Le mucche straniere di Val Vogna – 3

Replica alla lettera della società Agricola Montana Srl pubblicata il 29 luglio da Notizia Oggi. Questa replica non è stata mai pubblicata dai giornali locali.

Replica a Giovanni Reggiani
di Marco Fanchini

Sono una Guida Alpina, vivo in Val Vogna all’alpe Buzzo da 30 anni e conosco molto bene la montagna e il mio territorio. Inoltre da quando, nel 1997, ho acquistato delle vacche brune alpine e ho iniziato l’attività di allevatore regolarmente iscritto alla Camera di Commercio, ho anche costudito sui miei pascoli capre e bovini altrui. Cosa che ora non mi è più possibile.

Non mi sorprende che il signor Reggiani non ne sia al corrente (mentre è cosa risaputa in Valle) in quanto è solo da quattro anni che l’industriale/neo allevatore lascia liberi di pascolare i suoi capi nei terreni di sua proprietà. O almeno così risulta sulla carta, in quanto non ho di fatto mai visto la sua mandria all’alpe Tillio, non all’alpe La Rossa, non all’alpe Maccagno, ma spesso invece sul mio alpeggio all’alpe Buzzo, e anche al Buzzetto, all’alpe Pioda di Sopra, che appartengono ad altri… la montagna non è tutta sua.

Marco Fanchini

E’ comprensibile che sostenendo di pascolare in un territorio così vasto, come quello dichiarato nella lettera pubblicata dalla società Agricola Montana Srl, vi siano i parametri UBA che presuppongono la possibilità di mantenere tanti capi su così tanti alpeggi. Tuttavia, nella realtà nessuno ve li conduce, sia per il fatto che gli accessi sono spesso impraticabili, sia perché animali incustoditi e completamente alla mercé di loro stessi non ci si possono avventurare da soli. Perciò si concentrano tutti in un area molto più limitata, dove non sussistono sufficienti risorse per un numero così elevato. Conosco le vacche, ma anche le bufale: lo ius soli per le mucche, quando non è concesso nemmeno agli umani, mi sembra eccessivo e ridicolo.

Sembrerebbe forse un po’ esagerato dire che “dove passano loro non cresce più nulla”: in realtà cresce l’inquinamento dovuto alle abbondanti deiezioni, soprattutto lungo i corsi d’acqua, che nel periodo estivo sono particolarmente frequentati da questi bovini così pelosi alla ricerca di refrigerio. Così come avanza la desertificazione e il dissesto idrogeologico dovuto all’impoverimento di piccoli arbusti che con le loro radici contengono l’erosione lungo gli argini del torrente. Questa affermazione ridicola, secondo la quale l’abbattimento di alberi e arbusti riduce il rischio valanghe, mi suona poi davvero nuova. Sarebbe come togliere le gobbe ai cammelli per consumare meno acqua.

Scozzesi che pascolano all’Alpe Buzzo

Non voglio certamente mettere in dubbio il valore di tecnologie innovative, quali il GPS, applicate anche all’allevamento, ma allora come si spiega che qualche giorno fa sia stato abbattuto e recuperato con l’elicottero un povero vitello, incastrato tra i sassi del torrente già da diversi giorni con la zampa rotta e in putrefazione, se non con il fatto che non ci fosse nessuno a custodia della mandria? Il GPS localizza e segue gli spostamenti del singolo e del gruppo, così per chi vorrà controllare la veridicità delle mie affermazioni, sarà ancora più semplice. Tuttavia, per una Valle frequentata da molti turisti e dove passa il percorso GTA (Gran Traversata delle Alpi) è più rassicurante vedere dei pastori che governano il gregge, piuttosto che trovarsi sul sentiero faccia a faccia con una vacca armata di GPS (Global Positioning System) e doverla aggirare con prudenza.

Prima è nato Caino, poi le mucche. Inoltre non mi pare opportuno chiamare in causa i ricercatori universitari per sostenere posizioni ingiustificabili e di interesse personale. Se poi, suggerendo a noi abitanti della Val Vogna di imparare il gaelico intende che si debba cambiare le nostre abitudini in funzione dell’integrazione delle Highlands, ho seguito il suo consiglio: incuriositomi, mi sono imbattuto in un antico detto gaelico che tradotto in italiano suona all’incirca così “donne e buoi dei paesi tuoi”.

Con questo, vorrei dire al signor Reggiani che non ho nulla di personale contro di lui, che si metta pure il cuore in pace: sono le azioni individuali, più che una singola lettera, a determinare il valore di una persona; da signore quale dice di essere mi aspetto semplicemente dalla sua Azienda un riconoscimento dei danni subiti, un ridimensionamento della mandria, un maggior controllo dei capi di sua appartenenza e il rispetto delle proprietà altrui.

Scozzesi che pascolano all’Alpe Buzzo

Per poter esclamare “viva la Val Vogna”, bisognerebbe prima averla ascoltata insieme a chi ci vive.

Forse avrei potuto aspettare ancora qualche anno, con la tipica calma contadina, l’esaurirsi naturale di certe ambizioni e velleità… ma l’urgenza del dramma mi spinge inevitabilmente a prendere posizione. In pochi anni si stanno distruggendo equilibri centenari: sinceramente non mi preme che siamo determinati da meschini interessi economici, di fatto se ne va la nostra vita. Un ringraziamento particolare va ai giornali locali che si sono rifiutati di pubblicare queste mie parole.

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Le mucche straniere di Val Vogna – 3 ultima modifica: 2019-09-06T05:51:25+02:00 da GognaBlog

9 pensieri su “Le mucche straniere di Val Vogna – 3”

  1. 9
    bruno telleschi says:

    In passato la transumanza era largamente diffusa in tutta l’Italia ed ebbe nel regno di Napoli uno sviluppo imponente con le greggi che si spostavano dall’Abruzzo alla Puglia. Oggi è diventata anacronistica ed inutile: è molto più pratico ed economico spostare il foraggio piuttosto che gli animali. A parte il rispetto per le testimonianze morali ed esistenziali di pochi eroi conviene lasciare i prati e i boschi al dominio della natura.

  2. 8
    alessandro gentilini says:

    Solidarietà a Fanchini

  3. 7
    Alberto Paleaari says:

    Premesso che non sono contrario all’introduzione di specie straniere sulle Alpi, che possono esser utilissime (vedi la patata), esprimo tutta la mia solidarietà a Marco Fanchini, mio amico da almeno trent’anni, che Marcello Cominetti ha raccontato benissimo qui sotto. So benissimo che la mia solidarietà non vale niente per il mondo ma spero valga ad alleviare la solitudine di Marco. Che non si senta nel suo alpe del tutto solo in terra straniera.

  4. 6
    Matteo says:

    Alla fine mi pare essere un problema di vacche lasciate libere di andare dove vogliono…credo che il buon Marco Fanchini dovrebbe ricorrere alle autorità.

  5. 5

    Contrariamente alla visione pittoresca della vacca col campanaccio (povera lei, ma ci pensate: passare la vita con un peso e un rumore costanti) che pascola con lo sfondo di vette scintillanti spesso meravigliose, l’impatto sul suolo dei bovini è tutt’altro che lieve. Non pochi pendii risultano, dopo mesi, anni e secoli, di frequentazione bovina, erosi a scalini che si sviluppano come tante cenge parallele terrose perché private dell’erba. Saranno questi scalini a rendere sicure dal distacco di valanghe le piste di Lech, non dico di no, ma di contro si deve pagare quello che agli esercenti degli impianti di risalita importa meno, ovvero l’aspetto estivo brullo a scapito di un’estetica discutibile, ma ancor più,  di altre specie animali spodestate dall’invasiva presenza bovina.
    Quindi l’impatto ambientale dell’allevamento bovino è tutt’altro che lieve sul territorio, ma se il proprietario di un terreno, avendo le carte in regola, lo vuole destinare a quello scopo, immagino che sia libero di farlo. Il problema sollevato da Marco Fanchini in Val Vogna è relativo all’invasione fisica delle vacche di altro proprietario, che non sottoposte a controllo adeguato, scorrazzano anche nella sua proprietà. Marco, per sua scelta è vegetariano da decenni e si dedica alla coltivazione di frutti e ortaggi per il suo sostentamento personale ed economico. Nel senso che i frutti della sua terra li mangia per nutrirsi e li vende per campare. Ovvio che se questi vengono divorati dalle Higlanders (come anche da altri animali) Marco non può che esserne giustamente infastidito. Per Marco, che conosco assai bene, il tema è, oltre che pratico, anche ideologico e spirituale, e deve avere il massimo rispetto dal prossimo perché lui stesso lo ha nei confronti degli altri a cui non fa nulla di male, anzi. Il tema del controllo di questi bovini pelosi può essere argomentato e discusso quanto si vuole da entrambe le parti, ma resta il fatto che sono entrati in casa sua danneggiando dei manufatti privati e quindi Marco ha diritto ad essere risarcito e soprattutto ad essere rassicurato sul fatto che queste invasioni o sconfinamenti non si ripetano più. Mi sembra il minimo per assicurare a entrambi una civile convivenza che deve basarsi prima di tutto sul reciproco rispetto territoriale e delle rispettive attività agricole e di pastorizia.
    Se qualcuno ha commentato che non è più sostenibile (vocabolo usato più a sproposito e relativamente alle proprie tasche, che non nella sua vera accezione rivolta semmai all’ambiente e agli esseri che lo popolano nel senso socio-antropologico) un’agricoltura stile “anni ’50”, io invece sottolineo come questa mentalità vada rispettata e semmai sostenuta in un era in cui tutto va “valorizzato” e messo a rendita economica massima, calpestando la Natura e quindi, a lunga scadenza la dignità umana. 
    Marco Fanchini è una persona che vive in equilibrio con l’ambiente naturale che lo circonda e in cui ha scelto liberamente di risiedere stabilmente anche a costo di fatiche enormi. A lui va il massimo rispetto! Magari le montagne fossero abitate ancora da chi ne ha un rispetto sacro e conservatore. Magari, tanto per fare un esempio banale ma efficace, le praterie dell’Arizona fossero ancora popolate dai soli nativi che rispettavano il bisonte e si confrontavano con lui ad armi pari, prima dell’invasione bianca.
    Il mantra PRODUCI CONSUMA CREPA non è condiviso da tutti gli umani. Lo è dalla maggior parte, purtroppo, ma chi non lo condivide non dev’essere fagocitato da una maggioranza cieca verso il futuro e consumatrice estrema dell’immediato. Chi vive in armonia con il creato (sono ateo ma lo chiamo così anch’io perché rende l’idea) va rispettato e basta. Soprattutto quando lui stesso ha rispetto del prossimo.Di fronte a questi argomenti, si capisce che il problema che le Higlanders siano una specie allogena, passa in secondo piano e riguarda semmai la Comunità Europea, i suoi circoli di denaro, le tasche dei politici, quelle dei loro veneratori incondizionati e obbligati e, forse, alla fine, quella di un territorio ipersfruttato intensivamente, perché l’equilibrio da fastidio e va sovvertito.

  6. 4
    Alberto Benassi says:

    e per di più la si vuole introdurre in un numero di capi di bestiame , mi pare di aver capito, eccessivo per quegli alpeggi , per quell’ambiente.
    Tra il numero degli animali e l’ambiente che li ospita ci deve essere un’equilibrio. Ma questa non è la filosofia di certi allevatori che per ragioni economiche mirano all’allevamento INTENSIVO.
    Non si può trasformare un’alpeggio in una batteria d’allevamento a cielo aperto.
    Con il risultato di un impatto squilibrato che va a produrre danni su quell’ambiente.

  7. 3
    Carlo Crovella says:

    Esprimo il mio particolare sostegno a Fanchini.
    Anche lui è giunto alla stessa conclusione: è rischioso mettere in discussione equilibri centenari dell’habitat circostante. Vale per ogni situazione.

  8. 2
  9. 1
    Alberto Benassi says:

    In pochi anni si stanno distruggendo equilibri centenari

    quella di distruggere gli equilibri,  è una particolare caratteristica umana che mira alla speculazione.

    un ringraziamento particolare va ai giornali locali che si sono rifiutati di pubblicare queste mie parole.

    i  giornali…lasciamo perdere.
    Quello che non capisco è perchè una razza di vacca che è stata sviluppata da secoli  in Scozia, quindi con caratteristiche adatte per quella terra. La si voglia per forza portare in altre zone, con altre caratteristiche climatiche e ambientali, dove , da sempre ci sono altri animali più adatti.
    Come sempre l’egoismo dell’uomo, la sete di denaro e di potere,  ha il sopravvento su tutto.

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