Le mie due Corsiche

Le mie due Corsiche
Nel 1990 ero già stato una volta a Bavella, dopo un breve giro alpinistico sulle altre montagne della Corsica. Era Pasqua. Dopo una lunga parete sud-est di Capo d’Orto, via File d’Epée, dove a momenti bivaccavamo nel bosco di discesa, non faceva freddo, ma un vento fortissimo ci concesse a malapena di salire la parete sud-est della Punta di l’Acellu per la via J-P. Q. In cima non stavamo neppure in piedi. Ma, a leggere libri e relazioni, sembrava proprio che non avessimo neppure sfiorato il vero e ben più nascosto mondo di Bavella. Acellu è infatti la prima montagna che s’incontra, e già allora sulla parete erano alcuni spit di protezione.

Ugo Manera a Pontevecchio, Corsica.  26.04.1990

  Ugo Manera a Pontevecchio, Corsica.  26.04.1990

Ricordo che, scendendo dal Col de Bavella verso Solenzara, ormai alla fine dei giorni disponibili, guardavo le assolate placche delle Teghie Lisce e sognavo le fessure della Porte aux Cieux, una via aperta da Bettembourg, a quel tempo l’unica su quella parete.

Lo stesso sogno, un desiderio di dolce avventura, mi cullava in armonia con il dondolio del mare, sul traghetto che l’8 giugno 1997 ci portava ancora in Corsica, e questa volta solo per Bavella. Un sogno di sole, profumi di macchia, avventure in solitudine, come tante volte avevo vissuto nei luoghi di Mezzogiorno di Pietra, ormai così tanto tempo fa.

Jean-Paul Quilici è l’anima di Bavella. Quasi non esiste pubblicazione sulla montagna corsa che non porti il suo nome. Guida alpina, oggi lavora anche come guardia forestale, ma è sempre il vulcanico personaggio che di questi luoghi ha prodotto e subito una veloce evoluzione. Dietro una birra, dopo una giornata di roccia, appare più diretto e affascinante quel misto di istrioneria e di amore per se stesso, per la propria gente e per la sua terra. La simpatia si confonde con l’autorità, finché cè l’Homme de Bavelle questo posto non diventerà mai uno “spitodrome”. I sentieri, le segnalazioni? Il minimo necessario, bisogna guadagnarsela l’arrampicata e dimostrare d’esserne degni!

Bibiana Ferrari sulla via Fle d’Epée, Capo d’Ortu. 27.04.1990

Capo d'Ortu, parete SE, Bibiana Ferrari su via Fle d'Epée, Corsica. 27.04.1990

In principio furono gli alpinisti di lingua tedesca a trovare e salire, poi i francesi e quindi i corsi, con Quilici in testa. L’obiettivo era l’esplorazione di un luogo così particolare ma, a distanza di così tanti anni, oggi si legge facilmente la preoccupazione di allora di dimostrare, con le imprese, che Bavella non aveva nulla da invidiare alle Alpi e all’impegno alpinistico che queste richiedono. Si è parlato anche di “corsismo”. Difficoltà, isolamento, calura, magari repentini cambi del tempo, facevano di queste rocce splendide una meta di granito sperduto. Ma, negli anni ’80, arrivò anche qui il vento dell’arrampicata sportiva, prese di mira le pareti più a portata di mano e le modificò permanentemente ad uso e consumo. Un vento che oggi soffia sempre più forte e ancor più da quando le prime vie moderne, con apertura a spit dal basso e poi dall’alto, hanno fatto la loro apparizione.

Sono due Corsiche diverse, e nel breve incontro che ho avuto con Jean-Paul ho capito che rappresentano le due anime di una stessa isola-uomo.

Quando guidavamo da Solenzara verso il Col de Bavella, proprio da un tornante di una discesa che interrompe la salita, vedemmo ancora le Teghie Lisce: ma questa volta una stupenda creatura rocciosa si alzava al loro fianco: la Punta d’u Lunarda è certamente la più bella vetta del gruppo e vista da qui sfida le più orgogliose Aiguilles de Chamonix. Ma non spingiamoci così lontano, i paragoni servono per depistare più che aiutare a comprendere. Di fatto, la sera sapevo tutto su quella cima. Non me ne sarei andato così facilmente dall’isola senza aver almeno tentato Anima corsa.

L’allenamento non così sfolgorante mise a dura prova le nostre energie su Porte aux Cieux, unitamente alla sete e al caldo. Ma già dopo un bagno serale nelle gelide acque del Polischellu, sentivamo tornare le forze. Tanto che il giorno dopo, di buon’ora, posteggiavamo l’auto ai margini dell’avventura. Ci attendeva subito la prima prova, un bagno nelle spine alla ricerca di inesistenti sentieri. Dopo una serie di errori dovuti anche alla mancanza di una relazione degna di tale nome, ci trovammo di nuovo sulla retta via; ma giunti nel vallone alla base della nostra torre ricominciò il dramma. Ricorderemo sempre quella mezz’ora strisciata nelle spine, preludio allo struscio successivo in una serie di fessure dall’aspetto a dir poco ostile. E nella mia mente vedevo un Quilici sogghignante: credevi che la Sardegna ti bastasse…

Sulla via Fle d’Epée, Capo d’Ortu. 27.04.1990

Capo d'Ortu, parete SE, A. Gogna su via Fle d'Epée, Corsica. 27.04.1990

Guardando in alto dall’attacco sembrava a me, a Roberto Corsi e a Marco Spataro che la quarta lunghezza fosse del tutto impossibile! Una fessura rossastra si gettava nel vuoto per una decina di metri, una realtà separata da qualunque sogno. Ma forse c’era il trucco…

Il primo tiro non è invitante, a tratti è muschioso. Una fessura strapiombante mi costringe a riposarmi su un friend, poi alquanto vegetale fino ad una sosta in una grotticella umida e per nulla amena. Da qui in poi però la via cambia registro. Diventa ancora più faticosa, con una serie di fessure continue, ma è assai bella e su roccia buona e asciutta. La terza lunghezza, dopo un tratto più facile, si raddrizza ancora e si deve salire in off-width per una ventina di metri. Ormai ansimiamo come mantici, la fatica si fa proprio sentire, anche quella fatta ieri e tutto lo strisciare per giungere all’attacco di questo Lunarda.

Abbiamo già finito l’acqua e, anche se siamo all’ombra, sudiamo come fontane. Ci guardiamo in faccia, forzando il velo di liquido salato che c’invade gli occhi. Ci sentiamo un po’ depravati, ma giusto questo io volevo. E del resto, di fronte alla deviazione mentale richiesta dalle moderne salite di misto estremo, mi sento un moderato. Collegare tratti di cascata di ghiaccio strapiombante tramite muri di roccia e salire il tutto con guanti, piccozze e ramponi dà finalmente verità alle vignette della Settimana Enigmistica, quando si vede il povero alpinista ancorarsi alla roccia con la piccozza  mentre le gambe sgambettano nel vuoto…

Jean-Paul Quilici

Corsiche-73550964

Da questa comoda sosta, sdraiati all’ombra, guardiamo il famoso quarto tiro. La fessura rossa e strapiombante è del tutto al di fuori delle nostre possibilità. Mi domando come Michel Charles, quello che aprì l’Éperon Sublime nelle gole del Verdon, abbia avuto non tanto il coraggio quanto la voglia i provare a salire da qui. Non si vede uscita apparente se non per la fessura rossa: più all’interno vediamo solo oscurità, neppure un barlume di luce lascia indovinare una scappatoia. Eppure le difficoltà parlano chiaro, se la guida non sbaglia ci parla di V+ soltanto. Comincio a salire, prima in spaccata, poi schiena-ginocchia, poi schiena-pancia. Ormai sento la necessità di una pila frontale e soprattutto non vedo dove si possa mai andare a finire, perché ho l’impressione che questo camino si restringa sempre di più e mi sospinga sempre più nel vuoto del tetto fessurato.

Avete mai sognato di percorrere strisciando un tunnel apparentemente senza uscita, come rinascere? Proprio quando si dà per impossibile, e soprattutto inutile, la prosecuzione, un tenue chiarore mi fa nascere il sospetto che in realtà me lo sto solo immaginando. Passo i friend da un lato all’altro e l’operazione mi costa una lunga acrobazia; poi riguardo il chiarore e questa volta ne sono sicuro: il cuore mi scoppia dalla gioia e dalla fatica per una decina di metri, poi un foro mi permette di strisciare in orizzontale ad una magnifica rientranza in piena luce esterna, praticamente sul lato opposto della montagna.

Luca Crepaldi, Glauco Dal Bo e Giovanni Sicola a Bavella. 29.04.1990

L. Crepaldi, Glauco Dal Bo e G. Sicola a Bavella, Corsica, 29.04.1990

Sono stremato. Roberto passa al comando e sale l’ultima fessura di 50 m, un’arrampicata veramente entusiasmante. Ma non siamo ancora in cima, c’è il blocco sommitale che poi si rivela un terrazzo piatto, quasi una vetta di quelle dei deserti americani.

Come sempre ci fermiamo troppo poco ad assaporare la fine della lotta, la discesa ci è del tutto sconosciuta e promette altra lotta: meglio affrettarci. E quando saremo agli zaini ci sarà la discesa all’automobile: vediamo la prima birra a distanza planetaria.

Anima corsa è stata il massimo che potevamo fare, le vere avventure non si possono mettere in programma per più giorni. 24 ore dopo eravamo ancora ben stanchi. Il tempo passava così in fretta che fu giocoforza scegliere mete più domestiche, più prodighe di divertimento immediato. Dopo Anima corsa forse ci meritavamo un po’ di riposo e di relax. Dalla vetta di Teghie Lisce avevamo osservato la parete S della Punta d’u Corbu, una gruviera impressionante di tafoni enormi sulla quale si snoda una via dei fratelli Petit, Delicatessen (8b, per noi solo curiosità estetica). A sinistra si vedeva invece il pilastro del Dos de l’Éléphant: e quella era una meta arrampicatoria e fotografica eccellente, come pure la via di Casanova sulla Punta d’u Spechju. Vie attrezzate, belle e desiderabili.

Nello stesso tempo avrei voluto salire la parete settentrionale della Tafunata di i Paliri, poi il mitico pilier sud della Petra Sulanna, magari la gigantesca parete sud-est della Täula. Ma queste stavano alla pari di Anima corsa. Chissà se un giorno, per il mio prossimo libro sulle 100 vecchie Sere…

Teghie Liscie, Porte aux Cieux (via Bettembourg), 4a lunghezza. 10.06.19971997, Corsica, Bavella, Teghie Liscie, via Bettembourg, 4° L, Alessandro Gogna

Lancio di corda doppia con vento dalla Punta di l’Acellu, 14.06.1997. Foto: Marco MilaniCorsica, Bavella, Alessandro Gogna lancia una corda doppia dalla Punta di l'Acellu, 1997.

postato il 22 giugno 2014

0
Le mie due Corsiche ultima modifica: 2014-06-21T21:36:34+02:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Le mie due Corsiche”

  1. 3
  2. 2
    Gianni Sartori says:

    Se le montagne e le coste della Corsica non sono ridotte come in Sardegna, a Cortina o in Val Gardena, cementificate e degradate (o, si parva licet, come anche quelle di Lumignano, ormai un cantiere edile contando chiodi e altro…) il merito è soprattutto di questi militanti che hanno lottato in Difesa della Terra…

    IN MEMORIA DI UN ECO-PATRIOTA CORSO
    (di Gianni Sartori)

    Magro, affilato. Ironico e calmo, ma sprizzante energia. Fumatore.
    Così ricordo Yves Stella. Ho avuto l’onore di conoscerlo nel 1989 a Bozen (Tirolo). Un convegno sull’Europa dei popoli a cui parteciparono, tra gli altri, i baschi José Antonio Egido (Takolo) e Txema Montero (all’epoca, rispettivamente, responsabile degli Esteri e parlamentare europeo di Herri Batasuna), Eva Klotz e il catalano Aureli Argemi del CIEMEN. Erano i giorni immediatamente successivi all’assassinio del deputato di Herri Batasuna Josu Muguruza e l’evento gli venne dedicato.
    Yves Stella è morto il 15 luglio 2012, a 69 anni, dopo una lunga malattia.
    E’ storicamente dimostrato che la lotta del FLN algerino divenne un preciso riferimento per Euskadi Ta Askatasuna (Eta). Ugualmente la Rivoluzione portoghese dei garofani si poteva considerare un “effetto collaterale” della lotta di liberazione nelle colonie portoghesi (Angola, Mozambico, Guinea Bissau e Capo Verde). E anche i fondatori del FLNC in Corsica avevano preso a modello i movimenti anticoloniali dell’Africa francofona. Yves Stella aveva conosciuto di persona queste realtà cogliendo le analogie con la situazione dell’Isola di Granito. Soprattutto per la difesa della propria lingua e della propria cultura. Sua anche l’idea di modificare il vessillo tradizionale dove la “testa di moro” portava la benda sugli occhi, come i quattro del vessillo sardo. In entrambe le bandiere infatti venivano raffigurati dei pirati barbareschi sconfitti e fatti prigionieri. “Ma si poteva -mi spiegava Stella- in un movimento di liberazione avere per simbolo un uomo incatenato, prigioniero?”.
    Yves aveva partecipato alla “nuit bleu” del 4 e 5 maggio 1976. Diciotto attentati in una notte (colpiti anche i ripetitori televisivi di Bastia). Dopo i fatti di Aleria dell’anno precedente, nasceva ufficialmente il FLNC. Condannato a 15 anni di reclusione nel 1978, venne poi amnistiato nel 1981 con l’arrivo dei socialisti al governo in Francia. Per molti anni fu direttore del settimanale nazionalista U Ribombu (dal rumore dei colombi che si alzano in volo, eco di libertà, in una poesia corsa) e consigliere municipale a Morsiglia (Haute-Corse). Nel 2001, come esponente del PNC (Partito della Nazione Corsa), aveva assunto una posizione critica nei confronti di alcune azioni dei gruppi clandestini in quanto “potevano fornire un potere non controllabile”.
    La sua scomparsa era giunta a pochi giorni dalla conferenza stampa di una nuova formazione che si richiama al FLNC delle origini. Pochi giornalisti convocati senza clamore e trasportati nella notte tra il 9 e il 10 luglio in qualche punto della macchia. Con gli occhi bendati e senza cellulare. Ad accoglierli una ventina di militanti vestiti di nero e con il volto coperto da passamontagna. Un portavoce ha poi spiegato che la nuova formazione “non deriva da una scissione, ma da una lunga riflessione”. Senza aver “mai lasciato il FLNC”. Negli ultimi anni nel movimento di liberazione vi sono state varie scissioni, seguite dalla nascita di nuove sigle. Dalla rottura con il FLNC originario, agli inizi degli anni novanta erano nati sia il FLNC-Canal historique che il FNLC-Canal habituel. Successivamente era stata la volta del FLNC-du-5Mai, del FLNC-UC (Unione dei combattenti) e poi del FLNC-du-22-Octobre.
    Nel documento del nuovo FLNC si sottolineava di voler “privilegiare l’analisi politica” invitando tutti i militanti a “ridefinire il ruolo del FLNC nel movimento nazionale” senza comunque rimetterne in causa la legittimità storica. Secondo la nuova formazione “la vocazione del FLNC non è quella di essere una direzione politica o un’avanguardia del movimento pubblico o del popolo in generale”.
    Da mesi in Corsica si assisteva al confronto tra le due principali correnti indipendentiste interne a Corsica Libera di cui è portavoce un esponente storico dell’indipendentismo, Jean-Guy Talamoni. La sua militanza ha coinciso con l’evoluzione dell’ex Cuncolta e con le succesive denominazioni assunte dall’organizzazione legale (Indipendenza, Corsica Nazione e Corsica Libera). Un percorso travagliato, dalla massima espansione degli anni ottanta alla guerra fratricida (1995- 2001, con qualche strascico più recente) che è costata la vita a una quindicina di militanti. La componente minoritaria, proveniente da Rinovu, sembrerebbe estromessa dalla direzione. La contrapposizione si riproduceva nel movimento clandestino. Sia nel FLNC-UC (responsabile, in maggio, di una “nuit bleu” e che farebbe riferimento alla corrente di Talamoni) che nel FLNC 22 ottobre, su posizioni più vicine a Rinovu di Paul-Felix Benedetti.
    Immancabilmente, il 4 e 5 agosto 2012 si erano svolte a Corte le Ghjurnate internaziunale. Novità di questa edizione, l’invito a partecipare rivolto a tutti i partiti insulari, di destra, centro e sinistra. Dalla tribuna messa a disposizione dai nazionalisti hanno preso la parole Laurent Marcangeli dell’UMP, Pierre Chaubon del PRG (Parti radical de gauche), Jean-Sebastien de Casalta, presidente del comitato di sostegno a Francosi Hollande (PS) e altri esponenti del mondo politico insulare. A tirare le conclusioni dell’incontro, come da quindici anni a questa parte, Jean-Guy Talamoni. In un comunicato di Corsica Libera si leggeva che “non è il momento dello scontro, ma della ricerca di soluzioni condivise per salvare la Corsica”. Per Talamoni “abbiamo perso dieci anni e non possiamo lasciarne passare altri dieci senza reagire perché, così come stanno andando le cose, per allora non ci sarà più la Corsica”. Secondo i leader nazionalisti “la lingua corsa sarebbe in via di estinzione e presto i Corsi non saranno più in grado di acquistare terreni e ancor meno le case in un’isola che sarà stata venduta ai migliori offerenti”. Tra questi, i ricchi italiani che continuano a far aumentare i prezzi delle proprietà con la speculazione edilizia e i continentali in cerca di una seconda casa per le vacanze. Fermo restando il sostegno ai militanti clandestini (e in particolare, si presume, a quelli del FLNC-Unione dei combattenti) tre richieste rimangono indiscutibili per una soluzione politica. L’ufficializzazione della lingua corsa, l’interruzione dell’aumento dei prezzi delle proprietà e la questione dei prigionieri politici.
    Sucessivamente, con la formale rinuncia alla lotta armata (come è avvenuto per l?IRA e l’INLA in Irlanda e per l’ETA in Euskal Herria) il processo di “soluzione politica” del conflitto è ulteriormente avanzato fino alla recente vittoria elettorale di autonomisti e indipendentisti. Rimane aperta la questione dei numerosi prigionieri politici corsi ancora rinchiusi nelle galere francesi.
    Gianni Sartori

  3. 1

    Fatti un giro in val Tronella……nel suo piccolo e nella sua vicinanza, avrai meno nostalgie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.