Le mucche straniere di Val Vogna – 2

La lettera di Marco Fanchini pubblicata in cartaceo il 22 luglio 2019 su Notizia Oggi e in digitale su notiziaoggi.it del 24 luglio (che noi abbiamo ripreso su GognaBlog il 2 settembre) ha avuto una pronta risposta sugli stessi mezzi di informazione qualche giorno dopo, il 29 luglio (su cartaceo) e il 5 agosto (in digitale).

La redazione la presenta così: «Riceviamo e pubblichiamo una replica alla lettera di Marco Fanchini, dove si contestava l’introduzione di vacche scozzesi in val Vogna, parlando di danni all’ecosistema locale. Ne parla Giovanni Reggiani».

 

Le mucche straniere di Val Vogna – 2
di Giovanni Reggiani
(pubblicato su notizia oggi.it il 5 agosto 2019)

Bovini scozzesi
«La Società Agricola Montana srl, nella persona del suo legale rappresentante, presa visione della lettera firmata dal signor Fanchini e pubblicata da Notizia Oggi il 22 luglio, esprime tutto il suo disappunto per la non veridicità degli argomenti ivi contenuti, oltre che grande sconcerto e rammarico per le espressioni diffamatorie utilizzate. In primo luogo mi chiedo quale sia l’allevamento del signor Fanchini, che si definisce allevatore… ma all’Alpe Buzzo inferiore non ho mai incontrato né capre, né pecore, tanto meno vacche bruno alpine. In secondo luogo preme precisare come la Società Agricola Montana srl dall’anno 2009 montichi, con i propri bovini di razza Highland, esclusivamente alpeggi di proprietà. Alpe Maccagno, Alpe Camino, Alpe Pioda, Alpe la Rossa, Alpe Tillio, Alpe Indentro, Alpe Casera e Alpe Utoch, appartengono all’azienda. La nostra azienda da dieci anni alleva bovini di pura razza Highland, tutti rigorosamente iscritti al registro Genealogico Nazionale Italiano».

Animali italiani
«Tutti i nostri capi, a parte qualche fattrice ed il nostro toro da monta (rigorosamente scozzesi), sono animali italiani, con marche auricolari IT che ne determinano la nazionalità. Il carico d’alpeggio nel vallone del Maccagno è di 90 capi, di cui 60 adulti e 30 vitelli. Non 150! Tutti di nostra proprietà. Il carico d’alpeggio è il numero esatto di capi che possono sostare sul pascolo, è un dato regolamentato dalla Regione Piemonte ed è espresso in UBA. È calcolato considerando i seguenti parametri: numero di animali; superficie del pascolo espressa in ettari; giorni di pascolamento. Il dato che si ottiene è un coefficiente espresso, come già detto, in UBA (Unità Bovine Adulte) e per essere corretto deve rientrare in un determinato range di valori. Valori che vengono imposti dalla Regione Piemonte e che non si inventano! La nostra azienda, oltre al sottoscritto, ha quattro dipendenti con contratto a tempo indeterminato, che svolgono la funzione di sorveglianza e che governano regolarmente gli animali. Per una informazione corretta del lettore è fondamentale dare alcuni ragguagli sui bovini Highland».

La razza
«La razza Highland, seppure oggi ancora poco diffusa sulle Alpi Occidentali, è vera protagonista dei pascoli alpini, ove le condizioni climatico-ambientali sono molto simili alla parte settentrionale della Scozia. In Svizzera è allevata da più di 50 anni e si contano circa 33.000 animali, in Austria sono più di 45.000 e vengono utilizzate per il miglioramento dei pascoli alpini, contro il dissesto geologico ed in alcuni casi, come nella famosa stazione sciistica di Lech nel Vorarlberg, l’attività di pascolo da loro svolta in estate è considerata preventiva rispetto ai fenomeni delle valanghe invernali. Per le loro speciali caratteristiche alimentari sono considerate ottime brucatrici, ovvero si nutrono non soltanto di erba ma anche di diversi arbusti che tendono a invadere e chiudere i pascoli aperti.
La loro azione contribuisce a migliorare la qualità della risorsa foraggera, garantendo la fruibilità del territorio e mantenendo habitat aperti idonei alla fauna selvatica. Nello specifico adorano nutrirsi di ontano nano, da noi allevatori Valsesiani chiamato semplicemente “al Dros”, vera spina nel fianco per tutti noi».

All’università
«Il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino sta conducendo una ricerca nei nostri pascoli in Val Vogna nell’ambito del progetto di durata triennale AGER – iGral, che coinvolge diversi siti piemontesi. I ricercatori stanno studiando l’impiego della razza Highland nel recupero e miglioramento dei pascoli alpini per ostacolare i processi di colonizzazione arbustiva. Tutto il contrario rispetto alle affermazioni infondate del Sig. Fanchini su una possibile “desertificazione della montagna” o “dove arrivano loro non cresce più nulla”. Proprio per questo importante progetto di ricerca, la nostra azienda ha deciso di dotare di un rilevatore di posizione ogni animale adulto. Questo nuovissimo sistema svizzero (Alptracker, siamo orgogliosamente tra i primi in Italia ad utilizzarlo) garantisce l’immediata localizzazione dei bovini, la registrazione dei loro spostamenti nelle diverse zone di pascolo ed inoltre segnala il possibile stato di stress dell’animale, dovuto a diverse situazioni, come l’attacco del lupo, ormai presenza fissa in alta Valsesia. Questo sistema, garantisco al signor Fanchini, lo sappiamo usare bene, sia noi sia i ricercatori dell’Università di Torino, che regolarmente si recano negli alpeggi di nostra proprietà per raccogliere i dati».

Le caratteristiche
«Le Highland sono animali docili, pelosi, molto sensibili, intelligenti e curiosi, assolutamente non aggressivi. Tutte hanno un nome che le distingue e non sono “povere creature”, non sono “bestie”, non “rubano pascoli” e noi, proprio perché non siamo “inconsapevoli”, ci difenderemo nelle opportune sedi per questa lettera diffamatoria, falsa, che offende la nostra azienda, il nostro lavoro, i nostri dipendenti, i nostri animali e la mia famiglia. Se ne faccia pure una ragione il signor Fanchini, le Highland pelose in Valle Vogna le vedrà ancora per anni e anni… moltissimi… glielo assicuro io. Poi un consiglio, essendo animali non conoscono l’ipocrisia… Il signor Fanchini potrà anche parlar loro in gaelico, loro storica lingua madre… Loro lo guarderanno, non con “gli occhi spiritati”, né “in cagnesco” (espressione molto curiosa per una mucca)… semplicemente non lo degneranno di nota. Viva la Valle Vogna, viva le Highland scozzesi».

Guarda il VIDEO Mucche scozzesi all’Alpe Buzzo, in terreno privato:
https://drive.google.com/file/d/1ZqN3qvXfjNUyQlmfQYfEL9EYZgS-AWSD/view?usp=sharing

Annotazioni
(a cura della Redazione di GognaBlog)

Abbiamo fatto una piccola ricerca su quanto già pubblicato in rete a proposito delle mucche scozzesi.

In:
https://www.montagna.tv/55362/mucche-highlander-al-pascolo-ecco-come-prevenire-le-valanghe/

le Highlander, in un esperimento condotto già cinque anni fa sulle montagne austriache di Lech (noto centro sciistico vicino a St-Anton), sono presentate come delle “benefattrici” per il territorio alpino. Lo scopo era di controllare se questi animali, smuovendo il terreno dei pendii erbosi, potessero favorire una miglior presa dello strato nevoso e quindi contrastare la formazione di valanghe:
«A quanto pare, questi animali muovono il terreno e la vegetazione rendendo la base su cui andrà a poggiare la neve molto più stabile… [] Secondo quanto riferito dall’Austrian Times, Michael Manhart ha mandato 23 mucche Highlander al pascolo per tre mesi su alcuni pendii di Lech, tenuti poi sotto osservazione per capirne gli effetti. Ebbene, pare che i risultati siano stati positivi: i bovini avrebbero rimosso i cespugli e mosso il terreno rendendo i pendii meno scivolosi, eliminando sacche d’aria e favorendo una maggiore frizione a contatto con la neve. “Queste mucche non si fanno fermare da niente – ha dichiarato ai giornali – nemmeno dalle reti con la corrente elettrica. Dove passano loro, il terreno viene rivoltato completamente. Siamo riusciti a tenerle sullo stesso pascolo per un certo periodo di tempo solo dandogli del sale, da cui sono totalmente dipendenti”».

Da questo articolo si può evincere che il modo di pascolare delle scozzesi è diverso da quello delle nostre mucche autoctone: e questo dà ragione a Marco Fanchini, che lamenta soprattutto la loro distruttività sul suo terreno.

Stesse conclusioni nell’articolo apparso sull’Eco di Bergamo, già nove anni fa, dove si dava notizia di «Vacche di razza scozzese per ripulire sterpaglie e rovi in prati e boschi dell’alta Valle Brembana. Evidentemente capre e pecore cosiddette “spazzine”, non bastano più. La prima a importare sette esemplari di mucche tipiche scozzesi in Valle Brembana è stata Mara Paleni, imprenditrice agricola e gestore da qualche anno di un bed & breakfast…».

Si sa che capre e pecore non lasciano scampo che a poche specie vegetali (sono le responsabili di tanto terreno a “gariga” nel nostro Appennino). L’articolo sostanzialmente fa apparire come positiva la “pulizia” che le scozzesi sono in grado di fare, augurandosi alla fine che anche l’alta val Brembana possa un giorno assomigliare alle nude Highlands scozzesi…

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Le mucche straniere di Val Vogna – 2 ultima modifica: 2019-09-04T05:01:49+02:00 da GognaBlog

22 pensieri su “Le mucche straniere di Val Vogna – 2”

  1. 22

    Insomma Giulia (Alfa Romeo?), ‘sto bosco ti piace o no?

  2. 21
    giulia says:

    Attenzione a condannare l’attività dell’uomo. Il pascolo e l’alpeggio sono una risorsa anche paesaggistica e cibo per cervi e caprioli. Prendiamo le Alpi Giulie e le foreste del Tarvisiano: i rifugi alpini assediati dal bosco, senza più visuale sui monti e senza un raggio di sole neppure ad agosto… ci vuole una giusta via di mezzo. 
    Oggi, rispetto a 100 anni fa, c’è (fortunatamente) molto più bosco, basta guardare le foto d’epoca. 

  3. 20

    Marco,
    per arrivare alla conclusione di avere constatato che la mamma degli imbecilli è sempre incinta, potevi anche non scrivere. Quello lo si sapeva già, ma non significa che non si possa partecipare civilmente a una discussione anche tra persone che la pensano diversamente. Se queste poi si firmassero con nome e cognome la mamma degli imbecilli ridurrebbe naturalmente la sua attività sessuale.

  4. 19
    Marco says:

    Marco G
    In tutte le cose ci vuole la giusta misura,il bosco serve ma va curato , i buontemponi che vanno in giro solo a correre o sciare quando da una parte il bosco  diventa fitto, scelgono un altra zona, finché non diventerà tutto impraticabile. Qui da me una volta nn ce n erano di piante sopra i 1500 m ,ora se non si interviene stanno crescendo anche sopra i 2000.Quindi di anidride carbonica ne abbiamo in abbondanza.
    Cmq ho constatato che la mamma degli imbecilli è sempre in cinta,e star qui a scrivere è solo tempo perso.
    Che il fato abbia la meglio sul futuro del Pianeta 
     
     
     
    Cmq ho constatato

  5. 18
    Francesco says:

    Ciao a tutti vorrei sapere indirizzo x acquistare dei capi

  6. 17

    Dimenticavo: nel primo video che correda questo articolo si vedono le vacche all’alpe Buzzo sul terreno di Fanchini. Quindi non vedo cosa ci sia da discutere ancora. Ciao.

  7. 16

    MARCOG, sei forse fratello di ANTONIOG? Piacere sono MARCELLOC, tiè.
    Comunque che il bosco avanzi sembra l’incubo di ogni allevatore, mentre invece il bosco avanza creando piante che trasformano l’anidride carbonica in ossigeno. Mi viene da pensare: ma che cazzo respirano gli allevatori che eliminerebbero tutti i boschi per creare solo pascoli? Il formaggio e le bistecche sono buoni ma bisogna anche respirare e poi correre, camminare e sciare nel bosco mica è brutto. Ma che scuse accampate?
    Di fronte a certa ottusità umana mi viene da pensare che la Natura trova sempre una soluzione e ci protegge involontariamente e indirettamente dall’assurdo.
    CHI NON HA SOGNATO ALMENO UNA VOLTA DI INTRODURRE LA VIPERA IN SARDEGNA?

  8. 15
    Alberto Benassi says:

    ora l allevatore di vacche da latte in alpeggio se non le pompa con il mangime munge poco

    speriamo che il mangime sia sano…
     
    Anche le vacche come i polli vengono POMPATI ! Ma guarda un pò…

  9. 14
    Paolo Panzeri says:

    Erano quelle della mucca pazza ?
    Allora mi stanno simpatiche !
    Magari aiutassero la Natura a diminuire (selezionare forse) gli esseri umani, come le galline cinesi.

  10. 13
    Marco says:

    MarcoG
    Salve a tutti,sono un allevatore di highland  da ormai 10 anni,sono partito con 4 capi e ora ne ho una trentina,ho ripulito terreni abbandonati di mezza costa,e pascoli sopra i 2000 m dove cresce per lo più l olina,erba tenace e pungente,provate voi a mandarci le brune !! L economia di montagna è cambiata,una volta le vacche da latte mangiavano solo erba,ora l allevatore di vacche da latte in alpeggio se non le pompa con il mangime munge poco e il tempo che deve dedicare alla mungitura e alla trasformazione non lo gratifica per tutto il lavoro svolto,quindi io dico a tutti quelli che sono contro le scozzesi : per fortuna che ci siamo noi altrimenti una parte dei pascoli alpini andrebbero a bosco e penso che andare a camminare,correre o fare sci alpinismo immezzo alla boscaglia non sia piacevole per nessuno!! 
    Saluti a tutti 

  11. 12
    Carlo Crovella says:

    Ciao! Senza saper né leggere né scrivere (perché è risaputo che io non so né leggere né scrivere), copio qui sotto la recensione di un libro sul tema “pericoli dell’introduzione incontrollata di specie aliene o alloctone”. 
    Anticipo ogni obiezione, sottolineando che mia moglie (la vera “scienziata” di casa) mi ha precisato che le le razze bovine sono delle varietà e non delle vere e proprie specie differenti. Inoltre le Highlanders sono cmq “europee”, rispetto ali riferimenti di contenuto del sottoindicato libro. Tuttavia il principio è lo stesso: l’introduzione incontrollata di “elementi” (animali/vegetali) fino a quel momento non presenti in un determinato ecosistema comporta sempre un rischio che, oggi come oggi, è meglio non correre, data la fragilità complessiva degli ecostistemi.
    Ciao!
    LE SPECIE ESOTICHE INVASIVE: ANDAMENTI, IMPATTI E POSSIBILI RISPOSTE
    Scalera, Riccardo (et al.) “Le specie esotiche invasive: andamenti, impatti e possibili risposte”. – Roma : ISPRA, 2018 – 121 p. : ill. ; 21 cm.
    ·      
    Cosa hanno in comune un calabrone asiatico e un giacinto d’acqua? E una mangusta indiana con un ibis sacro? La risposta è tutt’altro che intuitiva, ed è l’oggetto di questo volume: sono tutte specie aliene in Europa, quindi non originarie del vecchio continente. Sono anche alcune delle 49 specie finora incluse nella lista di quelle considerate come una minaccia per la conservazione della biodiversità nell’Unione Europea. La loro detenzione e il loro commercio sono dunque severamente regolamentati da una nuova normativa entrata in vigore in tutti i paesi UE -Italia inclusa – nel 2015.
    L’obiettivo di questo volume è di chiarire i motivi che hanno spinto l’Unione Europea e i suoi stati membri ad emanare una normativa sul tema delle invasioni biologiche (termine che sta a indicare il fenomeno della diffusione delle specie aliene) e spiegarne il funzionamento.
    Per definizione le specie aliene (anche dette esotiche o alloctone), sono infatti quell’insieme di animali e piante introdotti e diffusi – intenzionalmente o meno – proprio dall’uomo.
    È quindi necessario che tutti i cittadini siano opportunamente informati sulle conseguenze di alcuni comportamenti a rischio, che potrebbero favorire la diffusione e l’introduzione di specie aliene: queste, oltre a minacciare la biodiversità del nostro Paese, possono avere un impatto negativo sulla salute e il benessere dell’uomo.
    Come è ormai ben documentato, le specie aliene possono causare ingenti danni economici alle attività produttive, soprattutto quelle agro-silvo pastorali e possono inoltre contribuire alla diffusione di malattie e parassiti molto dannosi per piante e animali, e dai risvolti estremamente pericolosi anche per l’uomo.
     
    La nuova normativa comunitaria ha dunque l’obiettivo di prevenire ulteriori introduzioni di specie aliene e di mitigare i danni dovuti a quelle specie aliene già insediatesi e diffuse sul territorio dell’UE.
     
     

  12. 11

    Personalmente non ce l’ho con le Higlander perché non sono un allevatore ma dico solo (alla faccia di Lanzavecchia) che se invadono il terreno altrui rovinando cose, devono essere prese delle misure affinché ciò non accada più. Il resto (miei commenti inclusi) sono chiacchiere.

  13. 10
    Marco Lanzavecchia says:

    Di notevolissimo in tutta la faccenda ci sono le August opinioni di persone che di allevamento è pascolo non sanno una SE HA e però non perdono l’occasione di fare un po’ di sovranismo alla cazzara. Che si siamo pace.. . Saranno sostituiti etnicamente dai negher sulla base del piano kalergi. Ma la vergogna di fare una figura da por La non l’avete più?

  14. 9
    luciano regattin says:

    Consiglio la lettura di questa tesi sulla razza Highlander, molto utile per approfondire l’argomento. Dopodichè, forse, qualcuno sarà ancora in tempo per “ammorbidire” la sua opinione attualmente di rigetto e rivalutare il progetto.
    http://www.valmont.unimi.it/Documenti/Elaborati_finali/Reynaud_Nicola_Elaborato_finale.pdf

  15. 8
    Enrico Defilippi says:

    Dietro l’allevamento in questione c’e’ un preciso progetto imprenditoriale, volto allo sfruttamento delle carni pregiate di questi bovini scozzesi; la citata  “Bruna Alpina”, difatti, mi risulta essere piu’ da latte che da carne, e di qui la distanza abissale tra le istanze ( che condivido ) del Fanchini e quelle dell’allevatore. E’ la distanza tra un’economia tradizionale di montagna, non di rado di sola sussistenza, da quella imprenditoriale contemporanea, peraltro ineccepibilmente  in linea con tutti i crismi della legge e delle istituzioni contemporanee.  Le Highlanders, in definitiva,  sono sopratutto, se non solo,  carne da macello. Ecosostenibile, pero’.

  16. 7
    Alberto Benassi says:

    a proposito di ecosistema, evidentemente  il Sig. ANTONIOG è d’accordo con Bolzonaro e sugli incendi che distruggono la foresta amazzonica…e le popolazioni che la abitano da sempre.

  17. 6

    ANTONIOG (che strano nome? o cognome, mah..), sui Ministeri t’hanno già risposto ma sull’ecosistema no.
    Il bosco che avanza altro non è che l’ecosistema che c’era prima che l’uomo lo radesse al suolo (anche incendiandolo) per creare il pascolo. Il pascolo per il bestiame é distruzione ambientale bella e buona. Non dimentichiamo che da quando l’uomo si è trasformato da nomade a stanziale, sono nate attività come l’agricoltura e l’allevamento che, avranno pure sfamato chi, pigro, sentiva l’esigenza di creare un “sistema” protettore, ma hanno fatto danni incalcolabili proprio all’ecosistema. Prima infatti i popoli si spostavano, non perché fossero appassionati di trekking, ma perché erano raccoglitori e cacciatori con ritmi dettati solo dalla Natura. 
    Il tipo che afferma che nel Vorarlberg le Higlander hanno reso più sicuro il terreno dal distacco di valanghe, avrá condotto i suoi “studi” al soldo della società che gestisce gli impianti da sci. Ci siete mai andati nel Vorarlberg? D’inverno è tutto immacolato e efficiente perché c’è la neve ma d’estate dovrebbero pagare  i turisti per farceli andare, tanto il paesaggio è desolato e asservito alle attività economiche (leggi sci) invernali.
    Faccio notare che nella più parte dei parchi di molti paesi a enorme superficie come USA, Argentina, ecc. l’allevamento bovino è vietato perché erode e desertifica il terreno.
    Fanchini è un vero montanaro che oltra a vivere in montagna (andate a trovarlo a casa sua solo se avete buone gambe, anche perché la Val Vogna è bellissima), vive di montagna e si preoccupa di tante piccole cose che riguardano la cura del territorio, che ai Ministeri come a certi sfruttatori di opportunità, manco passano per la testa. Non è affatto razzista verso l’umanità (lo conosco bene per poterlo dire) ma semmai è dotato di vena ironica che per essere compresa richiede solo intelligenza. E quella, o uno ce l’ha oppure s’incazza in luogo di farsi una risata.

  18. 5
    Alberto Benassi says:

    “quindi il Ministero ha fatto già le sue considerazioni scientifiche. tutto il resto non ha valore alcuno”

    buon per te che hai così  tanta fiducia nell’operato del  ministero.
     
     

  19. 4
    Matteo says:

    Caro Antoniog, metterei in questione l’affermazione “quindi il Ministero ha fatto già le sue considerazioni scientifiche. tutto il resto non ha valore alcuno.” visto e considerato tutto ciò che hanno combinato i Ministeri vari dal Talidomide in poi con le valutazioni “scientifiche” e quindi ben vengano le segnalazioni e la messa in questione delle decisioni ministeriali (e a maggior ragione il fatto se produce più reddito!)
    D’altra parte questa messa in questione è l’applicazione pratica della democrazia!
    Quanto al motivo del contendere non ho proprio idea se e quanto le Highlander possano essere così differenti dalle brune alpine, tanto che c’è chi li considera devastanti e chi una mano salvifica, ma francamente non credo. Comunque mi è venuta voglia di andare a vedere la val Vogna!

  20. 3
    antoniog. says:

    carlo crovella: questi allevatori possono avere questi animali perché e solo perché il Ministero lo permette. quindi il Ministero ha fatto già le sue considerazioni scientifiche. tutto il resto non ha valore alcuno. 

  21. 2
    antoniog. says:

    eh no cari miei qui mi inalbero. non basta la difesa di una lettera al 100% figlia di un clima razzista dove la gente pensa di scrivere ciò che vuole. (a qualcuno andrebbe ricordato che l’immunità parlamentare esiste solo per i parlamentari) inutile girarci intorno il tono della lettera era diffamatorio e giocava con il razzismo verso le persone. non a caso si dileggia in paralleli del tutto assurdi tra uomo e bestia come  nei passaggi dove si dice che questi animali non hanno guerra a casa loro, che non sanno l’italiano (come se arrivassero sui barconi …manca solo inventarsi corsi di dialetto per le vacche adesso…e quando il pascolo è sul confine orografico di due vallate gli insegniamo due dialetti? ma per piacere! )  e cose del genere. qui andate a cercare a tutti i costi una difesa di Fanchini. mi chiedo se oltre a scalarle le montagne le conoscete. certamente è una razza che “ripulisce” più di altre. la vogliamo chiamare “vorace”? va bene. e quindi? tutti gli studi, anche quelli da voi riportati, esprimono in giudizio positivo sulla loro opera di mantenimento dei pascoli. in altri territori si usa per riportare a pascolo zone dove il bosco sta avanzando distruggendo un ecosistema. La razza bruna è da sostituire? tutt’altro. w la razza bruna. e con questo? la razza bruna rende? perché oltre alle belle idee c’è la realtà e per un’azienda, qualsiasi essa sia, sono i soldi che fanno andare avanti o fanno chiudere. l’abbandono dei pascoli alpini è dato dalla scarsa sostenibilità economica. sono più redditizie? lasciamo che questa azienda faccia i suoi conti.  questi animali hanno sconfinato? hanno fatto danni? ci sono tutti gli strumenti giuridici per far intervenire chi per legge deve farlo e ha gli strumenti scientifici per verificarlo in maniera oggettiva. la letterina al vetriolo sui giornali vale zero. ZERO! tutto questo è falso? io non ne ho idea ma se lo fosse spero se ne occupi un avvocato. tutto questo è vero? si faccia denuncia e si sanzioni l’allevatore. non sarebbe la prima volta che succede. Di fronte ad un progetto e un’azienda con queste caratteristiche (almeno sulla carta) c’è bisogno di rompere le scatole anche a gente che lavora in questo modo e vive sulle montagne? e poi parliamo di abbandono dei monti? per forza se il modello della montagna auspicato è quello degli anni 50. ma è anche un falso storico perché fino agli anni 70 vi ricordo che le strade forestali erano di fatto aperte a tutti e le macchine andavano ovunque, c’erano roulotte ovunque, si usava la chimica come non mai ecc ecc…anche il passaggio “augurandosi alla fine che anche l’alta val Brembana possa un giorno assomigliare alle nude Highlands scozzesi…” è del tutto campato in aria. di cosa stiamo parlando precisamente? è un discorso di paesaggio quindi disturba la fattezza dell’animale? dal punto di vista del terreno non è molto diverso dal passaggio di una bruna, tranne che per la maggiore voracità. quindi? cosa volete, imporre la bruna? lo si dica chiaro e tondo ma si spieghi anche in maniera esaustiva il perché ed economicamente e giuridicamente il come. 

  22. 1
    Carlo Crovella says:

    Circa il contenzioso strettamente giuridico, non siamo qui in grado di valutare se i capi siano allo stato brado (o quanto meno non controllati) o invece controllati a dovere all’interno di precise proprietà private. Ma il contenzioso riguarda le due parti, non certo noi osservatori terzi.
    Per quanto riguarda la questione “scientifica”, ribadisco che io non dispongo delle conoscenze necessarie per affermare se le vacche in questione siano nocive o meno per l’habitat delle nostre valli. Mi limito a rifarmi alla vecchia saggezza popolare: “Moglie e buoi dei paesi tuoi”.
     
    Se le Highlinder sono dette “vacche scozzesi” un qualche motivo ci sarà… ovvero quello che sono autoctone della Scozia, non delle nostre valli. Questa mania di introdurre in modo indiscriminato specie provenienti da altri ecosistemi è concettualmente un pericolo (per l’habitat di destinazione) e il fenomeno andrebbe monitorato in modo strettissimo. Vale per i bovini come per i serpenti boa o per le testuggini. Vale per gli animali come per le piante. Mescolare le cose non va bene, la natura non è pronta e si rischiano solo dei danni. Ne vale poi così la pena?

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