Le mani su Scandere

Alessandro Gogna, per questo suo Blog, attinge spesso ad articoli che furono pubblicati su Scandere, antico e glorioso annuario della Sezione di Torino del CAI che da molti anni ha sospeso la pubblicazione. Scandere (si legge con l’accento sulla “a”, NdR) è stata una pubblicazione importante, forse unica nel suo genere, che, pur essendo sezionale, spesso è uscita dai confini cittadini affrontando temi generali dell’alpinismo di punta sia nazionale che internazionale. Il 2019 ne segna il settantennale. Sarò un vecchio nostalgico, ma ne sento la mancanza ora che, sulle poche pubblicazioni cartacee sopravvissute, l’alpinismo di punta, a differenza del passato, è quasi scomparso.

Sono anche nostalgico delle pubblicazioni cartacee in genere che progressivamente scompaiono ingoiate da quel mostro mangiatutto che è internet. È pur vero che su internet si trova di tutto, ma di questa immensa mole di informazioni (serie o fasulle) cosa rimarrà nel tempo? Tra 50 anni chi sarà interessato alle storie alpinistiche di oggi riuscirà a ritrovarle e rileggerle in questo astronomico contenitore o saranno praticamente introvabili, ingoiate dal consumismo generale? Io ho una discreta collezione di riviste alpinistiche, quando mi serve qualche cosa, per necessità o per piacere, lo cerco su Montagne et Alpinisme degli anni ’50 e ’60; sulla Rivista Mensile dagli anni ’30 agli anni ’80; su Scandere o sulla Rivista della Montagna degli anni ’70. Gli appassionati del 2070 potranno ritrovare e rileggere le cose di oggi navigando in internet o saranno disperse in un orizzonte inscrutabile perché troppo vasto? Non lo so.    

Per questo voglio raccontare un blitz che, esattamente 40 anni fa, in quattro amici, abbiamo condotto per impossessarci di Scandere e dimostrare quali contenuti doveva avere un annuario per essere una testimonianza dell’alpinismo di vertice  (Ugo Manera).

Le mani su Scandere
di Ugo Manera

Scandere nasce nel 1949 come annuario della Sezione di Torino del CAI. L’intenzione dei benemeriti promotori dell’iniziativa era di creare una pubblicazione che, oltre a tenere informati i soci delle attività e cariche sociali, desse la possibilità ai soci stessi di pubblicare le proprie storie di avventure di rilievo vissute nella pratica dell’alpinismo e anche dello scialpinismo. Scandere riprendeva una tradizione della Sezione di Torino che negli anni ’30 aveva pubblicato un interessante notiziario annuale dal titolo: Alpinismo.

Massimo promotore di questa “rinascita” fu Ernesto Lavini che mantenne la direzione della redazione di Scandere fino al 1977 quando la cedette a Gianni Valenza da tempo suo collaboratore.

Scandere nasce con lo scopo primario di illustrare l’attività alpinistica dei soci ponendosi anche come obiettivo quello di incentivare gli stessi a raccontare le proprie avventure vissute in montagna. Pur essendo una pubblicazione sezionale, offre le sue pagine a scalatori di punta che non sono soci della Sezione, come Andrea Mellano e Corradino Rabbi, che appartengono alla Sezione cittadina concorrente: l’UGET.

Scandere mette in primo piano l’alpinismo ad alto livello, seppure in ambito cittadino e locale, concedendo comunque spazio all’alpinismo non estremo e allo scialpinismo. Rimane in ogni caso una rivista di stampo prettamente alpinistico che segue l’attività di punta in ambito piemontese con aperture a imprese di carattere nazionale e internazionale.

Una rubrica molto gradita ai soci era quella della pubblicazione dell’attività alpinistica dei soci stessi con, in primo piano, l’elenco delle prime ascensioni, prime invernali e prime italiane. Seguivano le ascensioni alpinistiche e infine quelle scialpinistiche. Era una importante fonte di notizie che rimanevano fissate nel tempo. Con gli anni però questa rubrica si perse, forse per l’oggettiva difficoltà nel raccogliere le necessarie informazioni. Questo portò a una certa disaffezione da parte di molti soci, privati dalla possibilità di vedere pubblicata la propria attività.

Tra i numeri di Scandere da citare trova spazio quello del 1961/62 dedicato totalmente alla vittoriosa spedizione andina della scuola Gervasutti al Pukajirka Central guidata da Giuseppe Dionisi e raccontata dalla penna di Arturo Rampini, segretario della Scuola e fedele scudiero del “Capo”: Dionisi.

Altro numero importante è quello del 1963 quando, in occasione del centenario di fondazione del CAI e della Sezione di Torino, Armando Biancardi traccia in modo egregio un’analisi di cento anni di alpinismo torinese.

Ernesto Lavini, nei molti anni di guida della redazione di Scandere, fu sensibile al valore letterario degli articoli, compaiono così articoli di Massimo Mila e quando appare sulla scena Gian Piero Motti non esita ad ospitarlo il più possibile con i suoi scritti sull’annuario; notevole il numero del 1974 dove Gian Piero illustra magistralmente il nostro nuovo terreno di gioco: i dirupi di Balma Fiorant in valle dell’Orco.

Gli anni ’70 hanno visto una grande evoluzione dell’alpinismo e della scalata sulle Alpi. Nasce e si sviluppa anche da noi la tecnica di progressione su ghiaccio definita “piolet traction”, destinata a stravolgere la scalata su ghiaccio. Nelle manovre di corda si afferma l’assicurazione dinamica che consente di osare di più e con maggior sicurezza nell’arrampicata. Si sviluppano anche le tendenze già in atto negli Stati Uniti e nel Regno Unito che condurranno all’arrampicata sportiva. In Valle dell’Orco, ma anche altrove, nascono movimenti innovativi nella scalata. Quello a casa nostra viene ricordato come: Nuovo Mattino. Dopo la metà del decennio si fa strada il modo di scalare che Enrico Camanni definirà “Fantalpinismo” con imprese condotte in tempi incredibili e spesso in solitaria.

Noi, che rappresentiamo in quel momento, l’alpinismo di punta in ambito torinese, siamo molto attenti a questa evoluzione globale. Cerchiamo di capirla e poi di farla conoscere. Roberto Bianco, sempre intraprendente e determinato, propone di portare a Torino uno dei campioni del nuovo dirompente Fantalpinismo: Jean-Marc Boivin. Roberto si mette in azione, contattata Jean-Marc e ottenuto il suo assenso, prenotiamo il Teatro Nuovo perché vogliamo realizzare una serata torinese alla grande che attiri alpinisti e semplici amanti della montagna.

A questo punto debbo correggere un’imprecisione nel pregevole libro di Camanni: Verso un Nuovo Mattino. L’incontro con Boivin non avvenne al Teatro Nuovo, che all’ultimo momento ci venne negato per concederlo a Macario, in quanto il teatro che portava il nome del celebre comico era stato chiuso per motivi di sicurezza.

Roberto Bianco andò su tutte le furie ma non si dette per vinto, mobilitò tutte le sue conoscenze e riuscì ad avere Torino Esposizioni per la serata di Boivin. Venne anche allestita una parete in legno sulla quale Jean-Marc si esibì con dimostrazioni di progressione in piolet traction. Fu un successo enorme con oltre 3.000 persone sedute anche per terra in quel salone non predisposto per tali manifestazioni. Non vi erano solo alpinisti e appassionati di montagna, ma anche rappresentanti del mondo industriale con il quale Roberto aveva rapporti di lavoro. Forse solo motivi di sicurezza impedirono la partecipazione persino dell’Avvocato (Gianni Agnelli per i non piemontesi, NdR). Era il 1977.

Il successo di quella serata alimenta il nostro entusiasmo, entusiasmo che investe anche la principale pubblicazione torinese: Scandere. Nel 1976 nella redazione dell’annuario si affianca ad Ernesto Lavini Gianni Valenza, già suo collaboratore, che l’anno successivo lo sostituisce nella direzione. Valenza, degnissima persona, non ha molti legami con l’alpinismo di punta e adotta un’impostazione diversa con temi che spesso esulano da tale alpinismo. Nello Scandere 1977 compare un suo articolo su Napoleone sulle Alpi di ben 13 pagine ed altre 19 pagine trattano temi che poco hanno da spartire con ogni forma di alpinismo. Proprio in un momento di importanti evoluzioni dell’alpinismo stesso, con tante novità da illustrare e diffondere.

Questa nuova impostazione di Scandere suscita le mie fiere rimostranze in sede di Consiglio della Sezione. Da anni facevo parte del Consiglio e ora, ad oltre un quarantennio di distanza, debbo ammettere che ero piuttosto rompiscatole, sempre pronto a contestare quelle iniziative che mettevano in secondo piano l’alpinismo.

Lo Scandere modello Gianni Valenza proprio non mi piaceva. Mi consulto con Roberto Bianco e decidiamo di intervenire; convinco l’amico a entrare nel Consiglio della Sezione ed insieme riusciamo a farci affidare l’Annuario per un anno per dimostrare come dovrebbe essere una moderna pubblicazione di alpinismo, assumendoci tutti i rischi compresi quelli finanziari. A questo proposito va osservato che fino ad allora un contributo di carattere finanziario era derivato anche da inserzioni pubblicitarie, tra l’altro sempre più difficili da reperire. La nostra pubblicazione deve essere esente da ogni forma pubblicitaria.

Ottenuto l’incarico trasciniamo nell’avventura Gian Piero Motti e Corradino Rabbi e ci avvaliamo della collaborazione di Costantino Piazzo, tutti membri del Club Alpino Accademico. Parte l’operazione condotta in primo luogo da Bianco che si scapicolla nel procurarsi articoli da alpinisti internazionali di alto livello.

Troviamo ovunque interesse e collaborazione, riusciamo a mettere insieme molti articoli che rappresentano l’attualità alpinistica, nasce così Scandere ’79 che dà tanto spazio all’alpinismo di punta. L’annuario ha successo e trova ampio consenso ma occorre rientrare dalle spese, bisogna vendere tante copie per pareggiare i conti, così iniziamo un lungo giro nelle sedi CAI del Nord Italia in una formazione a quattro, ognuno con compiti definiti: Gian Piero funge da autista alla guida del suo fuoristrada Toyota, Rabbi presenta una breve serie di diapositive 6×6 con immagini alpine di alta qualità, io presento una ampia esposizione di diapositive 24×36 relative ad attività alpinistica, Roberto si occupa dell’organizzazione delle serate, della vendita dell’Annuario, e funge da cassiere.

Vendiamo molte copie, copriamo tutte la spese e alla fine dei conti ci troviamo con un utile che, su proposta di Roberto, investiamo in una gran cena per noi quattro in un ristorante stellato Michelin, soddisfatti ed allegri.

Scandere 1979 ebbe grande successo ma la nostra era stata una dimostrazione e il nostro piccolo gruppo non aveva né la possibilità né la volontà di continuare l’esperienza. Quell’esperimento però aveva suscitato molto interesse, così la Sezione di Torino decise di continuare sulla strada da noi indicata trovando un accordo con il Club Alpino Accademico e la Rivista della Montagna: e Scandere 1980 fu nuovamente un bel numero. I problemi finanziari si fecero però sentire, visto che non poteva essere ripetuta l’iniziativa di diffusione da noi attuata l’anno precedente, così il numero che seguì raggruppò due anni, 1981 e 1982, e venne prodotto in collaborazione con il CDA abbinando il nome di Scandere a quello dell’annuario alpinistico del CDA: Momenti di Alpinismo.

Anche questa soluzione non risultò definitiva e Scandere sarebbe finito se non scendeva in campo il Museo della Montagna nella persona del suo direttore. Aldo Audisio che, formato un comitato di coordinamento composto dallo stesso Audisio, da Gian Piero Motti e da me, diede vita a quella serie caratterizzata da immagini di copertina su sfondo nero cara ad Audisio.

Quella serie durò diversi anni e produsse numeri di grande interesse tra i quali quello del 1983 che fu l’ultimo impegno di Gian Piero Motti. Questi, con l’articolo Arrampicare a Caprie, sembrava preannunciare un addio all’alpinismo e al mondo.

La serie sotto l’egida del Museo della Montagna continua con gli Scandere 1984, 1985, 1986 poi Audisio, sommerso da altri impegni, lascia il coordinamento. Nel 1987 escono due numeri sotto forma di supplemento della rivista sezionale Monti e Valli e per il 1988 il coordinamento viene assunto da Nanni Villani. Sono però soluzioni transitorie e i risultati non sono all’altezza della tradizione, così Audisio torna a dirigere la redazione avvalendosi della collaborazione di Franco Ribetti e produce altri cinque numeri di ottimo livello fino al 1996, quando decide definitivamente di uscire scindendo Scandere dai destini del Museo della Montagna.

Scandere sopravvive ancora per un numero: il CAI Torino tenta di continuare con l’Annuario 1997/99, lontano dal livello delle edizioni precedenti, ma con questo numero termina la vita di Scandere.    

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Le mani su Scandere ultima modifica: 2019-09-11T05:11:41+02:00 da GognaBlog

8 pensieri su “Le mani su Scandere”

  1. 8
    Roberto Bianco says:

    Quando andavo a trovare Gian Piero a casa sua in via San Dalmazzo restavo colpito  dalle belle copertine di “Ascent “, prestigiosa pubblicazione del Sierra Club californiano, che spiccavano nella sua libreria. Lui gentilmente me le imprestava. Una volta restituendogliele e discutendone arrivammo alla conclusione che sarebbe stato bello avere anche noi un nostro piccolo “Ascent”. Anni dopo si presentò l’occasione e non la lasciammo scappare .
    Grazie a Ugo per la lucida e precisa narrazione dei fatti e grazie anche a tutti voi per i vostri generosi e lusinghieri commenti. In particolar modo le parole di Fabio Bertoncelli e Marco Tatto mi hanno veramente commosso e oggi mi ripagano ampiamente di tutti gli affanni di quella bella sfida.

  2. 7
    Fulvio Scotto says:

    Grazie Ugo per questo resoconto su una delle più belle pubblicazioni di alpinismo. Scandere 79 in particolare occupa nella mia personale biblioteca un posto di prim’ordine, ormai consumato da quante volte l’ho sfogliato e letto sognando di fare anch’io l’alpinista…

  3. 6
    Marco Tatto says:

    Se dovessi scegliere una sola rivista di alpinismo fra tutte quelle pubblicate negli ultimi quarant’anni sceglierei Scandere 1979!

  4. 5
    Roberto Scala says:

    Ricordo con piacere la lettura di Scandere, anzi ancora oggi riprendo in mano i vecchi numeri rileggendo e riscoprendo i racconti delle imprese alpinistiche. Vorrei però spezzare una lancia a favore del povero Gianni Valenza, in quanto i suoi articoli “storici” erano di piacevole lettura oltre che di cultura, pur comprendendo (non conoscevo la storia del “colpo di mano”) che il cambiamento di linea editoriale rispetto allo scopo della rivista non era accettabile. Complimenti a chi ha portato avanti una validissima rivista, che non ebbe uguali per molto anni e grazie per averla ricordata con questo articolo.

  5. 4

    Bella esperienza editoriale. Mi viene da citare Scandere ’80 che fu quello dei parassiti sociali di Manera (e quante discussioni seguirono), della Egger di Giongo e De Donà e la Patagonia di Mantovani, di Lotus Flower Tower di Castiglia e Preti, dell’impegno di arrampicare di Lomasti a anche di un giovanissimo Manolo. Imperdibile, a cominciare (ma finirà lì) dalla copertina a tutta pagina colore.

  6. 3
    Fabio Bertoncelli says:

    Scàndere 1979 fu stupendo.
    … … …
    E ora, che sono passati tanti anni, che cosa resta dell’entusiasmo e della spensieratezza di quel tempo?

  7. 2

    Io ricordo che quando da ragazzino, a casa di un amico più grande, mi capitò tra le mani un numero di Scandere e lo lessi fino all’ultima riga, pensavo che l’alpinismo sul serio lo facessero solo i torinesi.
    Gran bella pubblicazione che purtroppo a fatto la fine delle altre. Resta Le Alpi Venete che però conserva un carattere più locale. 
    Grazie a Manera per i contributi a suo tempo (sul campo e in redazione) e per questa interessante storia.

  8. 1
    Carlo Crovella says:

    Eh, sì, davvero bello Scandere. Tutti noi abbiamo la serie completa e ne siamo molto affezionati. Ma purtroppo oggi sarebbe improponibile. Resta un bel ricordo a cui pensare con nostalgia. Complimenti ha ho ha contribuito al suo successo organizzativo.

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