Le ragioni del “No eliski” non sono quelle della sicurezza

Le ragioni de No eliski non sono quelle della sicurezza
Le fotografie sono di Jacob Balzani Lööv

Il 29 marzo 2015, come programmato, si è svolto in val Vannino il raduno NO eliski in Val Formazza – né altrove sulle Alpi.
Erano presenti 59 persone persone che, presa la seggiovia da Valdo, hanno poi proseguito con gli sci e le ciaspole, per tutta la val Vannino fino al rifugio Margaroli. Qui, dopo le foto, è stato firmato da tutti i partecipanti il libro del rifugio, a testimonianza di un passaggio silenzioso e rispettoso verso la montagna e tutti i suoi ospiti. Hanno aderito, tra i tanti, le Guide Alpine Alberto Paleari e Marco Tosi (quest’ultimo assente per via di una gara di scialpinismo), Mountain Wilderness Italia e Svizzera e le sezioni CAI Est Monterosa (ad eccezione di Macugnaga e Formazza).

L’eli-divertimento e l’eli-abuso sono condannabili ovunque li si pratichi”. Lo ribadisce ora Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, in una lettera aperta al ministro dell’Ambiente e a quello di Trasporti. Questa lettera è l’ennesima denuncia della mancanza di una vera regolamentazione a livello nazionale sull’eliski. Nel 1988, l’allora presidente della Commissione Tutela Ambiente Montano (TAM) del CAI, Bruno Corna, protestava contro la colonizzazione motorizzata delle montagne italiane. Subito dopo ci furono le manifestazioni di Mountain Wilderness, in Valgrisenche e altrove. Trento e Bolzano, già dal 1996, hanno vietato questa pratica sulle loro montagne; la Valle d’Aosta ha regolamentato; in Francia l’eliski è vietato senza eccezioni.

Salita al Clogstafel
Formazza2-Clogstafel

Dal lontano 1988 siamo ancora in attesa di una legge dello Stato. Contro ad essa ci sono ovviamente gli interessi economici, ma anche opinioni. Una per tutte, quella di Guido Azzalea, presidente delle guide valdostane: “D’estate un elicottero – ironizza – vola regolarmente dentro un parco nazionale per portare su e giù viveri e immondizia dai rifugi: un animale non vede la differenza tra questo e un elicottero che fa eliski o anche soccorso (intervista di Montagna.TV)”. Appunto: d’estate! Non d’inverno o di prima primavera quando gli animali sono stremati dal lungo periodo di neve e freddo, senza pascolo.

Alberto Paleari guida il gruppo con la bandiera di Mountain Wilderness, 29 marzo 2015
Momenti della marcia contro l'Eliski in Val Vannino.

La manifestazione in Val Vannino è stata del tutto pacifica, senza alcun tipo d’incidente verbale con gli oppositori. Qualcuno ha proseguito fino al Lago Sruer, o anche fino al Passo di Nefelgiù. E’ da sottolineare l’affiatamento dei partecipanti, l’entusiasmo di scialpinisti e ciaspolatori in rappresentanza di parecchi CAI piemontesi e lombardi. Da segnalare anche la presenza del delegato piemontese di Mountain Wolderness, Toni Farina, da lungo tempo sulla breccia delle lotte ambientaliste.

Eppure i segni di possibili polemiche c’erano già dai giorni precedenti. La Repubblica di Torino titolava (27 marzo), sull’onda emotiva del grave incidente di eliski a Cesana che ha visto la morte di due sciatori Mathieu Ricchi e la guida alpina Luca Prochet: “Dopo l’incidente di Cesana arriva in Regione la grana dell’eliski”.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-Val Vannino

L’articolo denuncia che, data l’assenza di regolamentazione, “soprattutto sulle vette di confine regna l’anarchia. E le società francesi, cui in patria l’attività è severamente vietata, offrono i loro servizi per depositare sciatori sui versanti piemontesi”.

Veniamo a sapere che l’assessore regionale all’Ambiente Alberto Valmaggia prende tempo e promette che la Regione si occuperà del problema. Ma già a gennaio c’era stata la lettera aperta a Chiamparino (vedi nostro post), con annessa raccolta di firme, dell’avvocato torinese Matteo Guadagnini che chiedeva proprio a Chiamparino un intervento sul tema. L’articolo concludeva con la frase “L’incidente di ieri versa altra benzina su un tema già infuocato”.

Sempre La Repubblica di Torino, il giorno dopo 28 marzo, accentuava i toni emotivi sulla questione con il titolo “Val Thuras, il contratto shock dell’eliski: “Accetto tutti i rischi compresa la morte“.

Oltre ai particolari della dinamica dell’incidente, veniamo a sapere (a firma di Federica Cravero) dell’apertura d’inchiesta per omicidio colposo del pm Raffaele Guariniello, ma anche di particolari come la liberatoria firmata prima del volo.

Salita in Val Vannino, 29 marzo 2015
Formazza2-ValvanninoLoov

Perché stiamo riferendo di questi articoli? Perché riteniamo che siano assai pericolosi per la causa dell’abolizione dell’eliski. Nessuno dei partecipanti alla manifestazione del 29 marzo approvava che si facesse confusione in questo modo. “No agli avvoltoi”, diceva Alberto Paleari.

Mai e poi mai si vorrebbe che la regolamentazione dell’eliski o il divieto di pratica venissero ottenuti con lo spettro della sicurezza, per questioni cioè che si scontrerebbero immediatamente con la libertà di andare in montagna. Voglio far notare che secondo questa logica, se è pericoloso l’eliski oggi allora domani lo sarà tutto il fuoripista.

Nella lettera di Carlo Alberto Pinelli prima citata c’è un passaggio pericolosissimo: “Eppure una lunga serie d’incidenti” – osserva Pinelli – avrebbe dovuto indurre il legislatore a prendere in considerazione interventi urgenti. Tali incidenti si sono intensificati durante la corrente stagione, come puntualmente i media hanno riportato. Anche qualora non si reputasse opportuno quel divieto generalizzato che noi continuiamo ad auspicare, non è più procrastinabile una rigorosa regolamentazione del settore, orientata in primo luogo verso la sicurezza, ma anche verso il rispetto dell’ambiente”.

In effetti la stagione 2014-2015 è stata segnata da tragedie eliski come quella di Valgrisenche, oppure di Livigno, oppure ancora come quella di Cesana Torinese. Disgrazie sulle quali occorre sempre meditare.

Ma, a nostro parere, guai se si arrivasse a regolamentazione o divieto solo sull’onda di queste tragedie, con l’obiettivo di evitarne altre. Sarebbe la più grave sconfitta che gli oppositori dell’eliski potrebbero subire. Non si può difendere l’ambiente con l’abdicazione alla libertà. Sempre nella logica per cui la responsabilità dovrebbe sempre averla vinta sul divieto per questioni di sicurezza. Il divieto è per i bambini, non per gli adulti responsabili. Anche se la strada è assai lunga…

Alcuni dei partecipanti alla dimostrazioni

“I love eliski”
di Alberto Paleari
La manifestazione contro l’eliski in Val Formazza di domenica 29 marzo si è svolta in un modo tranquillo e civile, senza polemiche, senza incidenti e senza neanche un discorso ufficiale: tutti sapevano perché erano lì e non c’era bisogno di parlarsi addosso. 59 partecipanti hanno firmato il libro del rifugio Margaroli per testimoniare le loro convinzioni, altri se ne sono dimenticati e hanno continuato a salire verso i passi del Lebendun e del Nefelgiù. Erano rappresentate quasi tutte le sezioni del CAI della provincia e molte del varesotto e del milanese, oltre che alle sezioni italiana e svizzera di Mountain Wilderness.

Mi è stato chiesto di spiegare le nostre ragioni di oppositori all’eliski, così come i sindaci di Macugnaga e Formazza hanno spiegato le loro la settimana scorsa; penso però che al posto di tanti discorsi bastino due fotografie.

Formazza2-Copia di no eliski 009
Alla partenza della seggiovia del Sagersboden abbiamo trovato lo striscione messo dai sostenitori dell’eliski (I love eliski) che c’è nella prima fotografia;

Foto di gruppo sopra al rifugio Margaroli.
invece nella seconda fotografia (no eliski), scattata nei pressi del rifugio Margaroli, ci sono gli striscioni dalle persone contrarie.

I sostenitori dell’eliski non si sono accorti di aver messo il loro striscione dietro ai bidoni della spazzatura. Probabilmente i bidoni non li hanno nemmeno visti.

I sostenitori del “no eliski” si sono fatti fotografare in un bel posto con lo sfondo grandioso delle montagne innevate della Scatta Minoia.

Nelle due fotografie sono rappresentate due sensibilità diverse, due concezioni del mondo diverse, due progetti di mondo diversi, due futuri diversi. Quale dei due futuri preferite per le nostre montagne?

Un po’ di rassegna stampa:
La Repubblica, Torino, 30 marzo 2015:
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/30/foto/in_formazza_contro_l_eliski_sulle_montagne_piemontesi-110829139/1/#1

La Stampa, 31 marzo 2015
Formazza, in sessanta al raduno contro l’eliski

Siti vari:
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Le ragioni del “No eliski” non sono quelle della sicurezza ultima modifica: 2015-03-31T07:00:40+01:00 da GognaBlog

48 pensieri su “Le ragioni del “No eliski” non sono quelle della sicurezza”

  1. 48

    Pacifico che siamo d’accordo nella sostanza Maki.

    E’ ovvio che ho citato le mongolfiere come scherzoso paradosso! (volevo scrivere “dirigibili”, ma “mongolfiere” fa più figo perchè queste stanno tornando di moda alla grande…:-) A riguardo degli aereoplani (roba a motore e che plana), per piccoli ed agili che siano, potrei anche immaginarmeli atterrare in una delle magnifiche larghe valli piemontesi che citi… ma la vedo dura per un aeroplanino atterrare sulle vette dolomitiche oggetto di eliski in Cadore (Antelao, Sorapiss, Marmarole…), solo per fare un esempio, a meno che l’eliski non comprenda un rischio di schianto ad ogni volo, od un buttare in volo gli sciatori in volo con paracadute. Ach! bisogna che io mi taccia sennò do buone idee per nuovi scellerati sport “adrenalinici” 😉

    Scherzi a parte, sebbene io sia “occidentalista” (non so cosa voglia dire, invero) conosco forse un poco più da vicino alcune realtà in dolomiti, in Veneto. Da anni con amici che vivono lì, in paesi di montagna deturpati da piste ed impianti vari, ma in perenne crisi economica sempre maggiore, ci domandiamo davvero a cosa è servito, economicamente, per la gente del posto, tutto questo “impiantare” per lo sci della domenica. Tutto questo tipo di turismo di “massa” in un territorio così fragile… è stata una economia che ha portato benessere nelle valli ? Se tiriamo le somme dopo 30 anni, io dico di no. I (giovani) veneti continuanno ad emigrare come i loro nonni… (ma… questa è forse anche un’altra storia?). Le guide alpine continuano a non riuscire a lavorare (portando gente a scalare), etc. etc.

    Insisto sulla Francia perchè è un esempio da copiare (ed anzitutto da studiare): Com’è che i Francesi sono arrivati alla conclusione di una legge che nega tutto ? Non ho avuto tempo e modo di studiarmi la STORIA del perchè e percome. Mi riprometto di farlo (e se c’è qualcuno che è informato potrebbe riportraci qui, grazie). Leggendo velocemente mi pare di capire che ci sia stata una sintonia tra movimenti ambientalisi ed il Club Alpino Francese ed… ovviamente un governo che ha voluto legiferare a riguardo… In Italia le questioni (di economia) ambientale non sono mica nelle “slides” del capo… o sbaglio ? 😉

    Ho parlato di referendum come domanda e provocazione, ma forse invece ero serio, forse è “l’ultima spiaggia” democratica, perchè è certo che siamo d’accordo sulla necessità di un “piano di uscita graduale”, ma questo doveva essere iniziato da almeno 20 anni, invece andiamo verso un ammazzamento ambientale sempre maggiore.
    Certo, in passato abbiamo votato ai referendum contro la privatizzazione dell’acqua 2 volte e quasi non è ancora servito…
    Certo, io vorrei vivere in uno stato democratico dove non dobbiamo andare a votare ogni 2 per 3 su robe che parrebbero ovvie come la privatizzazione dell’acqua, le questioni dei diritti civili, le pensioni, le questioni ambientali, l’eliski (ultimo dei problemi).

    Come rincominciamo questo “piano di uscita graduale” ?
    Forse è il Club Alpino Italiano (di cui faccio parte come “gufo”) che dovrebbe anzitutto impegnarsi in questo ?
    Io personalmente sono arrabbiatino con il fatto che il CAI faccia altro invece (ma questa è forse un’ltra storia).

    Ma che fare allora ?

  2. 47
    Maki says:

    Io agli esterofili ricordo sempre che polizia e galere esistono in qualunque paese, così come i loro “clienti”. I francesi sono un popolo fatto di individui ognuno con le sue idee, non sono diversi da noi, ci mancherebbe. Se sono arrivati a un divieto sull’heliski è perché qualcuno aveva iniziato a praticarlo, è perfettamente normale che ci siano i favorevoli e che abbiano cercato di continuare a farlo. Questo nella quasi totalità dei casi significa farlo sul confine violando, semmai, le leggi italiane: mi fa piacere che sia vietato agli elicotteri francesi di atterrare sul Rutor, dunque perché glielo lasciamo fare? O hanno un’autorizzazione o qualcuno sta girando la testa dall’altra parte, ma è un problema tutto italiano. A casa loro gli abusi li hanno denunciati.

    Per Giorgio, il divieto generico ai mezzi aerei si deve al fatto che con aerei leggeri si riesce ad atterrare in alta quota, non certo alle mongolfiere. 🙂

    Dobbiamo vietare una cosa solo perché all’estero lo hanno fatto più o meno tutti? No, certamente. Però magari buttare un occhio e capire perché l’hanno fatto e quali sono state le conseguenze può aiutare a progredire in base al principio che per capire se una stufa scotta ci son due modi: metterci la mano o guardare gli altri mentre lo fanno. I francesi hanno avuto la lungimiranza di metterci un punto prima che diventasse un problema diffuso senza risentirne economicamente, ed è quello che vorremmo fare qui nel basso Piemonte. In Svizzera hanno aspettato che il fenomeno fosse così radicato in certi posti da non riuscire più a dire di no, più o meno quello che credo stia avvenendo nel nord della regione.

    L’idea di un referendum sull’argomento mi fa dolcemente sorridere, in un paese dove non si raggiunge il quorum su argomenti che toccano tutti… ma non c’è bisogno di votare per applicare il principio democratico che si segue il volere della maggioranza, tutelando allo stesso tempo le minoranze deboli e riconducendo alla ragione quelle moleste. Basta guardare fuori dalla finestra quanti sono gli uni e gli altri. Sono sostenibili oggi le piste, chiede Giorgio? Secondo me no, ma non lo erano nemmeno vent’anni fa. Però ci sono, fanno muovere milioni di persone e sostengono un’economia importante, difficile e probabilmente ingiusto liberarsene. Di sicuro non dall’oggi al domani, la via giusta credo sia cambiare gradualmente indirizzo per ridurne l’impatto. Quello che è assolutamente certo è che la presenza di deturpazioni pregresse non rende irrilevante l’uso degli elicotteri (argomento numero 1 che usano per autogiustificarsi). Se un posto è già stato sporcato da altri, siamo autorizzati a buttare le cose per terra? A me hanno insegnato di no.

    Dal lato economico conviene? Difficile da sostenere. In Val Maira oggi, dopo anni di sforzi, hanno una nutrita clientela di turisti silenziosi che riempiono rifugi e locande, da tutta Europa. Nella valle a fianco (Varaita) stanno arrivando gli elicotteri e in Val Maira tremano. Se iniziano a girare sulle cime in comune fra le due valli 15 anni di impegno vanno a ramengo, e ad oggi *non c’è modo di opporsi*. Il tutto per cosa? per gli incassi di 3-4 persone al massimo. E’ giusto democraticamente che il reddito di una intera valle sia messo a rischio da quattro gatti? Secondo me no. Altrove può essere diverso. E’ chiaro che se in val Formazza ci sono persone che ci vivono non puoi farli smettere da oggi a domani ma questo non significa che non si possa fare un piano di uscita graduale.

  3. 46
    Alberto Benassi says:

    Stefano io ho provato a porgere l’altra guancia, come si dice, a trovare un giusto compromesso. Compromesso che potesse andare bene a tutti.
    Il risultato è stato solo approfittarsi. Fare le cose di nascosto e mettere chi la pensa in un certo modo davanti ad un fatto compiuto.

    Che poi questa discussione sia roba per pochi malati, siamo più che d’accordo e non lo metto in dubbio che ci sono ben altri problemi che meritato molto di più da noi.

  4. 45

    Alberto, spit sì spit no è in voga da quasi trent’anni… è cambiato qualcosa? E’ servito a qualcosa porsi su binari opposti e contrastarsi a vicenda? No… non è servito a nulla se non a litigare anche furiosamente, su spazi di vario genere…
    Ed è un argomento di nicchia…
    Un argomento così ampio come l’eliski che non viene dibattuto solo tra “addetti ai lavori” necessita di qualcosa in più rispetto alle solite diatribe alpinistiche…
    Una pseudo-proposta io l’ho esplicitata quindi, non sono qui a scrivere di “tanto è successo…” che non è minimamente nel mio stile, ma cerco di proporre alternative che alla fine abbiano un senso e possano, forse, essere costruttive…
    😉

  5. 44
    Alberto Benassi says:

    per Stefano.
    Più che nessuno direi che molti non la magiano. Sicuramente la maggioranza. Ma anche se siamo in democrazia, questo non vuol certo dire che la minoranza si debba adeguare. Io certamente non mi adeguo. E se vedo dei troiai, cerco di porci rimedio. Il tanto oramai è successo non mi piace.

  6. 43

    X Alberto… la zuppa diventa acida quando rimane troppo tempo in tavola e nessuno la mangia… per il resto non trovo niente di diverso se non nelle parole tra quello che ho scritto io e quello che hai scritto tu… 🙂
    X Giorgio… le frasi cambiano di significato a seconda della loro applicazione in contesti diversi… 🙂 non tutti sono contrari alle piste da sci e lo rimarchi proprio nel post precedente a quello in risposta a me… 😉
    Francia, Svizzera, Germania, Laos… gli italiani sempre tutti a guardare gli altri per avallare le proprie posizioni…
    Guido Azzalea fa notare che tutto ilmondo è paese e i francesi (come d’abitudine direi…) non smerdano a casa loro ma se ne fregano di farlo in casa d’altri… da noi meridionali alpini invece “fatta la legge fatto l’nganno!” sempre quello è…
    Guardiamo a ciò che a noi interessa, evitiamo le liti da osteria (che comunque avverranno) e seguiamo i pecorsi più consoni per portare avanti le nostre posizioni…(ricetta piuttosto semplice da eseguire ma spesso dimenticata…) .
    Parli di referendum… e perchè no? E’ l’unica norma costituzionale che da reale voce al popolo. Poi è vero che a ratificarlo ci devono pensare le camere e spesso son dolori ma darebbe una bella botta a questre situazioni e ci immetterebbe su regole che volenti o nolenti dovrebbe essere condivise. Un’idea eh… nulla più!

  7. 42
    GIANDO says:

    Ribadisco quanto detto all’inizio e che, magari con espressioni diverse, trovo condiviso da più parti. Il problema non risiede tanto nelle regole, le quali potrebbero tradursi, come spesso accade, in norme di tipo salomonico (della serie diamo un colpo al cerchio ed uno alla botte) bensì nella sensibilità delle guide alpine, in primis, e dei clienti, in seconda battuta, nei confronti della pratica in oggetto.
    Dal cliente mi aspetto e non mi aspetto ma dalle guide alpine mi aspetterei un atteggiamento di tipo diverso, nella fattispecie una solidale condanna nei confronti non solo dell’eliski ma più in generale di tutte quelle attività che non hanno nulla a che vedere con un approccio rispettoso, gentile e magnanimo nei confronti dell’Alpe (per usare le parole di Popi).
    Chiaro che una legge con la quale venisse impedita la pratica dell’eliski metterebbe nero su bianco ma ciò potrebbe non essere sufficiente ad evitare comportamenti tendenti ad aggirarla, a meno che la stessa non venisse condivisa da tutti gli altri stati dell’arco alpino.
    Questa è prima di tutto una questione etica e l’etica non la insegnano né le leggi né i regolamenti. Senza l’etica oggi si può vietare l’eliski ma domani ci si ritrova a confrontarsi con qualche altra novità poco rispettosa dell’ambiente montano e della maggioranza dei suoi frequentatori.

  8. 41

    Per maggior chiarezza,l’ENAC consente ad un elicottero francese di partire dalla Francia dotato di un piano di volo ( controllato dalla dogana di Aosta e dal Corpo Forestale di zona ) di entrare in Italia su una ben determinata rotta di volo e di fare dogana ad Aosta con i passeggeri a bordo.Dopo di che puo atterrare in determinate aeree concordate ma sempre al di sotto dei 1500 mt. di quota,per cui ogni atterraggio al di sopra di questa quota è assolutamente vietato.Rutor compreso.

  9. 40

    grazie Popi Miotti del ricordarci di Pontechianale.
    Non ne sapevo niente e mi pare alluncinante che si faccia eliski proprio in VAL VARAITA ?… cioè non riesco ad immaginarmi dove possa essere “divertente” per uno che fa sci con l’elicottero… forse nella parte alta della valle ? O nel vallone di Vallanta ?!? Mha. Ho provato a cercare sul web (sul sito de lastampa non c’è nulla) ma non ho trovato nessun riferimento alle affermazioni del sindaco ed a proposito dell’argomento solo questo articolo: http://www.mountcity.it/index.php/2015/03/27/pasquetta-lelicottero-ti-porta-in-vetta-ma-a-pontechianale-ce-chi-si-oppone-cosi-si-rovina-la-vallata/

    Per buttarla in ridere un attimo: Tutte le volte che sono andato nella amata valle per fare qualche cascatella, passiamo dal buon Romeo Isaia, gestore del rifugio Savigliano e grande ghiacciatore e narratore delle aperture delle vie di ghiaccio negli anni addietro ed alla domanda: Romeo, cosa ne pensa della cascata X? risposta: BELLISSSIMAAAA! E della Y? BELLISSSIMAAAA… qualsiasi cosa lì, anche un sentiero è “bellissimo” per Lui (e per noi anche). Me lo immagino quindi prender su le picche che ha appeso al muro del rifugio alla vista della congrega di elisciatori capitati per caso nel suo rifugio e che gli domandano:
    “dov’è che è che atterra l’elicottero esattamente ?”

    SCHERZO 🙂

    W l’Occitania.

  10. 39

    Scusate gli errori di ortografia ma la gatta mi cammina sulla tastiera.

  11. 38

    Per Alberto…dico semplicemente che anche quando ci sono regole c’è sempre qualcuno che non le rispetta,i francesi non sono poi cosi duri e puri come li si dipinge. Per il ” Capo ) lo lo dov’è il Rutor,la vetta è in Italia ma tutta la cresta che va a dx è Francia.Le normative europee di volo proibiscono a qualsiasi elicottero partire dalla Francia e portare passeggeri ( di questo si tratta ) soltanto in aereo superfici aereoportuali,per la Valle sono ad Aosta e Courmayeur,ogli altro atterraggio è Proibito.

  12. 37
    Popi Miotti says:

    Oltre a questi, leggo su Corriere e Stampa due interventi sull’eliski. Ammirevole quello del sindaco di Pontechianale che nella condanna della pratica sul suo territorio sembra avere una lungimirante visione sul futuro turistico della valle e su come vorrebbe che fosse. In difesa delle “pale rotanti” si sono lanciate invece alcune altre zone, come ad esempio Macugnaga, qualche proprietario di elicotteri e qualche professionista. Premesso che secondo me ognuno è libero di rischiare come vuole, penso però che lo debba fare coinvolgendo gli altri il meno possibile, ma non voglio trattare qui i problemi di sicurezza. Io ho della montagna (e della natura) un concetto sacro, penso persino eccessivo (a volte mi sento un po’ ridicolo), e per questo ho sempre visto la mia attività di comunicatore e promotore del turismo alpino (anche quando fui Guida alpina) una missione più che un lavoro. Non posso quindi che dispiacermi di come oggi si esageri nel proporla e nell’esporla. L’eliski non è che l’estrema degenerazione di una progressiva perdita di etica nei confronti di un ambiente che specie d’inverno assume particolare delicatezza. E’ questione di sensibilità, di rispetto per l’Alpe, di gentilezza e se vogliamo di magnanimità, visto che possiamo permettercelo, nei suoi confronti. Tutti sono d’accordo che l’eliski ha un impatto economico relativo (lo dicono gli stessi proprietari di compagnie di elicotteri); ciò vuol dire, se vero, che se ne può fare benissimo a meno. E allora visto che ci sono altri modi per fare giornata perché non provare a puntare su iniziative più rispettose nei confronti dell’ambiente?
    Dire no all’eliski sulle Alpi, ma anche ovunque, sarebbe un piccolo segnale di cambiamento e tanti piccoli segnali, specie se vengono dalle istituzioni, qualunque esse siano, creano un percorso. Impressionante e di ironica crudezza, ma con un fondo di preveggente saggezza, la frase conclusiva di Luca Visentini.

  13. 36
    Alessandro Gogna says:

    Per Guido Azzalea: infatti, il Rutor dove è? In Italia! La legge francese proibisce il “landing” nel suo territorio, non in quello dei vicini…

  14. 35
    Michele Comi says:

    Il comunicato del mio Presidente conferma che la categoria che fa dell’integrità dei luoghi (fisica e culturale) il fondamento del proprio lavoro non prende una posizione. Se le guide sono tanto distanti da evitare di pronunciarsi a favore della natura e se si crede che tutto ciò non sia di nostra competenza, comincio a pensare che gli elementi di contatto con la categoria scarseggiano. La guida, ormai trasformata in maestro di fitness all’aperto, abbraccia l’elisci con qualche regola in più.

  15. 34
    Alberto Benassi says:

    Sì, tutto il mondo è paese, su questo siamo d’accordo. Ma questo non può essere usato come una scusa per avallare.

    Non è perché lo fanno gli altri che allora mi sento autorizzato anch’io. Questo è un ragionamento da opportunisti.

    Siccome c’è corruzione, allora lo faccio anch’io… e andiamo avanti così.

    Ma che discorso è?

  16. 33

    Si fa un gran parlare di divieto in Francia… ebbene questo inverno un elicottero partiva 2/3 volte la settimana dall’arrivo della “Daille” in Val d’Isère (la piazzola di partenza è a 300 mt. dalla sede della Gendarmerie) trasportando sciatori verso il Rutor. Gli stessi poi tornavano in Francia su itinerari di fuoripista… Quindi tutto il mondo è paese.

  17. 32

    Stefano, dici: “L’eliski è la punta di un iceberg e credo vada smontato, ma puntando ad un fattore culturale”. E l’anno scorso in nostre discussioni qui proprio io usai l’espressione “punta dell’iceberg” che tu mi contestai se non erro, ma forse ricordo male, poco importa 🙂

    Sono d’accordo con te quanto dici sopra, ovvero sulla battaglia culturale, faccio nel mio piccolo qualcosa scrivendo qui, come te, che sono certo fai cose poi più belle&pratiche di me nella cultura ambientale con il tuo lavoro. In generale, la battaglia culturale (ed io dico proprio dell’educazione “a scuola”) è la cosa che si fa su questo blog. E’ il tema di fondo in cui spesso si va a parare anche in altri thread.

    Certo che sono (mi permetto di dire SIAMO, qui, in molti) completamente d’accordo quando dici:
    “Oltretutto sarebbe interessante contestare la creazione di nuovi impianti di risalita e lo scavo di nuove piste (come si è contestato a Campiglio, ma che ha avuto meno seguaci della “battaglia” anti-eliski, seppure la situazione sia nettamente più grave) che a livello di disastro ambientale e di fastidio alle popolazioni faunistiche sono veramente oramai intollerabili.”

    Tranqui che le stesse persone che qui sono contro l’eliski, sono non pacatamente contararie alla costruzione di nuovi impianti di risalita e disboscamenti per nuove piste (comuqnue parlo per me), e come ci siamo già detti tante volte, proprio perchè la questione eliski è la punta dell’iceberg, è una battaglia “simbolica”, nella la guerra alla devastazione ambientale.

  18. 31

    si Maki
    ci si sono accavallati i nostri post (il mio ultimo l’ho immesso a mezzanotte di ieri, ma risulta inserito stamattina…). Nel mio precedente post sono state omesse le frasi che avevo quotato (penso sia dovuto a qualche motivo tecnico dovuto a filtraggi baslenghi presumo automatici e lo giò segnalato ad Alessandro per i ritorni a capo tranciati nei commenti, arghhh!).

    Tra le frasi ommesse citavo appunto la lapidaria sentenza dell’articolo 76 della Legge della Montagna Francese del 1985.
    Ho constatato anch’io che in Francia ci fu dibattito successivo a riguardo della svista sugli atterraggi (il fatto che gli elicotteri possano prelevare i sciatori allorquando arrivati…?!), ma credo di aver capito che il “Code de l’environnement” avesse in seguito aggiustato la faccenda (ma forse non ho capito bene… ieri googlando mi sono perso nei meandri legislativi ed il francese lo capisco comme ci comme ca).

    In sostanza mi pare di capire che in Francia il dibattito pubblico fu tra l’altro portato avanti anche dal CAF ed alla fine della fiera ora c’è il DIVIETO TOTALE DI ELISKI SU TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE, come propone Alberto Paleari in precedente post, e come propongo anch’io, si potesse mai votare democraticamente.

    Dicevo anch’io che l’articolo francese utilizza esattamente il termine “loisir” che io tradurrei con “utilizzo ludico”, estendendo quindi il divieto a TUTTI gli utilizzi di trasporto aereo, non solo per lo sci, ma quindi anche trasporto per chi fa parapendio, per i tipi che si buttano con le aluccie, i cacciatori, il trasporto di turisti (ai rifugi o per viaggi panoramici), etc. etc.

    E’ vero, nel testo francese non viene utilizzato il termine “elicottero” ma “aéronef”, ed allo stato dell’arte direi che le due cose coincidono perchè non ce li vedo gli eliskiisti andar su in mongolfiera e scendere a razzo sugli sci! Anche se sarebbe un’idea…! sarebbero pur meglio le mongolfiere che gli elicotteri, forse… scherzo;-)

    Sulla democrazia: tra l’altro tu dici: “Le piste possono non piacere ed essere impattanti ma bisogna accettare che alla maggioranza delle persone sta bene così.” Forse è vero che alla maggioranza fin’ora è andata bene così, ma rispetto alla cosa pubblica, questo è un approccio davvero ancora sostenibile (e profittevole economicamente) nel 2015 ?! A riguardo di nuovi impianti sciistici e simili, per esempio, ho avuto modo do vedere anche recentemente in Dolomiti che la stessa popolazione montana è perplessa, sopratutto quando grandi o piccole opere sono proposte da anime non proprio “candide” del potere amministrativo locale… e magari allo stesso tempo sono messi in forse i servizi pubblici di base (vedi vicenda recente di possibilità di chiusura dell’ospedale di Pieve di Cadore e possibile spostamento dell’elicottero del 118…). Secondo me, tra la popolazione, sia di montagna, sia di città, incomincia forse ad esserci un cambiamento di sensibilità rispetto alla montagna rispetto a 30 anni fà…

    E tornando al punto (dell’eliski), qual’è la soluzione democratica ? Un referendum popolare ?

  19. 30
    Alberto Benassi says:

    Caro Stefano sarà anche che le varie zuppe oramai sono avariate , ma se il sudicio lo spazzi e lo nascondi sotto il tappeto, prima o poi te lo ritrovi tra i piedi. Quindi se queste noiose zuppe sono sempre in voga è perchè evidentemente, per qualche…vecchio e oramai fuori moda GUFO…., per dirla alla Renzi, il problema sussiste.

    “fattore culturale” sono d’accordo ma per portarla su questo piano bisogna avere l’apertura mentale di guardare oltre. Bisogna avere il senso della rinuncia, del no al tutto e subito, del principio che in questo ambiente siamo ospiti e non padroni, E come un ospite quando entra in casa di altri lo fa con educazione e rispetto delle regole del padrone di casa. Il padrone di casa è la natura, la mantagna non siamo noi. E’ la montagna che detta le regole. Se andiamo contro queste regole perchè ci sentiamo in diritto di avere tutto, di divertici ad ogni costo, perchè chi a tanti soldi si può permettere di fare di tutto e anche di più. All’inizio ci sembrerà anche di comandare di averla vnta ma alla fine ne usciremo perdenti. Perchè i problemi che si genereranno da questa nostra violenza che faremo all’ambiente montano e naturale in generale si ritorceranno contro sotto l’aspetto ambientale, salutare ma anche economico.
    Quindi anche le bistrattate popolazioni locali che tanta ricchezza vedono nello sviluppo turistico sfrenato dovrebbero farci un pensierino.

  20. 29
    Maki says:

    Grazie Alessandro per aver riportato il dibattito sul binario giusto. Forse sarebbe stato opportuno, per rimarcare la cosa e non essere accusati di speculare sui cadaveri, spostare la manifestazione. Ma probabilmente così all’ultimo momento non era facile.

    Sia chiaro, il problema della sicurezza esiste, basta vedere come si presentano prima e cosa dichiarano dopo l’incidente, però sono in generale fatti loro. Così come esiste il problema etico, ma è un problema interno alle guide e alle loro associazioni. Certo è deprimente vedere il loro presidente (che per definizione rappresenta la maggioranza) assumere certe posizioni: se vogliono continuare a calpestare la loro dignità per un pugno di dollari che lo facciano, quando si renderanno conto di aver perso la faccia sarà forse tardi ma sarà giusto così.

    Il punto vero, oltre agli evidenti problemi ambientali che da soli a mio avviso sarebbero sufficienti, è il principio democratico della maggioranza. Le piste possono non piacere ed essere impattanti ma bisogna accettare che alla maggioranza delle persone sta bene così. Quello che non è accettabile è che adesso nelle poche aree selvagge rimaste la maggioranza fin troppo silenziosa di chi sale a piedi debba andarsene a causa di una minoranza rumorosa.

    Alla fine pare che la regolamentazione ci sarà, almeno in Piemonte. Meglio tardi che mai. Concordo che il modello da seguire, nel principio, sia quello francese. Per chi lo ha chiesto, la legge francese ha un solo articolo che dice semplicemente:
    “Dans les zones de montagne, les déposes de passagers à des fins de loisir par aéronef sont interdites sauf sur les aérodromes dont la liste est fixée par l’autorité administrative.”
    Questo articolo era parte della “Loi de la montagne” emanata da Giscard nel 1985, poi integrato nel “Code de l’environnement” in seguito. In realtà la pratica era già fortemente limitata a partire dalla metà dei ’70.
    Ci sono da notare due cose:
    – non si parla di heliski, ma genericamente di “loisirs”, cioè divertimento e mezzi aerei (qualunque).
    – si parla solo di “depose”, cioè di sbarco. Questa cosa, non intenzionalmente, ha lasciata aperta la porta ad interpretazioni creative, per cui non essendo esplicitamente proibito l’imbarco in alcune zone lo fanno lo stesso, scaricando i passeggeri in Italia o in Spagna. E’ ovviamente una cosa limitata geograficamente per cui (di solito) la tollerano, ma mostra che nella patria di Machiavelli bisognerà fare *molta* attenzione al momento di discutere della futura legge, per evitare trucchetti simili. Spero solo che chi andrà a discutere sia un po’ più in linea con le posizioni espresse in questo blog che non con quelle di chi pretende che lo spostamento d’aria dell’elicottero causa valanghe, se no siamo fritti…

  21. 28

    Alberto Paleari dice:
    <>

    Si.
    Dunque mi sono andato un pò a leggere sta legislazione Francese: Nella “Loi Montagne” del 1985 (Loi n° 85-30 du 9 janvier 1985 relative au développement et à la protection de la montagne), e … non è che ci sia da diventare vecchi a leggere, infatti l’articolo 76 liquida la questione héliski con una frase non proprio di 5 parole ma poco di più:

    <>

    Tutti gli articoli di legge: http://geo.hmg.inpg.fr/caplain/aviation/loimontagne.html

    Traducendo in parole povere:
    <>

    Quindi l’elicottero è bandito non solo per utilizzo sciistico ma per TUTTI quelli ludici e “turistici” a cui facevo riferimento in mio precedente post, per esempio.

    P.S. googlando qua e là mi pare di capire che sucessivamente al testo di legge citato siano state poi delle variazioni / correzioni alla legge, che comuqnue non cambiano ma anzi confermano l’articolo (se ho capito bene).

    Mi ha anche colpito anche la storiella (estratta da http://pistehors.com/backcountry/wiki/Articles/Heliskiing):
    <> (estratto da: http://www.montagna.tv/cms/72103/il-club-alpino-italiano-prende-posizione-contro-leliski ). E’ interessante il fatto che il governo Mitternand abbia motivato con il disturbo all’ambiente per il rumore… stessa motivazione che mi disse Reihnold Messner quando gli chiesi sua opinione: https://www.facebook.com/notes/no-eliski-sulle-dolomiti/pareri-autorevoli-contro-leliski/593975817364147 e confesso che mi aspettavo da Messner un pippone nitchiano, invece liquidò il punto con la questione “rumore”! 🙂

    Le posizioni dei club alpini ?

    Il CAF (Club Alpin Francais) mi pare che (in fase legislativa) abbia preso parte attiva contro l’héliski (vedi: http://www.mountainwilderness.fr/IMG/pdf/tap_lma.pdf).

    Il CAI (Club Alpino Italiano) ?
    A leggere il Bidecalogo, parrebbe in sintonia con il CAF ( http://www.montagna.tv/cms/72103/il-club-alpino-italiano-prende-posizione-contro-leliski ) ma poi in pratica, quando si passa dalla bibia nazionale alle decisioni locali … è l’Italian Style della “cosa nostra” 😉

  22. 27

    Chi ama soltanto scendere cogli sci è un cazzone? Non credo!
    Chi come gli skialper (o racer che dir si voglia) ama solo salire, spesso usa le piste e a volte scende cogli impianti è un amante della montagna o un cazzone a seconda di come si guarda la faccenda? Non credo!
    Personalmente condivido la visione di Marco Lanzavecchia ed aggiungerei che la questione dovrebbe riguardare più che una delle solite diatribe innocentisti/colpevolisti (spit sì/spit no e varie zuppe ormai avariate ma sempre in voga), il fatto che l’ambiente montano sarebbe interessante se non utile (anzi necessario probabilmente) non rivestisse un ruolo esclusivamente ludico ma aldilà del sacrosanto divertimento, per chi lo ricerca e frequenta, fosse considerato anche e soprattutto un ambiente che malgrado diverse e selvagge contaminazioni (gli impianti sciistici sono la forma peggiore) va conservato per non morire di cemento!
    Scappare dalla città e dalle sue pazze frenesie per poi riportarle esattamente identiche in montagna è un atteggiamento suicida.
    L’eliski è la punta di un iceberg e credo vada smontato, ma puntando ad un fattore culturale piuttosto che ad uno scazzo su posizioni d’opinione che non portano mai a risultati soddisfacenti.
    Oltretutto sarebbe interessante contestare la creazione di nuovi impianti di risalita e lo scavo di nuove piste (come si è contestato a Campiglio, ma che ha avuto meno seguaci della “battaglia” anti-eliski, seppure la situazione sia nettamente più grave) che a livello di disastro ambientale e di fastidio alle popolazioni faunistiche sono veramente oramai intollerabili.

  23. 26
    guido azzalea says:

    Dal momento che sono citato mi permetto di dire che gli unici camosci morti in inverno e a inizio primavera sono quelli in fondo a cascate di ghiaccio ( spaventati da cascatisti ? non credo ),quelli travolti da valanga ( spaventati da sci alpinisti ? non credo ),quelli che hanno sbattuto contro pallotole di cacciatori ( più probabile ) e infine alcuni inseguiti stupidamente da sciatori in fuoripista.

  24. 25
    Alberto Benassi says:

    Mi domando una cosa? ma si è vietata l’arrampicata in diverse falesie perchè disturba la fauna .
    Ok andiamo a scalare da un’ altra parte.

    Invece si permette l’eleski?

  25. 24

    concordo con Luca Visentini

  26. 23

    Sig. Camolese. E’ lei che generallizza.
    Se volessi stare al suo livello di generalizzazione le risponderei che se le interessa solo la discesa se ne stia dove gli impianti la portano su e poi scenda in pista o fuori ma non venga a “triturare” dove cerco pace e silenzio. Pensi che io generalmente pello da solo..
    Invece le rispondo in punto di causa.
    1) Il fruitore dell’eliski non è uno sci alpinista o un alpinista ma quasi sempre un buon sciatore (si spera e si presume) alpino o un free rider che occasionalmente cerca l’eliski. per una esperienza diversa.Il suo bagaglio e il suo conosciuto sono al massimo gli itinerari fuori pista di prossimità. Un conto è scendere dal banchetta, un altro fare il canalone del nero… A meno di non chiamarsi Bill Gates vedo improbabile accumulare metri di dislivello e di esperienza con l’eliski.
    2) L’espansione della pratica dell’eliski porterà inevitabilmente un aumento esponenziale dei fruitori con un inevitabile diminuzione del tasso tecnico. E Un aumento esponenziale dei voli.
    2)La valutazione del rischio non si fa solo in discesa ma in primis in salita, indipendentemente che la discesa sia fatta sullo stesso versante di salita o su un altro. L’osservazione e l’ascolto aiutano con migliaia di metri (e non 1.200…).

    Detto questo il mio personale contrasto all’eliski è in primis per il suo pericoloso diffondersi. In Francia (ma non solo) è vietato.
    Fino a qualche tempo fa era un fenomeno tutto sommato trascurabile. Ora sta diventando realmente un problema sia come frequenza che come espansione.

  27. 22
    Luca Visentini says:

    Leggo, con molta preoccupazione, che il presidente delle Guide Alpine italiane è favorevole all’elisky, basta che lo si regolamenti. Poi non ditemi che ce l’ho su a priori con questa categoria… Ma la vedo come un pericolo, come il maggior pericolo ambientale, attualmente, per l’alta quota, cioè per gli ultimi lembi di territorio ancora selvaggi nel nostro paese.
    Io ci vivo e ci lavoro, in montagna, ma non per questo corrompo le amministrazioni pubbliche affinché mi comprino quei libri che non riesco a vendere a sufficienza per mantenermi.
    Difendere la montagna dalle guide alpine! Chi mai poteva aspettarselo soltanto qualche anno fa?

  28. 21
    GIANDO says:

    Quel “non gliene fotte niente di salire” la dice lunga. Lascio rispondere ad altri più preparati di me in materia perchè francamente di questo genere di interventi ne ho piene le tasche.

  29. 20
    Sergio Camolese says:

    Qualcuno degli illustri sci alpinisti mi illustra le ragioni logiche per cui chi scende solo (dimentichiamo l’eliski, pensiamo per un attimo solo a chi usa gli impianti perchè non gliene fotte nulla di salire) debba essere nivologicamente più impreparato di chi sale e scende?. Lo sciatore alpinista è “unto dal signore” e solo perchè sale, fatica e rispetta la montagna è depositario della conoscenza tecnica? Fatico a capire come uno che fa una discesa al giorno e al massimo 1200 metri di dislivello al giorno sappia valutare il rischio meglio di chi ne fa 3 o 4 volte tanto nello stesso tempo…… Non è più onesto dire che l’heliski fa girare le palle a chi si trova la discesa già “tritata” da chi è salito in eli? E’ logico , legittimo e non tira in ballo competenze, etichette e patetiche generalizzazioni.

  30. 19

    Rinaldo, mi permetta. Non voglio offenderla ma il suo post è intriso di qualunquismo e di inesattezze.. Se i difensori dell’eliski devono basarsi sulle sue osservazioni siamo a buon punto.
    Lei afferma in sostanza che i ricchi in quanto tali prendono gli elicotteri. I mezzi sfigati “vorrei ma non posso” gli impianti di risalita e i pezzenti le pelli di foca. Chapeau per il pensiero.
    Le baggianate della centrale nucleare le scriva da un altra parte. Perché se il nostro approvvigionamento di energia elettrica dipende anche, e solo in minima parte dal nucleare francese questo serve indifferentemente gli impianti e il suo rasoio da barba a casa o il microonde.
    Le spianate per far sciare le fanno semmai in Italia. In Francia è oramai da più di 20 anni che non può fare interventi violenti di trasformazione e antropizzazione montana. Si informi.
    Gli impianti esistenti ci sono e in molti casi si pagano grossolani errori passati. Lei a causa di questi errori stabilisce che tutto si può fare.
    Gli impianti di risalita impattano sempre meno ma sopratutto non sono in fase espansiva. Semmai il contrario. Resteranno poche riserve bianche per uno sport., quello dello sci alpino, che avrà sempre meno fruitori.
    Quella degli aerei sopra la testa mi permetta fa proprio ridere (o piangere). Spero per lei che sia stata partorita nella foga del momento.
    Quella degli alpinisti, che vanno e vengono senza lasciar nulla mi sembra un ragionamento che ho già sentito. Lei è valdostano forse?
    I paesi di montagna non li fa vivere di certo con l’eliski che parte più in basso, scodella sciatori che nel suo paese paese manco si soffermano condannadolo in questa ipotesi alla miseria. Come fa a non pensarci?
    I paesi montani li fa sopravvivere rendendosi conto che il turismo e la richiesta di offerta turistica della gente è radicalmente cambiata. Lei è ancorato a una visione da anni ’90.
    Quella del prendere la valle disabitata è il giusto finale di un intervento senza capo ne coda.
    Per anni ho frequentato una valle dove il capoluogo è a 1.455 metri di quota e conta la strabiliante popolazione di 300 residenti. Io per anni ho tenuto casa e li mi sono sposato. I residenti riuniti in consorzio hanno rilevato negli anni passati gli impianti di risalita da l fallimento della precedente gestione. E’ una scelta che condivido ed apprezzo. Hanno compreso che il loro futuro non dipende da quello ma da una offerta che non prevede l’eliski ma fatta di tante altre attività. Ed iinfatti, in controtendenza, pernottamenti e presenze dei turisti sono in perenne costante aumento tanto da aver triplicato negli ultimi 10 anni (di piena crisi) il numero dei posti letto disponibili.

  31. 18
    Mario Bultrini says:

    Un paio di settimane fa, rinunciando alla salita dal versante sud-ovest del Monte Rotella per la poca neve rimasta nella parte bassa, ho ripiegato per la cresta delle Gravare in località Aremogna.
    La bellezza del posto e il piacere della gita sono stati funestati dall’andirivieni ininterrotto, per tutta la mattinata, di un elicottero rosso adibito proprio all’elisky.
    Esorto vivamente chi dice di amare la montagna ed il freeride ma con l’elicottero, di provare almeno una volta, a salire su con le proprie gambe.
    Il piacere della discesa sarà assai più appagante, per non parlare del piacere della salita che è un’ attività di altissimo aspetto aerobico e non può far altro che bene alla salute, assai più della discesa.
    Una volta provato e capito avrete le chiavi di accesso per qualunque vetta… non solo quella dove è consentita la pratica dell’elisky.
    Io di sicuro alle Gravare non ci tornerò mai più.

  32. 17
    Alberto Benassi says:

    forse il presidente delle guide, Cesare Cesa Bianchi, si è dimenticato di dire, che l’elicottero è anche una dei tanti modi di ROVINARE la montagna.

    Qui non si vuole criminalizzare l’elicottero e avallare tutto il resto che fa veramente schifo. Da una parte bisogna iniziare per dare un cambio di rotta.

    Ricordiamoci che questo ambiente, questo paese, questo pianeta è l’unico che abbiamo.

    Se l’ambiente è la nostra ricchezza, il nostro capitale che serve per farci/fare lavorare , quindi vivere. Credo che ne dobbiamo avere la massima cura. Se ad una azienda gli mangi il capitale, fallisce!

  33. 16
    Rinaldo says:

    Come dice il presidente delle guide, Cesare Cesa Bianchi, l’elicottero è uno dei tanti modi di risalire la montagna.
    Chi ha più soldi usa l’elicottero, la massa gli impianti di risalita e gli amanti dello sci alpinismo gli sci.
    Nell’articolo si legge che i partecipanti alla manifestazione hanno usato gli impianti di risalita per salire in quota, è una foto dopo nella valle si vedono dei piloni che da un punto di vista di impatto ambientale siano molto peggio, l’elicottero una volta passato l’ambiente rimane uguale. Per salire fino in Val Formazza i manifestanti hanno usato i mezzi pubblici? O hanno,fatto come in Valgrisenche che sono arrivati tutti in macchina e se ne sono andati tutti a casa lasciando ben poco alla valle se non l’inquinamento prodotto dalle loro macchine, non hanno neanche organizzato un pullman. Fanno in fretta loro a dire dobbiamo mantenere i paesi di montagna integri, perché dobbiamo avere un posto dove poter andare a riflettere e rigenerarci, beh lo possono fare sicuramente meglio dove si fa eliski nei giorni dove non c’è l’elicottero che vola, l’ambiente è sicuramente intatto, non hanno spianato nessuna montagna per far sciare gli amanti di tale disciplina.
    In Francia la pratica dell’heliski è vietata, ma quando dall’alto guardi una valle dove ci sono degli impianti di risalita vedi dei tagli incredibili nei boschi, hanno costruito piste dove non saresti mai sceso neanche con gli sci portato su dall’elicottero.
    Sicuramente l’elicottero inquina, gas di scarico e rumore, già si fa di giorno, ma per battere le piste quanto gasolio si brucia, per far funzionare una seggiovia quanta elettricità si usa? Già ma il gatto delle nevi esce di sera e nessuno lo vede quindi non da fastidio a nessuno, l’energia elettrica viene prodotta da una centrale nucleare in Francia, quindi il problema è lontano dagli occhi.
    Con questo non voglio dire che allora non si debba rispettare la natura, ma trovo stupido accanirsi solo contro
    l’heliski, quanti aerei ci passano sulla testa, servono proprio tutti?
    Quanta gente vuole vedere le valli selvagge, ma quanta gente è disposta a fare sacrifici per vivere in queste valli? A tutti i puristi e partecipanti a tali manifestazioni ho una proposta da farvi, mettetevi tutti assieme, prendete una valle qualsiasi dove non vi abita più nessuno e provate a riconquistarla, impiantando tutte quelle attività che non inquinano, che rispettano l’ambiente e con le quali riuscite a dimostrare al mondo che ce la fate, poi avrò veramente rispetto per quello che fate.

  34. 15
    Alberto Benassi says:

    la professionalità delle guide non la mettiamo in discussione, Diventare guida è difficile, il livello è alto, come è giusto che sia . Ma sulla scelta dei clienti che vengono portati a fare certe attività, mi sa che diverse volte ci sarebbe da discutere.

    Anche questa capacità di scelta penso faccia parte del bagaglio della guida. Se poi si decide di portare comunque un cliente, anche se non ha il livello, a fare una Valeria al Bianco, tanto la via è vicina, il rientro semplice ed è attrezzata a doppie, quindi al limite il cliente lo ricalo come un sacco di patate…..

  35. 14
    GIANDO says:

    Concordo.

  36. 13

    @GIANDO. Certo che le valanghe non dipendono dall’eliski. Ma dipendono spesso e volentieri dallo sciatore o dagli sciatori….
    Io non metto in discussione la professionalità delle guide. Anzi, il mio misero bagaglio di esperienze e di salite lo devo alla scintilla di consapevolezza che mi diedero due guide oramai trenta anni fa.Al limite abolirei il CAI e le scuole di alpinismo.
    Penso semplicemente che la guida con la pratica dell’eliski si assume dei rischi notevoli in quanto la non conoscenza del cliente amplifica il rischio. Che, detto per inciso e secondo la mia modesta opinione conoscendo la zona in cui è avvenuto l’incidente è proprio quello che è avvenuto.

  37. 12
    GIANDO says:

    Nello specifico ci si riferiva alle valanghe e al fatto che le stesse non dipendano dall’utilizzo dell’eliski. Per quanto concerne la sicurezza in senso lato sono però d’accordo con Giuseppe Penotti, non tanto per la professionalità delle guide sulla quale non metto becco, quanto per il fatto che lo scialpinista completo e degno di tal nome dovrebbe saper scendere ma anche salire e, secondo il mio modesto punto di vista, la salita è propedueitca alla discesa.
    Questo, infatti, è uno dei motivi per i quali, oltre alla questione ambientale, non sono favorevole all’eliski. Il rischio di portare in quota persone non adeguatamente preparate in effetti esiste. Anche in roccia, tanto per fare un esempio, bisogna sia saper arrampicare sia sapersi calare in doppia (il che non significa appendersi come un salame). Stiamo parlando di attività molto complesse le quali, per effetto dello sviluppo tecnologico, possono essere praticate a pezzi. Il problema, o quantomeno uno dei problemi, è che quando non si ha un’adeguata conoscenza di tutto l’insieme si corrono dei rischi maggiori.

  38. 11
    Ettore Schranz says:

    Le limitazioni citate nella ZPS indicano principalmente le attività sportive (sci fuori pista, arrampicata sportiva. parapendio, ecc.) e meno l’elicottero, in breve il gallo forcello viene spaventato dallo sciatore, a quanti di voi è capitato di vedere sbucare un volatile dalla neve facendo sci alpinismo?
    Se la mettiamo su questo piano bisogna vietare lo sci alpinismo perché è praticato da un numero molto più elevato di persone rispetto l’eliki? Con questo vorrei dire che la causa è lo sciatore!

  39. 10
    Alberto Benassi says:

    se è per quello io ho visto all’attacco della Valeria al Monte Bianco il cliente che non è stato capace di superare la crepaccia terminale (un metro e mezzo verticale) .
    La guida si è ricalata e se ne sono andati.

    Altra volta sotto l’attacco della Rebuffat alla Tour Ronde. La guida si accorge che il cliente non ha le piccozze.

    Dico….. ma non c’è qualcosa che non torna???

  40. 9

    Non sono molto d’accordo che la campagna contro l’eliski non debba anche considerare la questione sicurezza. . A dirla ancora più grossa mi sembra anche un filino ipocrita: “non parliamo di un problema sicurezza, altrimenti tarpano le ali a tutti…”

    Un problema sicurezza esiste. L’elicottero rendo facile e semplice l’accesso a una molteplicità di persone che non hanno spesso e volentieri una reale esperienza di montagna e di neve, intesa come capacità di valutazione. Queste persone tendono a delegare alla guida alpina la gestione dell’imprevisto e o del rischio con un principio di de-responsabilità. Queste persone vedono un pendio intonso e lo visualizzano mentalmente come se fosse il fuoripista fatto il giorno prima di fianco agli impianti.
    Il proliferare dell’eliski e dei praticanti porterà ad un’aumento di incidenti mortali. E questo porterà inevitabilmente ad una compressione della libertà individuale dell’andare in montagna tanto cara a Gogna.
    Sono d’accordo in parte con Paleari. Concordo con lui in merito alle guide francesi. Non praticano l’eliski (in patria…) e non ne soffrono di certo. Probabilmente si dibattono negli stessi problemi di lavoro dei loro colleghi italiani ma di certo l’eliski non è una discriminante.
    Non concordo con lui quando scrive che l’eliski non potrebbe essere più sicuro di così perché fatto con le guide. Sento quasi un velo di pensiero auto assolutorio. Insomma tutti colpevoli tranne le guide? Chiedo a Paleari e alle altre guide. ma quando un cliente vi chiede di fare il tour del GranPa o del Rosa che fate? Partite subito o valutate prima con una gita se il cliente ha le capacità fisiche e tecniche per una cosa del genere?
    Dai domani vi scrivo e vi chiedo di portarmi..che so su Repentance…non verificate almeno che sappia impugnare le picche dal manico e non dalla lama?

    Guardate che ho visto di persona e in una valle molto vicina alla val chisone veder partire gite eliski con guida e sciatori incontrati all’eliporto e mai visti o conosciuti prima.
    Dai su….

  41. 8
    Alberto Paleari says:

    Col mio presidente e amico Cesare Cesa Bianchi sono (quasi) d’accordo solo su una cosa: se su un pendio deve partire una valanga è indifferente che su quel pendio in quel momento si trovino sciatori arrivati con l’elicottero o con le pelli di foca, per cui la pratica dell’eliski non è più pericolosa di quella dello scialpinismo. La nostra manifestazione in Formazza non è stata fatta sull’onda dell’emozione per l’incidente della Val Susa ma era stata preventivata da più di un mese. Nessuno dei partecipanti ha pensato (e se lo ha pensato non l’ha detto in tutta la giornata in cui siamo stati insieme) che occorre proibire l’eliski per motivi di sicurezza.
    Sono sicuro che, per come si fa in Italia, l’eliski, non potrebbe essere più sicuro di così, per il semplice motivo che si fa sempre (per quello che ne so) con le guide alpine, che sono sicuramente (quante sicurezze!) i migliori conoscitori delle montagne su cui operano, della neve, delle valanghe ecc. ecc.
    Quindi i motivi per cui l’eliski va proibito, per noi non possono essere che ambientali (e nell’ambiente ci metto anche l’uomo, non solo i camosci). E su questi motivi non mi dilungo perchè altri in questa sede ne hanno già detto meglio di quanto potrei dire io.
    Non sono per la regolamentazione dell’eliski ma per l’abolizione (come in Francia), e le guide francesi non stanno morendo di fame perché non fanno eliski, nè tantomeno le stazioni turistiche.
    Se si dovesse fare una legge sull’eliski a me basterebbe che fosse di 5 parole: “in Italia l’eliski è proibito”.

  42. 7
    GIANDO says:

    Faccio una considerazione che sicuramente susciterà polemiche. Nella vita per campare bisogna lavorare. Chi è ricco di famiglia può permettersi di fare il fancazzista ma capita sovente d’incappare in persone benestanti le quali comunque lavorano. Non lavoreranno come l’operaio alla catena di montaggio o come il minatore in miniera ma in ogni caso non dedicano certo la maggior parte del loro tempo a divertirsi.
    Chi deve lavorare per vivere non ha in genere grandi possibilità di scelta e, pertanto, è giusto avere comprensione per coloro i quali si trovano a ricoprire mansioni per le quali potrebbero anche non essere portati.
    Quando però si parla di libere professioni il discorso cambia in quanto si presume che chi ottiene il permesso di esercitarle abbia fatto un determinato percorso, non solo tecnico ma anche etico. Purtroppo sappiamo che non è sempre così ma francamente non mi sento solidale nei confronti del chirurgo o del notaio che si dispera per essere stato obbligato dai genitori ad intraprendere quel tipo di professione o del fatto che non si guadagna più come una volta.
    Parliamo della guida alpina.. E’ ragionevole sostenere che chi fa questo mestiere non abbia altre possibilità di guadagno? Ovviamente no! Accedere al corso non è facile e nemmeno superarlo.
    Credo che Miotti abbia detto una cosa sacrosanta. Bisognerebbe vedere la professione di guida alpina come una missione e non come un lavoro. Uno che parte dal presupposto che fare la guida alpina possa essere una fonte di guadagno o anche solo un modo per sbarcare il lunario sta’ secondo me facendo un ragionamento all’incontrario. Nessuna professione, nemmeno le più note come quella di avvocato o commercialista possono essere intraprese con questo spirito. Gli unici professionisti che possono fare questo ragionamento sono le finte partite IVA, costrette a lavorare come falsi liberi professionisti per aver perso il lavoro dipendente o per fuggire da una situazione di precariato.
    Pertanto, il fatto che l’eliski dia lavora a 30-40 guide a me francamente fa sorridere. Nessuno ha obbligato questi signori a diventare guide, credo non li abbia obbligati la famiglia d’origine, né il dottore né tantomeno il mercato perché uno non si mette a fare la guida alpina in quanto non trova da lavorare come operaio od impiegato alle dipendenze di qualcuno.
    Pertanto, l’aspetto etico, in una professione come questa, va messo sullo stesso piano dell’aspetto tecnico e non mi meraviglierei se le cose andassero anche di pari passo.
    A me dispiace come lavoratore fare certi ragionamenti ma se ci sono guide alpine che possono continuare ad esercitare grazie all’eliski mi vien da pensare che o non sono state in grado di procurarsi dei clienti con le attività tradizionali o forse il mercato tradizionale era già saturo quando hanno superato il corso.
    Cioè non è che se aumenta il numero delle guide bisogna per forza inventarsi delle nuove attività per farle lavorare. Vi sono dei settori con dei numeri chiusi, per es. i notai esercitano in numero chiuso perché se ce ne dovessero essere troppi in circolazione non saprebbero come far venir sera.
    Secondo me se si lasciano le cose in mano al legislatore, che sia nazionale, regionale, comunale e chi più ne ha più ne metta, alla fine salterà sempre fuori un qualcosa che di etico avrà poco o nulla perchè tanto il ragionamento sarà sempre quello “sì ma c’è l’indotto, sì ma ci sono i lavoratori, ecc.”, tutte cose degnissime ma che con l’etica professionale c’entrano poco o nulla.
    Pertanto, ritengo che le guide alpine abbiano in un questa vicenda un ruolo assolutamente determinante e che, quindi, chiedere regole precise al legislatore non sia il modo giusto di affrontare la questione.

  43. 6
    Alberto Benassi says:

    E’ una questione etica, cosa non da poco in un’ attività sportiva!! ma anche e sopratutto di rispetto dell’ambiente naturale montano.

    In un ambiente naturale precario ci dobbiamo entrare in punta di piedi/sci. Gli attrezzi motorizzati lasciamo alle autostrade.

    Anche nelle città ci sta cercando sempre più di limitare il traffico motorizzato. Vedi i centri storici resi pedonali . Possibile che vogliamo portarlo in montagna?

  44. 5
    GIANDO says:

    Ma c’è qualcuno che mi sa spiegare quali sarebbero le tante auspicate regole? Io ho letto gli articoli precedenti ed i vari commenti ma mi pare di aver compreso che non si tratti né di un problema di sicurezza né di un problema di regole bensì di una questione puramente etica.

  45. 4

    Riporto stralcio di intervista a Eric Carquillat, titolare della Pure Ski Company: http://www.lastampa.it/2015/03/28/cronaca/la-regione-dopo-il-dramma-di-cesana-ora-nuove-regole-per-lutilizzo-degli-eliski-YXA7QHDev6TpJoawiYSYfJ/pagina.html

    domanda: Perché in Francia è vietato?
    risposta: «In Francia è vietato da una legge di 28 anni fa che non ha a che vedere con la sicurezza né attiene alla pericolosità della pratica».

    Molto Interessante sapere la motivazione dello stato francese; vedrò di recuperare il testo.

    Tra le tante motivazioni contro l’eliski che abbiamo analizzato nel gruppo https://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti
    guarda un pò ce ne sono di ogni, eccetto quelle sulla sicurezza.

    L’affermazione ironica di Guido Azzalea, presidente delle guide valdostane, sull’utilizzo dell’elicottero d’ESTATE per i rifugi, mi fa ricordare che la lotta all’utilizzo dell’elicottero, per quanto mi riguarda, non è solo relativa allo SCI (ed in ambiente invernale). L’inverno scorso in Cadore, sono stati organizzati viaggi-taxi per portare persone da valle a mangiare ad un rifugio (1000 md). L’estate scorsa, sempre in Dolomiti, mi hanno raccontato di persone elitrasportate su una vetta per fare poi lanciarsi con parapendio. E quello più assurdo dell’utilizzo dell’elicottero da parte di cacciatori (d’inverno).

    Immaginate cosa potrebbe diventare la montagna, d’estate e d’inverno, se ogni comune si dotasse di un bel pool elicotteristico per attività turistiche: eli-taxi ai rifugi, eli-parapendio e altre diavolerie volanti, eli-ski, eli-fotografia “ambientale” ?!, di tutto, di più! 😉
    E’ questo il turismo (da regolamentare) che vogliamo in Italia ?

  46. 3
    Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio Nazionale Guide Alpine Italiane says:

    Comunicato stampa – Il presidente delle Guide alpine italiane sull’eliski: ben vengano regole chiare
    Comunicato stampa n.03/2015 del 31/03/2015
    MILANO – “Ben venga una maggiore regolamentazione dell’eliski, ma fatta seriamente. Servono regole chiare, che nascano non dall’emozione del momento, ma sulla base dell’esperienza di altre realtà e dei professionisti”. Parla così Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio Nazionale delle Guide alpine italiane, che in merito al tema eliski, tornato alla ribalta a seguito dell’incidente in valanga accaduto il 27 marzo in Alta Valle Susa, vuole fare chiarezza sulla situazione attuale e portare all’attenzione alcune considerazioni in merito alle tematiche della sicurezza relativa alla pratica di questa attività.
    La pratica dell’eliski, vale a dire la risalita dei pendii in elicottero per effettuare una discesa con gli sci in neve fresca, è regolamentata in Italia dalle singole amministrazioni regionali. In quelle Regioni in cui è consentita dalla legge, rientra nell’ampio spettro di ciò che le Guide alpine fanno e possono fare con professionalità.
    A seguito dell’incidente in valanga accaduto venerdì scorso 27 marzo 2015 sul Monte Terra Nera in Alta Valle Susa, nel quale hanno perso la vita la Guida alpina piemontese Luca Prochet e un suo cliente, il Collegio Nazionale delle Guide alpine italiane vuole fare chiarezza sulla situazione attuale in quella Regione in merito all’eliski e portare l’attenzione su alcuni considerazioni in merito alle tematiche della sicurezza relative alla pratica di questa attività.
    Per prima cosa qual è la situazione in Piemonte, Regione in cui l’eliski è consentito dalla legge?
    “Attualmente non esiste in Piemonte una legge specifica sull’eliski ma esiste una regolamentazione piuttosto precisa per quanto riguarda il sorvolo e l’atterraggio nelle zone SIC e ZPS – spiega Giulio Beuchod, presidente del Collegio delle Guide alpine del Piemonte – e dove sono consentiti solo previa valutazione di incidenza ambientale e autorizzazione dalla Regione. Essenzialmente l’eliski si pratica in 4 o 5 valli, dando lavoro a 30 – 40 Guide alpine, principalmente nelle vicinanze di grosse stazioni sciistiche come Alagna, Sestriere, Limone Piemonte, in maniera più sporadica in altre zona, per esempio in Valle Stura, Val Varaita, e in Val Formazza, dove sono stati fatti tentativi di portare l’eliski e che in queste due ultime valli sono stati oggetto di polemiche”.
    Nelle scorse ore l’Assessore all’ambiente piemontese, Alberto Valmaggia, ha dichiarato alla stampa che il tema verrà approfondito dall’amministrazione regionale in vista di una possibile nuova regolamentazione.
    “Noi Guide alpine per poter lavorare in serenità abbiamo bisogno di regole certe – ha detto ancora Beuchod – alle quali attenersi . Nel momento in cui l’autorità regionale farà le sue valutazioni e vorrà legiferare in materia saremo felici di metterci a un tavolo con loro, a studiare il problema e ad affrontarlo, essendo le Guide Alpine uno degli attori principali in questa attività”.

    Anche il Collegio Nazionale delle Guide alpine Italiane si è espresso a favore di una seria e coordinata regolamentazione dell’eliski, per far sì che essa continui a esistere nel rispetto degli equilibri delicati delle montagne, ma anche delle esigenze di tutto il turismo montano e di chi vive grazie a esso.
    “Ben venga una maggiore regolamentazione dell’eliski – ha detto Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle Guide alpine italiane -, ma fatta seriamente. Servono regole chiare, che nascano non dall’emozione del momento, ma sulla base dell’esperienza di altre realtà e dei professionisti. Regolamentare non vuol dire vietare, che è la cosa più semplice. Si possono pensare tante soluzioni: per esempio a Prali, in Val Germanasca, l’eliski è consentito dal lunedì al venerdì e non nel weekend per non disturbare gli scialpinisti. È importante guardarci intorno: in Svizzera la regolamentazione funziona bene da almeno 10 o 15 anni”.
    E in merito alla problematica della sicurezza il presidente delle Guide alpine italiane chiarisce alcuni punti.
    “L’eliski è identificato con un mezzo di risalita che è l’elicottero – dice Cesa Bianchi -, che può essere paragonato all’impianto di risalita o alle gambe dello scialpinista. Un incidente da valanga, non dipende dal mezzo di risalita ma da chi valuta il pendio. Quindi non ha senso criminalizzare né l’elicottero, né l’impianto di risalita. Anche lo scialpinista del resto, può scendere da un pendio diverso da quello di salita: così succede nelle attraversate, grandi classiche dello scialpinismo, così avviene anche quando si sale un pendio e si scende da un altro affianco. Inoltre anche scendere dallo stesso pendio di salita, se sono passate 3 o 4 ore, richiede una nuova valutazione del manto nevoso, perché le condizioni possono essere cambiate. La valutazione, che si svolge secondo metodi e criteri, si fa costantemente, sia in salita che in discesa: il professionista la fa come la fanno gli amatori, dopo di che è umano sbagliare, può succedere a tutti. Oggi forse si sente un certo aumento del numero di incidenti in cui sono coinvolte le Guide alpine rispetto al passato, ma questo non vuol dire che le Guide non siano sufficientemente preparate, la preparazione è sempre altissima. È dovuto piuttosto al fatto che ci sono molte più Guide di prima che lavorano in montagna. Se prima andavano in giro 10 Guide e capitava un incidente adesso ne vanno 100 e magari succedono 5 incidenti. È chiaro che aumentano le probabilità di incidente se si è più spesso in giro”.

  47. 2

    E mi auguro che alla questione eliski si dia una risposta non giudiziale e/o normativa ma quella che deriverà da un’assunzione collettiva di responsabilità. Non ci credo manco un po’ però.

  48. 1

    Mi sarebbe piciuto esserci… ma ero appiedato. I miei legni di povero avevano fatto ciao ciao al puntale dell’attacchino e sono nelle mani di un caro amico che li curerà. Dopo questa goffa scusa come non condividere il fatto che l’avversione all’Eliski non ha niente a che vedere con la sicurezza. Ma è ovvio. Un incidente ad eliskier è altrettanto tragico che quello che occorre ad alpinisti! E le probabilità di incidente sono le medesime,a parte le lievi sfumature su cui altrove si è persino polemizzato. Il tema è tutto un altro! Il tema è di quanto oramai sia esigua, nel mondo accessibile dalla grande massa degli oramai impoveriti dala crisi, la wilderness, la natura lasciata in pace. Gli spazi liberi da strade, case, funivie, tralicci, razzi e mazzi sono piccoli, anzi minuscoli. E non solo minuscoli, specie in estinzione, ma si trovano anche ad essere condivisi da molti, che per molti e vari motivi, hanno bisogno di quella parentesi di solitudine, silenzio, contemplazione, pace. Per rappacificarsi con i mille cazzi quotidiani, per capire cosa gli sta succedendo dentro e intorno, per fare magari i conti con tante questioni irrisolvibili. Una risorsa piccola da dividere in molti. L’unico modo di riuscire a farlo è purtroppo adottare delle regole, che se anche possono spiacere in quanto restrittive, in realtà sono profondamente democratiche perchè permettono a tutti di ritagliare il loro angolino. Finchè gli spazi sono sterminati si può lasciare che siano fruiti da ognuno come vuole. Sul lato sinistro della valle scorazzino le motoslitte, sul lato destro vadano avanti e indietro i frullini, in fondo via libera agli impianti di risalita. Tutto va bene finchè c’è una, due, tre valli “più in la” dove andare per restare da soli e in silenzio. Ma questo nel cuore della regione più popolata del mondo oramai non c’è. Se di valle solitaria ce n’è rimasta solo una è inevitabile visitarla con regole di convivenza restrittive. In silenzio e a piedi.

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