L’asta al bivacco Zeni

Mercoledì 25 Luglio 2018 alle ore 16.57, Michele Lucchini ci spedisce questa e-mail:

Avventura al bivacco Zeni
di Michele Lucco Lucchini

Lettura: spessore-weight(2), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Finalmente in Dolomiti danno un paio di giorni di tempo stabile. Che in un’estate come questa sono oro colato!
Chiamo il compare (Giacomo Duzzi):
“Che ne dici se andiamo in Vallaccia?!”
“Fatta!”
Figata.
Il 23 luglio ci incamminiamo ancora una volta verso il mitico bivacco Donato Zeni, appoggio ottimale per la maggior parte delle vie in zona.
Quando all’imbrunire intravediamo il bivacco notiamo con disappunto che su tutte le pareti c’è il simbolo della North Face. Che strano. Il bivacco in questione è un bivacco SAT-CAI. Lo faranno mettere a posto da un’azienda privata in cambio di spazio pubblicitario? Anche fosse, qualcosa non torna… 
Ma ecco che giunti all’entrata… il bivacco è chiuso con un lucchetto!

Michele Lucchini (a sinistra) e Giacomo Duzzi in Vallaccia nel 2017 con il cane Luce

Siamo basiti.
Deve essere uno scherzo, magari una candid camera!… Attendiamo che esca un pirla dal cespuglio per dirci che abbiamo vinto un cappellino della North Face. Ma dopo alcuni minuti, niente.
Ci mettiamo quindi a cercare le chiavi. Non abbiamo con noi né stuoino né sacco a pelo, non siamo attrezzati per dormire fuori.
Dopo una mezz’ora di ricerche con le frontali troviamo ben nascosta una piccola chiave.
Apriamo la porta. Colpo di scena: il bivacco è smantellato, niente brande.
Solo, bene appesi tipo show room, 2 piumini, un pile, 2 borsoni, uno zaino. Appartenenti, leggiamo in entrata, a niente meno che: Xavier de le Rue,
Caroline Ciavaldini, Hervé Barmasse, Alex Honnold, David Göttler, Tamara Lunger, Conrad Anker, James Pearson.
Sgomento.
Per terra, per esibire ammodo i capi in questione, sono state piantate delle viti che se decidessimo di dormire darebbero non poco “fastidio” alla schiena.
Meditiamo. Cosa cazzo sta succedendo. Ma soprattutto, cosa cazzo facciamo. Due sono le opzioni:
1) inculiamo tutto, scendiamo a valle e domani andiamo a fare un’altra via.
2) dormiamo per terra con le viti nella schiena e domani facciamo la via in programma. 
La discussione si protrae per una buona mezz’ora. Il vino rosso ci viene in aiuto: il meteo è buono, la parete illuminata dalla luna è stupenda e oramai siamo quassù. E, a conti fatti, possiamo usare i piumini che sono qui. 
La descrizione della notte con le viti nella schiena ve la risparmio. Diciamo che, come minimo, la auguro agli organizzatori di questa splendida iniziativa.
Il mattino ci svegliamo all’alba con il frastuono di un elicottero dal quale scendono due ragazzi. Sono furibondo. Purtroppo si rivelano gentili e simpatici; sono lì perché li hanno semplicemente chiamati per fare delle riprese. Mi sento come quando sei al telefono con i neolaureati dei call-center e, arrabbiato per una delle solite fregature delle compagnie telefoniche, vorresti lamentarti, scannarli e fare giustizia, ma non puoi. Che colpa ne hanno loro.
Così iniziano a fare ronzare in giro il loro drone, noi andiamo a farci la nostra via (giornata spettacolare, me mo ra bi le!!!!).
Al ritorno ci sono due ragazze della North Face. Sono straniere, belle e molto simpatiche. Gli chiedo spiegazioni, cordialmente. 
Loro mi dicono in inglese: “Ma non hanno messo un cartello giù all’inizio del sentiero con scritto che il bivacco CAI per un po’ è chiuso (… perché devono dormirci dei piumini usati, anziché noi tesserati CAI, penso io nel frattempo)?
Io rispondo: “No”.
Lei aggiunge timidamente: “Comunque sul sito North Face c’è scritto”.


Quindi con questo scritto intendo consigliare agli alpinisti e agli amanti della montagna di consultare sul web, oltre a Meteotrentino, i principali brand dell’outdoor. Fatelo!… Quanto meno prima di trovarvi in situazioni d’emergenza o di fare scelte logistiche inopportune.
Naturalmente, anche avessero indicato “l’iniziativa” al principio del sentiero, cosa che NON è stata fatta, rimane ben chiaro che ciò che importa davvero è il fatto che sia stato concesso (da chi?!?!?!!!!) alla NORTH FACE di fare questa cosa.
Ringrazio pertanto THE NORTH FACE (#neverstopexploring) e la SAT/CAI (sempre sul pezzo) e soprattutto chi ha dato il via libera a questa tamarrata immonda. Perché un responsabile ci deve essere.

Seguito e considerazioni
(a cura della Redazione)

A questo punto siamo immediatamente andati a vedere sul sito della North Face e abbiamo capito che si trattava del loro annuale Mountain Festival. Il bivacco, a due ore di cammino da Pozza-Meida (Val di Fassa), è stato costruito nel 1970 dal CAAI, ma ora è la SAT ad averne la gestione.

Effettivamente nel sito internet della SAT (nelle news) è riportato che il bivacco Donato Zeni sarà inagibile dal 19 luglio al 7 agosto 2018 “in quanto lo stesso verrà occupato da una manifestazione della North Face”.

Anche nel sito del vicino rifugio Taramelli, ma solo il 26 luglio, viene inserito che il punto di appoggio per le salite sulla piramide Armani, sulla torre di Mezzaluna, su Cima Undici e per altre escursioni nel gruppo, sarà inagibile fino al 7 agosto a causa del Mountain Festival della North Face.

Il programma dell’evento come al solito è assai variegato, ma quest’anno c’è la novità assoluta di Athlete Archives.

Leggiamo che “pervaso da uno spirito avventuriero, il temporary pop up point (che non è altro che il bivacco stesso, NdR) vanta otto articoli da collezione donati da alcuni dei più noti esploratori dei nostri tempi.
Otto importanti pezzi per collezionisti, indossati da atleti The North Face® all’apice della loro carriera, sono stati restaurati ed etichettati con un messaggio personale di ognuno di questi campioni; una fonte d’ispirazione per chi li acquisterà, affinché non smetta mai di esplorare. Se vuoi che uno di questi articoli diventi tuo, dovrai sfidare la montagna o partecipare all’asta. Tutti i ricavi verranno riutilizzati per progetti di valorizzazione del territorio.

Quindi praticamente abbiamo non un negozio in alta quota (2150 m), bensì una vera e propria asta per rendere squallido e commerciale anche ciò che finora aveva resistito (in questo caso un glorioso bivacco in solitudine)…

Il piumino di Tamara Lunger

Il sito della North Face elenca con precisione gli oggetti nobilitati dall’uso dei personaggi famosi. A ciascuno è associata una breve nota a firma del personaggio. Prendiamo ad esempio il Piumino Summit Series associato a Tamara Lunger. C’è una nota della stessa che dice: “Nanga Parbat, 8000 metri, completamente sola e il vento gelido che soffiava ininterrottamente da dieci ore. Era arrivato il momento di prendere una decisione: se avessi proseguito per la vetta, non avrei più rivisto la mia famiglia. Mi resi conto che la situazione era davvero seria e per questo decisi di fermarmi e scendere. Per quanto difficile, tale scelta mi ha dato una forza e una motivazione enormi, di cui questa giacca è diventata un simbolo“. E la conclusione è: Fai un’offerta.

L’asta è aggiornata con le ultime offerte in euro, con scadenza 7 agosto.

Nel frattempo Michele Lucchini si è attivato per saperne di più, ed è riuscito a parlare con l’attuale vice-presidente della SAT, Roberto Bertoldi, il quale sostanzialmente si è scusato con lui per l’inconveniente. Nel frattempo noi veniamo a sapere che per gli accordi con North Face, in cambio della cessione del bivacco per 20 giorni, la SAT riceverà un compenso di euro 15.000, somma che sarà destinata a lavori di manutenzione e ristrutturazione del bivacco stesso. Bertoldi ha detto che, sempre per gli accordi presi, North Face doveva provvedere al posizionamento del cartello di avviso di non agibilità all’inizio del sentiero, doveva lasciare nel bivacco due brande per assicurare almeno un ricovero di fortuna a eventuali infortunati o ritardatari, ma anche per un eventuale soccorso, e soprattutto doveva lasciare aperto il bivacco. Sostanzialmente non si sarebbe dovuto interrompere la funzione di pubblica utilità della struttura. Cosa di cui in tutta evidenza North Face non si è curata, visto che ha preferito lucchettare la porta per non dover prezzolare un custode  fisso per venti giorni a salvaguardia dei valori lasciati lassù (materiale esposto, audiovisivi e apparecchiatura video-computer).

A nostro parere, al di là degli inadempimenti North Face e della disavventura, per certi versi comica, occorsa a Duzzi e Lucchini, ciò che resta di questo episodio è una grande tristezza. Non si può non vedere con sconforto che la montagna, assieme a ciò in cui i soci del CAI credono assieme agli altri appassionati, vengono sviliti quotidianamente in ogni modo: sogni, ricordi e silenzi vengono triturati da elicotteri che vanno e vengono e da squallide aste per feticisti in clima di penoso e invasivo festival-market. Certo, tra qualche giorno tutto tornerà come era prima. Ma è solo apparenza, perché le peggiori cicatrici sono quelle che non si vedono.

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L’asta al bivacco Zeni ultima modifica: 2018-07-31T05:28:49+02:00 da GognaBlog

96 pensieri su “L’asta al bivacco Zeni”

  1. 96
    marco Furlani says:

    Caro Alberto non è la prima volta che scrivo del FEO cercati il pezzo sul libro mi sembra “pareti del cielo” il pezzo è intitolato  “Feo l’animo del vero accademico”

     

  2. 95
    Alberto Benassi says:

    Ci hai pensato te!

    qui non ho scritto bene. Chiaramente non intendevo dire che Marco ha scritto delle bischerate.

    ma che finalmente Lui ha scritto del Feo , di Paolo e di Mariano.

  3. 94
    Alberto Benassi says:

    “Mi piacerebbe ci fosse ancora il “Feo” per sentire cosa ne penserebbe di tutto ciò LUI che si avvicinava in religioso silenzio quasi in punta di piedi che amava quei posti e li riteneva un santuario dove si rigenerava dove si confessava che sulle sue pareti ci passava giorni tracciando autentiche opere d’arte”

     

    Grazie Marco di avere parlato del FEO.

    Io non lo mai conosciuto ma anche grazie  a te e alla tua guida ho potuto capire e apprezzare il valore di questo ENORME alpinista e dei suoi amici Leoni e Frizzera.

    L’avrei voluto citare io a proposito della “SUA Vallaccia” ma non l’ho fatto perchè non avendolo conosciuto ho avuto timore di scrivere qualche bischerata.

    Ci hai pensato te!

    Ripeto, purtroppo non ho mai conosciuto il FEO,  ma vedendo il suo modo di avvicinarsi  a questo luogo, secondo me per LUI un luogo intimo, vero TEMPIO! sono sicuro che si sarebbe molto dispiaciuto di tutto questo.

    Spero che i Signori della North Face e i loro atleti si vadano a leggere di chi ha fatto la storia della Vallaccia. Magari ci ripenseranno che non è questo il modo di trattare un luogo del genere. Perchè non è una insignificante valletta qualsiasi dove si può fare del chiappa e tira. Ma un vero tempio della storia dell’alpinismo dolomitico. E nei templi si entra in punta di piedi, con discrezione e rispetto. A di là di crederci o non crederci o non crederci, non si riduce un tempio ad un mercato.

    E visto che il Feo, Mariano e Paolo sono trentini, anche  la SAT  lo dovrebbe sapere….Spero.

    Mi scuso se in tutti questi interventi i miei toni sono stati forti. Ma io non sono il FEO e mi sono sentito in dovere di difendere questo luogo che ho visitato più volte . Da casa mia lontano ma idealmente molto vicino.

  4. 93

    Per cani e porci intendevo dire gente d’ogni tipo senza discriminazioni. Poi maleducati o incapaci totali li ho mandati a…casa anch’io ma non mi sono mai scandalizzato se un cliente non era un alpinista di rango, mai stato razzista. E in quanto alla dignità, credo di avercela ancora tutta. Scusate l’uscita dal tema.

    Marco semmai vieni tu su da me perché in valle del Sarca mi sa che ora faccia troppo caldo…ciao

  5. 92
    Marco Furlani says:

    Marcello tu magari hai portato cani e porci purche pagassero io no ne ho mandati a cag….. anche di molto ricchi, mia madre mi diceva semlre perdi tutto ma non la dignita. Forse ė x quello che siamo rimasti poveri ma mai senza dignita

    Ciao ti aspetto in val del Sarca

  6. 91

    Marco, le guide alpine portano in montagna cani e porci, é verissimo, purché paghino, aggiungo. Non ci vedo nulla di scandaloso neppure a livello romantico e culturale.

    Decathlon ha dei prodotti di ottima qualità! Forse ti spaventa il prezzo basso ma io che bado alla sostanza ti posso garantire che sono ottimi.

    Quindi nel tuo lungo e dispersivo sproloquio hai fatto degli anche esempi un po’ fuori luogo. Ciao

  7. 90
    Dino M says:

    Non so come reagirei se facessero il meeting al bivacco Granzotto Marchi o al Perugini  o al Pordenone che per me sono luoghi magici e quindi magari ci rimarrei male.

    Quindi capisco che utilizzare luoghi che sono “particolari” e sempre difficile da sopportare; è come intervenire su parti sensibili del corpo.

    Però occorre anche considerare chi in montagna ci vive, ci lavora e ci campa e quindi oltre a opporsi  a questo o quello, occorrerebbe anche proporre modelli concreti ed accettabili.

    I discorsi di Marco mi sembrano ragionevoli. Dovevano scegliere un posto diverso meno sensibile meno selvaggio ma l’iniziativa nel complesso non mi sembra così devastante.

  8. 89
    roberto says:

    Cari tutti,

    vedo che questa avventura di Lucco e Giacomo appassiona molta gente.

    Certo mi sarei arrabbiato anch’io trovando il bivacco non agibile e non agibile per motivi “pubblicitari” !!!

    Evidentemente la SAT, che sarà certamente disperata nel cercare fondi per la manutenzione di rifugi e bivacchi, avrebbe dovuto assicurarsi che il bivacco fosse utilizzabile almeno in emergenza.

    Dico anche che da dirigente di un’altra sezione CAI non condivido la scelta di affittare il bivacco per motivi commerciali. Anche noi, nell’eterna ricerca di fondi per poter praticare le nostre attività e mantenere sede e rifugi ci siamo prestati ad iniziative commerciali ma c’è una misura che non va superata. Teniamo almeno tutto a valle!!!

    Ho scritto questo commento perchè non  mi piace che si critichi genericamente tutto “il CAI” per questo e altri argomenti.

    Il CAI è composto da piccole o grandi sezioni con molte persone che credono nell’alpinismo e nella protezione dell’ambiente e che non hanno nulla a che fare con questa iniziativa.

  9. 88
    Marco Furlani says:

    Buogiorno amici

    Ho letto tutti gli interventi sul blog del mio caro amico Alessandro e pregherei se possibile di abbassare i toni su questa faccenda che vista così é veramente deplorevole, ho iniziato a scalare in Vallaccia nel 1976 quando il sottogruppo era praticamente sconosciuto.

    Ascoltando i racconti degli ACCADEMICI Marino Stenico  Graziano Maffei detto “Feo” Mariano Frizzera (Socio onorario del CAI”  fui stimolato ad andare a fare le prime ripetizioni delle loro vie mi piaceva il posto mi piacevano i grandi ingaggi che quelle salite lunghe e difficili offrivano, fra l’altro in quel periodo fine anni 70 fino a tutto 80 erano salite in netta controtendenza sulle riviste si parlava solo di Manolo, Mariacher, Pederiva e che il “Feo” veniva soprannominato il “carpentiere delle dolomiti” guai parlare di scalata artificiale era proibito non era più di moda.

    Poi ebbi la bella idea di mettere qui capolavori nella mia guida “Arrampicate nelle dolomiti” (edizione cierre pistard volant) e mi domando se ho fatto bene o male ma oramai il vaso era stato aperto e quel bellissimo sottogruppo della Marmolada che tutti vedevano specialmente nel meriggio quando il sole le illumina e ne valorizza forme e strutture, ma dove in pochissimi ci andavano a scalare.

    Ora leggo che il bivacco dedicato e posto dal CAAI “Donato Zeni” è stato usato per un’asta con capi di abbigliamento dei vari grandi alpinisti odierni, è chiaro che la cosa mi lascia perplesso direi anche indignato ma così gira il mondo ed un posto veramente bello è stato ridotto ad un banco per le aste mah…..sembra che il pezzo più forte sia il piumino della bellissima Tamara Lungher durante il suo tentativo invernale al Nanga Parbat penso però che magari se ci mettevano qualche indumento più intimo era meglio ci potevano guadagnare di più.

    Mi piacerebbe ci fosse ancora il “Feo” per sentire cosa ne penserebbe di tutto ciò LUI che si avvicinava in religioso silenzio quasi in punta di piedi che amava quei posti e li riteneva un santuario dove si rigenerava dove si confessava che sulle sue pareti ci passava giorni tracciando autentiche opere d’arte che amava i fiori i camosci che un tempo erano presenti a mandrie di centinaia di capi che pascolavano indisturbatio. Oppure cosa ne direbbe il mio  “MAESTRO” Marino Stenico di elicotteri che girano di droni che riprendono di belle ragazze immagine rigidamente bionde e che parlano solo inglese proiettate li probabilmente senza averne voglia ma solo per lavoro, sotto l’elegante torre di Mezzaluna, o la piramide “Matteo Armani” con le sue forme armoniose il superbo pilasro “Donato Zeni” e la possente Torre di Vallaccia cosa ne direbbe?

    Forse era meglio tacere tenersi tutto per se?

    Il mio cuore piange è triste nel vedere uno dei più bei posti dell’intero pianeta dove uomini veramente illuminati hanno operato svillito e nota nostalgica dove personalmente con compagni meravigliosi ho passato momenti ed avventure incredibili.

    Ultima domanda ma tutti quei grandi alpinisti testimonial conosceranno la storia di quel posto si saranno informati o le loro menti sono proiettatate verso altre montagne più importanti lasciando perdere l’essenza del posto dove vengono battuti i loro capi?

    Per dovere di cronaca M. Furly

  10. 87
    Alberto Benassi says:

    Ma parliamo sottovoce fra di noi, che il Gogna blog non deve diventare lo sfogatoio dei nostalgici del tempo che fu

    Salvatore,

    spero proprio che non sia così. Anzi che i giovani partecipino numerosi alle discussioni, al confronto, che facciano conoscere le proprie esperienze.

    A me scrivere qui piace e ringrazio Alessandro per l’opportunità. Qui è un bel luogo di confronto di idee ed esperienze. Mentre non lo faccio su FB anzi non ci sono proprio perchè la vetrina non mi interessa.

  11. 86
    salvatore bragantini says:

    Alberto,

    anch’io ho avuto i calzettoni rossi e i pantaloni di velluto alla zuava, come si chiamavano, ai dì, i pantaloni sotto il ginocchio; avevamo anche la tasca per il martello, erano fatti dalle nonne o dalle mamme che, tremebonde ci vedevano uscire da casa ai nostri inizi e, senza dubbio ci raccomandavano silenziose alla Madonna.

    Ma parliamo sottovoce fra di noi, che il Gogna blog non deve diventare lo sfogatoio dei nostalgici del tempo che fu

  12. 85
    Alberto Benassi says:

    Salvatore, magari sono anche un pò arrabbiato e mi faccio trascinare dall’interesse che in me a suscitato questo atto. Quindi se ho esagerato mi scuso con Marco. Non è che condanno il suo commento  che dice molte cose giuste che condivido e ha fatto bene a scrivere.

    Però non è che qui sul blog gli argomenti da lui evidenziati e ritenuti più importanti non vengono trattati. Direi proprio il contrario. Il blog ne è pieno!

     

    Te definisce questa idea solamente bislacca. A me sinceramente pare molto più seria e grave.

    Però può darsi che sia solo un mio problema di vecchio,  retrogrado e polemico alpinista dai calzettoni rossi che non vede che il giusto futuro è questo.

    Ma se è questo a me non piace e lo voglio dire.

  13. 84
    Alberto Benassi says:

    Cara FRANCA questa Signori  noi poveri umani  ci fanno credere   al miccio che vola. Daltronde ci facciamo prendere un pò per il naso, mica siamo atleti North Face.

  14. 83
    salvatore bragantini says:

    Alberto,

    sono quasi sempre d’accordo con te ma il commento di Marco (N° 79) non mi pare così tanto condannabile. Lui non lo sa che sul blog questi temi sono molto trattati ma non è che uno sia tenuto a leggere tutto lo storico del  blog per potersi pronunciare.

    Anche il post di Fabrizio Goria è stato troppo criticato. Goria è un giornalista (serio, e non è scontato), che fa il suo mestiere seriamente. Qui non sono d’accordo con lui, ma finisce lì.

    Tutto è stato detto, anche troppo, ma resta verissimo e ben azzeccato il commento di Alberto Rampini, presidente generale del Caai, e del suo omologo del gruppo orientale. La Vallaccia è, poi, un luogo magico, a me carissimo per storie personali.

    Finisco domandandomi chi mai abbia avuto in TNF un’idea così bislacca. Al di là del mettere il lucchetto ad un locale di ricovero d’emergenza in montagna, a me pare un’idea senza capo né coda.

  15. 82
    Franca says:

    E mi conceda un’ultima cosa: se porto da casa un lucchetto e lo uso è intenzionale e non una cosa capitata inavvertitamente .

     

  16. 81
    Franca says:

    Leggendo lo scritto del signor Marco Mombelli di The North Face mi sono chiesta quale tipo di sensibilità ha per la Montagna una persona che lavora nel suo ambito. Vorrei riuscire a comprendere. Perdonatemi.

    Vorrei rivolgermi a Lei direttamente.

    Il Suo è un lavoro che non credo passi obbligatoriamente per Amore per questo ambiente ma lo voglio fortemente sperare.

    Un Amore intimo che non si chiama per forza tecnica ma semplicemente un arrivare a Sentire che la Montagna ci porta a una consapevolezza di noi come persone. Lentamente e gradualmente. Nel silenzio. Nell’intimità dei sentimenti. Nella fatica e anche nella paura. Nello stupore e nella bellezza.

    Mi piacerebbe comprendere cosa è per Lei l’Amore per la Montagna, per i suoi abitanti tutti. Per un ambiente che si deve a mio avviso preservare integro come ci è stato dato, per noi e quelli che verranno dopo di noi e che come noi avranno bisogno di cercare e capire se stessi. Dobbiamo aver cura.

     

    E se può mi perdoni per questo messaggio.

  17. 80
    Alberto Benassi says:

    ma alzare così tanta polemica per un fatto del genere mi sembra più che esagerato direi sprecato .  mi piacerebbe vedere di più parlare sui social delle continue strade che vegono costruite in montagna per arrivare ai passi ;ormai in macchina arrivi in cima alle montagne .  o delle guide alpine che facendosi pagare portano in montagna cani e porci .  (non vorrei sollevare polemiche di altro tipo)   o giusto per continuare( o inquinare )il continuo dare delle regole e partorie leggi sulla montagna e per la montagna da parte del CAI . o dei rifugi che diventano sempre più alberghi di lusso .   o dell abuso edilizio che sta colpendo le valli sottostanti le dolomiti ,per avere sempre più case per ospitare sempre più turismo .  della poca salvaguardia del territorio . del massacro degli impianti sciistici .

    Caro  Marco io non so quanto tu intervenga su questo blog o legga dei vari argomenti pubblicati. Ma dei vari gravi problemi che giustamente hai qui elencato, su questo blog sono MOLTO spesso  e volentieri affrontati e discussi. Ad esempio la questione del Tonale, la pubblicità delle auto nei parchi, la ciclabile del Garda, strada nel vallone di Sea,  la distruzione delle Apuane, ect, ect. c’è solo l’imbarazzo delal scelta. Guarad bene prima di scrivere.   Non mi sembra però di ricordare tuoi  interventi in merito. Magari sono solo distratto o corto i memoria e se così è, me ne scuso immediatamente!

    Ma forse la salvaguardia delle  Apuane non ti interessa perchè sono montagne di serie C oppure solo perchè non ti appartengono perchè da te lontane e ritenute poco interessanti ??

    E adesso invece esci con questo elenco di problemi, a detta tua ben più importanti del uso pubblicitario e aziendalistico che si è fatto  della Vallaccia.

    Si è vero siamo tutti in un calderone, acquistiamo prodotti super pubblicizzati. Ma cosa vuol dire?

    Questo è un fatto personale, è una decisione personale. Nessuno me la impone. Decido io se acquistare o no un  prodotto. Certamente la pubblicità un pò ci condiziona , chi più chi meno e forse anche chi nulla.

    Ben diverso però è il fatto della Vallaccia. Si trasforma un bivacco posto in un luogo del tutto particolare, con tanta storia ,  ad un luogo come tanti altri senza ANIMA. Sopratutto quando questo è fatto da una sezione CAI che dovrebbe , a mio avviso, avere ben altri scopi e visioni.

    Quanto ad essere tutti degli atleti. Sinceramente non mi riguarda, non mi è mai passato per la testa  perchè non me ne pò fregà di meno. Allenarsi è una palla e non l’ho mai fatto. Già devo faticare tutta la settimana per andare al lavoro, se poi devo faticare anche per prepararmi alla montagna. Non ci penso proprio. Se prende quello che viene. Se viene bene, altrimenti pace.

    Di assomigliare ai Signori Atleti della North Face non me ne frega proprio nulla. Come non me ne frega nulla di assomigliare al Ronaldo. Mica sono scemo ad alzarmi alle 5 del mattino e mettermi in fila fuori dal cancello per sperare nella sua generosità  di avere il suo autografo.

  18. 79
    marco says:

    devo dire la verità che subito letto l articolo del gogna blog mandato su un gruppo di climber veronesi , mi sono indignato .  ho pensato subito a come avrei potuto reagire io in una circostanza tale .  a quanto mi sarei incazzato (e più che altro spaventato) se sotto un temporale mi fossi ritrovato all addiaccio senza una tenda , con la frontale scarica e fulmini sopra la testa .    il fatto di chiudere un bivacco e farlo diventare un luogo più simile a un negozio in via mazzini a verona piu che a un vero e proprio rifugio in cui ripararsi o riposarsi finito di arrampicare è semplicemente scandaloso .   detto questo , leggendo su inernet vari articoli commenti e quantaltro sono riuscito a costruire un idea , partendo da questo fatto .

    mercificare la montagna è senza ombra di dubbio un omicido.  un omicidio dell ultimo baluardo di libertà e anarchia presente sulla terra ormai troppo antropizzata e cementificata .   quella montagna che con i grandi centri commerciali e marchi cheap sembra essere diventata accessibile a tutti  , perchè ormai basta avere un guscio in goretex e un paio di scarpette d arrampicata per essere alpinisti .  (mi ricordo di aver letto da qualche parte un racconto di un amico di detassis .    all età di settanta anni era salito su qualche cima del brenta e appena iniziò a piovere tutti si misero il guscio goretex . lui invece si cavò la maglia e la canottiera di lana e si mise a torso nudo dicendo semplicemente che la sua pelle , il suo corpo era impermeabile traspirante e si asciguava molto velocemente !)

    purtroppo tutto nel ventunesimo secolo diventa moda , tendenza .  e in questi anni l arrampicata è entrata in questo miscuglio di pulsioni sociali .  si vedono sempre più palestre aperte , sempre più negozi di arrampicata ,  sempre più arrampicatori della domenica che affollano i bar e inquinano l aria di numeri e scale per identificarsi , per dare un valore alla loro forza , alla loro bravura .

    ma mi vien di domandarmi se tutto ciò è definitivamente negativo .

    in effeti se rifletto un attimo e penso a quanti video di arrampicata su youtube ho guardato , o quanti ne ho scaricati , mi viene spontaneo ricordare la sigla finale del video dove in caratteri cubitali e con un logo sgargiante veniva messo il nome , o meglio i nomi dei vari SPONSOR !!  una sorta di pubblicità di nicchia , che colpisce molto più nel profondo della classica ragazza tettona che indossa una maglietta firmata .  video che ti fanno sognare e ti invogliano a continuare ad arrampicare , ad allenarti a diventare più forte .  per poi poter affrontare salite sempre più difficili .   cosa che sicuramente fai per te stesso .

    ma quante volte abbiamo sognato di riuscire a far diventare l arrampicata il nostro mestiere . per dirla alla Olmi , il mestiere dell arrampicata .    combattere con la montagna per arrivare in cima .  anche se non è mai combattere ma trovare piu che altro un compromesso . un compromesso  , con la signora di roccia ,per arrivare in cima .

    diciamecelo la maggior parte di noi ha sognato di poter essere sponsorizzato , e ricevere materiale gratis , materiale sempre più costoso e meno accessibile .   ormai per una scarpetta devi spendere cento euro , e per dei friend decenti almeno ottanta .

    detto questo , siamo più o meno tutti coinvolti in questo merchandising . anche solo il fatto dello scambio di idee tra amici su questa o quella scarpetta su quella o quell altra corda .   nessuno vorrebbe arrampicare con il piumino della dechatlon (io lo faccio perchè anche se si rompe ho speso solo venti euro , però preparatevi ad aver freddo )

    tutto questo fattore economico che poco si addice all ambiente montano  ha portato però la possibilità di avere i friend c4 dell bd , o di avere corde che pesano una scoreggia al metro  a cui volendo puoi attaccarci una petroliera e sollevarla .   hanno portato al goretex che volendo puoi usare per fare immersioni e va bene stesso . a portato a pimini che non ti fanno sentire i freddo . a scarpette che ti permettono di avere aderenza anche alle placche zebrate .  a rinvii che pesano sempre di meno . a freni , assicuratori e tutta questa gamma di atrezzi usati da questi folli arrampicatori .

    il fatto di sponsorizzarsi , di fare pubblicità , ha portato oltre alla parte triste di questa evoluzione , a una sempre crescente possibilità di progredire , di andare sempre più in alto , di affrontare slaite sempre più difficili .   una volta si sognavano i X gradi . ora ci sono persone che le aprono a vista e in trad .   ora ci sono persone che fanno i 9c .

    sembra la progressione naturale dello sport .

    per diventare sempre più forti , si ha bisogno di essere sempre di più degli atleti .   e gli atleti hanno esigenze per quanto riguarda il materiale da usare .  materiale sempre più prestante .

    quindi il fatto di utilizzare un bivacco per sponsorizzare un marchio non è una cosa tanto negativa secondo me  . anche se lo è sicuramente il fatto di chiuderlo completamente con un lucchetto .

    nei piani iniziali dell iniziativa però c’era l intenzione di lasciarlo aperto e con due brande montate .    quindi c’è l errore di qualcuno . qualcuno ha commesso uno sbaglio .

    ma non mi importa nemmeno sapere chi è.

    mi spiace per queste due persone che conosco , e che sono sicuramente un modello da seeguire , sia come alpinisti che come persone .

    ma alzare così tanta polemica per un fatto del genere mi sembra più che esagerato direi sprecato .  mi piacerebbe vedere di più parlare sui social delle continue strade che vegono costruite in montagna per arrivare ai passi ;ormai in macchina arrivi in cima alle montagne .  o delle guide alpine che facendosi pagare portano in montagna cani e porci .  (non vorrei sollevare polemiche di altro tipo)   o giusto per continuare( o inquinare )il continuo dare delle regole e partorie leggi sulla montagna e per la montagna da parte del CAI . o dei rifugi che diventano sempre più alberghi di lusso .   o dell abuso edilizio che sta colpendo le valli sottostanti le dolomiti ,per avere sempre più case per ospitare sempre più turismo .  della poca salvaguardia del territorio . del massacro degli impianti sciistici .

    ci sono questioni ben più importanti di un bivacco chiuso per un paio di giorni . però nessuno ne parla con così tanto fermento .   questioni che nell immediato non si rivolgono direttamente alle pareti che scaliamo , ma che in futuro potrebbero interessarle .

    eventi come quello organizzato dalla north face o altri eventi in generale che portano una vita diversa alle montagne secondo me servono anche per sensibilizzare , per insegnare a rispettare questa bellezza .

    non sono da penalizzare , anzi sono da appoggiare .  e se te sei troppo possessivo con la tua montagna da non capire questo mi spiace per te . ma la montagna è di tutti . non per tutti ma essenzialmente di tutti .  e questo mettitelo bene in testa alpinista austero ! la montagna non è tua .   e comunque stai sereno che se vai sui settimi ad arrampicare non trovi quasi mai nessuno . e se trovi qualcuno è sicuramente una bella persona che non chiuderebbe mai un bivacco , ma che se lo trova chiuso e dorme di merda il giorno dopo arrampica stesso .

     

  19. 78
    Alberto Benassi says:

    Orgoglioso di essere uno che PROTESTA e che difende anche ad alta voce la propria opinione.

    Sono una minoranza?  BENE! orgoglioso di appartenere a questa minoranza.

    Non mi interessa essere allineato e coperto come tanti soldatini senza voce in capitolo.

    Prima fate i prepotenti mettendo tutti davanti ad una decisione unilaterale. Adesso siccome c’è chi non ci sta e l’ha denunciato, cercate di tornare indietro e fate i gentili.

     

  20. 77

    Ci tengo a precisare che, nonostante certe mie battute, non ho nulla contro The North Face che in questo caso ha fatto solo quello che le aziende simili fanno, ovvero azioni di marketing. Mi sembra che questa sia stata fatta con un poco di ingenuità perché si parla di soldi (ma quanti poi…?) che il CAI avrebbe restituito alla montagna, azione che non sempre può essere positiva né certa. Qui vedo l’ingenuitá. Secondo il mio modesto parere qui si scontrano le due mentalità presenti nell’alpinismo, ovvero quella classica e romantica contro quella sportiva e più superficiale fomentata da un giornalismo piuttosto incompetente e sorretta da un pubblico vacanziero dolomitico col SUV e il cagnolino bianco.

    Questi ultimi magari sono quelli che salgono faticosamente al bivacco Zeni per comprare il pile di Anker o il reggicalze della Lunger (non me ne vogliano, ma secondo me sono pure loro vittime e in questo caso mi scappa pure un po’ da ridere) ma dei veri alpinisti non lo farebbero mai. Quelli tutt’al piú, come abbiamo visto, s’incazzano. E questa é libertá.

  21. 76
    Matteo says:

    L’articolo di alpinismi è alquanto comico essendo in contraddizione con il comunicato di tnf, questo infatti è ben lungi dal definire le critiche sul bivacco come strumentali, anzi l’azienda si è prontamente scusata per la chiusura del bivacco. Per tutti coloro che sono contro gli sponsor in montagna spero vivamente che producano da soli i propri indumenti e la propria attrezzatura, perché se così non fosse, anche se non se ne rendono conto, sarebbero loro stessi degli sponsor mobili delle marche delle loro giacche a vento e dei loro friends.

  22. 75
    luigi b. says:

    ah, quindi chi si è incazzato (giustamente) per il bivacco chiuso ora non è più un nimby?

  23. 74
    Marco Mombelli says:

    A nome di The North Face ci tenevo molto a fornire ai lettori una spiegazione da parte nostra; il Mountain Festival è un evento nato per offrire a più di 800 persone con vari livelli di esperienza la possibilità di vivere e godersi la montagna. Il Pinnacle Project, ospitato dal Bivacco Zeni, è frutto di una collaborazione con SAT e nasce per condividere alcune tra le più straordinarie imprese compiute dai nostri atleti esponendo la Collezione di 8 capi che, messi all’asta, permetteranno di raccogliere proventi che verranno devoluti all’associazione alpina CAI e dunque restituiti alla montagna.
    Sfortunatamente il giorno lunedì 23 luglio, un’agenzia esterna coinvolta nel progetto ha inavvertitamente chiuso il bivacco, un errore prontamente rettificato e per il quale ci scusiamo sentitamente.
    Per tutta la restante durata dell’evento il bivacco è rimasto aperto e custodito 24 ore su 24 e supportato da un secondo punto di bivacco poco distante in grado di offrire riparo a climber ed escursionisti.
    Noi di The North Face amiamo e supportiamo da sempre la montagna e siamo fieri di poter restituire qualcosa alla Val Di Fassa.
    Pur comprendendo appieno che si sia trattato di un fine settimana diverso da quelli abituali, si è creato un contesto in cui la Valle ha ospitato centinaia di persone provenienti da 25 nazioni, esperti e principianti, che hanno potuto condividere e godere l’esperienza di queste meravigliose montagne e apprezzare le gesta e i racconti degli atleti del nostro team.
    Siamo molto fieri di aver potuto accogliere così tante nazionalità e culture diverse e speriamo che la comunità lo riconosca e condivida il nostro spirito di accoglienza”.
    Marco Mombelli
    Brand Experience Manager
    The North Face EMEA

  24. 73
    Matteo says:

    “Ma un piumino usato della Lunger quanto puó valere? 30/40€ al massimo, secondo me” [Cominetti dixit]

    …beh, dipende se c’è dentro la Lunger o no…

  25. 72
    Alberto Benassi says:

    Scusa ma il vostro articolo, per me, è un PROCLAMA della North Face.

    bene se la North Face è  nelle vostre simpatie, siete liberissimi di pensarla così. Siamo in un paese democratico e il pensiero altrui deve essere rispettato.

    Anche se poi in questa iniziativa, visto che un bivacco è stato UNILATERALMENTE CHIUSO , di democratico non c’è stato NULLA. La gente è stata messa davanti ad un fatto compiuto.

    Ma non potete poi venire a scrivere che chi la pensa diversamente e critica North Face e SAT fa: POLEMICHE STRUMENTALI.

  26. 71
    alberto dorigatti says:

    Scusate volevo scrivere arrampicare…….

  27. 70
    alberto dorigatti says:

     

    Nel luglio del 76 ho dormito al Vallaccia per poi arampicare con Marino Stenico, e mai avrei immaginato simili desolanti scenari.

    Bravo Cominetti poche parole per descrivere la situazione attuale

     

  28. 69
    Alberto Benassi says:

    @ Fabrizio Goria

    “Il tutto sebbene sui social media siano già piovute le prime critiche all’operazione riguardante lo Zeni. Polemiche che però sono strumentali.”

    Stumentali a cosa ??

    quali sarebbero questi nostri secondi fini che nascondiamo dietro queste nostre polemiche?

    “. Se avete voglia, fatevi avanti.”

    che cosa è una sfida a duell0..?

     

    qui se c’è qualcosa di infangato, caso mai ci sono certi valori che una sezione CAI come la SAT dovrebbe portare avanti, difenderli e trasmetterli, altro che sottometterli a forme di commercializzazione.

  29. 68
    luigi b. says:

    a dire il vero già il vostro articolo sembra il comunicato stampa della north face….
    p.s. io sono uno di quei tanti “nimby” (anche se sono emiliano d’appennino) che proprio rifiuta queste americanate da giostra… embè?  non tutto quello che è a stelle e strisce o che è griffato è buono a prescindere… orgogliosissimo della mia mentalità da “provincialotto”

  30. 67

    Mi spiace di non essermi spiegato in modo esaustivo, ma pensavo fosse abbastanza chiaro. Ergo, specifico: abbiamo ricevuto un comunicato stampa di The North Face e, in quanto giornalisti professionisti, lo abbiamo pubblicato. E ne ho dato conto. È un problema? Mi pare che l’etica giornalistica sia stata rispettata. Può piacere o no l’evento di TNF, ma non si venga a infangare la mia professionalità né quella del mio giornale. Santi in terra non ne esistono, e probabilmente nemmeno in cielo, se uno ha una mente scientifica. Il mio invito è quello di riflettere bene prima di giungere a conclusioni, specie in un periodo storico nel quale le informazioni vengono distorte velocemente e i giudizi sono spesso troppo frettolosi. Per tutto il resto, se qualcuno dei detrattori ha voglia di discutere nel merito, la mia email è fabrizio.goria@alpinismi.com . Da parte mia, ben contento di discutere su temi concreti. Se avete voglia, fatevi avanti.

  31. 66

    Ma un piumino usato della Lunger quanto puó valere? 30/40€ al massimo, secondo me. Poi l’avrá lavato o conserva ancora gli umori del Nanga Parbat? Aggiungiamo, per i collezionisti giapponesi di mutande sporche, altri 10€. Ok? Mi sembra equo. Ebbene la “mitica ed epica” SAT (che nel comunicato di TNF diventa “il” SAT denotando non poca estraneità al l’argomento) si svende per qualche decina di euro? Sempre ammesso che i capi messi all’asta fossero sporchi e quindi del massimo valore per chi se li fosse aggiudicati. Forse la SAT é messa così male economicamente e… Si sa, per i soldi cosa non si farebbe.

    A me sembra che di fronte ai veri appassionati di montagna, non di alpinismo coi tacchi, SAT e TNF abbiano fatto la figura delle macchiette al pari dei raduni di Vespe, Fiat 500 e Topolino, mezzi militari d’epoca, Harley Davidson e similia che le povere Dolomiti attraggono sempre più.

    Meglio NIMBY che in menopausa a 30 anni mi viene da pensare, se l’effetto finale, tanto declamato in comunicati vari é stato quello che é stato.

  32. 65
    michele lucchini says:

    Anch’io avevo già linkato quest’articolo “molti commenti fa”:

     http://www.alpinismi.com/it/2018/07/31/il-north-face-mountain-festival-fra-realta-sostenibilita-e-ostruzionismo/

    ma lo rifaccio. se non altro perché è  un clamoroso autogol!

    leggetelo, ne vale la pena

  33. 64
    Luca Visentini says:

    Ho segnalato anch’io, alcuni commenti fa, questo articolo. Mi ha fatto rabbrividire e, accortomi che avevo messo il “mi piace” alla vostra pagina Facebook di “Alpinismi”, l’ho subito tolto. Non ci separa soltanto un linguaggio per me osceno, ma l’approccio intero alla montagna. Sarò pure un fautore del NIMBY, ma vivo proprio altrove e spero che quassù non arriviate mai, coi vostri eventi, i big e gli elicotteri. Oh, se temo l’overconfidence! Buon business e addio Fabrizio Goria.

  34. 63

    A fronte delle recenti polemiche riguardo al Bivacco Zeni, abbiamo ricevuto, e pubblicato in calce al nostro pezzo, un comunicato di The North Face. Lo trovate qui –> http://www.alpinismi.com/it/2018/07/31/il-north-face-mountain-festival-fra-realta-sostenibilita-e-ostruzionismo/

  35. 62
    Alberto Benassi says:

    2) “Bisogna riportare la Montagna alla stato primigenio di purezza e i soldi sono il male assoluto” , faccio un riassunto di vari commenti.

    Posso anche essermi espresso male ma non ho mai voluti dire che i soldi sono il male assoluto. Se “puliti e guadagnati con il sudore della fronte e dell’ingegno” ben vengano. Soprattutto se poi spesi bene.

    Quello che non condivido è che tutto sia fatto in funzione del soldo , che si diventi tutti secondari ai soldi. I soldi devono essere uno strumento dell’uomo non il contrario. Non approvo che luoghi  piccoli e delicati e ancora assai integri come la Vallaccia,  luoghi da noi diventati RARI, dove ancora si respira un certo  contatto con la natura e con l’avventura, siano tratti in questo modo. Devono essere difesi e NON fatti diventare uno strumento imprenditoriale.

    La pubblicità mi sta anche bene. Ma non in questi termini e non i questi luoghi.

     

  36. 61
    francesco gherlenda says:

    In questi commenti si legge di tutto e di più ma mi pare ci siano anche alcune altre considerazioni  da fare e alcuni luoghi comuni da sfatare

    1) “se le Aziende investono 100 pensano di ricavare almeno 1000”

    Sì, appunto, pensano ma non è detto che accada. Sono da parecchio nell’ambiente e vi posso assicurare  che taluni investimenti pubblicitari sono veramente ridicoli talvolta, come in questo caso, surreali. Le aziende come la North Face sono guidate da gruppi estremamente eterogenei, molte tra le persone che realmente prendono le decisioni non hanno la minima idea delle conseguenze che ne potranno derivare, sono analisti di mercato che guardano i grandi numeri e ai quali preme presentare agli azionisti un buon rendiconto. Spesso si avvalgono di “creativi” che propongono le cose più strampalate

    2) “Bisogna riportare la Montagna alla stato primigenio di purezza e i soldi sono il male assoluto” , faccio un riassunto di vari commenti.

    Dunque: i soldi servono, non ci sono dubbi e tra l’altro sono sempre serviti, non esiste un’età arcadica del volontariato fine a se stesso…magari! Detto questo se una azienda intende sperperare il proprio denaro ben venga ma lo si deve fare in un’ottica di responsabilità e lungimiranza, non si può sommare stupidità a stupidità… Alle aziende interessa in primo luogo l’immagine e ci sarà senz’altro qualcuno che leggendo si starà facendo delle domande. Servono piani a lungo termine e imprenditori avveduti e per imprenditori intendo chiunque prenda alla fine decisioni che investano il territorio e chi ci abita e lo frequenta.

  37. 60
    Alberto Benassi says:

    “Avrebbe trovato buona parte del Gotha mondiale della montagna, da Conrad Anker a David Lama, da Simone Moro a Tamara Lunger, da Jacopo Larcher a Emilio Previtali, da Xavier de Le Rue a Fernanda Maciel, più tantissimi altri.”

    Cosa gli interessa a questi PERSONAGGI….di mantenere selvaggio un luogo come la Vallaccia. Tanto loro sono pagati per andare nei luoghi più lontani del mondo a praticare e vendere la loro avventura.

    Quindi sacrifichiamolo pure lo spirito della  Vallaccia sull’altare del profitto, alla faccia di chi, andare lontano per il mondo non se lo può permettere e forse manco gli interessa.

  38. 59
    luigi b. says:

    si può sponsorizzare anche senza impossessarsi fisicamente di un bivacco.
    ricordiamoci che il club alpino italiano è un ente parastatale e dovrebbe agire nell’interesse della collettività. se alla north face interessava davvero rendersi utile e contribuire ad una sponsorizzazione, sganciava i soldi e metteva una targhetta su ogni opera costruita o ristrutturata grazie a quei soldi. altrimenti è solo marketing e se tirano fuori 15mila euro, vuol dire che ne prevedono di guadagnare 1000 volte tanto. liberi di farlo se possono, ma per carità non  facciamoli passare da filantropi

     

  39. 58
    Alberto Benassi says:

    @ Marco Bonvini

     

    NO! non sono d’accordo . Come ben dice Merlo MIOPE  è dire che non ci sono alternative a questa mondo.  Miope è rinunciare. Miope è accettare tutto quello che ti danno senza battere ciglio. Miope è non protestare più. Miope è non esprire più il proprio dissenso.

    Miope è accettare che ti chiudano un bivacco a fini pubblicitari quando un bivacco è un luogo di emergenza. E questo è il lato pratico.

    Ma ancora più grave è accettare che tutto venga ricondotto al profitto e che un luogo come la VALLACCIA sia ridotto a NON LUOGO come tanti anonimi uguali e alinianti centri commerciali.

    E’ questo quello che voi state avallando.

     

    salvaguardare la natura nel 2018 è svenderla alla società e multinazionali  private. COMPLIMENTI per la lungimiranza !!!

     

  40. 57
    Francesco says:

    Da tempo il Cai ha smarrito lo spirito primigenio, ha smarrito l’anima. Ricordo che a fine degli anni 70  in consiglio centrale, allora presieduto da Spagnolli, ogni tanto interveniva Chabod per ricordare che Cai vuoi dire Club alpino Italiano e che l’alpinismo inizia dove si fermano i muli.  Ora nel CAI la  componente  alpinistica è ormai minoritaria.  Tante, forse troppe, sono le attività sportive che si praticano in montagna che sono state  in qualche modo accettate e finanche codificate. A quando ne entreranno a far parte anche i base jumpers?  Era pertanto inevitabile che dopo l’anima si sarebbero anche vendute le braghe, cosa che è puntualmente avvenuta. Ora, parafrasando una celebre frase di Berti: “voci acclamanti risuonino dalle vette dei monti” possiamo dire: “Denari sonanti scendano dalle vette dei monti”

  41. 56
    lorenzo merlo says:

    Miope è credere che il mondo che c’è sia il solo disponibile.

  42. 55

    L’unica nota stonata di questa vicenda è l’elicottero.

    Con 15000 Euro costruisci un altro bivacco. Oppure ammoderni quelli esistenti.

    I soci di North Face ha comprato migliaia di ettari di Patagonia dal governo cileno per farne un parco naturale.

    Si può migliorare il meccanismo, ma così funziona la salvaguardia della natura nel 2018.

    Scegliendo partner commerciali sensibili e mettendo paletti sull’uso delle strutture. Negare la sponsorizzazione in assoluto è anacronistico e miope.

     

  43. 54
    Alberto Benassi says:

    mi fa molto piacere che il CAAI nelle persone del suo Presidente Generale Alberto Rampini e Carlo Barbolini Presidente del Gruppo Orientale di cui io faccio parte, abbiano preso una ferma posizione contro questa iniziativa, che per me è deleterea.

    Non è tanto per un pezzo di latta che come dice Emanuele Menegardi un pò stona in quel luogo. Ma è quello che questo pezzo di latta rappresenta che viene leso e soprattutto è il luogo stesso, la Vallaccia,  che viene mercificato.

    E di nuovo sottolinio che quello che è grave è che a fare questo è una sezione del CAI.

    A tutto c’è un limite e non può e non deve essere tutto ridotto a: in cambio di  soldi.

  44. 53
    Alberto benassi says:

    Casanova non mi vergogno affatto . Questa iniziativa per me e una vergogna .una vera mercificazione della montagna

     

  45. 52
    Luca Visentini says:

    Andate a leggervi questo pezzo, ma leggetelo proprio tutto:

    http://www.alpinismi.com/it/2018/07/31/il-north-face-mountain-festival-fra-realta-sostenibilita-e-ostruzionismo/

    Abbiamo davvero perso la guerra intera!

  46. 51
    Carlo Barbolini says:

    Prendo spunto dalle parole di Rampini con le quali concordo pienamente e aggiungo che sono ormai 10 anni che mi occupo anche professionalmente della manutenzione di alcuni dei bivacchi CAAI. Vorrei ricordare che il CAAI non possiede alcun rifugio che “faccia” reddito, mentre è proprietario di 20 bivacchi il che significa solo spese e impegno costante nella loro manutenzione considerando anche il fatto che alcuni di questi si avvicinano a grandi passi ai 100 anni di vita. C’è da dire che la comm rifugi del CAI centrale rifonde il CAAI per una buona percentuale delle spese sostenute per la manutenzione. Il CAAI non ha mai pensato a sponsorizzazioni di qualsiasi tipo se non il semplice ringraziamento pubblico di enti o ditte che hanno collaborato per i lavori con prezzi di favore per servizi e/o materiali. Lo stesso Annuario del CAAI, su 320 pagine, non ha una sola pagina di pubblicità al suo interno per scelta ormai radicata nel tempo da tutti i dirigenti che si sono avvicendati. Solo un aneddoto: l’anno scorso con due amici (volontari) ho eseguito un importante lavoro di manutenzione al Bivacco Dal Bianco (passo Ombretta – Marmolada) in tre giorni di agosto. Nei giorni precedenti avevamo inviato comunicazione di inagibilità ai più importanti siti web che si occupano di montagna, ai rifugi Contrin e Falier e  apposto dei cartelli ai parcheggi. Nonostante ciò alle 9 di sera del secondo giorno sono arrivati due alpinisti (accademici..) che pur avendo letto i cartelli erano venuti su lo stesso convinti che non ci sarebbero stati problemi. Gli arredi interni, brande ecc., erano tutti smontati per cui era impossibile dormire dentro in più di tre, scomodi, sul pavimento. Comunque sia hanno potuto usufruire delle brande e delle coperte perchè eravamo presenti  e disponibili a risolvere il problema. Spero che lo sgradevole episodio dello Zeni rimanga un episodio da non ripetere.

    Carlo Barbolini

    Presidente Gruppo Orientale CAAI

  47. 50

    Il CAAI, che posizionò il Bivacco Zeni nel 1970 e ne affidò nel 1996 la gestione/manutenzione alla SAT, esprime la propria totale disapprovazione per l’utilizzo commerciale della struttura, così come avvenuto. Anche riconoscendo l’eventuale mancato rispetto delle condizioni pattuite da parte di North Face e le mancate verifiche da parte della SAT, l’evento in sè risulta del tutto incompatibile con la funzione storica ed attuale del bivacco: se i rifugi del CAI devono essere presidi culturali della montagna, i bivacchi sono e devono restare spartani ricoveri per chi effettua salite o per chi viene sorpreso da avversità.
    Del tutto fuori luogo la mercificazione sfacciata che l’evento rappresenta e che non viene certo attenuata dai pretesi fini solidaristici e dal messaggio “culturale” che lo sponsor dichiara verso i giovani fruitori della montagna. La pubblicità ossessiva che subiamo nella vita comune è bene resti al di fuori dei confini della Montagna e ben altri ci sembrano gli insegnamenti che i giovani meritano nel loro percorso di crescita.
    Il CAAI si sta adoperando affinchè iniziative del genere non abbiano a ripetersi, non solo riguardo a strutture che lo vedono direttamente o indirettamente interessato, ma in generale anche riguardo a strutture alpinistiche ubicate in quota.
    Alberto Rampini

    Presidente generale CAAI

  48. 49
    Luigi Casanova says:

    Da socio SAT sono indignato. Mi vergogno di fare parte di questa associazione da oltre 30 anni, una associazione che ho sempre rispettato, sono stato presidente di sottosezione (Moena) per 12 anni, in due intervalli. Mai avrei pensato  possibile arrivare a tanta indecenza. Simone Moro è arrivato in Valle di San Nicolò con l’elicottero. Dove sono finite le proteste SAT contro l’uso degli elicotteri e quad in montagna? Quali coerenze ci propone il nuovo direttivo?

    Benassi, non ti vergogni di rispondere in simile modo ai soci del CAI? O ormai siete tutti entrati solo in logiche di mercato?

     

     

  49. 48
    Alberto Benassi says:

    Per me il bivacco, come dice Emanuele, lo possono anche togliere e ripristinare la solitudine e per quanto possibile l’aspetto selvaggio del vallone.

    Diverso è usarlo per la pubblicità.

     

  50. 47
    Willy says:

    Anni fa il Cai era impegnato in un progetto ambizioso quale “Rifugi presidi culturali”.

    La Sat oggi ha sdoganato il “Rifugio presidio pubblicitario commerciale”.

  51. 46
    Alberto Benassi says:

    l’invito a prendere le cose con più calma ed equilibrio (ma anche toni un po’ più civili rispetto a persone che non conosce per nulla…neanche io…);

    il rapporto con la pubblicità ed i marchi è interessante ma gli “alpinisti” dovrebbero prima farsi un esame di coscienza visto come li portano in giro…che poi cavolo s servono sti soldi per mantenere bivacchi e rifugi…e sentieri quel giorno che noi soci delle sezioni di montagna ci stuferemo di fare valangate di giornate gratis per tenere i sentieri (e puliti i bivacchi che mega alpinisti riempiono di merda)…

    i toni sono alti, perchè l’atto è GRAVE, ma non mi sembra che si siano usate parole offensive.

    La parole:  porcata, vergogna, tristezza, squallida, svenduto, protesta, boicottare, Sono parole forti ma di certo non offensive. Sono parole forti perchè l’atto in se stesso è violento.

    E’ violento verso quell’ambiente è violento con le ignare persone che potevano capitare li per caso. Sopratutto in caso di necessità.

    Ognuno si veste come meglio crede. Diverso e ridurre un bivacco come lo Zeni, anche per quello che rappresenta od un’oggetto pubblicitario e commerciale, mettendo anche in difficoltà le persone che li arrivano.

    Il fatto che ci siano alpinisti ed escursionisti che smerdano i bivacchi e non solo! è vero ma non è una giustificazione.

    E per quanto ho potuto vedere io il Bivacco Zeni non me lo ricordo ridotto male. In Italia si tende sempre a giustificare i danni di qualcuno con quelli degli altri.

    Di andare a lavorare per mantenere i sentieri non ti obbliga nessuno,  come a me nessuno mi obbliga di fare l’istruttore CAI o per tanti anni il volontario di soccorso alpino sacrificando le mie giornate.

    Se lo fai , lo fai gratis perchè ti piace e ci credi.

  52. 45
    sergio bella says:

    emanuele menegardi…come non essere d’accordo!

  53. 44
    sergio bella says:

    ecco che la bibita serve anche a me…ho saltato mezze parole…

    l’invito alla calma era rivolto a Benassi (che dubbi non ne ha mai almeno su sto blog…)

    e chi fa sbaglia chi non fa, fa il moralista a buon mercato…

    detto questo l’iniziativa di TNF per me è una “cagata pazzesca” e la SAT farebbe meglio a controllare che le “clausole” dei suoi accordi vengano rispettate.

  54. 43
    emanuele menegardi says:

    Non ne farei una questione così grande, se ci fosse stato un cartello che avvertiva della momentanea chiusura non ci sarebbero stati problemi! Qualsiasi alpinista alzandosi un’ora prima avrebbe e potrebbe salire le vie della Vallaccia. Frequento la zona da  trent’anni e non ho mai utilizzato il bivacco. Anzi io lo toglierei, mi è sempre sembrato un pugno in un occhio in quell’ambiente!!

  55. 42
    sergio bella says:

    l’invito a prendere le cose con più calma ed equilibrio (ma anche toni un po’ più civili rispetto a persone che non conosce per nulla…neanche io…);

    il rapporto con la pubblicità ed i marchi è interessante ma gli “alpinisti” dovrebbero prima farsi un esame di coscienza visto come li portano in giro…che poi cavolo s servono sti soldi per mantenere bivacchi e rifugi…e sentieri quel giorno che noi soci delle sezioni di montagna ci stuferemo di fare valangate di giornate gratis per tenere i sentieri (e puliti i bivacchi che mega alpinisti riempiono di merda)…

  56. 41
    Alberto Benassi says:

    Io credo invece che questa faccenda apra spiragli per una riflessione ben più importante.

    Tommi , io credo che questo sia un vero atto  violenza e di ridicolizzazione  della montagna e di certi valori alpinistici.

    Quello che è grave che ha farsi promotore sia una sezione del CAI. In questo caso la SAT.

    Ennesima dimostrazione (dopo la rivista )  che al CAI dell’alpinismo non gli frega più nulla.

  57. 40
    tommi says:

    Innanzitutto credo che chiudere un bivacco a chiave sia vietato, anche perchè se i miei due amici, o altri avventori, ci fossero arrivati sotto un bel temporale ricco di fulmini la situazione poteva diventare tragica.

    Oltre al fatto comunque che ognuno (cai e north face) dovrebbe prendersi delle responsabilità; cosa che non faranno, o che faranno per lavarsi l’immagine, ma poco conta. Io credo invece che questa faccenda apra spiragli per una riflessione ben più importante.
    La montagna (e solo alcune zone) è uno dei pochissimi posti che in Italia non abbiamo cementificato, ipersfruttato, massacrato e abbruttito con le nostre costruzioni in cemento.

    La pubblicità è una delle cose schifose di questo mondo, che dovrebbe rimanere confinata nei centri commerciali e alla televisione. Abbiamo veramente bisogno di ricordarci di north face anche quando andiamo a scalare o a fare un giro a piedi? Abbiamo bisogno che la pubblicità arrivi fino in fondo all’ultimo buco di culo della terra, per inseguirci, per ricordarci in ogni momento che potevamo comprare un piumino di st’altra marca?
    Cazzo andiamo in montagna per allontanarci un po da un mondo che è sempre più di corsa, pieno di immagini, di pubblicità, di stress e non ci opponiamo ad un evento tipo questo?
    Inoltre veramente la SAT ha bisogno di questi soldi per mettere a posto un bivacco che stava benissimo anche prima? Io ci sono stato lo scorso anno e l’ho trovato in ottima forma.

    Portroppo credo anche che non sia sempre possibile sedersi e bere una bibita fresca, talvolta bisogna anche alzarsi e dire: ma che cazzo state facendo?

    Io per esempio avrei agito in modo leggermente diverso rispetto ai miei due amici che invece si sono comportati da gentiluomini.

  58. 39
    Alberto Benassi says:

    Boicottare un marchio va bene. Ma bisogna boicottare anche un ente come la SAT che ha permesso questo e per cquesto è il primo responsabile di questa porcata.

    Proteste ufficiali da inoltrare alla SAT da parte di altre sezioni, Cai nazionale, CAAI ,  proteste de soci.

    Se io fossi un socio della SAT con il cavolo che gli ricomprerei il loro bollino.

  59. 38
    Alberto Benassi says:

    ma qualisono queste  giuste proporzioni che dovremmo tenere?

     

    FREGARCENE ?  infatti tanto va tutto bene. L’imporante è campare. Perchè protestare? Infatti in Italia non protesta più nessuno.

     

    E’ giusta proporzione che la SAT abbia chiuso un bivacco per avere soldi?

    Al di là dell’aspetto romantico, non di certo secondario. Un bivacco è anche un luogo di emergenza. La SAT  che fanno? Lo chiude. Non perchè è inagibile o pericolso. No lo fanno per soldi.

    Metti il caso sotto un mega temporale, bagnati e infreddoliti,  arrivano li persone per ripararsi,  sicuri di trovare il bivacco. Il bivacco c’è ma è chiuso perchè dato alla N.F.

    Cazzi vostri sate fuori !!  E se qualcuno ci rimette la pelle che vuoi che sia. I soldi prima di tutto.

    Si ma diranno. Abbiamo messo le clausole. Abbiamo messo i cartelli per avvertire.  Però nessuno ha controllato. Tutti menefreghisti.

    Purtroppo sono SPROPORZIONATO.

  60. 37
    luigi b. says:

    @michele lucchini, secondo me boicottare il marchio conta eccome. quelli si inorecchiano solo se vendono meno giacche, altrimenti  ” i soldi comprano tutto, anche il silenzio degli scontenti”. ovvio che se siamo in 5 a farlo passiamo solo per pirla….

  61. 36
    michele lucchini says:

    Signor Sergio Bella,

    il suo ironico invito alla rilassatezza ed alle giuste proporzioni è più che lecito.

    detto ciò anche una causa politica di modeste proporzioni come questa è degna di essere dibattuta. e se lo è con tale entusiasmo significa che va a toccare dei tasti che per alcune persone sono importanti.

    sono quasi sicuro che una persona moderata e ragionevole come lei ci avrebbe fatto su una risata. e bella finita. molti altri no.

    si può secondo me  discutere, esplicitare posizioni e magari mettere dei paletti, anche creando “un precedente”, in modo che una cosa del genere -dal mio punto di vista deplorevole, dal suo, evinco, neanche tanto- non succeda più.

    boicottare un grande marchio come tanti o demonizzare il CAI non ha particolari effetti positivi. criticarne l’operato può essere, forse, costruttivo. ed aiutare a mettere dei paletti ed a migliorarsi.

    poi se lei mi dice che ci sono questioni ben più gravi e delicate, come lo può essere l’immigrazione, grazie tante, lo sappiamo tutti.

    ..e stia tranquillo che dopo una bibita fresca, questa notte dormiremo tutti sonni tranquilli. a parte quelli che non hanno letto il gognablog ed, ignari, arriveranno all’imbrunire al bivacco zeni eheh

  62. 35
    Alberto Benassi says:

    Sig. Bella …infatti.

     

    Il serpente a sonagli sarà sicuramente offeso ad essere stato paragonato ai dirigenti della SAT.

    Chiedo scusa ai serpenti a sonagli.

     

     

     

  63. 34
    sergio bella says:

    ah…guardi che i serpenti a sonagli sono sensibilissimi…

  64. 33
    sergio bella says:

    signor Benassi, mi ripeto, una bibita fresca, senso delle proporzioni e relax… 😉

     

  65. 32
    Alberto Benassi says:

    una cosa  è prendere soldi sulla propria persona perchè non hai voglia di fare un cazzo e vuoi campare alla spalle degli altri . Libero di farlo nessuno ti obbliga.

    Diverso è svendere un luogo che ha una grande storia, che rappresente molte persone, dove molte persone si identificano e vanno li per trovare un luogo dove questa storia si respira, un luogo dove si respira tranquillità, magia  e contatto con la montagna. Dove semplicemente si può stare li seduti a guardaci intorno, anche senza scalare come faceva G.P. Motti in SEA. Senza che ci siano droni pubblicitari che rompono il  cazzo.

    Sopratutto se a farlo è un ente che dovrebbe difendere questi valori.

    Ma come già ho scritto, evidentemente chi rappresenta questo ente ha la sensibilità di un serpente a sonagli.

     

  66. 31
    sergio bella says:

    perbaccolina 🙂

    ci fu un tempo che gli alpinisti scoprirono le sponsorizzazioni con gran scandalo dei club alpini…ora il contrario con gli alpinsti puri e duri…bel…

    relax…per qualcuno poi è ora urgente di ferie…va ben discutere (io avrei espropriato TNF…) ma senza immersioni esagerate nel ridicolo 😉

  67. 30
    Alberto Benassi says:

    Maria Luisa Rebecchi perchè  la SAT non fa parte del CAI ??

  68. 29
    michele lucchini says:

    Scusa Maria Luisa Rebecchi, temo tu abbia perso per strada un paio di passaggi..

  69. 28
    MARIA LUISA REBECCHI says:

    Che responsabilità ha il CAI  ?  non comprate piu’ North face.

  70. 27
    Matteo says:

    Non credo di aver mai comprato qualcosa di The North Face, ma di sicuro non lo farò in futuro e mai andrò in giro con quel logo sulla spalla destra.

    Invito tutti a far così e a dirlo, perché è l’unico modo serio per protestare.

  71. 26
    michele lucchini says:

    aggiungo un pensiero che non ho espresso nel racconto:

    Al di là delle colpe -a mio avviso, per motivi differenti, sono colpevoli sia la SAT che la North Face- la questione mi pare, nel suo piccolo, una questione politica. ed in ambito politico io credo sia necessario ragionare non partendo da principi progressisti o conservatori, bensì tentando di comprendere quale sia il giusto progresso, nell’interesse comune, nel rispetto delle regole e del “buon senso”.

    l’episodio che ho raccontato dipinge un progresso che non è giusto. che non rispetta l’interesse comune. che non rispetta le regole e a parer mio, nemmeno il buon senso (e, se vogliamo, il buon gusto).

    davanti a questo modo di pensare ed agire il progresso vero, quello intelligente, è la conservazione. che non è immobilismo: è rispetto. per chi frequenta ed ama la montagna. per chi fa parte del club alpino. per chi si ritrova in una situazione d’emergenza. per quelli che vedendo scritto su una mappa o su un cartello “bivacco zeni” credono di trovare il bivacco zeni. e sopratutto per quelli che vanno o vivono in montagna per stare in pace.

    risulta infine interessante, alla luce di quanto detto fino ad ora, dare una letta ad un articolo uscito oggi che vede l’evento north face da un’altra prospettiva:

    http://www.alpinismi.com/it/2018/07/31/il-north-face-mountain-festival-fra-realta-sostenibilita-e-ostruzionismo/

  72. 25
    Alberto Benassi says:

    “Dire che il CAI e la SAT hanno svenduto i propri soci e la montagna mi sembra eccessivo  in caso si può dire che sia stata la NF con il suo comportamento discutibile ad aver arrecato un torto e un disagio a chi voleva usufruire del bivacco .”

    e no caro RUDI è proprio così !!

    non c’è nulla di eccessivo. Qui il vero colpevole di questa PORCATA è la SAT che ha Svenduto quello che rappresenta questo luogo e questo bivacco.

    Evidentemente chi rappresenta la SAT ha la stessa sensibilità di un serpente a sonagli.

    Certi valori e storie, si difendono, si trasmettono ma non si mercificano, non vi vendono al miglior offerente.

    Non importa se i soldi verranno spesi bene. Quello che conta è il principio e quando la N.F. è venuta a chiedere (se poi tutto è partito da loro…?? mi piacerebbe saperlo) gli andava risposto di NO !!

  73. 24
    Gabriele Canu says:

    … ecco: QUESTA, è una porcata! Non so quantificare quanto per via dell’asta, quanto per via del prestito e della trasformazione in alberghetto ad uso e consumo dello sponsor, quanto perchè un piumino di un’impresa alpinistica possa valere più della cifra spropositata a cui già normalmente si compra…ma questa è proprio una roba di una tristezza inaudita!
    da facebook 31 luglio 2018, ore 9.00

  74. 23
    seba d says:

    a parte gli errori organizzativi che hanno causato la notte in bianco ai miei due amici, la situazione vergognosa è la commercializzazione di uno dei pochi posti rimasti selvaggi della val di fassa…

    ci vuole rispetto per i pochi luoghi selvaggi che rimangono nelle Dolomiti! non ci servono altri eventi inutili in quota,marchi che fanno da sponsor, elicotteri commerciali, impianti e rifugi che sembrano hotel 5 stelle…e sia il Cai che The North Face dovrebbero portare avanti e insegnare altri valori!

  75. 22
    cristiano says:

    prima di inviare l’articolo al blog gli autori, con buon senso, hanno pensato di informare subito chi di dovere ed in primis il CAAI che si è già mosso, senza clamori, per le vie ufficiali. al di la delle azioni che i vari enti vorranno intraprendere ritengo che sia indispensabile che l’opinione pubblica si interroghi sull’opportunità di tali iniziative. io ricordo bene cos’era la vallaccia sino a 10 anni fa…con nostalgia

  76. 21
    Paola says:

    Dovremmo ringraziare la North Face che l’ha fatto diventare un bel gioiellino tirato a lucido.

  77. 20
    Lusa says:

    e in futuro gli “affaristi del Outdoor” dimostreranno più rispetto per l’ambiente

    Rispetto per l’ambiente?

    E questo similcontainer di latta riverniciato rispetta l’ambiente?

    Vogliamo che l’ambiente sia rispettato?

    Va sradicato e portato a valle e riseminata l’erba!

     

  78. 19
    Michele H. says:

    La SAT ha le sue responabilità ma anche il CAI che l’ha dato in gestione e spero..(spero) che ci fossere delle clausole e/o condizioni per la gestione del bivacco. che per la sua specificità non può avere altro utilizzo che il ricovero.
    Mi piacerebbe sapere quanti soldi ha intascato la SAT per concedere gli spazi pubblicitari e l’uso del bivacco.

  79. 18
    Guido says:

    Attendo con ansia un comunicato del CAI che spieghi la loro posizione sulla faccenda.

  80. 17
    luigi b. says:

    noi parliamo giustamente di delusione, amarezza e rabbia; ma sai a quelli lì cosa gliene frega di queste questioni, finchè continueranno a guadagnarci?

     

  81. 16
    davide says:

    Madonna che tristezza.

  82. 15
    Rudi O. says:

    Qui chi ha sbagliato é in primo luogo é la North Face che non ha rispettato gli impegni presi che sancivano chiaramente che il bivacco dovesse essere in ogni caso agibile in caso di bisogno .
    Probabilmente ha sbagliato pure la SAT che non ha vigilato sul fatto che venisse rispettato pienamente il contratto in essere.                                  Alla SAT si può imputare tuttalpiu un eccesso di fiducia

    Dire che il CAI e la SAT hanno svenduto i propri soci e la montagna mi sembra eccessivo  in caso si può dire che sia stata la NF con il suo comportamento discutibile ad aver arrecato un torto e un disagio a chi voleva usufruire del bivacco .

    Sull’iniziativa di affitto del bivacco sia stato “affittato” si può essere d’accordo o no. Ma personalmente non ci vedo nulla di terribile visto che i 15000€ (che tra l’altro non sono pochi) serviranno a ristrutturare il bivacco stesso, si tratta quindi di un autofinanziamento il cui fine credo sia condivisibile da tutti. Non é che il bivacco zeni é stato regalato per l’eternità alla North face …

  83. 14

    Ho letto l’interessante disavventura “l’asta al bivacco Zeni” e poi con grande piacere i “12 pensieri” che danno speranza che il vero spirito dell’alpinismo non è ancora perso del tutto e nelle mani di sponsor e sponsorizzati! Spero che questa storia avrà un esito positivo e in futuro gli “affaristi del Outdoor” dimostreranno più rispetto per l’ambiente e gli appassionati della nostra meravigliosa attività.

  84. 13
    Alberto Benassi says:

    Quello che è veramente triste è che un ente come la SAT non solo ha svenduto un pezzo di lamiera creando un grave disagio e anche un pericolo alle persone. Ma ha svenduto i propri soci, ha svenduto la montagna e ha svenduto certi valori che questo pezzo di lamiera rappresenta.

    I soci della  SAT dovrebbero pretendere le dimissioni del loro presidente e di tutti coloro che hanno permesso questa squallida iniziativa.

  85. 12
    richard says:

    “l’importante è che se ne parli”

    Hanno vinto loro… 🙁

  86. 11
    Luca Visentini says:

    Beh, le cicatrici, laggiù sulle Buffaure, eccome se si vedono!

  87. 10
    Cristian says:

    Benvenuti nell’americanizzazione della vita, tutto ha un prezzo e se ti affidi ad uno sponsor probabilmente non sarai più libero

  88. 9
    Alberto Benassi says:

    Quello che i soci del CAI in questo momento dovrebbero fare è STRAPPARE la tessera.

     

  89. 8
    Franca says:

    Mi sono cadute le braccia leggendo.

    Un bivacco d’emergenza… chiuso.. …va contro tutto quello che per me significa Montagna, umiltà, condivisione intima di passioni, silenzi, Aiuto reciproco.

    Aver cura. Aver cura.

    Rabbia subito e poi tanta tanta tristezza…..ma dove stiamo andando?

    Mi sento molto molto triste.

     

  90. 7
    Carlo says:

    Ottima idea sponsorizzare un bivacco per avere fondi da investire sul territorio. Scandaloso non avere rispettato gli accordi sulla apertura.

  91. 6
    Dario Bonafini says:

    Queste sono delle assurdità dei tempi dove il denaro compra tutto, anche nella falesia di San Nicolò credo proprio Heinz Mariacher si sia trovato nella situazione di non potervi accedere perché The North Face aveva in corso un festival con i principali atleti sponsorizzati dal marchio.

    Va bene gli Sponsor però prendersi spazi in esclusiva, vietando l’accesso come a San Nicolò mi sembra sia pura follia.

  92. 5
    Alberto Benassi says:

    Il CAI nazionale e il  CAAI che fanno ?

    Se ne stanno zitti ?

  93. 4
    Alberto Benassi says:

    questa iniziativa è veramente SQUALLIDA !!!!!!!

    quello che è veramente grave è che una ente come la SAT svenda i propri soci e se stessa con queste iniziative che mirano solo al Dio profitto. Ripeto SQUALLORE  più totale. Non ci inventate scuse, vi dovreste solo DIMETTERE.

    Bisognerebbe andare tutti su in Vallaccia e ripulire il bivacco , spero che i soci della SAT vadano sotto le finestre della sede e chiedano le vostre dimissioni, spero che non vi rinnovino il bollino.

    Un santuario dell’alpinismo , un vallone bellissimo e austero, che ha visto i più bei nomi dell’alpinismo trentino, ridotto a supermercato, ridotto a centro commerciale.

    Ancora una volta il CAI calpesta i propri alpinisti dimostrando di fregarsene assai, ancora una volta il CAI calpesta la montagna, svendedo il valori più importanti e fondamentali.

    In questo momento mi vergogno di essere un’istruttore di alpinismo del CAI. Mi sa che quelle ragazze del Basso che tanto ho attaccato, non avevano tutti i torti.

    Ma quale alpinismo, ma quali valori… ?!?!?

    Una VERGOGNA, una TRISTEZZA.

     

  94. 3
    luigi b. says:

    ma poi, tralasciando per un attimo la questione etica e parlando di marketing, un’azienda che ha come scopo quello (di fare soldi, vabbè)  di supportare gli alpinisti nelle loro avventure, toglie agli stessi alpinisti un bivacco  strategico , che può essere anche un ricovero di emergenza, e lo fa nel momento di maggiore afflusso dell’intero anno?!?! forse la cosa potrà incuriosire qualche fighetto che si crede un bullo se indossa l’ultimo modello di giacca, ma per il vero frequentatore della montagna questa pagliacciata è un boomerang

  95. 2
    Lusa says:

    Questo bivacco pitturato di rosso in mezzo alla vallata è un pugno in un occhio.

    Un elemento alieno. Farebbero bene a smantellarlo e portare a valle i residui.

  96. 1
    lorenzo merlo says:

    «Certo, tra qualche giorno tutto tornerà come era prima».

    Non è più come prima.

    Certo, tra qualche giorno tutto si ripeterà.

    Il bene sociale è in svendita a privati e aziende.

    La logica della comunità si è sciolta nell’acido della globalizzazione.

    Il cui vessillo prediletto o solo deus ex machina è il profitto.

    Senza pensarci troppo, accontentati dal così fan tutti, ci siamo distratti e questi sono i risultati.

    Se abbiamo ottenuto, sebbene credendoci senza responsabilità, quanto ora ci appare inaccettabile, significa che possiamo ottenere anche quanto serve per cambiare direzione.

    Non si tratta di quanto sia difficile, si tratta di quanto ci riteniamo rsponsabili della direzione in stiamo andando.

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