gli argomenti siano di nostro interesse, ma mi pare noto che le condizioni di partenza in Africa siano peggiori di qualunque situazione stiamo vivendo noi.
    L’articolo dice che a Lampedusa – e aggiungo che è una realtà che accomuna  tutte le isole – si vivono delle difficoltà a prescindere dal covid. Forse è questo di cui dobbiamo preoccuparci, anche se Lampedusa sembra lontana. 
    Anche la Cina lo sembrava, eppure…
    Nei momenti di difficoltà, bisognerebbe esprimere solidarietà e accoglienza – temi cari anche al cristianesimo, anche se in Italia mostriamo la fede a seconda dell’umore – e non chiusura ed egoismo.
    L’apertura all’altro dimostra apertura mentale, la condivisione ci permette di dare la giusta dignità a ognuno, il porgere una mano a chi è in difficoltà ci eleva a esseri umani.

  12. 3
    franco says:

    Ho avuto il piacere di fare una bellissima vacanza a Lampedusa ,ho pure conosciuto il sindaco che cerca di fare il possibile per aiutare tutti. E’ vero che sull’isola c’e’ un piccolo ospedale , andrebbe potenziato con mezzi e medici sia per i locali, turisti estivi e per i poveri che arrivano dall’Africa sfruttata anche da noi in passato e anche di recente…

  13. 2
    antonio massettini says:

    non siamo in grado di affrontare l’epidemia e ci aspettiamo di poter accogliere? bisognerebbe diffondere la voce in africa che non siamo nelle condizioni di accogliere: inutile che partano. se non si fa così, puoi dire fin che vuoi che i porti sono chiusi, ma gli sbarchi continueranno e la situazione diventerà insostenibile, altro che epidemia o terremoto

  14. 1
    grazia says:

    Buongiorno,
    teniamo conto che già da diversi anni sulle isole e nei piccoli centri abitati sono stati chiusi anche i punti nascita.
    Eclatante il caso di Angera in cui mamme e personale hanno presidiato le strutture di accoglienza.
    La chiusura dei piccoli ambulatori a favore di grandi poli ospedalieri da tempo provoca gravi danni alla gestione delle emergenze.
    Tornando alle isole mete di migranti, consideriamo che una buona percentuale di donne arrivano in stato interessante, frutto degli abusi subiti durante il lungo e travagliato viaggio per giungere in Europa.
    Dire che il nostro paese non è pronto a gestire nessuna emergenza è un eufemismo.
    Mi sono chiesta anch’io che succederebbe tra i paesi etnei se arrivasse una scossa di terremoto pari a quella vissuta nel dicembre 2018, in cui molte famiglie hanno perso la casa e per giorni in pieno inverno è stata interrotta la rete del gas per questioni di sicurezza.
     

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