Le nostre cattive abitudini

Il testo concordato nel Decreto Rilancio a proposito della regolamentazione dei migranti prevede permessi temporanei della durata di sei mesi per immigrati già presenti sul territorio nazionale da impiegare come stagionali in agricoltura o come badanti e colf. L’accordo prevede che spetti al datore di lavoro il compito di autodenunciare le situazioni di irregolarità da sanare, in cambio dell’immunità penale. Il datore di lavoro potrà regolarizzare un lavoratore dietro il pagamento forfettario all’Inps di un contributo di 400 euro. Esclusi dalla possibilità i datori che siano stati condannati, anche in via non definitiva, negli ultimi 5 anni, per reati quali caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione.

Ma, a questo proposito, vogliamo riportare l’articolo di Mario Giro, pubblicato in immediata precedenza.

Regolarizzare, contro le nostre cattive abitudini
di Mario Giro
(pubblicato su huffingtonpost.it il 13 maggio 2020)

Chi dice che non si può regolarizzare il lavoro nero dovrebbe rivolgersi agli italiani. Sono gli italiani (imprenditori e famiglie) che non regolarizzano e proseguono testardi questa cattiva abitudine che alla fine crea il lavoro nero.

Se poi, in tempi in cui il lavoro è divenuto merce rara, le mafie si inseriscono nel settore è un’altra storia che dovrebbe farci capire quanto le cattive abitudini sono pericolose. Ma l’italiano medio pensa ancora che non mettere in regola, non pagare le tasse, sia un peccato veniale. Invece è un peccato mortale che uccide il mercato del lavoro regolare e lo regala alla criminalità.

All’origine c’è sempre la cattiva abitudine italiana di soprassedere se non ti danno la ricevuta, di far finta di niente se non ti danno fattura ecc. Sono gli italiani che cedono al continuo ricatto di chi vuol eludere. Poi non ci meravigliamo se lo Stato non riceve tutto ciò che dovrebbe.

Non si venga a dire che ciò dipende dal fatto che le tasse sono troppo alte, come dice da sempre la destra. E’ esattamente il contrario. La cattiva abitudine c’è da prima, anche quando le tasse erano più basse. Aumentano continuamente perché non tutti le pagano. Facciamo all’inverso e vedrete che si possono abbassare.

Quindi dipende da noi. Non sono certo gli irregolari dell’agricoltura, le badanti o le colf a non voler un contratto: siamo noi che non vogliamo darglielo. Non si tratta soltanto di imprenditori ma di tante famiglie… cioè di cittadini ordinari. Sarebbe ora di regolarizzare tutti per dare un contratto ad ogni lavoratore. Questo riguarda anche tantissimi italiani che stanno nel sommerso. Oggi abbiamo un’occasione d’oro: uscire dal nero e non rientrarci mai più. Ma le resistenze sembrano dire che non si vogliono abbandonare le cattive abitudini… e allora sarà peggio per tutti. 

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Le nostre cattive abitudini ultima modifica: 2020-07-28T04:54:28+02:00 da Totem&Tabù

4 pensieri su “Le nostre cattive abitudini”

  1. 4
    Antonio Arioti says:

    C’è chi giustifica l’elevata imposizione con l’elevata evasione e chi giustifica l’elevata evasione con l’elevata imposizione. Nessuno però parla di una terza via, fatta di oculata gestione del denaro raccolto.
    Ci sono paesi in cui l’imposizione è molto alta ma i cittadini beneficiano di un ritorno in termini di servizi.
    Io penso una cosa, il pesce puzza dalla testa. Se chi detiene il potere dà un cattivo esempio come si può pensare che chi sta’ sotto sia virtuoso? Se chi detiene il potere desse il buon esempio avrebbe poi titolo per saccagnare chi si comporta male ma se chi detiene il potere sperpera a mani basse l’interesse a dar vita a un popolo di virtuosi viene meno, pena la perdita del consenso (non facciamoci abbindolare da alcuni show sull’attività di controllo, la quale rimane a livelli infimi, e dalla moltitudine di cartelle e avvisi che fra condoni, rottamazioni, saldi e stralci ecc. alla fine crocifigge solo qualche poveraccio su milioni di contribuenti).
    Poi c’è chi dice che ciascuno dovrebbe fare la propria parte. Quale? Quella del cala braghe? Aggiungo che ormai siamo arrivati a un tale delirio di norme che a voler essere onesti si fa pure fatica. Cioè, ci hanno preso per stanchezza. Poi certo, in Italia vige la cultura del furbo ecc. ma chi è che per primo dovrebbe trasmettere valori? Chi ci governa (a tutti i livelli) o il lavoratore in nero che fatica ad arrivare alla terza settimana del mese? Ci siamo già risposti.

  2. 3
    lorenzo merlo says:

    Producono disaffezione, disinteresse e ciô che socialmente ne deriva. 

  3. 2
    Matteo says:

    Che il problema non sorga da un singolo punto è evidente e che la soluzione non sia mai data da una singola azione altrettanto.
    Però non capisco cosa c’entrino la credibilità politica o l’affidabilità delle istituzioni: sono perfette espressioni dell’italiano medio, che forse è anche peggiore di queste…quindi parliamone pure, ma non aiuterà a regolarizzare alcunché.
    Ma non chiedetemi come si possa risolvere la situazione…

  4. 1
    lorenzo merlo says:

    Pensare che un problema sorga da un solo punto è credere che la realtà non sia entro la relazione.
    Che sia lì, in attesa di noi.
    Cultura vecchia e terribile.
    Il cui primo prodotto è alimentare se stessa.
    Parlare di evasione fiscale senza parlare di credibilità della politica e dell’affidabilità delle istituzioni; senza parlare dei degrado valoriale; senza ricordare l’individualismo; senza citare la distruzione delle comunità stringe il discorso per consegnarlo su un piatto d’argento ai benpensanti; per privarlo dalla sua psicologia e renderlo così, ridicolo.

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