Legare, rilegare e leggere persone, istituzioni e discipline

A Roma, il 23 gennaio 2020 e dalle ore 15, si è tenuta l’inaugurazione dell’anno accademico 2019/2020 dell’Università degli Studi Roma Tre.
La registrazione integrale video di questa manifestazione ufficiale ha una durata di 2 ore e 9 minuti.

Tra gli argomenti discussi: Corte Costituzionale, Costituzione, Cultura, Diritto, Formazione, Giustizia, Istituzioni, Magistratura, Nazismo, Segre, Società, Università.

Sono intervenuti: Luca Pietromarchi (magnifico Rettore dell’Università degli Studi Roma Tre), Valentino Mazzeo (rappresentante degli studenti dell’Università Roma Tre), Gabriella Alì (rappresentante del Personale Tecnico, Amministrativo e Bibliotecario dell’Università Roma Tre), Serena Ammirati (paleografa del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre), Claudio Di Berardino (assessore al Lavoro e ai Nuovi Diritti della Regione Lazio), Virginia Raggi (sindaca di Roma Capitale, Movimento 5 Stelle), Gaetano Manfredi (ministro dell’Università e della Ricerca), Marta Cartabia (presidente della Corte Costituzionale).
Noi ci limitiamo a proporvi, scelto tra i vari interventi (indimenticabile la lectio magistralis di Marta Cartabia), quello di Luca Pietromarchi, il magnifico Rettore di Roma Tre. Chiarezza di visione globale, sensibilità e concretezza di questa relazione spingono le immani criticità delle nostre università a una mission ben precisa, in una visione che va ben oltre i problemi economici.

La relazione del magnifico Rettore di Roma Tre, Luca Pietromarchi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2019-2020


Legare, rilegare e leggere persone, istituzioni e discipline
di Luca Pietromarchi

Signore e signori, cari colleghi, cari studenti, non è senza consapevolezza della gravità del momento che prendo la parola all’inizio del terzo anno accademico del mio mandato.

Gravità è vero stemperata ora dal fatto che siamo dinanzi al nuovo ministro dell’università Gaetano Manfredi che ringrazio per la sua presenza e delle sue parole.  Egli era il nostro presidente, e ora è il nostro ministro. Egli è ora, in una parola, la nostra speranza (risatina tra il pubblico).

Rimane comunque per noi un momento difficile, culminato nella crisi ministeriale di Natale scaturita dalle dimissioni del ministro Lorenzo Fioramonti.

Una crisi provocata da una legge di bilancio che ha mortificato, ancora duole dirlo, uno dei reparti nevralgici del Paese, forse il più nevralgico di tutti: l’università.

E’ qui, è qui in università, nelle aule nei laboratori di tutti i nostri atenei, da Palermo a Trento, che il Paese elabora il suo futuro.

E’ qui che la Democrazia trova la sua sostanza, coniugando principio di eguaglianza e principio di merito. E’ qui che lo studio e la ricerca assicurano a tutti il rispetto del dettato costituzionale che offre a ogni cittadino la possibilità di soddisfare la giusta ambizione a una condizione migliore.

Ed è ancora qui che i nostri giovani studiano il nostro passato, capiscono il presente e forgiano il nostro futuro.

Questa speranza e questa ambizione sono state frustrate negando all’università le risorse necessarie, se non al suo ordinario funzionamento, al suo sviluppo e alla sua crescita. Che vuol dire crescita dei giovani e sviluppo del paese.

L’attuale legge di bilancio ha fatto precipitare l’Italia tra le ultimissime posizioni dei Paesi europei per la percentuale del PIL destinata alla formazione.

Questa frustrazione ovvero la mortificazione di constatare che il Parlamento, e veramente duole dirlo, ha preferito non investire sui giovani, ha dettato a fine dicembre una drammatica lettera aperta della Conferenza dei Rettori al Presidente della Repubblica.

Il secondo capoverso di questa lettera (il ministro lo ricorderà bene perché è il primo firmatario) così recitava: “In assenza di un adeguato finanziamento non sarà possibile garantire il turn over. Punto.
Bisognerà limitare l’ingresso dei giovani ricercatori e ridurre l’offerta formativa. Punto.
Un circolo vizioso che porterà il sistema al collasso. Punto.
Non esistono più margini. Punto.
Non esistono più riserve
”.

Questa la lettera dei Rettori al presidente Mattarella.

Ora io vi posso assicurare, e voi lo sapete, che la CRUI (Conferenza Rettori delle Università Italiane, NdR) non è un’assemblea di giacobini.

Ogni parola, ogni reiterazione di insistenza di questa lettera è stata pesata e soppesata. Ciò per dire che il suo peso è stato proporzionale alla gravità della situazione.

Alla frustrazione dei Rettori è corrisposta la comprensibile esasperazione del Ministro che ha rassegnato le dimissioni.

Un gesto, occorre dirlo e sottolinearlo, con rari precedenti che ha avuto il merito di far capire che la situazione universitaria costituisce una drammatica emergenza nazionale.

Il terremoto provocato da questa lettera ha fatto sì che nascessero il sentimento e la percezione che l’emergenza universitaria è da proiettare nell’ambito delle grandi emergenze nazionali. Di tutto ciò abbiamo avuto una luminosa riprova subito: nel suo messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica, che ha onorato della sua presenza Roma Tre all’inizio di dicembre, ha ricordato al Paese e al Parlamento che non c’è futuro senza educazione, formazione e ricerca. Sono parole che ci confortano e che ci sostengono molto.

Veramente, riceva qui l’espressione della nostra gratitudine Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica e difensore delle università (applauso).

E’ stata una crisi drammatica ma salutare, che ha portato a un grande primo risultato, alla divisione del MIUR (da una parte la scuola e l’istruzione, dall’altra l’università e la ricerca, NdR) e alla nomina a Ministro di Università e Ricerca del presidente della CRUI Gaetano Manfredi, come ricordavo il primo firmatario di quella lettera. Alla cui competenza e saggezza oggi ci affidiamo affinché contribuisca a riportare in attivo i bilanci delle nostre università.

Era il nostro presidente e ora è il nostro ministro. Nel cielo dell’università gli astri si stanno allineando davvero nella migliore di tutte le configurazioni.

Il che significa (sorride), caro Gaetano, che ci affidiamo a Gaetano Manfredi per poter mantenere l’università italiana con quella capacità di insegnare, di formare e di ricercare a quei livelli di eccellenza europea che noi qui a Roma Tre, come tutti gli altri atenei italiani, malgrado tutto abbiamo finora saputo difendere e garantire. Caro Gaetano, ricevi qui il saluto, il sostegno e gli auguri di noi tutti.

In questa situazione Roma Tre non è rimasta illesa. L’obbligo di far fronte, senza la dovuta copertura finanziaria, a ingenti spese non preventivabili (come gli oneri imposti dalla liquidazione degli scatti stipendiali) e alla riduzione delle entrate determinata dall’estensione della no tax area, ha provocato nel nostro bilancio, come in quello di pressoché tutti gli atenei italiani, una situazione di deficit, parola che veramente mai avremmo voluto pronunciare.

La lungimiranza, la prudenza e l’oculatezza dalla nostra direzione amministrativa, nella persona anzitutto del dottor Pasquale Basilicata, hanno saputo mantenere questa grave situazione sotto controllo. E’ vero.

Pasquale Basilicata

Ma ciò non poteva bastare affinché tutto potesse rimanere come prima. Abbiamo pertanto avviato anzitutto una profonda razionalizzazione nella distribuzione dei fondi dipartimentali. Abbiamo dovuto ridefinire gli stanziamenti per le nostre dodici biblioteche. Abbiamo cambiato il calendario delle prese di servizio. Abbiamo limitato il numero delle borse di dottorato. E stiamo valutando di non utilizzare tutti i punti organico premiali che la riconosciuta qualità del nostro ateneo ci ha pur fatto meritare.

Ed è questa direi la frustrazione maggiore, non avere i mezzi per essere all’altezza di quella qualità che pure ci viene riconosciuta a livello ministeriale.

Non vi nascondo che talvolta mi sono sentito, forse in modo un po’ esagerato,  ma questo è stato il mio profondo sentimento, come quel cardinale che nel film Mission, che forse molti di voi ricorderanno, viene inviato nella foresta amazzonica per chiudere in nome della ragion di Stato le splendide comunità impiantate dei gesuiti. Egli compie il suo dovere, ma con la consapevolezza di toccare una delle realtà più belle della sua chiesa.

Ho usato i verbi limare, ridefinire, razionalizzare e non i verbi tagliare, sopprimere, ridurre. Stiamo difatti facendo il possibile per rimanere nell’ambito di una potatura e non di una amputazione.

E manterremo questa distinzione finché sarà possibile. Ma è certo che non vogliamo toccare quei fondi che servono alla tenuta strutturale del nostro ateneo, con particolare attenzione al suo sviluppo edilizio.

Roma Tre è una giovane università che attira sempre più giovani, un’università che ha fame di nuovi spazi: non possiamo fermarci ora, nel momento del nostro massimo slancio.

La comunità di Roma Tre affronta questa situazione di generale preoccupazione in verità con serena determinazione.

Serenità e determinazione sono il frutto della perfetta collegialità e del senso di responsabilità con i quali ogni decisione viene assunta dagli organi di governo.

Ringrazio il CdA, ringrazio il Senato per il senso della misura con cui affrontano questo delicato momento politico. Ringrazio il nucleo di valutazione e il presidio della qualità per il grande supporto che forniscono alle attività dell’ateneo.

Ringrazio tutto il personale tecnico amministrativo e bibliotecario che per quanto sottodimensionato, malgrado una risoluta politica di nuove assunzioni, sostiene e fa egregiamente funzionare una macchina che deve rispondere alle esigenze di dodici dipartimenti, di circa trentaduemila studenti e di ottocentocinquanta tra docenti e ricercatori.

Guido Fabiani

E naturalmente ringrazio i rappresentanti del corpo studentesco per la loro partecipazione attiva in questa fase delicata in cui la ri-modellazione del presente non deve pregiudicare la progettazione del futuro. D’altronde il futuro dei nostri studenti è la nostra ragion d’essere.

Così è finora avvenuto e così dobbiamo continuare a fare come nell’anno accademico trascorso, che è stato, devo dire, ricco e molto generoso di soddisfazioni.

Roma Tre si è impiantata ventisette anni fa in un quartiere allora difficile (il Rettore Guido Fabiani lo ricorda bene), con il risultato di una mirabile riqualificazione del quartiere stesso.

Ne sia eloquente testimonianza quest’aula, questa Aula Magna della scuola di lettere, lingue e filosofia, che era (molti di voi già lo sanno) la sala motori dell’Alfa Romeo di Roma. Il rapporto con il territorio fa dunque parte del codice genetico del nostro ateneo.

Ed è il rispetto di questa nostra vocazione a essere parte integrante, responsabile e attiva di una comunità territoriale, sociale e istituzionale che ci ha guidato in ogni nostra iniziativa.

Da qui la nostra massima attenzione, dopo didattica e ricerca che beninteso rimangono il fulcro della nostra missione, alla formazione di una coscienza civica, di una sensibilità sociale e di una consapevolezza ambientale.

Coscienza civica: la settimana prima delle elezioni europee abbiamo issato uno striscione sul nostro Ateneo in cui, a lettere capitali, abbiamo trascritto l’articolo 48 della Costituzione che ricorda il dovere civico dell’esercizio di voto.

E’ stato il coronamento di un entusiasmante ciclo di lezioni aperte sull’Europa, organizzato prima delle elezioni congiuntamente da Roma Tre, Sapienza e Tor Vergata, atenei di cui saluto gli amici rettori.

Sensibilità sociale: il 5 novembre abbiamo conferito, ed è veramente stato motivo di grande orgoglio, il titolo di dottore honoris causa a Mauro Palma, il Garante nazionale delle persone private della libertà che anche oggi ci onora della sua presenza.

La difesa del principio di legalità anche nelle situazioni più difficili, coniugando rispetto della legge e diritto a una speranza: questo è stato l’oggetto della bella, bellissima lezione di Mauro Palma. Ed è questa lezione che ogni giorno nelle nostre aule di giurisprudenza noi impartiamo i nostri studenti attraverso anche le cliniche legali di Roma Tre che offrono assistenza ai meno fortunati. E nella stessa prospettiva siamo particolarmente fieri di aver raggiunto quota 70 studenti tra i detenuti delle carceri laziali, che è un numero non indifferente. Il diritto allo studio più che mai come diritto alla speranza.

Stiamo inoltre progettando con il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria una linea di abbigliamento per magliette di Roma Tre confezionate negli istituti di pena: saranno firmata Made in Prison e parleranno di solidarietà.

E di solidarietà, con particolare attenzione al fenomeno dell’immigrazione, qui a Roma Tre parliamo molto soprattutto nel nostro dipartimento di scienza della formazione. E’ lì che si è svolto, mi piace ricordarlo, il convegno annuale dell’Associazione insegnanti agli immigrati, con centinaia e centinaia di partecipanti che nelle nostre aule hanno trovato e trovano ogni giorno il sostegno didattico e scientifico per la loro coraggiosa opera di volontariato dedicato all’insegnamento dell’italiano agli immigrati.

Capire per farsi capire. A tutti i livelli del sapere, da quello dell’alfabetizzazione a quello della più avanzata ricerca scientifica, il senso della nostra missione universitaria è capire per farsi capire.

Sensibilità alla disabilità: lo ricordavo prima, il Presidente della Repubblica il 6 dicembre ha onorato della sua presenza Roma Tre (c’era anche l’allora presidente della CRUI Gaetano Manfredi), in occasione di un grande convegno organizzato dalla nostra prorettrice vicaria Lucia Cajola sui temi della gestione universitaria della disabilità.

La scelta della nostra università non è stata casuale. Roma Tre conta oggi circa seicento studenti e studentesse che presentano disabilità: e se tanti accorrono qui è perché sanno la qualità dei servizi che li attende, cui dedichiamo la massima attenzione.

Coscienza ambientale: abbiamo appena terminato la distribuzione di trentamila borracce in acciaio destinate a sostituire l’uso delle bottigliette in plastica. L’operazione borraccia, se così si può dire, non è stata un fiasco. Abbiamo calcolato che sono circa diecimila al giorno le bottigliette di plastica che facciamo risparmiare all’ambiente.

Ora il direttore generale Pasquale Basilicata mi ha chiesto di non farmi venire più idee a meno di valutarne il costo… ma temo che dovrò sottoporre all’ottimo Pasquale un’altra idea che i rappresentanti degli studenti mi hanno appena proposto: una bellissima idea… forse costosissima (risata del pubblico) Ovvero quella di piantare a nome di Roma Tre un albero per ogni nuovo laureato. E sono circa seimila all’anno! (applauso fragoroso). Pasquale, questo applauso ti inchioda…

Sono dunque seimila persone che mettono radici nella nostra società e a questa società effettivamente portano nuovo ossigeno. Come possiamo dirgli di no… non fosse altro che per amore della metafora? La borraccia di Roma Tre è subito diventata il nostro oggetto identitario.

Di una identità fondata sulla consapevolezza della gravità della crisi ambientale verso la quale vogliamo orientare le nostre ricerche di punta. A tal proposito siamo tutti invitati, la sera del 30 gennaio (bisogna andare sul sito e iscriversi, ma è facile) a una kermesse di conferenze, dibattiti, incontri con grandi uomini e donne di scienza sul tema “essere vivente” trattato in tutte le sue accezioni, dalla biologia alla filosofia E’ difatti questo il tema della grande notte delle idee, la nuit des idées, organizzata dall’Ambasciata di Francia.

E’ per noi un onore che l’Ambasciata di Francia abbia quest’anno scelto di far svolgere questa bellissima iniziativa nel nostro dipartimento di architettura con la collaborazione del Dipartimento di scienza e di Roma Tre. Per questo ringrazio e qui saluto l’ambasciatore amico Christian Masset (applauso).

Ma la sensibilità non è solo ambientale: abbiamo per questo creato un gruppo di lavoro interdipartimentale dedicato all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per fissare gli obiettivi verso i quali far convergere le linee della ricerca di Roma Tre.

E poi, se il lavoro è un’emergenza nazionale, lo è di conseguenza per Roma Tre. Abbiamo moltiplicato le occasioni d’incontro tra gli studenti e il mondo del lavoro potenziando il programma Roma Tre incontra le aziende in cui gli amministratori delegati di alcune tra le più grandi realtà imprenditoriali illustrano in aule, con compiacimento ve lo posso dire, gremite all’inverosimile le esigenze del mondo lavorativo che li attende.

Luca Pietromarchi

E poi… e poi c’è sempre Ostia. Il successo della creazione del polo di Ostia di Roma Tre, dedicato all’ingegneria del mare, lo abbiamo ripetuto quest’anno con altre 90 matricole. E lunedì scorso abbiamo presentato alla Conferenza dei Rettori delle università laziali, presieduta dal collega e amico Giovanni Beretta, il Progetto di istituzione delle relative due magistrali.

La prima in ingegneria delle energie rinnovabili di origine marina e la seconda in ingegneria dedicata alla protezione delle coste marine, interessate dal fenomeno dell’erosione. Non solo dunque turbine sottomarine ma dighe protettive contro l’erosione delle coste. Questo sapranno fare i nostri futuri ingegneri che potranno vantare una formazione pressoché unica in Italia.

E sempre a Ostia, e sempre con il sostegno fondamentale della Regione Lazio, che veramente qui ringrazio, abbiamo mantenuto la promessa fatta qui l’anno scorso coniando lo slogan “Studiare legge a Ostia”.

Il 21 ottobre 2019 abbiamo difatti invitato don Luigi Ciotti a inaugurare il corso triennale di giurisprudenza dedicato ai servizi giuridici per la sicurezza territoriale e informatica (Cyber Security). E anche qui la risposta studentesca è stata entusiasmante. Come la lezione inaugurale di don Ciotti da lui tenuta nelle nostre aule di Ostia sulla difficile distinzione tra giustizia e legalità.

Questo della giustizia e della legalità è un antico problema, forse il nodo che ha tragicamente strangolato il mondo nel secolo scorso. Basti solo pensare all’ossimoro che rappresenta l’espressione “leggi razziali”.

Con ciò vogliamo significare, e oggi più che mai, che l’insegnamento della storia appare fondamentale per la formazione di uno studente, ovvero per la formazione della sua coscienza di cittadino chiamato ad assumere le sue responsabilità professionali, sociali e politiche nella società alla quale appartiene.

Ora, la scarsa interazione tra le discipline a tale riguardo non giova. Pertanto, e sono veramente e particolarmente orgoglioso di annunciarlo a nome di tutto il mio ateneo, Roma Tre ha immaginato un corso di Storia moderna, svolto dai massimi storici italiani, dedicato a chi la storia non è tenuto a studiarla ma è tenuto a saperla.

Questo corso di storia sarà difatti riservato ai nostri studenti di matematica, fisica, ingegneria e scienze. La prima lezione, il 3 marzo prossimo, sarà tenuta dal professor Andrea Giardina della Scuola Normale di Pisa: si intitolerà A cosa serve studiare la storia e si svolgerà nella Aula Magna del nostro dipartimento di ingegneria.

Ora, ognuna di queste iniziative s’ispira a un principio comune che posso riassumere nel verbo “collegare”. Collegare l’università al quartiere, alla città e al Paese. Collegare gli studenti alla società, alle imprese, alle scuole e fino alle carceri. Unire formazione scientifica, sapere umanistico e sensibilità ambientale. Che significa capire e far capire la relazione che lega tutti i saperi tra di loro per una più completa comprensione della complessa unità del mondo.

Come scrive Ivano Dionigi, che qui saluto, “Servono, direbbe Empedocle, pensieri lunghi che facciano da sutura tra tanta frammentazione dei saperi”.

E’ questo filo del sapere che noi qui tessiamo come Aracne, per legare e rilegare tra loro le persone come le discipline.

Ora basta un piccolo esercizio di para-etimologia per mettere a nudo la comune radice che collega e avvicina il verbo legare al verbo latino leggere.

Una vocale, appena una vocale che cambia, e si apre un ventaglio di sensi.

Leggere vuol dire saper legare tra loro le lettere e capire il senso che scaturisce dalla loro unione.

Allo stesso modo allora, legare tra loro le discipline significherà offrire gli strumenti per restituire il mondo alla sua leggibilità. Nel senso di poterlo leggere nella sua unità. E capire quindi il carattere idealmente universale che deve avere ogni sapere.

Non per altro noi ci chiamiamo università. E non per altro il nostro strumento emblematico è, rimane e sarà sempre il libro. Il libro, dove un unico filo tiene tra loro rilegati in volume fogli altrimenti sparsi, fascicoli altrimenti slegati.

Legare, rilegare, leggere persone, istituzioni, discipline.

Questa è la nostra missione che forse maldestramente ma idealmente tende a ricalcare la decisione ultima del poeta supremo, Dante Alighieri.

Nel trentatreesimo del Paradiso, l’ultimo canto della Commedia, ovvero la vetta assoluta del poema, Dante chiede a Bernardo di intercedere presso l’Altissimo per poter scrutare il segreto del mondo. Bernardo riceve il consenso, ed è allora che scoppia forse la più bella metafora della nostra letteratura:
Nel suo profondo vidi che s’interna 
legato con amore in un volume, 
ciò che per l’universo si squaderna:

(Nella sua profondità vidi che è contenuto tutto ciò che è disperso nell’Universo, rilegato in un volume:)

La nostra funzione allora, in conclusione, direi che consiste precisamente nel capire e nel far capire nel suo profondo il senso di questa terzina e la bellezza di questa visione in cui s’interna l’importanza della nostra missione. Grazie.

Video della relazione di Luca Pietromarchi.

3
Legare, rilegare e leggere persone, istituzioni e discipline ultima modifica: 2020-02-06T04:41:00+01:00 da Totem&Tabù

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.